La correttezza storica come missione pedagogico-pastorale: la Chiesa ed il governo di Francisco Franco

LA CORRETTEZZA STORICA COME

MISSIONE PEDAGOGICO-PASTORALE:

LA CHIESA ED IL GOVERNO DI

FRANCISCO FRANCO

 

[…] alla fine della guerra civile spagnola negli anni Trenta del Novecento, si conteranno 6.832 assassinati fra il clero, suddivisi in 13 vescovi, 4.184 sacerdoti secolari, compresi i seminaristi, 2.365 religiosi e 283 religiose; ad essi vanno aggiunti almeno 60.000 laici, uccisi perché facenti parte dell’Azione cattolica o di qualche associazione religiosa, o semplicemente perché cristiani, oltre a diverse centinaia di migliaia di persone ammazzate in quanto anti-marxisti, monarchici o simpatizzanti di destra.

Autore  Ludovico Galaleta, I.C.
Autore
Ludovico Gadaleta, I.C. *

 

Nel 1978, tre anni dopo la scomparsa di Francisco Franco, un sacerdote spagnolo – che fu protagonista e testimone oculare degli eventi dellacomunismo rivoluzione di Spagna del 1936, scampando miracolosamente alla feroce persecuzione anti-cattolica scatenata da anarchici e comunisti – ad un gruppo di giovani intellettuali di sinistra che alla sua presenza ne dissero d’ogni peggiore sorta sul generale Francisco Franco, con serena e disarmante pacatezza rispose:

«Io che quegli anni terribili li ho vissuti e che ho visto i miei confratelli sacerdoti torturati e uccisi, le religiose stuprate da orde di mercenari al soldo dei comunisti sovietici e poi uccise in modo crudele, le chiese profanate, i simboli della Cristianità distrutti, con danni immani al patrimonio artistico … ebbene, se oggi incontrassi Nostro Signore Gesù Cristo che passeggia sottobraccio a Francisco Franco, prima io saluterei Franco, poi il Signore Gesù!».

Questa espressione iperbolica tutta giocata sul puro paradosso serviva a quel sacerdote, all’epoca ottantenne, per dire a quei cosiddetti intellettuali poco più che ventenni, reduci dalle “glorie” del Sessantotto: «Perché parlate per cieca ideologia di ciò che non conoscete assolutamente?»

memoria storica
la mancanza di memoria storica è uno tra i principali drammi della nostra modernità

In una situazione sociale come la nostra odierna, nella quale le valutazioni procedono spesso sulla base di umori privi delle più basilari cognizioni storiche, nostro compito pastorale è anche quello di lavorare ad un corretto recupero di una adeguata memoria storica, depurando la storia da falsi miti e leggende che si sono sostituite nel tempo allo storico vero: difatti, «chi non conosce la storia del passato, è spesso condannato a ripeterla», come ebbe ad affermare il filosofo e scrittore spagnolo George Santayana.

La «clericale complicità» col regime di Franco è un’accusa tutt’oggi rivolta alla Chiesa universale ed alla Chiesa particolare di Spagna da parte di intellettuali a basso mercato, oltre alle accuse rivolte ai Sommi Pontefici Pio XI e Pio XII, “rei” di avere appoggiato questo caudillo anziché i cosiddetti “combattenti per la libertà e la democrazia”: ovviamente, molti di coloro che oggi fanno simili valutazioni si ritrovano nei circoli della sinistre europee radical chic, sopravvissute in modo ostinato alla caduta del Comunismo sotto le macerie del Muro di Berlino e vittime del proprio pertinace rifiuto della realtà; e se la realtà confligge con l’ideale, tanto peggio per la realtà – diceva Voltaire! Per capire invece certi fatti e dare quindi una serena valutazione sull’appoggio offerto a Franco dalla Chiesa e da due suoi pontefici, bisogna tornare indietro nel tempo al periodo della rivoluzione spagnola, offrire al lettore la documentata verità dei fatti e lasciare poi a lui le conseguenti conclusioni, senza mutare gli umori in verità e le ideologie in storia.

massoneria
la Massoneria, che tanto peso e incidenza ha avuto in tutti gli attacchi rivolti alla Chiesa nel corso della storia moderna …

Le origini della guerra civile si possono collocare fin dal 1931, quando s’instaura in Ispagna la repubblica, egemonizzata dalle sinistre e dal liberalismo massonico: il capo del governo è Manuel Azaña, anticlericale e acceso massone, che compone un ministero formato da radicali, socialisti e comunisti. Aizzate dai loro capi, le masse anarchiche cominciano subito in diverse città: Madrid, Siviglia, Malaga, Cadice, Alicante, a dare l’assalto a chiese e conventi, profanandoli, saccheggiandoli e dandoli alle fiamme. Sollecitato ad intervenire per difendere l’incolumità personale e locale, il governo si rifiuta però di inviare la Guardia Civil: «Tutti i conventi di Madrid non valgono la vita di un solo repubblicano» (1) dichiara Azaña.
Nei mesi seguenti un’assemblea costituente, in cui i massoni sono ben 183, approvano una nuova costituzione, che ufficialmente è democratica, ma che nella pratica discrimina ogni opposizione e si accanisce in particolare contro la Chiesa: il cattolicesimo non è più la religione dello Stato, che ora è divenuto laico e si ispira, specie in materia di educazione, alle teorie settarie della massoneria; alle congregazioni religiose viene impedito di ricevere alcun sostegno economico pubblico, i loro beni mobili e immobili vengono depredati dallo Stato e molte di esse saranno arbitrariamente soppresse con la scusa di essere nemiche della nazione; i gesuiti vengono addirittura soppressi per espresso articolo della costituzione. Inoltre viene approvato il divorzio e negata ogni validità al matrimonio sacramentale.

Ai religiosi è proibito totalmente di insegnare e di avere attività d’industria e di commercio, e questo – unito all’esproprio dei beni – ne getta la gran parte in miseria. La libertà religiosa è possibile solo nelle case e il culto pubblico della religione non è ammesso, ed il governo si premura di vietare le processioni, abolire l’insegnamento religioso nelle scuole e togliere da esse e da ogni luogo pubblico il Crocifisso e tutti i simboli religiosi.

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foto d’archivio: due delle monache della visitazione condotte alla fucilazione dai miliziani rossi. Le sette monache visitandine sono state proclamate beate martiri il 7 luglio 1997 assieme ad altri 491 martiri spagnoli.

La persecuzione religiosa è tanto violenta quanto ingiustificata, poiché «la Chiesa non ha dimostrato alcuna sistematica ostilità alla Repubblica» (2), ammetterà il massone Alejandro Lerroux biasimando, seppure come voce isolata, le illegalità; ma gli anarchici spingono per misure ben più radicali: «La Chiesa deve sparire per sempre. I templi non serviranno più per favorire le complicità più immonde. […] Sono finite le acquasantiere di acqua benedetta. È orribile constatare che i repubblicani madrileni non si sono accorti della vera importanza delle raffiche incendiarie che hanno tinto durante le prime giornate di luglio il nostro firmamento sociale. Non esistono più stamberghe cattoliche. Le torce del popolo le hanno incenerite. Al loro posto rinascerà uno spirito libero che non avrà nulla in comune con il masochismo che si incuba nelle navate delle cattedrali. […] Per questo è chiaro che ci impadroniremo di tutti i suoi [della Chiesa, N.d.R.] beni che per giustizia appartengono al popolo. Gli ordini religiosi devono essere disciolti. I vescovi e i cardinali devono essere fucilati. E i beni ecclesiastici devono essere espropriati» (3), scrive il quotidiano del POUM Solidaridad Obrera.

croce di suor cecilia
croce pettorale della visitandina Suor Cecilia trapassata da un proiettile e oggi conservata nel Monastero della Visitazione

I comunisti non sono da meno: il leader trotzkista Andrés Nin afferma che «la classe operaia ha risolto il problema della Chiesa semplicemente, non lasciandone in piedi neanche una», e che «abbiamo molti problemi in Spagna, e i repubblicani borghesi non si sono preoccupati di risolverli: il problema della Chiesa … ; noi lo abbiamo risolto andando alla radice. Abbiamo soppresso i suoi sacerdoti, le chiese e il culto» (4). Si arriva a dire, come il comunista Juan Peyrò, che «ammazzare Dio, se esistesse, al calore della rivoluzione, quando il popolo, infiammato dal giusto odio, trasborda, è una misura molto naturale e umana» (5); «la Spagna ha cessato di essere cattolica» (6), dichiara entusiasta Azaña alle Cortes commentando la costituzione nel 1931.

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foto d’archivio: oltre che con i vivi la furia dei rossi si accanisce persino sui cadaveri dei sacerdoti e delle religiose, che vengono tirati fuori dalle tombe ed esposti a macabro ludibrio

Da Roma il Pontefice Pio XI condanna le violenze dei senzaDio con l’enciclica Dilectissima nobis del 1933: «Noi protestiamo solennemente con tutta la Nostra forza contro questa legge, dichiarando che non può essere invocata contro i diritti inviolabili della Chiesa», scrive, auspicando che il popolo iberico inducesse i governanti «a riformare queste disposizioni […] sostituendole con altre leggi conciliabili colla coscienza cattolica».

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cadavere di una monaca estratto dalla tomba ed esposto sulla  strada

I cattolici perseguitati approfittano delle elezioni del 1934 per mandare al governo il fronte delle destre, che attenuano per quanto possibile le misure persecutorie e cercano di riportare l’ordine nel paese, sconvolto da espropri e violenze: l’esercito, comandato da Francisco Franco, reprime le rivolte dei minatori asturiani, che – aizzati dalla stampa anarchica – avevano trucidato 33 sacerdoti e religiosi, distruggendo chiese e simboli religiosi, bombardando la cattedrale di Oviedo ed incendiando persino il palazzo episcopale ed il seminario. Ma nel 1936, scaduta la legislatura, le nuove elezioni segnano l’ascesa del Fronte popolare, composto da radicali, socialcomunisti e anarchici, i quali votando ne permettono per pochi voti la vittoria: le violenze compiute dalle sinistre durante la campagna elettorale vengono denunciate alle Cortes dal deputato delle destre José Calvo Sotelo, il “Matteotti spagnolo”, ma il 13 luglio 1936 i comunisti lo rapiscono e lo uccidono. È la goccia che fa traboccare il vaso.

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un plotone di esecuzione di rossi inscena la fucilazione della statua del Cristo Redentore

Di fronte al pericolo di una repubblica sovietica spagnola, ormai considerata inevitabile da entrambi i fronti, il 17 luglio nasce una sollevazione militare sostenuta immediatamente dalle destre, dai monarchici e dai cattolici: l’alzamiento è accolto calorosamente a Burgos, Salamanca, Segovia, Avila e Zamora, nonché a Pamplona dove la popolazione «trasformò il golpe in una festa popolare, rovesciandosi nelle strade al grido di “Viva Cristo Rey!”» (7). La risposta dei repubblicani è immediata: si scatena la spietata caccia al cattolico, essere sacerdote o religioso è di per sé meritevole di morte, così come avere simpatia per la religione; sistematicamente le chiese vengono saccheggiate e bruciate, oppure adibite ad autorimesse o cinema, mentre si assiste a vergognosi episodi di sacrilegio per cui le Specie Eucaristiche vengono estratte dai tabernacoli e calpestate, le statue ed i crocifissi mutilati, decapitati e fucilati. Opere d’arte di inestimabile valore finiscono distrutte o rubate dalla furia rossa: i repubblicani arrivano sino al punto di aprire le antiche tombe nelle chiese per rubare gli ori eventualmente presenti, e persino a disseppellire i cadaveri di monache e religiosi esponendoli agli scherni macabri della folla.

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i frati dell’Ordine di San Giovanni di Dio, Fatebenefratelli, dediti all’assistenza ed alla cura degli ammalati, portati fuori dai loro ospedali e trucidati dai rossi

Il 30 settembre 1936 il vescovo di Salamanca Pla y Daniel emana la sua lettera pastorale Las dos ciudades, in cui rivela agli occhi di tutto il mondo gli orrori e i patimenti subìti dalla Chiesa iberica, spiegando i motivi per cui la Chiesa e Pio XI benedicono Franco e i nazionalisti: «la lotta attuale […] riveste sì la forma esterna di una guerra civile; ma in realtà è una crociata […] una sollevazione non per perturbare, ma per ristabilire l’ordine»; una crociata «a favore dell’ordine contro il dissolvente comunismo, a favore della difesa della civilizzazione cristiana e dei suoi fondamenti, religione, Patria e famiglia, contro i sin Dios y contra Dios. […] L’alzamiento spagnolo non è una mera guerra civile, bensì in sostanza una crociata per la religione, per la Patria e per la civiltà contro il comunismo». Ad ogni atto ufficiale della Chiesa, i repubblicani reagiscono incrudelendo le persecuzioni: vengono sterminati senza riguardo tutti i sacerdoti e i religiosi, accanendosi anche contro le suore e le monache di clausura che spesso vengono ripetutamente stuprate prima di essere uccise; ad alcuni preti viene promessa salva la vita se acconsentiranno a perdere la propria castità nei bordelli, ma nessuno acconsentirà a questa ignominia.

Alla fine della guerra, si conteranno 6.832 assassinati fra il clero, suddivisi in 13 vescovi, 4.184 sacerdoti secolari, compresi i seminaristi, 2.365 religiosi e 283 religiose; ad essi vanno aggiunti almeno 60.000 laici, uccisi perché facenti parte dell’Azione cattolica o di qualche associazione religiosa, o semplicemente perché cristiani, oltre ad diverse centinaia di migliaia di persone ammazzate in quanto anti-marxisti, monarchici o simpatizzanti di destra.

francisco franco
Francisco Franco, copertina del Times

Nel 1937 tutti i vescovi spagnoli firmano una lettera collettiva per sostenere la cruzada di Franco e chiedere aiuto alle nazioni europee, che nel frattempo si sono schierate: inviano volontari per Franco le nazioni cattoliche di Portogallo e Irlanda e per i repubblicani le nazioni socialiste di Francia e URSS. Germania e Italia, per motivi di ordine politico la prima e politico-religioso la seconda, inviano contingenti armati a sostegno dei nazionalisti, che pian piano procedono alla liberazione dei territori, dove i pochi sacerdoti riusciti a fuggire o ancora in vita tornano e ripristinano il culto cattolico, fra di essi Josemarìa Escriva de Balaguer, futuro fondatore dell’Opus Dei. Intanto, i cappellani militari italiani, suppliscono ai bisogni spirituali degli spagnoli amministrando i Sacramenti.

Fra i contingenti italiani ci sono i volontari delle Camicie Nere, che oltre che con i miliziani repubblicani si trovano a dover combattere contro i propri connazionali: in Ispagna sono presenti, infatti, numerosi italiani socialcomunisti e azionisti nelle fila delle Brigate internazionali, che vedono nella guerra spagnola una crociata contro il fascismo, secondo la propaganda di Mosca, che intanto estende il suo controllo sullo schieramento repubblicano facendo sì che i comunisti eliminino fisicamente gli anarchici per assumere la leadership della guerra.

agostiniani martiri di spagna
pittura contemporanea raffigurante il martirio dei frati agostiniani. Nel 1936 i frati dell’Ordine di Sant’Agostino trucidati dai miliziani rossi furono 97

Nella battaglia attorno a Guadalajara, a nord di Madrid, i due schieramenti vengono a confronto, italiani contro italiani: la battaglia è serrata e lunga, dall’8 al 25 marzo 1937; i repubblicani debbono assolutamente respingere l’assalto dei nazionalisti, euforici per aver appena liberato Malaga, per poter evitare la caduta della capitale in cui sono asserragliati, e per questo ricorrono all’aiuto dei carri armati sovietici. Dopo iniziali successi nazionalisti, i repubblicani hanno la meglio e le truppe italiane sono costrette a ritirarsi: tuttavia si tratta di una vittoria di Pirro. Nemmeno due anni dopo le truppe vittoriose del generale Francisco Franco entreranno nella Capitale chiudendo la guerra, con la benedizione di Pio XII (8), il quale vede con gioia la fine di un regime anticristiano e l’instaurarsi di uno stato cattolico che durerà fino al 1975 e che esprime agli spagnoli la sua «paterna congratulazione per il dono della pace e della vittoria con cui Dio si è degnato coronare l’eroismo cristiano della vostra fede e carità», combattendo per la Spagna, «nazione scelta da Dio […] come baluardo inespugnabile della fede [che] doveva dare ai proseliti dell’ateismo materialista del nostro secolo la prova più eccelsa che in cima a tutto vi sono i valori eterni della Religione

martiri francescani
i 22 martiri dell’Ordine Francescano

e dello spirito». Dopo aver lodato che — nonostante «la propaganda intensa e gli sforzi costanti dei nemici di Gesù Cristo pare che abbiano voluto fare in Ispagna un esperimento supremo delle forze distruttrici che tengono a loro disposizione in tutto il mondo», il popolo spagnolo s’era levato «deciso nella difesa degli ideali della fede e della civiltà cristiana» e «aiutato da Dio seppe resistere all’istigazione di quanti, ingannati da quel che credevano un ideale umanitario di esaltazione dell’umiltà, in realtà, non lottavano se non in favore dell’ateismo» — Pio XII elevava infine un ringraziamento alla memoria di «tutti quelli che hanno saputo sacrificarsi con eroismo in difesa dei diritti inalienabili di Dio e della Religione, sia nei campi di battaglia, sia consacrati nei sublimi offici della carità cristiana nelle carceri e negli ospedali».

Da questo breve sunto storico è possibile capire quella iperbole costruita sul puro paradosso,  alla quale quell’anziano sacerdote, che aveva visto i propri confratelli trucidati dall’odio di anarchici e comunisti, fece ricorso illustrando Gesù Cristo a passeggio sottobraccio con Francisco Franco, il tutto semplicemente per dire a dei giovani ideologi: studiate la storia, perché se non la conoscete, sarete condannati a ripeterla.

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* L’AUTORE Religioso dell’Istituto della Carità (Rosminiani), ha conseguito la laurea magistrale in Storia contemporanea presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ed il baccalaureato teologico alla Pontificia Università Lateranense.

 

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NOTE

(1) Cit. in P. PRESTON, La guerra civile spagnola, Oscar Storia Mondadori, 2000, p. 35.
(2) Cit. in G. ROUX, La guerra civile di Spagna, trad. it. Sansoni, Firenze, 1966, p. 29.
(3) Abajo la Iglesia! Editoriale anonimo in Solidaridad Obrera, 15 agosto 1936, cit. in A. MONTERO MORENO, Sintesis històrica de la persecuciòn religiosa en España 1936-1939, Madrid, 1961, p. 55-56.
(4) Cit. entrambe in A. MONTERO MORENO, Sintesis històrica, p. 55.
(5) Cit. entrambe in A. MONTERO MORENO, Sintesis històrica, p. 55.
(6) Cit. in Ibid., p. 56, nota.
(7) Ibid., p 81.
(8) S. S. PIO XII, Radiomessaggio “Con inmenso gozo”, 16 aprile 1939.

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2 thoughts on “La correttezza storica come missione pedagogico-pastorale: la Chiesa ed il governo di Francisco Franco

  1. Se permette la correttezza storica implica la descrizione dei fatti, tutti non solo una parte che interessa. Nessuno nega la verità di quanto lei scrive e del motivo per cui la chiesa fu costretta ad appoggiare Franco nella guerra civile. Meno chiaro e poco limpido è l’atteggiamento della chiesa nell’appoggiare il franchismo fascista del dopo guerra. Se vi mette assieme anarchici, comunisti e massoni il risultato non può essere che quella da lei descritta e come la storia documenta anche in altre realtà europee. Perché si giunse a tanto odio che ebbe un così larga partecipazione popolare? Questa è la vera domanda a cui occorre rispondere e che responsabilità ha la chiesa spagnola nel non aver sufficientemente operato, anzi appoggiando politicamente forze conservatrici ha fatto da freno alle riforme , affinché la situazione penosa sociale avesse una soluzione graduale e pacifica. Un dibattito che mi risulta sia ancora molto forte in Spagna con schieramenti contrapposti.

  2. Al momento, il dibattito in Spagna è bloccato perché il governo del PSOE ha fatto approvare sotto Zapatero una legge detta “della memoria storica” che obbliga le amministrazioni comunali a rimuovere ogni accenno al governo di Franco. In teoria la legge dovrebbe riguardare qualunque schieramento, ma nella pratica viene usata a senso unico per cancellare quarant’anni di storia spagnola. Si arriva al ridicolo di cambiare non solo i nomi delle vie, ma persino rimuovere i monumenti e l’aquila di San Giovanni, che era simbolo dello Stato spagnolo fino al 1978. Questo dà un’idea di come si stia agendo per imporre una riscrittura a senso unico della Storia, aiutata dal solito codazzo di cineasti, giornalisti, intellettuali e politicanti vari. Immaginiamo cosa succederebbe se la faccenda andasse a parti invertite, le grida di oltraggio alla democrazia etc. La Chiesa spagnola, purtroppo, è oggi in decadenza per via della sua compromissione col movimento antifranchista.

    Ludovico Gadaleta

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