Esistenze parallele: Lady Diana e Georg Gänswein, come avere tutto dalla vita e passare poi il tempo a lamentarsene?

ESISTENZE PARALLELE: LADY DIANA E GEORG GÄNSWEIN, COME AVERE TUTTO DALLA VITA E PASSARE POI IL TEMPO A LAMENTARSENE?

Il libello dell’Arcivescovo Georg Gänswein scritto con l’ausilio del sacrestano Saverio Gaeta è la negazione della storia e della cultura, soprattutto della prudenza e della sapienza che per secoli hanno retto e che tutt’oggi dovrebbero reggere l’intero paradigma della Curia Romana.

Autore
Ipazia gatta romana

 

 

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Che S.E. Mons. Georg Gänswein potesse non essere un’aquila reale è un legittimo sospetto che serpeggia sin dai tempi in cui, ricoprendo il delicato ruolo di segretario particolare del Sommo Pontefice Benedetto XVI si intrattenne a colloquio con la prestigiosa e celebre rivista teologica internazionale Vanity Fair che lanciò il servizio sotto il titolo: Padre Georg, essere bello non è peccato. Una quaestio disputata di un livello metafisico così profondo dinanzi alla quale San Tommaso d’Aquino avrebbe gettato la spugna dicendo: «Nulla posso di fronte a cotanta trascendentale sapienza».

 

Finire in primo piano sulla copertina di questo mensile dovrebbe suscitare profondo imbarazzo a qualsiasi ecclesiastico. Basterebbe solo ricordare ― a chi non avesse particolare dimestichezza con l’inglese ― che Vanity Fair si traduce alla lettera: “La fiera delle vanità”. Nulla di più adatto a certi personaggi che hanno percorso il pontificato di Benedetto XVI. Ovviamente senza tralasciare che gli altri, quelli che stanno percorrendo quello di Francesco, sotto altri aspetti sono persino peggiori. Infatti, coloro che da dieci anni a questa parte si sono improvvisati dalla sera alla mattina tutti attivisti impegnati a favore di poveri, migranti, profughi e periferie esistenziali, vanno ben oltre una copertina su Vanity Fair, che tutto sommato è cosa innocente. Oggi, un prete che aspira morbosamente all’episcopato, o un vescovo che aspira morbosamente al cardinalato e che per questo si presentano alla Casa Santa Marta vestiti in modo trasandato, sono di gran lunga peggiori di quelli che, per quanto ormai pochi, c’hanno cojioni a sufficienza sia ner peso che na’ a’ circonferenza per presentarsi con un paio di mocassini di Salvatore Ferragamo che costano 1.000 euro. Perché, contro-tendenza, non sono i primi, che dietro il vessillo della «Chiesa povera per i poveri» aspirano a far carriera, ma i secondi, che presentandosi dall’Augusto Inquilino di Santa Marta con una talare di stoffa pregiata realizzata su misura da un sarto e calzandovi sotto un paio di scarpe costose, dimostrano a questo modo di non aspirare ad alcun genere di carriera e di essere per questo degli autentici anticonformisti, soprattutto degli uomini liberi.

 

L’Arcivescovo Georg Gänswein ha un limite noto sia nell’ambito storico che in quello clinico, strettamente legato a una patologia antica tutta quanta tedesca. È infatti noto che il tedesco, se limitato e non all’altezza, in quanto tedesco si sente però più che mai un genio. E, sempre in quanto tedesco, è persino capace a guardare dall’alto in basso con la puzza sotto il naso chi è dotato di scienza e sapienza, in quanto colpevole di non essere tedesco, quindi non all’altezza a priori. Se così non fosse, non si capirebbe come mai nel corso della storia le guerre le hanno perdute tutte. Semplice il motivo: in quanto tedeschi si sentivano imbattibili e invincibili. Oppure semplicemente perché, come scrisse qualcuno dei loro personaggi famosi, si sentivano Al di là del bene e del male.

 

Quello di un segretario è un ruolo di grande delicatezza tanto più è alta la carica politica, amministrativa o ecclesiastica nella quale si trova la persona che deve servire. Qualcuno potrebbe dire che i tempi sono cambiati, proprio per questo eviteremo di richiamarci ai Sommi Pontefici di settanta od ottant’anni fa, prendendo a modello quelli di coloro che aprirono a delle grandi riforme, per esempio il Santo Pontefice Giovanni XXIII che convocò il Concilio Vaticano II e il Santo Pontefice Paolo VI che lo portò avanti. Entrambi questi Sommi Pontefici sono vissuti in anni di grandi trasformazioni, o di cosiddetti ammodernamenti che di stagnante non avevano proprio niente, considerato il livello di agitazione che muoveva le acque nei loro tempi. Possiamo forse equiparare l’elegante discrezione con la quale svolsero il loro ruolo Loris Francesco Capovilla segretario particolare di Giovanni XXIII e Pasquale Macchi che lo fu di Paolo VI, rispetto al modo col quale Georg Gänswein è stato pubblicamente accanto a Benedetto XVI? Un segretario sta nell’ombra, non sotto i riflettori, compito suo è far brillare di luce solare il suo Dominus. Il vero e fedele segretario serve il Dominus con totale e indefessa dedizione sfuggendo a qualsiasi forma di visibilità, perché sa stare in pubblico mantenendosi sempre nell’ombra. Purtroppo è un dato di fatto che il Segretario particolare di Benedetto XVI non è mai sfuggito agli obbiettivi di fotografi e cameraman, non tanto perché oggettivamente fotogenico, ma perché ci ha proprio guardato diritto dentro. Per non parlare di varie sue ospitate nei vari circoli esclusivi della Capitale d’Italia. Sia chiaro: essere ospiti presso certi circoli non è male né tanto meno peccato, gli ecclesiastici devono avere relazioni con tutti, credenti e non credenti, timorati di Dio e libertini impenitenti, purché sempre improntati sulla prudenza e purché nella frequentazione vi sia sempre un fine e uno scopo pastorale o caritativo ben preciso. O meglio: se per esempio c’è da raccogliere fondi a favore del reparto di oncologia pediatrica dell’Ospedale Bambino Gesù, un alto prelato non deve esitare un istante ad andare a dei party mondani dove puro ce stanno le mignotte plasticate de l’alta società che te sbatteno ‘n faccia delle zinne c’chirurgiche che sfideno tutte ‘e leggi da ‘a fisica, perché qualche milioncino di euro raccolto tra banchieri e industriali per i bambini ammalati di tumore val bene non una … ma cento mignottazze  ar seguito loro co le zinne rifatte mezze de fòra, posto che da quanno er monno è monno li sòrdi e le mignotte vanno de pari passo, perché ‘ndove nun ce stanno ‘e piotte de’ sòrdi, ve potete sta certi che le mignotte nun se ponno trovà, armeno quelle de livello. Se però non c’è scopo pastorale o caritativo, ma si tratta solo di inviti fini a sé stessi fatti dai membri della nobiltà o dell’alta borghesia romana, tanto per avere il personaggio di grido da esibire nei propri salotti, in tal caso è a dir poco bene evitare. Se il Segretario particolare di Benedetto XVI abbia o no avuto tale prudenza negli anni di pontificato di questo Augusto Pontefice, non è dato sapere, coscienza sua. Una cosa è certa: i servizi fotografici apparsi periodicamente sui giornali tra il 2005 e il 2013 tendono a dimostrare che nella pentola ci ha girato il mestolo con una prudenza che potrebbe lasciare a desiderare.

 

Tutto questo è ampiamente scusabile e perdonabile, purché però non si trascenda in ciò che non è scusabile e forse neppure perdonabile. È stata infatti una caduta di stile mai vista prima quando l’Arcivescovo Georg Gänswein è andato in onda per una intervista condotta da Ezio Mauro la sera del 5 gennaio 2023 su Rai3, poche ore dopo il funerale e la sepoltura di Benedetto XVI. Qualcuno ha detto che era una intervista registrata. In tal caso peggio che mai, perché ciò vuol dire che è stata registrata mentre il Santo Padre era ormai in procinto di morire.

 

Appresso a seguire altra caduta di stile è stata la messa in stampa di un libro scritto con la collaborazione di quel mezzo prete mancato di Saverio Gaeta, che non potendo svolgere ruolo di ministro in sacris si accontenta di fare il sacrestano, come sono avvezzi fare tutti i laici clericalizzati. Era dai tempi del pamphlet celeberrimo e velenosissimo di Via col vento in Vaticano che non leggevamo cose del genere.

 

A tal proposito merita ricordare quale è stato, anche in recente passato, l’agire di uomini che, pur con tutti i loro pregi e difetti e pur non essendo affatto delle mammole, hanno però servito la Chiesa e il Papato con uno stile che all’Arcivescovo Georg Gänswein sembrerebbe sconosciuto. Si pensi ad esempio quando il Cardinale Angelo Sodano fu chiamato per deporre durante le prime fasi istruttorie del processo di beatificazione di Giovanni Paolo II, del quale fu Segretario di Stato dal 1991 sino alla sua morte. Lapidaria la sua risposta prima ancora che gli rivolgessero una domanda:

 

«Mettete a verbale che non ho niente da dichiarare e che soprattutto non intendo rispondere ad alcuna domanda».

 

Semplice e viepiù coerente il motivo della risposta: un Segretario di Stato dal canto suo, diversamente, ma allo stesso modo il Segretario particolare di un Sommo Pontefice, di necessità finisce con l’essere uno scrigno di segreti che devono rimanere assolutamente inviolabili. Coloro che hanno vissuto accanto a certi uomini hanno imparato a conoscerne pregi e difetti, grandezze e grandi limiti. Per non parlare di tutte le volte che terze persone si sono prese colpe e responsabilità per errori, ma anche per veri e propri danni fatti dal Sommo Pontefice, la figura del quale deve essere sempre mantenuta senza macchia, non tanto per l’uomo in sé, ma per l’alto ufficio di divina istituzione che egli ricopre. Come infatti diceva Voltaire:

 

«Alla corte, figlio mio, l’abilità non consiste affatto nel parlare bene, ma sta tutta quanta nel saper tacere».

 

Il libello dell’Arcivescovo Georg Gänswein scritto con l’ausilio del sacrestano Saverio Gaeta è la negazione della storia e della cultura, soprattutto della prudenza e della sapienza che per secoli hanno retto e che tutt’oggi dovrebbero reggere l’intero paradigma della Curia Romana. Libro infelice e inopportuno che diviene per questo surreale, quindi di fatto ingannevole, perché se proprio vuoi parlare di un Sommo Pontefice ― cosa che il suo Segretario particolare non dovrebbe mai fare ―, in tal caso devi mettere in luce i suoi pregi e i suoi difetti, le sue virtù e i suoi limiti, le sue scelte giuste e i suoi errori. C’è forse nulla di tutto questo nel pamphlet in questione, dove si presenta un Benedetto XVI ammantato di tale candore da far morire di invidia San Luigi Gonzaga e Santa Maria Goretti?

 

È evidente che l’Arcivescovo Georg Gänswein volesse togliersi dei sassolini dalla scarpa, lo dicono le sue righe, non è certo un giudizio temerario e ingeneroso. E per farlo ha scelto il modo meno adatto, o forse peggio: ha scelto proprio un modo mai visto prima. Per trovare dei precedenti analoghi bisogna tornare indietro alla penosa vicenda di Diana Spencer, nota come Lady Diana, moglie dell’allora Principe Carlo, oggi Sovrano d’Inghilterra. Quella Diana pianta da un esercito emotivo di sciampiste e di sartini di periferia, altro non era che una povera oca giuliva, una che dalla vita aveva avuto tutto, ma che non trovò di meglio da fare che passare il tempo a lamentarsene. Sì, suo marito aveva una amante e le metteva le corna. Malissimo e gravissimo! Un perfetto adultero fedifrago. C’è però un piccolo passaggio che è sempre sfuggito a tutti, dal famoso cantante pop Elthon John che le dedicò una canzone sino all’ultimo sartino anonimo di periferia: quando sei la madre dell’eredo al trono d’Inghilterra, in quel caso ti tieni le corna e taci, perché la ragione di Stato supera di gran lunga il tradimento e il tuo orgoglio femminile ferito. Ciò semplicemente perché verso tuo figlio che è il futuro sovrano e verso il tuo Paese al cui bene devi tenere sopra ogni altra cosa, hai delle precise responsabilità che vanno parecchio oltre una, dieci, cento, mille Camilla Parker Bowles. Non ti metti certo a servire vendette né a caldo né a freddo, meno che mai a sputtanare da un’intervista all’altra una Real Casa nella quale i tuoi figli sono inseriti per ordine dinastico come primo e come secondo erede al trono. Altro che Lady Diana «principessa del popolo». Lady Diana è stata una gallina egoista e incosciente di prima categoria, con buona pace delle serenate in suo onore di Elthon John e delle emotive lacrime delle sciampiste e dei sartini di periferia che hanno costituito e che tutt’oggi costituiscono il suo unico e vero popolo. Lady Diana è stata una pessima madre e un’autentica vergogna di cittadina inglese, che ha anteposto la propria emotività e il proprio egoismo di donna ferita al di sopra di tutto.

 

Assieme al libro dell’Arcivescovo Georg Gänswein è uscito in questi giorni quello del figlio secondogenito del Re d’Inghilterra, che seguendo le infelici orme materne tira palate di fango sulla sua famiglia, che equivale a dire sul suo Paese, perché la sua famiglia, in particolare suo padre che è il sovrano capo di Stato, è il simbolo dell’unità, della storia e della dignità di quella antica Nazione. Età diverse e mondi diversi, ma sotto certi aspetti uniti da un unico comune denominatore: emotività, vanità e infine stupidità.

 

Insomma … ’a G’georg, prima coll’interviste poi cor libbro hai pisciato proprio de fòra dar vaso. E daije, vedi de tenette l’animo ‘npace, sei deventato Arcivescovo titolare facenno la b’badante, ma che cazzo vòi, soprattutto, ma de che stracazzo te lamenti?

 

dall’Isola di Patmos, 15 gennaio 2023

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