Le trovate dell’ultimo Sinodo: incaricare le mignotte di dare la patente di castità alle monache di clausura?

— il cogitatorio di Ipazia —

LE TROVATE DELL’ULTIMO SINODO: INCARICARE LE MIGNOTTE DI DARE LA PATENTE DI CASTITÀ ALLE MONACHE DI CLAUSURA?

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Nel corso dell’ultimo Sinodo, pare che i giovani si siano mostrati a tal punto  turbati per le attività di informazione e di critica di certi siti e blog, tanto da chiedere la istituzione di un apposito ufficio che certifichi i siti cattolici, dando quindi ad essi patente di autentica cattolicità.

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Autore
Ipazia gatta romana

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Cari gattolici e gattoliche:

Laudetur Jesus Christus !

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La pia immagine della Beata Vergine Maria dei Gatti, detta ‘a Madonna Gattara, protettrice dei Gatti di Roma e patrona universale dei gatti

A distanza di quasi due anni torno ad usare il paradigma delle mignotte romane [cf. QUI], mitiche figure che hanno goduto storicamente di gran rispetto nella Roma pontificia. A loro modo le mignotte erano onorate come nobili madri dei romani, o come diceva scherzosamente Pippo Buono, ossia San Filippo Neri: «Ner fonno der core d’ogni romano, se nasconne … un fijo de mignotta!».

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Nel Cinquecento le mignotte divennero vere e proprie donne curiali, dipendenti a loro modo dalla stessa Curia Romana, l’amministrazione della quale rilasciava loro regolare licenza per l’esercizio del nobile mestiere. In cambio della licenza, lo Stato Pontificio riscuoteva una cospicua tassa sui proventi delle mignotte.

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Per poter partecipare alla Santa Messa, alle mignotte fu riservata la bella Basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio, dove si recavano accompagnate da paggi e damigelle, prendendo posto a sedere nelle prime file. Accadde poi non di rado che ar funerale de quarche respettata mignotta, ce fosse ‘a metà der Sacro Colleggio Cardenalizio a recità er deprofunni assieme a li numerosi capoccetti da ‘a Curia Romana. 

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In quegli anni turbolenti del Cinquecento, dove nell’epoca antecedente il Concilio di Trento non mancavano di certo dissolutezze d’ogni sorta, esisteva però un equilibrio. S’annava ‘nfatti da li cardenali gaudenti a li santi penitenti, dalli ecclesiastichi paraculi e politiconi alli mistichi, dalle mignotte alle vergini consecrate cor voto de castità. Ma soprattutto, ciascuno occupava il proprio ruolo nella società civile ed ecclesiale, dove svolgeva solo e null’altro che il proprio ruolo; le inversioni dei ruoli, all’epoca, non erano né previste né consentite. Una società, quella del Cinquecento, dove la mignotta faceva la mignotta e la vergine consacrata faceva la vergine consacrata. E non dimentichiamo che il Cinquecento, tra intrighi, dissolutezze e corruzioni, conobbe anche e soprattutto un gran fiorire di Santi, alcuni dei quali furono grandi fondatori di ordini religiosi, altri grandi pedagoghi, altri grandi teologi, altri grandi mistici. Il tutto fu possibile e realizzabile appunto perché, o pe’ riffe o’ pe raffe, ciascheduno se ne stava ar posto suo.

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Nel corso dell’ultimo Sinodo, pare che i giovani si siano mostrati a tal punto turbati per le attività di informazione e di critica di certi siti e blog, tanto da chiedere la istituzione di un apposito ufficio che certifichi i siti cattolici, dando quindi ad essi patente di autentica cattolicità:

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«Il Sinodo auspica che nella Chiesa si istituiscano ai livelli adeguati appositi Uffici o organismi per la cultura e l’evangelizzazione digitale, che, con l’imprescindibile contributo di giovani, promuovano l’azione e la riflessione ecclesiale in questo ambiente. Tra le loro funzioni, oltre a favorire lo scambio e la diffusione di buone pratiche a livello personale e comunitario, e a sviluppare strumenti adeguati di educazione digitale e di evangelizzazione, potrebbero anche gestire sistemi di certificazione dei siti cattolici, per contrastare la diffusione di fake news riguardanti la Chiesa, o cercare le strade per persuadere le autorità pubbliche a promuovere politiche e strumenti sempre più stringenti per la protezione dei minori sul web» [Documento finale del Sinodo, n. 146, testo QUI]

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Credo che clericalizzare i giovani nell’accezione più ipocrita del termine, quindi fariseizzarli nell’accezione altrettanto ipocrita, sia ‘n peccato che grida vennetta ar cospetto de Domminedio. E quantunque ogni voce razionale e logica che si leva, rischia soltanto di urlare nei deserti delle anime sempre più corrotte e vuote, a questi poveri giovani turbati dalle notizie di «certi siti e blog sedicenti cattolici», merita ricordare che un numero sempre crescente di loro coetanee praticano ogni giorno nel mondo migliaia e migliaia di aborti. Merita ricordare, a questi giovani clericalizzati e fariseizzati, pronti forse proprio per questo allo straccio delle vesti, che pochissimi, per non dire quasi nessuno di loro, giunge al matrimonio in uno stato di purezza, perlomeno decente, perché volendo c’è assai di peggio: la assoluta maggioranza di loro, a mantenersi in stato verginale, non ci prova neppure, perché sono in parte mondanizzati sino al midollo, in parte del tutto privi di volontà. Prova n’è il fatto che i più cattolici, tra questi giovani piangenti riguardo il problema di siti e blog «sedicenti cattolici», al matrimonio giungono dopo anni di scorribande sessuali ed altrettanti anni di spensierata convivenza more uxorio. Detto questo merita poi ricordare, a questi giovani clericalizzati e fariseizzati, che nessuno di loro, al confessore, confessa più come peccati le mancanze legate al Sesto Comandamento: dai rapporti sessuali rigorosamente cercati e voluti prima del matrimonio sino alle diffuse pratiche sessuali contro natura. In compenso però, questa pletora di novelli farisei stracciavesti, hanno approfittato di un Sinodo dei Giovani per indicare quelli che sono gli smarrimenti ed i turbamenti, ma soprattutto le vere e pericolose derive della moderna gioventù: «La diffusione di fake news riguardanti la Chiesa» (!?).

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Merita infine ricordare, a questi giovani clericalizzati e fariseizzati, che dinanzi a certe aberrazioni che profanano col peggiore sacrilegio l’intero mistero della creazione, per esempio la turpitudine degli uteri in affitto presso i quali i ricchi&ricchioni commissionano i propri egoistici bimbi giocattolo, non li abbiamo visti né stracciarsi le vesti né abbiamo udito le loro voci chiedere con insistenza degli interventi decisi e severi da parte della Chiesa e del suo sommo magistero.

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Detto questo domandiamoci e domandiamo: in una Chiesa nella quale le peggiori eresie sono insegnate e diffuse da anni da molte cattedre delle università pontificie, in una Chiesa dove nel corso degli ultimi quarant’anni, più gruppi di teologi hanno firmato cartelli contro il sommo magistero dei Santi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, appresso del Venerabile Pontefice Benedetto XVI. In una Chiesa nella quale un eretico conclamato come Enzo Bianchi è invitato a predicare gli esercizi spirituali mondiali al clero [cf. QUI]. Ma soprattutto, in una Chiesa nella quale l’ignoranza dottrinale degli odierni preti è tanta e tale da indurli a proferire le più colossali eresie durante le omelie domenicali al Santo Vangelo, od a fare le più colossali buffonate durante la celebrazione del Sacrificio Eucaristico [vedere il video QUI e poi quello che segue sotto] …

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… ebbene, dinanzi a tutto questo: chi mai dovrebbe dare o togliere patenti di cattolicità a «Siti e blog sedicenti cattolici»? O forse i giovani sinodali intendono incaricare sul serio le mignotte di dare la patente di castità alle monache di clausura?

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Una cosa l’abbiamo capita: il malumore cresce e la corte del Re Nudo comincia ad avere paura. Sicché, per esordire con questa trovata in bilico tra il censorio ed il D.O.C. [Di Origine Cattolica], hanno usato dei giovani che non sanno chi sono, da dove vengono e verso quale fine escatologico dovrebbero essere proiettati attraverso la fede, la speranza e la carità.

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Un gran numero di giovani, compresi i molti che rivendicano un cattolicesimo tutto quanto a modo loro, non sono consapevoli che l’essenza della fede cattolica è riassunta in queste righe:

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«Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!» [Mt 7, 13-14].

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I pochi giovani che di questo messaggio sono invece consapevoli, pare che al Sinodo non siano stati proprio invitati come rappresentanti, perché si è preferito selezionare quel genere di giovani che rivendicano il soggettivo «diritto alla felicità», non quelli consapevoli che la salvezza è racchiusa tutta nel mistero della croce di Cristo e nelle parole del Beato Apostolo Paolo:

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«Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me» [Gal 2, 19-20].

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E dato che queste righe da digerire sono dure ed altrettanto lo sono da praticare, ecco che dei giovani scelti appositamente per compiacere l’allegro teatrino sinodale, sono giunti al punto di proporre le mignotte come agenti della moderna inquisizione telematica, pur di non vedere la porta stretta per la quale dovrebbero passare, se davvero aspirassero a salvarsi l’anima ed a conquistarsi il premio della vita eterna …

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dall’Isola di Patmos, 6 novembre 2018

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9 thoughts on “Le trovate dell’ultimo Sinodo: incaricare le mignotte di dare la patente di castità alle monache di clausura?

  1. Sono felice di leggere un articolo critico verso l’idea di fondo che anima il confronto coi giovani. Il documento finale del Sinodo da l’idea di concentrarsi troppo sui media tralasciando i problemi principali dei giovani i quali sono identici alla generazione degli anni novanta quando internet era in una casa su dieci.
    Penso che i giovani soffrano l’assenza di una grande educatrice che parli di ciò di cui hanno un bisogno estremo ovvero la cura della loro anima. Già la stessa parola “anima” è assente nel lessico quotidiano e forse insegnare a capire che abbiamo un’anima da curare, far crescere e proteggere dal maligno, darebbe ai giovani forza e potere su se stessi.

  2. In breve la nostra storia …
    Mia moglie e io ci sposammo nel 1965, avevano 25 e 26 anni (1940 io e 1941 lei), eravamo compagni di università, ci conoscemmo alla Fuci [Ndr. Federazione Universitari Cattolici Italiani].
    Al matrimonio giungemmo come molti giovani ci giungevano all’epoca, anche se trascorsi soli tre anni la società mutò radicalmente nel 1968.
    Purtroppo non abbiamo avuto figli nostri, anche se di figli ne abbiamo avuti moltissimi: io ginecologo e lei pediatra.
    Giunti a 40 anni, cercammo di fare una adozione, ma per la nostra età non ci avrebbero dato figli se non al di sopra dei 10 anni, e mia moglie in particolare che aveva conosciuto molti casi infelici di bimbi adottati a 11/12 anni, preferì rinunciarci.
    Una volta in pensione ci siamo dedicati all’assistenza dei bimbi con sindrome di Down presso un centro di Roma.
    Mia moglie è morta a 71 anni nel 2012 dopo breve malattia. Durante la sua malattia ripetè più volte serena che “esistono due grazie di Dio: il dono dei figli ed il dono di non averne avuti”.
    Oggi che ho 78 anni, vedendo lo stato nel qual è ridotta la nostra gioventù, vivo come “dono” il non avere avuto figli, perché se ciò che abbiamo sotto gli occhi sono le nuove leve della futura società, non c’è da stare allegri.
    Mai perderò la speranza, però neppure mi getterò tra le braccia dell’illusione.
    Credo che la malattia sia stato il post sessantotto, sicuramente esisterà una cura, ma al momento non è conosciuta, credo debba essere sempre scoperta. Può essere che sia scoperta, ma qualcosa mi dice che la cura non può essere racchiusa nel Vangelo annacquato che oggi è proposto ai pochi, ai pochissimi giovani che entrano sempre nelle nostre chiese, dentro le quali trovano più mondanità di quanta mondanità trovano nel mondo.

    Paolo (Roma)

  3. Appartengo ad una delle generazioni di giovani a cui questo Sinodo sarebbe dovuto essere rivolto, e posso dire che ai miei coetanei, così come a quelli più giovani o poco più grandi, non importa assolutamente nulla delle certificazioni di cattolicità o meno dei siti internet, e ciò dimostra come ai piani alti di questa Chiesa terrena si viva più in una dimensione iperuranica che terrena. Mi spiego meglio: noi tutti usiamo internet, è ovvio, ma la stragrande maggioranza lo usa per i social network o va su siti che di cattolico non hanno assolutamente nulla (per quanto peccaminosi sono però più interessanti di certe omelie senza capo nè coda che talvolta ascoltiamo nelle nostre parrocchie). Con noi bisogna ripartire dalle basi, da domande come: “chi è Dio?”, “perché viviamo?”, “a cosa serve la Chiesa?” e poi appresso tutte le domande sulla morale. Perché vedete, noi queste domande ce le poniamo, ma mentre alcuni di noi (tra cui io) hanno avuto la fortuna di potersi confrontare con dei buoni sacerdoti e hanno trovato conforto nella Fede Cattolica, la maggior parte sono totalmente lasciati a loro stessi e alle loro domande a cui purtroppo danno risposte errate persone senza scrupoli.

  4. Ho 22 anni e credo di poter dire che quei giovani al sinodo hanno rappresentato se stessi e sono stati scelti per compiacere la linea tracciata da coloro che il sinodo lo hanno gestito e manipolato.
    Nell’articolo della Gatta Ipazia ci sono due video esaurienti che raffigurano le cialtronate che molti preti fanno nelle chiese convinti in quel modo di attirare i giovani.
    Posso testimoniarvi che i giovani a certi preti pagliacci ridono dietro e basta.
    Se anziché il teenager Pozza che intervista Papa Francesco con i jeans e le scarpe da ginnastica slacciate, ai giovani mettete davanti un bel prete vestito con una bella e austera tonaca nera e che fa il prete e non il cialtroncello, i giovani nelle chiese di andrebbero, specie se i preti parlassero del Vangelo, invece di fare prediche domenicali politiche contro il ministro Salvini.
    Ma dire e auspicare questo porta a un solo risultato, all’accusa di “pericoloso lefebvriano”.
    I lefebvriani non li ho mai frequentati, ma le loro chiese sono piene, e soprattutto piene di giovani, perchè?

    Matteo

  5. I giovani oggi non credono più nella chiesa visibile, c’è molta ipocrisia e questo li allontana, si predica bene e si razzola male e poi non danno risposte vere i sacerdoti.

  6. Quanti sono i giovani cattolici come me costretti a fare i … pellegrini a caccia di una messa che rispecchi i limiti di così detta “decenza sindacale”?
    Nella parrocchia X c’è il prete socio-assistenzialista che in otto minuti divora la messa e in trenta secondi fa la consacrazione dopo avere parlato per quaranta minuti di profughi, migranti ed extracomunitari, citando a ogni sospiro Papa Francesco, mai citando Gesù Cristo.
    Nella parrocchia Y c’è il prete che s’inventa il messale come meglio preferisce.
    Nella parrocchia Z c’è il prete che è tutto un balletto e un battimano, che si mangia pure lui le parole della consacrazione da quanto corre veloce, però impiega un quarto d’ora per scambiare il segno di pace con tutti, intrattenendosi persino a domandare alle nonne che cosa hanno preparato per pranzo …
    Ma cos’altro pretendiamo, se in Vaticano c’è un Papa che pare uscito dalla canzone “Siamo l’esercito del selfie” ? [Ndr. QUI]

    http://www.farodiroma.it/un-selfie-con-il-papa-parte-la-raccolta-dei-video-per-un-film-documentario/

    Un saluto alla gatta dell’Isola di Patmos da una giovane “bigotta” di 21 anni, mai invitata, come quelli che la pensano come me (e siamo tanti) al mitico sinodo dei … cciovani !

    1. Beh, io ho il doppio della sua età ma quando avevo 21 anni, pur vivendo a Roma, non trovavo nessuno che si preoccupasse di queste cose. L’importante era “divertirsi”, se no “sembri un prete”. Il dramma è che anche i preti mi prendevano in giro, perché ero troppo “serio”…. Lei come fa? Ha amicizie? Vive in una città o in un piccolo centro? Frequenta l’università o lavora? E che dicono di lei? La sua parrocchia com’è? Sarebbe interessante confrontare le esperienze.

  7. Ci dicono che sant’Ambrogio coniò il detto “Ecclesia casta meretrix”, dandogli un significato mistico adeguato alla santità sua e della Chiesa.
    Mi sa che oggi certi “ecclesiastici” , che presumono infondatamente di essere la Chiesa, si trovino perfettamente a loro agio in quella definizione, adoperando la parola Casta non come aggettivo femminile di casto, ma come sostantivo; e lasciando intatto il significato tutto terreno e per niente mistico di Meretrix.

  8. Beh, però andrei cauto nell’affermare che a inizio Cinquecento i ruoli erano rispettati. Le amanti dei principi della Chiesa e i loro “amici”, come anche le varie nobildonne badesse che tenevano salotto in monastero, non mi pare li rispettassero.
    Diciamo che oggi assistiamo a una mondanizzazione senza precedenti che è in fondo sensuale ma che, a differenza di allora, è di massa e ha come scudo ipocrita pseudointellettuale quello di dichiararsi “aggiornata”, “democratica” e “progressista”. Che importa se trasgredisci il sesto comandamento o, se sei consacrato, vai a spasso con le ragazze e non rispetti il digiuno eucaristico? L’importante è che tu vada a fare la pappetta da Sant’Egidio o alla Caritas. In tutto questo la prima purezza che si perde non è neanche quella sessuale ma quella di cuore, che è ciò che Gesù Cristo predilige più di tutto.
    Per quanto riguarda i “giovani”, io, da quarantenne che non ha mai sopportato la retorica giovanilista-casinista, osservo: avevamo bisogno di pane e ci hanno dato pietre. Ma secondo loro, dare pietre significa rispettare i comandamenti, dare pane divertirsi e fare “come ti pare”. Il peccato contro lo Spirito Santo, insomma.

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