Il Cogitatorium di Ipazia – Nichi Vendola e la vecchia questione dei crocifissi nei luoghi pubblici

— IL COGITATORIUM DI IPAZIA —

NICHI VENDOLA E LA VECCHIA QUESTIONE DEI CROCIFISSI NEI LUOGHI PUBBLICI

 

Una volta alla settimana la nostra filosofa selezionerà uno scritto per offrire ai nostri lettori un commento. Ipazia, gatta romana, ha conseguito il baccellierato filosofico alla Pontificia Università Lateranense sotto la guida del Rev. Mons. Prof. Antonio Livi con il quale ha poi approfondito gli studi sulla filosofia del senso comune. Successivamente ha conseguito il dottorato filosofico in metafisica tomista presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino sotto la guida del Rev. Padre Prof. Giovanni Cavalcoli. Il suo libro: “Il mistero della creazione in Genesi e gli animali”, oggi è un best seller tradotto in 18 lingue e usato tra i testi di studio presso il Pontificio Istituto Biblico. A Roma ha fondato un istituto di gatte laiche consacrate per l’assistenza dei gatti poveri delle periferie esistenziali con l’alto patrocinio del Cardinal Vicario ed i fondi della Elemosineria Apostolica di Sua Santità.

 

Ipazia gatta romana
Ipazia gatta romana

L’articolo che ho scelto di commentare è tratto dalla rivista telematica degli amici de La Nuova Bussola Quotidiana: «Vendola contro i crocifissi, i tagliagole ringraziano». L’autore è Peppino Zola che scrive in modo molto pacato ma chiaro:

«[…] Vendola ha chiesto il ritiro delle croci per non offendere gli islamici […] l’uscita del nostro Vendola è avvenuta proprio nelle stesse ore in cui l’Isis annunciava trionfalmente di essere arrivata a sud di Roma, che sarebbe il vero luogo da conquistare, per distruggere chiese ed abbattere croci, il che avverrebbe senza troppo riguardo per l’offesa portata ai cristiani e, probabilmente, allo stesso Vendola» [articolo integrale QUI].

Come romana, filosofa e gatta cattolica, mai esprimerei giudizi morali sulla persona dell’On. Vendola, né sulla sua vita e neppure sulle sue abitudini sessuali private, perché la salvezza delle anime rimane un mistero. Attraverso la Rivelazione a noi è data una legge con delle norme, quindi delle linee guida da seguire e praticare, assieme a degli efficaci strumenti ordinari di salvezza: i Sacramenti di grazia. Come però scriveva in un suo articolo il mio formatore Ariel S. Levi di Gualdo, col quale ho approfondito gli elementi della teologia fondamentale e della storia della teologia dogmatica:

«Dio può usare, come e quando vuole, senza certo chiedere il nostro permesso, mezzi straordinari di salvezza, perché lui solo può leggere la profonda coscienza dell’uomo e lui solo può giudicarla» [vedere QUI].

Approfondendo questo discorso egli seguitò a dirmi:

«La Chiesa deve invitare a non peccare, od a liberarsi da certe condotte che potrebbero compromettere la salute eterna dell’anima; può quindi, la Chiesa, anzi deve dire ai fedeli di prestare attenzione perché attraverso certe condotte peccaminose si potrebbe andare all’Inferno. Non ha però facoltà, neppure la Chiesa stessa, di stabilire chi va e chi non va all’inferno, o chi in esso si trova e chi no, perché il giudizio delle anime è solo di Dio».

Premessa questa doverosa da un punto di vista epistemologico per dire che noi possiamo contestare e giudicare le idee dell’On. Vendola, possiamo, anzi dobbiamo combattere con tutti gli strumenti della carità cristiana la sua mortifera ideologia del gender legata a pubblici e pericolosi errori morali, ma non possiamo giudicare il suo cuore, la sua intima e profonda coscienza.

È toccante e davvero accogliente, multi-etnico e multi-religioso, togliere il povero vecchio Cristo per non offendere quegli islamici che ci stiamo preparando ad accogliere a frotte in Italia, malgrado le inutili esortazioni rivolte da certi protagonisti di eventi scioccanti e sanguinosi, per esempio l’arcivescovo metropolita caldeo di Mosul, S.E. Mons. Amel Nona, che in toni drammatici ha affermato:

«Le nostre sofferenze di oggi sono il preludio di quelle che subirete anche voi europei e cristiani occidentali nel prossimo futuro. Per favore cercate di capirci. I vostri principi liberali e democratici qui non valgono nulla. Occorre che ripensiate alla nostra realtà in Medio Oriente, perché state accogliendo nei vostri paesi un numero sempre più crescente di musulmani. Anche voi siete a rischio: dovete prendere decisioni forti e coraggiose, a costo di contraddire i vostri principi. Voi pensate che gli uomini siano tutti uguali, ma non è vero. L’ Islam non dice che gli uomini sono tutti uguali, i vostri valori non sono i loro valori. Se non lo capite in tempo, diventerete vittime del nemico che avete accolto in casa vostra» [vedere QUI].

Dinanzi a certe tragedie umane e sconvolgimenti sociali, non ho risposte da dare, avrei però una domanda da rivolgere all’On. Vendola: se nel futuro dovessimo ritrovarci in un’Europa islamizzata, in che modo questo ideologo del gender pensa di poter portare avanti l’ideologia omosessualista? Perché nel grande spazio antistante la chiesa di San Giovanni in Laterano, dentro la quale si trova la Cattedra del Vescovo di Roma, oggi è possibile far sfilare il gay pride con tutte le sue irriverenti maschere contro la Chiesa Cattolica [vedere QUI, QUI, QUI]. Se però un giorno, analogamente a Santa Sofia ad Istambul, questa chiesa romana dovesse essere convertita in moschea, come pensa di farvi sfilare dinanzi frotte di gay che invece di mascherarsi con mitrie episcopali tinte di rosa, si mascherassero in modo irriverente con carnevaleschi copricapo da imam?

A tal proposito basti ricordare che quando il trio Solenghi-Lopez-Marchesini alla televisione di Stato italiana inscenò negli anni Ottanta uno sketch satirico che toccava l’allora Ayatollah Khomeini, autocrate politico-religioso dell’Iran, vi fu un terribile incidente diplomatico: i voli dall’Italia e per l’Italia nell’areoporto di Taheran furono bloccati e stava per essere espulsa da quel Paese la legazione diplomatica italiana e ritirata quella dell’Iran in Italia. O forse, l’On. Vendola, pensa di organizzare nel prossimo futuro un gay pride nei pressi della Mecca in occasione del Ramadam, come a Roma fu organizzato e fatto sfilare in modo provocatorio proprio durante il grande Giubileo del 2000?

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3 thoughts on “Il Cogitatorium di Ipazia – Nichi Vendola e la vecchia questione dei crocifissi nei luoghi pubblici

  1. Dottoressa Ipazia, sono Fritz, e anch’io come lei sono un gattolico, per l’esattezza sono il gatto di Benedetto XVI. Anni fa fui intervistato anche su varie materie teologiche dal dott. Tornielli, a questo link potrà trovare la mia vecchia intervista http://www.ratzingerbenedettoxvi.com/gatti.htm
    Se vuole potremmo metterci d’accordo per organizzare un convegno di studi alla Lateranensa.
    Mi sappia comunque suo devoto

    Fritz

  2. Cari Padri, voi non avete solo il senso dell’ironia, di più … la vostra è un’ironia elegante, raffinata, che istruisce i lettori e, soprattutto, tesa a esprimere e trasmettere, a volte anche con un sorriso, verità di fede e dottrine morali. E, per fare questo, anche con un sorriso ironico, ci vuole veramente tanta arte e sapienza. Complimenti!!

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