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Si alloggiano i barboni nelle chiese e poi si guadagna con gli alberghi a cinque stelle di proprietà del patrimonio ecclesiastico. Lettera al Ministro dei beni culturali

16 Gennaio 2017/8 Commenti/in Attualità/da Redazione

– I servizi dell’Isola di Patmos sulla Chiesa povera per i poveri –

SI ALLOGGIANO I BARBONI NELLE CHIESE E POI SI GUADAGNA CON GLI ALBERGHI A CINQUE STELLE DI PROPRIETÀ DEL PATRIMONIO ECCLESIASTICO. LETTERA AL MINISTRO DEI BENI CULTURALI

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Dal momento che a Roma, la Chiesa Cattolica, beneficia di numerose strutture operanti da anni come alberghi, non si capisce perché, per alloggiare i barboni, si debbano mettere a rischio delle strutture storico-artistiche come le nostre chiese monumentali.

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Autore Redazione dell'Isola di Patmos

Autore
Redazione dell’Isola di Patmos

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Ill.mo Dottore

DARIO FRANCESCHINI

Ministro dei beni e delle attività culturali

E del turismo

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PDF  testo formato stampa

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san callisto trastevere 1

Chiesa di San Callisto in Trastevere. Vedere servizio fotografico completo QUI

Nel linguaggio amministrativo dello Stato le Chiese sono indicate come edifici sacri o luoghi di culto, proprio perché erette a questo scopo e come tali riconosciute e tutelate.

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Non ci risulta invece che lo Stato riconosca né per legge né per convenzione internazionale con la Santa Sede, questi stabili come “centri di accoglienza”, come “dormitori”, come spazi per “servizi mensa” e via dicendo [vedere il servizio fotografico, QUI].  

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Nella speranza che qualcuno ponga presto fine a questo scempio artistico, noi, piccola ma molto seguita voce cattolica dell’Isola di Patmos, come cittadini della Repubblica Italiana che professano la fede cattolica rivolgiamo un appello a Lei, Signor Ministro, affinché il Suo Ministero si affretti a porre freno e possibilmente fine a questo scempio.

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san callisto trastevere 2

Chiesa dormitorio in Trastevere

Gran parte delle nostre chiese sono opere d’arte di straordinaria bellezza, destinazione d’uso delle quali non può essere né il servizio dormitorio per barboni né il servizio mensa per i bisognosi, che nell’uno e nell’altro caso possono recare gravi o persino irreparabili danni a questi beni culturali, che a prescindere dal credo o dal non credo, dalla fede o dalla non fede dei cittadini della Repubblica Italiana, sono e rimangono beni appartenenti al patrimonio artistico non solo d’Italia, ma dell’intera umanità. La Santa Sede può disporre come meglio desidera, ed in modo sovrano, degli stabili all’interno del territorio nazionale dello Stato della Città del Vaticano e delle zone che godono del regime di extraterritorialità secondo le convenzioni sancite dal Diritto Internazionale, ma non può disporre a proprio piacimento di tutti gli altri numerosi stabili di culto di alto interesse storico e artistico che si trovano invece sul territorio della Repubblica Italiana e che fanno parte del nostro patrimonio artistico nazionale, comprese le numerose chiese che in questi tempi di sfrenato e scellerato pauperismo sono usate in giro per il nostro Paese come dormitori e mense.

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san callisto trastevere 3

Chiesa dormitorio in Trastevere

La Santa Sede potrebbe anche decidere – come ha fatto con la chiesa di San Callisto che gode col suo adiacente palazzo del regime della extraterritorialità – di allestire all’interno della Cappella Sistina un dormitorio per barboni o una mensa per poveri, perché quello stabile è nella sovranità del suo territorio; ma non può adibire a tale uso una chiesa monumentale del XV secolo che si trova sul territorio della Repubblica Italiana.

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Le facciamo presente, Signor Ministro, che solo a Roma esistono centinaia di strutture di proprietà della Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, di proprietà del Vicariato di Roma, di proprietà della Congregazione de Propaganda Fide, di proprietà di alcune centinaia di congregazioni religiose maschili e femminili, già adibite da molti anni ad alberghi, sebbene chiamati in modo più blando “case di accoglienza” o “case per ferie”, beneficiando in tal modo delle relative agevolazioni, pur offrendo, alcune di esse, servizi alberghieri anche di qualità superiore [vedere elenco di queste strutture recettive religiose, QUI].

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Palazzo Cesi facciata

“casa di accoglienza” Palazzo Cardinale Cesi in Via della Conciliazione di fronte a San Pietro [vedere servizio fotografico sugli interni QUI]

Dato che a Roma la Chiesa beneficia di tutte queste strutture operanti come “case di accoglienza” o “case per ferie”, non si capisce perché, per alloggiare i barboni, si debbano porre a serio rischio le nostre chiese monumentali.

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Considerando che il Romano Pontefice è molto sensibile ai barboni, sarebbe il caso di ricordare che a pochi passi dal Colonnato del Bernini, sotto al quale Sua Santità ha avuto la bontà di allestire bagni e docce per clochards, si trova una confortevole “casa di accoglienza” a cinque stelle ubicata nel Palazzo Cardinale Cesi di Via della Conciliazione, di proprietà della Curia Generalizia della Società del Divin Salvatore. Perché, i barboni, non sono stati alloggiati in questa “casa di accoglienza” di proprietà dei Padri Salvatoriani, anziché in una chiesa mutata in dormitorio? [vedere sito della confortevole “casa di accoglienza”, QUI]. A pochi metri dal colonnato del Bernini c’è anche la confortevole “casa di accoglienza Paolo VI”, che beneficiando anch’essa, come la Chiesa di San Callisto, del regime della extraterritorialità, non deve neppure disturbarsi a pagare le tasse di soggiorno alberghiere [vedere QUI, QUI].

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Palazzo Cesi camera

“casa di accoglienza” Palazzo Cardinale Cesi, camere

Perché, i barboni, non sono stati alloggiati in qualcuna delle numerose “case di accoglienza” di proprietà delle diverse congregazioni e ordini religiosi disseminati per tutta Roma? [vedere elenco di queste “case di accoglienza” religiose, QUI].

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Nel corso della storia, in occasione di eventi straordinari quali guerre, epidemie e terremoti, non si è reso neppure necessario requisire gli stabili di culto, perché è stata la Chiesa stessa a offrirli e ad allestire al loro interno infermerie, dormitori per senza tetto e mense; ed i primi a prestare servizio caritativo al loro interno, sono sempre stati sacerdoti, religiosi e religiose.

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Palazzo Cesi camera 2

“casa di accoglienza” Palazzo Cardinale Cesi, drink di benvenuto agli ospiti in camera

Dato che al presente non vi sono però emergenze di questo genere, ma soprattutto, considerando che la Chiesa e le sue strutture religiose dispongono di stabili in gran quantità, molti dei quali già adibiti a “case di accoglienza”, non sarebbe il caso di ospitare i poveri barboni infreddoliti all’interno di queste strutture di “accoglienza”, anziché all’interno delle chiese storiche ?

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Palazzo Cesi sala ristorante 2

“casa di accoglienza” Palazzo Cardinale Cesi, sala ristorante

Oltre le mura dello Stato della Città del Vaticano, qualcuno pensa davvero di poter fare uso e scempio di quel nostro patrimonio d’arte di cui Lei, Signor Ministro, è responsabile, essendo stato preposto dal Governo della Repubblica Italiana alla tutela dei nostri beni storici, artistici e monumentali? Nessun barbone e nessun Rom, infatti, urina sulle pietre e sui marmi degli stabili che si trovano all’interno della Città del Vaticano, a partire da quelli della Domus Sanctae Marthae, giacché le loro urine, assieme alle loro feci lasciate per le strade adiacenti la Papale Basilica di San Pietro, le spargono tutte e di rigore solo sul territorio italiano [vedere nostro precedente articolo, QUI].

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Per questo motivo, un numero tutt’altro che basso di cittadini della Repubblica Italiana che professano la fede cattolica e che sono ormai sempre più indignati per questo sprezzo verso i nostri beni storici, artistici e monumentali, La prega di intervenire quanto prima e di esercitare le prerogative a Lei concesse dalle Leggi del nostro Paese, evitando il protrarsi di questo immane scempio.

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Palazzo Cesi colazione

“casa di accoglienza” Palazzo Cardinale Cesi, salotto prime colazioni

Le saremo pertanto grati se volesse prendere perlomeno in considerazione questa nostra legittima istanza, affinché il potere civile e politico di questo nostro Paese laico e democratico, possa intervenire per porre freno ai danni arrecati da non pochi ecclesiastici agli stabili di culto di alto interesse storico e artistico, perché a nessuno può essere concesso di deturpare il nostro enorme patrimonio di arte e di cultura; neppure a coloro che riescono a vedere una autentica manifestazione della fede cristiana solo nelle Villas de las miserias. Noi, la fede cristiana espressa dall’arte dell’ingegno umano, siamo più propensi a vederla nella Pietà di Michelangelo, molto meno invece nella pisciata fatta da un “fratello barbone” sopra un marmo pregiato del XV secolo.

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ALLOGGIATE IL VOSTRO “FRATELLO BARBONE” NELLA “CASA DI ACCOGLIENZA” PALAZZO CARDINALE CESI DEI PADRI SALVATORIANI, OPPURE NELLA “CASA DI ACCOGLIENZA” PAOLO VI  DI PROPRIETÀ DELLA SANTA SEDE

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SI TROVANO ENTRAMBE DI FRONTE A SAN PIETRO, A POCHI METRI DAI BAGNI FATTI ALLESTIRE DAL SOMMO PONTEFICE SOTTO IL MONUMENTALE COLONNATO DEL BERNINI. PER PRENOTARE ALLOGGIO A FAVORE DEI BARBONI, COLLEGATEVI AI SITI DI QUESTE  “CASE DI ACCOGLIENZA”  QUI E QUI , SEMMAI FATECI POI SAPERE CHE COSA VI HANNO RISPOSTO …

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QUESTO È CIÒ CHE SI DICE, MA COME STANNO VERAMENTE LE COSE ? NOI NON LO SAPPIAMO, PERCHÈ NON SIAMO ESPERTI IN DIRITTO TRIBUTARIO. CI AUGURIAMO SOLAMENTE CHE CHI COMMERCIA DIA SEMPRE «A CESARE QUEL CHE È DI CESARE» [cf. Mc 12, 13-17], E SEMMAI ANCHE UN LUOGO CALDO AI “FRATELLI BARBONI” IN QUALCHE BELLA “CASA DI ACCOGLIENZA”, EVITANDO IN TAL MODO CHE SIANO MUTATE IN DORMITORI LE CHIESE MONUMENTALI

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https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2014/10/Aquila-reale.jpg?fit=150%2C150&ssl=1 150 150 Redazione https://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.png Redazione2017-01-16 01:37:072021-04-20 19:56:11Si alloggiano i barboni nelle chiese e poi si guadagna con gli alberghi a cinque stelle di proprietà del patrimonio ecclesiastico. Lettera al Ministro dei beni culturali
8 commenti
  1. candiac dice:
    1 Febbraio 2017 in 20:22

    Carissimo don Flavio. è stato toccante leggere quanto hai scritto. ma ti dico: con tutta la cautela e la carità rimani fermo come sei.

    povero, poverissimo vescovo che ti ha detto quelle brutte parole, come se fosse lui quello che ti ha chiamato! che tristezza.

    io sono candidato diacono e ti dico che se mi venissero dette quelle parole piangerei tanto…sicuro però che Gesù in persona consolerebbe e asciugherebbe le lacrime di chi piange perchè le Sue cose sono derise e disprezzate.
    ti garantisco la mia povera preghiera…tu dammi la tua e quella di tutti i sacerdoti che ti hanno risposto. Pregate, padri, perchè questo povero candidato diventi santo…e santo subito perchè perdere tempo nel diventare santi è proprio un peccataccio!
    conto su di voi!

    e in ginocchio imploro la vostra benedizione: più siete e più me ne viene addosso 🙂

    candiac

  2. non metuens verbum dice:
    18 Gennaio 2017 in 17:38

    Giusto sottoporre al ministro dei beni culturali lo scempio artistico, ma più giusto evidenziare che dove si dice l’edificio tale o talaltro (soprattutto la chiesa tale) di proprietà dei preti, non è mai vero; le chiese e gli altri edifici sono stati costruiti e mantenuti dal popolo cristiano per manifestare e alimentare la pietà cristiana, che è soprattutto la dedizione dell’animo e di tutta la persona a Dio Creatore e Redentore, e soltanto dopo e derivatamente è compassione per i poveracci. I preti non hanno il diritto di farci quello che gli pare. Per il resto, ok all’articolo e ai commenti.

  3. Zamax dice:
    17 Gennaio 2017 in 10:28

    In fondo, su questa questione, ciò che unisce gli ultra-tradizionalisti e gli ultra-progressisti è una concezione materialistica degli edifici sacri. I primi trasformano le chiese in feticci intoccabili, dimenticando che di fronte a necessità imprescindibili la Chiesa sa mettere da parte un decoro solo esteriore: come disse Gesù, anche Davide e i suoi compagni “entrarono nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta” giacché “il Figlio dell’uomo è signore del sabato”. I secondi non hanno remore nel trasformare una Casa di Dio che è pegno di quella celeste in una Casa del Popolo, come se Dio non si fosse fatto uomo per riportarci nella Sua Casa, ma per acquartierarsi fra noi. L’iniziativa della Comunità di S. Egidio non ha alcun senso logistico, è di natura puramente propagandistica, ed è dettata da uno zelo opportunistico che riesce a piacere sia a chi ha un malinteso concetto della povertà evangelica sia a chi vivacchia annoiato nel bel mondo.

    _______________

    [ Ndr vedere QUI, ciò a cui si riferisce il nostro Lettore ]

  4. Padre Ariel
    Manlio Ferrari dice:
    16 Gennaio 2017 in 21:16

    … è mai possibile che nessuno percepisca ( o meglio chi dovrebbe in alto percepirlo ) il disagio e la sofferenza dei nostri poveri sacerdoti di fronte a simili cose ?

  5. Padre Ariel
    Don Ciro dice:
    16 Gennaio 2017 in 21:07

    carissimo “confratellino” giovane … ‘a Maronn t’accumpagn ! [Ndr La Madonna di accompagni]
    Oltre ai preti dementi, come il parroco con cui hai avuto la sventura d’aver a che fare, esistono anche i fedeli dementi, e quando prete demente si accompagna a fedeli dementi, il Vesuvio rischia di far meno danno, perché ‘o cchù bunariello tene ‘a guallera e ‘o scartiello [Ndr. supponiamo voglia dire: sono uno peggio dell’altro].
    Una volta, a me, provarono a proporre di servire le pizze in chiesa per i poveri. E quelli che me lo hanno proposto sono fuggiti di corsa, e da allora seguitano ancora a correre, da quel che ne so.
    Ciò che forse è diverso, è che nelle nostre zone, i poveri, oltre ad avere un senso di loro gran dignità, hanno il senso della sacralità delle chiese, e se noi facessimo cose simili, proprio i poveri per primi, si scandalizzerebbero, e griderebbero “al sacrilegio” !
    Mi immagino un cenone per poveri nella Chiesa della Madonna del Carmine di Napoli, si correrebbe il rischio di ritrovarsi con un esercito, anzitutto di donne, che verrebbero a sbattere fuori i commensali e a prendere a legnate i preti che hanno avuto una simile idea.

  6. Padre Ariel
    Don Angelo Rossit dice:
    16 Gennaio 2017 in 20:50

    Caro don Flavio.

    Sulla via dei 60 anni capisco quando è difficile confrontarsi con vescovi che pensano e agiscono a questo modo, e meno li facciamo irritare, meglio è, specie per noi. Però, un vescovo, non può chiedere a un prete ciò che contrasta con il cristiano senso comune e la sua coscienza sacerdotale. Ci sono miei confratelli che organizzano in chiesa cene, spettacoli, serate danzanti ecc … ecc … nella chiesa a me affidata si celebrano le liturgie e si prega, basta.
    Quando il precedente vescovo in visita pastorale mi disse che andava tolta la balaustra dal presbiterio “per rendere il luogo piò consono alle direttive conciliari”, gli chiesi di indicarmi dove il concilio aveva ordinato di abbattere una balaustra in marmo del ‘700.
    L’attuale vescovo celebra all’altare con le chierichette, io chierichette all’altare non ne ho mai volute, e quando alcune madri cercarono di farle andare all’altare quando c’era il vescovo per amministrare le cresime, io dissi di no. E devo dire che, il vescovo, rispose alle signore che non avrebbe giovato a nessuno mettere a disagio il parroco, perchè il vescovo, a fine celebrazione, sarebbe andato via, il parroco, invece, sarebbe rimasto.
    Forse a giocare a tua sfavore è stata la giovane età, se per ciò la cosa può “consolarti” , ti dico che tutti, a inizio ministero, abbiamo preso, spesso, sonore bastonate. Sappi però che quanto hai detto mi rammarica per il parroco, mi rammarica per il vescovo, mi rammarica sopra a tutto per te, che avevi ragione, nel pretendere il rispetto del basilare decoro richiesto per una chiesa.
    Questa stagione tempestosa passerà, di sicuro. Ciò che non possiamo sapere, sono i danni che lascerà, e quanti anni, o decenni, occorreranno, per riparare a certi danni …

  7. Ariel S. Levi di Gualdo
    Ariel S. Levi di Gualdo dice:
    16 Gennaio 2017 in 17:52

    Caro Confratello.

    Ovviamente, al di là dalle amenità del tuo vescovo, tu sai bene che prete lo sei diventato per Cristo, lo prova il fatto che quando alzi e presenti al Popolo di Dio le Sacre Specie Eucaristiche, tu come tutti noi dici: «Per Cristo con Cristo e in Cristo», nessuno di noi dice infatti Per il mondo, nel mondo e con il mondo.

    Sentirsi dire dal proprio vescovo «non farmi pentire di averti ordinato», è come udire il proprio genitore dirti con tono di disappunto «non farmi pentire di averti generato».

    Non indugio nel risponderti che con questa poverolatria imperante, dentro le nostre chiese sono avenute vere e proprie aberrazioni sacrileghe. Ricevo email di confratelli che da varie parti d’Italia e anche dall’estero, mi hanno narrato fatti che superano la stessa fantasia umana, mandandomi a tal proposito fotografie e spezzoni di filmanti sconcertanti.

    Qui non si tratta – credimi – di avere coraggio o non coraggio, ma di agire sulla base di ciò che ci è stato dato, tenendo sempre ben presente il monito del Beato Apostolo Paolo: «Uno crede di poter mangiare di tutto, l’altro invece, che è debole, mangia solo legumi. Colui che mangia non disprezzi chi non mangia; chi non mangia, non giudichi male chi mangia, perché Dio lo ha accolto» [cf Rm 14, 2-3].

    Il pentimento vero, quindi, dovrebbe ricadere tutto quanto su chi seguita imperterrito a darci vescovi come il tuo, tutti quanti “poveri”, “profughi” e non meglio precisate “periferie esistenziali”, mentre un numero sempre più alto di sacerdoti hanno lacune a volte davvero grossolane sui fondamenti del deposito della fede cattolica.

    Purtroppo, come più volte ho scritto amaramente: a succedere a questo genere di vescovi senza solida formazione dottrinale e senza autentico spirito pastorale, intrisi però dei peggiori sociologismi politicamente corretti, saranno tra non molto direttamente i vescovi atei.

    Un reciproco ricordo nella preghiera.

  8. Padre Ariel
    flab2010 dice:
    16 Gennaio 2017 in 17:35

    Caro padre Ariel,

    per molto meno di ciò che tu hai detto e hai scritto, io sono stato “spolverato” da capo a piedi dal mio vescovo.
    Ero vicario parrocchiale, giovane prete da un anno. Il parroco organizza (in una chiesa del sec. XVIII) il “cenone” per i poveri prima della Messa di Natale.
    Sull’altare centrale preparavano i cibi, appoggiavano le bevande … io tentai di togliere il SS. Sacramento dal tabernacolo, ma il parroco mi disse … “lascialo dove è, o forse, per caso, ti da fastidio” ?
    Neppure in una bettola di malaffare, forse hanno visto ciò che vedemmo in quella chiesa.
    Dopo S. Stefano andai dal vescovo, che mi ascoltò, eppoi mi rispose in modo irridente se per caso volevo tornare alla chiesa nella quale i preti si chiudevano dietro le balaustre e tenevano pollici e indici uniti [NdR nel vecchio rito, dopo la Preghiera Eucaristica, il celebrante teneva uniti pollice e indice delle mani].
    Mi liquidò dicendomi che dovevo essere un prete nel mondo e per il mondo, e che dovevo abbandonare certe rigidità, e mi disse anche … e non farmi pentire di averti ordinato !
    Non avendo il tuo coraggio, forse, sono destinato a soffrire in silenzio.
    Forse sbaglio, e se sbaglio che Dio mi perdoni!
    Grazie per il tuo articolo.

    don Flavio

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