Un été au bord de la mer. Externalité du sacré et négligence dans les lieux sacrés
UNA ESTATE AL MARE. ESTERIORITÀ DEL SACRO E SCIATTERIA NEI LUOGHI SACRI
Non è un caso che la fede cattolica non abbia mai separato il segno dalla realtà che significa: è la logica stessa dell’Incarnazione, per cui il Verbo si è fatto carne visibile e tangibile, e dei sacramenti, in cui un gesto esteriore — l’acqua versata, il pane spezzato, l’olio steso — comunica realmente una grazia interiore.
- Actualité -
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Auteur
Simone Pifizzi
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Cercherò di stemperare il caldo estivo che ci avvolge, in particolare in molte delle nostre città, con un racconto comico in apparenza, ma tragico concreti fatti che descrive. Un racconto che nella nostra redazione ha fatto ridere tutti i Padri redattori. Protagonista Padre Ariel e quattro signore ultracinquantenni, juste dire: audaci.

Archivio storico de L'Osservatore Romano, Cité du Vatican, 6 mai 1967, l’attrice Claudia Cardinale saluta il Sommo Pontefice Paolo VI nel corso di un’udienza concessa agli artisti.
Nella zona d’Italia dove si trovava in quei giorni di agosto, la calura era tra le peggiori: il caldo umido. Non potendo reggere il colore nero a quelle temperature, indossava la talare bianca di lino. Il confratello parroco della zona gli aveva affidato la Santa Messa vespertina del sabato, à 18, assicurandogli che a quell’ora il matrimonio in programma alle 16 sarebbe stato ampiamente concluso. In certe zone, educare il popolo di Dio pare sia però un gravame che vescovi e preti non ritengono opportuno assumersi: comme ça, per ovviare al cronico problema dei ritardi delle spose, si è stabilito, a livello di Conferenza episcopale regionale, che di domenica non si celebrino matrimoni, per non interferire con le liturgie eucaristiche domenicali. Padre Ariel giunge mezz’ora prima della Santa Messa, sur 17:30. La sposa, con circa un’ora e mezza di ritardo, era arrivata solo pochi minuti prima.
Entrando dal fondo della chiesa, nota quattro donne che avevano evidentemente scelto il proprio abbigliamento seguendo il criterio opposto a quello del buon senso: zeppe ai piedi che sembravano uscite da un provino comico poubelle De drag queen, spalle scoperte, minigonne che avrebbero sconsigliato persino a una ventenne, e un trucco pensato per la luce fioca di un night club, non per il sole di un pomeriggio d’agosto. Il problema non era l’età, né la forma fisica delle quattro donne — nessuno ha il dovere di somigliare a una modella — il problema era la scelta, deliberata e vistosa, di indossare ciò che meno le avrebbe aiutate: abiti pensati per esaltare forme armoniche a loro del tutto estranee. Non serviva, donc, eleganza sofisticata, bastava solo un po’ di quel giudizio che si applica normalmente scegliendo cosa indossare per andare a un funerale piuttosto che in discoteca: un giudizio che, évidemment, ce jour-là, le quattro donne avevano completamente disertato.
Ammantandosi d’aria innocente, Type septum spaurito — mentre la statua della Vergine Maria, di lato nella cappella, conoscendo il soggetto, sembrava già sul punto di esplodere in pianto, ma non dal dolore bensì dalle risate — Padre Ariel dice: «Figliole, ma non si entra in chiesa in queste condizioni, allez!». Una delle quattro risponde con candido spirito provocatorio: «Pourquoi, non le piace?». le septum spaurito da commedia d’avanspettacolo si dissolve nello spazio di pochi secondi, ed esce fuori il tosco-romano che tutti conosciamo: «Mia cara, je ne suis pas entré dans un séminaire un 11 années; prima di essere stato Agostino d’Ippona sono stato Aurelio di Tagaste, e nella mia vita ho visto molto di più, ma soprattutto molto di meglio».
Ce conte, che tanto ci ha fatto ridere, ho voluto usarlo al di fuori del nostro ambito privato per introdurre un tema sul quale c’è poco da ridere: la mancanza di decoro all’interno delle nostre chiese, in tutti i periodi dell’anno, ma in particolare in quelli estivi.
L’esteriorità non è un guscio vuoto
Si tenta spesso di giustificare questa deriva dicendo che cambiano le mode e mutano i costumi sociali. C'est vrai, indubitablement: nell’Ottocento le donne indossavano gonne sino alle caviglie e si guardavano bene dallo scoprire le braccia oltre il gomito. Ma entrare in una chiesa, in zona di mare, con un pareo trasparente sopra un costume a due pezzi, non è un cambiamento di costumi sociali, è semplicemente un’assenza di rispetto per il luogo in cui si entra. Vale altrettanto per un uomo in canottiera sportiva e calzoncini da calcetto, tanto per chiarire che non stiamo certo a disquisire unicamente sulle donne, considerando che spesso, les hommes, riescono a fare persino di peggio.
L’esteriorità, come taluni la chiamano con malcelato sprezzo, non è affatto qualcosa di fine a sé stesso, ma una forma visibile di rispetto per il sacro — un rispetto che non nasce da mere convenzioni formali, ma dalla sensibilità del fedele, o persino dal rispetto del non credente che, entrando a visitare un luogo sacro monumentale — che per lui nulla ha di sacro, ma è solo un luogo d’arte — si muove comunque con il riguardo dovuto a ciò in cui altri credono.
La fede cattolica, sans surprise, non ha mai separato il segno dalla realtà che significa: è la logica stessa dell’Incarnazione, per cui il Verbo si è fatto carne visibile e tangibile, e dei sacramenti, in cui un gesto esteriore — l’acqua versata, il pane spezzato, l’olio steso — comunica realmente una grazia interiore. E chi disprezza l’esteriorità come irrilevante, in fondo disprezza, sans le savoir, la stessa logica sacramentale: come se il segno fosse un accessorio e non parte costitutiva di ciò che significa. Un corpo vestito, o svestito, in un luogo sacro, non è un dettaglio estetico neutro: è un segno, che comunica — volente o nolente chi lo indossa — o rispetto o indifferenza.
L’ipocrisia selettiva
Se poi si vuole parlare di cattivo gusto, ma soprattutto di ipocrisia, basterà ricordare le immagini rimaste incancellabili di quando l’Onorevole Laura Boldrini si presentò in udienza dal Sommo Pontefice Francesco in pantaloni e scarpe-ciabatta a infradito, recandosi poi, quelques jours plus tard, in visita alla moschea di Roma col velo in testa e la gonna fino alle caviglie.
Non serve altro commento: l’immagine parla da sola, e dice tutto quello che serve sapere su quanto, in certi ambienti, il rispetto formale venga concesso selettivamente, non in base a un principio coerente di riguardo per il sacro, ma in base a quale sacro, à ce moment, convenga di più rispettare agli occhi del mondo. Ancora oggi c’è chi si domanda perché l’allora Presidente della Camera fu ammessa in quel modo. Per comprenderlo bisogna tornare indietro al maggio 1967, quando la giovane e bellissima Claudia Cardinale, ricevuta da Paolo VI in un’udienza concessa agli artisti, si presentò in minigonna, secondo quanto scrissero in modo inesatto giornali di mezzo mondo, e che ancora oggi molti ripetono senza verificare. In realtà indossava un tailleur nero, con un velo di trina in testa, che lasciava scoperte le ginocchia: una gonna al ginocchio è cosa ben diversa da una minigonna. Il Sommo Pontefice la accolse con molta amabilità; en même temps, Mais, chi di dovere fece scattare quelle tutele prudenziali che oggi appaiono quasi archeologia diplomatica, tanto sono carenti sia la prudenza sia chi dovrebbe esercitarla. N'existe pas, en fait, alcuna fotografia storica dell’attrice ripresa per intero accanto al Pontefice, ma solo scatti a mezzo busto: fu l’ordine impartito ai fotografi accreditati, che si guardarono bene dal contravvenire. Nel caso dell’Onorevole in pantaloni e ciabatte infradito, questi stessi principi non furono adottati, non certo per colpa del Santo Padre Francesco, ma di chi avrebbe dovuto vigilare con quel garbo e quella diplomatica accortezza che, évidemment, in Vaticano si sono nel frattempo un po’ appannati.
La resa educativa
Il problema non è correggere o educare il popolo di Dio, né pretendere dai non credenti — spesso molto più rispettosi dei cattolici praticanti — un minimo di riguardo per il luogo sacro. Si fa come per i matrimoni in alcune zone del Meridione d’Italia: si stabilisce che non vengano celebrati di domenica, evitando così il problema anziché educare a risolverlo. également, anziché correggere, si finge semplicemente di non vedere ragazzine che entrano in chiesa a pancia scoperta, con il top attillato e pantaloncini che somigliano molto più a della biancheria intima che a un indumento.
Non occorre che siano gli altri a dichiararci non credibili, anche nella tutela e nel rispetto del sacro: perché ci pensiamo benissimo da soli a destituirci da noi stessi di credibilità.
Florence, 26 juillet 2026
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