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Fra Nazareno da Pula: un uomo che voleva piacere a Dio più che agli uomini – Fra Nazareno de Pula: un hombre que quería agradar a Dios más que a los hombres

7 Giugno 2026/in Attualità/da Padre Ivano
  Italian, Español

 

FRA NAZARENO DA PULA: UN UOMO CHE VOLEVA PIACERE A DIO PIÙ CHE AGLI UOMINI

Una particolarità della provincia cappuccina sarda consiste nel fatto che tutte le figure dei nostri santi sono umili e semplici fratelli laici: Sant’Ignazio da Laconi, il Beato Nicola da Gesturi tra i più conosciuti, ma anche fra Nicolò da San Vero Milis, fra Paolo da Cuglieri, fra Giacomo di Decimoputzu e altri ancora. Un segno di umiltà popolare, di quella cultura rurale e agro pastorale di Sardegna in cui la semplicità è la sola lingua che i semplici sanno intendere ed è forse l’unica lingua che avvicina a Dio.

— Attualità ecclesiale —

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Autore
Ivano Liguori, Ofm. Cap.

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Il 22 maggio il Dicastero delle Cause dei Santi ha riconosciuto le virtù eroiche del Servo di Dio fra Nazareno da Pula (1911-1992) frate minore cappuccino della Provincia di Sardegna proclamandolo venerabile (vedi qui).

Nel rendere grazie al Signore per questo dono alla Chiesa e alla nostra provincia cappuccina non posso che fare qualche sottolineatura sulla figura di fra Nazareno che ho avuto la grazia di conoscere quando ero poco più di un bambino.

Per iniziare è giusto inquadrare la figura con qualche notizia biografica: Fra Nazareno è una vocazione adulta, la maggior parte della sua giovinezza l’ha vissuta lavorando con il padre dall’età di dodici anni per andare a coltivare i campi e curare il bestiame e le incombenze familiari. Nel 1936, all’età di venticinque anni, intraprende un’avventura in Etiopia, nella appena proclamata Africa Orientale Italiana, dove lo troviamo a gestire in proprio un’attività di ristoro, era infatti un provetto cuoco, attività che svolgerà anche da frate. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, fra Nazareno viene arruolato nei reparti di artiglieria come sergente e intraprende le campagne contro l’esercito britannico, ed è proprio in quegli anni che verrà catturato come prigioniero dagli inglesi e portato in Kenya, dove rimarrà fino al 1946.

Terminata la guerra il nostro Venerabile rientra in Sardegna, dove affronterà un periodo di ricovero in ospedale e la conseguente convalescenza in seguito alle sperimentate sofferenze della guerra, tristi condizioni di prigionia, di privazioni e di umiliazioni. Questa prova fu per lui motivo di intenso lavorio interiore, tanto che il desiderio della consacrazione religiosa faceva capolino nel suo cuore.

La svolta nella vita fra Nazareno avvenne nell’autunno del 1950, quando decise di andare ad incontrare Padre Pio da Pietrelcina per confrontarsi con lui su ciò che sentiva nel cuore e su ciò che avrebbe voluto intraprendere. Quando riuscì ad avvicinare Padre Pio, questi gli disse: «Guagliò, sei arrivato finalmente! È da tempo che ti aspettavo!» e tuttavia lo trattò duramente e in tono burbero gli disse: «Vai via!». Questa prova lo scosse ma non lo lascò scoraggiato, anzi. Pianse tutta la notte, ma aveva bisogno di una risposta ai suoi dubbi e alle sue aspirazioni. L’indomani si presentò nuovamente da Padre Pio e stavolta questi lo accoglie affabilmente come fossero vecchi amici. «Vorrei farmi frate … rimanere con lei in questo convento» ma Padre Pio dopo averlo confessato e incoraggiato gli risponde: «il tuo posto è sì tra i figli di San Francesco, ma non qui però, ma in Sardegna; vai tranquillo, io non ti lascerò mai solo!».

L’incontro con colui che sarebbe diventato San Pio da Pietrelcina segna una svolta decisiva nella vita di fra Nazareno, che dopo alcuni giorni tornò in Sardegna trasformato. Questi incontri segnarono peraltro l’inizio di una relazione di figliolanza spirituale con Padre Pio, che durò sinché il Santo restò in vita.

Nel 1951 fra Nazareno ha 39 anni e il 23 dicembre fa richiesta scritta di entrare come fratello laico nell’ordine dei Frati Cappuccini della Sardegna; il 23 settembre 1951 è ammesso al noviziato nel convento di Sanluri e riceve l’abito dei Cappuccini; Il 24 settembre 1952 emette la professione religiosa dei voti temporanei per un triennio; il 29 novembre 1955 emette la professione dei voti perpetui, sempre nel convento di Sanluri. Dal 1951 al 1955 Fra Nazareno è nel convento di Sanluri, dove si occupa dell’orto e della cucina attività che conosceva bene fin dalla sua esperienza africana. In seguito, trascorse due anni nel convento di Sassari come questuante e fu poi mandato nel convento di Iglesias. Dal 1958 fra Nazareno fu questuante nel convento di Cagliari, ma col passare degli anni tante persone andavano a cercarlo in convento per chiedergli consigli e aiuto. Così si dedicò pian piano a questo servizio di ascolto e di accoglienza, visitando gli ammalati negli ospedali e nelle case e riservando l’attività di questuante solamente al mercoledì presso il mercato civico di San Benedetto a Cagliari. Dal 1977 al 1986 fra Nazareno fu trasferito presso il convento di Sorso in provincia di Sassari, perché la sua fama di cercatore aveva congestionato un po’ troppo il convento di Cagliari che quotidianamente era invaso da moltitudini di fedeli che cercavano di poter incontrare il frate questuante.

Dal 1986 fra Nazareno è nuovamente aggregato alla fraternità stabile del convento di Cagliari, anche se finì per stabilirsi in modo permanente in una casetta di campagna presso il bivio di Is Molas a Pula, in modo da poter essere sempre più disponibile ad accogliere e ascoltare le numerose persone che ricorrevano a lui da tutte le parti della Sardegna. Quella casetta fu il primo nucleo dove più tardi nacque la chiesa dedicata alla Madonna della Consolazione, voluto proprio da Fra Nazareno e aiutato in questo progetto da tanti fidati amici. In questa chiesa dal 22 maggio 1994, riposano le sue spoglie mortali.

Personalmente di fra Nazareno ho un ricordo sbiadito, quando ero piccolo mio padre mi mandò a dargli l’elemosina mentre sostava presso la chiesa di Sant’Antonio abate in via Manno a Cagliari, lui parò la bisaccia, mi sorrise e io scappai nuovamente da mio padre tra il sorpreso e l’intimidito da questa figura misteriosa e silenziosa. In seguito, quando anche io sono entrato in convento, per due anni e mezzo sono stato presso il convento di Is Molas al Pula, nella chiesa da lui voluta della Madonna della Consolazione e attualmente sto terminando il mio mandato da guardiano presso il convento di Sanluri, dove il nostro ha trascorso i primi anni della sua vita cappuccina.

Ci sarebbe tanto da dire su fra Nazareno che è stato una figura anche controversa sia per carattere proprio che per connotazione spirituale, aveva ereditato una ruvidezza che non a tutti andava a genio. Ruvidezza di uomo abituato a faticare e forgiato agli orrori della guerra e della prigionia ma anche indice di quella serietà spirituale che Padre Pio aveva saputo trasmettergli in eredità. 

In ventisei anni di convento, ho sentito diverse testimonianze su fra Nazareno dai frati che lo avevano conosciuto e che avevano vissuto con lui. La bellezza di fra Nazareno ha consistito nel fatto che desiderava piacere al Signore sempre, anche quando questo avrebbe scontentato l’uomo o il confratello che a lui si accostava. Insomma, non era un tipo che le mandava a dire e il suo linguaggio era tipicamente evangelico: sì, sì; no, no. A lui sono attribuiti anche fatti singolari e segni relativi alla sua santità, ma la cosa più importante, del suo essere oggi Venerabile, è la capacità di vivere le virtù cristiane di fede, speranza e carità. Virtù che saranno un domani le basi per la sua venerazione a beato e santo della Chiesa Cattolica.

La spiritualità che fra Nazareno trasmetteva alle persone che arrivavano per incontrarlo consisteva nella preghiera quotidiana e intensa, nell’esercizio frequente del sacramento della Confessione e nella Santa Messa. Come Padre Pio da Pietrelcina, mandava via le persone che ricorrevano a lui per mera curiosità, per superstizione o che vivevano in una condizione di peccato stabile. Era rude, come si è detto, ma tale atteggiamento sapeva scuotere le coscienze e riavvicinare a Dio, tanto che diverse persone ripresero ad avere una intensa vita spirituale dopo averlo incontrato. Non era proprio un frate del “politicamente corretto”, sicuramente oggi sarebbe considerato una figura scomoda, o come dire divisiva, ma lode a Dio se ci dona una scomodità che è capace di salvare e di convertire, di questo oggi c’è assolutamente bisogno.

Da autentico fratello laico cappuccino, aveva la consapevolezza e l’umiltà di non scimmiottare i confratelli sacerdoti, si può dire che non aveva velleità o grilli per la testa nel voler fare cose che erano di pertinenza del ministero ordinato. Quando le persone che si avvicinavano a lui avevano dei problemi particolari di morale o di coscienza, sapeva ben rimandare il caso ai confratelli sacerdoti, mentre lui restava discreto compagno di viaggio nel cammino di conversione e di riavvicinamento di queste persone a Dio e alla Chiesa.

Una particolarità della provincia cappuccina sarda consiste nel fatto che tutte le figure dei nostri santi sono umili e semplici fratelli laici: Sant’Ignazio da Laconi, il Beato Nicola da Gesturi tra i più conosciuti, ma anche fra Nicolò da San Vero Milis, fra Paolo da Cuglieri, fra Giacomo di Decimoputzu e altri ancora. Un segno di umiltà popolare, di quella cultura rurale e agro pastorale di Sardegna in cui la semplicità è la sola lingua che i semplici sanno intendere ed è forse l’unica lingua che avvicina a Dio. Un segno profetico anche per noi sacerdoti cappuccini, un invito alla piccolezza e all’umiltà reale, insieme allo sprone di saperci santificare sia nel ministero ordinato che nel rapporto accogliente e caritatevole con le persone. E chissà, forse un domani ci sarà anche un santo cappuccino sacerdote della provincia sarda, vogliamo augurarcelo e chiediamo ai nostri fratelli laici già in paradiso di pregare per questo.  

Sanluri, 7 giugno 2026

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FRA NAZARENO DE PULA: UN HOMBRE QUE QUERÍA AGRADAR A DIOS MÁS QUE A LOS HOMBRES

Una particularidad de la provincia capuchina de Cerdeña consiste en que todas las figuras de nuestros santos son humildes y sencillos hermanos laicos: San Ignacio de Laconi, el Beato Nicolás de Gesturi entre los más conocidos, pero también fray Nicolás de San Vero Milis, fray Pablo de Cuglieri, fray Santiago de Decimoputzu y muchos otros. Un signo de humildad popular, de aquella cultura rural y agropecuaria de Cerdeña en la que la sencillez es la única lengua que los sencillos saben comprender y es quizá la única lengua que acerca a Dios.

— Actualidad eclesial —

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El 22 de mayo el Dicasterio para las Causas de los Santos reconoció las virtudes heroicas del Siervo de Dios fray Nazareno de Pula (1911-1992), fraile menor capuchino de la Provincia de Cerdeña, proclamándolo venerable (véase aquí). Al dar gracias al Señor por este don concedido a la Iglesia y a nuestra provincia capuchina, no puedo dejar de hacer algunas consideraciones sobre la figura de fray Nazareno, a quien tuve la gracia de conocer cuando yo era poco más que un niño.

Para comenzar, es justo situar esta figura mediante algunos datos biográficos. Fray Nazareno fue una vocación adulta. Pasó la mayor parte de su juventud trabajando junto a su padre desde los doce años, cultivando los campos, cuidando el ganado y atendiendo las tareas familiares. En 1936, a la edad de veinticinco años, emprendió una aventura en Etiopía, en la recién proclamada África Oriental Italiana, donde lo encontramos gestionando por cuenta propia una actividad de restauración; era, de hecho, un excelente cocinero, oficio que también desempeñaría como fraile. Con el estallido de la Segunda Guerra Mundial, fray Nazareno fue enrolado en las unidades de artillería con el grado de sargento y participó en las campañas contra el ejército británico. Fue precisamente en aquellos años cuando fue capturado por los ingleses y llevado prisionero a Kenia, donde permaneció hasta 1946.

Terminada la guerra, nuestro Venerable regresó a Cerdeña, donde tuvo que afrontar un período de hospitalización y posterior convalecencia a causa de los sufrimientos padecidos durante la guerra, las duras condiciones de cautiverio, las privaciones y las humillaciones. Esta prueba fue para él motivo de una intensa labor interior, hasta el punto de que el deseo de la consagración religiosa comenzó a abrirse paso en su corazón.

La gran transformación en la vida de fray Nazareno tuvo lugar en el otoño de 1950, cuando decidió ir a encontrarse con el Padre Pío de Pietrelcina para confrontar con él aquello que sentía en su corazón y aquello que deseaba emprender. Cuando logró acercarse al Padre Pío, éste le dijo: «¡Muchacho, por fin has llegado! ¡Hace tiempo que te estaba esperando!». Sin embargo, lo trató con dureza y, en tono brusco, le dijo: «¡Vete!». Esta prueba lo sacudió profundamente, pero no lo desanimó. Lloró toda la noche, pero necesitaba una respuesta a sus dudas y aspiraciones. Al día siguiente volvió a presentarse ante el Padre Pío y esta vez fue recibido afectuosamente, como si fueran viejos amigos. «Quisiera hacerme fraile… quedarme con usted en este convento». Pero el Padre Pío, después de confesarlo y alentarlo, le respondió: «Tu lugar está ciertamente entre los hijos de San Francisco, pero no aquí, sino en Cerdeña; ve tranquilo, ¡yo nunca te dejaré solo!».

El encuentro con quien llegaría a ser San Pío de Pietrelcina marcó un giro decisivo en la vida de fray Nazareno, quien, después de algunos días, regresó a Cerdeña transformado. Aquellos encuentros señalaron además el inicio de una relación de filiación espiritual con el Padre Pío, que perduró mientras el Santo permaneció en vida.

En 1951 fray Nazareno tenía treinta y nueve años y el 23 de diciembre presentó por escrito su solicitud para ingresar como hermano laico en la Orden de los Frailes Capuchinos de Cerdeña; el 23 de septiembre de 1951 fue admitido al noviciado en el convento de Sanluri y recibió el hábito capuchino; el 24 de septiembre de 1952 emitió la profesión religiosa de los votos temporales por un trienio; el 29 de noviembre de 1955 emitió la profesión de los votos perpetuos, también en el convento de Sanluri. Desde 1951 hasta 1955 fray Nazareno permaneció en el convento de Sanluri, donde se ocupó del huerto y de la cocina, actividades que conocía bien desde su experiencia africana. Posteriormente pasó dos años en el convento de Sassari como limosnero y fue luego destinado al convento de Iglesias. Desde 1958 fray Nazareno fue limosnero en el convento de Cagliari, pero con el paso de los años muchas personas comenzaron a buscarlo en el convento para pedirle consejo y ayuda. Así fue dedicándose poco a poco a este servicio de escucha y acogida, visitando a los enfermos en hospitales y domicilios particulares y reservando la actividad de limosnero únicamente para los miércoles en el mercado cívico de San Benedetto de Cagliari. Desde 1977 hasta 1986 fray Nazareno fue trasladado al convento de Sorso, en la provincia de Sassari, porque su fama de buscador de almas había congestionado excesivamente el convento de Cagliari, que diariamente era invadido por multitudes de fieles que deseaban encontrarse con el fraile limosnero.

Desde 1986 fray Nazareno volvió a ser agregado a la fraternidad estable del convento de Cagliari, aunque terminó estableciéndose de manera permanente en una pequeña casa de campo junto al cruce de Is Molas, en Pula, para poder estar cada vez más disponible para acoger y escuchar a las numerosas personas que acudían a él desde todas las partes de Cerdeña. Aquella pequeña casa fue el primer núcleo de lo que más tarde se convertiría en la iglesia dedicada a Nuestra Señora de la Consolación, querida precisamente por fray Nazareno y realizada gracias también a la ayuda de muchos amigos fieles. En esta iglesia reposan sus restos mortales desde el 22 de mayo de 1994.

Personalmente conservo un recuerdo difuso de fray Nazareno. Cuando era niño, mi padre me envió a darle una limosna mientras se encontraba junto a la iglesia de San Antonio Abad, en la Via Manno de Cagliari. Él abrió la alforja, me sonrió y yo corrí inmediatamente de regreso hacia mi padre, entre sorprendido e intimidado por aquella figura misteriosa y silenciosa. Más tarde, cuando también yo ingresé en el convento, pasé dos años y medio en el convento de Is Molas, en Pula, junto a la iglesia de Nuestra Señora de la Consolación que él había querido construir; y actualmente estoy concluyendo mi mandato como guardián en el convento de Sanluri, donde nuestro fraile pasó los primeros años de su vida capuchina.

Habría mucho que decir sobre fray Nazareno, quien fue también una figura controvertida tanto por su carácter como por su perfil espiritual. Había heredado una cierta aspereza que no agradaba a todos. Una aspereza propia de un hombre acostumbrado al trabajo duro y forjado por los horrores de la guerra y de la prisión, pero también expresión de aquella seriedad espiritual que el Padre Pío había sabido transmitirle como herencia.

A lo largo de veintiséis años de vida conventual he escuchado numerosos testimonios sobre fray Nazareno por parte de los frailes que lo conocieron y convivieron con él. La grandeza de fray Nazareno consistía en que deseaba agradar siempre al Señor, incluso cuando ello implicaba desagradar al hombre o al hermano que se acercaba a él. En pocas palabras, no era de los que se guardan las cosas, y su lenguaje era típicamente evangélico: sí, sí; no, no. También se le atribuyen hechos singulares y signos relacionados con su santidad, pero lo más importante de su condición actual de Venerable es su capacidad para haber vivido las virtudes cristianas de la fe, la esperanza y la caridad. Virtudes que un día constituirán el fundamento para su eventual veneración como beato y santo de la Iglesia Católica.

La espiritualidad que fray Nazareno transmitía a las personas que acudían a él consistía en la oración cotidiana e intensa, en la práctica frecuente del sacramento de la Confesión y en la participación en la Santa Misa. Como el Padre Pío de Pietrelcina, alejaba a quienes recurrían a él por mera curiosidad, por superstición o porque vivían de manera estable en una situación de pecado. Era áspero, como ya se ha dicho, pero esa actitud sabía sacudir las conciencias y acercarlas nuevamente a Dios, hasta el punto de que muchas personas recuperaron una intensa vida espiritual después de haberlo conocido. No era precisamente un fraile del «políticamente correcto»; seguramente hoy sería considerado una figura incómoda o, como suele decirse, divisiva. Pero alabado sea Dios si nos concede una incomodidad capaz de salvar y convertir; de eso tenemos hoy una necesidad absoluta.

Como auténtico hermano laico capuchino, poseía la conciencia y la humildad de no imitar a los hermanos sacerdotes. Puede decirse que no tenía pretensiones ni fantasías de hacer cosas propias del ministerio ordenado. Cuando las personas que se acercaban a él presentaban problemas particulares de índole moral o de conciencia, sabía remitir oportunamente el caso a los hermanos sacerdotes, mientras él permanecía como discreto compañero de camino en el proceso de conversión y de reconciliación de esas personas con Dios y con la Iglesia.

Una particularidad de la provincia capuchina de Cerdeña consiste en que todas las figuras de nuestros santos son humildes y sencillos hermanos laicos: San Ignacio de Laconi, el Beato Nicolás de Gesturi entre los más conocidos, pero también fray Nicolás de San Vero Milis, fray Pablo de Cuglieri, fray Santiago de Decimoputzu y muchos otros. Un signo de humildad popular, de aquella cultura rural y agropecuaria de Cerdeña en la que la sencillez es la única lengua que los sencillos saben comprender y quizá la única lengua que acerca a Dios. También es un signo profético para nosotros, sacerdotes capuchinos: una invitación a la pequeñez y a la verdadera humildad, junto con el estímulo de saber santificarnos tanto en el ministerio ordenado como en la acogida caritativa y cercana a las personas. Y quién sabe, quizá algún día haya también un santo sacerdote capuchino de la provincia sarda; queremos desearlo y pedir a nuestros hermanos laicos que ya están en el Paraíso que recen por ello.

Sanluri, 7 de junio de 2026

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