La cultura omosessualista e il “feticcio” della omofobia

LA CULTURA OMOSESSUALISTA E IL FETICCIO  DELLA OMOFOBIA

 

Non discuto sui gusti sessuali altrui né sul diritto degli adulti a esercitarli in modo libero e consenziente, ma nessuno può impormi la sodomia a colpi di legge come modello e come stile di vita, proteggendo il tutto con una ulteriore legge — la cosiddetta legge sul feticcio della omofobia — che se mal congegnata rischia di limitare gravemente il diritto all’esercizio delle altrui libertà di pensiero, parola ed espressione.

 

 

 

Autore Padre Ariel
Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

Caro Padre Ariel, sono perplesso del suo ultimo articolo [vedere QUI], anche se non riesco a dare un giudizio, perché ne riconosco tante ragioni di fondo. Per questo le chiedo: da mesi trattate ottimamente temi teologici, era il caso di andare a cacciarsi in tematiche così politiche? La mia è solo una domanda per capire e spero in un suo chiarimento. Ossequi anche al Padre Giovanni Cavalcoli di cui ricordo omelie memorabili e toccanti confessioni, quando era qua in città da noi nel convento di San Domenico [Giovanni Cantargianni, Bologna].

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aborto sacrosanto
non solo l’aborto è un diritto ma un diritto persino “sacrosanto

Attraverso un quesito posto da un Lettore rispondo anche ad altri analoghi pervenuti alla redazione dell’Isola di Patmos, partendo ancòra una volta con un esempio: nel 1978, quando avevo 14 anni, al termine della Santa Messa domenicale accompagnai mio padre, mia madre e mia nonna in una delle sale parrocchiali nelle quali un notaio raccoglieva le firme dei fedeli cattolici da presentare contro il referendum sull’aborto promosso dal Partito Radicale con l’appoggio di altri Partiti più o meno celati dietro a queste teste di ariete. Legge poi ratificata da politici e ministri democristiani, che si guardarono bene dal dimettersi dai propri incarichi di governo, non potendo, come “cattolici”, per gravi questioni di coscienza, porre le proprie firme su quel testo, Giulio Andreotti in testa a tutti, che all’epoca era Capo del governo, checché ne dica a posteriori Renato Farina, che da tempo pare fungere quasi da postulatore per la sua causa di beatificazione [vedere QUI].

no vatican no taleban
Emma Bonino arringa su un palco contro “l’ingerenza” della Chiesa Cattolica nelle faccende di Stato, mentre Marco Pannella e un’altra militante ostentano il cartello: no al Vaticano no ai talebani

Marco Pannella e la sua discepola Emma Bonino ― che oggi strumentalizzano l’Augusta persona del Sommo Pontefice nel vano tentativo di tirare acqua al loro mulino ― seguitano a parlare della ingerenza dei cattolici nella politica e della “mafia” del Vaticano equiparando i nostri vescovi ai talebani, ogni volta che hanno osato parlare di vita, bioetica e valori legati non solo alla morale cattolica, ma al diritto naturale. Temi sui quali esiste una enorme letteratura scritta, filmica e fotografica, fatta soprattutto di gratuite offese recate al mondo cattolico da Pannella, dalla Bonino per riflesso, ed a seguire dai loro fedeli adepti [vedere QUI].

Domanda: dinanzi a quel referendum del 1978, i cattolici interferirono sulla politica oppure, come cittadini della Repubblica Italiana a pieni diritti e doveri, esercitarono invece un loro diritto costituzionalmente garantito?

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S.E. Mons. Domenico Sigalini, Vescovo della Diocesi suburbicaria di Palestrina

Giorni fa, S.E. Mons. Domenico Sigalini, Vescovo di Palestrina, è stato fatto come suol dirsi nero al programma Announo sulla rete La7 [puntata integrale QUI]. Cosa avvenuta per il fatto che il presule prenestino è scarso in sagacia e dialettica. E dinanzi alla domanda dell’intelligente e simpatico intellettuale omosessuale Aldo Busi ― che di sagacia e dialettica ne ha da vendere ― il quale ha rivolto al Vescovo l’infelice contestazione che nostro compito sarebbe quello di pensare alle nostre sacrestie, il presule prenestino è rimasto ammutolito, esibendo in diretta la sua faccia inquadrata, non a caso in primo piano, con stampata un’espressione smarrita.

suor Giuliana Galli
Suor Giuliana Galli, opinionista presso il programma Piazzapulita condotto da Gad Lerner, presso il quale rispose non rispondendo a domande sibilline a lei rivolte sulla banca vaticana [vedere QUI]

Premesso che delle bestie dell’informazione e delle macchine da guerra come gli organizzatori di quel programma, se ne guarderebbero dall’invitare uno di quegli esponente del mondo cattolico che li stenderebbe a tappeto. Ecco allora che per realizzare lo scopo di far figurare la Chiesa senza argomenti dandole al tempo stesso una immagine caricaturale, non resta che invitare la suorina alla volemose bene al programma dell’altrettanto infido Gad Lerner, per impelagarsi in argomenti al di sopra delle sue capacità logiche e teologiche di dibattito, per non dire economico-bancarie. Oppure invitando il vescovo prenestino, che quando fa pessime figure a me risulta persino simpatico, se il prezzo di questa simpatia non fosse però così elevato, visto in che modo ciò può tradursi in discredito per la Chiesa Italiana intera, di cui io faccio parte non solo come fedele, ma come devoto sacerdote, quindi libero dinanzi a simili fatti di manifestare disagio e disappunto, semmai pure con un tocco di ironia, mai con mancanza di rispetto, specie nei riguardi di un vescovo.

Aldo Busi
l’intellettuale italiano Aldo Busi al programma Announo sulla Rete La7

Io che non sono Vescovo di Palestrina e che proprio non sono vescovo affatto – a parte la sede titolare di Laodicea Combusta che mi fu assegnata il 1° di aprile a puro titolo di scherzo [vedere QUI, QUI, QUI] – al buon Busi avrei fatto anzitutto una lezione di laicità e appresso di Diritto Costituzionale, precisandogli che non può ad alcun titolo permettersi, in una Repubblica democratica, di relegare nelle sacrestie, quindi di togliere la parola a dei legittimi cittadini di questo Paese – tali sono i vescovi – aventi come tali tutti i diritti ed i doveri derivanti dallo ius civitatis [diritto di cittadinanza], incluso il diritto di pensiero, parola ed espressione, oltre al diritto di voto. Poi avrei ricordato agli organizzatori di quel programma di quante volte, genuflessi remissivi col microfono in mano, hanno invece ascoltato senza battere ciglio persone che non appartengono a questo nostro Paese, che non ne sono cittadini, ma che pur malgrado, a volte persino con arrogante insolenza, hanno contestato dalle nostre reti televisive le nostre tradizioni, le nostre leggi e le disposizioni date dai vari governi sulle più svariate questioni, immigrazione selvaggia inclusa; oppure disquisendo circa il fastidio intollerabile che causava loro la visione di un crocifisso in un luogo pubblico. E noi tutti, come perfetti beoti, zitti e muti dinanzi a persone provenienti da regimi dittatoriali retti da teocrazie religiose da essi stessi approvate e difese anche in casa nostra, salvo parlare però dalle nostre televisioni del rispetto dovuto all’altrui sensibilità religiosa; la stessa “sensibilità religiosa” in nome della quale nei loro Paesi di origine si tagliano tutt’oggi le gole e le teste ai cristiani, donne e bambini inclusi.

Alba Parietti
Alba Parietti: quando da una bocca gonfiata come un gommone da mare messa sul trono delle opinioniste fuoriescono perle di stoltezza

Per non dire quel che avrei risposto ad Alba Parietti, che dal superiore tronetto separato a lei riservato in studio s’è persino improvvisata largitrice di etica e di morale. Anzitutto le avrei ricordato che gli italiani la ricordano sempre nel fiore dei suoi anni come una donna di indubbia bellezza, che nel corso dei suoi ormai trentennali trascorsi televisivi e cinematografici ha dimostrato in ogni modo di non saper cantare, di non saper ballare e di non saper recitare; passando infine dai programmi leggeri al ruolo di “illuminata” opinionista. Chiarito il tutto avrei cercato i punti comuni di unione e dialogo con questa Signora, ricordandole a tal proposito che anche lei, come me, forse aveva fatta “carriera” in ginocchio, con la differenza che io, “carriera”, l’ho fatta in ginocchio per pregare. E ciò beninteso, non per dispensare sferzate, ma semplicemente perché un Vescovo, che in quel delicato momento pubblico rappresenta non solo se stesso ma la dignità dell’intero Collegio Episcopale, non può né deve farsi bacchettare da una donna senza arte né talento che ultra cinquantenne vaga oggi da un chirurgo plastico all’altro. Il tutto nel pieno e legittimo esercizio delle sue insindacabili libertà che noi siamo lieti all’occorrenza di tutelare; non però insindacabili fino al punto di bacchettare un vescovo a quel modo, visto che Maddalena, dinanzi a Gesù, si presentò per essere accolta e perdonata, non per rimproverarlo con piglio altezzoso, portandogli semmai come esempio e modello di vita Giuda Iscariota.

gallo luxuria grillini
il defunto Andrea Gallo al gay pride, alla sua sinistra il travestito Vladimiro Guadango detto Luxuria, ex parlamentare di Rifondazione Comunista, alla sua destra l’ex presidente dell’Arcigay, Franco Grillini, anch’esso parlamentare della Sinistra post-comunista

La Signora Parietti ha infatti elevato a sommo modello il presbitero comunista genovese Andrea Gallo [vedere QUI], che nella sua autoreferenzialità e nel suo egocentrismo patogeno non esitò a sbeffeggiare e “tradire” ripetutamente la dottrina e il Magistero della Chiesa [vedere QUI, QUI, QUI] sino ad affermare pubblicamente di avere accompagnato di persona delle prostitute al consultorio per abortire [vedere QUI], oltre ad avere istituito un pullmino che di notte viaggiava per Genova a distribuire alle prostitute, oltre alle bevande calde, i preservativi [QUI]. Forse è troppo pretendere dal Vescovo di Palestrina, preposto come tale al governo dei presbiteri della sua Chiesa particolare, una risposta secca per chiarire che un prete del genere tutto è fuorché un modello di vita cristiana e sacerdotale; tant’è che il presule prenestino s’è preso quella inaudita lezione da una bocca gonfiata chirurgicamente come un gommone da mare e tacendo dinanzi a milioni di cattolici italiani, compresi i giovani dell’Azione Cattolica, di cui è stato assistente ecclesiastico nazionale.

Announo Matteo
il giovane Matteo che dagli studi di Announo ha duramente attaccato il Vescovo Domenico Sigalini

Cosa dire poi del giovane attivista omosessuale che con gli occhi spiritati ha aggredito più volte il vescovo prenestino, dicendogli infine che lui non accettava di sentirsi dire che cos’è la sessualità, o come viverla, da uno che la sessualità non la vive e non l’ha mai vissuta [vedere filmato integrale, QUI]. Ebbene non vi dico cosa avrei dato per essere stato lì in quel momento al posto dell’improvvido prelato, per sentirmi rivolgere quella sola contestazione. Per prima cosa, a quel modo di fare arrogante e aggressivo, con tanto di uso del “tu” verso un prelato grazie a Dio quasi settantacinquenne, avrei replicato che ero io, a non prendere lezioni di sessualità da lui, che la sua sessualità la viveva liberamente e legittimamente a quattro zampe, poi lo avrei informato che prete lo ero divenuto a 40 anni, dopo molte vicissitudini, nel corso delle quali, una delle cose che non era mancata nelle esperienze della mia vita era stata la conoscenza approfondita della sessualità umana, anche se da me mai vissuta a quattro zampe, nei tempi che furono. Il tutto col risultato che avrei finito col procacciarmi la simpatia persino di coloro che non la pensavano come me, i quali avrebbero finito col dire: «Bene ha fatto a rispondergli per le rime, dopo che quel giovinastro lo ha aggredito in modo irrispettoso, perché, in ogni caso, un ventenne non si rivolge a un ultra settantenne a quel modo, né in pubblico né in privato». Ma d’altronde, sia la Santa Sede come istituzione universale, sia la Conferenza Episcopale Italiana, che pure dispongono di uffici stampa, segretariati per le comunicazioni sociali e via dicendo, paiono seguitare a piazzare all’interno di queste strutture i più dannosi amici degli amici di quello o quell’altro monsignorotto, sempre per tornare alle lamentele del mio precedente articolo nelle quali facevo riferimento al nostro stato di mediocrità, all’interno del quale le “mezze figure” riproducono delle figure ancora più “mezze” di loro; e questi sono i pubblici risultati della nostra “perversa” selezione votata ormai al totale scadimento.

Sigalini invasioni barbariche 2
S.E. Mons. Domenico Sigalini a Le invasioni barbariche, programma che per temi, conduzione e pubblico, potrebbe indurre a discutere circa la prudente opportunità della partecipazione di un vescovo

Se la Santa Sede o la C.E.I. suggerissero a S.E. Mons. Domenico Sigalini di fuggire in futuro la tentazione di andare ad altri programmi del genere coi risultati testè descritti, recandosi invece in un monastero di Certosini a fare un ritiro spirituale, si eviterebbero tanti disagi e sofferenze a molti cattolici, che per le prodezze di molti ecclesiastici hanno già fin troppo da soffrire e vergognarsi.

Sigalini a piazzapulita
S.E. Mons. Domenico Sigalini all’agguerrito programma Piazzapulita dove non seppe rispondere a diverse domande-tranello a lui rivolte sugli “scandali” dello Ior

A quel programma che poteva essere interessante, sarebbe stato possibile parlare della visione che la morale cattolica ha della vita, della famiglia e dei figli, però con altra impostazione e interlocutori; ma soprattutto chiarendo che se vescovi, preti o laici cattolici impegnati si occupano di certi temi, non lo fanno per sconfinare fuori dalle loro sacrestie, né per distaccarsi dalle nuvole delle loro cattedre, attaccati alle quali taluni sono convinti che a salvare il Popolo di Dio saranno la metafisica e la epistemologia; ma semplicemente perché è nostro dovere esercitare un diritto riconosciuto anche all’ultimo dei profughi più o meno veri, più o meno realmente sfuggiti alle persecuzioni, che appena toccato il sacro suolo di Lampedusa possono dire e fare tutto quel che vogliono e come meglio vogliono.

Leone XIII
S.S. Leone XIII, riconosciuto come il Padre della Dottrina Sociale della Chiesa

L’esprimersi del vescovo o del presbitero su certi temi non deve essere puramente politico e finalizzato alla politica, bensì all’etica, alla morale cattolica e all’annuncio del Vangelo. La nostra non deve essere quindi politica finalizzata alla politica, ma dottrina sociale della Chiesa; e tale deve essere il nostro approccio, edificato sul deposito della fede e dalla migliore teologia supportata dal meglio della filosofia, della metafisica e da tanto senso comune che può essere tale solo se basato sulla realtà.

Ciò che in modo severo ho invece contestato nel mio precedente articolo a certe singole persone o associazioni cattoliche, sino ad usare il termine di “cattofascisti”, è proprio l’esatto contrario: usare problemi di natura etica e morale per cercare la rissa politica, quindi usando come pretesto la Chiesa e il suo messaggio di redenzione e di salvezza per sfogare il proprio essere politico, posto che diversi dei soggetti che io critico con durezza sono stati nella propria vita: o aspiranti politici, o politici mancati. Domanda: è il caso che costoro “realizzino” o “sfoghino” certe loro frustrazioni, spesso derivanti da loro mète non raggiunte, attraverso la Chiesa e l’uso pretestuoso delle tematiche legate alla morale e alla famiglia?

gay e neonati
celebre e triste immagini di un neonato appena venuto alla luce da un “utero in affitto” e consegnato a una coppia di gay dalla “madre surrogato” che l’ha partorito

Credo di avere riassunto la mia preoccupazione in modo chiaro, per quanto riguarda questi cattolici che in modo insultate aggrediscono gli omosessuali al grido di “Invertiti, pederasti, sodomiti”, o ironizzando sui golpe “sodomitici” o “pederastici”, paventando “l’invertitismo al potere” e via dicendo, spiegando ad essi che in questo momento storico-sociale a me interessano perlopiù coloro che sono fuori dalla Chiesa o distanti da essa. A me interessano non gli intelligenti e ragionevoli personaggi della levatura di Aldo Busi, ma i giovani e meno giovani irragionevoli che nello studio de La7, se avessero potuto, avrebbero preso a cazzotti il vescovo prenestino, basti guardare il filmato di quella puntata, perché ciò è scritto nei loro occhi accesi di disprezzo e aggressività. E com’è noto e risaputo con la piazza non si ragiona, perché è brutta per sua stessa natura. Ora, se alcuni piazzisti dovessero prendere talune “espressioni” di un certo mondo cattolico come una manifestazione del naturale pensare, sentire e agire della Chiesa Cattolica, prima o poi, all’uscita delle chiese, noi che nulla abbiamo da spartire con siffatti toni aggressivi vòlti verso un mondo suscettibilissimo come il complesso e variegato mondo gay, verremmo presi a bastonate, mentre i responsabili dell’istigazione a certe reazioni sarebbero chiusi dentro le loro ville dell’Olgiata, dei Castelli Romani o nei loro super-attici ai Parioli a seguitare a dirsi gli uni con gli altri: quanto siamo cattolici … quanto siamo veramente tradizionali, il tutto mentre Roma brucia. Oppure segregati nei loro uffici accademici a dirsi e cantarsi tra di loro: quanto sono metafisico, quanto sono epistemologo, quanto sono ameriano …

Femen 2 primate belgio
Le Femen aggredisco e insolentiscono nel nome di “no all’omofobia“, l’Arcivescovo Andre-Joseph Leonard,  Primate della Chiesa Cattolica del Belgio, durante una sua conferenza

Non ho mai mancato di rispetto agli storici Roberto de Mattei e Piero Vassallo, di cui non condivido certe posizioni e che restano per me dei gentiluomini modello. Nell’esercizio delle mie libertà mi sento però di dire che al contrario di de Mattei che tiene conferenze su potenziali scismi più o meno inevitabili [vedere QUI], io ritengo che in questo momento noi rischiamo qualche cosa di peggiore, di quegli scismi che nella Chiesa esistono tacitamente da mezzo secolo, pur non essendo mai stati ufficializzati; rischiamo di essere randellati fuori dalle Chiese da questi “pederasti, invertiti e sodomiti”, molti dei quali covano un senso di odio innato verso tutto ciò che è cattolico, basti solo pensare alle sacrileghe dissacrazioni messe in piedi quasi di prassi ad ogni gay pride contro la Chiesa Cattolica. Soggetti ai quali non vanno offerti a pretesto degli insulti non necessari, non produttivi e non conformi allo spirito della carità cristiana.

lobby gay
delle occulte elites di potere stanno usando le lobby gay per corrompere i popoli e trascinarli nella irreversibile decadenza umana e morale

Non possiamo però cedere neppure a tentativi di imposizioni politiche affatto “liberali” e “democratiche”, auto censurandoci per il pavido timore di irritare i potenti lobbisti gay, perché detta con tutto il garbo del caso e senza nessuno ledere, per noi la sodomia, specie quella ostentata con orgoglio, rende questo peccato — che può essere molto grave se consapevolmente commesso —, più grave ancora di ciò che in sé e di per sé è [sullo specifico tema vedere articolo del Padre Giovanni Cavalcoli, QUI].

coppia gay celebre
Jeremiah Brent e il suo fidanzato, nuove star della campagna spring-summer di Banana republic

Non discuto sui gusti sessuali altrui né sul diritto degli adulti a esercitarli in modo libero e consenziente, ma nessuno può impormi la sodomia a colpi di legge come modello e stile di vita, proteggendo il tutto con una ulteriore legge — la cosiddetta legge sul feticcio della omofobia — che se mal congegnata rischia di pregiudicare il diritto altrui all’esercizio delle libertà di pensiero, parola ed espressione. E non entriamo neppure nel complesso tema dei bimbi dati in adozione alle coppie omosessuali o da essi ottenuti attraverso “uteri in affitto” e manipolazioni genetiche, perchè questo argomento è di una tale e straordinaria gravità che come tale va trattato a parte.

prete in manette
non è fantascienza, è un concreto rischio …

Se il legislatore non presterà massima attenzione, in tal caso noi preti possiamo correre il serio rischio di essere arrestati al termine della Messa per avere letto e predicato una Lettera di San Paolo Apostolo:

«Non illudetevi, perché né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti […] erediteranno il regno di Dio» [cf. I Cor. 6,9-10].

Questi erano i temi che avrebbe dovuto trattare il Vescovo di Palestrina o sui quali egli avrebbe dovuto trascinare l’argomento durante lo svolgimento del programma al quale poc’anzi ho accennato, prendendo come modello d’esempio Aldo Busi che, appena i convenuti sono partiti per la tangente, ha subito chiarito: «Io sono venuto qua per parlare delle responsabilità della Chiesa sulla diffusione della omofobia, altrimenti non ho motivo per restare; e se continuate su altri temi prendo e me ne vado». E nel mentre, il presule prenestino, seguitava a tacere; e quando parlava, era peggio di quando taceva.

Femen 1
altra manifestazione anti-cattolica

Io che pure ho tentato di lavorare al meglio delle mie possibilità, invitando anche al dovuto rispetto verso questi esseri umani che hanno una percezione della sessualità diversa dalla nostra e che la vivono in un modo che per noi è fuori di dubbio sbagliato, oltre che nocivo se imposta come modello a colpi di legge, sarò purtroppo lì a prendermi le bastonate, al momento opportuno, mentre forse, gli alabardieri che sognano i tempi “gloriosi” che furono e il gineceo delle aspiranti contessine saranno sicuramente al riparo in qualche salotto a discutere sul Vetus ordo missae.

Femen cattedrale di Colonia
un’altra attivista fa irruzione nella Cattedrale di Colonia saltando sull’altare durante la celebrazione della Santa Messa di Natale, sul suo corpo la scritta I’m God (io sono Dio)

Tutto queste cose lo dico oggi, 15 giugno 2015, con pastorale senso comune e forse con un piccolo tocco profetico, nella certezza che domani, quando purtroppo accadrà ciò che in queste righe ho anticipato, nessuno dei diretti interessati e meno che mai le nostre Autorità ecclesiastiche avrà purtroppo la umana e cristiana umiltà di dire o di ammettere: purtroppo avevi ragione.

Questi i motivi per i quali ho ritenuto opportuno scrivere il mio precedente articolo in toni molto duri, consapevole in coscienza di quanto sia grave appiccare i fuochi e poi fuggire, lasciando gli altri a correre tutti i rischi del caso dinanzi all’incendio che divampa e con le uscite di sicurezza bloccate. Ma soprattutto l’ho scritto perchè sono certo che le persone da me bacchettate capiranno la gravità delle situazioni che stiamo vivendo e forse cambieranno atteggiamento, perché sono persone intelligenti, buone, sofferenti e smarrite come lo siamo più o meno tutti in questo momento storico-sociale di straordinaria delicatezza; e sono pure dei cattolici devoti, anche se per provocazione, solo per provocazione e per stimolarli con essa alla riflessione, ho messo in dubbio la loro cattolicità.

croce incendiata
un pericolo concreto dal quale non possiamo e non dobbiamo sentirci né immuni né lontani

Scopo e missione pastorale dei Padri dell’Isola di Patmos è sostenere i nostri Lettori e fedeli cattolici con scritti di sana dottrina, diffondendo e spiegando il Magistero della Chiesa. Tutto questo non può esimerci però da entrare ― a volte anche con la mia irruenza “efficace”? ― su temi molto delicati, perché, semmai alcuni non lo avessero capito, esistono da tempo forze laiciste potenti e agguerrite che sul pretesto di male intese forme di “rispetto”, di “tolleranza” e di tutela delle “diversità”, mirano nei concreti fatti a rendere fuori legge il Cristianesimo. E un problema di siffatta straordinaria delicatezza, con tutti i rischi che esso può comportare per la vita della Chiesa e la serena sicurezza dei suoi fedeli, non si risolve strillando “sodomiti, pederasti, invertiti” … il tutto proprio nei giorni in cui la nostra Roma eterna, bagnata dal sangue dei martiri, dal sangue dei Beati Apostoli Pietro e Paolo, sede del Vicario di Cristo, è stata sfregiata per l’ennesima volta dalla nuova edizione di Sodoma&Gomorra 2015, vale a dire il gay pride, i cui insulti e provocazioni ostentate da parte di un esercito di maschietti travestiti da “cagne in calore“, non servono a nessuno, a partire dalla loro causa. Ma d’altronde, narcisismo e omosessualismo sono le due facce della stessa moneta, le quali si celano — come direbbe lo psicologo Roberto Marchesini — dietro al «feticcio “omosessuale” dell’omofobia» [articolo di R. Marchesini, vedere QUI].

cassa da morto
fuggiamo alla cultura della morte …

Ha pertanto ragione Paolo Deotto, direttore di Riscossa Cristiana, che con pacata amarezza ha invitato alla preghiera di riparazione per l’ennesimo oltraggio recato da questa cultura di morte alla nostra Roma eterna, culla della Cristianità [vedere QUI]. Ci uniamo di cuore alla preghiera affinchè la materna mano della Beata Vergine Maria seguiti a trattenere il braccio del suo Divino Figlio ed a salvarci dalla sua ira. Perchè «Buono e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore» [cf, Sal 102,8]. Ma essere “lento all’ira” non vuol dire esserne privo; vuol dire appunto essere “lenti”, prima di giungere ad esercitarla, perché anche la Sua ira è un grande dono di misericordia, ma anche una grande medicina verso chi, dopo essersi fatto Dio, pensa di poter sovvertire tranquillamente l’ordine naturale del Creato. È il problema di sempre: la superbia, il peccato preferito da Satana tra tutti i peccati, che per le strade più diverse porta prima alla distruzione, poi alla dannazione eterna dell’anima.

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2 thoughts on “La cultura omosessualista e il “feticcio” della omofobia

    1. Glielo spiego subito chi mi “credo di essere”: sono un prete consapevole che la dignità che per Sacramento di grazia mi è stata data per mistero e non certo per meriti personali, non mi appartiene, perché mi è stata data solo in “comodato d’uso” per servire la Chiesa e il Popolo di Dio. Pertanto, consapevole della mia dignità di uomo e di prete, me ne guardo bene dall’andare a mettere in ridicolo la Chiesa e il Collegio Sacerdotale attraverso la palese incapacità di sostenere un delicato dibattito pubblico con interlocutori molto prevenuti e molto agguerriti sostenuti dall’intera macchina organizzativa di un programma i cui organizzatori sono notori ultra-laicisti, non credenti e non poco anticlericali.
      E infatti, fino a oggi, non è mai accaduto che io mettessi in ridicolo la Chiesa di Cristo. Però, se lei ha prova contraria, la fornisca.

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