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Autore Padre Ariel

Per vivere la risurrezione di Cristo è necessario abbandonare sogni, favole e idoli, penetrare il reale nell’obbedienza della fede e fare la volontà del Padre

28 Marzo 2016/3 Commenti/in Omiletica/da Padre Ariel

PER VIVERE LA RISURREZIONE DI CRISTO È NECESSARIO ABBANDONARE SOGNI, FAVOLE E IDOLI, PENETRARE IL REALE NELL’OBBEDIENZA DELLA FEDE E FARE LA VOLONTÀ DEL PADRE

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Sulla pietra rovesciata del Cristo risorto che ha vinto la morte, a tutti noi spetta un grande compito: scegliere tra i sogni e le favole sotto le quali tutto quanto crolla, oppure mettersi in cammino lungo la Via di Emmaus. Perché solo in questo secondo caso Dio ci verrà incontro come compagno di viaggio, ci chiamerà «amici», visiterà la nostra vigna e la trasformerà veramente in un’opera sua, dopo che l’uomo sarà riuscito a rinunciare al proprio omocentrismo per entrare nella dimensione del cristocentrismo.

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Autore Padre Ariel

Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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Pasqua 2016, Veglia di Pasqua [Lc 24, 1-12] Mattino di Pasqua [Gv 20, 1-9], omelia alla Santa Messa del giorno di Ariel S. Levi di Gualdo

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PDF ARTICOLO FORMATO STAMPA

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LA RESURREZIONE - TEMPERA 1996 - CM.50 X 35

la risurrezione del Cristo, opere di Quirino de Ieso, anno 1996, tempera su tela 50×35

Sulla scena della risurrezione le donne sono testimoni e protagoniste, come narra il Vangelo del Beato Apostolo Luca letto durante la veglia pasquale e nel Vangelo del Beato Apostolo Giovanni proclamato in questo giorno di Pasqua. Lapidarie sono le parole dette dell’Angelo alle donne nel vangelo lucano: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?”. Sono parole dalle quali si edifica sulla roccia del sepolcro una verità eterna, quella che i profeti hanno trasmesso ad un popolo che cercava il Signore nei luoghi e negli spazi in cui lo aveva lasciato ieri, mentre l’Onnipotente Creatore è sempre avanti e sempre ci precede, invitandoci ad un cammino incessante, come recita le splendida lode Victimae pascali: «Surrexit Christus spes mea/ præcedet suos in Galilaeam», Cristo mia speranza è risorto e precede i suoi in Galilea.

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Ariel S. Levi di Gualdo, Veglia di Pasqua

Nella storia religiosa l’uomo tende spesso ad avanzare all’indietro ed a guardare a ritroso. Mentre invece Dio vuole che l’uomo guardi sempre in avanti, perché a partire dall’incontro del Signore risorto con i discepoli lungo la via di Emmaus [cf. Lc 24, 13-53], noi siamo stati proiettati in avanti verso l’eterno. Chi infatti ha paura del presente e del divenire futuro, finisce col vivere imprigionato tra un passato che non deve passare ed un presente immobile fatto spesso di sogni e di fantasie.

In certe situazioni di immobilismo si tende a vivere paralizzati nei propri piccoli possessi mascherati dietro fantasiosi castelli di intoccabili tradizioni, ignari del monito dato del Signore Gesù che ammonisce: «Così avete annullato la parola di Dio in nome della vostra tradizione. Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo: Questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini» [cf. Mt 15, 7-9].

Cristo Gesù non è chiuso dentro la tomba della verità di ieri, perché la verità è viva e vive in Gesù Cristo Risorto che porta sempre impressi su di sé i segni indelebili della passione. Cristo è colui che sempre risorge, che sempre rinnova il mistero del suo corpo e del suo sangue vivo attraverso il mistero eucaristico.

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Ariel S. Levi di Gualdo, Veglia di Pasqua

Lo Spirito Santo, ch’è dono divino dato dal Risorto nella Pentecoste, ci spinge in avanti, basta solo non confondere lo Spirito Santo con lo spirito proprio; basta non crearsi un fantasioso Gesù a nostra misura che guarda caso dice e comanda a certi uomini esattamente ciò che essi vogliono sentirsi dire, dando vita in tal modo ad uno dei peccati più terribili: la chiusura alla grazia di Dio. Ora voi capite bene che chiudersi e indurre il prossimo a chiudersi alla grazia di Dio in nome di Dio, è terribile empietà.

Cristo risorto colma di grazie e benedizioni le proprie opere, quelle da lui volute e ispirate, mentre le opere nate da mano d’uomo per la gloria dell’uomo – come dice il salmista – muoiono con l’uomo, proprio come gli idoli, ce lo insegna il salmo 114 che recita: «Gli idoli delle genti sono argento e oro, Opera delle mani dell’uomo. Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono, hanno narici e non odorano. Hanno mani e non palpano, hanno piedi e non camminano; dalla gola non emettono suoni. Sia come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida». E le opere di Dio – come enuncia il Vangelo – sono alberi che non si riconoscono né dalle fantasie né dalle illusioni nelle quali si è vissuto; le opere di Dio si riconoscono dalla vita e dai frutti della vita.

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Ariel S. Levi di Gualdo, Veglia di pasqua

E se un albero secca e non dà frutti, c’è poco da chiedersi dove hanno sbagliato gli altri, ma piuttosto c’è da chiedersi: dov’è che abbiamo sbagliato noi? Soprattutto c’è da chiedersi in che misura ci si è chiusi alla grazia di Dio ed al mistero delle sue opere per seguire le opere dell’uomo; opere che alla fine, anche dopo molti anni, si riveleranno fallimentari proprio per i frutti che non danno, o per i frutti malati che producono, consegnandoci in tal modo alla morte e non a quella vita che è adorazione e comunione perenne con il risorto. Una comunione che passa sempre attraverso la devota obbedienza alla Chiesa universale, alla Chiesa particolare ed ai propri pastori, i vescovi; soprattutto quando non è facile prestare loro obbedienza. Ma proprio quando l’obbedienza non è facile, semmai perché i Pastori possono essere deboli, distanti, o semplicemente incapaci ad assumersi le loro responsabilità, essa va’ più che mai prestata, perché in caso contrario si rischia di ubbidire solo ai capricci di noi stessi, alle nostre ragioni ed ai nostri rancori. E chi non istruisce a questa docilità ed a questa obbedienza verso la Chiesa ed i propri Pastori, che di questi tempi può risultare anche molto difficile e dolorosa da mettere in pratica; chi si crea il proprio mondo nel mondo, la propria chiesa nella Chiesa, non è un pastore d’anime e non è un maestro, ma una guida cieca. E come c’insegna il Vangelo: «Quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso» [cf. Mt 15,14].

5. Veglia Pasquale 2014

Ariel S. levi di Gualdo, Veglia di Pasqua

Il mistero sul quale la nostra fede si edifica, come ci spiega il Beato Apostolo Paolo, non è certo la pietra sigillata del sepolcro di Cristo, perché «se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede» [cf. I Cor 15, 14]. Il mistero della nostra fede è quindi la pietra rovesciata da colui che non è più tra i morti ma tra i vivi e che ci viene incontro lungo la Via di Emmaus facendosi riconoscere dallo spezzare del pane [cf. Lc 24,13-35], invitandoci al cammino perenne e non certo alla paralisi dinanzi agli idoli che sono frutto delle mani dell’uomo.

Invitando l’uomo a compiacersi «della legge del Signore» ed a «meditarla giorno e notte», il salmista, nel Salmo n. 1, è molto chiaro nell’ammonirci con precise parole e ad indicarci che l’uomo giusto, colui che fa veramente la volontà di Dio: «Sarà come albero piantato lungo corsi d’acqua, che darà frutto a suo tempo e le sue foglie non cadranno mai; riusciranno tutte le sue opere». E riusciranno, le sue opere, perché in verità sono opere del Signore, di cui l’uomo è stato ed è solo un fedele strumento.

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9. Veglia Pasquale 2014

Ariel S. Levi di Gualdo, Veglia di Pasqua

Nella notte di Pasqua è avvenuta la risurrezione del corpo del Verbo di Dio Incarnato, di quella sua carne che fu infamata sul legno della croce e che adesso è adorata nei cieli e sulla terra. E non è certo un caso che Cristo Dio sia risorto di notte, perché con la sua risurrezione ha rischiarato le nostre tenebre, come canta il salmista: «Illuminerai la mia lampada, Signore; mio Dio, illuminerai le mie tenebre» [Sal 17, 29].

Cristo Risorto ci chiama alla vita e ci rende partecipi della vita, invitandoci a fuggire dalla morte; ci chiama a compiere le opere del Signore ed a benedire le sue opere dinanzi al Signore della vita: «Benedite il Signore, voi tutte, sue schiere, suoi ministri, che fate il suo volere. Benedite il Signore, voi tutte opere sue, in ogni luogo del suo dominio. Benedici il Signore, anima mia» [Sal 102].

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12. Veglia Pasquale 2014

Ariel S. Levi di Gualdo, Veglia di Pasqua

È su questo che possiamo accogliere e costruire la nostra intima partecipazione alla risurrezione del Cristo, col quale l’umanità è morta al peccato e rinata alla vita, oppure consegnarci invece alla morte nel modo peggiore: dopo avere imposto le nostre opere umane in nome di Dio, ma dando i frutti inevitabili: un albero secco, la desolazione, infine una morte che giungerà triste dopo avere trascorso la propria esistenza in una dimensione di possesso e di chiusura sino all’ultimo arrabbiato respiro di vita. E tutto questo in nome del proprio “io” fatto passare per “volontà di Dio”, mentre attorno a noi tutto crolla. E tutto crolla per colpa nostra che non vogliamo vedere, non per colpa degli altri. Attorno tutto crolla perché noi, rinchiusi nelle nostre illusorie e inamovibili convinzioni, pur avendo udito tutti i giorni la Parola di Dio, in verità non l’abbiamo ascoltata, perché eravamo troppo impegnati ad ascoltare le ragioni del nostro “io” anziché le ragioni di Dio che attraverso la voce del Beato Apostolo Paolo ci mette in guardia dicendo: «Verrà giorno, infatti, in cui […] per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole» [II Tm  4,3].

E agendo in questo modo, o seminando favole che poi, alla fine, cadranno a pezzi assieme agli idoli costruiti da mano d’uomo, non si giunge certo alla comunione dei Santi per godere della visione beatifica del mistero di Dio Creatore, del Verbo Incarnato Cristo Signore, dello Spirito Santo Consolatore.

13. Veglia Pasquale 2014

Ariel S. Levi di Gualdo, Veglia di Pasqua

«Cristo risorto ci ha liberati» ― ci ammonisce il Beato Apostolo Paolo [Gal, 1] ― «perché restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù». Mai e da nessuno, dobbiamo lasciarci imporre la schiavitù, specie da quegli uomini che vorrebbero rendere gli altri schiavi dei propri capricci e delle proprie fantasie in nome di Dio, dopo essersi impudentemente proclamati messaggeri e voce di Dio.

Sin dal Giardino di Eden, a noi spetta la scelta: consegnarci alla morte perenne o seguire la nostra naturale chiamata: partecipare alla risurrezione di Cristo Dio che siede oggi alla destra del padre e che un giorno – non dimentichiamolo mai – «tornerà nella gloria per giudicare i vivi e i morti». E Cristo, posto che «ogni albero si riconosce dal suo frutto» [cf. Lc 6,44], con coloro che non hanno mai rinunciato neppure per un istante della propria esistenza a se stessi per essere veramente suoi, che non hanno veramente servito Cristo e la sua Chiesa ma che si sono serviti invece di Cristo e della sua Chiesa, sarà molto severo: li lascerà in pasto alla morte. Basti solo ricordare la parabola del fico sterile: Gesù, vedendo lungo la strada un fico, ricercò in esso dei frutti, ma, avendolo trovato ricco solo di foglie, pronunziò la condanna di quell’albero [cf. Lc 13, 6-9]. Il signore Gesù non disse affatto: poverino, non dà frutti per colpa degli altri. Tutt’altro, il divino Maestro affermò che la mancanza di frutti era tutta quanta colpa del fico sterile.

Se Cristo, dinanzi a un atto di pentimento perfetto, ha salvato il buon ladrone aprendo a lui le porte del Paradiso [cf. Lc 23, 38-43], altrettanto può fare con noi; altrettanto può fare con
coloro che si trovano in una vigna resa sterile dal fatto che in verità il Signore, quella vigna, non l’ha voluta, essendo opera di mano d’uomo e non opera di Dio. In tal caso è necessario e urgente prendere atto della realtà, seguire il sapiente monito del Beato Apostolo Paolo, abbandonare le favole e le fantasie [cf. II Tm  4,3]  aprirsi ad una verità ― che spesso è amara e per questo non facile da accettare ― e pregare il Signore con le parole del Salmo 79 che recita: «Signore, Guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna». E il Signore ci visiterà, ma prima bisogna essere consapevoli del nostro errore e soprattutto dell’assenza di Dio nella vigna voluta dall’uomo per la pura ricerca di gloria dell’uomo, quindi pregare affinché, malgrado il nostro errore, la grazia ci soccorra e trasformi quel terreno nella vigna di Dio. In caso contrario si rischia di morire incattiviti come uno dei due ladroni, che anziché chiedere grazia e perdono, pur essendo martoriato e addolorato in tutto il suo corpo affisso sul palo della croce, manifestò invece chiusura, rifiuto, rabbia e spirito aggressivo sino all’ultimo respiro di vita. Proprio come fanno coloro che, dinanzi al fallimento delle proprie opere, non ritornano sui propri passi neppure dinanzi alla distruzione, al dolore, alla malattia e alla morte.

Nel Vangelo giovanneo c’è la bella immagine di Maria sofferente e smarrita dinanzi al sepolcro, che dice: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!» [cf Gv 20,2].

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Ariel S. Levi di Gualdo, Veglia di Pasqua

Nel Vangelo lucano, alle donne paralizzate dal dolore dinanzi alla pietra vuota del sepolcro, due angeli in sfolgoranti vesti dicono: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?» [Lc 24, 5].  Con queste parole gli angeli invitano le donne a guardare oltre la dimensione tutta quanta provvisoria di quel sepolcro che segna solo un momento di passaggio. Gesù infatti non è più nel passato, Gesù non è un insieme di ricordi resi tutti quanti immobili e legati ai giorni passati; Gesù vive nel presente ed è proiettato verso il futuro, Gesù è l’ «oggi» eterno di Dio che ci invita al cammino, è la alpha e la omega che «ricapitola in sé tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra» [Cf. Ef 1,10], colui che il santo vescovo e padre della Chiesa Agostino chiamava il Christus totus, che è inizio, centro e fine ultimo del nostro intero umanesimo.

Sulla pietra rovesciata del Cristo risorto che ha vinto la morte, a tutti noi spetta un grande compito: scegliere tra i sogni e le favole sotto le quali tutto quanto crolla, oppure mettersi in cammino lungo la Via di Emmaus. Perché solo in questo secondo caso Dio ci verrà incontro come compagno di viaggio, ci chiamerà «amici», visiterà la nostra vigna e la trasformerà veramente in un’opera sua, dopo che l’uomo sarà riuscito a rinunciare al proprio omocentrismo per entrare nella dimensione del cristocentrismo, perché in caso contrario, si può fare tranquillamente a meno di recitare: «Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra», perché si tratterebbe solo di parole senza alcun senso umano e cristiano. 

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Sequenza pasquale

Maitrise Notre Dame de París – Francia.
Gran Órgano: Philippe Lefebvre

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https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2014/10/Patmos1.jpg?fit=150%2C150&ssl=1 150 150 Padre Ariel https://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.png Padre Ariel2016-03-28 11:36:562020-09-29 18:25:22Per vivere la risurrezione di Cristo è necessario abbandonare sogni, favole e idoli, penetrare il reale nell’obbedienza della fede e fare la volontà del Padre
3 commenti
  1. Ariel S. Levi di Gualdo
    Ariel S. Levi di Gualdo dice:
    6 Aprile 2016 in 17:18

    Quando io pubblico sia le fotografie sia i filmati delle mie lectiones o conferenze, evito sempre di mettere le immagini del pubblico presente; al massimo posso mettere foto della platea senza che siano visibili i volti delle persone. Questo vale anche per le sacre liturgie, perché sebbene siano “atti pubblici”, alcuni potrebbero non avere piacere che la loro immagine sia pubblicata.
    Si, i fedeli c’erano, anche in piedi in fondo alla chiesa.

  2. Beppe1944 dice:
    30 Marzo 2016 in 20:48

    “Rito solenne, atmosfere intense, pregne d’incenso, gesti canonici, traboccanti…”

    D’accordo… Ma c’era qualche fedele?

  3. ettore dice:
    29 Marzo 2016 in 9:53

    Grazie, rev. Padre, per l’aggiunta alle parole cristalline delle fotografie altrettanto espressive.
    Rito solenne, atmosfere intense, pregne d’incenso, gesti canonici, traboccanti
    E la musica…
    Fuoco e luce contro le tenebre, un sollievo per le nostre anime indegne, una speranza sulla via della contrizione.

I commenti sono chiusi.

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