Nascere e rinascere in un Natale speciale, noi che ormai non siamo più abituati agli imprevisti della specialità

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—  Attualità ecclesiale —

NASCERE E RINASCERE IN UN NATALE SPECIALE, NOI CHE ORMAI NON SIAMO PIÙ ABITUATI AGLI IMPREVISTI DELLA SPECIALITÀ  

Questo Natale è speciale perché non avremo il cenone come tutte gli altri anni. Con parenti e amici, relegati nelle varie zone colorate d’Italia. Allora proviamo a non dimenticare proprio questo: è Dio che dobbiamo mettere al centro. In Lui le distanze si assottigliano, quasi spariscono, in una comunione spirituale.  Il vero cenone che avremo quest’anno è il Bene per antonomasia, da non dimenticare per tutti i futuri cenoni, anche quando sarà terminata la pandemia.

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Autore:
Gabriele Giordano M. Scardocci, O.P.

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le vignette di Simone Togneri

Nel Vangelo dell’Evangelista Luca è scritto:

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«Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo».

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Proverò a entrare in questo santo giorno di Natale [cfr. mie riflessioni, QUI], per immaginare assieme a voi la scena della natività. Proviamo allora a metterci al posto di uno dei quei pastori. Potremo sentire il freddo gelido della notte israeliana, avere anche il fiatone per la corsa che abbiamo fatto, dopo essere stati avvertiti dagli Angeli di questa meraviglia. Se fossimo davvero lì osserveremo una scena tenerissima: un bambino, con suo papà e sua mamma. Con gli Angeli che cantano Gloria a Dio mentre questo bambino è coccolato dai genitori. Se fossimo lì davvero, ci renderemo conto di avere dinanzi a noi un miracolo. Si, perché nella notte di Natale, almeno per noi, sono avvenute due nascite. Sembra strano dire una cosa del genere, considerando che per noi cattolici non esiste la reincarnazione.

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Vediamo allora in che senso, c’è una doppia nascita. Ma per farlo proviamo a leggere le mirabili parole di San Leone Magno, l’uomo piccolo di statura, ma gigantesco nella tempra, tanto da fermare Attila alle porte di Roma. Così scriveva questo Santo Pontefice Magno in una delle sue lettere dogmatiche:

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«Il Figlio è coeterno con il Padre, […] Gesù Cristo è Dio da Dio, onnipotente dall’onnipotente, che è nato coeterno dall’eterno; […]. Il Figlio unigenito dell’eterno Padre, pure sempiterno, è nato ad opera dello Spirito Santo dalla Vergine Maria. Tale nascita, avvenuta nel tempo, nulla tolse alla nascita divina ed eterna (che ha dal Padre), niente gli ha aggiunto, ma è tutta diretta a rifar nuovo l’uomo, che era stato ingannato».

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Proviamo adesso a concentrarci su queste parole: Gesù nacque nell’eternità e nacque nel tempo. Scrive il teologo svizzero Hans Urs Von Balthasar: Egli, nell’Eternità, ricevette dal Padre la vita, il sapere, lo spirito, la parola, l’azione e la dottrina Per noi, piccoli testimoni della pagina evangelica, questa nascita eterna è del tutto oscura.

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Infatti lo stato di Eternità in cui sussiste l’unico Dio in tre Persone non coincide con il nostro essere radicati nel tempo. La nostra corporeità, insieme all’anima e allo spirito, detta e scandisce i momenti del nostro vivere, il nostro conoscere, intuire e anche essere felici e gioiosi. In questa divisione entra una suddivisione in secondi, minuti, ore, giorni, mesi, anni, secoli, centinai, millenni. Entriamo al mondo in un certo tempo e moriamo in un altro tempo. Questo è davvero particolare ma legato radicalmente alla nostra identità.

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Perciò davvero pochissimo sappiamo, donatoci dalla fede, della nascita eterna del Logos. Però proprio perché siamo temporanei, possiamo gustare invece la nascita nel tempo. Perché il Logos Cristo ha preso una natura umana e una carne umana. È entrato nel tempo, insieme a noi, in un momento ben preciso. Da questo dato dottrinale siamo consapevoli di una gioia grande. Nella sua Eternità, Grandezza e Maestosità Dio decise di nascere come un bambino piccolo e desideroso di cure. Perché innanzitutto voleva essere vicinissimo a noi. Dio quindi prende la natura umana, affinché possiamo avere una comunione piena con Lui. Gesù è stato vero Dio e vero uomo in una porzione di tempo insieme strettamente con noi.

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Secondo lo scrittore russo A. Checov:

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«Nei certificati di nascita è scritto dove e quando un uomo viene al mondo, ma non vi è specificato il motivo e lo scopo».

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Gesù invece è chiaro sin da subito: Lui nasce con lo scopo di abbracciarci e farsi vicino a noi. E, dopo questo evento, il Natale, ogni giorno anche gli uomini hanno uno scopo: trasmettere questo abbraccio, questa vicinanza affettuosa a tutti coloro che si sentono abbandonati e soli. Un abbraccio nella Verità: è questo quello che ci chiede di donare il Dio Bambino.

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Questo Natale è speciale perché non avremo il cenone come tutte gli altri anni. Con parenti e amici, relegati nelle varie zone colorate d’Italia. Allora proviamo a non dimenticare proprio questo: è Dio che dobbiamo mettere al centro. In Lui le distanze si assottigliano, quasi spariscono, in una comunione spirituale.  Il vero cenone che avremo quest’anno è il Bene per antonomasia, da non dimenticare per tutti i futuri cenoni, anche quando sarà terminata la pandemia. I cenoni esistono per generare comunione fra noi, ma innanzitutto per ricordare che è Dio che continua a farsi comunione col mondo. Rendiamo questa serata specialissima in un anno speciale: perché specialissimo è il Festeggiato!

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Buon cammino di Avvento verso il mistero del Natale.

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«Gesù dolce, Gesù amore» [Santa Caterina da Siena]

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Roma, 12 dicembre 2020

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Padre Gabriele

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One thought on “Nascere e rinascere in un Natale speciale, noi che ormai non siamo più abituati agli imprevisti della specialità

  1. Gentili e stimati Padri dell’ Isola di Patmos, questo Natale sarà veramente speciale, perlomeno dal punto di vista Astronomico.
    Il 21 Dicembre prossimo si ripeterà la Congiunzione ( molto rara) di Giove e Saturno dell’ anno 6/7 a.C. da molti ritenuta essere la vera Stella di Betlemme.
    Volevo solamente condividere questa notizia riportata da Papaboys su Youtube.
    Buon Natale.

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