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Cristo perdona la prostituta pentita dicendole: «Va’ e d’ora in poi non peccare più», non le dice affatto di continuare come prima e più di prima …

6 Aprile 2019/1 Commento/in Omiletica/da Padre Ivano

L’angolo dell’omiletica dei Padri de L’Isola di Patmos

CRISTO PERDONA LA PROSTITUTA PENTITA DICENDOLE «VA’ E D’ORA IN POI NON PECCARE PIÙ», NON LE DICE AFFATTO DI CONTINUARE COME PRIMA E PIÙ DI PRIMA …

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«Va’ e d’ora in poi non peccare più» sono parole di Cristo e come tali non possono essere poste in discussione da nessuno, neanche dalla Chiesa e dai suoi ministri. La libertà della misericordia è una libertà divina che non si concepisce se non in relazione alla salvezza delle anime. Dio permette tutto all’uomo, tranne ciò che lo priva della grazia e lo espone alla dannazione. Il divieto che l’uomo deve fare proprio è dunque quello di vivere nel peccato, mai un peccato può essere buono, santo, desiderabile, scusabile, addomesticabile, al passo con i tempi, moderno e via dicendo a seguire.

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Autore
Ivano Liguori, Ofm. Capp.

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PDF  articolo formato stampa

 

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Maddalena, ieri e oggi …

La pagina del Vangelo di Giovanni di questa Vª domenica di quaresima [vedere Liturgia della Parola, QUI] è pari forse a quella del Padre Misericordioso, il brano evangelico più famoso e conosciuto. Tant’è ch’è divenuta proverbiale e popolare l’espressione di Gesù: «Chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra».

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Anche nell’analisi di questo testo e nella sua corretta esegesi, non dobbiamo accontentarci di una lettura misericordista che, pur avendo il merito di accontentare tutti attraverso una rinnovata apocatastasi, rischia di tradire nella sostanza l’insegnamento di Gesù sul peccato e l’autentica prassi sacramentaria della riconciliazione nella Chiesa. Infatti non esiste una lettura esegetica che ammetta il criterio del politicamente corretto o del personalismo, ma l’esegesi autentica è sempre fatta nello Spirito Santo che è colui che guida e orienta alla Verità tutta intera [cf. Gv. 16,13]. Lo stesso Spirito che soffia sulla Santa Chiesa e sui beati maestri e dottori, ci permette di scrutare e apprendere il senso autentico delle sacre pagine del Parola di Dio.

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Il contesto e l’ambientazione di questo brano evangelico ricorda molto da vicino il tema lucano della misericordia e del perdono che Cristo accorda ai peccatori, ed in modo particolare ad alcune donne problematiche [cf. Lc 7, 36-50; 8,2-3]. La cornice sacrale del Tempio, in cui l’episodio si svolge, sottolinea significativamente la forza dell’autorità di Cristo nell’introdurre una novità nel culto reso al Padre. Non si tratta più di offrire un sacrificio animale come forma di espiazione sacrificale – sulla scorta dell’antico Israele – ma attraverso la strada della misericordia al Signore si rende culto: «Misericordia io voglio e non sacrificio» [cf. Os 6,6; Mt 9,13].

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il Servo di Dio Padre Oreste Benzi [Rimini 1925 – Rimini 2007]

Il vertice della misericordia è la morte del Figlio di Dio, colui che diventa offerta sacrificale al Padre per i peccati dell’intera umanità, in tutti i tempi:

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«Era come agnello condotto al macello […] Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore» [cf. Is 53,7; 10].

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La Misericordia divina si raggiunge attraverso il sacrificio del Figlio, per mezzo di Cristo infatti scaturirà nel mondo una discendenza di salvati e graziati che ripudieranno il peccato e il compromesso con il male, per vivere nella libertà dei figli di Dio. Vivere senza peccato non è utopia ma possibilità reale perché è un dono che ci è stato già concesso nella passione e risurrezione di Gesù, è un dono di grazia che va riscoperto. L’uomo non è il suo peccato, ma nemmeno un animale da sella cavalcato da Dio o dal diavolo, come sosteneva l’eresiarca Lutero nel suo sciagurato insegnamento.

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Capiamo bene: la misericordia che il Signore esercita sul mondo è in vista di una redenzione definitiva dal peccato — la Salus Animarum che la Chiesa nel suo ministero opera —, prosegue nel solco del culto della misericordia, attraverso la quale l’uomo è riscattato. La medicina della misericordia, ha bisogno di verità e di giustizia affinché si raggiunga la salute dell’anima. Sicché l’episodio dell’adultera ci aiuta a comprendere questa prassi divina, oggi tanto disattesa e maltrattata.

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il Padre Oreste Benzi in visita a San Giovanni Paolo II con una prostituta ammalata di Aids

L’adultera del Vangelo di questa domenica, si ritrova avvinta dal peccato di prostituzione e di adulterio, è una peccatrice pubblica e forse già nota ai suoi accusatori. Essa diviene così strumento e pretesto per accusare Gesù e metterlo a morte come sobillatore della Legge. La donna, in questo contesto, fa l’esperienza della verità e della giustizia umana che purtroppo si dimostrano imperfette.

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Mosè, sebbene ricordato come il sommo legislatore d’Israele, deve anch’egli prendere atto del peccato e della limitatezza umana e di quella sclerocardia che ostacola di conformare la vita al disegno di Dio, donando la Legge concede anche delle deroghe che la mortificano [cf. Mc 10, 4-5]. La Legge che dovrebbe tutelare l’uomo non salva, non giustifica come ebbe a comprendere bene San Paolo durante la sua predicazione. In Gesù, che è più grande di Mosè, si porta a compimento la legge, perfezionandola attraverso la sua persona: «Avete inteso che fu detto … ma io vi dico» [cf. Mt 5,21-ss].

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Cristo non intende disquisire contro i suoi nemici, non vuole ascoltare i giudici di una povera donna colpevole, egli vuole anzitutto portare la verità affinché ci sia una autentica giustificazione sia per la colpevole che per i suoi accusatori. Così rovescia la posizione di questi uomini e li costringe a guardare con verità dentro se stessi e a considerarsi in relazione al peccato, a qualunque peccato: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei» [cf. Gv 8,7]. Ora, se la donna è una peccatrice, una che ha trasgredito la Legge, loro possono forse dirsi superiori alla Legge o impossibilitati a trasgredirla? Gesù mette potentemente davanti ai loro occhi una verità sconcertante che l’evangelista Giovanni ci ha già presentato nel capitolo precedente a questa pagina: «Non è stato forse Mosè a darvi la Legge? Eppure nessuno di voi osserva la Legge! Perché cercate di uccidermi?» [cf. Gv 7,19].

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il Padre Oreste Benzi, un vero prete di strada perché sulla vera strada di Cristo …

Questi uomini non sono immuni dal contagio del peccato, desiderano giustizia, ma non tollerano sottostare davanti alla luce della verità. La fatica di scoprirsi peccatori e il dolore per la scoperta della loro pietosa condizione li conduce ad abbandonare l’atteggiamento di condanna: «udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi» [cf. Gv 8, 9].

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L’affermazione di Gesù fa scaturire la verità nell’animo di questi uomini e conduce a una giustizia che riequilibra, per loro ci sarà una giustificazione solo nel momento in cui, come il pubblicano al Tempio, si riconosceranno bisognosi di perdono e di purificazione, smettendo di usare la Legge come arma di accusa [cf. Lc 18,13]. Tolti quindi di mezzo gli accusatori «rimasero soltanto loro due: la misera e la misericordia», così Sant’Agostino commenta questo momento. La vicenda della donna non si è chiarita e nemmeno risolta, quale sarà la decisione di Gesù? Anzitutto Gesù la chiama, la mette al centro, vuole nuovamente fare verità affinché si arrivi a una giustificazione. La chiama «donna», le restituisce la dignità che i suoi accusatori gli avevano tolto, lei è una creatura del Padre, non può essere definita dal suo peccato ma dall’amore che Dio ha usato per chiamarla alla vita. La domanda di Cristo insiste sulla mancanza di condanna non sulla colpa: «Nessuno ti ha condannata?», questo avviene ogni volta che ci mettiamo davanti al Signore, il quale non ignora certo il peccato ma desidera che il peccatore stesso si renda conto della sua condizione di infermità desiderando la guarigione.

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Questa donna non esprime un pentimento visibile, colmo di amore e di commozione come la donna peccatrice del Vangelo lucano [cf. Lc 7,36-50], eppure Gesù utilizza con lei una benevolenza totalmente esagerata contrapposta a quella dei farisei: «Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno» [cf. Gv 8,15]. La finale del Vangelo chiarisce il motivo di questo particolare esercizio di benevolenza e di misericordia da parte di Gesù: «Va’ e d’ora in poi non peccare più». Ma che cosa vogliono dire queste ultime parole? Anzitutto, si ribadisce con forza una libertà ottenuta dal peccato che ci raggiunge attraverso la grazia di Cristo e il suo sacrificio: la donna è libera sì di andare, ma non di peccare di nuovo.

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le figlie riconoscenti …

Ricordiamoci che queste sono parole di Cristo e come tali non possono essere poste in discussione da nessuno, neanche dalla Chiesa e dai suoi ministri. La libertà della misericordia è una libertà divina che non si concepisce se non in relazione alla salvezza delle anime. Dio permette tutto all’uomo, tranne ciò che lo priva della grazia e lo espone alla dannazione. Il divieto che l’uomo deve fare proprio è dunque quello di vivere nel peccato, mai un peccato può essere buono, santo, desiderabile, scusabile, addomesticabile, al passo con i tempi, moderno e via dicendo a seguire. Il peccato è sempre peccato ed è stato la causa di ogni sofferenza del nostro Divin Redentore: «Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti» [cf. Is 53,5].

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Cagliari, 7 aprile 2019

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il blog personale di Padre Ivano

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https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2019/01/Padre-Ivano-piccola.jpg?fit=150%2C150&ssl=1 150 150 Padre Ivano https://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.png Padre Ivano2019-04-06 02:33:192021-04-20 18:31:22Cristo perdona la prostituta pentita dicendole: «Va’ e d’ora in poi non peccare più», non le dice affatto di continuare come prima e più di prima …
1 commento
  1. Nat
    Nat dice:
    7 Aprile 2019 in 23:20

    Eppure, gentile padre Ivano, nella Chiesa Qualcuno afferma di provare “un misto di pena e indignazione” quando l’interlocutore ricorda l’ultima raccomandazione di Gesù alla donna adultera.

I commenti sono chiusi.

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