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Due settimane di silenzio e un occhio salvato da Grazia Pertile al Sacro Cuore di Negrar, mentre come teologo meditavo: cosa può causare la mancanza di umiltà negli uomini di scienza?

4 Giugno 2021/19 Commenti/in Attualità, Pastorale Sanitaria/da Padre Ariel
—  pastorale sanitaria —

DUE SETTIMANE DI SILENZIO E UN OCCHIO SALVATO DA GRAZIA PERTILE AL SACRO CUORE DI NEGRAR, MENTRE COME TEOLOGO MEDITAVO: COSA PUÒ CAUSARE LA MANCANZA DI UMILTÀ NEGLI UOMINI DI SCIENZA?

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Di questo rendo grazie a Dio come uomo di fede, sacerdote e teologo: avermi fatto sperimentare direttamente sulla mia pelle quanto sia veramente alta la virtù dell’umiltà cristiana. L’ho capito mentre imparavo a memoria il Messale Romano in italiano e in latino, spaventato dal fatto che, se anche nell’occhio sano fosse sopraggiunta analoga patologia, i due amatissimi gatti di Jorge Facio Lince e miei, Ipazia e Bruno, che vivono in casa con noi, avrebbero dovuto imparare a convivere con un pastore tedesco, che avrebbe indossato una fascia con la croce rossa, portandomi in giro per la strada con un bastone bianco.

Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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PDF  articolo formato stampa

 

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Padre Ariel S. Levi di Gualdo all’ingresso dell’Ospedale Sacro Cuore di Negrar dinanzi al mosaico raffigurante San Giovanni Calabria, fondatore dell’opera

Questo articolo avrei potuto titolarlo: Riflessioni sulla mia pelle. In fondo le migliori, perché un conto è contemplare con surreale fideismo un bel crocifisso d’avorio che fa così arte e inutile tenerezza emotiva, un conto finire partecipi, anche in piccola parte, alla crocifissione del Cristo, unica via per vivere la vera fede, che non è sentimentalismo emotivo, basterebbe intendere le parole del Divino Maestro che insegna: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua» (Lc 9, 23).

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Negli ultimi due anni sono stato attivo su tutti i fronti: ho scritto molti articoli su L’Isola di Patmos, pubblicato dei nuovi libri (cfr. QUI), prodotto video-conferenze, lectiones magistrales (cfr. QUI), partecipato a programmi televisivi sulle Reti Mediaset. Ultimo in ordine di serie Zona Bianca del 19 maggio condotto da Giuseppe Brindisi (vedere QUI dal minuto 01:35 a seguire), dove sarò di nuovo ospite il 9 giugno. Eppure, dietro a tutta questa iper attività, c’era qualche cosa di grave, al punto da indurmi a pensare che dovevo produrre più possibile, perché forse un giorno non avrei potuto più fare certi lavori. Ho persino memorizzato l’intero Messale Romano in duplice lingua, italiana e latina, casomai un giorno non fossi stato più in grado di leggere …

Cosa è accaduto? Questo: nel mese di luglio del 2019 appare una lesione alla retina del mio occhio destro. Si sarebbe dovuti intervenire con un immediato “cerchiaggio”, ma credendo di farmi del bene mi praticarono una ricucitura col laser. Trascorso un mese si verifica un distacco totale della retina e l’occhio rimane completamente cieco. Si procede così chirurgicamente d’urgenza a riattaccare la retina, dopo che il chirurgo consigliato e scelto m’informò: «In una scala di rischio da zero a dieci, lei è a rischio undici»..

la chirurgo e ricercatrice sulla retina Grazia Pertile, direttore del reparto di oculistica dell’Ospedale Sacro Cuore di Negrar, Fondazione San Giovanni Calabria

L’intervento riesce bene, pure se eseguito ― cosa che scoprirò un anno dopo ― con una tecnica ormai superata, ma non per questo inefficace. Tutt’oggi sono grato al chirurgo che mi rincollò la retina. Certo, pur avendolo effettuato in regime privato avvalendomi della mia polizza assicurativa sulla salute, fui operato su una specie di “poltrona” con anestesia locale praticata attraverso una puntura nell’occhio che non auguro neppure a uno scafista che trasporta esseri umani dall’Africa alle coste italiane con grave rischio per la vita di donne e bambini. Così credevo però funzionasse, al punto che non mi curai di domandare: … ma in questa splendida clinica privata stile hotel a cinque stelle, non avete neppure uno straccio di anestesista? I soldi, li spendete tutti negli arredi interni per gettare fumo negli occhi alle Signore e ai Signori della bella società che vengono a farsi i ritocchi di chirurgia estetica?

Illustrato a grosse linee il fatto, a nulla serve dettagliare l’iter clinico, perché di ben altro intendo parlare. Preciso soltanto che il tutto fu aggravato da una emorragia nell’occhio sopraggiunta per cause naturali durante la seduta operatoria, che causò il danno dei fotorecettori, ossia le cellule della retina che permettono la messa a fuoco. Con l’occhio destro, col quale vedevo solo ombre storte, non potevo leggere e scrivere. Il tutto peggiorato ulteriormente da una «estesa membrana» che si formò pochi mesi dopo sulla retina.

Il chirurgo che mi aveva operato e riattaccata la retina, salvandomi indubbiamente l’occhio dalla totale cecità, si guardò dall’espormi il mio stato, che per quasi due anni ignorai, dopo essere stato liquidato con un verdetto sul quale mi ero fatto una serena ragione: «Più di così l’occhio non potrà recuperare».

la chirurgo e ricercatrice sulla retina Grazia Pertile, direttore del reparto di oculistica dell’Ospedale Sacro Cuore di Negrar, Fondazione San Giovanni Calabria

Un amico carissimo, uno tra i diversi clinici romani con i quali sono in stretti rapporti di amicizia, uomo di grande scienza ed esperienza, mi accompagnò egli stesso da una autentica autorità internazionale nel campo della chirurgia della retina. Dopo una serie di esami approfonditi l’eminente clinico esaminò il mio occhio con la lente manuale per circa mezz’ora e in modo pacato e impietoso mi fece tutta la cronistoria: dalla ricucitura laser da evitare sino all’intervento effettuato bene, la sopraggiunta emorragia che mi era stata taciuta e via dicendo. Concluse il grande esperto in chirurgia della retina: «Personalmente in quest’occhio già molto trattato non ci metterei mano, perché meno si tocca e meglio è, però …».

Inutile a dirsi: un eminente studioso della retina e grande caposcuola, poteva dirmi davanti a un paio di chirurghi suoi allievi che qualche altro poteva essere in grado di fare ciò che per comprensibile prudenza loro non avrebbero osato fare? Quel semplice «però …» fu sufficiente a lasciarmi capire indirettamente quel che non sempre si può dire direttamente. D’altronde, sono pur sempre allievo anche di un diplomatico di lungo corso nel servizio alla Santa Sede, che nel campo della diplomazia mi ha istruito a dovere in lunghi anni di filiale rapporto.

Da tempo il marito della mia odontoiatra mi aveva parlato in toni di meraviglia del Dottore Grazia Pertile, direttore del reparto di oculistica dell’Ospedale Sacro Cuore di Negrar, Fondazione San Giovanni Calabria, in provincia di Verona (cfr. QUI). Questa insigne specialista e nota ricercatrice di fama europea, gli aveva salvato l’occhio dopo 7 interventi chirurgici effettuati in modo disastroso da chirurghi di fama, o perlomeno di fama sulle carte … politiche. E i danni che gli furono recati risultarono tali che dalla sera alla mattina lo operò d’urgenza, mentre l’occhio stava ormai per andare in necrosi. Mi decido, salto in macchina e nel mese di giugno del 2020 mi reco a Negrar dove effettuo una visita col Dottore Mauro Sartore, che mi si palesa dinanzi come un angelo di Dio e che dopo tutti gli esami necessari mi dice che il danno ai fotorecettori è al momento irreversibile, ma rimuovendo la estesa membrana retinica e correggendo l’intervento precedente la vista può notevolmente migliorare. Nel mese di ottobre vengo visitato dal Dottore Grazia Pertile che ribadisce la diagnosi del suo collaboratore e mi prospetta l’intervento, anche perché in caso contrario, l’occhio, sarebbe stato destinato alla totale cecità in un lasso di tempo di pochi o più anni..

Mauro Sartore, chirurgo retinico dello staff di Grazia Pertile, reparto di oculistica dell’Ospedale Sacro Cuore di Negrar, Fondazione San Giovanni Calabria

Il 24 maggio ho effettuato il pre-ricovero, il 25 sono stato operato e il 26 dimesso. Mi sono poi recato sul Lago Maggiore dagli amici de L’Isola di Patmos Enrico e Liliana, che mi hanno regalato dei giorni di splendida convalescenza nella loro villa. Scrivo questo articolo oggi, nella mia camera d’albergo nella Valpolicella, dopo avere effettuato il controllo post-operatorio questa mattina col Dottore Mauro Sartore..

Quando sono entrato in sala operatoria a Negrar, dinanzi ai miei occhi si è presentata una equipe al completo composta da svariate persone, con buona pace del fumo senza arrosto di una clinica privata che nella cornice esteriore pareva un hotel a cinque stelle, dove però mi spararono una puntura in un occhio per farmi una anestesia locale. Tutt’altra storia al Sacro Cuore di Negrar, dove sdraiato sul lettino, non su una specie di poltrona, non mi si è avvicinato un punturatore selvaggio, ma l’anestesista che mi ha fatta l’anestesia totale, durante la quale sono stato anche intubato. Ricordo di essermi addormentato recitando: Confiteor Deo omnipotenti et vobis, fratres, quia peccavi nimis cogitatione, verbo, opere, et omissione …  (Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli, che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni …) e di essermi risvegliato dicendo «Laudetur Jesus Christus» (Sia lodato Gesù Cristo). E pochi giorni dopo ho compreso fino in fondo quanto dovevo lodare Gesù Cristo..

A pochi giorni dall’intervento, con l’occhio ancora appannato, già vedo tutte le linee e i contorni perfettamente diritti. Distinguo e leggo i caratteri delle lettere grandi, quelle dei cartelloni, delle insegne e delle copertine dei libri, che prima non vedevo né leggevo..

Il Dottore Grazia Pertile è una donna molto riservata, pronuncia poche parole. Il suo è un lavoro che non si fa con le parole, utili e indispensabili per altri generi di pratiche scientifiche. È un lavoro, il suo, di pura azione, un autentico mostro da sala operatoria con una manualità più unica che rara. E proprio io che da sempre sono a stretto contatto con le sfere più delicate dell’essere umano, ho subito compreso il genere di angelo dagli occhi azzurri che avevo davanti. Così mi sono limitato a giocare sul suo nome, tirando fuori dall’Ave Maria due sole ma incisive parole: «Gratia Plena» (piena di grazia). Sì, ti saluto Donna piena di grazia, capace a mettere veramente a frutto la grazia straordinaria che Dio ha posto nelle tue mani..

Ingresso dell’Ospedale Sacro Cuore di Negrar con la statua di San Giovanni Calabria

La nostra Isola di Patmos non ha pubblicato articoli nelle ultime settimane perché in concomitanza con me, anche il nostro redattore cappuccino Padre Ivano Liguori ha avuto problemi di salute che hanno comportato quindici giorni di ricovero. Un mese e mezzo fa fu colpito da una algia emicraniale destra con parestesie formicolari omolaterali e ptosi all’occhio destro, che ha richiesto ricovero in neurologia per accurati accertamenti, essendo paziente affetto da due malattie autoimmuni da circa quattro anni, una ai reni (una nefrite interstiziale) e una al fegato (una colangite biliare primitiva). Così, Padre Ivano e io, da un capo all’altro d’Italia siamo stati assorbiti da vicende sanitarie. Intanto che Padre Ivano continuava per giorni gli accertamenti neurologici per tenere sotto controllo la ptosi all’occhio destro, migliorata ma non ancora risolta del tutto, io mi accingevo a effettuare l’intervento alla retina dell’occhio destro, avvenuto attraverso un ricovero di soli due giorni e mezzo, che hanno però comportato una preparazione e una convalescenza. Questa è stata la nostra situazione nelle ultime settimane, ve la rendiamo pubblica oggi per chiarire il nostro silenzio, aggiungendo al tutto un dato molto positivo: nel mese di maggio dedicato alla Beata Vergine Maria sono stati superati gli ottanta milioni di visite alla nostra rivista nel corso degli ultimi quattro anni di attività pubblicistica ed editoriale. A maggior ragione, non pensate che il Diavolo ci doveva mettere in qualche modo lo zampino?.

Raccontare questa mia vicenda ha comportato quasi una violenza esercitata su me stesso. Ognuno di noi ha diritto alla propria riservatezza. Questa mia storia è però paradigma di un dramma umano molto antico col quale tutti dobbiamo fare i conti sin da quando Adamo ed Eva commisero il peccato originale, che ricordo fu un peccato di superbia, a tal punto grave da alterare l’equilibrio perfetto del mondo creato da Dio, ma soprattutto dell’uomo stesso, fatto a immagine e somiglianza del Divino Creatore, che in precedenza non conosceva il decadimento fisico, la malattia, il dolore, la vecchiaia e la morte, tutte conseguenze di quel grande peccato di ribellione, di quella superbia di cui la mancanza di umiltà è da sempre la figlia prediletta..

le ricerche sulla retina artificiale condotte da Grazia Pertile

Dal muratore al progettista, dall’idraulico al falegname, dal manager allo chef e suvvia a seguire, quando l’uomo si trova dinanzi a qualche cosa che non è in grado di fare, spesso esordisce dicendo: «Non è possibile, non si può fare». Non dico quasi sempre o di prassi, ma spesso chi risponde a questo modo sa benissimo che certe cose sono possibili da farsi. Ma per nessuna ragione ammetterebbe che altri sono capaci a fare ciò che lui non è in grado di fare. Certo, per quanto gravi possano essere, i danni o le incapacità di certi artigiani e tecnici sono quasi sempre circoscritti. Quando però atteggiamenti di simile superbia generanti cieca mancanza di umiltà sono posti in essere da un oncologo o da un chirurgo, che cosa può accadere? Il nostro redattore cappuccino Padre Ivano Liguori, specialista in pastorale sanitaria, che per anni ha svolto il ministero di cappellano in un grande ospedale, il nostro giovane redattore domenicano Padre Gabriele Giordano M. Scardocci, grande studioso sul piano teologico ed ecclesiologico del problema delle disabilità, quanti casi sfociati nel disastro hanno conosciuto? Mi ci metto anch’io, che come sacerdote sono da sempre vicino e dedito all’assistenza di malati terminali e disabili, ribadendo a ogni piè sospinto che proprio noi presbiteri cimentati negli studi di ricerca e nelle alte speculazioni teologiche dobbiamo avere a che fare più che mai col materiale umano, salvo generare in caso contrario mostri di disumanità che vivono nell’iperuranio delle università ecclesiastiche, annegati nel mondo dell’irreale e nella spasmodica ricerca dei successi di carriera e di auto-affermazione..

Quando parliamo della virtù dell’umiltà cristiana, noi presbiteri e teologi non intendiamo certo la beghina o il cattolico onirico a collo torto che finge di non sentirsi degno o all’altezza. Ben altra è l’umiltà: è la virtù dei grandi. Solo i grandi possono confrontarsi ogni giorno con i propri limiti umani, fuggendo in tal modo le forme più nocive di disumanità, quelle che portano il proprio egocentrismo o il proprio narcisismo ipertrofico al di sopra del valore stesso della vita umana. Ecco allora il cardiochirurgo che pur conoscendo perfettamente l’esistenza di un collega particolarmente bravo e da anni specializzato in quella specifica malformazione al cuore, preferisce dire «non si può fare altro … non si può fare più di questo … fatevene una ragione …», pur di non dire che da altre mani il paziente potrebbe essere salvato. Altrettanto vale per certi oncologi, o per certi specialisti nella chirurgia della retina e via dicendo a seguire..

lo staff di oculistica di Grazia Pertile, Ospedale Sacro Cuore di Negrar

E vogliamo parlare dei baroni clinici che di prassi si circondano di mezze tacche, dovendo brillare di luce propria? O dimenticare altrettante mezze tacche piazzate come assistenti di insigni clinici su suggerimento di aziende e banche che finanziano fondazioni e istituti di ricerca? Cosa accade poi, ai malati attratti dal miraggio del gran luminare, quando si recano nel suo reparto dove finiscono operati da qualcuno dei suoi mediocri assistenti? Tutt’altro il mondo della clinica, della chirurgia e della ricerca del Dottore Grazia Pertile, che non teme ombre sulla stella che lei è ma che ha formato uno staff di chirurghi che sono tutti quanti molto bravi. Altro mondo, in mezzo a tante cose cliniche dell’altro mondo che spesso ti tolgono con decenni di anticipo alla vita di questo mondo terreno..

Di questo rendo grazie a Dio come uomo di fede, sacerdote e teologo: avermi fatto sperimentare direttamente sulla mia pelle quanto sia veramente alta la virtù dell’umiltà cristiana. L’ho capito mentre imparavo a memoria il Messale Romano in italiano e in latino, spaventato dal fatto che, se anche nell’occhio sano fosse sopraggiunta analoga patologia, i due amatissimi gatti di Jorge Facio Lince e miei, Ipazia e Bruno, che vivono in casa con noi, avrebbero dovuto imparare a convivere con un pastore tedesco, che avrebbe indossato una fascia con la croce rossa, portandomi in giro per la strada con un bastone bianco..

Sul mio cammino, tra tanta scientifica e omissiva arroganza e superbia, ho però conosciuto la mia Ave Maria, la Donna piena di grazia, il Dottore e ricercatore sulla chirurgia della retina Grazia Pertile. E ho capito fino in fondo il valore teologico e salvifico dell’umiltà cristiana, quella che ti rende grande e che ti salva l’anima dalla dannazione eterna.

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da Negrar in Valpolicella, 3 giugno 2021

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GRAZIA PERTILE SPIEGA I TRATTAMENTI DI AVANGUARDIA PER LE PATOLOGIE DELLA RETINA

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