Dalla lavanda dei piedi alla lavata di testa

— Lettere dei lettori dell’Insula, quæ appellatur Patmos -

DALLA LAVANDA DEI PIEDI ALLA LAVATA DI TESTA

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Vedere il Sommo Pontefice lavare e baciare i piedi a delle donne, inclusa una donna non cristiana, mi ha profondamente ferito come sacerdote consapevole del fatto che Cristo Signore, tra i Dodici, non ha mai inserito alcuna donna; anche perché se avesse voluto inserirne qualcuna, forse la prima sarebbe stata sicuramente sua madre, l’Immacolata Concezione.

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Pater Author Arihel
auctor
S Arihel. Levi Tadinensis

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Caro Pater Arihel.

Domanda lapidaria: che cosa ne pensi del cambio del Rito della Settimana Santa riguardo il fatto che la “lavanda dei piedi” sarà possibile a farsi anche alle donne? Secondo te perché, ed a qual scopo, questi rivoluzionari cambiamenti ? [Editor scriptor note, Cf.. qUI, qUI]

Leonardo G.

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lavare pedes
il Sommo Pontefice Francesco durante il rito della lavanda dei piedi che si svolge nella Missa in Coena Domini

Ritengo anzitutto doveroso procedere con una premessa di carattere personale: quando si è particolarmente addolorati — e dinanzi a questo ennesimo “golpe de genio revolucionario" [colpo di genio rivoluzionario], ammetto di essere addolorato — è necessario sul momento soprassedere e possibilmente anche tacere in modo prudenziale, cosa in sé diversa dal vile tacer codardo mosso da paura o più ancora da interesse personale. Saggio insegnamento a me trasmesso dai miei formatori in passato, ed approfondito ancora in tempi recenti attingendo sia dalla sapienza del mio direttore spirituale, sia da un mio venerabile confratello sacerdote di lunga esperienza, il domenicano Giovanni Cavalcoli, che oltre ad essere una mente speculativa raffinatissima sul piano metafisico e teologico è anzitutto un uomo di Dio dotato di autentica pietà e grande zelo sacerdotale, basterebbe solo vederlo quando esercita il sacro ministero di confessore.

Solo gli stolti che non sanno analizzare l’altro, possono darmi dell’impulsivo, mentre chi è in grado di analizzare capisce all’istante che proprio quando sparo ego fuochi artificiali, questi sono frutto di una accurata fabbricazione avvenuta dentro un laboratorio filosofico, teologico e storico-giuridico di fuochi pirotecnici, fatti esplodere solo dopo attenta riflessione e predisposizione; o come diceva Luigi Pirandello: «È così se vi pare». Lo prova il fatto che sino a oggi nessuna autorità ecclesiastica mi ha mai mosso rimproveri, tanto sono consapevoli che proprio quando uso toni o espressioni severe, i discorsi o le tesi sono più che mai costruite sulla letteratura evangelica, quindi sulla dottrina e sul magistero della Chiesa. Et hoc, alla prova dei fatti, non è un agire impulsivo. quidem, spesso sollevo questioni fastidiose ― e seguiterò a farlo finché Dio mi darà grazia e vita ― mai però basate sulla umoralità soggettiva o sull’agire impulsivo più o meno sconsiderato.

In questi ultimi giorni si sono moltiplicati commenti e critiche nel vasto oceano dei blog, dove non sono mancati coloro che partendo per la tangente si sono improvvisati storici della Chiesa, theologia, liturgisti e suvvia dicendo a seguire, ignari che non si può rispondere né legittimamente criticare in assenza di due presupposti indispensabili: la conoscenza approfondita del tema sul quale s’intende discutere e la mancanza di condizionamenti derivanti da smarrimento, da delusione e da animo ferito, perché ciò porta a espressioni soggettive e fuorvianti, non ad espressioni strutturate sulla oggettività che siano come tali libere da condizionamenti.

Dopo questa premessa posso seguitare rispondendo in modo “freddo” e oggettivo al Lettore che mi ha rivolto un quesito riguardo la possibilità di estendere la lavanda dei piedi anche alle donne alla Missa in Coena Domini. Per quanto mi riguarda posso quindi replicare in tutta serenità che la cosa l’ho presa male, ma con una sostanziale differenza: al contrario dei numerosi presbiteri, ma a dire il vero anche dei diversi vescovi che nel giro delle ultime ventiquattro ore mi hanno espresso in privato il loro sconcerto, il mio rammarico lo esprimo in pubblico, unendo all’amarezza il garbo dovuto ad una scelta a mio parere infelice del Sommo Pontefice, legittimo detentore della potestas che gli consente di modificare discipline, normative e riti nella loro contingenza accidentale, non certo nell’essenza e nella sostanza dei Sacramenti, che nel caso di specie in questione non vengono in alcun modo scalfiti, cosa questa che è bene ricordare e precisare. Inutile però nascondere che un numero sempre maggiore di vescovi, presbiteri e teologi, temono che si possa finire per intaccare la sostanza giocando sugli accidenti esterni che sono in sé e di per sé da sempre mutevoli, soggetti come tali a riforme od a cambiamenti di vario genere.

Un mio confratello sacerdote mi ha scritto per rivolgermi una domanda retorica, o se preferiamo accademica, ossia cosa avrei fatto e come avrei agito al posto del Prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Ho risposto che mi sarei presentato dal Santo Padre e avrei rimesso il mio mandato nelle sue mani, senza esprimere alcun giudizio sulla sua decisione. Un conto, in facto,, è riconoscere sempre l’autorità del Romano Pontefice, ubbidirla e tutelarla all’occorrenza; un conto, come Prefetto di un suo dicastero, firmare invece un documento che potrebbe creare a qualche firmatario un certo turbamento alla propria coscienza cattolica. Et cum, di questi tempi in particolare, non è affatto difficile trovare dei carrieristi con la veste sdrucita e la povera crocetta di legno al collo, ma anelanti con la bava alla bocca al cardinalato e alla carica di prefetto presso un dicastero della Santa Sede, reperire un firmatario non sarebbe stato un problema, magis: basterebbe spargere voce per ritrovarsi a breve con un esercito di monsignorotti pronti a prendersi a cazzotti tra di loro, o forse a colpi di unghie e di borsetta, pur di firmare all’istante.

Noto con rammarico che sta avendo la meglio quella che fu la linea del Cardinale Carlo Maria Martini, che ho avuto modo di menzionare anche di recente in una mia video-lezione [Cf.. qUI, qUI], come in passato lo menzionai in un articolo critico improntato sulla pura disputa teologica e nel quale smentivo le tesi peregrine del celebre Porporato che stava auspicando il ripristino di ciò che nella Chiesa non era mai esistito: il diaconato femminile [Cf.. qUI]. Detto questo proseguo dicendo che tutto sommato sono cresciuto quanto basta per riconoscere i piccoli cavallini mandati in avanscoperta prima dell’arrivo del grande cavallo di Troia. quidem, non era mai accaduto che un Cardinale finisse eletto al sacro soglio dopo morto; e se non lui, le sue idee bizzarre, che una appresso all’altra stanno affiorando tutte nel corso di questo Augusto Pontificato …

Ritengo che da alcuni anni sia in fase avanzata un processo di veloce e massiccio svuotamento sia del senso vero, evangelico e teologico delle parole; sia dei simboli o dei segni esteriori che finiscono — una volta svuotati — riempiti di altri significati. Fatto questo si può correre il serio rischio di andare a incidere sulle sostanze eterne e immutabili, per il semplice fatto che sia delle une sia delle altre si sarebbe finito col perdere il senso, ma viepiù: la stessa percezione.

Cercherò ancora una volta di spiegare ciò che intendo dire attraverso un esempio legato al mistero dei misteri, l’Eucaristia, il Santissimo Corpo e Sangue di Gesù Cristo, cuore vivo e pulsante del suo Corpo Mistico che è la Chiesa. Il fatto che oggi il Sacrificio Eucaristico sia celebrato con il Messale del Beato Paolo VI anziché con quello del Santo Pontefice Pio V, che siano ammessi come lettori durante la Liturgia della Parola dei laici e delle laiche, che la Preghiera Eucaristia sia recitata in lingua nazionale anziché in latino, ad alta voce anziché a bassa voce; che l’altare sia volto verso l’assemblea anziché verso Oriente, etc .., nulla toglie alla sostanza del sacro mistero del pane e del vino che divengono Corpo e Sangue di Cristo, presente in modo completo e in tutta la sua Persona, Anima e Divinità.

Non possiamo essere però così ingenui e teologicamente sprovveduti da negare che gli accidenti esterni possano finire con l’incidere sui Christi fideles, inducendoli a smarrire il senso profondo della sostanza eterna ed immutabile di questo Sacramento. Se infatti i celebranti cominciano a celebrare il Sacrificio Eucaristico togliendo ad esso il senso della sua ineffabile sacralità; se dopo avere sproloquiato in omelie di mezz’ora recitano la formula consacratoria in mezzo minuto come se dessero lettura degli articoli del Codice della strada, prendendo di rigore sempre la Seconda Preghiera Eucaristica, che è la più breve, affinché non sia toltotempo inutile” omnes celebrante protagonista; se non maneggiano i vasi sacri contenenti le sacre specie con sacrale rispetto e se non toccano le specie eucaristiche con altrettanto sacrale rispetto; se distribuiscono ai fedeli il Corpo di Cristo come se l’Eucaristia fossero gettoni fatti di pane azzimo; se aboliscono i piattelli che servono a raccogliere eventuali frammenti di Pane Eucaristico, salvo però istituire al loro posto il piattello d’argento per depositare il santissimo zucchetto rosso del vescovo; se attraverso la meticolosa purificazione dei vasi sacri non lasciano percepire che neppure un minuscolo frammento che sia visibile all’occhio umano deve andare disperso; se passando dinanzi al tabernacolo non si genuflettono devoti dinanzi alla sacra riserva eucaristica; se nelle chiese sostituiscono con delle poltroncine da cinema le panche con gli inginocchiatoi; se istruiscono i fedeli a stare in piedi a capo diritto durante la Preghiera Eucaristica … ecco che il Popolo di Dio, attraverso i suoi stessi sacerdoti, finirà col perdere il senso del sacro e con esso la percezione stessa della vera essenza dell’Eucaristia, che è presenza reale di Cristo vivo e vero. In eo, procedendo su quelli che sono degli accidenti esterni che per loro stessa natura non dovrebbero intaccare mai l’essenza, si rischia davvero di distruggere attraverso di essi la sostanza di una fede perenne che nei secoli rimane la seguente: in quel pane c’è realmente Cristo presente vivo e vero.

L’Eucaristia non è, né mai potrà essere un simbolo che ricorda una famosa cena celebrata dal Signore Gesù e che oggi, quanti si riconoscono nella sua aggregazione, celebrano per fare festa tra di loro, semmai inginocchiandosi dinanzi ai poveri che «sono la carne di Cristo» [Cf.. qUI] e che in essi lo rende molto più vivo e presente di quanto non lo sia invece nel Pane e nel vino eucaristico. E se una simile espressione non è spiegata con adeguate catechesi e con una ferrea dottrina basata sulla più granitica teologia, il tutto potrebbe portare anche a dedurre che i ricchi sono invece esclusi dalla partecipazione al Corpo Mistico di Cristo che è la Chiesa, di cui Egli è capo e noi tutti membra vive. E tutti siamo membra di questo Corpo Santissimo, a prescindere dal reddito dichiarato e dal ceto sociale di appartenenza. in facto,, durante l’ultima cena, Cristo Signore non ha preso ed esibito agli Apostoli un povero dicendo loro: “Costui è il mio corpo e il mio sangue”, quindi “adoratelo”, “in memoria di me”.

L’imporre come nei concreti fatti sta accadendo, un concetto di teologia del popolo, che avrà sicuramente una sua indubbia logica sociologica nella provincia dell’America Latina, ma che dalla provincia non è però applicabile alla complessità della intera universalità cattolica, comporta piegare anzitutto l’rerum omnes provinciale, se non peggio: al capriccio soggettivo. Il tutto diviene cosa pericolosa e non poco inquietante se attraverso questo processo di svuotamento e di riempimento si finisce poi col dare un significato del tutto nuovo allo stesso concetto paolino di Corpo Mistico di Cristo [Cf.. I Col 1,18], che è cosa del tutto diversa, in substantia et forma,, da «El pueblo unido jamás será vencido» [Il Popolo unito non sarà mai sconfitto, Cf.. qUI]

La lavanda dei piedi durante la Missa in Coena Domini non è un Sacramento e neppure un Sacramentale; è un elemento accidentale. La sua introduzione è peraltro recente e risale alla riforma dei sacri riti della Settimana Santa del Venerabile Pontefice Pio XII. Questo gesto del Verbo di Dio tradotto poi in segno inserito in un preciso quadro liturgico, ha un suo stretto significato legato al sacro ministero sacerdotale, che è appunto un servizio. Da qui il gesto profondamente simbolico attraverso il quale, memori del fatto che la partecipazione al sacerdozio ministeriale di Cristo attraverso il Sacramento dell’Ordine Sacro è anzitutto un servizio, i vescovi procedevano a ripetere il gesto di questo esempio dato da Cristo Signore [Cf.. Gv 13,1-11] lavando i piedi a 12 loro presbiteri che rappresentavano gli apostoli scelti dal Redentore. A loro volta, i parroci, ripetevano questo gesto procedendo alla lavanda dei piedi a 12 viri probati.

Non ritengo cosa semplicemente inopportuna, ma proprio fuorviante e dolorosa, svuotare questo segno del proprio vero significato evangelico per riempirlo d’altro, a lode e gloria dei vezzi di questo mondo e dei suoi male intesi criteri di uguaglianza e di parità tra i sessi. Il tutto, etiam, ad opera di un Sommo Esponente della più grande aggregazione di misogini mai esistita nei duemila anni di storia della Chiesa: Iesuitis. E per non lasciare quest’ultima frase né sospesa né tanto meno in pasto a quella ambiguità che non costituisce affatto il mio pane quotidiano, tanto sono memore che il nostro parlare deve essere si quando è si e no quando è no [Cf.. Mt 5,37], basti precisare che la Compagnia di Gesù è uno dei pochissimi ordini e congregazioni religiose che non ha mai favorita la nascita di un proprio ramo femminile, neppure sotto forma di consacrate laiche, perché la considerazione che lo stesso Sant’Ignazio di Loyola aveva per le aggregazioni femminili lo portava ad affermare: «La direzione spirituale di tre donne è compito più arduo della amministrazione di un intero ordine religioso». Per seguire con varie altre espressioni del tipo: «Il nemico si comporta come una donna poiché, suo malgrado, è debole e vuole sembrar forte».

Non metto in dubbio che Sant’Ignazio di Loyola sia un alto modello di eroiche virtù, ma come la Chiesa mi insegna i santi non sono, in quanto tali, dotati della perfezione divina, né sono esenti da errori umani che non intaccano i due elementi e presupposti fondanti la santità: la prudenza e la sapienza. Questo per dire che Sant’Ignazio non teneva forse in considerazione certi dati di fatto storici documentati e accertati: quod “debolidonne, sia sulle quinte sia dietro le quinte ― ma volendo anche dentro le potentissime camere da letto, che non sempre erano tra l’altro quelle dei mariti ― hanno esercitato negli Stati europei un enorme potere di influenza, convincimento e decisione; per non parlare della determinazione e del braccio di ferro col quale hanno regnato e governato molte sovrane. Prendiamo comunque atto, a cinque secoli dalla loro nascita, di questa grande esplosione di amore per legualitarismo tra i sessi che procede proprio da quei Gesuiti che per secoli hanno avuto una impostazione tendenzialmente misogina. E le donne, mi si permetta: non si possono conoscere d’improvviso, dall’oggi al domani, sulla scia delle mode e dei vezzi di questo mondo, prova n’è il fatto che, quando il Santo Padre Francesco ha scelto per vari incarichi e mansioni delle donne, ha finito con lo scegliere ― stando sempre alla prova dei fatti ― quelle più sbagliate. Se invece avesse chiesto consiglio a chi le donne le conosce da sempre, anziché a coloro che le hanno scoperte d’improvviso a cinque secoli di distanza dalla loro fondazione religiosa, questo e altro non sarebbe accaduto. Se però c’è qualcuno che conosce un gesuita il quale accetti l’idea di poter imparare qualche cosa da qualcuno ed in specie al di fuori degli schemi mentali e socio-politici della Compagnia di Gesù, che per cortesia me lo presenti, affinché io possa chinarmi a baciargli le mani con riverente e commossa devozione.

Il Giovedì Santo si celebra la istituzione di due sacri misteri: l’Eucaristia ed il Sacerdozio. Non a caso, quel giorno, noi presbìteri rinnoviamo dinanzi al vescovo le nostre sacre promesse fatte solennemente nel giorno in cui fummo consacrati per sacramento di grazia nel Sacro Ordine Sacerdotale.

Vedere il Sommo Pontefice lavare e baciare i piedi a delle donne, inclusa una donna non cristiana, mi ha profondamente ferito come sacerdote consapevole del fatto che Cristo Signore, tra i Dodici, non ha mai inserito alcuna donna; quia, avesse voluto inserirne qualcuna, forse la prima sarebbe stata sicuramente sua madre, l’Immacolata Concezione.

Se durante quella prima rappresentazione mediatica resa dal Sommo Pontefice al carcere di Rebibbia, il Santo Padre Francesco seduto sulla sua cattedra episcopale presso la Basilica di San Giovanni in Laterano mi avesse dato due schiaffi in faccia davanti a tutti, mi avrebbe fatto meno male, ma soprattutto mi avrebbe umiliato molto di meno, rispetto al fare un simile gesto per così dire nazionalpopolare nel giorno in cui l’intera Catholica orbe ― che ripeto è rerum e non provinciale ― festeggia la istituzione dell’Eucaristia e del Sacerdozio, conferito per volontà di Dio a 12 uomini; scelti per una precisa logica divina e non certo per una discriminazione tra i sessi da correggere dopo due millenni di sacra tradizione. Per questo affermo che, dopo il trotto di questi cavallini, giungerà infine il cavallo di troia auspicato dal Cardinale Carlo Maria Martini: il diaconato femminile, ed il tutto con la “ragionevole” scusa che il diaconato è un servizio di istituzione apostolica [Cf.. In 6,1-7] e che il diacono non partecipa al sacerdozio ministeriale istituito da Cristo, come invece vi partecipano per sacramento di grazia i presbìteri. Lascio ai posteri valutare se quanto oggi da me affermato nelle precedenti righe sarà o no oggetto di discussione e forse anche di approvazione in un futuro non poi così lontano.

Concludo con un’ultima nota: è cosa risaputa e ampiamente documentata che il Santo Padre, seguendo in questo uno dei tanti pessimi vezzi liturgici messi in atto nell’ultimo mezzo secolo dai Gesuiti, durante la Preghiera Eucaristica non si inginocchia, perché a dire di alcuni “spiritosi” pronti a giustificare anche l’ingiustificabile evidenza dei fatti, pare che abbia problemi all’anca.

È mai possibile che questi problemi, per ineffabile mistero di grazia, spariscano al momento in cui, anziché avere dinanzi a sé il Corpo e il Sangue di Cristo, il Santo Padre si ritrova dinanzi agli occhi i piedi di una donna musulmana, di fronte ai quali la sua anca non ha problema psico-fisico alcuno ad inginocchiarsi per lavarli e per baciarli?

Un anziano sacerdote, colpito anni prima da un ictus cerebrale, mi pregava di aiutarlo a genuflettersi, per il poco che poteva, durante la Preghiera Eucaristica. E lui sì che aveva problemi fisici davvero insormontabili. Eppure pregava un suo giovane confratello, o il diacono che quasi sempre lo assisteva, affinché lo prendesse e lo aiutasse a piegare fino a meno della metà il ginocchio destro. Quando poi non riusciva più ad accennare neppure una genuflessione col ginocchio destro ed era costretto solo a piegare profondamente la testa, a bassa voce chiedeva sempre perdono al Signore per non essere più neppure capace di piegarsi dinanzi al suo Santissimo Corpo e Sangue vivo.

Questo e altri ancora sono stati i miei modelli di vita sacerdotale e sull’esempio di questi modelli intendo seguitare a vivere il mio servizio sacerdotale, lasciando ad altri il toccante sciacquo mediatico dei piedi alle carcerate musulmane.

La divina sostanza del Sacramento dell’Ordine che ho ricevuto non appartiene a me come non appartiene al Romano Pontefice; e non appartiene neppure alla Chiesa stessa, che per divina istituzione è custode e dispensatrice dei Sacramenti, ma non padrona, solo fedele custode e dispensatrice, perché i Sacramenti di grazia non sono dei “beni disponibili”. Il Sacramento dell’Ordine ci è stato conferito per mistero di grazia per servire Cristo nei modi e nelle forme a noi comandate dalla sua Santa Chiesa, la cui Autorità Suprema è chiamata all’esercizio del primo grande servizio: la tutela del deposito della fede, che all’occorrenza vuol dire anche tutela della santa tradizione, memore che il Signore Gesù ci ha lasciato un monito che è molto esteso ad una vasta casistica di azioni e situazioni:

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«Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare» [Mt 18,6].

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È sbagliato pensare che un simile monito severo sia rivolto da Cristo Signore solo ai casi di pedofilia od a coloro che per la sicurezza di intere popolazioni tentano di rifiutare l’accoglienza ad orde di musulmani che stanno invadendo l’Europa in veste di falsi profughi per poi procedere ad una nuova colonizzazione del nostro vecchio e morente Continente.

Con questa sua ennesima “trovata” Sancti Patris, nel legittimo esercizio della sua autorità apostolica, mutando una norma che è sua indiscussa prerogativa mutare, ha scandalizzato tanti piccoli, ma ancora una volta ha fatto la gioia del fitto esercito di ultra laicisti che lo applaudono gaudenti, pur non conoscendo ― né volendo affatto conoscere ― nemmeno le prime cinque parole della Professione di Fede: «Credo in un solo Dio …», alle quali hanno sostituito da tempo, dalle colonne de publicae e di tutti gli altri giornali laicisti, il gioioso grido: «Viva Papa Francesco, il rivoluzionario!».

Una sola è la rivoluzione alla quale come Sacerdoti di Cristo siamo chiamati: annunciare il Vangelo, salvaguardare la traditione catholica e tutelare la fede nel Popolo di Dio. Missione questa per la quale rischieremo di essere presi presto a bastonate proprio da coloro che, gaudenti e applaudenti, inneggiano a chi il Vangelo lo annacqua e lo rende vago allo scopo di renderlo dolce e appetibile per lo stomaco di un mondo sempre più affetto da incontenibile bulimia.

No, il Vangelo non è né dolce né appetibile, perché nasce in una stalla a Bethlehem e finisce poi su una croce in cima alla quale, durante l’agonia, ci viene allungata sopra una canna una spugna imbevuta di aceto:

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« … Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: “Ho sete”. Vi era lì un vaso pieno d’aceto, posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima ad una canna e gliel’accostarono alla bocca» [Gv 19,29].

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Questo è ciò al quale ogni sacerdote deve essere pronto a lode e gloria del Nostro Signore e Redentore, che non è venuto per piacere e per compiacere il mondo, lo provano la croce e la spugna imbevuta di aceto, unici mezzi possibili per essere resi partecipi della Sua risurrezione. Se però qualcuno, Sommo Pontefice in testa, conosce qualche altra via, a partire dalla simpatia del mondo per seguire col plauso dei giornalisti atei compiacenti, che allora ce la indichi in fede, sapienza e coscienza, perché noi ne prenderemo atto e la seguiremo, quindi laveremo e baceremo i piedi anche alle donne musulmane alla Missa in Coena Domini; e se fosse necessario daremo loro anche lo smalto alle unghie dopo il servizio di lavanda, applicando le apposite creme emollienti per eliminare l’indurimento dei talloni derivante dall’uso prolungato dei tacchi alti. Il tutto lo faremo, naturalmente, sotto i riflettori puntati e gli applausi degli atei laicisti che pur non conoscendo ― né volendo affatto conoscere ― nemmeno le prime cinque parole della Professione di Fede, loderanno a gran voce i preti dellaNew Churchconformatisi in tutto e per tutto alle direttive del nuovo dicastero della Santa Sede per le pari opportunità.

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NOTA

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Paperback Author Patmos Island,
auctor
conficiendis
Insula, quæ appellatur Patmos

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Chi semina nelle lacrime, mieterà con giubilo [Salmo 125]

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Cari lettori,

al solo fine di rendervi partecipi del numero sempre più crescente di lettori che affluiscono sullInsula, quæ appellatur Patmos, riteniamo doveroso informarvi che dalle ore 17.30 quod 25 gennaio alle ore 14.30 di oggi 27 January, questo singolo articolo ha ricevuto 88.436 Visit, quod 58% delle quali provenienti dall’Italia, quod 42% da vari Paesi del mondo.

Questi i risultati della nostra rivista telematica ad un anno e tre mesi dalla sua apertura.

Vi ringraziamo!

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About isoladipatmos

26 cogitationes on "Dalla lavanda dei piedi alla lavata di testa

  1. non esiste proprio che io faccia la lavanda dei piedi a delle donne, e non la farò per i motivi magistralmente espressi da Padre Ariel che ci ha ricordato a tutti quanti cosa significa quel gesto e, primum, cosa viene celebrato quel giorno: l’istituzione dell’Eucarestia e del Sacerdozio.
    Mi si potrebbe dire chenon è obbligatorio lavare i piedi alle … “apostole”.
    quidem.
    Tante sono le cosenon obbligatorieche ci vengono imposte, semmai non ci viene imposto il rispetto della sana dottrina, delle regole liturgiche, ma se ometti certe cosenon obbligatoriepartono i suoni di zampogna del vescovo.
    Quando alcuni parroci (maybe, chissà, magis “troppiche alcuni?) diranno di no, scatteranno le proteste di certi laici impegnatissimi che confondono le comunità parrocchiali con i centri sociali.
    Già le ebbi di proteste quando 14 years ago, giunto nella parrocchia a me affidata, dissi che non volevo all’altare le cosiddettechierichette”, e nessuna ragazzina è più salita all’altare.
    Attendo dunque la Settimana Santa 2016, perché se qualcuno protesterà dinanzi al mio categorico no andando a lamentarsi con il vescovo, io mi recherò presso di lui e gli consegnerò le chiavi della parrocchia, può sempre affidarla ai laici impegnatissimi che vorrebbero trasformare le chiese parrocchiali in centri sociali.

    don Bruno

  2. Non è che voglia fare il prete napoletano scugnizzo, giacché si parla di cose serie, sulle quali non si scherza, e non si deve scherzare. Dico però che lavare e baciare i piedi a una donna è un gesto ad alto tasso dipericolo erotico, e molti preti, di quelli sani, potrebbero rimanere turbati per giorni e giorni.
    Che il Signore ci salvi presto!
    (Don Ciro, Napoli)

    1. Hai espresso un disagio vero, con un sorriso, e con disarmate realismo.
      Concordo con quanto ha scritto don Bruno, e concordo con te, confratello napoletano, che concludi affermandoche il Signore ci salvi presto!”
      Si, che ci salvi presto.

    2. Don Ciro, anche se non precisavi che eri napoletano, gli occhi attenti se ne sarebbero accorti subito.
      Un abbraccio a te che hai la fortuna di startene di questi tempi a temperature mediamente al di sopra dei 10°, chiamasi questa mia … “invidia”.
      Don Stefano (Trento)

      1. Fratello caro! Se avessi soldi verrei da te in Trentino a farmi una settimana bianca, per liberarmi un podello smog partenopeo!
        Comunque non avvilirti per le basse temperature, potreste fare un nuovo Concilio di Trento, così vi riscaldate tutti quanti e tutti quanti con voi ci riscaldiamo. Sai, forse sarebbe giunto il momento di rimettere i puntini sulle “ego”, se non altro per non dare a Padre Ariel l’opportunità di scrivere i giusti articoli che scrive e fare le giuste video-lezioni che fa. Il giorno che sarà disoccupato, sarà il segno che la Chiesa è tornata a essere per davvero una santa cattolica e apostolica.
        d. Ciro

  3. Nel completo silenzio del nostro episcopato, per un lato trovo molto confortante, ma per l’altro lato trovo molto preoccupante, che a dire con molto garbo (Pater Giovanni Cavalcoli) e con garbata severità (padre Ariel Levi di Gualdo), “si si, no no”, siano rimasti, in tutta Italia, solo questi due decisi e coraggiosi sacerdoti e teologi dell’Isola di Patmos.

  4. A proposito del fatto, sottolineato da don Ariel, che il regnante Pontefice non si genuflette durante la Consacrazione delle Sacre Speciemi viene in mente un episodio avente come protagonista il Santo Pontefice Giovanni Paolo II.
    2004, processione del Corpus Domini. Il Papa aveva ormai perso l’uso delle gambe. Per questo sulla vettura papale era stata fissata una sedia affinché lui potesse sedersi durante il tragitto, peraltro piuttosto accidentato. Davanti a lui l’ostensorio con il Santissimo Sacramento.
    Il Santo Padre non ne vuole sapere di stare seduto davanti a Nostro Signore. Chiede ai suoi collaboratori di aiutarlo ad inginocchiarsi. Ma quelli cercano di spiegargli che è pericoloso, che potrebbe cadere. Il Papa li supplica: “Lì c’è Gesù… per favore…”. Aspettano che il selciato si faccia meno irregolare e provano a farlo inginocchiare, ma il Papa non si regge sulle gambe e cerca di aggrapparsi all’inginocchiatoio. Sono quindi costretti a rimetterlo a sedere quasi subito.
    hic, un piccolo episodio che esprime molto più di mille trattati di spiritualità la devozione dovuta al Corpo, al Sangue, all’Anima e alla Divinità di Nostro Signore.

  5. Siamo non certo all’eresia ma allo scandalo…. queste scelte del Papa sono di scandalo e non solo ai piccoli, ma anche al Clero vero che già fatica per mantenersi, hodie, fedele alla Sposa…. Sono una donna, sposata e con figli, e trovo scandaloso che un Papa mi chieda questo e non perchè adesso dovrei essere io la maliziosa, ma è questa imposizione papale che mi mette in una situazione di disagio…. Un conto è trovarmi, nel confessionale, con un sacerdote ed è un Sacramento; diverso è trovarmi a farmi baciare il piede da un prete al di fuori di ogni concetto di sacramento…. quod, non vi è alcuna necessità di esporre ipensieriin pericolo.
    Propongo col Tuo santo aiutodi fuggire le occasioni prossime di peccato…” diciamo nell’atto di dolore, e il Papa non sta affatto aiutando…. insomma, il senso del PUDORE che fine gli facciamo fare? è dalle piccole cose che si comincia, anche da questo gesto che sarebbe più saggio lasciare al Clero per i motivi spiegati bene nell’articolo.

  6. Si potrebbe, maybe, per iniziare, lavare i piedi a delle anziane signore della terza, quarta età e nel farlo, pensare alla propria madre che tante volte con amore, ha lavato piedi e parti anche più indecorose.
    Si potrebbe nel farlo pensare a tante donne che nel silenzio si prendono cura di genitori, parenti o pazienti anziani e disabili, lavando, pulendo, toccando l’intimità delle persone, con tatto e delicatezza .
    Lo scandalo, i pensieri impuri, possono essere evitati credo con serenità facendo scelte opportune.
    Il Sommo Sacerdote, Quello che ha squarciato i Cieli , si è spogliato della Sua divinità, si è fatto spogliare della Sua veste regale e si è fatto servo di tutti è l’esempio che ci viene proposto mi pare. Anche questo è unFate questo in memoria di meche è l’altra faccia dell’Eucarestia.
    Senza nulla togliere alla dignità del Sacerdozio. Io i piedi ai Sacerdoti li bacerei, (con tutte le scarpe).
    Perdonatemi l’ingerenza.

    1. Mi scusi, sarebbe così gentile da indicarmi e da indicare anche agli altri lettori, in quale preciso passo del Vangelo, istituendo l’eucaristia e il sacerdozio, Gesù dice a delle donne: “fate questo in memoria di me”?
      Perchè con questo suo commento lei conferma ciò che il padre Ariel ha scritto nel suo articolo: svuotare il sacerdozio e l’eucaristia delle loro essenze per riempirle di altri significati, dei significati che, inter alia,, hanno a che fare con l’emotività umana più che con il deposito della fede e la tradizione cattolica.
      Tutto questo, per chiarire meglio, espresso da un prete (il sottoscritto) di area cosiddetta progressista. Un conto è però il progressismo cattolico, altra faccenda sono i protestantismi e tutte quelle riforme che hanno portato al collasso e alla fuga di fedeli dalle chiese luterane, anglicane ed episcopaliane che, in nome di una male intesaparità dei sessi”, hanno già fatto quello che purtroppo sembra stiamo cominciando a fare noi, e lo hanno fatto mossi da profondi sentimenti emotivi

  7. Gentile Don Luca, la risposta alla Sua domanda è : “lo ha detto agli Apostoli nell’ultima cenanon lo ha detto alle donne. Accertato questo che è scritto nel Vangelo di N.S.G.C. , personalmente non desidero svuotare di significato neil Sacerdozio, nel’Eucarestia, mi riferivo a quello che ha scritto il Papa nella lettera che è stata pubblicata, laddove leggo : ” affinché esprimano pienamente il significato del gesto compiuto da Gesù nel Cenacolo, il suo donarsi “fino alla fine” per la salvezza del mondo, la sua carità senza confini.Se questo Papa, di questo gesto, del quale il Rev. Don Ariel ha descritto ed evidenziato egregiamente il senso (o un significato) vuole mettere in evidenza invece il senso del servizio, del dono di sè, della carità senza confini di Gesù, allargandolo a tutto il popolo di Dio, forse lo fa perché di carità e amore e servizio gratuito e gentilezza e dono di sein giro non se ne vede tanto. Mi pare non sia obbligatorio nela lavanda dei piedi, nescegliere donne giovani, carine, con bei piedini con unghie smaltate(anche questo rientra nel carico dell’emozionale). Nella Chiesa dove vado lavano i piedini a bimbi/e del catechismo.

  8. Di carità si parla ormai in ogni occasione, ma nella Chiesa la prima carità è adorare Cristo Signore nella Santissima Eucarestia. Mi sembra che questa forma sia in totale disprezzo. Non sarebbe ora di rimettere Gesù al centro della nostra fede?

  9. Narra la leggenda che all’apostolo Pietro in fuga da Roma per scampare alla persecuzione di Nerone, sia apparso sulla via Appia Gesù con la Croce. Alla domanda di Pietro “Domine, quo vadis?", Gesù avrebbe risposto: “A Roma, per essere di nuovo crocifisso”. Petrus, compreso il rimprovero, tornò sui suoi passi ed affrontò il martirio.
    Crucis ? Appunto, la Croce! Dove l’abbiamo relegata? Quasi ce ne vergognassimo.
    Petrus, la Croce di Gesù, la Persecuzione, il Martirio e la Gloria ….. celeste?

  10. Don Ariel scrive … «Vedere il Sommo Pontefice lavare e baciare i piedi a delle donne, inclusa una donna non cristiana, mi ha profondamente ferito»

    immagino oralavare e baciare i piedi a tre donne copte (cristiane ma eretiche), a tre musulmani, ad un indù, e a un’operatrice donna (cattolica? chissà, ma in ogni caso donna!) ,,, O Ariel,… come si sente?

    1. carissimi Beppe.

      Mi sento come uno che avrebbe voglia di dire al Santo Padre: e adesso, quando c’è bisogno di celebrare il Sacrificio Eucaristico, di assolvere dai peccati, di amministrare i Sacramenti di Grazia e quando è necessario assistere variamente il Popolo di Dio, mandaci questi apostoli musulmani, indùe queste apostolesse donne.

      Ma non rispondo così perché la mia fede me lo impedisce, specie di fronte ad un Romano Pontefice che lava e sbaciucchia i piedi a tutti, meno che ai suoi sacerdoti; perché fu ai suoi apostoli e sacerdoti, che il Verbo di Dio li lavò, cosa che fece per uno scopo e con uno scopo ben preciso.

  11. tum …. credo quia absurdumè incomprensibile! un Romano Pontefice che lava e sbaciucchia i piedi a donne (e alcune per giunta eretiche! Etiam, ma l’esser donne è peggio), a musulmani, a indùe questo non così, in un’occasione estemporanea, ma nella Messa in coena Domini, modificando la liturgia, e chiedendo che anche i suoi confratelli vescovi, e i parroci tutti, lo seguano su questa pericolosissima stradacapisco che sia difficile accettarlo, e tacereecco, credo quia absurdum

  12. Ieri, il Papa alla Messa in Coena Domini, celebrata in un centro accoglienza profughi, e dove a lavato i piedi a 11 profughi e ad una operatrice del centro, ha pronunciato le seguenti parole: “Anche oggi ci sono due gesti. Questo gesto, qui, tutti noi insieme, musulmani, indù, cattolici, copti, evangelici, ma fratelli, figli dello stesso Dio, che vogliono vivere in pace. E tre giorni fa un gesto di guerra, di distruzione, in una città dell’Europa: è gente che non vuole vivere in pace. Ma dietro quel gesto, come dietro Giuda, c’erano altri. Dietro Giuda c’erano quelli che hanno dato il denaro perché Gesù fosse consegnato. Dietro quel gesto ci sono i trafficanti di armi che vogliono il sangue, non la pace. Che vogliono la guerra, non la fratellanza. Noi tutti insieme, diverse religioni e diverse culture, ma figli dello stesso Padre, fratelli. E là, poveretti, quelli che comprano le armi per distruggere la fratellanza. Quando faccio lo stesso gesto di Gesù, lavare i piedi a voi dodici, tutti noi stiamo facendo il gesto della fratellanza e tutti noi diciamo: siamo diversi, abbiamo differenti culture e religioni ma siamo fratelli. Ognuno nella sua lingua religiosa prega il Signore

  13. La scelta andava fatta fra tutti i membri del Popolo di Dio, secondo quanto scritto nel Decreto.
    Il Papa ha agito diversamente ieri, parlando di figli dello stesso Dio. I due concetti teologicamente sono uguali?
    Popolo di Dio non sono i battezzati, come precisa analiticamente il Catechismo al n. 782?

  14. http://cinquepassi.org/2016/03/piedi-conosciuti-giovedi-santo-2016/
    Padre Maurizio Botta C.O.
    Paschalis sollemnitatis -Congr. culto divino – 16 January 1988. Tutta l’attenzione dell’anima deve rivolgersi ai misteri che in questa messa soprattutto vengono ricordati: cioè l’istituzione dell’eucaristia, l’istituzione dell’ordine sacerdotale e il comando del Signore sulla carità fraterna: tutto ciò venga spiegato nell’omelia.
    A chi Gesù ha lavato i piedi? Ai più vicini. Ai suoi Dodici. Osserva J. Vanier «quando Gesù istituisce l’eucaristia si rivolge a tutti e dodici i discepoli insieme; ma quando si inginocchia e lava i piedi, lo fa a ciascun discepolo individualmente, toccando la sua carne» Piedi conosciuti quindi. Non di poveri o malati, ma di uomini frequentati quotidianamente. Il comandamento più arduo. Quel “voi” è definito da Dio. Dodici non tredici. Questi e non quelli. Quante volte ho visto generiche passioni per i lontani, per gli ultimi. Tuffi carpiati nel volontariato sociale. Tutto, ma fuori. Ai lontani perdoniamo molto, perché nulla abbiamo da perdonar loro. Paternalisti e indulgenti fuori, mai con lo sposo o con la sposa. … (sequitur,)

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