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Il nuovo Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e ciò che la Chiesa si attende sul problema di Karl Rahner

16 Luglio 2017/4 Commenti/in Attualità/da Padre Giovanni

IL NUOVO PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE E CIÒ CHE LA CHIESA SI ATTENDE SUL PROBLEMA KARL RAHNER

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La Chiesa non funziona solo come un «ospedale da campo». Questo può operare opportunamente nei casi minori, comuni o di emergenza, come pronto soccorso, o per la cura di piccoli traumi o malattie leggere; la cura di questi casi può essere demandata ai vescovi, agli istituti religiosi e alle parrocchie. Ma per le eresie più pericolose e diffuse occorrono cliniche dello spirito altamente specializzate […]

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Autore
Giovanni Cavalcoli, O.P.

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PDF  articolo formato stampa
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Vigila attentamente [II Tm 4,5]

Il vescovo sia in grado di esortare con la sua sana dottrina

e di confutare  coloro che contraddicono [Tt 1,15]

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il Cardinale Gerhard Ludwig Müller [Finthen 31.12.1947], 69 anni, già Vescovo di Regensburg, voluto dal Sommo Pontefice Benedetto XVI a capo della Congregazione per la dottrina della fede presso la quale inizia il suo mandato il 2 luglio 2012. Concluso il suo primo quinquennio il 2 luglio 2017, il Sommo Pontefice Francesco non lo conferma nell’incarico.

Com’è ormai a tutti noto, il Sommo Pontefice ha scelto S.E. Mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer come nuovo Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Egli è un buon conoscitore del pensiero di Karl Rahner, come del resto, ed ancor più di lui, lo era il Cardinale Joseph Ratzinger, che da Papa aveva scelto questo Gesuita come Segretario della Congregazione per la dottrina della fede. Ora Ratzinger, dopo esser stato collaboratore di Rahner al Concilio, nel 1982 pubblicò un libro sui princìpi della teologia cattolica [1], nel quale svolge una severa critica al pensiero di Rahner accusandolo di idealismo panteista [pag. 179-190, in ed. francese]. Per questo, dobbiamo supporre che il neo Prefetto, per quanto benevolo verso Rahner, soprattutto adesso che Papa Francesco, con grande fiducia, gli ha affidato il delicato compito di supremo collaboratore ed aiuto del Pontefice nella conservazione e nella custodia della sana dottrina, si terrà ben lontano dai gravi errori del Gesuita tedesco, accogliendo i quali si assumerebbe una condotta tale che condurrebbe alla perdizione.

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S.E. Mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer, S.J. [Manacor 19 aprile 1944], 73 anni, nominato dal Sommo Pontefice Arcivescovo segretario della Congregazione per la dottrina della fede il 9 luglio 2008, il 1° luglio 2017 è nominato dal Sommo Pontefice Francesco Prefetto della stessa Congregazione

Per questo dobbiamo aspettarci che il nuovo Prefetto ci indichi con saggezza e prudenza il cammino per uscire dalla selva oscura, “aspra e forte”, nella quale Rahner ci ha cacciato in questi ultimi cinquant’anni, senza quasi che ce ne accorgessimo, stante il fascino che egli esercita su molti, che lo considerano erroneamente il grande interprete del Concilio Vaticano II [2]. Sarà, questo del nuovo Prefetto, un lavoro di sottile vaglio e discernimento, perché si tratterà di liberare valori indubbi da pericolose insidie che li mettono in pericolo.

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Vogliamo formare il voto che adesso che S.E. Mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer è Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, in collaborazione col Santo Padre, lo Spirito Santo gli conceda la prudenza, il coraggio e la saggezza necessari per mostrare chiaramente e definitivamente al popolo di Dio dove sta l’errore, come e perché rimediarvi e confutarlo, quali benefìci se ne traggono, come liberarsene e dove sta la sua parte di verità, per avviare una seria riforma degli studi teologici e della formazione del clero, in fedeltà a San Tommaso d’Aquino, come prescrive il Concilio, e al Magistero della Chiesa.

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Un’idea di come il nuovo Prefetto valuta il pensiero di Rahner possiamo farcela leggendo il suo saggio Karl Rahner: Cristo nelle religioni del mondo, [cf. QUI] presentato ad un convegno teologico sotto il titolo L’eredità teologica di Karl Rahner, organizzato dall’Università Lateranense e pubblicato dalla Lateran University Press nel 2005 [cf. QUI].

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S.E. Mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer, S.J. dal 1° luglio 2017 Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede

In questo scritto il nuovo Prefetto evidenzia aspetti positivi del pensiero di Rahner, come il riconoscimento del primato del cristianesimo sulle altre religioni, da lui chiamato «religione assoluta», nonché il fatto che tutte le religioni entrano almeno implicitamente o inconsciamente in rapporto con Cristo, senza il quale non c’è salvezza, Cristo che offre a tutti la salvezza.

 

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Gli errori di Rahner

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S.E. Mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer, S.J. dal 1° luglio 2017 Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede

S.E. Mons. Ladaria Ferrer, tuttavia, riporta anche alcune tesi erronee di Rahner, che tanto danno hanno fatto e fanno alla Chiesa, ma trascura di confutarle. Facciamo alcuni esempi. Egli cita senza discuterla la tesi rahneriana che «nella struttura dell’Antica Alleanza si trova insieme con ciò che è gradito a Dio, ciò che è falso ed erroneo» [p. 247] e, commentando queste parole, giunge a dire che «soltanto nel Nuovo Testamento e nella Chiesa di Cristo abbiamo una norma permanente di distinzione tra ciò che è vero e ciò che è falso» [p. 248].

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A parte che già la ragione naturale sa distinguere in teologia e in morale il vero dal falso, un simile rilievo fatto alla teologia e all’etica veterotestamentarie appare decisamente ingiusto e offensivo, e sa molto dell’eresia marcionita, che oppone il vero Dio del Nuovo Testamento dal falso Dio dell’Antico Testamento.

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Nessuno nega che nell’Antico Testamento abbiamo un’immagine di Dio a volte terrorizzante e certe sanzioni penali e leggi di guerra crudeli. Ma non è difficile spiegare queste cose come i segni di una civiltà arretrata, senza bisogno di rivolgere ingiuste accuse ad un’Alleanza di Israele con Dio, che non viene superata dalla Nuova come il falso è negato dal vero, ma come la verità iniziale è superata dalla verità finale, come la luce dell’aurora è superata dalla luce del giorno. Cristo non è venuto per abolire, ma per completare [cf. Mt 5, 17,19].

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S.E. Mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer, S.J. dal 1° luglio 2017 Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede

Un’altra tesi di Rahner, che il nuovo Prefetto accoglie senza fare obiezioni, è la sua interpretazione del modo col quale le religioni non cristiane possono incontrare Cristo. Questo modo è un’applicazione della gnoseologia rahneriana, per la quale l’uomo, ogni uomo, esperimenta aprioricamente e soprannaturalmente Dio secondo un’esperienza interiore da lui detta «trascendentale», «atematica» e «preconcettuale», alla quale fa seguito la concettualizzazione o «categorizzazione» di detta esperienza.

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In base a questo presupposto teologico Rahner distingue un cristianesimo esplicito e cosciente da un cristianesimo implicito ed inconscio o preconscio, che egli chiama «anonimo».  Cristo si rivela a tutti gli uomini, dà a tutti la sua grazia e salva tutti gli uomini. Solo che questa rivelazione avviene su due piani conoscitivi differenti. Per tutti avviene sul piano trascendentale; per alcuni, sul piano categoriale. E questi sono i cristiani espliciti. Coloro invece ai quali avviene solo sul piano trascendentale, sono i cristiani anonimi [3].

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S.E. Mons. Ladaria Ferrer cita al riguardo lo stesso Rahner: «Questo momento trascendentale della rivelazione corrisponde alla modificazione gratuita della nostra coscienza trascendentale operata soprannaturalmente da Dio, ma questa modificazione è realmente un momento originale e permanente della nostra coscienza, una sorta di illuminazione originaria della nostra esistenza e, in quanto momento della nostra trascendentalità costituita dall’autocomunicazione di Dio, è in senso proprio già rivelazione» [p. 254].

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S.E. Mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer, S.J. dal 1° luglio 2017 Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede

Osserviamo che la Rivelazione non modifica, ma supera ed eleva la coscienza trascendentale, altrimenti non sarebbe soprannaturale. Anche ammesso e non concesso che la Rivelazione fosse una «modificazione della coscienza», essa non è affatto una «illuminazione originaria», ma è un’illuminazione proveniente da Dio, che si aggiunge alla previa luce naturale dell’intelletto, la quale sola è la luce originaria della nostra mente, preceduta dall’esperienza sensibile, e così la Rivelazione, che dà origine alla fede, giunge solo successivamente all’esercizio della ragione e dell’esperienza, e come illuminazione della ragione, che la eleva alla conoscenza del mistero soprannaturale ignoto alla ragione.

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S.E. Mons. Ladaria Ferrer spiega il pensiero rahneriano su questo punto in tal modo: la fede cristiana esplicita è la «dichiarazione concettuale di ciò che l’uomo», che non ha sentito l’annuncio del Vangelo, «ha già realizzato o ha potuto realizzare nella profondità della sua esistenza spirituale» [p. 249]. Questa sarebbe la rivelazione trascendentale.

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Per Rahner allora la rivelazione universale è quella che egli chiama «trascendentale», mentre la Rivelazione data da Cristo alla Chiesa, quella che egli chiama “categoriale” e che la Chiesa chiama «pubblica», egli la chiama anche «particolare», quasi come se fosse quella che la Chiesa chiama «rivelazione privata». Invece dobbiamo dire che la vera rivelazione universale, cioè pubblica, non è la rivelazione «trascendentale», che non esiste se non nella mente di Rahner, perché Dio, nel rivelarsi e nel parlare all’uomo, propone contenuti intellegibili di verità al suo intelletto, contenuti che, in forza della natura dello stesso intelletto umano, sono espressi in concetti e in giudizi e quindi in parole. L’adulto ricava quei concetti dall’esperienza sensibile; chi invece non è in grado di ragionare, come per esempio il demente o l’embrione, riceve quei concetti da Dio e così tutti, magari inconsciamente, possono farsi un concetto di chi è Cristo.

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Rahner accoglie il princìpio giovanneo che il Logos illumina ogni uomo, consciamente o inconsciamente. Il che vuol dire che il Logos si propone a tutti, ma non tutti Lo accettano. Invece Rahner trascura il fatto, notato da Giovanni, che non tutti accolgono la luce, ma alcuni preferiscono le tenebre [4]. Rahner sostiene così che di fatto l’illuminazione divina è universale, tutti la accolgono, per cui tutti si salvano, il che è falso, perché va contro il Vangelo e l’insegnamento della Chiesa.

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C’è da dire inoltre che la dottrina rahneriana del «Salvatore assoluto», riferita da S.E. Mons. Ladaria Ferrer, è un’invenzione di Rahner, che mescola ibridamente la ragione con la fede, la filosofia col Vangelo, l’autocoscienza con la Rivelazione, la natura con la grazia, la religione naturale con quella soprannaturale, il cristianesimo con le altre religioni. 

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L’esistenza di un Salvatore assoluto, uomo-Dio, la conosciamo solo per fede, perché questo Salvatore divino è Cristo, e non in base all’inesistente previa “esperienza o rivelazione trascendentale atematica” di Rahner. Infatti è solo dal Vangelo che sappiamo che Dio vuol salvarci per mezzo di un uomo-Dio. Sta proprio in ciò l’originalità inaudita del messaggio evangelico. Ogni religione sa che Dio esiste, che ci può salvare e che remunera quelli che lo amano. Quello che invece nessuna di esse sa, ma che solo Cristo ci rivela nel Vangelo, è che Egli e solo Lui è il Salvatore di tutti.

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S.E. Mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer, S.J. dal 1° luglio 2017 Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede

Dio infatti,  se avesse voluto, avrebbe potuto salvarci anche in altri modi e con altri mezzi: perdonandoci incondizionatamente o alla nostra richiesta di perdono, o dopo un’opportuna penitenza o mediante sacrifici o una rivelazione fatta interiormente a ciascuno, o con la mediazione di semplici santi o profeti o angeli.

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Il vero e semplice sapere trascendentale religioso, che è solo al livello della pura ragione, non è assolutamente in grado di sapere da sé quale via Dio ha scelto per salvarci. Pertanto questo sapere non immagina e non attende nessun “Salvatore assoluto”, come crede Rahner, ma sa solo che la nostra salvezza viene da Dio, quale che sia la via concreta che Egli ha scelto, ad esso ignota. Questa soltanto è la certezza di tutte le altre religioni, certezza che però — e qui Rahner ha ragione — le mette comunque in contatto con Cristo.

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Il messaggio evangelico che ci parla di Cristo non ci offre affatto, come crede Rahner, il semplice dettaglio, la semplice categorizzazione e determinazione storica, concreta e “particolare” di una supposta precognizione [Vorgriff] «trascendentale e originaria» del «Salvatore assoluto», quella che Rahner chiama «cristologia trascendentale», che sarebbe comune a tutte le religioni e che costituisce il cristianesimo «anonimo».

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Osserviamo che l’annuncio del Vangelo non esplicita ciò che è già precontenuto atematicamente nell’ «esperienza trascendentale» di tutte le religioni, ovvero ciò che le altre religioni oscuramente, vagamente ed implicitamente già sanno, ma è l’annuncio di una novità inaudita, imprevedibile ed inimmaginabile, che il mondo e tutte le religioni non cristiane, compresa quella ebraica, ignorano assolutamente. Questo annuncio evangelico non è il chiarimento o la presa di coscienza di una conoscenza umana precedente, ma è l’aggiunta di una nuova conoscenza teologica del tutto superiore alla ragione e che non può che essere dono di Dio. Sta proprio qui la novità della Nuova Alleanza rispetto all’Antica.

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S.E. Mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer, S.J. dal 1° luglio 2017 Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede

S.E. Mons. Ladaria Ferrer sembra non avvertire l’insidia che si cela sotto la nozione rahneriana di «autocomunicazione divina» [5], che per Rahner non è concettuale, come è insegnato dalla Dei Verbum [n. 6], ma «ontologica ed entitativa» [p. 254]. D’altra parte, si deve dire che, se Dio non può comunicare il suo essere divino alla creatura, le dona bensì una preziosa qualità divina ontologica, che è somiglianza della natura divina di Cristo, ossia la figliolanza divina; ma questa è la grazia, mentre il Concilio, parlando di autocomunicazione, si riferisce alla Rivelazione.

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Bisogna osservare che l’Essere divino, nella sua assoluta semplicità, trascendenza e sussistenza, è assolutamente impartecipabile e quindi incomunicabile. Se San Pietro, dal canto suo, dice che l’uomo, mediante la grazia, diventa «partecipe» [koinonòs] della natura divina cf. [II Pt 1,4], ciò significa che egli riceve da Dio un dono soprannaturale, appunto la grazia, che, in Cristo, lo rende simile a Dio.

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L’essere divino, essendo assolutamente semplice, non può essere ricevuto in parte dalla creatura e tanto meno può essere ricevuto totalmente in un’assurda «autocomunicazione ontologica», la quale, semmai, avviene all’interno della Santissima Trinità, per la quale, per esempio Dio Padre comunica al Figlio la propria divinità [Deum de Deo]. Ma anche il Padre non può comunicare Se stesso come Padre al Figlio, proprio perché il Padre è distinto del Figlio.

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S.E. Mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer, S.J. dal 1° luglio 2017 Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede

L’essere della grazia è un essere per partecipazione, è un essere creato. Solo l’essere divino è Essere per essenza [Ipsum Esse per Se subsistens]. Tuttavia l’essenza della grazia è divina. La grazia però non è Dio, ma è un dono divino creato, un accidente o qualità dell’anima: per questo la grazia può essere distrutta dal peccato mortale. Se la grazia fosse Dio, essa sarebbe incorruttibile come Dio. E per questo Rahner è coerente, quando dice che la grazia non può mai esser perduta [«esistenziale permanente»]. Ma se la grazia fosse Dio, avremmo il panteismo, e l’uomo sarebbe Dio.

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S.E. Mons. Ladaria Ferrer cita senza obiettare anche la dottrina rahneriana, secondo la quale l’unione ipostatica non sarebbe altro che il vertice supremo della Rivelazione, che Rahner identifica con la grazia: «La storia della rivelazione ha il suo vertice assoluto, quando l’autocomunicazione di Dio nei confronti della realtà creaturale spirituale di Gesù mediante l’unione ipostatica che ha luogo nell’Incarnazione di Dio raggiunge in vista di questa realtà e con essa a beneficio di tutti il suo culmine insuperabile» [p. 254].

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Bisogna dire due cose: prima, che l’unione ipostatica non è un atto gnoseologico attinente alla Rivelazione, ma un atto ontologico relativo alla divinità di Cristo. Quindi qui non c’entra l’autocomunicazione divina rivelativa, della quale parla il Concilio, ma l’unione ipostatica è l’effetto dell’assunzione della natura umana di Cristo da parte della Persona del Verbo.

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S.E. Mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer, S.J. dal 1° luglio 2017 Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede

Da qui la seconda cosa. L’unione ipostatica non è il vertice di uno sviluppo precedente ascensionale, ma è l’effetto di un libero atto divino, che non presuppone nulla prima di sé, se non il Verbo eterno Che lo ha prodotto. La Rivelazione divina ha certamente uno sviluppo storico narrato dalla Scrittura, ma essa nulla ha a che vedere con l’unione ipostatica, la quale, come ho detto, appartiene all’ordine ontologico, non a quello intenzionale o concettuale. Ma, come è noto, Rahner identifica idealisticamente l’essere col conoscere.

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Così parimenti l’unione ipostatica nulla ha a che vedere con il vertice di una supposta «autotrascendenza umana», nel senso rahneriano, essa pure inficiata di idealismo panteista. L’uomo trascende sì stesso per tendere a Dio; ma Dio non è l’ «orizzonte della trascendenza umana», come dice Rahner, bensì è Colui che trascende l’orizzonte dell’uomo. L’uomo sale a Dio, ma non diventa Dio. Dio assume l’uomo, ma non diventa uomo.

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Alcune osservazioni

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S.E. Mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer, S.J. dal 1° luglio 2017 Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede

Prima. S.E. Mons. Ladaria Ferrer, nel presentare il pensiero di Rahner, sembra fermarsi ad una semplice esposizione, del resto ben fatta. Il che non è proibito. Ma, toccando certi errori, ci si può chiedere perché non li confuta. Il medico non deve limitarsi ad una corretta descrizione del morbo, ma deve offrire una cura specifica efficace, dopo avere anzitutto diagnosticata la malattia.

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Seconda. L’interpretazione fatta da S.E. Mons. Ladaria Ferrer del pensiero rahneriano è troppo benevola. Egli si pone solo qualche punto interrogativo. Questo metodo ha certamente un valore, ma dà prova di ingenuità, non mostra le insidie, fa sentire una carenza di acume e di vigilanza critici.

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La guida alpina esperta deve mostrare i pericoli del cammino all’inesperto turista, che affronta un percorso rischioso. Se bastasse ognuno da sé a curare la propria salute, che bisogno ci sarebbe dei medici? Se ogni buon laico potesse far da sé per salvarsi l’anima, che bisogno ci sarebbe del teologo, del vescovo e del Papa? Avrebbe ragione Lutero, che ha abolito la Gerarchia cattolica.

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Terza. L’eccessiva benevolenza dei giudizi di S.E. Mons. Ladaria Ferrer nei confronti di Rahner fa temere che egli non abbia compreso e approfondito abbastanza le radici del pensiero rahneriano, ormai analizzate da tempo, come per esempio dal Padre Cornelio Fabro, e che quindi non si renda conto a sufficienza dei gravi errori metafisici, gnoseologici, antropologici e morali di Rahner.

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Una funzione essenziale della Congregazione per la dottrina della fede è quella di avvertire i fedeli, in aiuto e a nome del Papa, degli errori più pericolosi non facilmente diagnosticabili, mettendoli in luce e correggendoli. Ed è proprio qui che si trova il problema Rahner. Alla direzione della Congregazione per la dottrina della fede, S.E. Mons. Ladaria Ferrer avrà tutto il tempo per colmare queste lacune, le quali, se erano tollerabili nel suo passato, non lo saranno più adesso.

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La riforma della Congregazione per la dottrina della fede

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S.E. Mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer, S.J. dal 1° luglio 2017 Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede

In conclusione, diciamo che il compito che attende S.E. Mons. Ladaria Ferrer è complesso, rischioso e difficile, ma siamo certi che Dio gli darà luce e forza nell’aiutare il Santo Padre e nel servire la Chiesa.

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Dobbiamo confessare con tutta franchezza e cognizione di causa, dopo cinquant’anni di studi su questo tema, che la riforma degli studi e della formazione del clero promossa dal Concilio è stata fraintesa e mal realizzata, sicché oggi non abbiamo una riforma, ma una deformazione delle vere intenzioni del Concilio, il quale aveva raccomandato San Tommaso come guida degli studi, anche se certamente non secondo il modulo pre-conciliare di un tomismo troppo polemico verso la modernità, ma  di un tomismo criticamente ed evangelicamente aperto ai valori della modernità, secondo l’esempio di Jacques Maritain, raccomandato da San Giovanni Paolo II nell’enciclica Fides et Ratio.

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Voler sostituire Karl Rahner a San Tommaso d’Aquino è stato un errore gravissimo, le cui conseguenze le vediamo oggi nel caos dottrinale e morale — quello che già nel 1974 Fabro chiamava «sconquasso»[6] —, del quale stiamo soffrendo, il che sia detto e lo ripeto, senza dover affatto misconoscere i meriti di Rahner, ai quali S.E. Mons. Ladaria Ferrer accenna nel suo saggio.

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S.E. Mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer, S.J. dal 1° luglio 2017 Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede

Per questo immane compito occorrerà un rafforzamento del personale della Congregazione per la dottrina della fede, da rendere maggiormente specializzato e più competente in rapporto alle varie discipline teologiche da impiegare negli interventi da intraprendere e proporzionato all’entità delle questioni da risolvere, liberandola da incombenze estranee alla sua competenza, come per esempio il perseguimento del delitto di pedofilia, incombenza questa che, nella fattispecie, può essere opportunamente demandata alla Congregazione per il Clero o alla magistratura civile.

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La Chiesa non funziona solo come un «ospedale da campo». Questo può operare opportunamente nei casi minori, comuni o di emergenza, come pronto soccorso, o per la cura di piccoli traumi o malattie leggere; la cura di questi casi può essere demandata ai vescovi, agli istituti religiosi e alle parrocchie. Ma per le eresie più pericolose e diffuse occorrono cliniche dello spirito altamente specializzate, sul modello, per fare un paragone in campo medico, degli istituti specialistici della complessa e vasta struttura ospedaliera Sant’Orsola di Bologna. Qui abbiamo il ruolo della Congregazione per la dottrina della fede, la quale deve occuparsi delle eresie più gravi, più diffuse e più difficilmente diagnosticabili e curabili, unendo ed alternando giustizia e misericordia, a seconda delle necessità. Se è cosa importante la cura del corpo, ben più importante è la salute dell’anima.

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Varazze, 15 luglio 2017

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[1] Edizione francese Les principes de la théologie catholique, Téqui, Paris 1985.

[2] Quanto questo sia falso, lo dimostro nel mio libro Karl Rahner. Il Concilio tradito, Edizioni Fede&Cultura, Verona 2009. Quando Papa Benedetto XVI parlava della “ermeneutica di rottura”, si riferiva appunto all’interpretazione rahneriana.

[3] Cf il mio saggio La radice teoretica della dottrina rahneriana del cristianesimo anonimo, in Karl Rahner. Un’analisi critica, a cura di S.Lanzetta, Atti del convegno teologico internazionale organizzato dai Francescani dell’Immacolata a Firenze nei giorni 22 e 23 novembre 2007, Edizioni Cantagalli, Siena 2009.

[4] Cf. Prologo del Vangelo di San Giovanni

[5] Cf P.P. Saldanha, Revelation  as “self-communication of God”. A study of the influence of Karl Barth and Karl Rahner on the Concept of Revelation in the Documents of the Second Vatican Council, Urbaniana University Press, Roma 2005

[6] Nel suo libro L’avventura della teologia progressista, Rusconi Editore, Milano 1974, p.20.

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4 commenti
  1. Zamax dice:
    19 Luglio 2017 in 15:41

    Il punto A)1) del mio commento si conclude con una frase che forse suona un po’ sibillina: “siamo in pratica agli antipodi del fideismo”. Voglio dire che mentre nell’errore fideista l’uomo col peccato originale ha perso letteralmente tutto ed è così corrotto da non poter rispondere o collaborare alla Grazia, nell’errore “rahneriano” l’uomo – in sostanza, al di là dei giochi di parole – non ha perso proprio nulla: la “modificazione gratuita” (che non è una modificazione ma un elemento costitutivo – “permanente e originale” – del nostro essere) non è altro che un’operazione di recupero (inconsapevole prima, e consapevole poi nel cristiano esplicito) di quello che già abbiamo, alla stregua, più o meno, di un frutto che matura. L’autocomunicazione divina diventa perciò una specie di Autorivelazione umana. Che poi da errori antitetici si abbiano conseguenze simili (per esempio, la messa in disparte del libero arbitrio) non è una novità.

  2. Zamax dice:
    17 Luglio 2017 in 17:58

    La citazione rahneriana «Questo momento trascendentale…» è proprio un bell’esempio di quell’arte del dire e non dire che nasconde le proprie contraddizioni (e i propri significati ultimi) dietro le pieghe di un linguaggio nebuloso e ossimorico.

    A) Prendiamo la prima parte: «Questo momento trascendentale della rivelazione corrisponde alla modificazione gratuita della nostra coscienza trascendentale operata soprannaturalmente da Dio,…».

    1) L’espressione “coscienza trascendentale” sembra essere intesa in senso kantiano più che “cristiano”, cioè come qualcosa di aprioristicamente posseduto, cui (sembra, ma non è così) viene ad aggiungersi qualcosa di nuovo; e non tanto come la coscienza, o la presa d’atto, che deriva dall’esperienza, di una condizione di miseria, di sofferenza e d’incompletezza che proviamo in questo mondo, che per semplicità chiamiamo Divenire, e che rimanda ad una realtà che lo trascende, che chiamiamo Essere o Dio: e come vi può essere – cristianamente – una trascendenza se non vi è una dialettica, un rapporto, una diversità tra Divenire ed Essere? Siamo in pratica agli antipodi del fideismo.

    2) L’esistenza di una “modificazione” presuppone “un prima e un dopo”, ma vedremo che nel seguito della citazione questi “un prima e un dopo” vengono di fatto negati.

    3) La “modificazione gratuita operata soprannaturalmente da Dio” sembra indicare che l’uomo, cioè il suo libero arbitrio, non vi gioca alcuna parte: l’azione della Grazia (o di qualcosa di simile alla Grazia) non prevede l’accoglimento da parte della volontà.

    B) Prendiamo poi il resto: «…ma questa modificazione è realmente un momento originale e permanente della nostra coscienza, una sorta di illuminazione originaria della nostra esistenza e, in quanto momento della nostra trascendentalità costituita dall’autocomunicazione di Dio, è in senso proprio già rivelazione.»

    1) L’espressione ossimorica “momento permanente” adombra l’eternità; con l’aggiunta dell’aggettivo “originale” fa pensare a qualcosa come l’ “ab aeterno”; e in ogni caso fa pensare come minimo ad una qualità innata, “realmente” (cioè in realtà) costitutiva del nostro essere: ma come si concilia ciò con una “modificazione” che implica “un prima e un dopo”?

    2) E se questo “momento della nostra trascendentalità”, che non è affatto un “momento”, come abbiamo visto, ma una qualità costitutiva del nostro essere, è costituita dall’autocomunicazione di Dio, cos’è questa “comunicazione” se non l’assunzione (ancora inconsapevole nel cristiano “anonimo”) della natura divina da parte dell’uomo? Insomma, il succo implicito di tutti questi contorsionismi lessicali è che l’Essere viene ad annullarsi nel Divenire e Dio nell’Uomo, e che non vi fu alcun peccato originale.

  3. ettore dice:
    16 Luglio 2017 in 17:06

    Oggi 16 luglio la Chiesa onora la Beata Vergine Maria del Monte Carmelo:
    affidiamo a Lei, Madre Ausiliatrice, le nostre umili suppliche perché assista il neo prefetto nella battaglia per la difesa della verità e contro i rischi delle derive moderniste e delle eresie.
    «Gaude, Maria Virgo, cunctas haereses sola interemisti in universo mundo» ci ricorda p. Cavalcoli in questo bell’articolo:
    http://www.iltimone.org/32388,News.html

  4. Iginio dice:
    16 Luglio 2017 in 9:41

    Sembra sia già iniziata un’opera di infangamento di Ladaria, stando almeno a un articolo di Galli della Loggia nel Corriere, in cui si accenna a accuse di aver coperto preti pedofili. L’aspetto tragico è che di casi di pedofilia ce ne furono tra i gesuiti tedeschi e che p. es. certi gesuiti a Roma mostravano curiosità morbosa quando alcuni ragazzi dovevano confessarsi da loro (Istituto Pio IX); ma tutti questi personaggi sono classificati come “progressisti” e dunque sono rimasti a galla.

    http://www.corriere.it/opinioni/17_luglio_12/non-si-giudica-passato-22d05d56-6655-11e7-99cd-8ba21567bad4.shtml

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