Sia abolito il Motu Proprio di Benedetto XVI sulla Messa Tridentina, rivelatosi alla prova dei fatti: infelice, inopportuno e dannoso

— I video delle lectiones magistrales —

SIA ABOLITO IL MOTU PROPRIO DI BENEDETTO XVI SULLA MESSA TRIDENTINA, RIVELATOSI ALLA PROVA DEI FATTI: INFELICE, INOPPORTUNO E DANNOSO

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Un prete trentenne che si mette a fare il tradizionalista tridentino, da dove tira fuori la formazione e la cultura indispensabile per celebrare col Messale di San Pio V? È presto detto: un sacerdote che volesse celebrare degnamente col Messale di San Pio V dovrebbe studiare per anni e anni la struttura del rito, il suo senso teologico e la sua evoluzione nei secoli; perché quel rito si colloca in una dimensione ecclesiale e pastorale che oggi non esiste più. In caso contrario cadrà in un grottesco peggiore di quello di certi preti che fanno buffonerie celebrando col Messale di San Paolo VI.

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Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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In questa lectio spiego perché mi auspico che si proceda ad abolire l’uso del Messale di San Pio V concesso nel 2007 col Motu Proprio Summorum Pontificum sulla Liturgia Romana dal Sommo Pontefice Benedetto XVI.

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Muovendomi su rigorosi criteri storico-teologici, spiego anzitutto quali sono stati i limiti della riforma liturgica del Concilio Vaticano II. Una riforma di cui la Chiesa aveva bisogno, ma sui risultati della quale, oggi, c’è molto da discutere.

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In modo imparziale e senza pregiudizi, analizzo e spiego quanto al presente non sia proponibile ipotizzare un ritorno a un passato che secondo taluni non deve passare. Al tempo stesso, però, spiego quanto sia urgente mettere mano a dei correttivi, procedendo a una riforma della riforma di una sacra liturgia divenuta da decenni teatro dei personalismi soggettivi e stravaganti dei celebranti, sino a renderla instabile e piegata al capriccio particolare, anziché essere espressione orante della dimensione universale della Chiesa mediante il Sacrificio di Cristo Signore che si rinnova nella Santa Messa. 

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Dall’Isola di Patmos, 7 maggio 2020

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117 thoughts on “Sia abolito il Motu Proprio di Benedetto XVI sulla Messa Tridentina, rivelatosi alla prova dei fatti: infelice, inopportuno e dannoso

  1. I Padri de L’Isola di Patmos hanno sempre gradito e pubblicato i commenti dei Lettori, che continueremo a pubblicare. Purtroppo, specie quando trattiamo argomenti di carattere filosofico, storico, teologico e pastorale, capita di essere subissati da messaggi scritti da trolls che, pur essendo privi dei basilari fondamenti della dottrina cattolica, pretendono di dare lezioni sulla “vera teologia”. Il nostro buon cuore pastorale ci ha sempre indotti a rispondere soprattutto a questo genere di Lettori, sperando di poterli indurre a ravvedersi e a comprendere che stavano esprimendo concetti errati. Per tutta risposta, la gran parte di essi ha reagito inviando messaggi insultanti e aggressivi. Siccome, come Sacerdoti, del nostro tempo dovremo rendere conto a Dio, abbiamo deciso di cestinare tutti i commenti non pertinenti, ricordando che i commenti servono a:

    1. commentare l’articolo nel merito di quanto in esso è stato scritto;
    2. chiedere chiarimenti;
    3. esprimere un giudizio pertinente che può essere anche critico e del tutto negativo, purché espresso in modo preciso e rispettoso evitando polemiche sterili mirate unicamente al gusto della polemica fine a se stessa.

    Per un commento sono disponibili 1800 caratteri. Tutti i commenti inviati dallo stesso utente a pezzi di tre o quattro parti, saranno cestinati a prescindere dal contenuto.

    La Redazione de L’Isola di Patmos

    1. Un video effettivamente interessante. Sono un estimatore della liturgia antica, a cui ho dedicato parte dei miei studi e frequentandola secondo il rito ambrosiano. Ebbene, devo ammettere che molti di coloro che si accostano al rito antico lo fanno per semplice esotismo, voglia di diverso (Vado alla Messa antica perché fa chic), per gusto del passato (non come amore della Tradizione) anche come semplice elemento storico di rottura (vedi Messe Vetus Ordo celebrate al Campo X a cui quasi nessuno risponde o partecipa devotamente). Credo che sia giusto partecipare alla liturgia antica in modo non ideologico, trattandolo come fede viva dei morti, come fiume in piena che scorre da antiche sorgenti e non come adorazione delle ceneri di un passato (idealizzato, come dice Padre Ariel giustamente) che è finito

    2. Ringrazio padre Ariel della Sua lectio che finalmente fa chiarezza. I cattolici subiscono attacchi dalle schegge impazzite di un certo orientamento che si vuol definire tradizionalista e che rigetta sia la riforma liturgica che il Concilio Ecumenico Vaticano II, attacchi e indebite pressioni a non frequentare la Santa Messa (Novus Ordo Missae) nelle nostre parrocchie, in quanto sarebbe “protestantica”, e così costoro disseminano confusione quando non propalano eresie. Grazie

    3. Complimenti caro Rabbi Levi. Capissxonla provocazione umoristica tutta ebraica. E la apprezzo. Secondo lei allora un seminarista che per motivi anagrafici non sia nato a ridosso del periodo conciliare non capirebbe la funzione religiosa di Paolo Mesto? Ed allora nei seminari FFSPX non si riuscirebbe a trasmettere la Tradizione?
      Ecco perché la invitano in TV … Si tolga coerentemente al suo sproloquio la talare e fascia perché quella Teologia che rappresenta lei non la capisce ….

      1. Come ha affermato Padre Ariel, e come afferma anche il Magistero pontificio, la Tradizione è viva. Nei seminari della Fraternità Sacerdotale San Pio X non si trasmette la Tradizione, ma un’idea “Incompleta, perché non tiene sufficientemente conto del carattere vivo della Tradizione, che – come ha insegnato chiaramente il Concilio Vaticano II – trae origine dagli Apostoli, progredisce nella Chiesa sotto l’assistenza dello Spirito Santo: infatti la comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, cresce sia con la riflessione e lo studio dei credenti, i quali le meditano in cuor loro, sia con la profonda intelligenza che essi provano delle cose spirituali, sia con la predicazione di coloro i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma certo di verità. Ma è soprattutto contraddittoria una nozione di Tradizione che si oppone al Magistero universale della Chiesa, di cui è detentore il Vescovo di Roma e il Corpo dei Vescovi[…]“ [Motu proprio “Ecclesia Dei”, dato il 2 luglio 1988 da San Giovanni Paolo II]. Non sono certo un teologo come Padre Ariel, ma qua la Chiesa per mezzo del Pontefice ha parlato chiaramente, inoltre, aggiungo io, non si possono risolvere i problemi e le sfide che la Chiesa vive nel presente rifugiandosi in un passato onirico e idealizzato, il quale, come ricordato nella lectio da Padre Ariel non era privo di problemi e abusi. Non si può applicare alla Chiesa il mito delle cinque età del mondo che Esiodo descrisse ne “Le opere e i giorni”, per cui, dall’età dell’oro, siamo finiti in un’età del ferro fatta di dolore e…

    4. Si ignora o si dissimula che il Messale di San Pio V venga utilizzato come un grimaldello: occorre proprio fare i nomi di storici e teologhe, docenti universitari, scrittori, giornalisti, bloggers, secondo i quali siamo di fronte ad una falsa chiesa che occorre scalzare, rovesciare e distruggere? La Messa Tridentina, peggio che un feticcio, viene da costoro agitata come, su altro piano, fanno i rivelazionisti della messaggistica privata che si vuol dire celeste: non potendo il nemico abbattere la Chiesa di Cristo (abbiamo la Sua promessa), ha persuaso che sia stata sostituita nottetempo e così si scagliano contro il papa, contro i vescovi, contro i sacerdoti e i fedeli. L’umiltà può essere simulata, l’obbedienza costa -è evidente- fatica

  2. Caro don Ariel,

    da quanto ho approfondito il Concilio Vaticano II ha subito l’influenza di Rahner: pur non avallandone il pensiero ha lasciato aperte delle porte che con il tempo sono poi state varcate da seguaci di quel pensiero. Una sempre più diffusa idolatria dei diritti dell’uomo ha condizionato anche la dottrina cattolica conducendo anche i vertici della Chiesa a relativizzare finanche delle parole di Gesù, approdando ad uno pseudo-diritto alla misericordia di Dio che salva tutti tranne Lucifero (ancora per adesso).

    Queste deviazioni hanno modificato la formula della consacrazione in “versato per tutti” come hanno modificato il Padre Nostro eliminando la “prova/tentazione” per eliminare il relativo giudizio e quindi l’eventuale condanna. Tutto questo per farle comprendere che coloro che prediligono un rito antico sono consapevoli della deriva in atto e, per questo, cercano rifugio in un rito precedente alla deriva, rinunciando anche ai pregi che un rito in italiano ha indubbiamente.

    Per l’affetto fraterno che nutro nei suoi confronti, la invito ad associare la sua condizione spirituale odierna con l’Ariel raccontato in Isaia 29.

    Fraterni saluti

  3. Egr Padre Ariel,

    ho ascoltato con interesse il suo video perché appartengo a coloro che amano il Vetus Ordo Missae.

    Senza ipocrisie, le confesso che non sono d’accordo col suo pensiero. Al contrario vedo il mondo “tradizionalista” come quelli tra i meno problematici che abbia mai incontrato. Perché, se ha ragione quando denuncia certe fesserìe sulla “Messa di sempre” o sulla “Messa protestante di Paolo VI”, in questi ambienti non troverà tutte le orrende eresie che devastano la Chiesa fino alla parrocchia dietro casa.

    È chiaro che ci sono problemi, ma sono così insuperabili da auspicare l’abrogazione del Motu Proprio? al contrario penso che una maggior formazione storica e teologica aiuterebbe questo ambienti a superare certi difetti e a vivere il presente con maggior armonia senza però dover essere costretti a sorbirsi qualche “gruppo parrocchiale” o peggio le teologie che lei denuncia da anni.

    Sugli abusi, se nei primi decenni del 900 gli abusi liturgici erano diffusissimi (come da lei spiegato in passato) converrà col dire che oggi sono spariti e che la Messa di San Pio V è finalmente celebrata benissimo!

  4. Mi pare doveroso ricordare che il Motu Proprio uscì in concomitanza con la rimozione della scomunica ai lefevriani.

    L’allora Pontefice volle così rimarcare il fatto che la scomunica non era da mettersi in relazione al rito (all’epoca demonizzato); con la ritrovata comunione nella Chiesa, a chi lo avesse desiderato, veniva offerta la possibilità di riscoprire la bellezza del precedente messale. Come ebbe infatti a specificare il Pontefice, non si può in alcun modo considerare illecita la preghiera che la Chiesa ha usato nel corso di mezzo millennio, tanto più se non è stata mai abrogata.

    Nelle intenzioni di Benedetto XVI non c’era certo un ritorno al passato, ma il recupero di un passato troppo in fretta seppellito per poter meglio orientare le scelte future. Forse un modo di avviare e orientare l’auspicata riforma della riforma mai varata. Le scelte post-conciliari si sono infatti dimostrate sbagliate proprio per il prevalere nefasto dell’ermeneutica della discontinuità tra la Chiesa pre e post-conciliare.

    Della pregevole relazione di p. Ariel non capisco però perché si sia usato l’argomento frusto dei devotoni un po’ esaltati per screditare in toto la possibilità in sé di celebrare nel vecchio rito. Con lo stesso ragionamento si dovrebbe abrogare il messale di Paolo VI a motivo dei ripetuti abusi liturgici da parte di ben più numerosi fanatici dell’altra sponda. Semmai, in considerazione del fatto che il vecchio rito richiede una profonda preparazione da parte di celebranti e fedeli, si dovrebbero raccomandare appositi corsi liturgici propedeutici ad una adeguata partecipazione.

  5. Gentile Padre Ariel,

    spesso non sono stato d’accordo con le sue opinioni, ma debbo dire che questa volta ha ragione da vendere. Condivido in pieno quanto lei ha scritto,il Summorum Pontificum è stata una pessima idea, lo dico nonostante abbia una stima illimitata per Papa Benedetto XVI.

    Il Messale di Paolo VI non è stato promulgato perché coesistesse con quello di Pio V, anche se quest’ultimo non è stato mai abolito. Non è stato abolito, ma è caduto in disuso e mantenuto ostinatamente in vita dai gruppi tradizionalisti, ma, per me non è più presentabile nella società attuale. Il Summorum Pontificum, nato per risolvere i problemi di comunione e per evitare la frammentazione e riportare i Lefebrviani nella Chiesa, ha fallito su entrambi i lati, creando più divisione di quanta già non ce ne fosse.

    Il Messale di Pio V è stato riformato dalla Chiesa e con la Chiesa e pertanto va messo da parte,la Chiesa cammina, va avanti, pur mantenendosi salda nella dottrina, nella tradizione e nella fede.

    Lasciando tutto come è oggi, si fa più un torto al Messale di Pio V che altro e lo si riduce ad una bandiera ideologica.

    Bravo sono d’accordo con lei, si abolisca il Summorum e si metta il Messale di Pio V in soffitta.

    1. Lei sta dicendo che uno che viaggia con tre ruote sgonfie e un cerchione a terra dovrebbe buttar via l’unica ruota di scorta perché è un po’ impolverata.
      Non sono un tradizionalista e non ho mai partecipato a una messa Vetus Ordo (non saprei neanche dove andare), ma,

      a) non trovo giusto chiamare tradizionalista chi volesse farlo (non si devono demonizzare i tesori della Chiesa;
      b) non si deve impedire ciò che è lecito solo perché il comportamento di qualcuno ci dà l’orticaria);
      c) finché non ci sarà la riforma della riforma liturgica è sommamente saggio tenere in vita il vecchio messale e non diffondere la falsa impressione che faccia male alle anime.

      Ciò che fa male è la perdita della fede che è una diretta conseguenza dell’inquinamento della liturgia.

      1. Caro Stefano

        se e ho capito la sua metafora, le tre ruote sgonfie rappresenterebbero il Messale di Paolo VI;la ruota gonfia ma impolverata il Messale di Pio V?

        E’ sicuro che le cose stiano veramente così e che il Messale di Pio V fosse veramente così perfetto? Il Messale di Paolo VI è davvero questo disastro e ammasso di eresie ed errori? Io penso che la verità stia nel mezzo e mi chiedo: perchè si debba essere sempre così estremisti e perentori?

        Anzitutto le chiedo: La riforma del Concilio Tridentino fu recepita immediatamente oppure richiese del tempo? A mio modestissimo parere fu accettata progressivamente e allora perché si pretende la perfezione, dopo solo cinquanta anni dalla riforma del Vaticano II? Siamo poi sicuri che in passato, la liturgia fosse così perfetta e impeccabile,come si vorrebbe far credere? Leggendo l’opuscolo di S.Alfonso Maria De’ Liguori,intitolato La Messa e l’Officio strapazzati si direbbe il contrario. S.Alfonso, in quell’opuscolo, si lamenta di abusi, trascuratezza, Messe celebrate male etc.

        A mio modestissimo parere, se la Chiesa ha ritenuto opportuno riformare il Rito di Pio V fu perché non lo riteneva più idoneo, la società stava cambiando e doveva smetterla di comportarsi come una città sotto assedio. Non dimentichiamo che i padri conciliari conoscevano bene il Messale di Pio V i suoi pregi ma anche i difetti. Condivido la spiegazione data da Don Ariel sul celebrare Coram Deo e ad orientem, si poteva celebrare ad oriente anche celebrando coram populo. Il Messale di Pio V è stato usato come una bandiera ideologica da chi pensa che la Chiesa sia un…

        [N.d.R. il messaggio è giunto con la frase finale tronca, forse manca una parola, precisiamo solo che nessuno l’ha tagliata]

        1. Guardi, le bandiere ideologiche non sono di un colore solo. Io sono cresciuto sentendo sciocchezze come quella che con la riforma liturgica il prete finalmente ha smesso di dare le spalle ai fedeli, oppure, che la messa è una mensa e a tavola ci si guarda in faccia. Mi piacerebbe vivere in un mondo (in una Chiesa) in cui la gente non fosse costretta a credere e ripetere queste baggianate. Per quanto riguarda poi i preti senza vocazione che profanano il rito, fosse pure quello antico, beh, Gesù direbbe “quelli li avrete sempre tra voi”.

          1. non dimentichiamo poi che molti degli abusi attuali sono figli e successori degli abusi che accadevano prima del Concilio: per esempio il Canone detto tutto velocissimo e biascicato si è trasformato nell’uso, quasi ad ogni Messa, della PE II (detta anch’essa il più veloce possibile) invece delle altre Preghiere Eucaristiche
            entrambi gli abusi nascono da una mancata comprensione del Mistero Eucaristico e dalla formazione scarsa (e spesso anche sbagliata)
            inoltre, se prima del Vaticano II c’era un tentativo di formare i fedeli sulla liturgia, dopo di questo (e andando contro Sacrosanctum Concilium) la si è totalmente abbandonata, perchè tanto ci si è convinti che, dato che è in volgare, i fedeli sicuramente capivano tutto! cosa che si è rivelata totalmente falsa.
            e secondo me è ancora più allucinante vedere dei fedeli che partecipano a una liturgia in italiano senza capirla (oltre che passivamente) di fedeli che fanno la stessa cosa a una in latino.

            comunque io ero uno di quei fedeli ignoranti che partecipavano alle liturgie in Forma Straordinaria senza capire e un po’ per protesta, ma rispetto alla Forma Ordinaria questa mi ha spinto di più a cercare di capire il significato di quello che si celebrava e a leggere molto (anche di autori non certo tradizionalisti) e quindi a partecipare meglio alla F.O. (a cui partecipo abitualmente)
            però se non avessi avuto la possibilità di accedere alla F.S. (dove ho incontrato molte persone che mi hanno aiutato nella vita di preghiera) ciò non sarebbe mai accaduto

  6. Gentili Lettori,

    anch’io come Padre Ariel sono un prete cinquantenne e posso dire che purtroppo non sempre le persone comprendono le sofferenze alle quali noi preti siamo sottoposti.

    Quelli della nostra fascia d’età, quel motu proprio lo accolsero così: una fascia di preti con profondo disappunto (al punto da dichiarargli subito guerra), una fascia di preti con profondo favore, dandosi da fare nel favorirlo e, devo dire, anche con l’appoggio di molti vescovi diocesani, alcuni dei quali, dopo la sua promulgazione si dettero subito da fare a cercare tra i loro presbiteri dei sacerdoti, ovviamente perlopiù anziani, in grado di celebrare con quel “vecchio rito” da loro celebrato prima della riforma liturgica.

    Credo di poter dire, senza voler parlare anche per un confratello, che entrambi, p. Ariel e io, siamo sempre appartenuti a questa seconda fascia, lo prova non ultimo il fatto che siamo in grado di celebrare in modo più che buono con il Messale di San Pio V, conoscendo il latino, sapendo come questo messale si articola, conoscendone il senso storico, teologico e liturgico.

    Purtroppo gli entusiasmi si sono stemperati quando, in breve tempo, ci siamo ritrovati con gruppi di fedeli ideologizzati e bellicosi che pretendevano di usare questo messale, quindi noi preti, esattamente per ciò che p. Ariel ha ottimamente illustrato nella sua lezione veramente ed equilibratamente magistrale: per dare contro alla riforma liturgica e a un intero concilio.

    Gli amanti di questo rito rispondono sostenendo che quelli da noi lamentati sono solo casi limite e che il grosso è costituito da persone che desiderano partecipare a una S. Messa molto raccolta nella preghiera e improntata sulla più genuina spiritualità.

    Siccome a celebrare siamo però noi preti, non invece questi difensori, la domanda che essi dovrebbero porsi è semplice ed è la seguente: perché numerosi preti hanno poco dopo riposto questo Messale nella biblioteca liturgica e si sono rifiutati di tirarlo fuori mai più, dopo essere rimasti profondamente bruciati e amareggiati da questa gente in cerca di divisioni e di lotte, corrispondente a numeri per nulla esigui?

    Abbiamo riposto quel Messale nella biblioteca liturgica proprio per i motivi spiegati da p. Ariel, e si tratta di motivi che costituiscono casi per niente limite ma purtroppo numerosi.

    Dispiace udire laici che dicono a noi preti e a noi celebranti che le cose stanno invece in altro modo. Se però come loro asseriscono le cose stanno in altro modo, allora noi, con chi ci siamo ritrovati ad avere brutte esperienze sino a rinunciare a queste celebrazioni? Perché come dice giustamente p. Ariel, noi viviamo nel mondo del reale. Non è che invece, chi vive nel mondo “suo” o nel mondo dell’irreale, vuol dare a intendere a noi come vanno le cose?

    1. Caro don Claudio, io penso che lei ed altri abbiate fatto la cosa giusta a riporre il vecchio messale nello scaffale se la vostra esperienza non ha prodotto i frutti auspicati. Altro, però, è richiedere l’abolizione del Motu Proprio obbligando tutti a farlo e negando in principio che tali frutti siano possibili, e dando quindi ragione a chi sostiene che quella sia roba intoccabile e inguardabile da cui può solo scaturire il male. Io questo non lo posso accettare, mette in crisi la mia fede.

  7. Caro Don Ariel.
    Spiacente ma dissento, poichè mi sa di autoreferenzialismo
    Sono contraria ad abrogare il motu proprio, non è la soluzione per i problemi. È già una dichiarazione di guerra. Oltre ciò, il marasma di pregiudizi che hanno preti come lei, sul mondo “trad”, mi paiono assurdi.

    La Messa riguarda Dio, non l’uomo, mi pare Sacrosanto essere rivolti “ad orientem”.
    Bugnini ha proposto qualcosa di totalmente discostato dal Concetto Cattolico Romano, non può negarlo. La Santa Messa è un Dogma, che va trattata Santamente.

    Vero è però che le riforme post Concilio hanno germinato folli e irresponsabili per “preti”. Qui, infatti sono d’accordo ad una riforma della riforma. Il canone del Concilio di Trento, anatemizza chi modifica nel senso di stravolgere il significato dei Riti e chi vuole totalmente abrogare la Lingua Latina. Quindi, penso che semplicemente si poteva fare benissimo una Versione con più Italiano dello stesso messale di San Pio V, lasciando allo stesso tempo la messa interamente in latino, che male c’è?

    Trovo cattivo e disgustoso il comportamento di certi ecclesiastici anche nel passato di demonizzare addirittura e perseguitare chi dice Messa in Latino.

    Questa cosa, non è un punto a favore della Chiesa e della sua unità, ci sono molte differenze tra Vetus e Novus, differenze, che si ripercuotono sulla Fede. Infatti il disastro morale viene da lì.
    Perchè a coloro che sono venuti dopo il 69 si sono visti negare questa Bellezza Liturgica? Ricordo che Cristo venne a dividere la Verità dalla bugia, questo scatena le ire. Aboliamo il Vangelo? Secondo…

    1. Cara Annamaria,

      quando non si conosce, a quel punto sarebbe bene domandare, ascoltare e imparare. Lei invece non pare propensa ad ascoltare, ma in parte a insegnare e in parte a dare giudizi di una severità terribile. Peraltro lei insegna a chi ne sa parecchio più di lei; ma non solo perché celebra i sacri misteri, ma perché conosce la dogmatica sacramentaria e la storia della sacra liturgia con tutte le sue articolate e complesse evoluzioni e variazioni avvenute nel corso dei secoli nell’ambito della disciplina dei Sacramenti.

      Lei mi accusa di avere pregiudizi? Ebbene io le replico di avere rivolto questa accusa a una persona che ha dedicata tutta la prima parte della sua trattazione a spiegare i limiti della riforma liturgica ed i problemi che ne sono conseguiti nel post-concilio.

      Lei confonde poi la posizione ad orientem con la posizione coram Deo. Infatti, escludendo cappelle private od oratori interni, per esempio alle case religiose, semmai ricavate da un locale dello stabile, tutti gli altari delle basiliche, chiese parrocchiali e rettorie, sono volti ad orientem.

      Sappia pertanto che si può celebrare da sempre ad orientem volti coram populo.
      E badi bene, non lo dico io: lo dice l’architettura delle chiese più antiche, a partire proprio dalle basiliche maggiori romane. O non ha forse mai visto come sono posizionati gli altari della Cattedrale di San Giovanni in Laterano, della Basilica di Santa Maria Maggiore, della Basilica di San Paolo Fuori le Mura, o della Papale arcibasilica di San Pietro con il suo altare della confessione? Su tutti questi altari, già secoli e secoli prima della riforma liturgica degli anni Sessanta, si celebrava ad orientem volti coram populo.

      Ebbene, quello basilicale è l’altare più antico del quale abbiamo tracce, prove e testimonianze archeologiche che risalgono alla prima epoca apostolica, lo provano le catacombe e le prime basiliche paleocristiane.

      Tacciando di «comportamento cattivo e disgustoso» certi ecclesiastici, me incluso, che a suo dire «demonizzano la Messa in latino», lei fornisce ulteriore riprova di commentare in toni acidi ciò che proprio non ha ascoltato, infatti io faccio presente e ho auspicato il ritorno all’uso della lingua latina. Se lei, prima di sparare a raffica avesse appunto ascoltato, sul finire del video avrebbe trovato tutte le mie spiegazioni in tal senso.

      Sempre a triste prova che non si è nemmeno premurata di ascoltare il video che pure commenta in siffatti toni severi, lei fa un uso improprio e disinvolto del termine “dogma”. Allora le ricordo ciò che nel mio video spiego con ineccepibile rigore teologico sin dall’inizio: “dogma” non sono tutti gli accidenti esterni o le forme esteriori, ma la sostanza della Santissima Eucaristia istituita da Nostro Signore Gesù Cristo. Lei confonde invece l’elemento accidentale esterno con la sostanza immutabile e intoccabile del dogma, cosa questa gravissima che denota una mancata percezione di quelli che sono i fondamenti sostanziali della fede.

      E qui mi fermo e concludo dicendole: lei Signora è un’ignorante nel senso etimologico del termine – ossia: colui che ignora – e come tale non può dare lezioni di dottrina e di sacra liturgia né a me né ai miei confratelli. E questo, non glielo dico per reagire in modo stizzoso a ciò che ha scritto, meno che mai – Dio non voglia! – per offenderla, ma solo per correggerla, perché ho l’obbligo pastorale di farlo, ossia invitarla a ravvedersi da certi evidenti, palesi e gravi errori.

      Ribadisco infine: lei è parte di un nutrito esercito di persone che, a me come a molti altri miei confratelli, tutt’altro che prevenuti, ci hanno indotti a tenerci lontani dall’uso – perlomeno pubblico – del Messale di San Pio V, per evitare di dare appoggio, voce e pretesti di lotta proprio alle persone che ragionano in modo sbagliato come lei e che pretenderebbero di usare un Messale e una Santa Messa in cosiddetto rito tridentino, per rigettare di fatto la riforma liturgica e un intero concilio della Chiesa. E nessun sacerdote, che sia un autentico pastore in cura d’anime fedele servitore della Chiesa, può mai prestarsi a nulla di simile.

      1. Caro Padre Ariel.

        Rispondo che ho visto il video.
        Pur avendo parlato con vari sacerdoti a riguardo. Nella versione San Pio V, il fatto che il Sacerdote da le spalle al popolo “preserva” dalle distrazioni per principio, a differenza di come celebra lei. È un aiuto ad evitare distrazioni, uno tra i vantaggi. Poi, prima cosa ancora, aiuta la concentrazione al Sacrificio.

        Le ho detto di avere pregiudizi, per rispondere al fatto che lei nel video ha detto che nel gruppo della messa di sempre c’è gente che pensa sia tutto puro e spirituale. Oppure ha definito “i celebranti del mistero buffo” i sacerdoti che celebrano tale messa.

        Ho visto il video e come lei si è posto.
        Ma va da sé che sono io “l’acida”, sapessi quante volte me lo hanno detto. Ma sorvolo sopra.
        Se sono acida, mi scusi, cercherò di essere più diplomatica.
        Per il resto, togliendo queste cose sono in gran parte d’accordo sul fatto di avere una riforma della riforma.

        Ma di certo, non comprendo il motivo per cui la Messa in Latino debba sparire, per giunta quella cantata.
        Che male c’è? Tra l’altro, lei ha una bella voce intonata.
        Quindi?

        Bisognerà cercare di rifare tutto d’accapo e meglio.
        Non comprendo il motivo di tutti questi cambiamenti. Infatti i Papi che hanno modificato nell’epoca, non hanno mai cambiato la posizione del celebrante. Caso? Tra l’altro, la liturgia so bene che prima del 1500 era diversa, ma bisogna contestualizzare. La liturgia si è perfezionata nei secoli, solo dal 69 ad oggi l’hanno degradata. Non potete cancellare oltre 1000 anni di storia.

        😊

        1. Cara Annamaria,

          sono veramente dispiaciuto che lei fraintenda, per questo ritengo opportuno spiegarmi: proprio perché lei ha frainteso.
          Il video in questione è un documento non passibile di smentita, dinanzi al quale, ancòra una volta, lei mi attribuisce ciò che io non ho detto. Anzi: lei mi imputa l’esatto contrario di quello che ho detto, prendendo una mia frase, capovolgendola e indirizzandola a chi mai io l’ho indirizzata.

          «[…] ha definito “i celebranti del mistero buffo” i sacerdoti che celebrano tale messa».

          Non è così, lei stravolge totalmente le mie parole, perché testualmente ho detto:

          «[…] certi miei confratelli sono passati dagli abusi liturgici a buffonerie filmate, documentate e messe in circolazione nella rete telematica per far ridere le persone su questi preti giunti a mutare il sacro in un teatrino. E per caso vi risulta che qualcuno di questi sia mai stato sospeso a divinis dal suo vescovo e mandato per un anno in un monastero di clausura, con l’obbligo di studiare i fondamenti della sacra liturgia, prima di tornare a celebrare la Santa Messa? Certo che no! Semmai quel vescovo se l’è presa con me quando gli ho detto: “Voi vescovi non potete lasciare certi preti liberi di scandalizzare il Popolo di Dio trasformando i sacri misteri nel “Mistero buffo” di Dario Fo” [cf. Mistero Buffo, opera teatrale satirica del 1969]. Con la differenza che “Mistero buffo” è un’opera d’arte, al di là di certi eccessi satirici, mentre le buffonerie fatte all’altare da certi preti, sono dissacrazioni grottesche e spesso ridicole».

          Io sto rivolgendo, in modo chiaro e preciso, in tutta la prima parte del video, delle critiche a quei miei confratelli che con il Messale di San Paolo VI fanno abusi liturgici rasenti purtroppo, a volte, le vere e proprie buffonerie. Non imputo ai celebrati con il vetus ordo missae di celebrare il mistero buffo. Anche perché, in tutta questa prima parte, parlo della riforma liturgica alla prova dei fatti non riuscita affatto bene e indico gli abusi liturgici ai quali poi si è giunti nel post-concilio.

          Ora, se lei seguita a stravolgere le mie parole e a imputarmi ciò che non ho detto, con tutta la migliore volontà da parte mia, mi dica: di che cosa dovremmo parlare?

          1. Allora mi scuso.
            Comunque, ripeto non è la soluzione il richiedere l’abolizione del motu proprio.

            È opportuno prendere atto di certi errori.
            E aggiustare ciò che va aggiustato.
            😊
            Magari il titolo del video è provocatorio,a mio avviso, perché fuorviante.

  8. Dica la verità Padre
    lei è un Killer professionista

    Dopo i Gospari fatti fuori anche i tradizionalisti 😂😂

    una domanda seria…:
    Ma non era il greco la lingua dei Vangeli?
    La messa di “sempre”
    non dovrebbe essere celebrata in greco?
    Chiedo per un amico

    Ps:
    padre Ariel ha una bellissima voce
    😂😂

  9. Caro Don Claudio,

    comprendo la sua amarezza ma la invito a guardare meglio l’amarezza di coloro che ritiene “in cerca di divisioni e di lotte”; anche io lo ero ma poi ho accettato le derive dottrinali in atto quali conseguenze permesse da Dio ed a cui solo Lui può rimediare.

    Il Vetus Ordo appare come un’ancora a cui appigliarsi per non essere trascinati giù dalla impetuosa corrente del modernismo che è stato buttato fuori dalla porta ma è rientrato da ogni finestra. Non giustifico la rabbia di coloro che percepiscono tale oppressione ma la comprendo perché è umano ribellarsi agli oppressori che, in questo caso sono inconsapevoli di esserlo.

    Il regno di pace ci è stato promesso nell’Antico e nel Nuovo Testamento, prima ancora che a Medjugorie e trovo molto triste che dei sacerdoti avversino la Regina della Pace, nonostante siano state riconosciute autentiche almeno le prime apparizioni. Ma ciò che Dio ha previsto avverrà comunque e ogni ginocchio si piegherà al nome del Signore.

  10. Pur rispettando tutti,faccio una enorme fatica a capire coloro che preferiscono la Messa di Pio V. Mi chiedo cosa ci trovino?
    Ho partecipato varie volte alla Messa di Pio V, ho cercato di capire le ragioni di chi osanna questo rito, ma proprio non ci sono riuscito, sarà un mio limite senz’altro.

    Cosa piace di quella liturgia, il latino? La posizione coram Deo? Le vesti liturgiche pesanti? Il fasto della liturgia? Non capisco veramente. Ho la presunzione di pensare questo, perdonatemi se mi permetto, ma cosa Gesù ha voluto istituire?

    Il fasto della liturgia di Pio V come si collega a ciò che Gesù volle istituire? La mia impressione, partecipando alla Messa Tridentina, è stata quella di un rito che è mosso essenzialmente dalla preoccupazione di sottolineare alcuni elementi per rispondere a Lutero, alla sua negazione della transustanziazione e del sacerdozio istituito, il valore sacrificale della Messa, proprio perché veniva negato dai protestanti. Era giusto fare questo nel cinquecento, nel mezzo di una crisi della Chiesa e del cattolicesimo, ma siamo andati avanti, sono passati cinquecento anni, i tempi sono cambiati, abbiamo vissuto il Vaticano II che ha sottolineato maggiormente l’ecclesiologia della comunione e la Messe deve testimoniare anche questa comunione.

    I protestanti sono fratelli separati con i quali dobbiamo dialogare e entrare in comunione,perchè l’essenziale del cristianesimo poi è la carità

    1. Veramente nel Cristianesimo l’unica cosa essenziale è Gesù.
      Ciò detto, è irricevibile quanto lei dice, cioè che la messa Tridentina fu inventata per dare contro ai protestanti, e che, di converso, ora è giusto abrogarla per riconciliarci con loro. A parte il fatto che la Chiesa è già in maggioranza protestantizzata nella fede e che moltissimi cattolici vivono l’teismo pratico al pari dei fratelli protestanti, e che quindi questa comunione la Chiesa la incarna di già in sé stessa, ma che comunione ci può essere fuori della vita sacramentale? Se una comunione vera è possibile è solo col ritorno dei protestanti ai sacramenti, non con l’abbandono degli stessi da parte dei cattolici.

    2. L’argomento del presunto fssto non mi pare condivisibile. Di per sé la messa di san Pio V, così come veniva celebrata nelle parrocchie , non richiede molto di più di una messa celebrata in una parrocchia odierna. E con buona pace dei gregorianisti , anche il canto fermo era usato raramente. Spesso infatti si celebrava la messa letta “cum canticis” (ossia con canti devozionali, non sempre di qualità eccelsa). . Giusto per ricordare che il passato non era come taluni immaginano oggi.
      Piuttosto è la lamentare che in vari contesti si tende oggi a sfoggiare un gusto “caricato” improprio se non inopportuno, che allonta a piuttosto che avvicina. Non mancano per fortuna sacerdoti e gruppi che perseguono con serietà un sano equilibrio.

  11. Caro Padre Ariel,

    le ho inviato una email privata per ricordarle meglio chi sono.
    Quando da Napoli mi recavo a Roma per lavoro, ho partecipato più volte alla messa feriale da lei celebrata nella chiesa di Piazza della Repubblica, le parlo di quasi 10 anni fa, e, più volte, venni a confessarmi anche da lei.
    Dopo avere partecipato alla prima messa da lei celebrata (ricordo era un lunedì di novembre 2010), messa che durò quasi 40 minuti, con spazi di silenzio per momenti di riflessione, preghiera e ringraziamento, venni a parlarle e le spiegai che noi, a Napoli, eravamo dibattuti da una parte tra i bonghi e le danze dei neocatecumenali, e da una parte avevamo i nostalgici che avevano trasformato il vecchio rito in circoli di pseudo nobili passatisti, nostalgici del regno borbonico, amanti del gusto antico, ecc …
    Lei mi indicò un paio di sacerdoti napoletani di sua conoscenza nelle cui chiese parrocchiali mi reco oramai da anni, e sono sacerdoti che celebrano bene, con sacra devozione, come lei.
    Sono colpito da come certi commentatori negano l’evidenza dei fatti, anche insultandola sulla sua pagina facebook, ma credo non si possa negare quel dito che lei ha infilato dritto e preciso dentro la piaga: a parte le tante buone persone, molte delle quali semmai deluse dalle stravaganze di certi preti, il grosso di quelli che partecipano a quella messa, sono persone che hanno un forte astio verso il nuovo messale, la riforma liturgica e il concilio. Non capisco perché quegli stessi che hanno questo atteggiamento, poi, negano di averlo!
    Uno dei bravi sacerdoti, ottimo celebrante, predicatore e confessore, attento al decoro e alla ortodossia liturgica, che frequento a Napoli, ha detto le sue stesse identiche cose, cioè che non si può dare a certa gente un messale come pretesto per fare battaglie contro la “sacrilega messa bugniniana” e il “concilio origine di tutti i mali della chiesa”.
    Questo sacerdote non è un progressista, come lei è un conservatore attento alla dottrina e alla liturgia. Per questo dico che, se contrari all’uso di questo messale sono quelli come voi, perché, certe persone, invece di strepitare, non si domandano … ma questi preti, che non sono prevenuti e contrari per partito preso, se proprio loro sono contrari, può essere che in questo motu proprio ci sono state cose che non hanno funzionato? Costa tanto a certa gente farsi questa domanda? O sono troppo impegnati a far credere che nel loro piccolo mondo tutto è sacro, puro, perfetto e più cattolico del cattolico? Insomma, ma un po’ di sana autocritica no, proprio nessuno di loro riesce a farla?

    1. Caro Alessio,

      mi ricordo benissimo di lei e le ho risposto in privato.
      La ringrazio per il suo messaggio, mi saluti i miei confratelli che frequenta nelle loro parrocchie di Napoli e che da tempo non vedo, anche se periodicamente li sento.
      Soprattutto tanti auguri e benedizioni per la nascita del suo terzo figlio.

  12. Si puo’ essere d’accordo con certe critiche puntuali su questo o quel difetto “tipico” di quelli che vanno alla “messa in latino”, ma amareggiano molto gli accenti sprezzanti con i quali Lei descrive, generalizzando abbondantemente, questi fanatici del “latinorum”. Che hanno la colpa imperdonabile di non avere studiato per anni il latino e la dogmatica sacramentaria (come qualche altro miliardo di poveri cristiani ignoranti), ma che hanno trovato nella “messa in latino”, un rifugio dal diluvio di oscenità, irriverenze, banalità cui sono sottoposti nella parrocchia “tipo” dei nostri giorni, tanto da un punto di vista liturgico che pastorale.

    All’uscita della mia parrocchia “tradi'” troverà vecchi, adulti e giovani gioiosi, che non hanno nostalgie polverose, ma che certo sperano con vera Speranza soprannaturale, che la Francia torni ad essere “figlia primogenita della Chiesa” (ah, questo insopportabile rigidismo!), che portano sulle spalle o per mano numerosi figli che accolgono con coraggio e gioia, e che sanno di avere appena accolto nei loro cuori, non un simbolo, non un ricordo, ma la Presenza Reale, Corpo, Anima, Sangue e Divinità del Dio che hanno accolto in ginocchio con tutta la riverenza della quale le nostre povere nature umani sono capaci.

    Spiace sapere che Lei sarà tra quelli che gioiranno il giorno in cui queste persone saranno private anche di questo porto sicuro, nel nome di una fantomatica “riforma della riforma” che si farà attendere per anni, mentre i loro figli saranno abbandonati a catechesi ambigue e banali, sentimentali o,…

  13. Caro Padre Ariel,

    le dico subito che non ho ascoltato il suo video, perché per motivi personali non ho tempo di ascoltare alcun video.
    Quindi lei potrà tranquillamente censurarmi come O.T.

    Tuttavia nell’introduzione lei afferma almeno due cose discutibili:

    a) che possa celebrare in forma straordinaria solo chi abbia anni e anni di studio teologico – perché, celebrare in forma ordinaria autorizza ad essere ignoranti e sciatti?

    b) che siccome lei è dotto e competente teologo, può censurare a ragione un decreto pontificio infelice inopportuno e dannoso.

    Dopo di che, vedo commenti di lettori che, come da molti anni generalmente succede, non sanno dire nulla sui meriti del Nuovo Ordine (nome tristemente evocatore), ma sanno parlar male malissimo delle persone e delle intenzioni di chi si azzarda a desiderare il rito straordinario.

    Perché proprio adesso, proprio in un periodo particolarissimo, lei sceglie di cavalcare questo argomento, mettendosi al fianco di altri cavalieri che da anni fanno i grilli parlanti, e soprattutto sparlanti ? Pure quelli sono dotti e competenti teologi?

    Non sarà che dovendo mettere la liturgia nelle mani di Conte e Lamorgese, la CEIP preferisce semplificare la vita a sé e ai nuovi padroni?

    1. E’ molto difficile, per non dire assurdo, discutere su una esposizione articolata di 50 minuti che l’interlocutore non ha ascoltata, come lei premette, anche perché potrebbe essere che, se oltre a titolo e sottotitolo, lei ascoltasse tutta la dissertazione, potrebbe anche essere d’accordo su quanto ho esposto.

      Le rispondo ai suoi punti “a” e “b”.

      1. Se un sacerdote celebra ciò che non conosce e ciò che non comprende, questa non sarebbe sacra liturgia, ma pura e autentica magia. E purtroppo, come spiego nella mia lectio, molti dei giovani sacerdoti che celebrano con questo rito non conoscono il latino, quindi non sono in grado di comprendere ciò che leggono nelle collette, nei prefazi, nelle antifone… Se quindi da una parte c’è un prete che legge ciò che non comprende, dall’altra dei fedeli che non conoscono quel rito, ma che si sentono emotivamente attratti da esso per ragioni varie, il tutto equivale veramente ad andare nello studio del mago, dove ciò che conta sono le potenti e arcane formule magiche.

      2. Io esercito il diritto di critica entro i limiti concessi e consentiti dalla Chiesa e dal Codice di Diritto Canonico che recita:

      «Can. 212 – §1. I fedeli, consapevoli della propria responsabilità, sono tenuti ad osservare con cristiana obbedienza ciò che i sacri Pastori, in quanto rappresentano Cristo, dichiarano come maestri della fede o dispongono come capi della Chiesa.
      §2. I fedeli hanno il diritto di manifestare ai Pastori della Chiesa le proprie necessità, soprattutto spirituali, e i propri desideri.
      §3. In modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, essi hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli, salva restando l’integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso i Pastori, tenendo inoltre presente l’utilità comune e la dignità della persona».

      non pensa che io possa rientrare nel §3 di questo canone 212?

  14. In realtà la posizione ad orientem è preferenziale ma affatto unica in quanto le chiese erano antiche orientate anche all’equinozio d’autunno e ai solstizi seguendo una tradizione talmente vetusta che si perde addirittura nella preistoria (da Aldo Tavolaro Le favole del cielo ). L’orientamento più frequente nelle costruzioni sacre è quello Est-Ovest perché nell’antica liturgia era previsto che il sacerdote officiante fosse rivolto, sia con il viso che col palmo delle mani levate, verso il sorgere del Sole equinoziale. Di conseguenza nelle chiese paleocristiane, quando l’altare non era addossato alla parete, ma posto tra il sacerdote e i fedeli (come adesso dopo la riforma conciliare) l’Est coincideva con l’ingresso della chiesa cioè la facciata come la basilica di S. Pietro a Roma.

    Quando la posizione dell’altare mutò e fu addossato alla parete, le chiese furono costruite con la parte posteriore verso Est, per cui il sacerdote voltava le spalle ai fedeli e quindi all’ingresso della chiesa, ma continuava a volgere il viso e il palmo delle mani verso il sorgere del Sole. In altre parole il sacerdote rimase fermo, ma si spostò la chiesa nel senso che s’invertì la posizione della facciata e delle absidi. In ogni caso, è evidente, l’orientamento rimase equinoziale.

    Ciò non toglie che esistono chiese costruite sull’asse solstiziale, come la chiesetta rurale romanica (XI sec.) di S. Giorgio nel comune di Bari (a destra) che è orientata con l’abside verso il punto dell’orizzonte in cui sorge il Sole al solstizio d’inverno o la chiesa di S. Maria e S. Giacomo sull’isola di S. Nicola delle Tremiti che rivolge l’abside verso il sorgere del Sole al solstizio d’estate. Va ricordato che il nucleo originario di questa chiesa è anteriore al Mille.

    Ma se l’orientamento secondo l’asse Est-Ovest, ossia in direzione dei punti sull’orizzonte in cui sorge e tramonta il Sole soltanto alle date degli equinozi di primavera e d’autunno, è il medesimo in tutte le parti del mondo, l’orientamento solstiziale richiede un calcolo (o un’osservazione) particolare per ogni luogo che si trovi su diversi paralleli. Per esempio, la chiesetta di S. Giorgio, orientata verso il sorgere del Sole al solstizio d’inverno, apre con l’asse Est-Ovest un angolo di 32° circa, ma se fosse costruita a Torino (latitudine 45°) l’angolo sarebbe di oltre 34°. Se sorgesse a Londra (latitudine 51°) l’angolo dell’amplitudine massima sarebbe di oltre 39°. Se ne deduce che l’orientamento solstiziale era più elaborato, ancorché discendesse da una osservazione diretta consentita soltanto da un orizzonte non impedito da montagne, colline o altri ostacoli.
    Nel seguente articolo sono ben spiegate le influenze sugli orientamenti dell epoche precedenti il cristinesimo Cosmogonia ed archetipo della Gerusalemme Celeste in Santa Maria dei Cerei a Rometta.

  15. @Nomessatridentina

    lei però parte da una supposizione falsa: che il Rito di San Pio V sia un rito creato per rispondere a Lutero, cosa quasi del tutto falsa: essenzialmente è la Messa che veniva celebrata dalla Curia Romana nel XV e XVI secolo, che è estremamente simile alla Messa celebrata a Roma nel XIII secolo.

    I cambiamenti furono soprattutto a livello di qualche rubrica e frase dell’Ordinario (per esempio a livello di inchini ed elevazioni alla Consacrazione o modificando la frase dell’immixtio) e eliminando un certo numero di santi dal Proprio
    nel resto dell’occidente ogni diocesi, metropolia o ordine religioso aveva un suo messale, che comunque avevano tutti (eccezion fatta per il rito di Toledo) la quasi totalità dell’Ordinario e gran parte del Proprio in comune con il Messale Romano.

    Facendo una valutazione generale dell’opera di Pio V si può dire che in generale si limitò a lasciare le cose come le aveva trovate, anche se esse non erano più capite: pensiamo per esempio al venerabile Canone, l’antica preghiera eucaristica della Chiesa Romana (minimo IV secolo nelle parti più antiche), che in quell’epoca non era più capito e considerato solo come una serie di preghiere che contornavano la consacrazione, ma che anche se considerato di fatto ‘inutile’ non si osava toccare appunto perchè risaputo antico.

    I riformatori protestanti invece resero liturgia le idee teologiche nate in epoca bassomediovale, ritenendo ‘corruzione medioevale’ tutta una serie di elementi molto antichi. pensiamo all’idea scolastica della consacrazione di una sola specie al di…

    [N.d.R. il messaggio è giunto con la frase finale tronca, forse manca una parola, precisiamo solo che nessuno l’ha tagliata]

  16. Caro Padre Ariel,

    forse la mia sarà una domanda banale, forse persino sciocca, ma vorrei chiederle: gli apostoli e i primi cristiani, come celebravano la S. Messa?
    Sicuramente non con il messale di S. Pio V e non con il messale di S. Paolo VI.
    Però, certamente, la celebravano.
    Grazie di tutto.

    1. Gli apostoli non avevano bisogno del messale perché in loro la memoria di Gesù crocifisso e risorto era ancora viva e presente, anzi, loro stessi erano la memoria viva e presente del sacrificio di Cristo. Il messale, di qualunque epoca, dovrebbe consentire di fare la stessa cosa, cioè fare della messa un memoriale rendendo attuale il sacrificio di Cristo.

      1. Aggiungo a tal proposito che Gesù disse “fate questo in memoria di me”, quindi senza il “fate”, cioè senza la propria partecipazione consapevole, il messale da solo può poco. Certo però che una messa brutta non aiuta.

  17. AKITA apparizioni approvate dalla Chiesa Messaggio del 13 ottobre 1973 (terza e ultima apparizione)

    “Mia cara figlia, ascolta bene ciò che ho da dirti. Ne informerai il tuo superiore”.

    Dopo un attimo di silenzio la Madonna continua dicendo:

    “Come ti ho detto, se gli uomini non si pentiranno e non miglioreranno se stessi, il Padre infliggerà un terribile castigo su tutta l’umanità. Sarà un castigo più grande del Diluvio, tale come non se ne è mai visto prima. Il fuoco cadrà dal cielo e spazzerà via una grande parte dell’umanità, i buoni come i cattivi, senza risparmiare né preti né fedeli. I sopravvissuti si troveranno così afflitti che invidieranno i morti. Le sole armi che vi resteranno sono il Rosario e il Segno lasciato da Mio Figlio. Recitate ogni giorno le preghiere del Rosario. Con il Rosario pregate per il Papa, i vescovi e i preti.

    L’opera del diavolo si insinuerà anche nella Chiesa in una maniera tale che si vedranno cardinali opporsi ad altri cardinali, vescovi contro vescovi. I sacerdoti che mi venerano saranno disprezzati e ostacolati dai loro confratelli…chiese ed altari saccheggiati; la Chiesa sarà piena di coloro che accettano compromessi e il Demonio spingerà molti sacerdoti e anime consacrate a lasciare il servizio del Signore. Il demonio sarà implacabile specialmente contro le anime consacrate a Dio. Il pensiero della perdita di tante anime è la causa della mia tristezza. Se i peccati aumenteranno in numero e gravità, non ci sarà perdono per loro…”

    Credo che siamo in piena profezia
    Tutti contro tutti…

    1. Non capisco la sua risposta caro Padre
      Il post non è contro di lei
      In uno precedente lo elogiata come serial “Killer”
      Ho solo postato un messaggio dato dalla Vergine a suor Agnese riconosciute dalla Chiesa .Non ho parlato di rivelazioni
      “..Chiesa in una maniera tale che si vedranno cardinali opporsi ad altri cardinali, vescovi contro vescovi…..(capre contro capre..) ”
      Lo so che ci sono sempre stati gli scontri
      se non fosse cosi non si spiegherebbero scismi..eresie..etc
      So anche che per la fede non ho bisogno di apparizione (non ho mai creduto a Gospe e veggenti fai da te)non sono ne teologo ne studioso ma neanche uno stupido.
      Vorrei solo capire
      Oggi dopo aver visionato il suo video(fino alla fine)YouTube mi consiglia la visione di un altro video prete don Alberto Secci sui 50 anni ad certo punto
      (Non ricordo il minuto ma lascio il link https://youtu.be/0HPeC_lq0nM) dice
      “Io celebro la messa di sempre..”
      Ed è lì che mi sono ricordato del messaggio di Akita.Questi due video mi hanno fatto arrivare ad una riflessione e conclusione
      Da ora in poi in qualsiasi canale o blog smetterò di postare.Lascio voi studiosi e teologi (come giusto che sia )discutere di vetus …motu..etc etc.
      Io da parte mia andrò come sempre a Messa (messale San PaoloVI).
      Mi raccomando solo di non provocare altri scismi o eresie….
      Ps:ho notato che ha eliminato il post (se sbaglio mi corregga)della medaglia data all’influencer Burioni La prossima volta dica a Bubù (tra accademici) che non si deve confrontare con le capre come me
      Ma con altri scenziati…

      Un…

  18. Caro Paolo,

    tutt’altro che banale e tutt’altro che sciocca la sua, che invece è una la domanda che dovrebbero porsi molti di coloro che presumono di conoscere la sacra liturgia, anche se poi di fatto la conoscono a tal punto bene da limitare le loro conoscenze a “ieri”, immobilizzando il “tutto” in quel “ieri” fisso e statico che non deve mutare e passare.

    Ovviamente, come ben comprenderà, le fornirò una risposta a cosiddette linee generali, non potrei fare diversamente su un tema così complesso e articolato.

    Nella mia lectio ho spiegato che nell’ambito della dogmatica la sacramentaria è una delle branche a suo modo più complesse e anche difficili, perché l’evoluzione attraverso i secoli della disciplina dei Sacramenti richiede di necessità delle solide e profonde basi storiche.

    Presumiamo che la celebrazione degli Apostoli e dei primi cristiani fosse divisa in un rituale di offerta dei doni, il pane e il vino, simile al rituale dell’offerta al Tempio secondo il rituale ebraico; seguiva poi il memoriale, ossia la ripetizione di quanto compiuto da Cristo Signore durante l’Ultima Cena. E una cosa è indubitabile: il tutto non si svolgeva certo in lingua latina, questo è poco ma sicuro, tanto per chiarire.

    Nella Chiesa delle origini, l’annuncio del Vangelo e la sua predicazione alle genti non faceva parte della stessa azione liturgica, anzi possiamo presumere, leggendo soprattutto l’epistolario del Beato Apostolo Paolo, che “annuncio del Vangelo” e “Eucaristia”, fossero due azioni diverse e distinte.

    Le faccio un esempio: molti gesti, segni e sacramentali che oggi fanno parte dell’azione liturgica, all’epoca apostolica e nei primi secoli a seguire, erano del tutto sconosciuti, a partire da quello che oggi è il segno distintivo più diffuso: il segno di croce, o la benedizione impartita dal Vescovo o dal Sacerdote che traccia sul popolo o su un singolo fedele la santa benedizione. Infatti, i Beati Apostoli benedicevano imponendo le mani sulla testa, mentre il segno di croce col quale i fedeli si segnano con la mano, nasce attorno al X secolo e si diffonde universalmente nell’XI secolo.

    La prima struttura di quella che nei secoli futuri e mediante progressiva evoluzione, sarà la Santa Messa, comincerà a prendere vita tra la fine del III e gli inizi del IV secolo, quando si delinea un rito che comprende l’annuncio del Vangelo (liturgia della parola), offerta dei doni (offertorio) memoriale (Preghiera Consacratoria), rendimento di grazie.

    Per avere il primo “scheletro” di un rito più o meno simile a quello celebrato oggi, bisognerà giungere al VII / VIII secolo. Se però dallo “scheletro” vogliamo giungere invece a qualche cosa di simile alla odierna Messa, in tal caso bisogna arrivare al X / XI secolo.

    I soggetti che io ho descritto nella mia lectio, i cosiddetti e impropriamente detti tradizionalisti, coloro che basano le loro asserzioni su un rigidismo immutabile, ignorano totalmente, solo per dirne una, che se i vescovi dei primi secoli avessero visto le persone andare a confessarsi con assiduità, avrebbero urlato al sacrilegio e all’eresia. Proprio così, perché solo tra il VII e l’VIII secolo il Sacramento della Penitenza, la confessione, diventa un Sacramento ripetibile. Prima di allora poteva essere amministrato e ricevuto una sola volta nella vita e mai più. Pertanto, chi guarda fisso al passato e chi lamenta la riforma liturgica e il Messale di San Paolo VI, dovrebbe ragionevolmente asserire che avere resa ripetibile la confessione che per secoli poteva essere amministrata una sola volta e mai più, è stato un sovvertimento di qualche cosa di immutabile.

    Non entro neppure in quella che è stata la evoluzione del Sacramento del matrimonio, perché lì la questione si complicherebbe parecchio di più.

    Dinanzi a una simile evoluzione della disciplina dei Sacramenti, attraverso questi pochi esempi lei comprende bene che pretendere di rimanere fissi su un Messale dato nel 1570 – peraltro, come ho spiegato, modificato più volte nel corso dei secoli successivi – vuol dire in parte non conoscere, in parte negare il dato di fatto che per giungere alla struttura di una liturgia eucaristica simile a quella oggi celebrata, sono occorsi mille anni.

    La disciplina dei Sacramenti e con essa i sacri riti, sono sempre stati soggetti a continue e anche radicali riforme, perché la Chiesa ha avuto periodicamente necessità di adattare i riti alle nuove o diverse esigenze pastorali, mantenendo sempre intatta e inalterata la sostanza, che è la Santissima Eucaristia. Nel tempo mutano infatti le forme esteriori, rimanendo intoccabile e inalterata la divina sostanza di ciò che Cristo Dio ci ha donato istituendo il memoriale della sua passione, morte e risurrezione.

    1. io contesto fortemente questa sua ricostruzione della storia della Santa Messa:
      infatti già san Giustino Martire, nella sua Prima Apologia, nei capitoli 65 e 67, mostra già un’eucarestia costituite da letture (Vecchio e Nuovo Testamento) seguite da un’omelia, una preghiera dei fedeli, una sorta di processione offertoriale, la preghiera eucaristica proclamata da colui che presiedeva, una frazione (perlomeno utilitaria) e la comunione
      questa testimonianza è databile durante il regno di Antonino Pio (è riporta comunque una forma rituale già esistente da tempo), quindi entro il 161 a.C. e non verso il III-IV secolo. durante quell’epoca abbiamo soltanto le prime testimonianze, principalmente attraverso le catechesi mistagogiche, che ci mostrano riti già strutturati con a volte già una discreta complessità, e con elementi che sono poi rimasti fino ad ora (per esempio sia Cirillo di Gerusalemme che Ambrogio di Milano hanno riportato testi di anafore tuttora in uso)

      poi a mio avviso tentare una ricostruzione di come si celebrasse la liturgia apostolica è folle, i dati sono scarsi, inoltre probabilmente non esisteva neanche un’unica forma di celebrazione, in quanto, avendo ereditato il modello rituale ebraico, che era suddiviso in varie modalità rituali (sinagogale, conviale, domestico etc) vi erano grandi differenze, che si possono vedere ancora oggi nelle varie liturgie

      di una cosa però siamo sicuri: i cristiani dell’Antica Roma e delle Chiese che da essa ricevevano luce non celebravano usando la preghiera eucaristica II

    2. Condivido completamente quanto lei ha scritto, nei primi secoli l’Eucarestia era qualcosa di molto semplice, la liturgia è cambiata veramente con S.Gregorio Magno, assumendo quel fasto che poi è passato nel rito Tridentino e che deriva dalle usanze della corte dell’Impero Romano.

      La Messa è cominciata ad essere, come noi la conosciamo dopo l’anno mille. Nei primi secoli, per esempio, la comunione si faceva sul palmo delle mani. La comunione sulla lingua è iniziata dopo l’anno mille. Inoltre si faceva la comunione sotto le due specie, ci si comunicava poi in piedi, non in ginocchio, dato che il canone 20 del Concilio di Nicea lo impediva, gli inginocchiatoi infatti sono apparsi dopo il Concilio di Trento.

      Molto opportunamente qualche liturgista ha definito il rito Tridentino un rito moderno e infatti lo è dato che è nato nella età moderna, cioè nel cinquecento, non nell’antichità. La bolla quo primum Domine di Pio V, afferma che la Messa era stata portata allo splendore degli antichi padri, cioè sostanzialmente a rito di Gregorio Magno, saltando quindi quasi il primo millennio. Qualcuno invece è convinto che la Messa Tridentina derivi pari pari dall’ultima cena e questo è un falso storico. C’era qualcuno che sosteneva addirittura che Gesù avesse imboccato gli apostoli, per giustificare la comunione sulla lingua, ritengo questa una bufala.

      L’Eucarestia è stata istituita all’interno del Pesach ebraico, la pasqua ebraica, nostro Signore è nato nel popolo ebraico ed era ebreo. Il rito Tridentino peranto, come ho già detto è moderno non antico anche se non gli voglio mancare di rispetto.

      1. Veramente il ‘fasto’ è in gran parte dovuto alla commistione con i riti gallicani e alla spiritualità ‘espansiva’ dei popoli germanici
        San Gregorio fece varie modifiche al rito, come spostare il Padre Nostro, ma non arrivo a creare un rito totalmente nuovo (o che perlomeno gli vengono attribuite, cosa che probabilmente è la verità, per giustificare l’adozione del rito romano al posto dei riti gallicano-ispanici)

        Il rito ‘tridentino’ è moderno nel senso che è frutto di un’evoluzione storica in cui a elementi primitivi (Canone, riti di frazione etc) sono stati aggiunti elementi successivi (come le apologie sacerdotali). Come già detto Pio V si limitò a congelare la situazione che trovò a Roma
        In compenso il Messale di Paolo VI non so come sia definibile, in quanto è un tentativo di riportare il Rito Romano a una condizione primitiva (che spesso era più un’invenzione di qualche liturgista convinto che la cosiddetta ‘Tradizione Apostolica’ rappresentasse una fotografia della liturgia apostolica) coniugato al volerlo rendere ‘moderno’
        Paradossalmente la riforma liturgica ha fatto saltare (per legge o di fatto) molti elementi veramente primitivi, come il Canone Romano (di fatto caduto in disuso) o la comunione portata al Papa in sede durante la Messa in San Pietro (relitto della più venerabile antichità, di un’epoca in cui nemmeno il Papa poteva prendere l’Eucarestia da solo, perché era un dono)

  19. “Questi sono i segni che accompagneranno coloro che avranno creduto: nel nome mio scacceranno i demòni; parleranno in lingue nuove; prenderanno in mano dei serpenti; anche se berranno qualche veleno, non ne avranno alcun male; imporranno le mani agli ammalati ed essi guariranno”

    MMò come la mettemo. Ancora a ffà polemica?

  20. Caro p. Ariel,
    questa discussione aveva senso quando si è introdotta la riforma liturgica, attuata già dal 1964, prima della fine del concilio, e le persone hanno subito un cambiamento (positivo, o un trauma negativo) rispetto a una tradizione in cui erano cresciuti. Lei forse ha letto di Guareschi Don Camillo e don Chichì (uscito per censura come Don Camillo e i giovani d’oggi nel 1966, ora ripristinato). Lì si vede.
    Ma in 55 anni è cambiata la percezione dello spazio sacro, uditiva (microfoni), visiva (luci). Ho visto qualche messa col vecchio ordo, niente di male, ma è cosa per pochi.
    Più attualmente: i fautori della riforma temevano quello che è accaduto: la devastazione delle chiese per malinteso fervore liturgico, che continua. In un volume della Treccani per il 150° dell’Unità d’Italia ne ho fatto un sunto. L’idea “nostalgica” di una (presunta) chiesa primitiva ha eliminato altari, gli odiati apparati barocchi o rinascimentali (“moderni”, sec. XVI-XVIII), ha disperso statue e dipinti con danni irreparabili. Chiese antiche sono deturpati da presbitèri spaventosi, con lo stato che vilmente non si è opposto, pur avendone la competenza (eh sì, ce l’ha). I documenti della CEI sono terribili, i vescovi ignoranti, preti e frati peggio, i fedeli, aiuto!
    Se è anacronistico fingere di vivere nel XIX secolo, è delittuoso e stupido deturpare chiese edificate in quel tempo con la creatività di architetti ignoranti al servizio di vescovi analfabeti. Ogni volta che entro (spesso) in una chiesa piango non per il rito, ma per lo scempio, passato, presente e futuro.

  21. Caro Don Ariel,

    baa, questo video non fa che aumentare la mia confusione, sono stato a messa in mezza Europa, non c’è una messa uguale all’altra, le parrocchie sono un deserto spirituale se non eretiche, il catechismo inesistente, frasi e gesti dei fedeli e talvolta dei religiosi fanno dubitare della loro fede.

    Con i sacerdoti ICRSS ho trovato uniformità cura pastorale e serietà, le chiese piene di fedeli di ogni età non i soliti vecchietti.
    Che tutto ciò non dipenda dal rito?

    Inoltre nel rito tridentino mi è sembrato subito evidente la centralità di Cristo e il suo sacrificio, cosa che non ho mai compreso bene nel nuovo rito (nato dopo la riforma) nonostante le numerose messe a cui ho partecipato.

    Le posso inoltre garantire che i culti protestanti sono praticamente identici alla nuova messa.per quanto riguarda i massoni, a loro dire, Giovanni XXIII era massone iniziato, mentre Giovanni Paolo II, ha avuto rapporti con la massoneria senza però essere mai iniziato.

    Penso che la deriva della chiesa da Cristo sia tale da temere un naufragio, non sono convinto che proibire una liturgia che pone Cristo al centro sia la soluzione.
    Sia lodato Gesù Cristo.

    1. Uno che accusa due Santi Pontefici di essere: uno, un massone iniziato, l’altro in rapporti con la massoneria, sinceramente non merita risposta.
      Pertanto seguiti pure a difendere la emotività estetica del suo rito, perché è del tutto inutile spiegare, a uno come lei, che Cristo, che è pietra angolare, la sua Chiesa l’ha edificata su Pietro.
      Spiegarle il tutto sarebbe solo tempo perso.
      Dunque: buona “messa estetica”, i “frutti spirituali” prodotti dalla quale, li ha ben illustrati in questo suo commento nel quale attacca il Vicario di Cristo in terra per difendere il suo soggettivo ed emotivo … “secondo me … ma io sento che …”.

    2. Emanuele, è cosa nota, oltreché ovvia, che quando la massoneria vuole screditare qualche personaggio noto o potente che non intende iniziarsi, diffonde la falsa notizia che il malcapitato è o era un affiliato.

      1. Esatto
        Infatti chi dice che Giovanni XXIII era massone e che Giovanni Paolo era aderente in qualche modo ad una sorta di para massoneria?
        Lo dice Gioele Magaldi nel suo libro best seller intitolato “Massoni” sulle Ur Lodges cioè le Supermassonerie internazionali.
        E chi è Gioele Magaldi?
        Un massone proveniente dal Grande Oriente d’Italia poi dissociato che ha fondato Il Grande Oriente Democratico di cui ne è tuttora Gran Maestro.
        Dice di averne le prove (se le ha sono “prove fatte in casa” cioè prove di un affiliazione prodotte da loro stessi (tipico dei massoni costituzionalmente falsi come Giuda) cioè fake (le tirino fuori).

        Un altro che adombra qualcosa di simile è il famoso Gesuita Malachi Martin che fu presente alla lettura del terzo segreto di Fatima con il Cardinale Bea dinanzi a Giovanni XXIII. Dopodiché chiese e ottenne la dispensa dal ministero sacerdotale e divenne famoso negli Stati Uniti. Al netto dello “spessore” di Malachi Martin, ovviamente su quella insinuazione non ci credo.

  22. Egregio Gsimy,

    quello che a me interessava dire è che l’Eucarestia o alcune sue parti, come ha detto giustamente Don Ariel, è cambiata lungo i secoli più volte. Se tornassimo alle celebrazioni della Chiesa primitiva troveremmo delle messe semplici, non esisteva nemmeno l’altare in pietra, ma un semplice tavolo di legno.

    Mi sembra di aver visto un affresco che raffigura l’Eucarestia della prime comunità cristiane, erano tutti seduti attorno a tavolini in pratica somigliava ad una normale cena. Credo che la Chiesa primitiva volesse imitare esattamente ciò che Gesù e gli apostoli avevano fatto nell’ultima cena, Gesù ha istituito l’Eucarestia nel contesto della cena pasquale.

    Non voglio dire certo che dovremmo tornare a quello, mi preme solo dire che la Messa è cambiata in continuazione, pertanto chi chiama la Messa di Pio V “di sempre”, fa un torto a questo Messale, mitizzandolo e peccando di demagogia. Vorrebbe esaltarlo ma in realtà lo rende odioso, perchè ne fa una bandiera, un simbolo, costruito su argomenti falsi che non hanno riscontro nella storia.

    Chi può negare che l’introito non derivi dalla cerimonia di ingresso dell’imperatore e la corte di Roma? Come si può negare che tutto il fasto, la sontuosità dei paramenti e della liturgia tridentina, che a me non dispiace affatto, fu introdotto nel medioevo, ma era sconosciuto nell’epoca antica?

    La comunione sulla lingua poi, si sa che era sconosciuta almeno fino al IX secolo, alle porte dell’anno mille, mentre la comunione si distribuiva solo sul palmo delle mani a forma di croce.
    Si dice che si celebrasse con pane azzimo ma anche…

    1. mi interesso molto di liturgia antica, ma è la prima volta che sento parlare di un affresco raffigurante l’Eucarestia primitiva. se esiste, ce lo mostri

      per il resto le uniche due fonti che descrivono la liturgia primitiva sono:
      – Didachè 9-11 (e il suo parallelo successivo in Costituzione Apostoliche 7) che mostra quello che probabilmente delle paleo-anafore con brevi indicazioni rituali
      – la summenzionata Prima apologia, che fa due brevi descrizioni di due eucarestie (una post-battesimale e una domenicale) da cui possiamo vedere che lo scheletro della struttura dell’Eucarestia era già quello che conosciamo oggi

      se accettiamo la datazione della cosiddetta Tradizione Apostolica al III secolo, vediamo che la struttura si è fissata ed è rimasta

      da queste fonti (a altre) possiamo vedere che le prima comunità non interpretarono il ‘Questo fate in memoriale di me!’ come la ripetizione dell’Ultima Cena, ma come il ripetere i gesti rituali fatti da Gesù, ovvero prendere il pane e il vino, fare un rendimento di grazie (che era un preciso tipo di preghiera nell’ebraismo, una sorta di dichiarazione d’alleanza, la toda), spezzare il pane e dare gli elementi dichiarando che essi erano il Corpo e il Sangue.

      poi in realtà il processo di ‘complessizazione’ è discutibile come unica chiave di lettura, per esempio sappiamo che nel VI -X secolo i riti gallicano-mozarabici avevano frazioni complesse, che sono state ridotte. o i riti di comunione hanno perso dettagli arcaici (come il divieto per il celebrante principale di prendere la comunione da sè) per esigenze…

    2. comunque, visto che il ritornello è ‘la liturgia è sempre cambiata’ verifichamolo almeno per quella romana:
      – il Canone Romano in forma arcaica esiste almeno dal IV secolo (ce lo testimoniano il de Sacramentiis di Ambrogio e una lettera di vescovi nordafricani) e in forma attuale almeno dal VI secolo. nella FO c’è ancora, ma di fatto è ampiamente in disuso ed ha cessato di essere l’unica preghiera eucaristica del Rito, come era da quando abbiamo fonti documentate (e in un modo che non esiste in nessun altro rito
      – il Libera nos esiste nella forma della FS già nel Sacramentario Gelasiano, ma è stato modificato
      – il rito di frazione anticamente era subito dopo il Per ipsum… prima di essere interpolato dal Padre Nostro. il nuovo rito lo ha portato ancora più lontano dall’anafora, in un momento in cui nessuno presta attenzione perchè impegnati a stringersi le mani
      – la preghiera della benedizione dell’acqua della FS si ritrova in forma un po’ semplificata nel Gelasiano, e nella forma attuale nelle fonti successive. nella FO è stata sostituita da preghiere totalmente composte ex novo

      quindi la riforma liturgica ha eliminato (di fatto o per legge) anche tutta una serie di elementi di venerabile antichità, che sul serio non erano mai cambiati

      1. Rispondo a lei e a vari altri con un esempio, che poi è un fatto: nei giorni feriali, se devo celebrare in suffragio dei defunti, ho sempre usata perlopiù la III Preghiera Eucaristica, all’interno della quale è contenuta una bellissima preghiera di suffragio. Il sabato, la domenica e per tutte le festività, ho sempre usato il Canone Romano. Quando mi è capitato di celebrare per assemblee all’interno delle quali erano presenti adolescenti e giovani, ho usato la IV Preghiera Eucaristica, all’interno della quale è contenuta una vera e propria splendida catechesi che parte dal mistero della creazione del mondo sino al sacrificio della croce; perché la sacra liturgia è anche questo: elemento di alta catechesi.

        Non ho mai usato, da quando sono prete, la II Preghiera Eucaristica, quella che molti miei confratelli usano, come suol dirsi a … colazione, pranzo e cena. Come infatti sappiamo è la preghiera più breve; e mi limito solo al “breve” per non aggiungere altro. Come infatti si sa, certi preti la domenica hanno bisogno di brevità, perché dovendo poi sproloquiare per 30/40 minuti di omelia, su tutto il resto bisogna sbrigarsi. Infatti, se l’omelia dura di media mezz’ora, se poi prima della fine della Messa domenicale ci sono 7/8 minuti di annunci parrocchiali, con tanto di battute spiritose e saluti a presenti e assenti, sul resto bisogna restringere i tempi, o no?

        Esempio: un parroco di lunga esperienza, ricoperto dal suo vescovo d’incarichi d’ogni genere a livello diocesano, distribuì così il tempo alla Messa domenicale in una delle parrocchie storiche più popolose di quella diocesi: omelia 32 minuti, comprese due clamorose eresie nell’ambito della cristologia e della pneumatologia pronunciate nei primi quattro minuti; annunci parrocchiali a fine Messa, inclusi saluti e battute spiritose, 8 minuti e mezzo; recita della II Preghiera Eucaristica da dopo il Sanctus alla dossologia Per ipsum 3 minuti e mezzo, tempo per la consacrazione delle sacre specie del pane e del vino 1 minuto e 3 secondi.

        Qual parroco, avendo 2 Messe feriali e 4 domenicali, mi chiese anni fa se potevo celebrarne una nella feria e una di domenica, cosa che accettai ben volentieri. Dopo 10 giorni mi mosse queste contestazioni:

        1. per celebrare una Messa feriale impieghi 35/40 minuti, è una enormità di tempo, diverse delle persone che vengono alla Messa alle 8 del mattino alle 8.30 devono entrare a lavoro;
        2. non è necessario fare una pausa di silenzio dopo la proclamazione del Vangelo e dopo la Comunione, soprattutto nei giorni feriali;
        3. una messa feriale non può durare più di 15 minuti;
        4. è bene usare la II Preghiera Eucaristica, perché è la “antica preghiera apostolica” e poi è la più breve e incisiva;
        5. non è necessario che ti porti dietro il piattino per la Comunione perché ormai non si usa più da tanti anni ed è un accessorio superato;
        6. la Comunione deve essere data sulle mani e tu, pur di non darla sulle mani e darla sulla bocca, distribuisci apposta la Comunione sotto le due specie, questo non va bene perché Cristo disse “prendete e mangiate” non disse “prendete e imboccate”;
        7. non usare più il Canone Romano perché è lungo e ampolloso, è una creazione barocca post-tridentina;
        8. l’ultima domenica ti sei permesso di dire all’assemblea, prima della benedizione, che nessuno doveva muoversi dalle panche fino a che il celebrante non era rientrato in sacrestia perchè non stava bene che le persone scappassero appena data la benedizione mentre il sacerdote baciava l’altare; la gente è libera di andare e venire quando vuole e non è il caso che tu gli insegni il galateo;
        9. dopo la Comunione ti detergi le dita dentro il calice bevendo una prima e una seconda volta, poi “sciacquetti” il tutto come una casalinga che deve far brillare le stoviglie;

        Premetto che questo prete fu il responsabile, per anni, dell’ufficio liturgico; e lasciamo perdere di quale diocesi, lasciamo perdere.

        Prima di commentare devo rispondere a uno a uno a tutti e nove questi punti:

        1. quando a San Pio da Pietrelcina rimproverarono che erano “troppo lungo” nella celebrazione della Santa Messa, lui rispose: «Non sapevo che sul Calvario avessero messo l’orologio !?»;
        2. gli spazi di silenzio per la meditazione, la preghiera e il ringraziamento, sono fondamentali nella sacra liturgia, perché come insegna il mistero della rivelazione, sia nell’Antico che nel Nuovo testamento, il silenzio è quello spazio privilegiato nel quale Dio parla all’uomo;
        3. nessuno può né mai ha stabilito un “tempo canonico” per la durata di una Santa Messa;
        4. la II Preghiera Eucaristica non è assolutamente la «preghiera più antica», è stata creata a tavolino in tempi recenti, si dice – e pare sia anche attendibile – che fu scritta al tavolo di un’osteria romana a fine pranzo da alcuni liturgisti durante l’assise del Concilio Vaticano II;
        5. l’uso del piattello per la Comunione non è più obbligatorio ma è vivamente raccomandato, ed a tal proposito è menzionato al n. 118 dell’Ordinamento Generale del Messale Romano;
        6. senza contravvenire alle disposizioni date dalla Conferenza Episcopale Italiana, non ho mai data la Santa Comunione sulle mani a nessuno, avvalendomi della facoltà pienamente concessa dall’apposito decreto dei Vescovi d’Italia di poterla dare sotto le due specie, ossia intingendo la sacra ostia nel Sangue di Cristo e porgendola alla bocca del fedele dicendo “il Corpo e il Sangue di Cristo”, quindi sono nel pieno rispetto delle regole e delle disposizioni date dai Vescovi circa la direttive date sulla distribuzione della Santissima Eucaristia;
        7. il Canone Romano non è una “ampollosa creazione barocca post-tridentina” ma è la preghiera eucaristica più antica pervenuta sino ai nostri giorni;
        8. educare il Popolo di Dio e le assemblee liturgiche, è un dovere e un obbligo al quale il sacerdote non può e non deve sottrarsi, pertanto, a chi non fosse stato educato a dovere, è bene ricordare che i fedeli non devono muoversi verso l’uscita della Chiesa fino a che il celebrante non ha lasciato il presbitèrio, se poi è eseguito un canto finale, in quel caso non ci si muove dalle panche verso l’uscita fino a che il canto non è terminato;
        9. detergersi le dita nel calice vuoto dopo essere venuti a contatto con la Santissima Eucaristia e berne poi il contenuto, è una forma di sacrale rispetto verso il Corpo di Cristo; i vasi sacri si chiamano appunto “sacri” in funzione del mistero che racchiudono e per questo non sono certo paragonabili a stoviglie, la loro adeguata purificazione è importante perché hanno contenuto il Corpo e il Sangue di Cristo e nessun frammento deve mai rimanere al loro interno.

        In seguito fui chiamato presso il competente ufficio di quella diocesi dove il monsignorotto già catechizzato da questo parroco mi domandò: « … senti, ma tu, quanto tempo impieghi per celebrare una Messa feriale? Risposi: «… sinceramente non lo so, perché non ho mai misurato il tempo, piuttosto dimmi invece tu: Cristo, quanto tempo ha impiegato per morire e risorgere dai morti?».

        Premesso che non ho raccontato affatto una delle esperienze peggiori, perché le peggiori preferisco tenermele per me ed evitare di disseminare ulteriore sofferenza e scandalo tra i fedeli, domando: volete che io non comprenda certi fedeli che dinanzi a casi più o meno di questo genere vanno alle celebrazioni con il Vetus Ordo Missae?

        Comprendo sia l’amarezza sia la reazione, però, mentre questi soggetti parlano e agiscono da emotivi, io parlo e agisco da prete, vale a dire: tutti questi “tridentinoni” catapultatisi nella “santissima messa di sempre”, non solo ai preti come me non li hanno mai sostenuti e protetti, ma quando siamo rimasti vittime di ingiustizie, angherie e anche di vere e proprie persecuzioni, loro non sono corsi affatto in nostro soccorso, hanno fatto spallucce, se ne sono bellamente fregati e hanno fuggito sia la realtà sia le loro responsabilità di laici cattolici andando a cercarsi un mondo che di fatto – piaccia o no – non esiste più. E a noi ci hanno lasciati in pasto alle belve, perché era molto più facile andare a inebriarsi di latinorum, anziché sostenere quei sacerdoti che, in un modo o nell’altro, sempre a loro rischio e pericolo, hanno cercato di opporsi allo sfacelo che oggi abbiamo sotto gli occhi.
        Per questo ribadisco: a certa gente, una Messa con il Messale di San Pio V, non gliela celebrerei manco morto, considerando che proprio loro, sulle bastonate che noi abbiamo ricevuto, hanno aggiunta la loro totale e insensibile indifferenza, mentre noi, ingobbiti dalle legnate, camminavamo zoppi e doloranti, mentre loro facevano finta di non vedere e voltate le spalle andavano a inebriarsi di antico, emotivo ed estetico latinorum.

        La realtà non sempre è bella, così come la verità non è sempre piacevole, ma questa è la realtà, questa è la verità. E siccome, il sacro ministero lo svolgo io, non chi una volta alla settimana va a inebriarsi di tridentinismi, spero che nessuno abbia l’ardire di replicare … no, no! Le cose non stanno a questo modo! Della serie: si eviti di aggiungere bastonate alle bastonate e di cospargere di sale le ferite di molti preti che sanguinano, mentre i fedeli prendono la strada più emotiva, facile e de-responsabilizzante ritenendosi nel giusto che più giusto non si può.

  23. Quando la messa era in latino le persone semplici che avevano e elementari, mentre il prete diceva messa, pregavano per conto loro, oppure recitavano il Rosario, e si fermavano solo alla Consacrazione, predica e benedizione finale.
    La Nuova Messa serve a far partecipare meglio i fedeli alla celebrazione!
    È Vero che la Messa attuale in Certi momenti andrebbe migliorata, però Benedetto XVI ha sbagliato a fare questo “regalo” ai Lefbvriani, e ai loro simpatizanti, visto che il loro astio, più che alla messa, è verso il Concilio Vaticano II.

    1. E lei sbaglia a ritenere che fu un regalo ai lefreviani. Era doveroso liberalizzare il Vetus Orso dopo la rimozione della scomunica ai lefreviani, per mettere in chiaro che la scomunica nulla aveva a che vedere col rito liturgico da essi seguito. Rito che (tra parentesi) non era il rito antico, ma quello ordinario prima della riforma liturgica da essi ricusata.

      1. Caro Stefano,

        la scomunica ai lefebvriani venne rimossa, ma essi stessi si auto espellono dalla chiesa ogni volta che dicono che il Concilio Vaticano II è eretico.
        Più che doveroso! “liberalizzare il Vetus ordo”, era meglio ordinare loro di rientrare nei ranghi, oppure lasciarli in mezzo alle tante sette sedevacantiste.

        1. Certo, dire che il CVII è eretico è un giochino autoeretico. Non è però solo una scemenza, è anche un errore di generalizzazione, certamente becero e ignorante, che attacca in modo strabico il Concilio avendo in mente le eresie che circolarono liberamente nella Chiesa post-conciliare.

          Naturalmente, chi parla in questo modo si scredita da solo, ma perché stigmatizzare il Vetus Ordo? E’ un tesoro della Chiesa! Come si fa ad abbandonarlo alla damnatio memoriae come la messa dei tradizionalisti, dei nostalgici dell’ancien régime, degli ignoranti che si danno le arie?

          Perché la Chiesa non se ne dovrebbe riappropriare, magari invitando più gente a frequentarla, se non altro per diluire tra i banchi la concentrazione dei cafoni con la puzza sotto il naso? Perché non celebrarla magari in San Pietro in una o più occasioni durante l’anno?

          Questa divisione in fazioni tra gli eretici in paramenti arcobaleno e gli eretici con monocolo e codino è certamente opera del diavolo. L’abito della Sposa ne esce lordato e lacerato, e il suo volto deturpato in misura tale che fa male al cuore.

          1. Stefano,

            io non condanno il vetus ordo a priori, ma la maggior parte di fedeli che seguono questo rito è fermo al catechismo di San Pio X e considerano il magistero della Chiesa concluso con la morte di Pio XII.
            Il Vetus Ordo in sé non è un male, ma viene strumentalizzato dai cattofarisei (tradizionalisti).

          2. Caro Michele,

            mi inserisco nella discussione tra lei e Stefano: figurarsi se sono contrario io! Come ho spiegato in una mia lunga risposta sotto, tra il 2010 e il 2011 ho insegnato a diversi sacerdoti italiani e stranieri a celebrare con il “messale tridentino”.

            Tutto ciò che viene stabilito e dato da un Sommo Pontefice, in qualsiasi materia, che costui si chiami Pio XII, Benedetto XVI o Francesco I, per me è elemento da accettare e diffondere.

            Non solo, i Vescovi, non hanno male accolto quel motu proprio, perché, come già ho spiegato, diversi di essi si affrettarono anche a cercare nei loro presbitèri dei sacerdoti anziani in grado di celebrare con quel Messale, avendovi celebrato in precedenza ed essendo stati formati in quel rito e consacrati sacerdoti in quel rito.

            Per qualsiasi sacerdote non cresciuto e non formato in quel rito, celebrare con il Messale di San Pio V non è infatti cosa facile, soprattutto se non conosce bene il latino. Infatti, come ho spiegato nella mia lectio, quel rito si colloca in una dimensione ecclesiale e soprattutto pastorale che oggi non esiste più. E se non conosci la storia, la dimensione ecclesiale e pastorale che ha prodotto quel rito, anziché celebrare rischi solo di mettere in piedi una recita di basso e infimo livello.

            Perché invece per me, che pure sono nato nel 1963 e cresciuto con il Messale di San Paolo VI dato nel 1969, fu invece possibile l’approccio con quel rito? Per il semplice fatto che ho dedicato molto tempo e studi approfonditi alla dogmatica in generale, alla dogmatica sacramentaria in particolare e soprattutto alla storia della teologia dogmatica e sacramentaria, pertanto sapevo, rigo per rigo, edizione per edizione modificata e data attraverso i secoli, che cosa fosse il Messale di San Pio V.

            Le buone intenzioni di Benedetto XVI sono fuori discussione, come lo sono quelle dei Vescovi e dei Sacerdoti che hanno ben accolto quel motu proprio, però, quando abbiamo visto il genere di pubblico e di soggetti critici e divisori si sono radunati attorno a quel Messale, come ho spiegato in più risposte ai vari commenti, ci siamo affrettati a rimetterlo nello scaffale della biblioteca.

            E ciò che dico – con buona pace di chi mi ha contestato – sono fatti che numerosi Vescovi e Sacerdoti, tutt’altro che prevenuti, possono confermare.
            A mentire non sono io, sono invece quelle persone che vorrebbero dare a intendere che attorno alla “messa tridentina” si radunano fedeli assetati di sacralità e preghiera, di giovani in cerca di purezza e via dicendo … menzogna, menzogna, menzogna! Anzi dico di più: mentono sapendo ideologicamente di mentire, perché proprio quelli che hanno contestato me in quei toni, anteponendo inesistenti assemblee meravigliose, sono i primi che entrano ed escono da quella Santa Messa sprezzando il Santo Pontefice Paolo VI, la riforma liturgica e tutto quanto il “conciliabolo eretico” Vaticano II.

            Vi narro solo un fatto, provato e documentato, perché ben 18 persone possono confermare ciò che adesso racconterò, anche perché spesso, quando mi arrabbio, lascio poi il ricordo nel tempo. Accadde una volta, nel 2012, che mi fu chiesto se potevo celebrare per un’assemblea con quel Messale, ed io accettai.
            Dunque …

            1. i due “ministranti” che mi avrebbero dovuto assistere erano due giovani “checche impazzite“, anzi presumo una vera e propria coppia di fidanzatini; e sinceramente – senza nessuno offendere e discriminare – posso garantire che assieme a me all’altare, due “checche impazzite” non ci vengono manco per il rotto della cuffia ;

            2. con una spocchia che non vi dico, giunge un altro dei caporioni, un ricco avvocato di successo sessantenne risultato poi con due divorzi in attivo alle spalle e con una nuova compagna molto più giovane di lui presente anch’essa a quella “rappresentazione teatrale”, il quale in tono perentorio mi domanda se avevo la berretta perché non me l’aveva vista. Risposi “certo che no!” E replicai: “Guardi, io posseggo solo un saturno di castorino, dono di una carissima persona, che indosso tre o quattro volte all’anno in inverno esclusivamente quando fa molto freddo. Non posseggo altri copricapo”. Ribatte lui: “Eh, ma non va bene!”. In modo molto irritato gli feci presente che nell’edizione tipica del Messale del 1962 l’ordinamento non prevedeva che il celebrante andasse all’altare a capo coperto, perchè l’obbligo dell’uso della berretta era stato abolito. Al ché lui replica: “Ah, ma quello è il Messale di Giovanni XXIII, che era già un messale ereticale, noi usiamo l’edizione precedente”.

            Ebbene, volete sapere che cosa risposi? Esattamente questo: “Senta bene, caro avvocato, adesso lei si prenda sottobraccio questi due frocetti già vestiti con la vestina nera e la cotta di pizzo merlato e assieme a loro veda di andare affanculo!”. E detto questo per inciso mi scuso con i Lettori, però mi sentirei a dir poco un ipocrita a scrivere “affan….”, perchè non gli dissi “affan ” e “quattro puntini” gli dissi proprio affanculo e come la dissi la riporto.

            Il tutto espresso col massimo rispetto per i gay, che tra di loro non esitano a darsi dei froci, a partire dal mio grande e compianto amico Paolo Poli che a certi tipi li chiamava “froce isteriche” … e se non era un gay fatto, finito e rifinito questo grande maestro del teatro italiano, non saprei proprio chi mai potesse esserlo.

            E in quel 2012 cessai di celebrare pubblicamente con quel Messale, analogamente a molti altri miei confratelli che si sono ritrovati in situazioni analoghe che non sono affatto né casi limite né casi isolati. Questo senza nulla togliere alle molte brave persone che perlopiù amareggiate dai preti che scempiano la liturgia nei peggiori modi, tra stravaganze e abusi rasenti a volte il sacrilegio, cercano rifugio in quel rito; e li capisco, come ho detto e ripetuto.

            Insomma: certe persone dovrebbero ascoltare e far tesoro delle esperienze di noi Sacerdoti, appunto perché, a celebrare, siamo noi; quindi siamo noi che non poche volte ci siamo ritrovati in situazioni di questo genere, ed ancora ripeto non poche volte.

  24. Mi è capitato solo una volta di partecipare, onestamente per curiosità, ad una messa tridentina tenuta nella mia diocesi. Nei miei limiti, non ci ho visto niente ma proprio niente che non potesse essere presente in una messa regolare se solo fatta come si deve. Io capisco perfettamente che di fronte a messe rovinate da musiche raccapriccianti, con ritmi e testi da canzonetta italiana romantica, o sciatterie liturgiche varie, uno provi l’istinto di rifugiarsi in un rito che pone l’enfasi sulla forma e il raccoglimento, ma ci sono dei problemi palesi anche il quel rito e il più evidente è quello del linguaggio. Se per scappare da una estetica oggettivamente spesso brutta ci si rifugia in un’estetica retrò si rimane sempre nel campo dell’apparenza , e non so quanto ci si avvicina maggiormente alla sostanza. Faccio un esempio visto in quella celebrazione, senza voler condannare in nessun modo le persone dell’esempio, perchè sono due atteggiamenti di cui sono stato in modi vari colpevole anch’io. Nella panca accanto erano presenti una madre ed una figlia, entrambe con velo tradizionale: la prima ha passato tutto il rito in una sorta di passione mistica struggente e molto esteriorizzata, la seconda a controllare il cellulare. Ripeto, non è un puntare il dito, ma voglio solo dire che le debolezze umane sono più potenti di qualsiasi forma rituale; forse alla fine è meglio cercare tutti di rendere onore a Dio con un unico rito imperfetto piuttosto che creare uno spazio in cui per presunzione di perfezione si possano incistare più facilmente certe naturali (ma deleterie)…

  25. Guardi che il 90% delle persone che partecipano al Rito Antico se ne infischia di quella che fosse la messa “delle origini”. Sono fedeli, non studiosi o archeologi. Quello che apprezzano è la solennità, l’ordine, la compostezza di gesti codificati che comunicano rispetto e adorazione a Dio. Tutto qui.

    Lei, come Don Ariel, preferisce attaccare dei tradizionalisti che esistono più nella vostra immaginazione che nella realtà, e, nel nome della critica (legittima) a certi loro difetti idiosincratici (quale “gruppo” non ne ha?) , godrà nel vederli privati anche di questo dono, e costretti a girovagare da una parrocchia all’altra alla ricerca di un prete che non li ammorbi di prediche moderniste e li violenti con liturgie sciatte.

    Un sondaggio recente ha mostrato che il 70% dei cattolici americani non crede alla Presenza Reale. Vuol provare a fare lo stesso sondaggio tra i fedeli del Vetus Ordo? In Francia il 2% della popolazione va a messa tutte le domeniche. Vuol conoscere le percentuali tra i fedeli Vetus Ordo?

    Ma di tutto questo, a lei e a Don Ariel, non importa nulla. Perché, chiaramente, il problema della Chiesa d’oggi è il “rigidismo”. Come no.

    1. … quindi, quando io nel corso degli anni ho udito numerosi – e ripeto molto numerosi – frequentatori di questo venerabile rito i quali asserivano come dischi rotti incantati cose del tipo:

      1. La Messa di Paolo VI è una falsa Messa costruita per compiacere modernisti e protestanti;
      2. la Messa di Paolo VI ha abolito l’aspetto dell’Eucaristia come sacrificio ;
      3. il Concilio Vaticano II è l’origine di tutti gli attuali mali della Chiesa ;
      4. chi vuole partecipare alla vera Messa può solo partecipare alla “messa di sempre” ;
      5. i preti che celebrano con il vetus ordo missae hanno veramente fede quelli che celebrano con il novus ordo missae no ;
      6. ecc … ecc …

      … dovrei dedurre che tutte le numerose persone che mi hanno detto e ripetuto cose di questo genere nel corso degli anni, esistono solo nella mia fantasia, come lei asserisce?
      Per caso, mi sta dando forse del bugiardo?

      Intendiamoci: se io, che pure ho insegnato tra il 2010 e il 2011 a diversi sacerdoti italiani e stranieri a celebrare in modo adeguato con il Messale di San Pio V, dopo avere conosciuto e toccata con mano la natura e l’astio di gran parte dei fedeli che partecipano alla Messa celebrata con questo rito, sono giunto a invocare che il motu proprio che ne consente l’uso sia revocato, non crede che abbia conosciuto molte e molte persone che hanno prodotto in me numerose esperienze negative? E le assicuro che sono in grado di distinguere i “casi isolati” o i “casi limite” da un pensiero, uno stile e un costume diffuso che lei ostinatamente nega, ossia il disprezzo da parte di queste persone verso la “nuova Chiesa nata dal conciliabolo”, come loro lo chiamano.

      Non crede che le persone che usano questo rito per rigettare la riforma liturgica e un intero concilio, siano apparse ai miei occhi così numerose e dannose al punto da portarmi a certe ovvie conclusioni e auspici?

      Se lo domandi, prima di dire che certe persone e situazioni esistono solo nella mia fantasia.

      Aggiungo e concludo: lei non immagina neppure quanti e numerosi messaggi abbiamo cestinato presso la nostra redazione, scritti da persone che da una parte magnificavano questo rito santissimo, dall’altra parte gettavano valanghe di odioso letame su Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II … e non parliamo di Francesco I.
      Ecco, sono tutte persone che ogni domenica vanno a inebriarsi di “magico latinorum tridentino”, dopo avere disprezzata la Chiesa, i Pontefici, i Vescovi e i Sacerdoti che “celebrano con il messale massonico bugniniano”. Pero … eh, però ricevono il Santissimo Corpo di Cristo inginocchiati alla balaustra, questo è ciò che conta: la forma esteriore che tanto emoziona.

      1. Beh, Messa protestante, per quanto espressione più giornalistica che scientifica, indica non solo o non tanto le affinità della forma della Nuova Messa con alcuni riti protestanti, quanto le intenzioni da cui è nata:

        “Il Padre Annibale Bugnini, esecutore della riforma liturgica, ha chiaramente confessato che di questo si è trattato: per facilitare ai nostri fratelli separati il cammino dell’unione, scartando ogni ostacolo che avrebbe potuto costituire anche solo l’ombra del rischio di una pietra d’inciampo o di un dispiacere.

        Paolo VI stesso ha confidato al suo amico, lo scrittore Jean Guitton, che la sua intenzione di cambiare la Messa veniva dal desiderio di un riavvicinamento con i protestanti. Guitton testimonia:
        L’intenzione di Paolo VI su ciò che è comunemente chiamata la Messa, era di riformare la liturgia cattolica in modo tale che potesse coincidere con la liturgia protestante. Vi era in Paolo VI l’intenzione ecumenica di togliere, o almeno di correggere, o almeno di affievolire, ciò che era troppo cattolico in senso tradizionale nella Messa e, lo ripeto, avvicinare la Messa cattolica alla Messa calvinista”.
        http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV1976_Le_Sel_Messa_di_Lutero_7.html#14_

        O queste affermazioni sono fake?

  26. Riporto questa spiegazione

    È opportuno distinguere fra la celebrazione dell’agape il pasto fraterno e quella dell’eucaristia, che originariamente seguiva l’agape e più tardi la precedette. Ho trattato il problema in dettaglio nella mia opera Beracha.

    Nei primi secoli, quando il numero dei membri della comunità era ancora ristretto, si era conservata a fedele imitazione dell’Ultima Cena la medesima disposizione dei posti, tanto più che essa corrispondeva alle usanze dell’epoca.

    Diverse chiese domestiche della Chiesa primitiva, di cui si sono trovate le fondamenta nelle regioni alpine, lo provano chiaramente. Al centro di un locale relativamente piccolo – circa 5 x 12,5 metri –, si trova un banco in pietra semicircolare, capiente da quindici a venti posti. Nelle città, dove il numero dei fedeli era più elevato, si era costretti ad aggiungere dei tavoli supplementari. Il vescovo e i presbiteri stavano seduti a uno di questi, i fedeli negli altri, uomini e donne separatamente.

    Nella Lettera ai Galati (2,11-12), l’apostolo Paolo rimprovera all’apostolo Pietro di avere preso cibo con i giudei convertiti, evitando i pagani convertiti. Mentre per i pasti in comune, le agapi, si stava seduti a delle tavole, per la celebrazione dell’eucaristia ci si alzava e ci si andava a porre dietro il celebrante.

  27. Caro Don Ariel,
    ho un commento sull’argomento che ha analizzato nel suo video. Ho sempre desiderato che l’omelia del celebrante aiutasse i fedeli a comprendere la Parola di Dio ma anche a passare alla celebrazione della liturgia eucarestica proprio facendo comprendere le parole delle anafore dal momento che anche la Liturgia è considerata in qualche modo uno dei rivoli della Rivelazione.
    Purtoppo pochissimi sacerdoti lo fanno. Consideriamo ad esempio la seconda Preghiera Eucaristica. Perchè non commentare mai l’espressione : ” e Ti rendiamo grazie per averci ammesso alla Tua Presenza a compiere il servizio sacerdotale ” oppure “celebrando il memoriale della morte e resurrezione del tuo Figlio “? Penso che approfondire queste espressioni e altre delle quattro preghiere eucarestiche aiuterebbe moltissimo i fedeli ad entrare nel mistero dell’Eucarestia. Lei che ne pensa a proposito?

  28. Ha fatto bene p. Ariel a ricordare che la riforma varata da S. Paolo VI, per quanto migliorabile, conserva la sostanza del Sacramento. Circa l’uso del messale di S. Pio V (nella versione del 1962) condivido le sue severe critiche alle distorsioni ideologiche che hanno creato il mito della “messa di sempre” e l’anti-mito della “messa protestantica”. E ben fanno i sacerdoti che rifiutano la messa antica in contesti inquinati da rancore verso la Santa Sede o da vuoto estetismo. Celebrare in questi casi sarebbe veramente danzare attorno al vitello d’oro.
    Mi permetto di dissentire (sperando di poter restare ugualmente sull’Isola di Patmos) circa il rimedio proposto: perché negare il VO a chi desidera accostarsi ad esso con l’intento di santificarsi con questa lex orandi? Semmai il motu proprio necessita di saggi custodi che tengano a bada i personaggi da lei dipinti e, mi permetto di dire, esso andava meglio coordinato con la forma ordinaria. Non era proprio possibile arrivare almeno a un calendario condiviso?
    Infine, mi pare che lei suggerisca un messale che ponga fine a questa non facile dicotomia. E, se ho ben capito , che intervenga sul messale paolino con il recupero di alcuni elementi della tradizione. Era un’idea espressa da Ratzinger prima del pontificato, quando auspicava un nuovo movimento liturgico. Temo che sia la classica soluzione che per miopia non piacerebbe a nessuno: gli uni griderebbero alla restaurazione tridentina, gli altri al tradimento del messale piano. Che spazi di manovra ha la Santa Sede in una Chiesa così rissosa (vedi Germania)?

  29. Oggettivamente c’è un implicita (ripeto: implicita) vena scismatica nella partecipazione a queste messe, ideologica più che teologica. Ma l’implicita vena scismatica si contrappone a chi ha preso possesso della Chiesa (anche tramite la liturgia), come Lercaro, Dossetti (che si vantava di aver orientato il voto del concilio sulla liturgia grazie alla sua esperienza parlamentare alla costituente; sta scritto), a Bughini o come si chiamava [N.d.R. Annibale Bugnini], ai loro nipoti e nipotini tracotanti Alberigo, Melloni, Bianchi. Costoro hanno ideologizzato la chiesa come “riserva della repubblica” da sinistra. Per costoro tutto era ideologia (Lercaro era oggettivamente instabile, i testi li scriveva Dossetti).

    Alla massoneria non interessa influenzare la liturgia cattolica. Piuttosto esisteva un movimento liturgico nordeuropeo su cui sono saltati al volo i sostenitori di una sinistra cattolica. Inoltre nel Nordeuropa sta arrivando l’ideologia femminista, che prevarrà, e la liturgia seguirà. Non avete ancora visto niente: io avevo l’ufficio sulla Domplatz di Muenster e ho visto il Katholikentag di Münster 2018 con tanto di simpatica vescova svedese. Dall’altra parte (avrà verificato; io sì) c’è una saldatura tra vetus ordo e destra politica. Caro p. Ariel, Lei vuole troppo, mettere d’accordo due estremi ideologici colla teologia: l’ideologia se ne frega della teologia. Poi chi scrive di com’era la chiesa primitiva: che vuol dire? In nuce la Chiesa era nel cenacolo dopo la Resurrezione, ma in quanto cattolica si è estesa ai gentili, ha conosciuto la filosofia greca, il diritto romano, la…

    1. La vena scismatica può essere presente in alcune persone o in alcuni gruppi, ma sarebbe sbagliato assecondarla esacerbando gli animi e lasciando intendere che la semplice partecipazione al rito è un atto scismatico o para scismatico.
      D’altra parte, preoccuparsi dello scisma implicito di gruppuscoli minoritari è come voler togliere la pagliuzza senza curarsi della trave. Nella Chiesa è in atto dal post Concilio uno scisma sotterraneo (come anche lei notava) che ha allargato a dismisura la faglia tettonica apertasi nel secolo scorso con l’eresia modernista. Se la Chiesa non saprà ricomporre queste divisioni (e tutto lascia pensare che non saprà farlo) la situazione sarà presa in mano da Cristo stesso.

      1. Questo suo, non è semplice buon senso, ma «… sapientia quae ex ore Altissimi prodisti» (sapienza che esce dalla bocca dell’Altissimo)

  30. Caro don Ariel, io sono un semplice fedele laico (senza formazione teologica) che frequenta la S. Messa in rito antico da dieci anni esatti e le posso dire che mi piace molto perché mi sembra che abbia un maggiore senso del sacro e le omelie che ho ascoltato (a volte anche di sacerdoti della Fraternità S. Pio X, che però non ho più frequentato) mi piacciono molto perché esortano ad avere uno sguardo aperto al soprannaturale, anziché parlare solo di problemi sociali (come l’immigrazione, il prezzo dell’olio e dei pomodori: mi creda, non sto scherzando). Anche se trovo la sua proposta eccessiva, la ringrazio per lo stimolo a riflettere. Purtroppo ho notato anch’io che i fedeli laici come me che frequentano queste Messe sono “teste dure” e, da un punto di vista umano, non mi ci sono trovato bene e non è nata nemmeno una vera amicizia. Questo un po’ mi ha deluso. Magari, quando sarò un po’ più libero dal lavoro, mi piacerebbe scriverle un’email in privato. La ringrazio di nuovo e prego per i sacerdoti come lei, affidandoli a S. Michele Arcangelo e ricordandoli in una decina del Rosario.

  31. Consiglierei al signor “nomessatridentina” – che si diletta nel copiaincollare da riviste oscene senza citarne né il titolo né l’autore – di risparmiarci le fantasiose ricostruzioni storiche dei cattivi maestri Carmen Hernandez e Pedro Farnes e la pseudo teologia sacramentaria del falso profeta Kiko Arguello.
    Egli, da buon neocatecumeno, è assolutamente inconsapevole di ciò che scrive, ripetendo a pappagallo i medesimi concetti espressi dal primo dei volumi, ispirati parola per parola dal diavolo, degli “Orientamenti alle equipes dei catechisti per la fase di conversione”.
    Non sono certo l’avvocato difensore di Don Ariel, ma dubito fortemente che abbia proposto l’abolizione del Motu Proprio Summorum Pontificum sulla base delle argomentazioni esposte dal kikiano figuro.
    Torni pure a predicare il seder pasquale nei meandri della sua setta gnostica-giudeo-luterana, ricettacolo dei peggiori sacrilegi contro il Corpo di Nostro Signore Gesù Cristo.

    1. Lungi da me ergermi a moderatore, ma potrei umilmente consigliarle di non trasformare i commenti in attacchi personali? Glielo chiedo per l’edificazione di tutti noi.

      1. Caro Stefano cosa ci vuole fare? Deve essere la conseguenza del lockdown e non solo quello dovuto al Covid19. Certe persone sono incapaci di dialogare pacatamente, non sanno fare altro che essere violenti, aggressivi.
        Stendiamo un velo di misericordia e di pazienza!

        1. Mi dispiace e le chiedo sinceramente scusa. Non era mia intenzione polemizzare ma sono stato tratto in inganno da alcuni concetti da lei espressi che mi ricordavano la catechesi di Carmen Hernandez sull’Eucaristia. Purtroppo, avendo trascorso parecchi anni all’interno del Cammino, faccio fatica a moderare il linguaggio quando penso di aver a che fare con uno di loro, ripensando alle tante umiliazioni subite.
          Sono mortificato per il frainteso e mi scuso nuovamente.

  32. Qualcuno per cortesia, può spiegarmi cosa significa che nella Messa Tridentina c’è più senso del sacro? Cosa si intende per senso del sacro? I canti gregoriani forse? A dire il vero si possono cantare anche nella Messa di Paolo VI.

    I paramenti pesanti? Se non erro si possono usare anche nella Messa di Paolo VI, la lingua latina?
    Anche la Messa di Paolo VI si può celebrare in latino.

    La posizione coram Deo? Io ho assistito a una Messa di Paolo VI ad un altare ad paretes,nella quale il sacerdote celebrava coram Deo.

    Quindi qualcuno mi spieghi, per cortesia, in che senso ritiene la Messa di Pio V trasmetta più sacralità?

    Io penso che i due riti siano molto simili,anzi lo stesso rito, ma quello di Papa Paolo VI è più idoneo alla ecclesiologia e alla cultura e mentalità attuale.

    Ho piuttosto la sensazione che la Messa Tridentina, per alcuni, sia piuttosto una moda, come quei giovani sacerdoti vestiti con la berretta tricorno. E’ un desiderio di novità, non di ritorno all’antico.

    1. Se sono lo stesso identico rito, provi a mettere a fianco i due ordinari e vedere quanto sono simili. poi faccia lo stesso anche con il temporale e valuti.

      poi se sono lo stesso identico rito, come fa a dire che la Forma Ordinaria è più idonea ai tempi attuali. se sono lo stesso rito, sono tutti e due idonei…

      Poi personalmente io sono il più grande fautore della “riforma della riforma” almeno per quello che riguarda l’Ordinario, e la Forma Straordinaria guadagnerebbe soltanto da avere cose come la possibilità di avere le orazioni cantate e le letture in italiano, una preghiera dei fedeli, una terza lettura, e la Forma Ordinaria ci guadagnerebbe dall’avere un ciclo delle letture annuale e non triennale, una maggiore ‘fissità’ nell’uso delle preghiere eucaristiche, il vecchio offertorio e il vecchio rito di frazione, un maggiore uso del canto di letture e preghiere etc..

  33. E’ un copia e incolla

    “è vero che il messale in uso fino alla riforma postconciliare è stato codificato da san Pio V (XVI secolo), ma l’ordo, cioè la struttura e i testi, della messa tradizionale risale a san Gregorio Magno (VI secolo) tanto che essa può a giusto titolo essere chiamata anche messa gregoriana”. Si può provare invece, con i dati storici in mano, che l’ordinario della messa di Paolo VI somiglia più all’ordinario della messa in uso nel tempo di Gregorio Magno di quanto somigli ad esso l’ordinario della messa di Pio V.

    Anche se è difficile determinare in concreto quali riforme liturgiche Gregorio Magno (590-604) abbia realizzato, alcuni dati sull’ordinario della messa nei secoli VI/VII li abbiamo. Se ci soffermiamo sul cuore della messa, la cosiddetta liturgia eucaristica, notiamo che fino al secolo VIII nell’offertorio della messa troviamo una sola orazione alla fine del rito: l’orazione super oblata, detta più tardi secreta. Nel Messale di Pio V, l’offertorio contiene numerose orazioni, 8 nell’edizione del 1962, senza contare le 4 che accompagnano l’incensazione nelle messe solenni (Suscipe, sancte Pater; Deus, qui humanae substantiae; Offerimus tibi, Domine; In spiritu humilitatis; Veni, sanctificator; Lavabo inter innocentes; Suscipe, sancta Trinitas; Orate, fratres; Secreta). Il Messale di Paolo VI conserva

    [N.d.R. il messaggio è giunto con la frase finale tronca, forse manca una parola, precisiamo solo che nessuno l’ha tagliata]

    1. è discutibile dire che l’Ordinario della Messa all’epoca di Gregorio Magno fosse più simile a quello di Paolo VI (per legge o di fatto). per esempio:

      – non c’era il Gloria nella domeniche, eccetto che nelle messe pontificali;
      – non era recitato il Credo;
      – la preghiera dei fedeli era discretamente fissa e la risposta era standardizzata, il Kyrie eleison (altro che la variabilità assurda attuale!);
      – c’era una solo preghiera eucaristica, il Canone, con alcune parti molto variabili, come il prefazio (ve ne erano più di 100), il communicantes e l’hanc igitur (che cambiavano a seconda della festa celebrata, e non a piacere), più il memento dei morti da inserire nelle messe per i defunti.

      Il Messale di Pio V ha sempre il Canone, ma più fisso (solo 11 prefazi, 6 communicantes, 3 hanc igitur) ma la situazione è più simile a quella gregoriana di quella di adesso con le 4 e più preghiere eucaristiche che un sacerdote può scegliere praticamente a piacere più un numero di prefazi incontabile e di qualità spesso bassa ;
      – per la questione dei riti di frazione ne ho già scritto in un commento precedente e non mi ripeterò

      Pace e bene

  34. Buon giorno Padre Ariel,

    poiché nel mondo dei tradizionalisti, quelli più radicali continuano a predicare la dubbia o certa invalidità del nuovo rito di S. Paolo VI (oggi in un sito cattolico ho visto che era in corso una conferenza dal titolo la Messa di sempre non è la nuova Messa etc.) avendo presente che la Chiesa esercita l’infallibilità anche nel mantenere immutata la sostanza di tutti i Sacramenti come nel caso di riforme della liturgia, si può dire che tutti quei cattolici che la pensano diversamente pecchino anche di eresia?

    1. Caro Vincenzo,

      è sempre un piacere leggere i commenti dei nostri “vecchi” lettori che ci seguono sin dagli inizi del nostro cammino su L’Isola di Patmos.

      La Chiesa non può alterare la sostanza dei Sacramenti, come lei ricorda a chi ci legge, perché dei Sacramenti di grazia è attenta custode e fedele dispensatrice, non padrona, in quando, i Sacramenti, non sono beni disponibili.

      La Chiesa – e la Chiesa sola – per il mandato dato da Cristo Dio a Pietro e al Collegio degli Apostoli da lui presieduto, può stabilire nuove discipline nelle varie materie, compresa la sacra liturgia. E ogni volta che la Chiesa, attraverso un atto di magistero, stabilisce ciò, i fedeli devono aderire con fede, proprio perché si chiamano “fedeli”, che non a caso vuol dire: fedeli all’insegnamento della Chiesa.

      Rifiutare gli insegnamenti della Chiesa e le discipline da essa date in materia di dottrina e di fede, di morale o anche di sacra liturgia, può comportare, secondo la gravità, il rischio di incorrere nei cosiddetti “delitti” di eresia o di scisma.

      Sono il primo a dire e sostenere, con ragionevoli motivi e prove di carattere scientifico, che quella che doveva essere una necessaria riforma liturgica, animata da tutte le migliori intenzioni, nella stagione del post-concilio ci ha portati a non poche forme di abusi arbitrari che hanno generato un vero e proprio caos liturgico, però, a porvi rimedio, può provvedere solo la Chiesa. I vescovi, i sacerdoti e i teologi, possono avanzare perplessità, fare studi e auspicare e supplicare che si corra quanto prima ai ripari, per esempio con una riforma della riforma, ma chi deve riparare è appunto la Chiesa.

      In caso contrario si corre il rischio che certi soggetti si ritaglino la Chiesa che a loro piace o il rito che più li emoziona. Perché poi, se andiamo a vedere, è di questo che si tratta: di emozioni soggettive, non di fede.

      1. Esatto!!
        Se mi sbaglio mi corregga, ma l’atteggiamento di alcuni tradizionalisti, non voglio generalizzare, c’è molta brava gente tra chi segue la Messa Tridentina, somiglia a quello di Lutero e dei protestanti. Anche Lutero voleva salvare la Chiesa, la voleva riformare, pensava che la Chiesa sbagliasse completamente e quindi era da correggere, da riportare sulla retta strada. Anche lui era convinto di agire per il bene della Chiesa, voleva migliorarla. Ad un certo punto, non riconobbe più l’autorità del Papa, voleva correggere anche lui, facendo dei grossi errori e provocando uno scisma, che ancora oggi subiamo.

        Anche Lutero, con argomenti diversi,voleva purificare la Chiesa, ma a modo suo e per questo, non riconobbe più l’autorità del Papa e dei Vescovi, facendo di lui stesso il centro di tutto, dimenticando che il potere delle chiavi, Cristo, lo ha dato a Pietro e ai suoi successori e che la Chiesa si basa su colonne che sono gli apostoli ed i loro successori.

        1. Tutto storicamente e dottrinalmente giusto.

          Posso solo aggiungerle a titolo di cronaca la mia esperienza sacerdotale: il ministero di confessore e di direttore spirituale, lo esercito perlopiù con sacerdoti. I penitenti che si avvalgono di me come confessore, sono infatti più sacerdoti che laici.
          Una volta un giovane e splendido confratello di 32 anni, bravissimo sacerdote, ben formato e preparato, molto attento alla dottrina e al sacro decoro liturgico, mi narrò che il vescovo lo aveva nominato parroco di una popolosa parrocchia. Quindi mi narrò che la prima domenica era rimasto pressoché sconvolto:

          1. una assemblea scomposta e male educata ;
          2. canti inadeguati accompagnati da chitarre suonate male e tamburelli vari ;
          3. laici che si muovevano sul presbiterio come fosse spazio loro ;
          4. animatrici liturgiche che quasi avrebbero detto al celebrante “spostati che mi fai ombra” ;
          5. ministri straordinari della Comunione che pretendevano come una sorta di diritto acquisito di distribuire l’Eucaristia pur non avendo il celebrante bisogno di essere aiutato perché impiegando solo alcuni minuti in più poteva fare lui ;

          ecc … ecc …

          Si trattava della classica parrocchia che, i suoi due precedessori, avevano interamente appaltata a uno dei vari movimenti laicali che l’aveva trasformata in una sua proprietà, liturgia inclusa.

          Alla richiesta di consiglio risposi: metti in conto che così stando le cose dovrai patire per un paio d’anni, forse procacciandoti la gastrite e i calcoli al fegato. Infatti, il bravo sacerdote, i fedeli li corregge con pazienza e dando soprattutto l’esempio, non rivoluzionando tutto, fosse anche a fin di bene, appena arriva, perché in quel caso le persone possono irritarsi molto, quando credono di agire nel giusto e necessitano di essere educate, non messe in riga dalla sera alla mattina. Quindi:

          1. se tu passi dieci volte dinanzi al tabernacolo nello spazio di cinque minuti, inginocchiati per dieci volte, se non oggi domani o domani l’altro, vedrai che raccoglierai frutto ;
          2. fingi di non udire chitarrine e tamburelli, isola le orecchie e celebra come sai fare il Sacrificio Eucaristico con sacra devozione, vedrai che raccoglierai frutto ;
          3. non prendere di petto le cosiddette “animatrici liturgiche” che ti hanno riempito il presbitèrio di cosiddette chierichette, fingi di non vedere tutte queste bambine messe a servire inopportunamente attorno a quell’altare che da sempre è stato luogo del tutto privilegiato per le vocazioni al sacerdozio, ma stai vicino il più possibile ai fanciulli, perché, proprio perché fanciulli, riescono a percepire nel sacerdote la dimensione del sacro, se tu gliela trasmetti, vedrai che raccoglierai frutto ;
          4. fingi di non comprendere che le catechiste sono delle emerite ignoranti non in grado di preparare i bimbi a ricevere i Sacramenti, ma soprattutto lasciale tutte al loro posto evitando guerre inutili, però tu, durante le lezioni di catechismo, fatti vedere e di volta in volta spiega qualche cosa ai bimbi, dicendo alla catechista che è bene che vedano e ascoltino un po’ anche il Sacerdote dal quale poi riceveranno i Sacramenti, vedrai che raccoglierai frutto ;
          5. non ti curare degli ultra sessantenni ex sessantottini ed ex figli dei fiori, perché tanto quelli sono pressoché persi e irrecuperabili, hanno sempre in testa Che Guevara e la canzone Dio è morto di Francesco Guccini, cura invece quanto più possibile adolescenti e giovani, perché quelli possono essere ancòra recuperati, vedrai che raccoglierai frutto ;
          6. vesti sempre la talare in chiesa e nei locali parrocchiali, affinché gli adolescenti e i giovani comprendano che quell’abito nero corrisponde alla persona che sei e alla scelta di vita che hai fatto, vedrai che raccoglierai frutto ;
          7. non andare con i giovani in pizzeria, od al bar a prendere un aperitivo, perché tu sei il loro pastore, tu sei sacro, non sei un loro compagnuccio di brigata, fagli sempre capire che li ami come dei figli ma che come un padre li attendi sempre a casa. Il buon padre non va a in giro a giocare all’amico del figlio, perché è il suo pilastro, la sua fonte di autorità e di autorevolezza, vedrai che raccoglierai frutto ;
          8. se in estate li porti alla colonia marina, tu non indossare il costume da bagno e non andare a fare in bagno con loro, rimani in pantaloni e possibilmente neppure con una maglietta, ma con le braccia coperte da una leggera camicia fino al polso, affinché comprendano che la tua vita comporta anche delle felici rinunce, cosa per la quale ti apprezzeranno, vedrai che ne raccoglierai frutto ;
          9. Non permettere mai a nessun giovane e soprattutto a nessuna giovane, a collaboratori parrocchiali, catechisti o catechiste, di chiamarti per nome e di darti del “tu”, perchè tu meriti tutto il rispetto dovuto alla tua sacra dignità sacerdotale, che deve essere percepita e come tale venerata dai fedeli, perchè sei un alter Christus, vedrai che raccoglierai frutto.

          Trascorsi nemmeno due anni mi invitò nella sua parrocchia a predicare per l’Ottava di Pasqua, questo è quanto:

          – fui servito all’altare da 12 chierichetti che parevano soldatini ;
          – giunsi all’ambone per la proclamazione del Santo Vangelo “scortato” da quattro chierichetti, due dei quali reggevano i lumi, altri due il turibolo e la navicella ;
          – il più piccolo di tutti non mi fece allungare neppure una volta la mano sul messale, perché per tutta la celebrazione fu lui a gestire il messale, voltare le pagine e aprirlo al segno giusto ;
          – durante la Preghiera Eucaristica tutta l’assemblea era inginocchiata ;
          – distribuii la Santa Comunione scortato da quattro chierichetti, due reggevano i lumi e altri due porgevano i piattelli sotto il mento dei fedeli ;
          – fu eseguito in gregoriano il Gloria Kyrie, il Sactus, l’Agnus Dei e dei canti classici durante la Santa Messa accompagnati dal suono d’organo e per il canto di Comunione e il Canto finale all’organo si unirono un violino e un flauto.

          Trascorsi così alcuni giorni in quella parrocchia a udire dai parrocchiani quanto stupendo e meraviglioso fosse il parroco che il vescovo gli aveva mandato e quanto loro ne fossero fieri e contenti.
          Quei quattro sessantottini rimasti fermi a Che Guevara e a Dio è morto di Francesco Guccini, senza che nessuno dicesse loro niente emigrarono spontaneamente in un’altra parrocchia, dove qualche parroco settantenne loro sodale faceva le catechesi stile collettivo Lotta Continua e durante le omelie predicava contro populisti e brutti ceffi della Destra.

          Ogni tanto mi domando che cosa insegnano ai loro preti i vescovi, sempre più simili a burocrati, a prefetti cattolici ammantati oggi di socialità e di pauperismo. Non perdo però tempo a cercare risposta, perché ho molto di meglio da fare: conosco infatti le miserie e, proprio per questo … duc in altum ! [«Prendi il largo e calate le reti per la pesca» (Lc 5,4)]

          1. Caro Padre Ariel, sfonda una porta aperta,tante delle cose che lei ha denunciato, le ho notate e denunciate anche io, ma invano.
            Del resto il caos,l’anarchia che domina nelle parrocchie è sotto gli occhi di tutti. La responsabilità di questa situazione è di tutti, preti, movimenti, parrocchiani, nessuno escluso.

            Nella mia esperienza noto una anarchia, un disordine,incredibile. La tirannia di alcuni parrocchiani è davvero insopportabile, la fanno da padroni e sono degli autentici despoti, i parroci debbono adattarsi a loro. Però diciamola tutta, questa situazione fa comodo anche ai sacerdoti, che delegando ai laici, possono liberarsi di tante seccature per fare la bella vita.

            Io non biasimo le tante persone che scappano dalle parrocchie, almeno nella mia esperienza, non mi meraviglio che tanti se ne stiano alla larga, io vedo un’ambiente è poco sano, pieno di assetati di potere, persone venali interessate, disadattati che cercano la loro dimensione per paura di affrontare la vita. Insomma non è un ambiente piacevole .

            Confusione liturgica, catechetica, pastorale, un circo un baraccone,che va avanti, quasi in modo inconsapevole. Sacramenti dati alla carlona a persone, in cerca solo di un motivo per fare festa. Potrei raccontare delle tante idiozie,comportamenti squallidi, che si vedono nelle messe parrocchiali, omelie interminabili e incocludenti, padre nostro, mani nelle mani etc. Anche sui canti e le chitarre sono d’accordo, non mi piacciono, come non mi piace vedere gli abusi liturgici continui.

            C’è una grande ignoranza,dei preti ma anche dei laici impegnati. La colpa è un poco di tutti.

        2. il problema di Lutero non era quello di rifiutare l’autorità del Papa e dei Vescovi, come la sua intenzione di riformare/purificare la Chiesa.

          Lui si era convinto di una specifica dottrina della grazia, del Sacrificio Redentore, della condizione umana posteriormente alla caduta etc e questa per lui era divenuta centrale, quindi tutto il resto è stato modificato a seconda di questa dottrina e le autorità ecclesiastiche venivano mantenute a seconda se si opponevano o meno a Lutero
          lo si vede anche dal fatto che la gran parte della comunità luterane hanno mantenuto almeno una sorta di episcopato, visto che molti vescovi aderirono alla sua eresia.

          Paradossalmente se il Vescovo Romano fosse passato al Luteranesimo probabilmente i Luterani avrebbero mantenuto una sorta di Primato del Papa.

    1. Ringrazio di cuore Luigi Bonini per avermi segnalato questa splendida riposta, molto più articolata di quanto potrei mai fare io.

      E no, Don Ariel, non la sto trattando da bugiardo. Solo di fare una ‘diagnosi’ parziale, e quindi di sbagliare totalmente la ‘terapia’ generale. Lei stesso denuncia un’animosità verso “certi” fedeli che non l’hanno difesa in certi contesti che, se è comprensibile, fa pensare che certe “analisi oggettive” servano più a regolare i conti con i suddetti soggetti, che a illuminare quanti cercano lumi in questi tempi oscuri.

      Lei, invece, mi sembra che non si faccia nessun problema a trattarmi da bugiardo (risposta a Michele del 10 Maggio alle 19h02), per il solo fatto di avere difeso la mia esperienza, REALE tanto quanto la sua. Altrettanto parziale, certamente, ma meritevole di essere presa in considerazione quando si espongono al pubblico ludibrio certe caricature di fedeli. E quindi rispedisco garbatamente il suo insulto.

      Detto questo, prendo quello che di buono c’è da prendere nella sua rampogna, ché il pericolo di ridurre tutto a ideologia è certo ben presente. Ma (mi ripeto), questo rischio non esiste, sempre e comunque, per ogni iota del Vangelo stesso?

      1. Signor Roberto,

        non può negare che il mondo tradizionalista sia contraddistinto da una antipatia nei confronti del Concilio Vaticano II, del Novus e dei Papi post-conciliari. Come saprà si criticano anche la riforma del 55 e il nuovo calendario e spesso si sentono epiteti indecorosi verso il Papa Regnante.
        Penso che questa cosa sia sbagliata e che andrebbe sanata con urgenza attraverso una maggior formazione sui testi del Concilio sull’esempio dei Padri conciliari più conservatori i quali nutrirono profonda obbedienza al Concilio.
        Il card Bagnasco ha più volte ricordato che il Card Siri chiedeva di leggere i testi del Concilio in ginocchio, a Palermo la figura del Card Ruffini è ricordata come colui che il Concilio l’ha applicato senza problemi.
        Purtroppo il tradizionalismo riflette la ribellione lefebvriana e non altro., almeno non ancora!
        Ciò che non condivido del pensiero del Rev Padre Ariel è la sua soluzione ma la diagnosi è vera e negarlo porta a tenere la polvere sotto al tappeto.

  35. Don Ariel,

    molti di quei fedeli sono solo disorientati da letture di autori sedevacantisti. Abolire semplicemente la messa tridentina significherebbe abbandonarli al sedevacantismo o all’ortodossia. Questo atteggiamento non mi sembra molto caritatevole. Hanno bisogno di sacerdoti ben formati, come lei.

  36. Caro Padre Ariel,
    per la stima che le porto, devo confessarle che mi provoca un immenso dispiacere constatare che, sulla questione del Motu Proprio, lei abbia sostanzialmente le stesse opinioni di quei due autentici sovvertitori che rispondono al nome di Massimo Faggioli e Nanni Moretti…ehm, pardon, Andrea Grillo.
    Io sono solito udire la Santa Messa nella forma straordinaria presso la Chiesa dei Santi Michele e Gaetano di Firenze, retta dall’ICRSS, e le posso assicurare che mai mi è capitato di incontrare, tra i parrocchiani, settari incattiviti, “cristiani ideologici” (come s’usa dire adesso) o pseudo-dandy affascinati dalla maestosità del rito.
    Vi ho sempre trovato tante belle famiglie, giovani devoti ed anziane signore che ogni domenica si prodigano in complimenti al mio bellissimo bambino di due anni e mezzo, che mia moglie (giapponese di religione buddhista) ha, bontà sua, accettato senza problemi che educassi secondo la Religione Cattolica.
    I sacerdoti che vi officiano i sacri riti, a cominciare dal Rettore (che ha preparato me e mia moglie al matrimonio), pur giovani d’età, hanno una preparazione culturale e teologica immensa, unita ad una grande umiltà e disponibilità nei confronti del prossimo.
    Sarebbe davvero un peccato se tutto ciò andasse disperso.
    E glielo dice uno che è tornato a frequentare la chiesa proprio perché attratto dall’esempio di questi autentici uomini di Dio.

  37. Buon giorno a tutti. Siccome qui si è parlato anche (ovviamente) di Concilio Vaaticano II volevo sapere se qualcuno ha letto il libro “Iota Unum. Studio delle variazioni della Chiesa cattolica nel secolo XX” di Romano Amerio e le sue impressioni. A me, da semplice laico, ha destato molta perplessità sul Concilio.

  38. Non sono un fanatico del VO, ma avendo assistito al VO devo dire che ci sono alcune cose preferibili. Il significato globale della celebrazione è un convergere verso il sacrificio eucaristico. Nel NO questo aspetto non appare evidente.
    1. Il SP è stato nefasto? L’intento del SP non è quello del ritorno al passato, bensì di aprire il dibattito sulla riforma della riforma.
    2. Se il CVII fu pastorale, allora perchè 2 costituzioni dogmatiche?
    3. Il problema non sono i documenti conciliari, ma l’applicazione? Ho qualche perplessità. Nella SC la “mensa della parola” viene già equiparata in pratica alla “mensa eucaristica” e proprio questo è uno dei principali punti che mi crea problemi nel NO: il fatto che lettere e eucarestia sono messe sullo stesso piano. Cioè non può essere, l’eucarestia deve mantenere il grado massino.
    5. Il NO non ha provocato solo messe diverse a seconda dei preti che celebrano, ma veri e propri presbiteri totalmente diversi da chiesa a chiesa. Come si può trasmettere il concetto do unità, se neanche i presbiteri sono uguali da una chiesa all’altra? Gli adeguamento liturgico trasmettono solo l’idea del caos.
    6. Esagerato dire che ci vogliono anni di studi per celebrare in VO. Non si capisce allora perchè nel NO non sarebbero necessari. Forse è meno importante?
    7. Se il significato del sacrificio è rimasto uguale, perchè il 90% delle persone che assistono alla messa ritengono che sia il memoriale dell’ultima cena?
    8. Il sacerdote celebra in persona christi? Ma no, è il presidente dell’assemblea!
    9. Pietro non recitava”introibo”? Non…

  39. Credo ci sia un difetto nel numero di caratteri che è possibile inserire nel commento. Il sistema permette di inserirne 1600, ma poi al momento dell’invio taglia le ultime lettere.
    Riporto quindi il puno 9 del precedente commneto che probabilemente risluterà tagliato:
    9. Pietro non recitava”introibo”? Non direi: è un salmo!

      1. Strano, aveteproblemi sul sito forse. Oppure c’era un roblema mio di connessione “altalenante”. Ora lo avete pubblicato due volte 😂😂😂

        1. Si, sino a pochi giorni fa la rete era sovraccarica, specie in certe fasce orarie, perché gran parte delle persone chiuse in casa erano collegate a internet, questo ha spesso rallentato la rete e si sono verificati “errori tecnici” che mai prima erano accaduti.

      2. Quando potete mi rispondete ai mi ei 9 quesiti? Ci tengo in particolare al punto 9.
        Altra cosa… Mi confermate che nella versione latina del messale di Paolo VI è stato conservato il “non sum dignus ut intres sub tectum meum” che invece in italiano è stato reso con l’orribile “partecipare alla tua mensa”? Perchè una traduzione così arbitraria?

        1. Caro Antonello,

          non è che ci sia molto da dire, considerando che ho chiarito e spiegato che, tra le traduzioni del testo latino del Messale di San Paolo VI, quella in italiano è una delle traduzioni in assoluto peggiori. A tal proposito, portando la mia esperienza personale ho anche spiegato che, non avendo incarichi parrocchiali e non dovendo celebrare per assemblee parrocchiali, uso sempre l’edizione latina del Messale di Paolo Vi, perché il testo, in questo come in altri passi, è più fedele.
          Il perché abbiano fatta una traduzione del genere, che peraltro e noto e risaputo che riprende quella in tedesco del rituale calvinista, sinceramente proprio non lo so, ma questa, purtroppo, è la traduzione, indubbiamente pessima, che è stata fatta.
          A maggior ragione mi auspico che prima o poi mettano mano a certi testi con interventi correttivi, che però, come ripeto, competono alla Chiesa.

          1. Grazie Padre Ariel per la cortese risposta. Certamente certe correzioni competono alla Chiesa. Qui si fa solo un po’ di discussione. Come si può proporre però che il testo venga reso più fedele all’originale? Ora, facendo sempre pourparler, è chiaro che tradurre in italiano con «non son degno che ti entri sotto il mio tetto» non suona benissimo. Si potrebbe certamente rendere con «non son degno che tu entri nella mia casa», ma si perderebbe una sfumatura di significato che invece nell’originale rimane più evidente. Il discorso è un po’ lungo e articolato, ma in sintesi possiamo dire che «non entri sotto il mio tetto/nella mia casa» non vuol dire «non sono degno di ospitarti» come potrebbe sembrare oggidì. Il rimando è alla coabitazione nuziale. Gesù si presenta come sposo di Israele e quindi di tutti coloro che l’accolgono. Nel vangelo di Giovanni ciò è evidente, negli altri vangeli forse meno, ma il fatto che la tematica nuziale sia sparsa un po’ dappertutto nei Vangeli (richiamando anche la stessa immagine usata dai profeti di Dio sposo fedele di Israele infedele) credo ci possa portare a pensare che effettivamente, tra le altre cose, Gesù si sia presentato anche così: come sposo. Alla luce di tutto questo, la traduzione che mi sentirei, ovviamente indegnamente, di proporre non è tanto «che tu entri nella mia casa» (che è comunque molto meglio di partecipare alla tua mensa), ma «che tu entri sotto la mia tenda». In tal modo si manterrebbe ciò che probabilmente era evidente a chi ascoltò e pronunciò quelal frase 2000 anni fa, ossia l’allusione alla chuppah. Che ne…

          2. La frase conclusiva del messaggio precedete che è rimasta tagliata è:
            «Che ne pensa?»

  40. Non sono un fanatico del VO, ma avendo assistito al VO devo dire che ci sono alcune cose preferibili. Il significato globale della celebrazione è un convergere verso il sacrificio eucaristico. Nel NO questo aspetto non appare evidente.
    1. Il SP è stato nefasto? L’intento del SP non è quello del ritorno al passato, bensì di aprire il dibattito sulla riforma della riforma.
    2. Se il CVII fu pastorale, allora perchè 2 costituzioni dogmatiche?
    3. Il problema non sono i documenti conciliari, ma l’applicazione? Ho qualche perplessità. Nella SC la “mensa della parola” viene già equiparata in pratica alla “mensa eucaristica” e proprio questo è uno dei principali punti che mi crea problemi nel NO: il fatto che lettere e eucarestia sono messe sullo stesso piano. Cioè non può essere, l’eucarestia deve mantenere il grado massino.
    5. Il NO non ha provocato solo messe diverse a seconda dei preti che celebrano, ma veri e propri presbiteri totalmente diversi da chiesa a chiesa. Come si può trasmettere il concetto do unità, se neanche i presbiteri sono uguali da una chiesa all’altra? Gli adeguamento liturgico trasmettono solo l’idea del caos.
    6. Esagerato dire che ci vogliono anni di studi per celebrare in VO. Non si capisce allora perchè nel NO non sarebbero necessari. Forse è meno importante?
    7. Se il significato del sacrificio è rimasto uguale, perchè il 90% delle persone che assistono alla messa ritengono che sia il memoriale dell’ultima cena?
    8. Il sacerdote celebra in persona christi? Ma no, è il presidente dell’assemblea!
    9. Pietro non recitava”introibo”?

    1. Va beh, vedo che non mi risponde. Mi interessava almeno un’opinione sul mio messaggio relativo al “ut intres sub tectum meum” perchè da lí vorrei tentare un riaggancio al “dio che allieta la mia giovinezza” che anche quello potrebbe, sempre a mio modesto avviso, avere una sfumatura di significato nuziale (non entro nei dettagli al momento). In quel caso le due frasi rappresenterebbero una correlazione di apertura e chiusura molto significativa della messa, come momento di donazione nuziale di Cristo (che comprenderebbe quindi il significato di sacrificio perchè è un’offerta totale di sè, e del banchetto in quanto non banchetto conviviale ma nuziale). Su questo aspetto forse si potrebbe intavolare un vero discorso ecumenico della messa. Poi ci mancherebbe, è una mia mezza idea che puó essere benissimo campata in aria.

      1. Ovviamente visto che Gesù e gli apostoli citavano la 70 (che in dio che allieta la mia giovinezza traduce diversamente l’originale) e che il l’immagine nuziale di cristo e chiesa è tipica soprattutto del 1 secolo (vedasi apocalisse) era per quello che mi permettevo di provare a sostenere che introibo ad altare dei… fosse un salmo piazzato lì nella messa sin dall’epoca apostolica. Sarebbe interessante capire che uso del salmo 42 si fa/si faceva nella liturgia in ambiente giudaico. Ha qualche notizia in merito?

    1. … già!
      C’è a chi rode, a chi brucia e a chi prude.
      Sono problemi clinici di vario genere, dall’odontoiatra al gastroenterologo al ginecologo.
      Ogni giorno porta la sua pena.

      1. Noto la totale mancanza di osservazioni nel merito.
        In ogni caso è vero: ogni giorno porta la sua pena!
        Purtroppo ci son giorni che oltre alla solita pena, portano in dono anche uno struzzo: pena su pena, se lo struzzo è in talare.
        Perchè i seminari restano vuoti, se non si segue il rito antico.
        E per capire questo, basta saper sommare.
        Ma cosa è la matematica di fronte all’ideologia?
        Nulla!
        Infatti se 2+2 fa 4 e non può che far 4 allora la si manda in cagnara: si inventano discorsi medici di infimo grado.
        Comportamento da struzzo, direi.
        A ciascuno la sua pena, ma anche al sua gioia.
        A chi gioisce nel seppellir la testa, mi permetto di ricordare che lo struzzo quando nasconde al testa, finisce sempre per scoprire le pudenda.

        1. Signora,

          che lei non sia uno storico della Chiesa mi è chiaro, ma che lei pretenda di dare a me, che la Chiesa la vivo e la studio da alcuni decenni, di queste amene lezioncine sotto forma di interrogativi, questo proprio non posso consentirglielo.

          Visto che ama tanto l’antico, ha idea che cosa le sarebbe accaduto se lei – peraltro una donna – si fosse permessa di rivolgersi in questi toni a un prete di 60/70 anni fa, di quelli che celebravano con il messale santissimo di San Pio V? Glielo dico io come avrebbe reagito il prete tridentino: o l’avrebbe coperta di contumelie o avrebbe chiamato suo marito affinché il consorte provvedesse a prenderla lui a legnate. Se per tanto vuol fare l’antica, la faccia fino in fondo: le donne per così dire tridentine, al prete parlavano a due metri di distanza, a testa china e a bassa voce, gli baciavano la mano e rispondevano solo quando erano interrogate. E’ infatti in questo contesto socio ecclesiale ben preciso, che si colloca il santissimo messale da lei osannato. Sicché, del tridentino, lei non può prendere solo il messale, deve prendere tutto, assieme ad esso.

          E’ noto invece che quelli come lei, dell’antico, manco a dirsi prendono solo quello che gli fa comodo, o quello che oggi, dell’antico mai esistito di ieri, si sono inventati.

          Dunque le sia chiaro – e questo lo dimostrano i fatti e non le mie parole – che la crisi vocazionale è cominciata prima del Concilio Vaticano II all’epoca in cui si celebrava con il messale santo, anzi santissimo di San Pio V.
          A metà anni Cinquanta la popolazione italiana era in forte aumento e le ordinazioni sacerdotali in calo.

          Questi sacerdoti a suo dire eccezionalmente ben formati, in quanto vigeva il messale santissimo di San Pio V, non so proprio dove lei se li sia inventati, perché negli anni Cinquanta avevamo un clero che era imbarazzante, per la sua scarsa formazione. Poi c’erano le punte di diamante destinate a ruoli di governo, a ruoli d’insegnamento accademico, alla cosiddetta carriera ecclesiastica e via dicendo, ma il grosso del nostro clero era formato da sacerdoti di scarsa preparazione.
          Ne vuole forse una prova non passibile di smentita? Ebbene si legga la enciclica scritta nel 1935 dal Sommo Pontefice Pio XI, AD CATHOLICI SACERDOTII

          http://www.vatican.va/content/pius-xi/it/encyclicals/documents/hf_p-xi_enc_19351220_ad-catholici-sacerdotii.html

          per capire a quali bassi livelli era ridotto il nostro clero, pur potendo beneficiare del messale santo, anzi santissimo di San Pio V.

          Quando tra fine anni Sessanta e inizi anni Settanta si assistette a una vera e propria fuga dal sacerdozio, con migliaia e migliaia di domande di dispensa e di dimissione dallo stato clericale, con alcune diocesi italiane nelle quali gli abbandoni giunsero a sfiorare persino la punta del 50% in alcuni presbitèri … ebbene, sappia che tutti quei preti datisi alla fuga al primo “sole di libertà” o di “rivoluzione sessuale”, erano stati tutti formati nei vecchi seminari e avevano celebrata per anni la Santa Messa con il messale santissimo di San Pio V.

          Non si azzardi a dire, la prego … “per forza, c’era stato il famigerato Concilio, ecco il motivo degli abbandoni”. Perché le risponderei che un sacerdote non abbandona, per così poco, la propria santa sposa, per correre dietro alla prima femmina che gli ha fatto vedere una minigonna e sentire una canzone dei Beatles, tanto per essere chiari.

          Lei parla quindi di una Chiesa mai esistita, come spiego nel mio video riguardo coloro che, non riuscendo ad affrontare il presente, si gettano in un passato che non è mai esistito e che si costruiscono a proprio uso e consumo, pur di non fare i conti con la realtà.

          E la prego: se vuole fare un discorso serio, non citi a me, come fonte, il blog Messainlatino, come ha fatto nel precedente messaggio, perchè a me deve citare i Santi Padri della Chiesa, i grandi teologi e gli atti del Magistero perenne, perché sono un prete serio, non un prete da “gossip isterico” all’insegna di “pizzi e merletti” stile Messainlatino, dietro il quale si celano, peraltro, non pochi maschietti con inquietante carenza di testosterone, come spesso capita in tutti gli ambienti affascinati dal barocco.

          1. la situazione da lei descritta per la Chiesa pre-concilio è vera, purtroppo, e il Concilio è stato (si può discutere se volontariamente o involontariamente) la scintilla che ha fatto esplodere tutti i problemi legati alla scarsa formazione teologica ed umana di laici e sacerdoti, sottaciuti e repressi dall’autorità forte dei Papi, che con il Concilio è saltata

            però non addossiamo la colpa di tutto ciò al Messale pre-conciliare, che purtroppo, a causa dell’ignoranza, era considerato (a parte la Consacrazione) solo come un insieme di preghiere da dire perchè erano scritte nei libri, e che non venivano più capite e da cui non si cercava di trarre frutto per la propria vita di fede

          2. Che dotta risposta!
            La si potrebbe lodare, se non iniziasse con una vanitosa ruota da tacch… ops struzzo.
            Che dotta risposta!
            La si potrebbe lodare, se non trascurasse Matteo, 11 25-26.
            Che dotta risposta!
            La si potrebbe lodare, se non fosse rivolta a chi è nella Chiesa da quando è battezzata, ossia dal giorno stesso della nascita.
            Che dotta risposta!
            La si potrebbe lodare, se non fosse rivolta a chi si vanta di essere pietra viva di questa Chiesa Santa Cattolica ed Apostolica.
            Che dotta risposta!
            La si potrebbe lodare, se non fosse altro che un nuovo meschino tentativo per far cagnara, per non occuparsi nel merito delle fonti da me indicate e dei numeri li riportati.
            Che dotta risposta!
            La si può lodare, per la rinuncia a una ironia, invero da stitici risultati.
            Che dotta risposta!
            La si potrebbe lodare, se non avesse sostituito l’ironia con un attacco ad personam che mi rifiuto di considerare meschino, tanto è puerile.
            Che dotta risposta!
            La si potrebbe lodare, se non accusasse puerilmente di passatismo chi è nata nell’anno dei tre Papi, nel giorno dell’Ascensione.
            Che dotta risposta!
            La si potrebbe lodare, se non accusasse puerilmente di passatismo chi MAI ha fatto paragoni con il passato e si è semplicemente limitata a CONSTATARE L’ OGGI,
            Che dotta risposta!
            La si potrebbe lodare, se non accusasse puerilmente di passatismo chi si limita a costatare quali siano le chiese e i seminari OGGI affollati.
            Che dotta risposta!
            La si potrebbe lodare, se non avesse citato la santa memoria, di Pio XII. Per circa dieci mesi, nell’arco…

          3. Signora,

            lei ce l’ha un marito?
            Perché un uomo costretto a sopportare una donna arrogante, irriverente, litigiosa e attaccabrighe come lei, andrebbe proclamato santo martire direttamente in vita.
            La ringrazio per avermi fatto apprezzare più che mai il celibato e la castità.

  41. Lancio un appello pubblico a Padre Ariel: la prego mi risponda! Mi offenda, mi dia dello sciocco, faccia lei, ma la prego risponda, anche pubblicamente, alla mail che le ho inviato circa la Messa Tridentina e la Chiesa post-conciliare! Io mi impegno, sin da ora, a non entrare in polemica con lei. Mi faccia sapere però come la pensa, anche se dovesse pensare che io sia poco intelligente.

    1. Caro Guglielmo.

      grazie del messaggio, perché così mi da modo di chiarirmi.
      Alle email io rispondo sempre privatamente, semmai, a volte, impiego diversi giorni prima di farlo, ma lo faccio sempre.
      Il problema è che non mi è giunta la sua email, ho guardato anche se per caso fosse finita nell’antispam.
      Sia così gentile da inviarmela di nuovo.
      La ringrazio.

      isoladipatmos@gmail.com

  42. Padre la ringrazio per questo video e per la sua esposizione chiara e puntuale. Ascoltandola mi è sorta più di una domanda: per quale motivo si è scelto un linguaggio “romantico” in vece di un linguaggio dogmatico? Possibile che nessuno si sia interrogato circa la possibilità che un tal modo di esprimersi avrebbe potuto aprire la strada (o meglio le strade) alle più svariate interpretazioni? Se il compito della Chiesa di Cristo è quello di menare il gregge di Dio per la via diritta perchè si è scelta una scrittura che invece di dare certezze ha aperto ad una selva di incertezze? Non ho ancora letto i documenti del concilio ammetto, soprattutto per il loro numero e per la loro mole, ma ho avuto modo di leggere il libro-intervista “Rapporto sulla Fede” di Vittorio Messori, dove l’allora cardinale Ratzinger prese la posizione che è anche la sua: il concilio è in linea con la Tradizione, a non esserlo sono state alcune sue interpretazioni. Attualmente per questioni di praticità e per il grande rispetto che nutro per Benedetto XVI, come uomo di cultura e di lettere (ma non solo), prendo per buone queste considerazioni e mi limito a chiedere ai detrattori del concilio spiegazioni circa le loro opinioni MA… Se anche all’interno dei documenti del concilio non si palesassero errori dottrinali, eresie, apostasie (come invece alcuni sostengono), questo linguaggio “liberty” CUI PRODEST? Sentire le sue parole sul Vaticano II mi ha riportato al clima di sospensione ed incertezza che mi ha avvolto mentre leggevo il capitolo I di Amoris Laetitia, quando pensai esattamente le stesse cose

  43. Sarò breve anche se è difficile esprimere un pensiero razionale ed emotivo che si oppone alla Sua tesi.
    Nel caso della S. Messa tridentina le persone con una certa sensibilità percepiscono la forma e la sostanza in intimità tale da dare loro una valenza spazio temporale unica.
    Motu proprio come paradigma della psicologia di Benedetto XVI ? Questa è una presa in giro di chi si atteggia a psicologo, ma è ingiusta.
    Piuttosto ho perception un’ira soffocata in tutte le Sue forbite,
    ineccepibili , colte , parole di super teologo.
    Il Motu proprio non è una specie di grimaldello per incrinare ancor di più la crisi delle Chiesa ( anche se per qualcuno può diventare un modo di opporsi alla nuova Messa), ma un aiuto a sentirsi vivo in una Chiesa viva, la stessa che vive da secoli e in ogni angolo del mondo può ritrovare le stesse eterne Parole legate indissolubilmente alla Sostanza che è Cristo stesso .
    Non me ne voglia, ma credo che il Suo modo di pensare sia formalmente ben confezionato, ma manchi di cuore.

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