Allo studio una nuova riforma per inserire nei rituali la «Liturgia della maldicenza»
ALLO STUDIO UNA NUOVA RIFORMA PER INSERIRE NEI RITUALI LA «LITURGIA DELLA MALDICENZA»
"Détester, che nella tua provvidenza permetti che i tuoi figli si edifichino gli uni gli altri parlandone alle spalle, concedici, per l’intercessione di Santa Sfranta vergine e martire, di non essere mai colti in fallo con prove, nomi o date».

Auteur
Simone Pifizzi
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È con vivo sollievo che possiamo finalmente annunciare quanto da tempo la base — anzi, la base dati — reclamava: dopo secoli di onorato servizio informale, la Maldicenza si appresta a ricevere la dignità che le spetta.

Fonti bene informate ― che per statuto restano anonime, come è ovvio che sia trattandosi della materia in questione ― riferiscono che un’apposita Commissione starebbe studiando l’inserimento nel vicino futuro, nei libri liturgici dei sacramenti e sacramentali, di un vero e proprio Rito della Maldicenza. Ce lo ha confidato, in via riservata, un alto prelato che ha chiesto di rimanere anonimo, De toute évidence.
Se la liturgia è vous Culmen fond della vita della Chiesa, comme l'enseigne le Concile, era tempo che si riconoscesse liturgicamente ciò che nella prassi è già, donner du temps, il vero culmine e la vera fonte di tante conversazioni ecclesiali: non l’Eucaristia, ma l’ultima voce di corridoio. I lavori della Commissione, informano le solite fonti bene informate, si sarebbero concentrati su tre nuclei principali. Anzitutto l’Introito, non più «Allez à l'autel», ma un più aggiornato «Introibo nel gruppo WhatsApp di gossip curiale», accompagnato da un salmo responsoriale la cui antifona reciterà: «Ho sentito dire che…», con il responsorio: «E anche a me risulta che…».
Poi il Confiteor, opportunamente rivisto in senso pastorale: non più «confesso a Dio onnipotente e a voi, frères et sœurs, che ho molto peccato», bensì un più snello «confesso a voi, frères et sœurs, quanto ha peccato quell’altro», con relativa assoluzione immediata per l’accusatore, che agendo «per il bene della Chiesa» gode di dispensa automatica dall’esame di coscienza.
Infine il Vangelo, per il quale si starebbe valutando una lecture continua tratta da un testo apocrifo di recentissima scoperta, la dite Vangelo secondo l’Anonimo, il cui incipit — già trapelato dalle nostre fonti rigorosamente anonime — recita: «In principio era il Sospetto, e il Sospetto era presso l’Algoritmo, e il Sospetto era l’Algoritmo».
Come da prassi per ogni nuovo rito, non poteva mancare l’individuazione di un Santo Patrono. La scelta ci risulta, sempre dalle affidabili fonti anonime che ce l’hanno rivelata, sarebbe caduta su una figura finora ingiustamente trascurata dall’agiografia ufficiale: Santa Sfranta vergine e martire, mistica vissuta — a quanto pare — non mangiando né bevendo, ma nutrendosi esclusivamente di voci raccolte e prontamente ridistribuite in via strettamente riservata. La sua festa liturgica, fissata provvisoriamente al 1° aprile, prevede tra i testi propri un’orazione colletta di rara profondità teologica:
"Détester, che nella tua provvidenza permetti che i tuoi figli si edifichino gli uni gli altri parlandone alle spalle, concedici, per l’intercessione di Santa Sfranta vergine e martire, di non essere mai colti in fallo con prove, nomi o date».
Detto tutto questo — e qui, Chers lecteurs, la tosca ironia fiorentina depone volentieri le armi — resta un fatto che di comico ha ben poco: dietro ogni «si dice», dietro ogni fonte che «per motivi che comprenderete preferisce restare anonima», dietro ogni articolo che accusa, senza mai qualificare l’accusa, assicurando «una persona informatissima che per sicurezza deve mantenere l’anonimato», dietro ogni lettera delatoria inviata ai vescovi, ci sono persone vere. Preti che smettono di dormire la notte, vescovi che vengono giudicati sulla base di una battuta sulla loro dizione, collaboratori che lasciano un ufficio sbattendo la porta perché qualcuno, senza firmarsi, ha deciso che la loro reputazione fosse un prezzo accettabile da pagare per qualche visualizzazione in più a colpi di potins derivanti da «fonti anonime attendibilissime».
La maldicenza non ha bisogno di una nuova liturgia per essere celebrata: la celebra già, de tous les jours, chiunque scriva un’accusa senza metterci la faccia e chiunque la legga senza chiedersi chi ci sia davvero dietro quella tastiera. Non serve inventare un rito. Basta guardarsi allo specchio — o, per chi preferisce, guardare la propria page d'accueil e il proprio blog dove trionfa l’anonimato, salvo garantire che il tutto proviene da «fonti informatissime».
Florence, 24 août 2026
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