L’invito di Cristo ad accogliere il dono di quella felicità che diviene beatitudine eterna

L’angolo dell’omiletica dei Padri de L’Isola di Patmos

L’INVITO DI CRISTO AD ACCOGLIERE IL DONO DI QUELLA FELICITÀ CHE DIVIENE BEATITUDINE ETERNA

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Le parole del filosofo francese Blaise Pascal sembrano adatte al nostro essere testimoni di beatitudine: «La felicità non è né noi, né fuori di noi: è in Dio, ossia fuori e dentro di noi».

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Gabriele Giordano M. Scardocci, O.P.

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Cari fratelli e sorelle,

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Salvador Dalì, L’annuncio, opera realizzata in occasione dell’apertura del Concilio Vaticano II

in questa VIª domenica del tempo ordinario la Liturgia della Parola ci offre il testo lucano del Vangelo delle Beatitudini [vedere testo della Liturgia della Parola, QUI].

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Ci sono pagine evangeliche che sono eterne e che per questo conosciamo a memoria, eppure, ogni volta che le ascoltiamo, ci emozionano e ci donano sempre qualcosa di nuovo e spesso di inaspettato. Dio vede la nostra realtà secondo una visione di eterno presente simultaneo: per ciò, ogni volta che ci parla nella Sua Parola ispirata, nel nostro adesso quotidiano, nel nostro istante che sembra insignificante lo riempie del suo amore tenero ed eternamente vero e presente.

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Il brano delle beatitudini lucane ci ricorda innanzitutto in che cosa consiste una delle più grandi ricerche dell’uomo: la ricerca della felicità.

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Salvador Dalì, Le tentazioni di Sant’Antonio

Nella dichiarazione degli Stati Uniti d’America i padri fondatori, insieme a Thomas Jefferson, il 15 settembre 1787 dichiararono che la ricerca della felicità è una verità per sé stessa evidente. Con il linguaggio filosofico diremmo che la ricerca della felicità è un assioma, qualcosa di talmente evidente da non poter essere confutato. Questo testo ha ispirato anche un bellissimo film, che consiglio a tutti di vedere, proprio intitolato La Ricerca della Felicità, di Gabriele Muccino con Will Smith e il piccolo Jaden Smith. Il film rappresenta la storia del broker statunitense Chris Gardner, che ridotto sul lastrico a causa di una serie di imprevisti esistenziali e lavorativi, trova la forza insieme al suo piccolo figlio Christopher di rimboccarsi le maniche e ricostruire tutto. Insieme i due Gardner iniziano il loro cammino verso la felicità. Una delle frasi più belle del film è quella che papà Chris dice al piccolo Christopher:

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«Non permettere mai a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa. Neanche a me. Ok? Se hai un sogno tu lo devi proteggere. Quando le persone non sanno fare qualcosa lo dicono a te che non la sai fare. Se vuoi qualcosa, vai e inseguila. Punto».

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Con queste beatitudini il Signore ci vuole mostrare qual è il cammino che ha preparato per noi, affinché possiamo raggiungere la felicità non semplicemente con un posto di lavoro, come accadeva a Gardner in questo film. La felicità non è il denaro: non è solo materialità ma al tempo stesso non è nemmeno astrattezza. Il Signore ci insegna infatti che la felicità è beatitudine.

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Salvador Dalì, la visione dell’Inferno concessa dalla Vergine Maria ai pastorelli di Fatima

L’invito di Gesù alla beatitudine ha un fondamento spirituale e umano al tempo stesso: innanzitutto perché è sempre il Signore che aiuta ogni uomo a vivere le singole beatitudini. In secondo luogo perché, ogni beatitudine, consiste in una condizione reale di precarietà da cui sgorga un atto d’amore concreto donato da Dio al suo credente.

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Dalla povertà materiale e spirituale, per grazia si ottiene il regno di Dio, cioè l’essere a contatto intimo con Lui in ogni momento in quanto battezzati e figli di Dio. Dalla fame dell’Amore Trinitario, il Signore ci dona la sazietà dello Spirito Santo quando siamo cresimati. Dal pianto disperato di chi ha peccato, il Signore dona il Sorriso di chi è stato perdonato nella confessione sacramentale. E infine, Gesù, si ricorda anche di coloro che sono nella lacerazione, divisione e persecuzione più profonda a causa del Suo Santo Nome. Qui Gesù si rivolge ai martiri: sia coloro che oggi perdono ancora la vita perché uccisi in odium fidei, come avvenuto di recente in Francia con l’assassinio sull’altare del padre Jacques Hamel, sia per coloro che vivono un martirio bianco perché isolati dai parenti, amici e confratelli, fino a quasi alla rimozione del legame di parentela sempre per causa del Vangelo di Gesù Cristo e per amore della Chiesa.

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Ai martiri è preparata una grande ricompensa: la visione immediata in Paradiso dell’Amore di Dio, senza doversi purificare ulteriormente, per i martiri nel Sangue. La capacità di avere uno sguardo autentico sull’amore di Dio che si fa Pane Eucaristico, per i martiri bianchi.

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Al contrario, i tre «guai» che Gesù rivolge a ricchi, sazi e color che ridono riflettono come una falsa felicità può radicarsi nell’uomo: una felicità che non viene da Dio, ma dal denaro, dalla sazietà sessuale smodata e disordinata o dall’esercizio di un potere che irride l’autorità di Dio e i suoi precetti. Quei guai mettono in guardia ancora oggi. È bene educarsi a stare lontani da questi atteggiamenti e comportamenti che ci riempiono di effimero svuotandoci dell’unico tesoro vero: la presenza di Dio.

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Salvador Dalì, L’ultima cena

La ricerca della felicità nelle beatitudini descritte da Gesù è una meta raggiungibile tutti i giorni. Nei Sacramenti, come ho già detto. Ma anche perché sappiamo essere noi coloro che annunciano la fede che non è stasi passiva, ma cammino continuo verso ciò che ci dona senso di una felicità profonda.

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Le parole del filosofo francese Blaise Pascal sembrano davvero adatte al nostro essere testimoni di beatitudine: «La felicità non è né noi, né fuori di noi: è in Dio, ossia fuori e dentro di noi».

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Quindi insieme, cari fratelli e sorelle, chiediamo al Signore di assimilare sempre di più queste parole eterne. Tutti i giorni possiamo essere alla scuola della beatitudine. Con uno sguardo contemplativo, chiediamo di trovare nel raggio di sole che illumina la nostra finestra, il segno del Signore che vuole renderci eternamente felici perché beati.

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Così sia!

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Roma, 16 febbraio 2019

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