Rete4 “Dritto e Rovescio”: Padre Ariel S. Levi di Gualdo non è uno che perde le staffe, se lo fa non è per impulso emotivo ma per calibrata scelta. Se poi si invita un leone in un’arena è improbabile che questi faccia il gattino domestico

– attualità ecclesiale –

RETE4 “DRITTO E ROVESCIO”: PADRE ARIEL S. LEVI di GUALDO NON È UNO CHE PERDE LE STAFFE, SE LO FA NON È PER IMPULSO EMOTIVO MA PER CALIBRATA SCELTA. SE POI SI INVITA UN LEONE IN UN’ARENA È IMPROBABILE CHE QUESTI FACCIA IL GATTINO DOMESTICO

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… trovandosi in una vera arena Padre Ariel ha dimostrato in concreto di essere un “animale da palcoscenico”, forse senza saperlo neppure lui. Infatti non poteva, «in coscienza», come ha chiarito, tacere e soprassedere dinanzi a quei casi rari e limite, fungendo da silenzioso figurante dinanzi a una passerella di “ex” sacerdoti che ostentavano con orgoglio i rispettivi “mariti”, con tanto di “ex” prete visibilmente disturbato a livello psicologico che indicando il proprio “marito” ha ripetuto più e più volte «questo bel ragazzo», «guardate come è bello».

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Autore
Ivano Liguori, Ofm. Capp.

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giovedì 31 ottobre, Padre Ariel S. Levi di Gualdo è stato ospite del giornalista Paolo Del Debbio al programma televisivo Diritto e Rovescio su Rete4. Cliccando sopra l’immagine è possibile accedere alla visione del programma completo. La seconda parte alla quale ha partecipato Padre Ariel parte dal minuto 02:11:00 e termina dopo 50 minuti.

Guardo la televisione di rado. Dall’ingresso in convento – quasi vent’anni fa – i ritmi si sono uniformati a una certa forma vitae che mi ha condotto a modificare molto le abitudini. Grazie a Dio questo è stato un bene che ha giovato molto alla mia salute spirituale e alla mia umana intelligenza. 

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Tra queste nuove abitudini si annovera quindi la televisione che non guardo, almeno così come la guardavo da ragazzo, dopo cena, a casa delle buonanime dei miei genitori. Sempre alla costante ricerca di una puntata di Superquark, di un film horror o di una scazzottata di Bud Spencer che mi facesse svagare dopo una giornata passata all’università. Ciò malgrado il 31 ottobre, a Dritto e Rovescio, la trasmissione Mediaset condotta dal buon Paolo Del Debbio, ho avuto modo di sapere con tutto il debito anticipo che tra gli ospiti ci sarebbe stato anche il nostro caro Padre Ariel S. Levi di Gualdo, anima della nostra beneamata rivista L’Isola di Patmos. Per questo motivo non ho potuto esimermi dalla visione della trasmissione, sfidando l’ora tarda e il sonno. Detto questo debbo precisare che appena ricevuto l’invito, Padre Ariel si è consultato anzitutto con noi suoi confratelli e stretti collaboratori per l’opera apostolica di questa rivista, chiedendoci consiglio sulla opportunità o meno a partecipare.

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Storco sempre il naso quando vengo a sapere di preti che intervengono in trasmissioni televisive o radiofoniche. Sono antico, lo so, forse vintage, ma non biasimatemi per questo. Notoriamente, quando i preti vengono invitati in televisione, non fanno mai belle figure e, nella maggior parte dei casi sono raffigurati come i rappresentanti di un certo pensiero oscurantista, retrogrado e grottesco della peggiore fatta. Da questa nicchia televisiva si salvano ovviamente le emittenti cattoliche come TV2000, Tele Radio Padre Pio e poche altre.

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L’immediatezza del linguaggio televisivo, la repentinità della diretta coi suoi tempi e ritmi serrati costituiscono una trappola insidiosa in cui il prete cade molto facilmente. C’è infatti poco da fare: per stare in televisione bisogna avere le physique du rôle, bisogna essere un animale da palcoscenico, avere la battuta pronta, sapersi difendere all’occorrenza e persino “aggredire” a titolo di “legittima difesa” interlocutori che mirano a sviare discorsi o sovrastare gli altri. Pochi sanno fare il tutto egregiamente bene, in particolare sacerdoti e religiosi. L’immediatezza non è una caratteristica propria del prete, egli si muove col passo di Dio, col cronometro di Colui che non fa differenza tra il minuto e il secolo. Per il prete il tempo è un concetto chiaramente teologico più che fisico, è una manifestazione metafisica che riporta alla pacatezza e alla contemplazione di Dio.

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Volete una prova di questo? Tra i più giovani, il prete e la religiosità diventano sinonimi di lentezza e noia: la messa è lunga, l’omelia non finisce più, i canti fanno perdere tempo e via con tutto il solito campionario. Ecco perché reputo utile e saggio per il prete astenersi da certi salotti televisivi, semplicemente perché non sono adatti al suo ruolo e alla sua persona. Mai si è del tutto consci su cosa verterà l’intervista, su quali ospiti interverranno, quale sarà il taglio con cui sarà presentato un determinato argomento. 

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Forse sarebbe opportuno introdurre una norma canonica che concedesse il permesso di partecipare a programmi televisivi o radiofonici dopo avere informato il proprio ordinario diocesano o religioso. Troppi preti, purtroppo, vanno girando per gli studi televisivi a dare l’immagine della loro idea soggettiva di Chiesa Cattolica, per non parlare di quelli che si presentano dichiarandosi come preti contro-tendenza o fuori dal coro. Si è preti per essere liberamente in tendenza e nel coro della Chiesa Cattolica, altroché! Detto questo è bene rendere partecipi i nostri numerosi Lettori di ciò che noi Padri de L’Isola di Patmos sappiamo: Padre Ariel ha un senso molto profondo di appartenenza alla Chiesa, altrettanto profonda la sua venerazione per il sacro ordine sacerdotale che costituisce per lui una dignità di istituzione divina sul cui rispetto non transige. Sa bene di non essere un “libero cittadino” e, come tale, mai si è comportato. Si sente intimamente parte della Chiesa, nella corrente della Chiesa e nel coro della Chiesa, quindi vincolato per libera scelta e solenne promessa all’obbedienza al vescovo, che ha immediatamente avvisato, dopo essersi consultato con noi, informandolo che avrebbe partecipato a questo programma televisivo. Tutti questi sono passaggi che denotano anzitutto una corretta concezione dell’idea di Chiesa, di Sacerdozio e di Autorità, che è bene precisare e accentuare, perché così dovrebbe essere per tutti.

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Padre Ariel entra in scena a Dritto e Rovescio nell’ultima parte della serata della trasmissione, all’interno dell’approfondimento sul Sinodo Amazzonico e sulla questione dei viri probati e sul celibato sacerdotale. Con lui intervengono anche Mario Adinolfi, Giuseppe Cruciani, un sacerdote campano e un sacerdote che ha chiesto la dispensa dagli obblighi sacerdotali e che ha contratto felicemente matrimonio con una donna. Insomma, a vederla così, ci sono tutti gli ingredienti per una serata di confronto e di dialogo su un tema spinoso ma che può essere affrontato con serietà, quindi con quella competenza filosofica, teologica e storica che a Padre Ariel può essere negata solo da certi anonimi appartenenti al Cammino Neocatecumenale che, irritati per l’ultimo suo libro su La Setta Neocatecumenale, lo stanno subissando tutt’oggi di insulti, centinaia dei quali giunti alla nostra redazione e pubblicati nei tre articoli di presentazione a quest’opera. In tal modo tentano di tacciarlo di incompetenza, pur senza avere lette neppure tre righe di quel lavoro, che merita invece di essere letto, sia per com’è costruito a livello documentale sia per com’è scritto [cf. QUI].

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In apertura, l’argomento del celibato è stato introdotto dalla love story di un sacerdote che ha sposato una sua catechista dopo aver chiesto la dispensa dagli obblighi del celibato sacerdotale. Tale testimonianza era ovviamente funzionale a suscitare il dialogo sulla possibilità del matrimonio dei sacerdoti e della modifica della legge ecclesiastica in merito al celibato sacerdotale.

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Per chiarezza la legge sul celibato sacerdotale riguarda solo ed esclusivamente i sacerdoti diocesani, per intenderci: il cosiddetto clero secolare che fa promessa di celibato al proprio vescovo nel giorno della sacra ordinazione. Per i sacerdoti religiosi il discorso è del tutto diverso in quanto essi hanno pronunciato un voto che vincola non solo al celibato ma alla castità perfetta per il Regno dei Cieli. Se un domani la Chiesa Cattolica Romana concedesse ai sacerdoti diocesani il permesso di contrarre matrimonio, modificando così la legge ecclesiastica, questo permesso non riguarderebbe minimamente i sacerdoti degli ordini mendicanti e monastici e delle congregazioni e società di vita apostolica che sono notoriamente inquadrati giuridicamente come religiosi e quindi come persone che si sono vincolate a Dio attraverso il pronunciamento di voti solenni. Detto questo concludo che, pure se mi piacerebbe, non intendo spiegare ora la differenza canonica tra promessa di celibato e voto di castità, in questo contesto non è importante, basti sapere che il voto è di per sé più vincolante della promessa.

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Quello del celibato non è solo un fatto meramente giuridico ma essenzialmente teologico che tocca la spiritualità e la fede. La condizione celibataria e la castità che da essa deriva è assunta come immedesimazione alla persona di Cristo, a cui il sacerdote è imprescindibilmente legato e associato. Il sacerdote che manca al suo dovere celibatario o di castità, non compie semplicemente un peccato o un delitto secondo la disciplina canonica della Chiesa, ma manifesta una debolezza da un punto di vista della fede e della grazia sacramentale di stato che con la sacra ordinazione ha ricevuto e a cui è chiamato a corrispondere quotidianamente attraverso la docilità allo Spirito Santo.

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Il fulcro del discorso è quanto mai complesso e specifico, ed è veramente molto difficile affrontare questo tema all’interno di una trasmissione televisiva in seconda serata, altrimenti la audience cala, si perde pubblico, soldi e risorse, e la trasmissione diventa un flop. Quindi, questo cosa significa in soldoni? Semplice, significa compiere una scelta editoriale differente che aumenti l’indice di gradimento e doni alle persone ciò che cercano: una certa verve mediatica.

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Quando Padre Ariel prende parola dopo il sacerdote dimesso dallo stato clericale e oggi regolarmente sposato, comincia facendo presente che «il nostro amico», aggiungendo poi «anzi, il nostro confratello, seppure dimesso dallo stato clericale e sposato rimane sempre sacerdote». A quel punto spiega, citando e traducendo: «Perché tu es sacerdos in aeternum secundum ordinem Melchisedec, tu sei sacerdote in eterno …». La sola citazione latina induce l’esperto conduttore a far presente che non siamo in un’accademia teologica e che, partendo su certi temi, la gente a casa «cambia canale e va a vedere le partite». Tutt’altro che sprovveduto e privo di dialettica, Padre Ariel non si lascia togliere la parola ed “esige” spiegarsi con un esempio più semplice dicendo a Paolo Del Debbio: «Allora chiarisco in modo semplice: come lei, che ha ricevuto il Sacramento del Battesimo, che nessuno le può togliere, il nostro amico ha ricevuto il Sacramento dell’Ordine dal quale rimarrà sempre segnato». A quel punto Padre Ariel accentua la spiegazione aggiungendo: «Voi sapete che ci sono taluni che fanno il cosiddetto “sbattezzo”. In quei casi, i parroci, possono solo scrivere a margine sul registro battesimale che Tizio dichiara di non voler appartenere alla Chiesa Cattolica, ma nessuno può togliere loro il battesimo». Mentre lui parlava, noi che lo conosciamo a fondo, dinanzi allo schermo a casa ci siamo detti: ha capito sùbito che ogni discorso di natura teologica e canonica non è possibile da perseguire, adesso agirà di conseguenza, come poi è stato. Infatti, dopo le prime schermaglie su celibato sì, celibato no, si è giunti a trattare il tema dell’omosessualità, introducendo come guest star alcuni preti che hanno scelto di sposarsi con un uomo. Insomma: alcuni casi non solo molto rari, ma dei casi veramente limite.

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Capite bene come il tema di partenza è d’improvviso sostituito da un colpo di scena, e questo costituisce oggi uno tra gli assi nella manica più efficaci della televisione moderna. Si sostituisce il dibattito utile e arricchente a cui il pubblico si era preparato fin dall’inizio con altro più appetibile. Indagare sul celibato sacerdotale costituisce una delle grandi sfide e differenze tra la Chiesa Cattolica Romana e le Comunità Protestanti e le Comunità Anglicane, tra la Chiesa Cattolica Romana e le Chiese Ortodosse e, per un certo verso, tra la Chiesa Cattolica Romana le Chiese Cattoliche di Rito Orientale. Posto in questi termini il dibattito sarebbe stato interessante e stimolante, anche come approfondimento per capire meglio la situazione controversa del Sinodo. Come però ho appena spiegato, questo non è stato possibile, e Padre Ariel lo ha capito all’istante.

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Ammiro e stimo molto Paolo Del Debbio, lo reputo un professionista intelligente e preparato, sicuramente possiede una conoscenza approfondita su tematiche religiose, anche se non capisco la necessità di operare una virata di questo genere all’interno di un tema così serio e delicato come il celibato sacerdotale e il Sinodo Amazzonico. Per comprenderlo, occorre infatti conoscere molto a fondo i complessi meccanismi della comunicazione televisiva.

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Far parlare “ex” preti che hanno fatto la scelta del matrimonio omosessuale non ha senso, non solo non ha per nulla chiarito il discorso sul celibato sacerdotale, ma ha riaffermato in modo molto sottile il pericoloso concetto moderno che sancisce il matrimonio come istituito giuridico non più basato dall’unione tra un uomo e una donna. Poi, l’entrata in scena sul finire del gigolò omosessuale che è stato arruolato per “prestazioni professionali” da preti e seminaristi del sud Italia e che successivamente da questo sono stati segnalati ai propri vescovi, ha raggiunto proprio il culmine trash della serata.

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A quel punto, Padre Ariel, trovandosi in una vera arena ha dimostrato in concreto di essere un “animale da palcoscenico”, forse senza saperlo neppure lui. Infatti non poteva, «in coscienza», come ha chiarito, tacere e soprassedere dinanzi a quei casi rari e limite, fungendo da silenzioso figurante dinanzi a una passerella di “ex” sacerdoti che ostentavano con orgoglio i rispettivi “mariti”, con tanto di “ex” prete visibilmente disturbato a livello psicologico che indicando il proprio “marito” ha ripetuto più e più volte «questo bel ragazzo», «guardate come è bello».

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Con ciò è presto detto: se Padre Ariel ha una certa corrispondenza e affinità col suo nome, che significa “Leone di Dio”, può essere pensabile che qualcuno vada a tirargli la coda pensando che il leone rimanga fermo a fare il figurante ai gladiatori che gli girano attorno dentro il Colosseo? Per tanto, chi pensasse che a quel punto il focoso tosco-romano Padre Ariel ha perduto le staffe, pensa proprio male, ma soprattutto non lo conosce. Padre Ariel ha deciso, in modo ponderato e davvero scientifico, che in quel momento, per tutelare l’onore della Chiesa Cattolica e del Sacramento dell’Ordine, aveva il dovere di perdere le staffe, anche perché in quell’arena non aveva altro sistema. Così facendo, ha prodotto come risultato quello di riuscire a chiarire e trasmettere al pubblico alcuni punti fondamentali che tutti hanno recepito, ossia i seguenti:

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  1. il celibato non è un dogma ma una legge ecclesiastica, però, il celibato, affonda le proprie origini sin dalla prima epoca apostolica;
  2. un sacerdote, anche dimesso dallo stato clericale, anche colpito da scomunica, rimane sacerdote per sempre, perché ha ricevuto un Sacramento indelebile, non è un impiegato che si licenzia o che viene licenziato dall’azienda;
  3. nelle sue urla rivolte al sacerdote con marito, ha mostrato profonda carità e affetto, perché l’ha chiamato anzitutto «fratello» e gli ha ricordato che in ogni caso rimane sacerdote per sempre e che pregherà per la salvezza della sua anima considerando ciò che di aberrante ha fatto;
  4. ha chiarito ― smentendo questo sacerdote tutto falso amore cristologico ―, che «Dio non può creare il male», e questo dopo che lui aveva affermato che Dio lo aveva creato e voluto così, mentre Padre Ariel ha chiarito e fatto capire a chi ascoltava che certe situazioni non sono affatto normali tendenze della nuova società, ma sono delle autentiche aberrazioni;
  5. Padre Ariel ha fatto più volte e variamente richiamo alla libertà, compresa la libertà che l’uomo ha di peccare, e chi si aspettava un attacco al mondo gay e alle sue potenti lobby è rimasto deluso, ed a riprova di quanto questo “prete-felino” non sia un istintivo umorale sprovveduto, ha ribadito che non solo ciascuno è libero di avere e di esercitare le tendenze sessuali che vuole, ma ne ha proprio il diritto, però, in tali casi, non è possibile fare i preti ed esercitare il sacro ministero. Detta in altri termini ha dimostrato: io che sono un sacerdote cattolico appartengo a una sacra societas che è molto più tollerante di quanto certa gente e certi lobbisti ideologi del mondo gay possano immaginare, perché mai io impedirei a un uomo di commettere i peccati che vuole liberamente commettere, non lo ha fatto Dio che non ha impedito ad Adamo ed Eva di commettere il peccato originale, posso forse farlo io? Non potendo però fare una lezione sul Libro della Genesi, ha lanciato il messaggio in altro modo. 

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Chiariamo infine un punto fondamentale: che il prete non debba reagire, perdere la calma e arrabbiarsi, non può essere un assoluto. Se in quella situazione Padre Ariel non lo avesse fatto, avrebbe corso il rischio di fungere da pericolosa presenza passiva e omissiva, mentre a un paio di milioni di telespettatori erano presentate delle figure di “ex” sacerdoti “oltre i confini della realtà”. Quindi, con la tanto reclamata pacatezza che taluni oggi gli rimproverano di non avere avuta, Padre Ariel avrebbe fatto solo intendere una sorta di vera e propria approvazione. Cosa assolutamente impossibile per qualsiasi vero sacerdote e per qualsiasi vero teologo, e noi sappiamo bene quando questo nostro confratello sia profondamente l’uno e l’altro.

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Si guardino dall’inizio alla fine tutti i 50 minuti di spezzone di programma di fine serata, dopodiché sfido chiunque a dire che le cose non sono andate nel modo che ho riassunto.

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Non sono un bacchettone, tuttavia penso che ogni argomento sia argomento di dibattito ma sempre mantenendo e utilizzando un certo garbo, buon senso e soprattutto senso del limite. Volevamo accontentare la pruriginosa curiosità del popolo catodico e rivangare il fatto che esistono sacerdoti che hanno tendenze omosessuali? Va bene, facciamolo pure, ma è questo il modo? Abbiamo constatato tutti di come il Re è nudo, e adesso? Abbiamo messo in mutande le debolezze di quella parte di Chiesa che è costituita da uomini consacrati, siamo soddisfatti? E sul tema della omosessualità diffusa tra il clero, nessuno meglio di Padre Ariel ha titolo per parlare. Precorrendo i tempi, in un suo libro edito ormai 10 anni fa e pubblicato di nuovo in seconda edizione dalle nostre Edizioni L’Isola di Patmos, non solo egli ha analizzato il problema, ma persino spiegato a che cosa la Chiesa sarebbe andata incontro se non fossero stati presi immediati e seri provvedimenti, che ovviamente non furono presi [vedere QUI].

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In conclusione di serata, proprio chiudendo sulle parole di Padre Ariel, riferendosi al gigolò il nostro confratello ha fatto un’affermazione che dovrebbe far riflettere molto certe coscienze ecclesiastiche, perché, se dotate di un solo pizzico di umiltà, dovrebbero riconoscergli un minimo sindacale di ragione, specie dinanzi a queste sue parole pronunciate in diretta: «Sulle questioni del Signor Mangiacapra (N.d.A. il gigolò presente in studio) io ho scritto in modo dettagliato dieci anni fa, con un libro denso di analisi, intitolato E Satana si fece trino». Ha domandato Paolo Del Debbio «E come è andata a finire?». Ribatte Padre Ariel: «L’unico che ha pagato sono stato io». Conclude con aria triste Paolo Del Debbio: «Non esito a crederlo!». E noi tutti che lo conosciamo sappiamo bene quale alto tributo Padre Ariel ha pagato in ostracismi e veri e propri atti persecutori, per avere denunciata in tempi non ancora sospetti la potente e pericolosa lobby gay ecclesiastica, anticipando i gravi danni che essa avrebbe compiuto. Quando però si nasce leoni non si può diventare conigli, neppure per avere quieta vita clericale, o per fare una brillante carriera ecclesiastica che il nostro confratello avrebbe potuto fare più e meglio di molti altri. All’autostrada scorrevole che porta verso l’Inferno ha scelto di seguire Cristo lungo la Via Dolorosa, con tutto ciò che questo comporta.

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Dalle focose e accalorate parole di Padre Ariel indirizzate al fratello (ex) sacerdote: «io prego per te, per la salvezza della tua anima» si comprende ciò che interessa maggiormente alla Chiesa e che dobbiamo tenere sempre a mente: la Salus Animarum. È infatti la salvezza delle anime che muove il cuore e la mano della Chiesa in situazioni delicate come queste, è la salvezza delle anime che mitiga la giustizia con la misericordia e ci permette di guardare alla misericordia con serietà e giustizia e non come una burletta ad uso e consumo delle nostre voglie.

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Oggi ci troviamo di fronte a fratelli disorientati, in crisi di fede, fallibili, che hanno fatto determinate scelte di cui solo loro conoscono il perché, per alcune di esse hanno giustamente dovuto rendere conto alla Chiesa o in foro esterno o in foro interno ma al di là di tutto è la loro anima che ci sta a cuore. Anche a tal proposito, Padre Ariel, ha chiarito sin dall’inizio di conoscere bene questa delicata materia: «Io lavoro molto con i sacerdoti e ne ho seguiti e ne seguo molti come confessore e direttore spirituale, sono stato io stesso, in certe situazioni, a dir loro per primo di fare un passo indietro e lasciare il sacerdozio ministeriale».

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Lo scandalo non converte nessuno, la delazione sensazionalistica del reo non porta a nessun recupero, il comminare pene umilianti non conduce al ravvedimento ma all’indurimento del cuore. Cristo sulla croce, nudo e mortalmente flagellato, ha pagato umiliandosi per tutti i peccati degli uomini. Ma se gli uomini continuano ad offenderlo e a opporsi al suo amore è dovere della Chiesa porre un giusto rimedio agli scandali, tutelando i deboli, allontanando i rapaci, ma restando continuamente con la mano tesa verso il peccatore affinché si converta e viva.

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Quel 31 ottobre 2019 vigilia di Ognissanti, in televisione la santità degli uomini di Chiesa è venuta meno, dinanzi a certe presenze così tragicamente deviate e fiere di avere deviato dal retto cammino, ma resta in piedi un’altra santità, quella di Dio che non può venire meno e che tra tanti scherzetti degli uomini costituisce ancora la dolcezza di un Padre che non abbandona mai i suoi figli attendendo il loro pentimento per iniziare a far festa.

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Laconi, 2 ottobre 2019 – Festa di Ognissanti

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IMMAGINI FUORI ONDA DAGLI STUDI MEDIASET DI MILANO

… con una affettuosità del tutto particolare, al termine della trasmissione Padre Ariel si è intrattenuto fuori dagli studi di Mediaset con il sacerdote dispensato dagli obblighi del celibato e oggi regolarmente unito in matrimonio con la sua deliziosa consorte, che ha salutati e abbracciati [didascalia di Jorge Facio Lince]…
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… con altrettanta affettuosità si è intrattenuto fuori dagli studi di Mediaset con il celebre conduttore radiofonico Giuseppe Cruciani, che Padre Ariel ha sempre considerato un professionista di indubbio talento. Non si erano mai conosciuti, ma hanno simpatizzato subito. Quando Giuseppe Cruciani ha chiesto se conoscesse il programma da lui condotto, ridendo ha risposto: «Cosa pensi che io ascolti, quando faccio lunghi viaggi in macchina? Ovvio: ascolto La Zanzara»!  [didascalia di Jorge Facio Lince]
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42 thoughts on “Rete4 “Dritto e Rovescio”: Padre Ariel S. Levi di Gualdo non è uno che perde le staffe, se lo fa non è per impulso emotivo ma per calibrata scelta. Se poi si invita un leone in un’arena è improbabile che questi faccia il gattino domestico

  1. Grazie per questo prezioso articolo.
    Grazie per aver dato chiavi di lettura fondamentali.
    Ne avevo visto solo un pezzo, della trasmissione di Del Debbio, e confesso di esserne uscita sconvolta e dolorante. Le storie di ex preti, che chiamano il partner dello stesso sesso “mio marito” , non si possono sentire.
    Sottolineo una cosa dell’articolo che ho trovato illuminante e profondamente vera:

    Il sacerdote che manca al suo dovere celibatario o di castità di fatto dimostra
    “debolezza da un punto di vista della fede e della grazia sacramentale di stato che con la sacra ordinazione ha ricevuto e a cui è chiamato a corrispondere”.

    Ringrazio Padre Ivano e tutta la redazione e tutta la vostra comunità di Sacerdoti di esistere.

    Pax

    1. Ringrazio molto il sapiente e profondo padre Ivano che ci ha fatto questo importante resoconto. Nella prima parte padre Ivano spiega che noi preti non siamo fatti per certi spazi televisivi. E’ vero!
      In modo incisivo, il nostro valente cappuccino ci ricorda e ci spiega egregiamente a tutti quanti:

      «L’immediatezza del linguaggio televisivo, la repentinità della diretta coi suoi tempi e ritmi serrati costituiscono una trappola insidiosa in cui il prete cade molto facilmente. C’è infatti poco da fare: per stare in televisione bisogna avere le physique du rôle, bisogna essere un animale da palcoscenico, avere la battuta pronta, sapersi difendere all’occorrenza e persino “aggredire” a titolo di “legittima difesa” interlocutori che mirano a sviare discorsi o sovrastare gli altri. Pochi sanno fare il tutto egregiamente bene, in particolare sacerdoti e religiosi. L’immediatezza non è una caratteristica propria del prete, egli si muove col passo di Dio, col cronometro di Colui che non fa differenza tra il minuto e il secolo. Per il prete il tempo è un concetto chiaramente teologico più che fisico, è una manifestazione metafisica che riporta alla pacatezza e alla contemplazione di Dio».

      Questo è il cuore del problema, padre Ivano l’ha focalizzato nel modo migliore e più preciso.

      E’ stata giusta la partecipazione di padre Ariel? Secondo me si, perché nei fatti si è mostrato all’altezza. Ho riguardato più volte il programma, proprio per studiare meglio tutto l’insieme. Penso se ne possa dedurre che padre Ariel ha dato anzitutto l’immagine del prete virile. E in quel contesto assurdo, grottesco, se permettete è stato un toccasana, anche e solo a livello di immagine visiva. Pensateci: padre Ariel ha reso onore a tutti quei preti che con quel “teatrino di checche”, come lui lo ha definito, non han proprio nulla da spartire.

      Questo a parer mio ha contato più di molti discorsi teologici che padre Ariel è perfettamente in grado di fare, bene e ai livelli più alti, ma non era quello il contesto.

      Pensiamoci un attimo: in quel contesto, un prete indubitabilmente maschio, con la sua bella tonaca nera, che ha vociato a preti che ostentavano matrimoni gay, mariti e ex chierichetti diventati poi loro amanti e compagni, è stato più utile di qualsiasi discorso di alta teologia morale, che, in quel contesto, non avrebbe comunque potuto fare.

      Per questo, caro padre Ivano, io ritengo che padre Ariel, a tutti noi sacerdoti italiani, ha fatto fare solo e null’altro che bella figura, per aver mostrato un prete maschio e virile in questo mondo nel quale il prete è ridotto sempre più a macchietta grottesca e, purtroppo, ahimè, anche femminea.

      don Giovanni (Bologna)

      1. Eccellente l’articolo di padre Ivano.
        Concordo e sposo totalmente quello che ha detto don Giovanni: padre Ariel ha fatto benissimo ad andare e spero che lo invitino di nuovo, anche in situazione a … alto rischio, perché sa come cavarsela.
        Eppoi: la Santa Chiesa, è voluta o no entrare a gamba tesa nel mondo cosiddetto mediatico, dell’immagine?
        Sono ormai alcuni decenni che cardinali e vescovi sgambettano per le televisioni, e spesso, molti di loro, sono stati in onda due ore a qualche talk show senza nominare una volta Gesù Cristo, sempre attenti a parlare come vuole il mondo e come piace al mondo.

        Padre Ariel non poteva fare discorsi di morale, teologia e spiritualità, ma ha fatto ciò che andava fatto, e lo ha fatto bene: 1) all’ex prete che parlava di amore affermando Dio mi ha fatto così, ha detto che Dio non può creare il male; 2) dinanzi a quei casi spaventosi di preti uniti in relazioni gay, ha detto che ciò è aberrante. E lo ha fatto con decisione e autorevolezza.

        C’è forse qualcuno che pensa che egli abbia fatto un cattivo servizio alla Chiesa? Nooooo! L’ha servita e onorata meglio lui dei tanti cardinali e vescovi che negli studi televisivi non hanno mai nominato la parola Cristo e la parola Vangelo.

  2. …”siate o freddi o caldi, perchè i tiepidi li vomiterò dalla mia bocca”..
    Tutti i partecipanti alla trasmissione, nella aberrazione e nella blasfemia, nell’ortodossia e nella fedeltà ed amore per la Chiesa sono stati incandescenti o glaciali.
    Tutti tranne l’insopportabile e stracca figura del prete campano, il peggiore di tutti, insensato ed insulso.

    1. Grazie per le sue amorevoli parole, edificanti e confortanti.
      La prossima volta venga lei, ad una diretta televisiva, con temi spinosi e con inaspettati personaggi ad alto rischio, per illustrarci, tramite le sue doti non comuni, come ci si deve destreggiare in una delicatissima situazione del genere.
      Faremo tutti tesoro del suo esempio e del suo insegnamento.

      Ariel S. Levi di Gualdo

    2. se nella “arena” a difendere quello che di poco resta della dignità della chiesa e del sacerdozio, non ci va uno tosto come padre Ariel, chi ci dovrebbe andare? Forse qualche laico (non faccio nomi, per il bene del mio apparato cardiovascolare) che parla della chiesa come se fosse proprietà sua, e il tutto, a scopi di pura politica personale?
      Sig. Angelo … sia serio!
      Molte grazie Padre Ivano per questo articolo che ha spiegato tutto e ottimamente, a tutti quelli che almeno intendono e vogliono capire.

    3. Stimato Padre Ariel,
      gentile Don Bruno Fini,
      posto che ”si deve scrivere o pensare solo per chi è migliore di noi” temo di non essere stato chiaro, tenterò di spiegarmi meglio.
      Interpreto i ”caldi” come coloro che con zelo infocato difendono la Sposa di Cristo senza timori, così come appunto ha fatto padre Ariel.
      Chiamo freddi coloro che, seppure nell’aberrazione e immersi nel peccato, hanno il coraggio (o la sfrontatezza?..) di agire a viso aperto e senza scuse; ciò dimostra, almeno in linea di principio, che si posseggono degli ”attributi”, ancorchè femminini; è il caso del povero sacerdote che vive alle Canarie.

      Il tiepido, invece, mi è apparso come quel sacerdote campano vestito col clergyman grigio azzurrino e il cui intervento è stato, a mio modesto avviso, abbastanza…insipido.

      Il rimprovero di Padre Ariel mi ha fatto però capire che forse, il mio giudizio, l’ho espresso in maniera troppo dura, senza Carità e senza tener conto che erano necessarie anche prudenza e moderazione nei confronti dei casi lì esposti…
      In tal caso me ne dispiaccio e lo dirò in confessione.

  3. … il fatto che il “ex” prete, eclatante quanto vistosa “checca campana”, abbia ardito dire a padre Ariel “non sappiamo che cosa hai sotto quella tonaca”, ha dimostrato la isterica incapacità di misurare il maschiaccio che aveva davanti.
    Essendo ovviamente a una diretta televisiva si è limitato a dirgli “meglio che tu non lo sappia … meglio che tu non lo sappia …”. E quando ha insistito ha ingiunto: “Se tu lo sapessi dovrebbero venire i carabinieri per portarmi via”.
    Se padre Ariel non fosse stato a una diretta televisiva, dalla sua bocca sarebbero uscite poesie da far arrossire “er carbonaro” messo al posto del marchese del Grillo per prendere in giro tutta la nobile famiglia.

    1. Caro don Ciro,

      vedo che anche tu conosci bene padre Ariel.
      Penso che se non fosse stato a una diretta televisiva, al “prete” che magnificava quanto bello era suo “marito”, lo avrebbe fatto diventare eterosessuale a sberle.
      Hai notato che pale di mani ha, il … serafico padre Ariel, sulla sua stazza fisica?

  4. Caro Padre Ivano,

    questo tuo articolo è utile e prezioso in tutte le sue parti descrittive, sembra scritto da un esperto di scienze delle comunicazioni che spiega i funzionamenti del mezzo della diretta televisiva.
    Posso dirTi che tutti i preti con i quali ho parlato, in linea di massima se la sono spassata, come se si fossero sentiti riscattati nell’onore sacerdotale da padre Ariel.
    Nessuno, ha mostrato disagio e disappunto, almeno tutti quelli con i quali ho parlato io.
    Il dialogo/monito urlato di padre Ariel irato verso il povero prete uscito dalla Chiesa cattolica, “sposato” con un uomo e passato a una imprecisata Chiesa “cattolica” progressiva, è stato di una tenerezza struggente, che solo noi preti di una certa età (io ho 71 anni) possiamo capire. Nelle parole di rimprovero di padre Ariel c’erano amore profondo.
    Riguardatevi la scena e notate lo sguardo triste che, improvvisamente, ha assunto il prete “maritato” quando padre Ariel gli ha urlato “fratello” e poi “prego per te che sarai sempre sacerdote, in eterno”.
    Non posso sapere cosa il pubblico in sala e a casa possa avere capito, ma queste parole trapassano come una spada qualsiasi prete, anche il peggiore. Infatti, il poveretto, aveva uno sguardo molto triste.
    Sono certo che se un giorno avesse un ripensamento, il primo che cercherà sarà sicuramente padre Ariel.
    Grazie tanto padre Ivano per questo Tuo articolo veramente illuminante.

    1. Don Claudio,

      anche io ho notato quello che hai illustrato. Il primo dei poveri preti aggredito verbalmente da padre Ariel (quello “sposato” alle Canarie) non si è difeso, è riuscito a dire appena due parole, è rimasto inerme dinanzi ai suoi rimproveri tutti basati sui richiami alla salvezza della sua anima. Forse, nel profondo della sua coscienza sacerdotale offuscata o, forse, del tutto assopita, anche solo a livello inconscio è stato toccato da quelle parole, davanti alle quali, la sua aria, era profondamente turbata, il suo sguardo triste, basta rivedere il filmato per notarlo.
      Tutt’altra cosa l’altro, quello che ostentava il proprio “ragazzo bello” … che desolazione!
      Questo secondo, sembrava veramente un posseduto dal demonio, fiero del proprio turpe peccato e con lo sguardo spiritato.
      Anch’io temo che un tipo come padre Ariel, fuori da una diretta televisiva, forse gli avrebbe messe le mani addosso, e fatto anche molto male.

      Padre Ivano, con la profondità della sua spiritualità di frate cappuccino e sacerdote, ha dato un importante contributo a tutti, spiegando come certe cose si svolgono, e che nessuno può scandalizzarsi se, trascinato in un’arena, un leone svolge il proprio “mestiere” di leone.

  5. Rev. Padre Ivano,

    padre Ariel è un uomo che è passato, dentro la Chiesa, attraverso dure prove e sofferenze, si capisce leggendo i suoi libri, bellissimi come contenuti e stile di scrittura, e io li ho letti tutti.
    Non lo conosco personalmente, spero un giorno di avere il gran piacere di conoscerlo, però sono certa che per un uomo del genere, avere vicini a se, e lavorare, con sacerdoti come lei, padre Gabriele e il monaco eremita, sia molto importante.
    Dai vostri scritti si capisce che siete profondamente uniti, si capisce che lavorate intensamente per la Chiesa, per noi suoi fedeli che vi seguiamo e che, leggendovi, siamo meno smarriti. Scrivo “siamo” perché, come avete aiutata in tal senso me, sono certo che ne avete aiutati tanti altri. Chissà, a quante migliaia e migliaia di persone, avete fatto un grande bene.
    In questo programma, padre Ariel si è dimostrato quello che è: amorevole anche e soprattutto quando decide sia opportuno essere severo.
    Con quei … sacerdoti inqualificabili, che ostentavano i loro … “mariti”, cosa d’altro doveva fare?

    1. Signora Anna,

      con la sapiente sensibilità femminile, lei ha descritto tutto, e lo ha fatto in modo lucido e preciso.

  6. Questo articolo di padre Ivano che difende e giustifica quell’ignorante del sig. Ariel comportatosi come un energumeno impasticcato di droga che fa il buttafuori in una discoteca è peggio della trasmissione stessa.

    1. Egregio Signor X.je11,

      lei ha semplicemente sbagliato a selezionare tra le pagine della nostra rivista.
      Gli articoli nei quali i neocatecumenali anonimi insultano da due mesi Padre Ariel S. Levi di Gualdo per il suo libro La Setta Neocatecumenale li trova alle pagine qui di seguito indicate. Pertanto, gli insulti neokatekiki a Padre Ariel, vanno scritti lì, ne sono già presenti diverse centinaia.

      Grazie per la sua gentile collaborazione, ed una preghiera per tutti noi a Santa Carmen Hernandez vergine e martire.

      https://isoladipatmos.com/dalla-grande-sabrina-interpretata-da-audrey-hepburn-alla-piccola-sabrina-bosu-che-mette-in-scena-le-note-manipolazioni-dei-neocatecumenali-dopo-una-indigesta-colazione-da-tiffany/

      https://isoladipatmos.com/novita-la-setta-neocatecumenale-leresia-si-fece-kiko-e-venne-ad-abitare-in-mezzo-a-noi/

  7. Gent.mi Padri,

    leggendo l’ispirato articolo che ha introdotto in modo chiaro ed illuminante l’intervento di Padre Ariel alla trasmissione televisiva e guardando tale intervento in TV non ho potuto non sentirmi rinfrancato nello spirito per aver riconosciuto la bellezza, l’ardore, lo zelo e l’infinita forza della verità che è propria della Chiesa, madre e Sposa di Cristo.

    E di questo voglio ringraziarvi: in questo tempo così difficile per la Chiesa e anche di arduo combattimento personale, ho potuto vedere realizzata la parola dell’apostolo ” rinfrancate le mani inerti e le ginocchia fiacche e camminate diritti con i vostri piedi, perché il piede che zoppica non abbia a storpiarsi, ma piuttosto a guarire”.

    Che il Signore vi sostenga in questa buona battaglia e nel vostro servizio sacerdotale, così foriero per me e per tanti altri di sostegno dello spirito, di cura dell’anima e di speranza di resurrezione.

  8. Sì, ottimo intervento del Padre Ivano. Grazie.
    Ho visto anch’io tutta la trasmissione, e aggiungo un paio di cose rispetto a quanto è già stato detto.

    1. Mi pare che il problema più grosso non siano le misere figure umane, più o meno macchiettistiche, dei preti sposati e/o conviventi che sono stati portati in studio, ma i responsabili della Chiesa cattolica che li hanno ordinati sacerdoti. Hanno preso, come suol dirsi, cani e porci. Mi viene in mente, facendo un paragone storico, don Lorenzo Milani, con tutte le problematiche annesse alla sua vicenda: anche lui, che, a giusta detta del suo Ordinario del tempo, il Vescovo Mons. Ermenegildo Florit, che don Milani fece verde in tutti i modi, era uno squilibrato. Uno che MAI e poi MAI – questo lo dico io – avrebbe dovuto essere fatto prete. Vedi sull’Isola, qui: https://isoladipatmos.com/supplica-al-sommo-pontefice-santita-non-andate-a-rendere-omaggio-ad-un-cattivo-maestro-lorenzo-milani/
    Ma si sa, la Storia deve andare sempre in un certo modo.

    2. Mi hanno spaventato anche le facce del pubblico in studio. Come è ridotto male il nostro popolo, che va a trasmissioni del genere.

    1. Don Lorenzo Milani non fu esente da limiti umani e pregiudizi ideologici che inevitabilmente condizionarono il suo Ministero sacerdotale e la sua opera educativa. A modo suo egli stesso lo riconobbe. Detto questo gli va dato atto che mai si sognò di lasciare la tonaca e la miseria di Barbiana. E certo non gli sarebbero mancate diverse e più brillanti prospettive.

      1. @Andrea

        …ho solo detto, di don Milani, che avrebbero fatto meglio a non farlo prete.

        Questo perché, come è spiegato in dettaglio nel testo linkato, il suo pensiero si caratterizzava per l’ammutinamento sistematico ai superiori, l’apologia della violenza rivoluzionaria, della lotta di classe, dello spargimento del sangue dei nemici del popolo, della lotta armata di stampo brigatista e finanche – ma di questo i suoi superiori Dalla Costa e Florit non erano a conoscenza – l’orgogliosa rivendicazione di pulsioni omosessuali e pedofile (il tutto è naturalmente documentato nei diversi capitoli del dossier).

        In più, Mons. Florit scrisse, a ragione, che era uno squilibrato. In realtà, una volta disgraziatamente fatto prete, dopo quel che fece a Calenzano – anche questo documentato nel dossier – siccome era un pericoloso ideologo, facevano meglio a spretarlo, non a mandarlo a far danni al popolo di un altro posto.  Ma erano altri tempi, si vede che non è stato possibile.

        Mi guardo bene dal farne una colpa a Dalla Costa e a Florit, che tanto hanno patito dalla vicenda milaniana.

  9. Ringrazio Padre Ivano per l’illuminante articolo, scritto con cuore e sensibilità, che aiuta a contestualizzare l’intervento di Padre Ariel alla trasmissione.
    Ringrazio Padre Ariel per il coraggio e la passione nel portare la Chiesa, che è riuscito anche a strappare l’applauso più di una volta: segno che la gente aspetta e condivide questa accalorata passionalità in favore della Verità. Non ho percepito sdegno, ma una forma di sollievo da parte del pubblico presente, e condivisione.
    Vi ringrazio perché oggi più che mai c’è bisogno di questo: coraggio e fortezza, piena consapevolezza della propria missione e vocazione, in un tempo di incertezze e permissivismo sconsiderato.
    Vi ringrazio perché infondete a noi fedeli la vostra forza e ci siete di riferimento, anche questa cosa rara oggigiorno. Non siamo soli, non siamo fuori posto o fuori tempo. Ci mostrate che siamo dove dobbiamo essere, anche se spesso sotto attacco.
    Grazie davvero.

  10. Io da tempo non guardo più la televisione, salvo eccezioni, e di certo non guardo le trasmissioni come quelle indicate. Non ho lo stomaco di andarmi a vedere la registrazione, dunque il mio commento è certamente indebolito da questa mancanza.

    Detto questo, credo che preti debbano alzare la voce quando è necessario e pure tirare qualche amorevole schiaffo, così come farebbe un buon padre. Don Camillo docet. Le signor(in)e che credono che il cristianesimo si riduca al manuale di mons. Dellacasa hanno contribuito notevolmente alla distruzione la Chiesa.

    Quindi esprimo la mia vicinanza a Don Ariel.

    Una parolina su ReteQuattro. Non credo che la sorpresona dei preti gay sia stata escogitata solo per logiche di ascolti: per tutto il mese di ottobre, “mese della famiglia”, mi dicono che ReteQuattro ha mandato in onda spot con “famiglie gay”. Mediaset d’altronde anticipò la RAI nella decadenza dei costumi.

  11. Gira la voce che il nostro caro padre Ariel sia stato contattato dalla RAI per partecipare come attore ad una nuova ed interessantissima fiction dal titolo: “Carriera di un semplice prete”, in cui si racconta della miracolosa ascesa di un prete che diventa Papa. Pare che il nostro beneamato Ariel abbia già firmato dopo aver letto con grande interesse il copione; l’unica condizione posta dal nostro grande attore è di poter portare la tonaca, il saturno e le scarpe rosse. Restiamo in spasmodica attesa del trailer. Ad maiora!

    1. Egregio Signore,

      la voce che gira è vera ma incompleta.
      Deve infatti sapere che questo Sommo Pontefice – nella fattispecie io – trasformerà il palazzo apostolico in un’allegra corte rinascimentale, nella quale avrà ruolo e spazio privilegiato la figura del buffone di corte, nella fattispecie lei, Signor Domenico Sasso, che io ho proposto alla produzione come condizione per poter firmare il contratto.
      La prego quindi di non rifiutare, appena sarà contattato, perché altrimenti salterebbe tutto.

  12. A proposito di Yorik, chi se non certi buffoni potevano partecipare a simile programma televisivo “cul-tural-popolare”? Caro il mio amico Ariel, solo un narcisista poteva essere solleticato da una volpe come l’ideatore e conduttore di quella schifezza e riuscire a cadere nel trappolone che vi ha teso. Accettare la partecipazione ha prodotto qualcosa di buono? No: ognuno degli svitati, seduti davanti alle telecamere, eterodiretti dal pifferaio-conduttore, ha espresso malamente le proprie ragioni, con la conclusione di essere arrivati al “nulla assoluto” accompagnato periodicamente dagli applausi finti, così come sempre si conviene.
    Ma l’importante è che tutti i partecipanti, il giorno dopo, si saranno gloriati di “essere andati in televisione”: ma a fare cosa???? I pagliacci!!!

    1. Quindi, secondo lei, io non sono riuscito a far passare, in quella situazione ad alto rischio, i messaggi che andavano fatti passare e nel solo modo in cui era possibile farli passare?
      Eppure, in questo suo articolo, Padre Ivano lo spiega talmente bene, a chi vuole intendere.

      Bene.
      La prossima volta andrò in qualche ghettarello tradi-cattolico, a parlare a 10 persone, nelle chiuse stanze. Farò una lectio magistralis sulla grande produzione teologico-morale del Santo Vescovo e dottore della Chiesa Alfonso Maria de’ Liguori. Mi lancerò in copiose citazioni latine e richiami greci e latini ai Padri della Chiesa, a partire dai Padri Cappadoci.
      E parlerò a voce bassa, sommessamente con gli occhi socchiusi, in stato di semi-estasi.

      Stia certo che così facendo, il grande pubblico che si trova al di fuori del pio ghettarello, capirà che per la morale cattolica un prete che lascia il sacerdozio per sposare un uomo compie una aberrazione che non può e non deve essere accettata, malgrado le tendenze di questo mondo.

      Lei è duplicemente duro: di cervello e di cuore.
      Ma è un problema suo, non mio.

      P.S.

      Il pubblico non applaudiva a comando, questa sua affermazione è del tutto falsa.

      1. Lasci al loro destino, carissimo padre Ariel, questi bastian contrari a tutti i costi.
        Altro non possono fare che tentare di accusarla di protagonismo, dire che lei è a caccia di fama e notorietà, che vuol fare carriera e molto altro. Unica cosa certa: lei, insieme ai suoi confratelli, è per costoro di inciampo. Perché per il solo fatto di esistere e di essere così come siete portate alla luce e denunciate i loro cattivi costumi. Rispetto alle sue denunce aperte e a tutta la sua opera in difesa della retta Dottrina della Chiesa e del suo Magistero, costoro oppongono che lei sarebbe un narcisista. E io non colgo proprio collegamento alcuno.
        Ho la sensazione che questi ormai sono sempre loro, i soliti adoratori osannanti di quel pavone di Kiko Arguello. Altro che narcisista!

        Pax

  13. Caro don Ariel, secondo me per quanto lei si sia impegnato, il messaggio che è passato da quella trasmissione è che la Chiesa è un ricettacolo di perversione e aberrazioni, che quasi tutti i preti in studio, “sposati e non” erano concordi e che solo un “povero matto” assolutamente in minoranza la pensa ancora”all’antica”. Il messaggio che gli autori volevano far passare è esattamente quello che è passato. La chiesa a parte qualche sparuta e insignificante sacca di resistenza, è destinata a “ammodernarsi”. Non è certo questo il modo di evangelizzare.
    Massimiliano Conti

    1. solo un “povero matto” assolutamente in minoranza la pensa ancora”all’antica”

      In realtà questo è vero: siamo in minoranza, mica lo nascondiamo. Se le cose stanno così dobbiamo prenderne atto, mica girarci intorno. Invece la notizia importante che è passata è che questa minoranza esiste, perché molti pensano che sia sparita. Io conosco padre Ariel da anni ormai (telematicamente) e non mi stupisce quel che fa o dice, ma tutte le volte che vedo sui giornali (una volta in TV) un prete sconosciuto che dice le cose come stanno, mi rallegro. E dunque penso che molte persone che non conoscevano padre Ariel si saranno rallegrate di sentirlo l’altro giorno. E ora possono trovare un punto di riferimento per capire cosa sta succedendo.

      1. Caro Fabrizio,

        il Sig. Massimo Conti è un neocatecumenale duro&puro che mi ha ricoperto di critiche basate su falsità e non di rado anche insultanti nei commenti ai due articoli nei quali è stato presentato il mio libro critico su La Setta Neocatecumenale.

        Questo, tra l’altro, denota che L’Isola di Patmos non pubblica solo commenti nei quali veniamo definiti bravi, belli, stupendi e meravigliosi … cosa che in sé la dice lunga, sul nostro stile di dare voce a tutti, incluse voci critiche, incluse voci anche insultanti. Ma per apprezzare ciò, occorre quell’intelligenza che taluni non hanno.

        Siamo pertanto dinanzi a soggetti illogico-umorali talmente prevenuti e talmente arrabbiati nei miei riguardi al punto che, se secondo i criteri della più ortodossa e impeccabile dottrina io facessi una lectio magistralis sul dogma della assunzione al cielo della Beata Vergine Maria, ricevendo per essa il plauso da parte della Commissione Teologica Internazionale e un invito a colazione alla Domus Sancthae Marthae dal Sommo Pontefice, lui ed i suoi settaristi mi attaccherebbero in tutti i modi, a tutti i costi e costi quel che costi, per partito preso, perché tutto ciò che io dico e faccio va attaccato, perché ho osato criticare la loro setta palesemente ereticale. Sicché, se io difendessi i dogmi cristologici dagli eretici ariani urlando che Cristo è vero Dio e vero Uomo, generato non creato della stessa sostanza del Padre, stia certo che i neokatekiti troverebbero modo e forma per farmi le pulci, proprio come i vecchi farisei, ai quali loro hanno ridata così bene vita.

        Vorrei che i membri di questa setta intra-ecclesiale avessero nei miei riguardi il rispetto profondo e sincero che verso di me ha mostrato quell’uomo amabilissimo di Giuseppe Cruciani, che conduce il programma radiofonico La Zanzara , che è tutto dire. Infatti, Giuseppe Cruciani, che non va a giocare con il proprio “Spirito Santo” personale infuso ai settaristi dagli eretici Kiko Arguello e Carmen Hernandez, ha avuto nei miei riguardi rispetto durante e dopo la trasmissione.

        Tutti i commenti del Sig. Conti li può trovare qua di seguito al termine di questi articoli:

        https://isoladipatmos.com/dalla-grande-sabrina-interpretata-da-audrey-hepburn-alla-piccola-sabrina-bosu-che-mette-in-scena-le-note-manipolazioni-dei-neocatecumenali-dopo-una-indigesta-colazione-da-tiffany/

        https://isoladipatmos.com/novita-la-setta-neocatecumenale-leresia-si-fece-kiko-e-venne-ad-abitare-in-mezzo-a-noi/

        1. Gentile (si fa per dire) Padre Ariel,
          Nel mio commento, come tutti hanno modo di vedere non l’ho offesa, così come non mai ho fatto (invito gli ospiti di questo blog a trovare un commento offensivo da me scritto). In tutti i commenti ai suoi post sono stato critico nei suoi confronti ma mai offensivo, al contrario di lei che non perde occasione di rovesciare il suo livore e il suo odio su chi non la pensa come lei, oppure non ha i suoi titoli accademici. Nel commento al presente articolo, che evidentemente non ha capito, ho lodato la sua buona volontà, ma questa non è bastata a mio avviso a far passare un messaggio diverso da quello che gli autori volevano che passasse. Comunque la ringrazio, col suo precedente commento tutti hanno avuto modo di conoscerla meglio.
          Massimiliano Conti

          1. Nessuno dei suoi mega-catechisti neokatekiki le ha mai insegnato che imputare alle persone – nel caso specifico a me – quello che non hanno mai detto e scritto, eludendo le domande, cambiando argomenti, arrampicandosi sugli specchi e, infine, rovesciare il tutto e accusare gli altri di non rispondere, è l’insulto in assoluto peggiore?
            Sì, il peggiore: l’insulto all’intelligenza umana.
            Cosa di cui lei ha dato saggio in decine di commenti: le sono state rivolte ripetutamente domanda chiare e precise, lei non ha risposto mai, ha rovesciato le domande e infine ha accusato ripetutamente gli interlocutori di non rispondere.
            Fino a quando intende proseguire con questo gioco delle tre carte?
            Non si è ancora reso conto che le sue tre povere carte le ha ormai scoperte sotto gli occhi di tutti?

      2. Ovviamente sig Fabrizio, questa minoranza esiste e io anch’io mi pregio di farne parte, ma a mio avviso queste trasmissioni sono studiate a tavolino da autori molto più scaltri di chiunque di noi e con ospiti ben calibrati, ospiti a sorpresa e il conduttore di un certo tipo, riescono a far passare il messaggio che vogliono. Nella fattispecie è lodevole lo zelo dimostrato da padre Ariel (che per me ha solo parole di odio…), ma alla fine l’immagine della chiesa che è passata è sempre la stessa.

        1. … avranno preso lezioni in tal senso dai fondatori del Cammino Neocatecumenale, che chiamati a Roma dai Pontefici e dai loro Prefetti per essere rimproverati e invitati a mettersi in riga, uscivano fuori annunciando a tutto il loro popolo: “Siamo stati approvati … la Chiesa ci approva”.
          Insomma: avete fatto scuola!

    2. Caro Conti,

      mi pare proprio che lei abbia il dente avvelenato contro Padre Ariel perché ogni cosa che dice o fa non le torna proprio MAI.

      E questo, essendo impossibile, è tipico di un’insopportazione personale.

      Le faccio presente che il suo idolo, Kiko Arguello fece una cosa simile al Family Day del 2015 quando, in netta minoranza, fece tutta la tirata sul femminicidio e voi osannaste l’audacia contro tutto e contro tutti, considerando che stava portando la verità (secondo il vostro pensiero).

      Soprassiediamo sulle considerazioni a proposito di quell’intervento, non voglio su questo suscitare polemica, ma solo sottolineare che in quel caso le affermazioni impopolari espressione dalla minoranza non vennero criticate, ma plaudite. Veda lei.

      L’ammodernamento della Chiesa di cui lei parla è una delle peggiori derive degli ultimi tempi, infatti la Chiesa versa nel caos come non mai. Ogni innovatore, anche inesperto, può dire la sua.
      Figurarsi…

      La Chiesa è “resto” perché non si cura dei numeri (come voi), ma della sanità della dottrina: quello è il “resto”.

      Laddove si ricerca e si sbandiera il numero, già puzza di falso.

    3. Ognuno ascolta e comprende con la sensibilità e l’acume che ha.
      Il povero matto somiglia in modo impressionante a Gesù Cristo, che hanno chiamato pazzo e anche peggio.
      Il male fa sempre più rumore e scalpore del bene; questo è risaputo.
      Anche se per noi essere una minoranza… un “resto”; Giusto? E’ un vanto assoluto.

      Sono stata molti anni nel cammino, Kiko non si definiva “il resto”, a proposito, ora che ci penso? Dovresti saperlo!

      Com’è, si è dimenticato anche di questo, ora che ama ostentare successi e numeri: (tutte vanità e un inseguire il vento!) e fare censimenti e contarsi e ricontarsi, dimentico della tremenda punizione che colpì Davide e, per colpa sua, tutto il suo popolo per la maledetta fissa dei censimenti! Eppure anche Davide era stato avvisato!
      Più prosaicamente aggiungo, meglio pochi e buoni che molti e cattivi.

      Io invece ringrazio ancora Padre Ariel per il suo coraggio, per il suo intransigente impegno a difesa delle Verità di Fede e della Sana e Retta Dottrina.
      E con Arbore: meno siamo meglio stiamo e ne siamo fieri.
      Sacca di resistenza la chiami e auspichi per la Chiesa un “ammodernamento”.
      La Chiesa è viva e giovane in eterno di suo, a immagine della Vergine Maria, non va ammodernata la Chiesa, concetti relativi e transeundi, Ecclesia semper renovanda!
      Guarda un poco.

      Io invece ringrazio ancora Padre Ariel per il suo coraggio, per il suo intransigente impegno a difesa delle Verità di Fede e della Sana e Retta Dottrina.

      1. Pax, libera e altri anonimi, i vostri commenti di risposta denotano sono un pregiudizio nei miei confronti. Nessun problema, sicuramente non fate una bella figura rispetto per chi legge, perché chiunque può rendersi conto che non avete neanche capito quello che ho scritto, tanto eravate impegnati a scrivere con la bava alla bocca per l’odio nei miei confronti.
        È proprio vero sig. Fabrizio: “dai frutti riconoscerete l’albero” e questi ultimi commenti nei miei confronti ne sono l’esempio.
        Massimiliano Conti.

        1. “Pax, libera e altri anonimi”, hanno raccolto per grazia di Dio un frutto prezioso e straordinario: grazie alla chemioterapia della vera fede cattolica, si sono liberati da quel pericoloso cancro settario chiamato Cammino Neocatecumenale, un albero riconoscibile da mezzo secolo – quest’albero infetto – proprio dai frutti che ha dato.

  14. Non son brava con le parole…
    Esprimo semplicemente il mio grazie a don Ariel…
    Ha detto la Verità in un programma televisivo dove non ti aspetti di sentirla pronunciare.
    Ho sperato che vibrasse nei cuori di tutti gli ascoltatori…
    Epperò non tutti si ha orecchi per intendere…

  15. Nonostante io desideri che trasmissioni come quelle spariscano e non le guardi più nessuno, credo che la presenza di Padre Ariel abbia avuto un effetto positivo: anche il pubblico generico ha potuto vedere che esistono ancora preti sani di mente, ortodossi, che vestono la tonaca, che non si fanno intimidire da chicchessia e che, soprattutto, sono giovani. Queste cose demoliscono un gran numero di miti urbani.

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