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La costrizione a fare il bene: la conversione di Jean Valjean a causa del Vescovo di Digne in “Les Misérables” – The conversion of Jean Valjean because of the Bishop of Digne in the work “Les Miserables” – O constrangimento para fazer o bem: a conversão de Jean Valjean por causa do Bispo de Digne em “Os Miseráveis”

3 Marzo 2025/in Catechesi/da Eneas De Camargo Bete

(texto original em português / english text after the portuguese originaly)

 

LA COSTRIZIONE A FARE IL BENE: LA CONVERSIONE DI JEAN VALJEAN A CAUSA DEL VESCOVO DI DIGNE IN “LES MISÉRABLES“

La domanda è: in cosa credere? Nella dottrina? Nella Bibbia? Nella liturgia? Sì, ma soprattutto che Dio ci ama

— Riflessioni pastorali —

Autore
Eneas De Camargo Bête

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PDF  articolo formato stampa – PDF Article print format – PDF Artigo em tamanho impressable

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La letteratura affronta frequentemente il tema della redenzione e della trasformazione morale dei suoi personaggi. Un esempio lampante è l’opera “I Miserabili” (1862), di Victor Hugo, in cui la conversione del protagonista Jean Valjean è innescata dall’atto di gentilezza e generosità del vescovo di Digne.

Valjean è presentato inizialmente come un ex detenuto che, dopo aver scontato una lunga pena per aver rubato il pane per sfamare la sua famiglia, deve affrontare il rifiuto e l’emarginazione dalla società. Questo ambiente ostile lo porta ad adottare una posizione indurita nei confronti dell’umanità.

In un momento cruciale della narrazione, Valjean ruba le posate d’argento al vescovo Myriel. Questa scena segna una svolta nella vita di Valjean. Nonostante la rapina, quando Valjean viene catturato e riportato dalla polizia alla casa vescovile, il vescovo Myriel mostra una compassione e una misericordia straordinarie. Dice alla polizia che le posate d’argento erano un regalo fatto a Valjean, e gli regala anche due candelieri d’argento, aumentando la generosità del “dono”. Questo atto di gentilezza ha un profondo impatto su Valjean, influenzando le sue azioni per il resto della sua vita.

La reazione di Valjean alla gentilezza del vescovo rivela un’ambivalenza interna. Da un lato, si sente in imbarazzo e si vergogna della sua condotta precedente, riconoscendo la discrepanza tra le sue azioni e l’esempio di amore e di misericordia del vescovo. D’altra parte, questa esperienza risveglia in lui un autentico desiderio di cambiamento e un desiderio di contraccambiare il bene ricevuto.

Da quel momento in poi, Valjean si impegna a diventare una persona migliore e a fare del bene agli altri. Inizia il suo viaggio di riscatto a Montreuil-sur-Mer, una piccola città dove fonda una fabbrica e implementa pratiche di lavoro innovative ed eque. La sua amministrazione non solo rivitalizza l’economia locale, ma migliora anche significativamente le condizioni di vita dei lavoratori. La sua reputazione di uomo giusto e caritatevole cresce e alla fine viene eletto sindaco della città.

La trasformazione di Valjean non si limita al successo aziendale e allo status sociale. Internamente, si dedica a vivere una vita di sacrificio e servizio agli altri, onorando la sua promessa al vescovo Myriel. Interviene in diverse situazioni per aiutare le persone in difficoltà, spesso mettendo a rischio la propria incolumità. Un esempio notevole è la sua interazione con Fantine, un’operaia caduta in disgrazia nella sua fabbrica. Dopo aver scoperto la situazione disperata di Fantine e di sua figlia Cosette, Valjean si impegna a prendersi cura della ragazza, promessa che mantiene con grande dedizione e amore.

Il parallelo tra l’esperienza di Valjean e il concetto di costrizione a fare del bene rivela una profonda riflessione sulla natura umana e sulla possibilità di redenzione. Presentando un personaggio che trova ispirazione e motivazione per diventare una persona migliore attraverso un atto di generosità, Victor Hugo sottolinea l’importanza dell’amore e del perdono nella trasformazione spirituale e morale.

Il racconto di Jean Valjean ne I Miserabili ci porta a riflettere sulla capacità dell’essere umano di riscattarsi e di cambiare il proprio percorso di vita. Attraverso il parallelo con il concetto di costrizione a fare il bene, ci rendiamo conto che l’esperienza di ricevere generosità e perdono incondizionato può innescare una profonda trasformazione. Come Valjean, ci confrontiamo con l’ambivalenza interna tra le nostre azioni passate e l’aspirazione a diventare esseri umani migliori e, ancor più, santi.

Come Valjean si è sentito costretto dall’atto di bontà del Vescovo di Digne, anche l’amore di Cristo vincola noi (cfr 2Cor 5,14). Il sacrificio supremo di Gesù sulla croce rivela l’amore incondizionato di Dio per l’umanità e l’estensione di quell’amore a tutti gli individui, indipendentemente dalla loro condizione o dai peccati passati. Questo amore ci vincola perché ci mette di fronte alla nostra stessa imperfezione e peccaminosità, portandoci a riconoscere il nostro bisogno di redenzione.

Ciò si traduce in una reale comprensione di cosa sia la santità, non semplicemente come atti morali, che è importante, ma come conseguenza del sentirsi amati da Dio. Il santo, quindi, è colui che comprende la sua miseria e si lascia profondamente condizionare dall’amore di Dio per noi in Gesù Cristo sulla croce, in modo tale da cambiare il corso della sua vita spirituale e morale:

«E morì per tutti, affinché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per Colui che per loro è morto ed è risorto» (2 Cor 5,15); «Dio infatti ha tanto amato il mondo che ha dato il suo Figlio unigenito, affinché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia vita eterna» (Gv 3, 16).

La domanda è: in cosa credere? Nella dottrina? Nella Bibbia? Nella liturgia? Sì, ma soprattutto che Dio ci ama:

«All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva. Nel suo Vangelo Giovanni aveva espresso quest’avvenimento con le seguenti “parole: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui … abbia la vita eterna” (3, 16). Con la centralità dell’amore, la fede cristiana ha accolto quello che era il nucleo della fede d’Israele e al contempo ha dato a questo nucleo una nuova profondità e ampiezza. L’Israelita credente, infatti, prega ogni giorno con le parole del Libro del Deuteronomio, nelle quali egli sa che è racchiuso il centro della sua esistenza: “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze” (6, 4-5). Gesù ha unito, facendone un unico precetto, il comandamento dell’amore di Dio con quello dell’amore del prossimo, contenuto nel Libro del Levitico: “Amerai il tuo prossimo come te stesso” (19, 18; cfr Mc 12, 29-31). Siccome Dio ci ha amati per primo (cfr 1 Gv 4, 10), l’amore adesso non è più solo un “comandamento”, ma è la risposta al dono dell’amore, col quale Dio ci viene incontro» (Papa Benedetto XVI Lettera Enciclica Deus Caritas Est, n.1).

Jundiaì, 3 marzo 2025

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THE CONVERSION OF JEAN VALJEAN BECAUSE OF THE BISHOP OF DIGNE IN THE WORK “LES MISERABLES“

The question is: what to believe in? In doctrine? In the Bible? In the liturgy? Yes, but above all that God loves us.

— pastoral reflections —

Author
Eneas De Camargo Bête

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Literature frequently addresses the theme of redemption and the moral transformation of its characters. A striking example is Victor Hugo’s “Les Misérables” (1862), in which the conversion of the protagonist Jean Valjean is triggered by the act of kindness and generosity of the Bishop of Digne.

Valjean is initially presented as a former convict who, after serving a long sentence for stealing bread to feed his family, must face rejection and marginalization from society. This hostile environment leads him to adopt a hardened position towards humanity.

At a crucial moment in the narrative, Valjean steals the silverware from Bishop Myriel. This scene marks a turning point in Valjean’s life. Despite the robbery, when Valjean is captured and brought back to the bishop’s house by the police, Bishop Myriel displays extraordinary compassion and mercy. He tells the police that the silverware was a gift to Valjean, and also gives him two silver candlesticks, increasing the generosity of the “gift.” This act of kindness has a profound impact on Valjean, influencing his actions for the rest of his life.

Valjean’s reaction to the bishop’s kindness reveals an internal ambivalence. On the one hand, he feels embarrassed and ashamed of his previous conduct, recognizing the discrepancy between his actions and the bishop’s example of love and mercy. On the other hand, this experience awakens in him a genuine desire for change and a desire to reciprocate the good received.

From that moment on, Valjean is committed to becoming a better person and doing good for others. He begins his journey of redemption in Montreuil-sur-Mer, a small town where he establishes a factory and implements innovative and fair labor practices. His administration not only revitalizes the local economy, but also significantly improves the living conditions of the workers. His reputation as a just and charitable man grows, and he is eventually elected mayor of the town.

Valjean’s transformation is not limited to business success and social status. Internally, he dedicates himself to living a life of sacrifice and service to others, honoring his promise to Bishop Myriel. He intervenes in various situations to help those in need, often risking his own safety. A notable example is his interaction with Fantine, a disgraced worker in his factory. After discovering the desperate situation of Fantine and her daughter Cosette, Valjean pledges to care for the girl, a promise he keeps with great dedication and love.

The parallel between Valjean’s experience and the concept of being forced to do good reveals a profound reflection on human nature and the possibility of redemption. By presenting a character who finds inspiration and motivation to become a better person through an act of generosity, Victor Hugo highlights the importance of love and forgiveness in spiritual and moral transformation.

The story of Jean Valjean in “Les Misérables“ leads us to reflect on the ability of human beings to redeem themselves and change their life path. Through the parallel with the concept of being forced to do good, we realize that the experience of receiving generosity and unconditional forgiveness can trigger a profound transformation. Like Valjean, we are confronted with the internal ambivalence between our past actions and the aspiration to become better and, even more, saintly human beings.

Just as Valjean felt bound by the act of kindness of the Bishop of Digne, the love of Christ also binds us (cf. 2 Cor 5:14). The supreme sacrifice of Jesus on the cross reveals God’s unconditional love for humanity and the extension of that love to all individuals, regardless of their condition or past sins. This love binds us because it confronts us with our own imperfection and sinfulness, leading us to recognize our need for redemption.

This translates into a real understanding of what holiness is, not simply as moral acts, which is important, but as a consequence of feeling loved by God. The saint, therefore, is one who understands his misery and allows himself to be profoundly conditioned by God’s love for us in Jesus Christ on the cross, so as to change the course of his spiritual and moral life:

«and that He died for all, that those who live should not henceforth live unto themselves, but unto Him who died for them and rose again» (2Cor 5,15) «For God so loved the world that He gave His only begotten Son, that whosoever believeth in Him should not perish, but have everlasting life» (Jn 3, 16).

The question is: what to believe in? In doctrine? In the Bible? In the liturgy? Yes, but above all that God loves us:

«We have come to believe in God’s love: in these words the Christian can express the fundamental decision of his life. Being Christian is not the result of an ethical choice or a lofty idea, but the encounter with an event, a person, which gives life a new horizon and a decisive direction. Saint John’s Gospel describes that event in these words: “God so loved the world that he gave his only Son, that whoever believes in him should … have eternal life” (3:16). In acknowledging the centrality of love, Christian faith has retained the core of Israel’s faith, while at the same time giving it new depth and breadth. The pious Jew prayed daily the words of the Book of Deuteronomy which expressed the heart of his existence: “Hear, O Israel: the Lord our God is one Lord, and you shall love the Lord your God with all your heart, and with all your soul and with all your might” (6:4-5). Jesus united into a single precept this commandment of love for God and the commandment of love for neighbour found in the Book of Leviticus: “You shall love your neighbour as yourself” (19:18; cf. Mk 12:29-31). Since God has first loved us (cf. 1 Jn 4:10), love is now no longer a mere “command”; it is the response to the gift of love with which God draws near to us» (Benedetto XVI, Deus Caritas est, 1).

Jundiaì, 3 March 2025

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O CONSTRANGIMENTO PARA FAZER O BEM: A CONVERSÃO DE JEAN VALJEAN POR CAUSA DO BISPO DE DIGNE EM “OS MISERÁVEIS“

A pergunta é crer no quê? Na doutrina? Na Bíblia? Na Liturgia? Sim, mas acima de tudo que Deus nos ama.

— Reflexões pastorais —

Autor
Eneas De Camargo Bête

 

A literatura frequentemente aborda a temática da redenção e da transformação moral de seus personagens. Um exemplo marcante é a obra “Os Miseráveis” (1862), de Victor Hugo, em que a conversão do protagonista Jean Valjean é desencadeada pelo ato de bondade e generosidade do Bispo de Digne.

Valjean é inicialmente apresentado como um ex-presidiário que, após cumprir uma longa pena por roubar um pão para alimentar sua família, enfrenta a rejeição e a marginalização da sociedade. Esse ambiente hostil o leva a adotar uma postura endurecida em relação à humanidade.

No momento crucial da narrativa, Valjean rouba talheres de prata do Bispo Myriel. Esta cena marca um ponto de virada na vida de Valjean. Apesar do roubo, quando Valjean é capturado e levado de volta à casa do bispo pela polícia, o Bispo Myriel demonstra uma extraordinária compaixão e misericórdia. Ele diz à polícia que os talheres de prata foi um presente dado a Valjean, e ainda dá a ele dois castiçais de prata, aumentando a generosidade do “presente”. Este ato de bondade tem um impacto profundo em Valjean, influenciando suas ações pelo resto de sua vida.

A reação de Valjean diante da bondade do Bispo revela uma ambivalência interna. Por um lado, ele se sente constrangido e envergonhado por sua conduta anterior, reconhecendo a discrepância entre suas ações e o exemplo de amor e misericórdia do Bispo. Por outro lado, essa experiência desperta nele um desejo genuíno de mudança e uma vontade de retribuir o bem recebido.

A partir desse momento, Valjean se empenha em se tornar uma pessoa melhor e fazer o bem aos outros. Ele inicia sua jornada de redenção em Montreuil-sur-Mer, uma pequena cidade onde ele estabelece uma fábrica e implementa práticas de trabalho inovadoras e justas. Sua administração não só revitaliza a economia local, mas também melhora significativamente as condições de vida dos trabalhadores. Sua reputação como um homem justo e caridoso cresce, e ele é eventualmente eleito prefeito da cidade.

A transformação de Valjean não se limita ao sucesso empresarial e ao status social. Internamente, ele se dedica a viver uma vida de sacrifício e serviço aos outros, honrando sua promessa ao Bispo Myriel. Ele intervém em várias situações para ajudar pessoas em dificuldade, muitas vezes colocando sua própria segurança em risco. Um exemplo notável é sua interação com Fantine, uma trabalhadora de sua fábrica que caiu em desgraça. Ao descobrir a situação desesperadora de Fantine e sua filha, Cosette, Valjean se compromete a cuidar da menina, uma promessa que ele cumpre com grande dedicação e amor.

O paralelo entre a experiência de Valjean e o conceito do constrangimento para fazer o bem revela uma reflexão profunda sobre a natureza humana e a possibilidade de redenção. Ao apresentar um personagem que encontra a inspiração e a motivação para se tornar uma pessoa melhor através de um ato de generosidade, Victor Hugo ressalta a importância do amor e do perdão na transformação espiritual e moral.

A história de Jean Valjean em “Os Miseráveis“ nos leva a refletir sobre a capacidade do ser humano de se redimir e mudar sua trajetória de vida. Através do paralelo com o conceito do constrangimento para fazer o bem, percebemos que a experiência de receber generosidade e perdão incondicional pode desencadear uma profunda transformação. Assim como Valjean, somos confrontados com a ambivalência interna entre nossas ações passadas e a aspiração de nos tornarmos melhores seres humanos e, mais ainda, santos.

Assim como Valjean sentiu-se constrangido pelo ato de bondade do Bispo de Digne, o amor de Cristo também nos constrange (cf. 2Cor 5,14). O sacrifício supremo de Jesus na cruz revela o amor incondicional de Deus pela humanidade e a extensão desse amor a todos os indivíduos, independentemente de sua condição ou pecados passados. Esse amor nos constrange porque nos confronta com a nossa própria imperfeição e pecaminosidade, levando-nos a reconhecer nossa necessidade de redenção.

Disso resulta na real compreensão do que é santidade, não meramente como atos morais, que é importante, mas como consequência, do sentir-se amado por Deus. O santo, pois, é aquele que entende a sua miséria e se vê profundamente constrangido pelo amor de Deus por nós em Jesus Cristo na cruz, de forma que, muda o rumo de sua vida espiritual e moral:

«Disso resulta na real compreensão do que é santidade, não meramente como atos morais, que é importante, mas como consequência, do sentir-se amado por Deus. O santo, pois, é aquele que entende a sua miséria e se vê profundamente constrangido pelo amor de Deus por nós em Jesus Cristo na cruz, de forma que, muda o rumo de sua vida espiritual e moral: “E ele morreu por todos, para que os que vivem não vivam mais para si mesmos, mas para aquele que por eles morreu e ressuscitou”(2Cor 5,15); ou ainda: “Com efeito, de tal modo Deus amou o mundo, que lhe deu seu Filho único, para que todo o que nele crer não pereça, mas tenha a vida eterna”(Jo 3,16).

A pergunta é crer no quê? Na doutrina? Na Bíblia? Na Liturgia? Sim, mas acima de tudo que Deus nos ama:

«Deste modo pode o cristão exprimir a opção fundamental da sua vida. Ao início do ser cristão, não há uma decisão ética ou uma grande ideia, mas o encontro com um acontecimento, com uma Pessoa que dá à vida um novo horizonte e, desta forma, o rumo decisivo. No seu Evangelho, João tinha expressado este acontecimento com as palavras seguintes: “Deus amou de tal modo o mundo que lhe deu o seu Filho único para que todo o que n’Ele crer (…) tenha a vida eterna” (3, 16). Com a centralidade do amor, a fé cristã acolheu o núcleo da fé de Israel e, ao mesmo tempo, deu a este núcleo uma nova profundidade e amplitude. O crente israelita, de facto, reza todos os dias com as palavras do Livro do Deuteronómio, nas quais sabe que está contido o centro da sua existência: “Escuta, ó Israel! O Senhor, nosso Deus, é o único Senhor! Amarás ao Senhor, teu Deus, com todo o teu coração, com toda a tua alma e com todas as tuas forças” (6, 4-5). Jesus uniu — fazendo deles um único preceito — o mandamento do amor a Deus com o do amor ao próximo, contido noLivro do Levítico: “Amarás o teu próximo como a ti mesmo” (Jo 4, 10), agora o amor já não é apenas um “mandamento”, mas é a resposta ao dom do amor com que Deus vem ao nosso encontro» (Papa Bento XVI, Carta Encíclica Deus Caritas Est, n.1).

Jundiaì, 3 Marchar 2025

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