Il Vescovo ha l’obbligo morale di rispondere alla sciagurata presa di posizione del Sindaco di Bergamo di firmare a favore del referendum abrogativo sull’eutanasia legale

— Attualità ecclesiale —

IL VESCOVO HA L’OBBLIGO MORALE DI RISPONDERE ALLA SCIAGURATA PRESA DI POSIZIONE DEL SINDACO DI BERGAMO DI FIRMARE A FAVORE DEL REFERENDUM ABROGATIVO SULL’EUTANASIA LEGALE

Il Sindaco di Bergamo sull’eutanasia: «Ho riflettuto a lungo nelle ultime settimane su questa firma che ho apposto in modo convinto e da credente. Non ritengo che la firma e il credo religioso siano in contraddizione»

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Autore
Ivano Liguori, Ofm. Capp.

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Marco Cappato (dell’Associazione Luca Coscioni) con il Sindaco di Bergamo Giorgio Gori al banchetto delle firme per il referendum sull’eutanasia [foto tratta da Il Corriere di Bergamo, edizione del 2 settembre 2021]

Quando un politico si professa credente e difende con orgoglio la manifestazione del peccato in tutte le sue forme, non solo non può ritenersi credente, ma neanche mantenersi all’interno di quella comunione ecclesiale cattolica tanto spesso millantata su giornali e televisioni per imbonire gli sprovveduti elettori cristiani.

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La vicenda recente del Sindaco di Bergamo Giorgio Gori appare clamorosa, non tanto per la sua posizione politica, ben chiara ed evidente a tutti, ma per la sua presunta posizione da credente, che grida vendetta al cospetto di Dio e al buon senso cattolico. Il primo cittadino ha dichiarato ai giornalisti con una certa fierezza e con chiare parole:

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«Ho riflettuto a lungo nelle ultime settimane su questa firma che ho apposto in modo convinto e da credente. Non ritengo che la firma e il credo religioso siano in contraddizione» [vedere: QUI, QUI].

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Qualcuna dalle cosiddette alte sfere ecclesiastiche silenti, perché come pare capaci solo a stracciarsi le vesti per i poveri clandestini che muoiono nelle acque del Mare Mediterraneo ― per i quali tutti ci rammarichiamo con cristiano dolore ―, dovrebbe replicare senza ulteriore indugio a questo improvvido “credente”. Infatti, applicando la sua stessa logica si potrebbe similmente affermare: come credente non posso impedire a chi ha una diversa percezione della vita di abortire. Non posso impedire a una donna di prostituirsi, né a coloro che ne acquistano le prestazioni sessuali di favorire in tal modo la prostituzione, inclusa quella minorile. E perché impedire di assumere sostanze stupefacenti? Come credente sono favorevole alla droga libera. O non è forse libero, chicchessia, di drogarsi come e quando vuole? A queste affermazioni che intenderebbero essere del tutto logiche, seguono poi le giustificazioni. Si tratta però di giustificazioni che non stanno in piedi proprio a livello logico, per l’esattezza queste: l’aborto legalizzato impedisce quello clandestino. Legalizzando la prostituzione si toglierà il giro di affari alla malavita. Similmente, legalizzando la droga, si sottrarrà alle mafie un grande giro di affari. Reputo invero strano che ancora nessuno abbia lanciato il cavallo di battaglia: legalizzando l’eutanasia si impedirà che i vari Dj Fabo siano costretti a dover andare in una clinica svizzera e versare una cospicua somma di danaro affinché si proceda al loro “fine vita”.

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Però, se un tranquillo cittadino che sta nella sua villetta a dormire con la moglie e i figli, trovandosi in piena notte con dei ladri in casa e avendo regolare porto d’armi apre il fuoco e ne lascia uno morto a terra nel salotto, in quel caso si levano le voci all’unisono del politicamente corretto che inneggia al «povero ladro!». Non importa, che cosa sarebbe potuto accadere a quel padre di famiglia e ai suoi figli, non doveva sparare e basta, perché non si uccide un ladro dentro casa, o meglio: solo in certi ideologici casi la vita è sacra, ossia quella del ladro, non però quella del bambino abortito. A un ladro che delinque in maniera incorreggibile e pericolosa per la vita e la sicurezza degli altri, si può solo dire, con un sorriso sulle labbra, la frase usata nella liturgia del Mercoledì delle Ceneri: «Convertiti e credi al Vangelo». Se però quello deciderà di non convertirsi, senza esitare tramortirà il padre di famiglia e il figlio a suon di percosse, per poi stuprare con gli altri suoi complici la moglie. Cose più volte accadute e narrate dalle cronache e dagli atti giudiziari [vedere QUI]. Casi questi dinanzi ai quali si leva sempre il coro unanime «Non uccidere», lo stesso coro che però non si leva davanti ai consultori dove si praticano aborti a catena.

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La cecità del Totalitarismo moderato moderno si legge in tutta la sua distruttiva malvagità in queste parole del primo cittadino di Bergamo che fa sfoggio di una fede confusa e malsana per avallare il referendum abrogativo sull’eutanasia legale che è in contrasto sia con la divina Rivelazione che con il Magistero della Chiesa. Cecità di una persona che reputa di essere “credente” ma il cui credo non è certamente quello del Signore della Vita. Cecità di un “credente” la cui fede assomiglia più al liberalismo di Auguste Comte con l’astrusa pretesa illuminista di dare all’uomo le prerogative divine, o del socialismo di Henri de Saint-Simon che vede nella fede positivista una salvezza laica che si è sbarazzata di Dio.   

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Per questo, noi Padri de L’Isola di Patmos, in nostra qualità di presbiteri e teologi chiediamo a S.E. Rev.ma Monsignor Francesco Beschi: può un credente che non ascolta la Sacra Scrittura e la voce del Magistero [che si esprime nella Lettera Apostolica Samaritanus Bonus e nella Enciclica Evangelium Vitae] dirsi ancora tale, tanto da rappresentare uno scandalo per la fede di tanti fratelli cristiani deboli e confusi? È possibile, davanti a tanta orgogliosa e pertinace manifestazione di peccato, non intervenire con forza, magari anche con un’azione disciplinare canonica che veda nella scomunica la giusta pena medicinale per il reo che favorisce e appoggia l’uccisione di una persona umana, violandone così la dignità e il rispetto dovuto al Dio vivente e Creatore? [Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica nn. 2276-2279].

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In questo momento sarebbe giusto e doveroso chiederne conto e ragione a questo personaggio pubblico che in modo impudente appoggia la cultura della morte e si proclama credente. Così come sarebbe consolante sentire dal Pastore della Chiesa che è in Bergamo una parola di forte condanna e di dissociazione dalle parole di un fedele che, da una parte si proclama tale, dall’altra incorre nell’errore grave e nel delitto che espone molti al peccato.

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Chissà quanti cattolici bergamaschi, a causa di queste parole dette dal loro Sindaco, “credente” e “cattolico”, saranno invogliati a firmare davanti ai banchetti di piazza o nelle sedi dei rispettivi comuni avallando questa legge? Chissà quanti, in questa domenica, verranno a fare la Santa Comunione ricevendo quel Cristo che nel malato costretto all’eutanasia stenderà ancora le braccia sulla croce e straziato dal peccato dell’uomo si offrirà vittima al Padre per salvarci dall’inganno satanico che vuole fare a meno di Dio? La prima, tra queste comunioni sacrileghe, potrebbe essere quella dello stesso Sindaco di Bergamo, “credente” e “cattolico” favorevole all’eutanasia?

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Il Vescovo di Bergamo dovrebbe rifletterci, specie considerando che il Beato martire Sant’Alessandro, patrono della sua Diocesi, non ha recusato i dolori della testimonianza nel martirio per Cristo. Dunque il Vescovo non recusi la testimonianza del pastore e salvi la sua Chiesa dai lupi rapaci, che non sono solo gli scafisti che trasportano clandestini, diversi dei quali destinati purtroppo a morire nelle nostre acque. I lupi rapaci sono anche certi Primi Cittadini che si gloriano di firmare per la cultura della morte e che dopo averlo fatto si proclamano credenti. Perlomeno, gli scafisti, non si proclamano credenti e non dichiarano che la loro attività non è in contraddizione con il credo religioso.

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Laconi, 4 settembre 2021

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About Padre Ivano

Ivano Liguori Dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini Presbitero e Teologo ( Cliccare sul nome per leggere tutti i suoi articoli )

21 thoughts on “Il Vescovo ha l’obbligo morale di rispondere alla sciagurata presa di posizione del Sindaco di Bergamo di firmare a favore del referendum abrogativo sull’eutanasia legale

  1. Eh no, caro padre Ariel, la mia fonte non è un articolo del QN, ma è mons Paglia in persona, a cui il QN ha pubblicato un’intervista molto più articolata della stringata dichiarazione del povero sindaco Gori; la quale, per quanto ci riguarda, è racchiusa in quel finale (“Non ritengo che la firma e il credo religioso siano in contraddizione”) che presumibilmente è alla base della richiesta di intervento del Vescovo di Bergamo da parte dell’autore dell’articolo. Ma il fatto incontrovertibile è che quella frase sintetizza magnificamente anche la posizione espressa da mons Paglia, e dunque anche di quell’Istituzione della Chiesa Cattolica competente in campo etico che dal suo stesso nome ha per finalità la Vita. Infatti, depenalizzare attraverso un referendum il suicidio assistito o volerlo regolamentare attraverso una legge votata a larga maggioranza, infligge nel corpo sociale esattamente lo stesso vulnus morale, con in più, nel secondo caso, l’aggravante del concorso benedicente della Chiesa. Ragion per cui le ripropongo la mia domanda iniziale: davvero pensa che chiamare in causa il vescovo di Bergamo sia risolutivo? E aggiungo: davvero pensa di salvaguardare la Chiesa proteggendo l’indifendibile mons Paglia?

    1. Non so quanti anni lei abbia, suppongo però sia molto giovane.
      La Chiesa Cattolica italiana, non mediò forse, a suo tempo, in tutti i modi, con le forze politiche che volevano la legge sull’aborto?
      Stefano, quale è il suo concetto di “mediazione”?
      Lo spiegai anche a un programma televisivo condotto da Giuseppe Brindisi la differenza sostanziale che corre tra “mediazione” e “compromesso”.
      Ecco, lei confonde la mediazione con il compromesso, semplicemente perché non conosce, alla base, il senso delle parole nell’ambito del diritto, delle scienze politiche e anche del diritto ecclesiastico.

      Sono a tal punto stanco di dibattere con persone che non vogliono intendere, al punto che, d’accordo con i Padri, la nostra webmaster sta lavorando per togliere il forum dei commenti. Appurato che sono una inutile perdita di tempo con persone che battono e ribattono fuori tema e che pretendono di avere conto e ragione pure se tu gli spieghi che non conoscono neppure il significato delle parole che usano e sulle quali sollevano questioni.

  2. Caro Padre nessun intento di denigrare il vs preziosissimo lavoro e tantomeno di lanciare frecciate o peggio schizzi, ma seguendola con passione da anni e avendo e letto le sue pubblicazioni (non tutte), l’ultima recentemente in vacanza la riedizione aggiornata di “Satana si fece trino” mi trova quasi sempre in sintonia con quanto scrive e dice ma sono i toni spesso supponenti che distribuiscono in abbondanza attributi di ignorante (anche se detto nel senso di chi ignora) ed altro che spesso mi mettono a disagio. Non si può essere sempre in accordo e dissentire non è un reato passibile di ingiuria o censura perché pensa non rispetti o peggio denigra il pensiero o il lavoro di una vita. Cito solo (non letteralmente ma solo il significato) una sua, per me, non condivisibile affermazione: il Latino è giusto eliminarlo dalla liturgia della Chiesa in quanto pochi conoscono appieno la lingua e poi i cinesi come fanno a capire un idioma tanto lontano dal loro sentire o capire decisamente meglio nella loro lingua locale. Se così fosse perché affannarci ad imparare l’inglese in quanto usato come lingua internazionale per le relazioni internazionali? Io personalmente abolire il latino la ritengo una sciocchezza, i messali sono sempre stati bilingue, una colonna in latino ed una nella lingua locale. Rimane sempre un arricchimento per chi lo vuole approfondire. Senza astio né rancore o peggio ancora passare per giudice, cosa che non sono, osservo, medito e registro solo, cordialmente la saluto e le auguro come sempre Buon Lavoro a Lei ed ai suoi valenti collaboratori.

    1. Sia il precedente commento, sia questo commento chiarificatore, che cosa c’entrano con i contenuti dell’articolo di Padre Ivano?
      La nostra webmaster ha già avuto incarico di lavorare a una sostituzione ormai purtroppo necessaria: eliminare lo spazio dei commenti e sostituire il tutto con: “Lettere alla redazione”. Chi vorrà commentare o chiedere spiegazioni a un Autore su un suo articolo, potrà mandare una email.
      E così, eliminiamo il problema alla radice.

  3. Caro Padre, fino a poco tempo fa bastava una piccola scala per accedere al suo piedistallo e osare temerariamente di dialogare con lei, oggi vedo che non basta l’auto-scala dei pompieri di Viggiù.
    Cordialmente

    1. Ne spieghi i motivi e le ragioni, altrimenti è solo una frecciata di veleno fine a se stessa.

      … in ogni caso le sono e le siamo grati, ci stiamo infatti convincendo sempre di più che a mettere a disposizione spazi per i commenti, si rischia di dare solo modo e opportunità a numerose persone in vena di sollevare questioni inopportune e non attinenti con gli articoli, di sfogare il meglio di sé, ed ai giudici impietosi come lei di tirare un garbato schizzo di merda su anni e anni di lavoro apostolico svolto da me e dai miei confratelli.

  4. Reverendo padre Ivano

    non mi meraviglio della posizione del sindaco di Bergamo è frutto della confusione dottrinale nella chiesa cattolica che viene favorita dal regnante pontefice che ha impedito alla conferenza episcopale americana di negare la comunione al cattolico Biden che è per l’aborto https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2021/06/15/vaticano-ai-vescovi-usa-non-negate-comunione-a-biden_4291ae5f-00ef-4cd9-8b48-adb06150442d.h e potrei continuare …

    1. Il Padre Ivano è troppo un santo uomo di Dio per dare certe risposte, provvedo allora io, che sono un indegno uomo di Dio e una notoria carogna di prete.

      Le ricordo che in Italia, nel 1978, la legge sull’aborto fu approvata sotto un governo democristiano e promulgata da un esercito di politici baciapile capeggiati da Amintore Fanfani e Giulio Andreotti.
      Il governo e i politici della D.C. che firmarono quella legge non furono affatto favoriti «dal regnante pontefice», che all’epoca viveva in Argentina ed era sacerdote da 9 anni (data della sacra ordinazione 13 dicembre 1969), ma passò – ripeto sotto un governo democristiano – formato per la gran parte da politici che furono allievi e figli spirituali del Santo Pontefice Paolo VI.

      Nel luglio 1975 un politico democristiano, per il quale taluni hanno tentato persino di aprire il processo di beatificazione, dichiarò:

      «[…] la ritrovata natura popolare del partito (N.d.R. la Democrazia Cristiana) induce a chiudere nel riserbo delle coscienze alcune valutazioni rigorose, alcune posizioni di principio che erano proprie della nostra esperienza in una fase diversa della vita sociale, ma che fanno ostacolo alla facilità di contatto con le masse e alla cooperazione politica. Vi sono cose che, appunto, la moderna coscienza pubblica attribuisce alla sfera privata e rifiuta siano regolate dalla legislazione e oggetto di intervento dello Stato. Prevarranno dunque la duttilità e la tolleranza».

      Parole pronunciate da Aldo Moro, che di Paolo VI fu l’allievo prediletto, il gioiello più ben riuscito.

      Le risulta che sia stata negata la Santa Comunione a questi politici che, ripeto, hanno materialmente varata la legge legandola ai loro nomi di cattolici, credenti, impegnati e militanti?

      Allora, che cosa va’ dicendo dell’attuale Presidente degli Stati Uniti d’America, che a partire dal caso dell’Afghanistan pare non ne abbia indovinata una?
      E lei sa chi è stato, prima di lui, il precedente Presidente cattolico? Fu il cattolicissimo John Fitzgerald Kennedy, così cattolico da saltare da una puttana all’altra, membro di una famiglia i cui appartenenti, in politica, ne hanno combinate d’ogni sorta, da … buoni cattolici.

      Come vede, anch’io posso concludere dicendo come lei «e potrei continuare …»

      1. Reverendo padre Ariel,
        vorrei domandarle ma un politico o un semplice cattolico che appoggia un peccato come l’aborto o l’eutanasia o il divorzio, o le unioni civili che poi va a messa e si comunica non compie un sacrilegio? Si o n ?
        vi ringrazio.

        p.s questo non viene mai ricordato da molti sacerdoti

        1. Certo, che compie sacrilegio, lo dice il Beato Apostolo Paolo:

          «Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore» (I Cor 11, 27).

          Però lei ha tirato in ballo a sproposito il Pontefice regnante, ed a tal proposito io le ho risposto. Quindi adesso non cambi discorso e non faccia finta di non averlo fatto.

          1. Mi scusi, capisco la sua difficoltà, ma se non possiamo tirare in ballo il Pontefice regnante che ci ha fatto sapere tramite l’ineffabile mons Paglia quale dovrebbe essere la posizione della Chiesa e dei politici cattolici proprio sulla regolamentazione dell’eutanasia, allora perché dovremmo tirare in ballo il Vescovo di Bergamo? Non sarebbe più coerente lasciarlo in pace?

          2. E che cosa avrebbe dichiarato il Sommo Pontefice tramite S.E. Mons. Vincenzo Paglia?
            Tiri fuori il documento ufficiale e ce lo mandi.
            Non ci mandi però le confabulazioni di qualche blogghettaro, ci mandi le dichiarazioni ufficiali racchiuse negli Atti della Sede Apostolica, dell’Ufficio Stampa della Santa Sede, del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali e, nel caso specifico, della Pontificia Accademia per la vita di cui Vincenzo Paglia è presidente.

          3. Mi perdoni p. Ariel, a me non piace mettere le persone in un angolo, ma se lei mi chiede documenti ufficiali a riprova di quanto mons Paglia va affermando quotidianamente sui giornali, si pone da solo in una posizione scomoda.
            La dichiarazione del cattolico adulto nonché sindaco Gori circa la sua adesione al referendum radicale è in tutto e per tutto sovrapponibile alle posizioni espresse – certamente non a titolo personale – da mons Paglia, fatta eccezione forse per la modalità scelta dal Gori di firmare il referendum per la depenalizzazione del suicidio assistito, quando invece il Presidente della Pontificia Accademia per la Vita gradirebbe di più la via del “dialogo” per giungere ad una legge condivisa da tutti. Qui però la questione non è stabilire se sia meglio chiamare la zuppa pan bagnato evitando di alzare nuovi muri e superando agilmente vecchi steccati, ma capire se la dottrina cattolica ammetta la cooperazione al male e, in caso negativo, se ciò sia classificabile come “furore ideologico”, espressione ormai riservata dalla Chiesa gerarchica solo per squalificare la fede dei piccoli (https://www.quotidiano.net/cronaca/il-vaticano-non-alziamo-muri-serve-una-legge-condivisa-1.6731247).

          4. Bene, la sua fonte su questo tema che definire delicatissimo è puro eufemismo e che sta impegnando il mondo della politica, della scienza e della fede, è un articolo tratto dal Quotidiano Nazionale.
            Nient’altro ho da aggiungere e commentare.

          5. Come sembrano insegnare taluni, un divorziato risposato il cui matrimonio non può essere annullato, può avere rapporti adulterini col proprio partner “per il benessere dei figli” ed essere senza colpa?

          6. Indichi la frase precisa in cui Padre Ivano tratta la tematica sulla quale lei rivolge questa domanda.
            Gliel’ho già detto in passato, ma inutilmente, quindi glielo ripeto: perché si ostina a entrare dal fruttivendolo a chiedere un chilo di carne macinata?
            A qual pro?
            Quando si commenta e si rivolgono domande, lo si fa in base a ciò che l’Autore ha scritto e trattato nel suo articolo.
            Si chiama buonsenso.

          7. Io non ho commentato l’ottimo e condivisibile commento di padre Ivano, ho semplicemente commentato la tua affermazione: “Certo, che compie sacrilegio, lo dice il Beato Apostolo Paolo: «Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore» (I Cor 11, 27).”
            Quando si commenta in risposta ad un commento, lo si fa in base a ciò che l’Autore di quel commento ha scritto, non in base a ciò che ha scritto e trattato l’Autore dell’articolo che ha generato il commento.
            Si chiama buonsenso logico.

  5. Come credente e cattolico sono fermamente convinto che la sofferenza sia una grande grazia che Dio spesso offre ai peccatori per la nostra redenzione e salvezza. Preferisco morire soffrendo ed andare a soffrire pene peggiori in Purgatorio ed un giorno vicino o lontano entrare in Paradiso ,piuttosto che farmi praticare l’eutanasia, offendendo gravemente Dio con l’illusione di mettere fine alle mie sofferenze ed invece finire all’inferno in eterno. Quel Sindaco rispecchia ormai il pensiero ateo è pieno di contraddizioni ed ipocrisia della maggioranza delle persone, io ne sono circondato purtroppo. Questo mondo è avvolto dalle tenebre non solo per l’apostasia dei “ cristiani “ laici ma anche per via di quella di diversi consacrati o per lo meno per il loro vile silenzio. Grazie a Dio , si possono ancora trovare sacerdoti come voi, spero anche vescovi e cardinali che hanno il coraggio di far risuonare la vera fede in Cristo e il suo vero Vangelo. Per me siete di gran conforto. Nonostante la grave crisi di fede Gesù ha fatto una promessa che tutti noi conosciamo.
    Grazie e che il Signore vi benedica sempre.

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