Il Sinodo ed i “cattofascisti” all’arrembaggio

— I peccati capitali: la superbia della non-ragione —

 

IL SINODO ED I “CATTOFASCISTI ” ALL’ARREMBAGGIO

 

… vi sono anche alcuni storici della Chiesa, la cui malafede nasce da dati di fatto ch’essi non dovrebbero ignorare per dovere scientifico, per esempio: durante i primi grandi Concili dogmatici, tra il IV e il IX secolo, i Padri della Chiesa non discussero forse in modo libero su tutto e poi del suo esatto contrario, prima di giungere a delle definizioni che oggi sono dogmi sui quali la fede si fonda e si regge? Se gli esponenti di una certa cosiddetta “destra” cattolica avessero abitato nel IV secolo a Nicea durante la celebrazione di quel Concilio e se in quegli anni fossero già esistiti Il Foglio dell’ateo devoto Giuliano Ferrara e l’agenzia stampa Corrispondenza Romana, tramite i quali diffondere come sensazionale scoop ciò che qualche Padre gola profonda aveva deciso di far uscire dall’aula circa il modo in cui l’assise stava discutendo sulla Natura di Cristo, in che modo costoro si sarebbero comportati? Avrebbero fatto azioni di boicottaggio … avrebbero invitato alla ribellione … avrebbero invitato a “resistere” contro il Vescovo di Roma e il Patriarca di Costantinopoli attraverso campagne fatte tramite minacce vergate sui papiri fatti portare nelle città d’Oriente e d’Occidente dai piccioni viaggiatori? 

 

Autore Padre Ariel

Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

 

 

MESSAGGIO FINALE, 'LA CHIESA NON DEVE ESCLUDERE NESSUNO'
celebrazione eucaristica in San Pietro dei Padri sinodali al termine della prima parte del Sinodo sulla famiglia

Prima di parlare del Sinodo della famiglia e dei temi che in esso saranno discussi ― posto che qualsiasi decisione è di là da venire e che nessuno dovrebbe mettere in piedi processi alle intenzioni e meno che mai guerre preventive basate sul nulla ― è necessario chiarire quello che nei concreti fatti è lo stato della Chiesa europea e del clero, perché fare buona pastorale, ed in specie pastorale della famiglia, con le chiese sempre più vuote e con un clero e un episcopato che pare rimembrare l’armata brancaleone, potrebbe risultare difficile anche allo Spirito Santo, che ha il divino potere di mutare persino gli asini in cavalli di razza; purché negli asini, animali utili e nobili, sussista un presupposto basilare: accettare d’esser trasformati in cavalli di razza, perché se non eserciteranno la libertà dei figli di Dio aprendosi alle azioni di grazia, asini sono e asini rimarranno in saecula saeculorum.

L’Italia, non è forse un paese malato all’interno del quale un cattolicesimo roso da metastasi tumorali è italia malataormai avviato verso il proprio naturale stato di agonia? Affermazione che potrebbe apparire disfattista, se vergata dalla penna di chi s’è profuso a descrivere in articoli, omelie e conferenze, l’importanza della “teologia della speranza” [vedere QUI]. Forse la domanda andrebbe posta in altri termini e volendo anche peggiori: l’Italia è mai stata un paese veramente cattolico? Ho cercato di spiegarlo tempo fa su queste nostre colonne dell’Isola di Patmos:

«… per rispondere a questo quesito credo che dovremmo analizzare il motivo per il quale in Italia il Protestantesimo non si è espanso come in Germania, Svizzera, Paesi Scandinavi, ed in seguito negli Stati Uniti d’America, a partire dal XVI secolo. Ciò non è accaduto perché la nobiltà e la borghesia divisa in tanti principati e signorie, nel XVI secolo cercò subito i compromessi più vantaggiosi con la Chiesa Cattolica. In Italia la nobiltà e la borghesia, quantunque dedita di prassi all’agnosticismo e al deismo, in materia religiosa nutriva interessi meno radicali rispetto al resto dell’Europa. Questo ha fatto sì che regnanti, politici, nobili, mercanti, banchieri e mercenari fossero più protestanti dei protestanti tedeschi nella prassi, ma cattolici nella politica e nelle forme esteriori. Ecco perché in Italia si è sempre contrapposta allo Stato borghese una Chiesa Cattolica forte e compatta, spesso formata da eserciti di “devoti” fedeli miscredenti, ma tutti ordinati e compiti in processione con la lacrima all’occhio e il cero in mano» [articolo sul luteranesimo, QUI].

presa di roma
immagine illustrativa della presa di Roma il 20 settembre 1870

Un’altra risposta a questi quesiti, oltre alla storia potrebbero darcela anche altri dati statistici. Dopo il 20 settembre 1870, data che segnò la caduta di Roma, ultimo brandello dello Stato Pontificio, assorbito progressivamente nei dieci anni precedenti dal nascente Regno d’Italia, quali sono i territori in cui l’affluenza alle chiese risultata in percentuale più bassa? Quali le diocesi che registrano il più basso numero di vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa? Sono gli ex territori del vecchio Stato Pontificio con in testa la regione Lazio, per secoli cuore del governo della Chiesa, ad avere penuria di preti e di affluenza di fedeli alle chiese. Le diocesi di questa regione, in particolare le diocesi suburbicarie di Roma, hanno un clero formato da presbiteri provenienti principalmente dai Paesi in via di sviluppo, che in alcune di esse supera in proporzione anche il 50% del numero totale dei presbiteri; ad essi vanno aggiunti anche diversi ex religiosi usciti dalle rispettive congregazioni, i quali hanno trovato pronta accoglienza nel clero secolare, in particolare nelle Diocesi di Albano Laziale, Palestrina e Tivoli. Tra questi preti “transfughi” sono emersi nel tempo anche un buon numero di soggetti problematici di cui i vescovi d’origine sono stati ben lieti di liberarsi, nella sicura certezza che qualche vescovo italiano bisognoso di “manodopera” avrebbe finito per accoglierli, data la sua necessità derivante dalla carenza di clero. Ciò con tutte le conseguenze che da queste scelte scellerate possono derivare, quando una diocesi comincia a essere composta da un considerevole numero di presbiteri il cui scopo principale è perlopiù di racimolare più soldi possibile per sostenere le proprie famiglie nei rispettivi paesi d’origine, od i bambini poveri che “muoiono di fame”. Salvo scoprire appresso, come a volte accaduto, che i bimbi da sfamare erano i figli che quel prete aveva disseminati per i villaggi; questo il vero motivo per il quale il vescovo, dopo averlo spostato da un posto all’altro, appurato che in ogni dove il prete lasciava ragazze gravide, s’è infine liberato del problema mandandolo a Roma a studiare a spese della Congregazione de propaganda fide, nell’attesa che se lo prendesse qualche vescovo italiano “affamato” di clero e per questo disposto a raccattare anche oves et boves et columbas et nummularios sedentes. Di tutto questo non occorre chiedere conto ai vari vescovi italiani, né a quelli del Lazio usati come paradigma, perché la lamentela che nelle diocesi erette nei dintorni di Roma c’erano troppi sacerdoti stranieri fu sollevata dal Venerabile Pontefice Benedetto XVI, chi si sentisse pertanto punto da simili affermazioni non se la prenda con me, ma col Sommo Predecessore del Pontefice oggi felicemente regnante.

leone coniglio
tristezza e realtà …

Con questa premessa non s’intende aprire un tema nel tema, ma solo chiarire ― prima di addentrarci nei discorsi legati al Sinodo sulla famiglia ― che bisogna fare i conti con la realtà di un’Europa scristianizzata dove brulicano eserciti di ex fedeli, o nell’ipotesi migliore di fedeli smarriti che ignorano sempre più i fondamenti del Catechismo della Chiesa Cattolica, cosa questa imputabile non tanto a loro quanto alla sempre più scarsa formazione del clero. Un clero formato da un numero sempre più elevato di sacerdoti che suscitano a volte serio imbarazzo ― quantunque spesso forniti di tutte le “santissime” carte accademiche tirate ormai dietro a chiunque dalle odierne università pontificie ― e tra i quali, a breve, saranno scelti i nuovi vescovi, selezionati di rigore tra i soggetti più insignificanti, affinché alcune personalità di valore, che con grande fatica possiamo comunque trovare sempre in qualche angolo di Chiesa, non finiscano con l’intaccare la mediocrità, la calma piatta è la situazione di stallo generata dai vescovi di quella regione, perché le mezze figure devono di necessità riprodurre delle figure ancora più mezze di loro. D’altronde sappiamo bene che mettere un leone dentro una gabbia di conigli o un’aquila dentro un cortile in mezzo ai polli che raspano, per molti sarebbe forse auspicabile, ma per altri impossibile. Meglio allora tutelare clericalmente certi “equilibri” concedendo a “conigli” e “polli” il pieno “diritto” a operare al “meglio” delle loro incapacità, incuranti del fatto ch’essi stiano affossando la Cristianità. D’altronde, gli “arcani” equilibri clericali, valgono bene la distruzione della Chiesa, che in fondo è solo la Sposa di Cristo; ed in nome degli “arcani” equilibri clericali la Sposa di Cristo può essere tranquillamente sacrificata, anzi gettata direttamente sul marciapiede sotto un lampione, coi vescovi ed i cardinali che l’accostano rasente a bordo degli scooters tentando pure di scipparle la borsetta, ma … solo per dare poi i soldi ai poveri, s’intende!

macerie
macerie …

Questi i motivi per i quali nella mia ultima conferenza ho concluso auspicando il «grande botto», ossia la inevitabile implosione alla quale siamo ormai vicini, per poi ricominciare da capo a costruire sopra le macerie, perché nei processi di decadenza, una volta superato il cosiddetto limite di non ritorno, non è più possibile tornare indietro. O per meglio esprimere il tutto con un esempio pertinente: un’automobile che finisce sul ciglio d’una scarpata può essere salvata con tutte le persone che porta a bordo, se prontamente si fa retromarcia rimettendola sulla sicura carreggiata. Se invece viene lanciata lungo il precipizio, a quel punto è inutile, anzi è più dannoso tentare di ingranare la retromarcia durante la caduta; il risultato sarà quello di spaccare il cambio, dato che indietro non si può più tornare.

Questa la situazione reale nella quale i Padri sinodali si ritroveranno a lavorare e dalla quale non possiamo prescindere, perché facendolo usciremo dal reale per andare a spaziare nel surreale. I padri dovranno quindi muoversi a bordo di un’automobile che sta per schiantarsi in fondo al precipizio, mentre il conducente mostra a tutti loro il cambio spezzato domandando: «E adesso, come possiamo fare per tornare indietro?». Ora, siccome ad agitare il cambio spezzato dell’automobile in caduta è il conducente, vale a dire il Santo Padre Francesco, con lungimiranza egli ha indetto un Giubileo straordinario della misericordia; e mai giubileo fu più appropriato! Cosa che affermo con quelle cognizioni sacerdotali e pastorali che non hanno toccato certi commentatori, specie quei gruppi di cattolici tristi che contesterebbero il Santo Padre anche per avere affermato che lo «Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio e con il Padre e il figlio è adorato e glorificato e ha parlato per mezzo dei profeti» [Cf. Simbolo di fede].

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logo del Giubileo della Misericordia

Per capire il senso del Giubileo della Misericordia è necessario essere un po’ preti con le mani dentro la pasta della pastorale, un po’ meccanici con le mani sporche d’olio. Tempo fa, il Santo Padre, usò l’espressione pittoresca «Siate pastori con addosso l’odore delle pecore» [vedere QUI]; cosa che sul momento mi fece sorridere, per esempio immaginando il suo Vicario Generale per la Diocesi di Roma che, udite quelle parole, cercava di uniformarsi commissionando sùbito alla fabbrica di profumi di Chanel il nuovo parfume des moutons [profumo delle pecore], da distribuire tra i presbiteri dell’Urbe. Intesi però perfettamente ciò che di molto giusto il Santo Padre intendesse dire e di quanto ben poco vi fosse da scherzare su quelle parole e su quell’invito tanto serio quanto profondo.

Ma ricorriamo ancora a un esempio: giorni fa, a un malato in stato terminale ho portato la grazia e la misericordia di Dio, concedendogli — come prevede il rito del Sacramento dell’unzione degli infermi ― l’assoluzione da tutti i peccati, inclusi quelli riservati alla Santa Sede, secondo i poteri a me conferiti dalla Sede Apostolica, come recita la formula: «Ego, facultate mihi ab Apostolica Sede tributa indulgentiam plenariam et remissionem omnium peccatorum tibi concedo …». Or bene, il Santo Padre, nella bolla Misericordiae vultus con la quale ha indetto questo Giubileo [vedere QUI], non ha forse fatto capire ― a coloro che hanno cuore, anima e vero sentimento cattolico ― che siamo di fatto allo stato terminale? Presto detto da dove possiamo capirlo: non solo il Romano Pontefice ha deciso di mandare in giro dei “missionari della misericordia”, ciò che dovrebbe indurre a riflettere è che ha conferito loro piena e stabile facoltà di assolvere per tutto l’anno giubilare, a partire dalla Quaresima, anche i peccati riservati dal Codice di diritto canonico alla Sede Apostolica [cf n. 18 vedere QUI]. E come noi confessori sappiamo, l’assoluzione dai peccati riservati alla Sede Apostolica possiamo appunto concederla solo a un morente o a una persona in reale pericolo di vita, mai in altre occasioni; perché in assenza di reale pericolo di vita l’assoluzione di un peccato riservato alla Sede Apostolica costituirebbe un abuso gravissimo da parte del confessore, ed il prete che l’ha impartita sarebbe soggetto a severe pene canoniche [cf. sui peccati riservati vedere QUI].

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Sinodo sulla famiglia 2014-2015

L’intreccio tra Sinodo sulla famiglia e Giubileo della Misericordia non è una sovrapposizione di “attività”, ma un necessario percorso logico, se consideriamo che l’Europa, sulla famiglia ormai in agonia, rischia di celebrare a breve un solenne funerale con l’orchestra al gran completo dei massoni, dei membri del liberalismo senza valori, dai burattinai dell’economia senza etica e degli ideologi della cultura omosessualista, che tutti assieme suonano la marcia funebre a trombe spiegate. E noi, che in questa situazione siamo già stati istituiti in un certo senso becchini, non possiamo giocare a fare gli ostetrici con i cadaveri, li possiamo solo benedire e seppellire, se prima i cadaveri non avranno già sepolto noi.

Burke in cappamagna
il Cardinale Raymond Leonard Burke, eletto quale “resistente” dai circoli della cosiddetta tradizione, posa in cappamagna presso uno dei vari “centri estetici” di pizzettari&merlettari. E di sicuro sono queste le cose che fanno particolarmente gioire un soggetto come il Santo Padre Francesco.

Tutte queste cose in parte ovvie in parte fondamentali, stanno sfuggendo da quasi due anni a tutti quegli ideologi pseudo-cattolici che dovendo dare sfogo al peggio di se stessi, hanno mutato il Sinodo in un terreno di scontro politico. E dinanzi ad un agonizzante si sono messi a discutere sulle strategie da adottare per vincere le prossime elezioni politiche, prima delle quali è a loro parere utile sconfiggere il “teorema Kasper” [vedere QUI, QUI], la “relazione ereticale Erdö” [vedere QUI], la cordata dei “falsi profeti” dell’episcopato tedesco [vedere QUI], dando nel mentre notizie meticolose persino su quante volte si reca al bagno colui che da essi è stato eletto qual grande antagonista e sopravvissuto “paladino” dei “valori non negoziabili” della vera “traditio catholica”, il Cardinale Raymond L. Burke, al quale è stata conferita da costoro la Palma della Resistenza … ma a chi, forse a Pietro? [vedere QUI]. Quindi informando giorno dietro giorno tramite il bollettino dell’ormai mitico e comico sito Chiesa & Postconcilio, di quanto il funzionamento della sua eminentissima prostata sia perfetto, ma soprattutto conforme al Rito romano usus antiquior, come prova la prima minzione mattutina, seguita poi dalle laudi in rito tridentino, prima delle quali è emersa una orina salubre di colore giallo paglierino da fare invidia agli angeli, che non avendo sesso non possono orinare, per questo sono invidiosi.

caffarra e Cavalcoli
l’Arcivescovo Metropolita di Bologna Carlo Caffarra con il nostro teologo domenicano Giovanni Cavalcoli nel Patriarcale convento domenicano bolognese

Facendo tutto questo, che equivale a mostrare di non voler capire che cos’è la delicata azione pastorale della Chiesa in tempi come quelli che stiamo vivendo, questi soggetti presumono pure di avere o possedere la vera fede nella Chiesa una, santa, cattolica e apostolica, ignari di professare invece nei concreti fatti un altro battesimo, in particolare attraverso i loro moti d’astio verso Pietro [esempio, QUI].

Più volte, come pastore in cura d’anime — e non certo come taluni liberi cittadini che giocano ai sociologi o ai politologi e che come tali devono avere sempre un nemico sul quale sfogare i propri disagi interiori ― ho ricordato che la lussuria non è il primo dei peccati capitali; il primo è la superbia seguita da avarizia, invidia, ira … Su sette peccati capitali la lussuria è collocata al quinto posto. Ci sarà pure un motivo, se in ordine di graduatoria, prima dei “famigerati” peccati di sesso, ne vengono in fila altri quattro? Ma i giornalisti laicisti per un verso, certi ideologi cattolici per altro verso hanno puntato sùbito sull’antica ossessione di sempre, il sesso, per mutare questo Sinodo in una assise chiamata a discutere su problemi legati alla sessualità umana ed ai suoi vari risvolti. Cosa invero falsa, anche se al Sinodo è presente pure un eminente esperto di bioetica e di etica sessuale come il Cardinale Carlo Caffarra, che nel corso del proprio ministero apostolico si è però occupato anche di molte altre cose, dalla dogmatica cristologica all’etica dell’economia, basti leggere le sue omelie, alcune delle quali — senza eccedere in lusinghe, dato che ai cardinali strigo di solito la crina con la spazzola ferrata e difficilmente faccio carezze — degne davvero di un dottore della Chiesa, specie in questo panorama omiletico episcopale sempre più desolante [si rimanda a tal proposito alle sceneggiate del Vescovo di Noto, QUI].  

Nonostante ciò, il messaggio che riguardo questo Sinodo è stato fatto passare dagli esponenti della “tesi” e da quelli della “antitesi” è invece la solita pruriginosa caccia alle mutande ed alle perquisizioni delle camere da letto.

Giovanni Cavalcoli foto ordine
da queste colonne Giovanni Cavalcoli ha spiegato in che modo, il Santo Padre, avesse  chiarito certe sue posizioni nel discorso conclusivo alla prima parte del Sinodo, fugando paure che non avevano motivo alcuno di sussistere

Per creare scontri ideologici e guerre è stato preso il problema della eventuale ammissione alla Eucaristia dei divorziati risposati, affinché ancora una volta, quel sacro mistero che è motore, vita e centro di unità della Chiesa, fosse diabolicamente usato come mezzo di divisione e scontro ideologico; il tutto, cosa grave, sulla base di nulla. E ribadisco sulla base di nulla, anche se qualche gola profonda episcopale o cardinalizia ha fatto uscire dall’aula sinodale discorsi o relazioni private, ed a quel punto, sui giornali di tutto il mondo e sulle agguerrite riviste telematiche dei soliti noti, si è principiato a tuonare contro “colpi di mano”, potenziali “golpe” … sino a giungere al peggio: che attraverso la prassi pastorale i pericolosi modernisti ― sulla cui pericolosità non si discute ― avrebbero finito col mutare la sostanza dei Sacramenti, lanciando in tal senso degli allarmi molto gravi, ignorando, o fingendo di ignorare, che la Chiesa non può alterare la sostanza dei Sacramenti, mai, tanto meno con la prassi pastorale [vedere QUI, QUI, ecc..]. Insomma, come ha spiegato lo storico Roberto de Mattei: «La Chiesa è alla vigilia di uno scisma» [vedere QUI, QUI]. A nulla è servito che il mio insigne confratello anziano Giovanni Cavalcoli, dalle colonne di questa nostra rivista, spiegasse con la dovizia teologica che lo contraddistingue in che modo, il Santo Padre, avesse già chiarito certe sue posizioni nel discorso conclusivo alla prima parte del Sinodo, fugando in tal senso dubbi e paure che non avevano motivo alcuno di sussistere [vedere QUI].

piccioni viaggiatori
Piccioni viaggiatori usati al Concilio di Nicea nel IV secolo, quando ancora non esistevano Il Foglio e l’Agenzia Corrispondenza Romana, per la diffusione delle discussioni private dei Padri conciliari

Tra queste persone vi sono anche alcuni storici della Chiesa, la cui malafede nasce da dati di fatto ch’essi non dovrebbero ignorare, per esempio: durante i primi grandi Concili dogmatici, tra il IV e il IX secolo, i Padri della Chiesa, non discussero forse in modo libero su tutto e poi ancora del suo esatto contrario, prima di giungere a delle definizioni che oggi sono dogmi sui quali la fede si fonda e si regge? Se gli esponenti della odierna e cosiddetta “destra” cattolica avessero abitato nel IV secolo a Nicea durante la celebrazione di quel concilio e se in quegli anni fossero già esistiti Il Foglio dell’ateo devoto Giuliano Ferrara e l’agenzia stampa Corrispondenza Romana, tramite i quali diffondere come sensazionale scoop ciò che qualche Padre gola profonda aveva deciso di far uscire dall’aula circa il modo in cui l’assise stava discutendo sulla Natura di Cristo, in che modo costoro si sarebbero comportati? Avrebbero fatto azioni di boicottaggio … avrebbero incitato alla ribellione … avrebbero invitato alla resistenza contro il Vescovo di Roma e il Patriarca di Costantinopoli attraverso campagne fatte tramite minacce vergate sui papiri fatti portare nelle città d’Oriente e d’Occidente dai piccioni viaggiatori? E in tal caso, quali polemiche avrebbero imbastito, ammesso e non concesso che tra scuole avverse e soprattutto tra pericolose eresie serpeggianti nell’orbe catholica di quei tempi ― basti solo pensare all’eresia ariana ―, si stava discutendo, non della Comunione ai divorziati risposati, bensì del fondamento stesso della Chiesa: l’incarnazione del Verbo e il mistero della Persona di Cristo?

mercato della frutta
mercato della frutta in Campo dei Fiori sotto la statua di Giordano Bruno

La zia Pasqualina che vende frutta in Campo dei Fiori sotto la statua di quel ragazzaccio di Giordano Bruno, queste cose non le sa, io che però le conosco uso non a caso l’espressione di disonestà intellettuale e di carente criterio scientifico da parte di queste persone che da quasi due anni costruiscono interi teoremi su discorsi perlopiù privati fatti dai Padri sinodali i quali devono sempre, di prassi e rigore, discutere in totale libertà di tutto e poi del suo esatto contrario, prima che Pietro, assistito dalla grazia dello Spirito Santo, dica l’ultima parola, come sempre accade e come sempre è accaduto. E facendolo, sino a oggi, Pietro non ha mai sbagliato, incluso nel Vaticano II, che della Chiesa è stato l’ultimo grande concilio celebrato, sebbene per taluni di questi belligeranti contro improbabili Eucaristie concesse ai divorziati rispostati con colpi di mano dei modernisti e dei progressisti, sia stato invece non un concilio ecumenico ma un grande sbaglio, o nella migliore delle ipotesi solo un concilio pastorale di terzo, massimo di secondo grado, stando almeno alla fanta-ecclesiologia del duo teologico Gherardini&Lanzetta.

gay village
locandina del Gay Village

Dalla Eucaristia ai divorziati i soliti noti spostano poi il tiro sui gay, paventando rischi di riconoscimenti delle unioni omosessuali e via a seguire; e con uno spirito penoso, oltre che aggressivo e pure cattivo, dobbiamo sorbirci gli immancabili Paolo Deotto e Pietro Vassallo, supportati da un gineceo di donne appassionate che anziché col cervello scrivono con lo stomaco articoli da lavanderia, attraverso i quali parlano in toni aggressivi e non di rado sprezzanti di “invertiti, pervertiti, pederasti, sodomiti …” [vedere QUI, QUI, QUI, QUI, QUI, QUI, ecc..]. Articoli nei quali manca solo la chiosa finale: «boia chi molla!», semmai invitando i lettori ad un pellegrinaggio commemorativo a Predappio sulla tomba di Benito Mussolini guidato personalmente da Pietro Vassallo, visti gli ultimi articoli davvero indecenti che sono stati scritti su Riscossa Cristiana in occasione della festa della Repubblica Italiana che si celebra il 2 giugno, giorno nel quale io, come prete che al tempo stesso è pure cittadino italiano a pieni diritti e pieni doveri, celebravo invece una Santa Messa per il bene e la prosperità della nostra amata Patria e dei suoi abitanti [vedere QUI, QUI, QUI].

ROlando Rivi
il martire Rolando Rivi, assassinato dai partigiani rossi. Una immagine della cerimonia di beatificazione, di spalle il prefetto della Congregazione per le cause dei Santi, Cardinale Angelo Amato

Visto che siamo caduti su questo tema che non intendo lasciare né vago né sospeso, si aggiunga anche l’uso strumentale fatto in precedenza da questi palesi nostalgici nel giorno della festa della Liberazione, che cade il 25 aprile, in occasione della quale si è abusata la venerabile memoria dei sacerdoti uccisi nel cosiddetto “triangolo rosso” dell’Emilia Romagna dai partigiani comunisti [vedere QUI, QUI], inclusa quella beata anima del seminarista Rolando Rivi [vedere QUI], pensando al quale è raro che mi tolga la talare di dosso, se non per sostituirla, in caso di reale necessità, con un decoroso clergyman. Gente a tal punto ideologizzata, questi articolisti incattiviti da strani sentimenti “autenticamente cattolici”, da non capire neppure le parole da loro stessi scritte, visto che prima di morire, rifiutandosi di togliersi la talare di dosso, il giovane disse: «Io studio da prete e la veste è il segno che io sono di Gesù». Hai capito, Paolo Deotto? Lo hai scritto tu stesso tentando di mettere in piedi l’ennesimo teatrino ideologico: il Beato martire Rolando Rivi non disse «Io sono dei fascisti contro i comunisti», né disse «io sono dei comunisti contro i fascisti», ma disse esattamente quello che tu stesso riporti, «io sono di Gesù» [vedere QUI]. Affermazione che in sé sottintende: sono di Colui che come agnello immolato è morto per la nostra redenzione e che non invita all’odio partigiano verso nessuno, invita a odiare solo il peccato che ci separa dalla comunione con Lui e dalla sua Santa Chiesa erette sulla roccia di Pietro.                          

È vero che sono stati assassinati circa 80 sacerdoti da delle “bestie” in quel caso rosse, che alzarono il tiro assassino persino su un adolescente “colpevole” di portare la talare da seminarista, ma agli ideologi falsari di Riscossa Cristiana non dovrebbero sfuggire neppure le “benemerite” bestie nere, quantunque di fatto siano capaci a strumentalizzare e alterare per i loro discutibili fini ideologici persino il celestiale manto della Beata Vergine Maria, ingaggiando di buon grado delle comari incattivite al lavatoio [esempio, QUI] per tirare fango a iosa sul Sommo Pontefice ed il Collegio episcopale, ed il tutto — va da sé — in nome della vera e autentica fede cattolica di cui questi soggetti incarogniti da superbia luciferina si sentono persino detentori.

Don GIovanni Minzoni
Don Giovanni Minzoni, Arciprete di Argenta (Ferrara) ucciso a bastonate dai fascisti il 23 agosto 1923, martire di Cristo e della Patria

Domando pertanto a tutti loro, con fatti e atti storici alla mano: perché, il 25 aprile e il 2 giugno, non celebrare anche la memoria di tutti quei preti italiani ― peraltro pure superiori in numero ― che nel corso del “glorioso” ventennio fascista sono stati tramortiti a bastonate e più volte assaliti dalle camicie nere, alcuni persino mentre erano in chiesa all’altare a celebrare la Santa Messa? Se Paolo Deotto, anziché giocare con la storia assieme all’aspirante contessina Cristina Siccardi, che nel giorno della festa della Repubblica ha tirato di nuovo fuori la trita bufala dei brogli elettorali per i quali la monarchia avrebbe perso il referendum nel 1946 e tessendo al contempo il “cattolico” elogio della massonica Casa Savoia attraverso la figura di un suo notorio donnaiolo [vedere QUI] ― ignara di cosa questa dinastia di pirati all’arrembaggio abbia comportato per il nostro Paese e per la Chiesa italiana dal 1850 a seguire ―, si premurasse invece di documentarsi a dovere, scoprirebbe quante volte gli agenti della “benemerita” Ovra fascista hanno persino inscenato dei suicidi di preti. Uno dei quali fu sepolto all’epoca in terra non benedetta e senza funerale, perché fu creduto per davvero che s’era suicidato impiccandosi sotto l’altare della chiesa dinanzi al tabernacolo della Sacra riserva eucaristica; quindi suicidio e al contempo sacrilegio. Solo verso metà anni Cinquanta, mettendo assieme quella e altre morti parecchio sospette, si cominciò a nutrire seri dubbi che quel prete privo di simpatie verso il regime fascista si fosse davvero suicidato, si preferì però non approfondire oltre e in quell’angolo di Meridione d’Italia fu fatto calare il silenzio su quello e altri tristi decessi, ma la bara fu discretamente riesumata e sepolta nell’angolo di cimitero riservato ai sacerdoti; e con ciò fu chiarito tutto senza dover spendere neppure una parola. E per la gioia di Deotto, di Vassallo e di tutto il club nostalgico di Riscossa Cristiana, potremmo seguitare coi giovani dell’Azione Cattolica e dei gruppi degli Scouts presi a bastonate, alcuni dei quali rimasti invalidi o semi-invalidi permanenti per tutta la vita, visto che rompersi le ossa negli anni Trenta non era uno scherzo e rimettere a posto un femore fratturato in quattro o cinque punti non era agevole neppure per i migliori chirurghi; per seguire con le tipografie cattoliche incendiate, compresa quella della Civiltà Cattolica e via a seguire. Va quindi ricordato con rigore storico che il cosiddetto famigerato “triangolo rosso”, prima di essere rosso, fu un “triangolo nero”, incubatrice e culla del nascente fascismo, il cui fondatore era un romagnolo in trasferta a Milano ed i suoi primi fedeli compagni erano per gran parte emiliano-romagnoli. E in quella fascistissima regione diventata poi appresso comunistissima, ad ogni sospiro reputato sbagliato dalle “sante” camicie nere i preti venivano tonificati a bastonate, come accadde a Don Giovanni Minzoni, ad Argenta di Ferrara, al quale sfondarono il cranio a bastonate. Reputo pertanto doveroso ricordare agli articolisti di Riscossa Cristiana che invitano allo sdegno il pubblico attraverso le immagini del cadavere del duce e della sua povera amante [vedere QUI, QUI, QUI], che i sacerdoti morti prima dell’8 settembre 1943 ammontano a 422, tra questi 158 furono trucidati dai nazi-fascisti e 33 dai militi fascisti della Repubblica di Salò. I parroci italiani morti violentemente prima della Liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo furono 238, ai quali vanno aggiunti 41 vice-parroci e 129 tra seminaristi e novizi. Dati statistici, nomi e descrizioni delle morti sono reperibili nella sezione di storia italiana dell’Archivio vaticano.

Don Umbeto Pessina
il cadavere di Don Umberto Pessina assassinato dai comunisti in odio alla fede il 18 giugno 1946 a Correggio (Reggio Emilia)

A conclusione di questo penoso tema affermo — e non certo a cuor leggero — che “benedire” in modo più o meno subliminale il “cattofascismo” ed i “devoti” Savoia “cattolici” nel giorno in cui l’Italia festeggia la Liberazione del patrio suolo dal nazi-fascismo e ancora nel giorno in cui si festeggia la festa della Repubblica, fa di questi soggetti delle autentiche vergogne sia come italiani sia come “cattolici”. Il tutto espresso in tono rammaricato e severo dal discendente di una famiglia i cui membri hanno avuto il “privilegio” di prendersi prima le manganellate dei fascisti e poi quelle dei comunisti, con la differenza che per me costituiscono il male sia gli uni sia gli altri. È pertanto mio dovere — anche per qualche discreta sollecitazione ricevuta da alcune autorità ecclesiastiche che hanno lasciato il tutto alla mia libera decisione — di rendere noto per il tramite della mia penna, ai non credenti ed a tutte le persone distanti dalla Chiesa Cattolica le quali, equivocando, potrebbero scambiare questi soggetti ed i loro scritti molto livorosi come espressione del mondo cattolico, o peggio del pensare e del sentire della Chiesa italiana, che questi personaggi sono solo dei “cani sciolti” senza padrone che come tali rappresentano solo se stessi, non rappresentano ad alcun titolo il mondo cattolico e tanto meno il Collegio sacerdotale italiano, che ha sempre pianto e pregato sia per le vittime del fascismo sia per le vittime del comunismo, senza mai esaltare quelle uccise da una parte e ignorando con ideologica malafede quelle uccise dalla parte avversa. La Chiesa ha sempre onorata la memoria dei suoi sacerdoti uccisi in odio alla fede sia dai fascisti sia dai comunisti, compreso un beato martire di appena 14 anni.

omosessuale pianto
… non tutti i gay sono affatto dei patetici ragazzacci travestiti da cagne in calore che si esibiscono senza dignità e pudore nelle Sodoma e Gomorra dei gay pride o nei festini orgiastici del gay village

Ecco dipinta la vera pasta di cui è fatta questa gente cupa e incattivita alla quale domando: avete mai avuto a che fare — pastoralmente parlando — con degli omosessuali? Avete mai accolto dentro un confessionale questi ”invertiti, pederasti, sodomiti”, tali siete soliti definire “caritatevolmente” questi esseri umani con spirito e frasari da Repubblica Sociale di Salò e con metodi ideologici da gulag sovietico? Vi siete mai fermati ad ascoltare questi soggetti, per apprendere che cosa hanno vissuto e spesso sofferto nel corso della loro esistenza, posto che non tutti i gay sono dei patetici ragazzacci travestiti da cagne in calore che si esibiscono senza dignità e pudore nelle Sodoma e Gomorra dei gay pride o nei festini orgiastici del gay village? A quanto pare non li avete mai incontrati e ascoltati, stando almeno a ciò che da mesi state scrivendo e affermando nella “vostra” pseudo “chiesa” intrisa di politica, di ideologia, di nostalgie passate, nella quale la carità non alberga manco di straforo, presi come siete a rifiutare in modo ostinato il presente e quel divenire futuro che caratterizza invece la Chiesa di Cristo pellegrina sulla terra. Avete mai accolto, ascoltato e appreso le vite e le esperienze quasi sempre sconvolgenti di travestiti e transessuali? Io si, li ho ascoltati per ore, quando per un anno ho prestato servizio in un’antica basilica romana; e ricordo pure con affetto questo gruppo di ragazzi che tutti i sabato sera venivano alla Messa vespertina, si mettevano in fondo alla basilica e ascoltavano devotamente, ovviamente non si avvicinavano a fare la Comunione, come invece fece a suo tempo per sacrilega provocazione politica il genderista Vladimiro Guadagno, detto Luxuria, al funerale del prete eretico Andrea Gallo; ed alla fine della Santa Messa, questi ragazzi, mi attendevano per chiedermi la benedizione e preghiere per i propri defunti o per i propri familiari che vivevano nei loro paesi d’origine.

anziano con ragazza
… se nel giorno del giudizio il Signore dovesse spedire questi gaudenti e ricchi vecchietti all’Inferno, in tal caso potrebbe provvedere il capo-fariseo nonché vescovo scismatico Bernard Fellay ad andare a sollevare quaestioni “canoniche” con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, protestando energicamente per il fatto che questi “ottimi clienti” avevano regolarmente “pagato” Messe di suffragio sino alla parusia.

Ma tutte queste sono appunto azioni pastorali alle quali un prete non deve sottrarsi. Azioni che non vengono fatte dalla Fondazione Lepanto, troppo impegnata a contemplare lo stagno d’acqua rafferma dei lefebvriani, che danno semmai manforte a promuovere conferenze contro “invertititi“, “pederasti” e “sodomiti“, spiegando con disumana “morale” farisaica in che modo un adolescente, casomai morisse senza confessione, finirebbe indubitabilmente ad abbrustolire tra le fiamme dell’inferno per essersi masturbato. Luogo dal quale sarebbero invece immuni tutti i ricchi imprenditori dell’estrema destra americana o quelli arricchitisi in Brasile in modi e forme tutte da chiarire, che pur sollazzandosi all’ombra dei loro settant’anni nelle piscine delle proprie ville con delle ventenni statuarie — non si pensi male, si tratta di nipotine che recitano pure lodi e vespri col breviario tridentino — voleranno invece diritti in Paradiso per tutti i soldi mollati a favore delle opere della scismatica ed ereticale Fraternità di San Pio X e per le Messe perpetue che la stessa si è offerta di celebrare previa cospicua donazione. Ovviamente, se nel giorno del giudizio il Signore dovesse spedire questi gaudenti e ricchi vecchietti all’Inferno, in tal caso potrebbe provvedere il capo-fariseo nonché vescovo scismatico Bernard Fellay ad andare a sollevare questioni “canoniche” con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, protestando energicamente per il fatto che questi “ottimi clienti” avevano regolarmente “pagato” Messe di suffragio sino alla parusia; e non è da escludere che inviti pure alla “resistenza” contro il Supremo Giudice, che a dire suo e dei suoi, avrebbe organizzato male il Giudizio Universale, semmai con de Mattei che mette in piedi una raccolta firme per protestare contro il provvedimento preso e il giudizio dato dall’Onnipotente.

Worlds Largest Crocodile in Captivity
… non possiamo chiuderci all’interno di un fortilizio dal quale urlare “boia chi molla!”, dopo avere tirato su il ponte levatoio e avere riempito il fossato di caimani tenuti a digiuno.

Dai “cattofascisti”, che sono peggiori dei “cattocomunisti”, passiamo dunque alla concreta dimensione pastorale; e perdonatemi se ancora una volta mi rifaccio alla mia ultima conferenza nella quale, in tutta la prima parte, parlo di quel progresso sociale e scientifico col quale la Chiesa del Novecento è stata chiamata a fare seriamente i conti, sino ad equipaggiarsi pastoralmente attraverso il Concilio Vaticano II [vedere QUI] Noi viviamo oggi in una società soggetta a dei mutamente radicali, di fronte alla quale non possiamo chiuderci all’interno di un fortilizio dal quale urlare “boia chi molla!”, dopo avere tirato su il ponte levatoio e avere riempito il fossato di caimani tenuti a digiuno. Dinanzi a questi mutamenti radicali che toccano anzitutto la famiglia e la percezione sempre più deteriorata e deteriorante dell’idea di sessualità, di rapporto tra persone, di vita sentimentale o di coppia, noi pastori in cura d’anime dobbiamo essere muniti dalla Chiesa di adeguati strumenti pastorali; perché a fronte di situazioni del genere la Chiesa non può lasciare i vescovi preposti al governo delle Chiese particolari e tutti i loro presbiteri ad agire in solitudine o singolarmente secondo coscienza personale, se non peggio secondo libero arbitrio. Ancora una volta procediamo con quegli esempi concreti di cui non troverete traccia alcuna negli articolo del club dei “Boia chi molla!” che lanciano fuochi e fulmini su “concubini“, “pederasti” e “invertiti”, tuonando con urla da bettola contro i “patti sodomitici” [vedere QUI]. Premesso che la sodomia, ieri come oggi rimane sempre un grave peccato ma premesso altresì che si condanna il peccato, sempre, mentre invece il peccatore lo si assolve ogni volta che è pentito, il nostro problema odierno non è certo l’essere contrari a quella pericolosa carnevalata che è il matrimonio tra soggetti dello stesso sesso, perché dobbiamo prendere atto del fatto che ormai siamo al di là di questo e che l’Europa — e non solo — ha ormai ceduto a questa triste realtà che per noi, cristianamente parlando, è una autentica aberrazione, che può solo condurre prima verso la follia, poi dalla follia all’auto-distruzione, perché alla cultura della vita che nella vita nascente e nel nucleo familare ha il proprio centro, stanno sostituendo un cultura della negazione della vita, imponendo in tal modo un’autentica cultura della morte.

coppia gay
… se una coppia di due “lui” o una coppia di due “lei” mi si presentano a chiedere il battesimo del “bimbo giocattolo” preso in adozione a coronamento della finzione di coppia e di famiglia messa in piedi, io prete, come mi devo comportare?

Bisogna però capire e accettare — e qui la parola accettare va letta come accettazione di un fallimento colossale — che in diversi Paesi europei il matrimonio tra coppie dello stesso sesso e la possibilità ad esse data di adottare i bambini è un fatto sancito da leggi a nostro parere inique e mostruose. Ora, dinanzi a leggi che hanno sancito un fatto, il problema non è più la lotta contro il matrimonio gay, che è appunto un fatto in quanto legge dello Stato in vari paesi; il problema ormai è divenuto un altro, ossia ciò verso il quale a breve dovremo agire e reagire, per esempio: se una coppia di due “lui” o una di due “lei” mi si presentano a chiedere il battesimo del “bimbo giocattolo” preso in adozione a coronamento della finzione di coppia e di famiglia messa in piedi, io prete abituato a prendere ordini dalla Chiesa — e non certo da Il Foglio e dalla Fonfazione Lepanto — come mi devo comportare? Ho sicuramente il dovere di battezzare una creatura e forse anche l’obbligo di farlo. Come posso però, a due lesbiche o a due gay che giocano alla famiglia e ai genitori e che hanno creato una vera e propria parodia satanica di famiglia, far recitare la professione di fede? Come faccio a chiedere a soggetti del genere, secondo il Sacro rito del battesimo: «Rinunci a Satana … a tutte le sue opere … a tutte le sue seduzioni?», se nei concreti fatti l’opera di Satana incarnata sono loro attraverso ciò che hanno fatto e messo in piedi tramite uteri in affitto, madri-surrogato e manipolazioni genetiche? È presto detto che in tal caso agirei secondo coscienza, posto che la mia priorità sarebbe quella di battezzare la creatura, quindi prenderei i due, premetterei che non intendo sindacare sulla loro vita privata e sulle loro pubbliche scelte che assolutamente non approvo e, se proprio vogliono battezzare la creatura, che me la facciano presentare da un padrino e da una madrina, maschio e femmina, animati da autentici sentimenti cristiani, perché in caso contrario, presentata da loro, io non amministro il Sacramento del battesimo, che da molti di questi soggetti verrebbe chiesto solo a titolo puramente provocatorio al fermo scopo di tentare per l’ennesima volta di obbligare la Chiesa a chinare il capo dinanzi alla loro volontà e quindi accettare quell’inaccettabile che noi non possiamo e non dobbiamo accettare.

coppie di fatto
… se una coppia di conviventi desidera ricevere il Sacramento del matrimonio, dopo avere avuto anche più figli, come mi devo comportare, posto che per la Chiesa sono di fatto due pubblici concubini?

Non sono parroco ma collaboro da sempre con le parrocchie per le loro varie necessità non solo liturgiche ma soprattutto pastorali, quindi posso mettermi facilmente nei panni dei miei confratelli parroci. Per esempio: se una coppia di conviventi desidera ricevere il Sacramento del matrimonio, dopo avere avuto anche più figli, come mi devo comportare, posto che per la Chiesa sono di fatto due pubblici concubini? Devo forse, come molti parroci, far finta di non sapere che i due convivono da anni e che seguitano imperterriti la loro convivenza mentre si stanno preparando al matrimonio? Devo invitarli a separarsi e andare a vivere assieme solo dopo il matrimonio, oppure, con una famiglia di fatto messa in piedi e con dei figli che stanno già crescendo, devo rispondere imponendo loro di vivere come fratello e sorella fino a dopo il matrimonio? Insomma, cosa devo rispondere e, soprattutto, come mi devo comportare nell’esercizio del sacro ministero, che non esercito certo a mio nome ma a nome della Chiesa di Cristo, invocando per ogni Sacramento e Sacramentale celebrato, impartito o amministrato la grazia del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo?

coppia fidanzati
… a due giovani che hanno trovato impiego a distanza dai loro luoghi di origine e che lavorano duramente per pagarsi il mutuo della casa e sposarsi quanto prima, che vivono in un monolocale condividendo gli spazi e soprattutto risparmiando sulle spese, che cosa devo dire, di andare a vivere in case separate?

E ancora: a due giovani fidanzati ventenni che con sacrificio vanno fuori sede a studiare all’università ― cosa che possono fare solo perché in due condividono una camera e quindi le spese sono dimezzate, altrimenti le rispettive famiglie non potrebbero sostenerli a singole spese piene perché prive di mezzi ― cosa devo dire? Come devo considerare questi giovani che con sacrificio, riuscendoci o non riuscendoci, provano a vivere sotto lo stesso tetto come due fidanzati cristiani? devo imporgli d’obbligo di “fuggire dalle tentazioni”? Li devo trattare da concubini conviventi ed escluderli dai Sacramenti solo perché in simile situazione vivono sotto lo stesso tetto? A due giovani che hanno trovato impiego a distanza dai loro luoghi di origine e che lavorano duramente per potersi pagare il mutuo della casa e sposarsi quanto prima, che vivono in un monolocale condividendo gli spazi e soprattutto risparmiando sulle spese, che cosa devo dire, di andare a vivere in case separate e bruciare buona parte dei loro profitti per pagare l’affitto di due singoli alloggi, altrimenti non li ammetto ai Sacramenti? Certo, sono circostanze che impongono sempre di valutare caso per caso, potrei quindi agire rispondendo in coscienza, ma, per quanto pura, la coscienza dell’uomo può essere molto defettibile, per ciò è opportuno che la mia coscienza di prete sia adeguatamente supportata da precise indicazioni date dalla Chiesa, che dinanzi a queste realtà non può né scappare né nascondere la testa sotto la sabbia come lo struzzo, lasciando in tal modo allo scoperto ed esposta ai peggiori attacchi la parte del corpo più vulnerabile e più meritevole di dignitosa tutela.

divorziati
quando alcuni dirvorziati risposati si sono presentati a me  dicendomi appresso che erano divorziati ma che “l’amico prete” gli aveva detto che “potevano ricevere la Comunione”, io ho sempre risposto dicendo: «Il prete che vi ha detto questo – se ve l’ha detto – ha sbagliato, pertanto vi invito a non ricevere la Comunione»

Più complesso il discorso dei divorziati risposati ai quali io non amministro l’Eucaristia. E quando alcuni si sono presentati a me dicendo che erano divorziati ma che «l’amico prete» gli aveva detto che «potevano ricevere la Comunione», ho sempre risposto: «Il prete che vi ha detto questo – se ve l’ha detto – ha sbagliato gravemente, pertanto vi invito a non ricevere la Comunione, pur invitandovi a partecipare con devozione alla Messa». Gli esempi sarebbero tanti, inclusi preti che si sono anche sostituiti al giudizio dell’autorità della Chiesa, incaricando persino come catechisti e catechiste uomini e donne divorziati risposati, permettendo loro di ricevere la Comunione senza che ancora i tribunali ecclesiastici interpellati per il caso si fossero espressi sulla validità o meno del vincolo sacramentale precedente, attraverso il quale si erano uniti in matrimonio e per il quale seguitavano ad essere vincolati per la Chiesa da Sacramento indissolubile.

Corte di cassazione
… il Sinodo sulla famiglia, che poi dovrà darci delle chiare risposte e soprattutto precise direttive pastorali alle quali attenerci con zelo, affinché noi pastori in cura d’anime si possa subito procedere a spiegarle e trasmetterle al Popolo di Dio e all’occorrenza imponendone la scrupolosa osservanza.

Può la Chiesa consentire a parroci o singoli preti di legiferare a titolo personale su materie così delicate, o lasciarli liberi di agire in coscienza, considerando che spesso la coscienza, ed in specie quella del prete malformato, può essere — come poco prima ho spiegato — anche parecchio viziata? Ecco perché ho cominciato questo articolo proprio parlando del triste livello odierno e della formazione sempre più scarsa dei preti, non certo per tirare le solite meritate stoccate ai vescovi ed ai responsabili dei seminari, a mirare sui quali, oggi come oggi, equivale neppure più a sparare sulla croce rossa, ma su un carro funebre che porta la bara del morto al cimitero.

Questi sono alcuni dei problemi reali e molto delicati che dovranno essere discussi al Sinodo sulla famiglia, che poi dovrà darci delle chiare risposte e soprattutto precise direttive pastorali alle quali attenerci con zelo, affinché noi pastori in cura d’anime si possa subito procedere a spiegarle e trasmetterle al Popolo di Dio e all’occorrenza imponendone la scrupolosa osservanza. Usare e abusare di tutto questo per scontri politici e idologici, spesso giocati sul Sacro Mistero Eucaristico usato come terreno di scontro, è cosa nociva e disonesta; è la disonestà tipica dei politici mancati, o dei politici trombati, che hanno scelto la Chiesa come loro campo di sfogo e di scontro; è la disonestà tipica di chi, al mistero della Misericordia di Dio, sostituisce l’ululato del «Boia chi molla!». E chi opera a questo modo può anche proclamarsi cattolico dalla mattina alla sera, giocare all’ecclesiologo e scrivere articoli tinti di toni apocalittici sul Sinodo della famiglia che segnerà ― a loro dire ― la totale caduta nella grande apostasia dalla fede. Mentre triste e drammatico resta il fatto che quanti agiscono così non sono in comunione con la Chiesa, perché come il giovane ricco [cf. Mc 10, 17-22] non si sono mai svuotati delle peggiori “ricchezze” di se stessi per riempirsi di Cristo e seguirlo, il quale attraverso l’Apostolo Paolo ci indica come più importante tra le virtù la carità [cf. I Cor 13, 12-13] , che non si regge né sul sentimentalismo né sul buonismo, né sul misericordismo mondano, ma neppure sul feroce giustizialismo e meno che mai sulla spietata e disumana morale farisaica; si regge sulla giustizia e sulla verità, amalgamate ad essa dalla fede e dalla speranza. E chi scrive e semina certe cose così tristi e cattive, peraltro in nome della propria presunta e unica vera “tradizione”, non ha fede, non ha speranza e non ha carità; insomma non è cristiano, è altro, ma non vuole rendersi conto della sua triste alterità, perché se il Demonio riesce a prenderci nella superbia, prima ci acceca, poi farà di noi tutto ciò che vuole.

Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo:
«Questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore
è lontano da me.
Invano essi mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini
».

[Mt 15, 7-9]

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25 thoughts on “Il Sinodo ed i “cattofascisti” all’arrembaggio

  1. Reverendo Levi di Gualdo.

    Ho letto il suo articolo a mio padre che ha 91 anni, e staziona in sedia a rotelle, ma è lucidissimo. Gli ho letto più volte le parti in cui parla delle mattanze di fascisti e di comunisti, e si è commosso.
    Adesso le dico, in breve, la storia di mio padre: nel 1943 aveva appena 20 anni, era renitente alla leva, si era dato “alla macchia”, e collaborava con i “partigiani rossi”. Durante un rastrellamento dei tedeschi accompagnati dai fascisti, rischiò di essere preso nelle zone dell’Appennino tosco-emiliano del modenese, i quattro che furono presi fuori da un paese mentre tentavano di scappare, furono fucilati sul muro del cimitero, il più grande, aveva 23 anni. Mio padre fu salvato e nascosto da un prete dentro una rientranza di muro del campanile, e li rimase due giorni, fino a fine rastrallamenti, prima di riprendere la strada verso il suo nascondiglio di montagna.
    Dopo la liberazione andò a ringraziare quel prete, e solo allora scoprì che, suo fratello minore, era stato ucciso tre mesi prima che il prete lo avesse messo in salvo, da una squadra di partigiani rossi.
    Dopo la guerra mio padre ebbe una conversione, e quel prete ha battezzato me, e le mie due sorelle. Oggi, mio padre, vive con la corona del rosario in mano.
    Quel prete, morto nel 1971, ragionava come lei. Guardava l’uomo, e salvaguardava l’uomo, senza chiedergli se era nero o rosso.
    E’ per voi, che la Chiesa esiste ancora, ed è per quelli come voi, che noi, seguitiamo a credere in lei.
    Ossequi dal mio vecchio papà e dalla mia famiglia.

    (Una famiglia di vecchi modenesi)

  2. Articolo durissimo, caro confratello, veramente durissimo, ma dal quale emergono

    prudenza
    giustizia
    fortezza
    temperanza

    ma soprattutto verità.

    Ti benedico e ti prego di benedirmi.

    1. se questa è la prudenza la giustizia la fortezza la temperanza dei preti nati dal conciliabolo vaticansecondista, vuol dire che il suono delle trombe del giudizio è vicino

      1. … e il Signore, quelle trombe, te le farà suonare direttamente alle orecchie, spiegandoti che il vero protagonista del “conciliabolo vaticansecondista” è stato lo Spirito Santo «che è Signore è da la vita e procede dal Padre e dal Figlio e con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato e ha parlato per mezzo dei profeti».

  3. “Avrebbero fatto azioni di boicottaggio … avrebbero invitato alla ribellione … avrebbero invitato a “resistere” contro il Vescovo di Roma e il Patriarca di Costantinopoli attraverso campagne fatte tramite minacce vergate sui papiri fatti portare nelle città d’Oriente e d’Occidente dai piccioni viaggiatori?”

    Sicuramente si e sembra che sia successo propio cosí. Non ha San Nicola schiaffeggiato Ario? Mi pare che la storia dica che le battaglie teologiche non siano state discussioni angelicali. Forse quel che c´é di nuovo oggi sono gli argomenti. Prima si stabilivano Veritá oggi si vogliono modificarle.

    PS: Dare di “fascisti” a chi pensa diversamente mi sembra un pó demodé.

    1. E’ sempre difficile estrapolare una parte da un discorsco articolato e complesso, comunque … io non ho dato del “fascista” a nessuno, a mio tempo, all’università, me la sono ripetutamente presa con soggetti che ad ogni minimo dissenso da parte di chicchessia davano del “fascista” all’interlocutore.
      Mi è noto eccome – avendoli approfonditamente studiati per anni e anni – che durante i primi concili della Chiesa i Padri si sono presi non a schiaffi ma a legnate e che più volte sono dovuti intervenire i soldati posti a presidio all’esterno per sedare le risse.

      Prima si stabilivano verità, oggi si vogliono modificarle” ?
      Non mi risulta che nel corso della storia della Chiesa, dal concilio niceno al Vaticano II, siano mai state modificate le verità di fede, ossia la sostanza, semmai sono stati modificati gli accidenti esterni contingenti. Le faccio un esempio: lei sa che una volta, la confessione, si poteva fare una sola volta nella vita e che quindi l’assoluzione poteva essere impartita una sola volta e mai più, in quanto, questo Sacramento, come tutti i sacramenti, non era assolutamente ripetibile?
      Dobbiamo tornare a quei tempi?

      E mi dica, quando fu invece stabilito che la confessione era un Sacramento che poteva essere ripetuto più e più volte – cosa avvenuta in seguito alla conversione in massa dei barbari al Cristianesimo – fu alterata la sostanza di un Sacramento istituito e donato per volontà divina, oppure furono solo cambiati gli accidenti esterni contigenti?

      Insomma, fu alterata o no, la sostanza di un Sacramento di istituzione divina, con conseguente alterazione delle verità di fede? Perché casomai ci fosse stata una alterazione, bisogna ritornare quanto prima ad amministrare l’assoluzione dei peccati una sola volta nella vita e mai più.

      Ci faccia sapere, a me ed ai nostri lettori.

      1. Caro Don Ariel, lei mi fa una domanda che sa io non posso rispondere, e con quello mi mette nella posizione di dover accettare i suoi argomenti per la sua autoritá, ma veramente non riesce a persuadermi. Ma quello non sarebbe niente. Io lo seguo da quando scriveva nei blog che oggi critica e lo lo aprezzo , ho fiducia in lei e crederó quello che mi dica. Ma quello sarebbe inutile. Quanti sono quelli che lo leggono? Quanti accetterebbero il suo argomento per autoritá? Le comento un caso. Una parente di mia madre che vive in stato irregolare le ha parlato bene di Francesco, mia madre ha inteso che l’ammirazione per Francesco viene dal fatto che spera che dichiari la regolaritá del suo stato. Crede che posso usare l’argomento del cambio nel sacramento della confessione?

        1. Caro Blas.

          Il “problema” del Santo Padre Francesco è che molti organi di stampa, soprattutto di stampa laicista, riportano delle cose fuori dal mondo, che il Santo Padre non ha mai detto e che, soprattutto, non pensa e non può pensare. Pensi solo a quando il Corriere della Sera e La Repubblica scrissero che … il papa aveva “abolito il peccato” !?!
          Più e più volte ho scritto, più e più volte ho spiegato anche in conferenze e pubblici discorsi, in che modo venne abusata la sua espressione ridotta a “chi sono io per giudicare i gay”, mentre invece, il discorso del Santo Padre, intendeva dire tutt’altro, rispetto a ciò che i giornali hanno poi scritto.

          Il Santo Padre Francesco mi ricorda sotto certi aspetti neppure il Beato Paolo VI, ma addirittura il Beato Pio IX, salutato alla sua elezione al grido di “viva il Papa liberale!” da tutti i peggiori nemici della Chiesa, che s’erano messi in testa di poterla abbattere direttamente grazie al successore di Pietro. Noi sappiamo invece bene in che modo Pio IX ha tutelato la Chiesa, vivendo vilipeso, morendo insultato e subendo attacchi persino da morto.

          In coscienza mi sento di dirle che il Santo Padre Francesco è già in tutto e per tutto sulla strada del Beato Pio IX, perché oggi siamo più o meno nella stessa situazione, in modo diverso nella forma ma simili nella sostanza.

          Molte persone si sono auto-create aspettative che il Santo Padre, che è custode supremo del deposito della fede, non potrà mai esaudire, proprio come non potè esaudirle Pio IX, perché non ha il potere di farlo; e non lo farà.
          Questo il motivo per il quale, tempo fa, scrissi questo articolo:

          http://isoladipatmos.com/dopo-il-sinodo-il-papa-tornera-ad-indossare-le-scarpette-rosse/

          Se vuole, lo faccia leggere anche a sua zia, forse capirà che si sta creando aspettative che non saranno esaudite.

  4. Buonasera,
    io non “frequento” questi siti che lei don Ariel menziona e non ho il tempo e le capacità intellettuali per poter dare un giudizio. Mi dispiace invece il modo con cui parla del Card. Burke, che è comunque un principe della Chiesa, un suo superiore anche se non diretto, e che ha dimostrato a mio parere correttezza, fedeltà e coraggio. Se poi certi gruppi tradizionalisti hanno strumentalizzato le sue parole e la sua testimonianza e’ un altro paio di maniche. Lui stesso ha specificato bene in cosa consistesse il suo “resistere”, così come ha spiegato i motivi per cui ha indossato la “cappa magna” per le varie foto che circolano. Per quanto riguarda invece il sinodo posso solo dire che la “Relatio post disceptationem” letta in mondovisione ha dimostrato quanta confusione ci sia oggi fra i pastori. È vero che non era un documento ufficiale e finale, ma proprio per questo a mio parere occorreva più prudenza nel renderlo pubblico. Il suo scritto mi ha gettato ancor più nella confusione e mi chiedo se lei auspica una specie di regolarizzazione ecclesiale per la convivenza. Accoglienza sempre e verso tutti, ma nella verità. Don Ariel perché è cambiato così tanto?…

    1. Caro Simone,

      proverò a essere chiaro: io sono l’ultimo presbitero dell’orbe catholica, non ho ricevuto la pienezza del sacerdozio apostolico, quindi non sono vescovo, né il Romano Pontefice mi ha scelto tra i vescovi per conferirmi la dignità cardinalizia, eppure – perlomeno alla prova dei fatti – nelle imprudenze nelle quali è caduto il Card. Raymond Leonard Burke, che pure è vescovo e cardinale, almeno per adesso, sempre alla prova dei fatti, nell’esercizio del mio ministero sacerdotale non ci sono mai caduto. E chi ha eventuale prova contraria la presenti.

      Il Cardinale Burke è stato levato a vessillo contro – nientemo! – che il Sommo Pontefice, eletto “resistente” della vera dottrina e “paladino” della vera traditio.
      Questo Cardinale è celebrato in gloria persino dai sedevacantisti, che è tutto dire.

      La invito dunque a ragionare attraverso un semplice quesito: perché, il Cardinale, non ha mai né smentito né preso le pubbliche distanze da questi circoli che lo esaltano in modi rasenti a volte il vero e proprio culto della persona? E perché invece, al contrario, ha preso parte a pubblici incontri e conferenze promossi da persone e associazioni che non perdono occasione per contestare duramente qualsiasi sospiro che esce dalla bocca del Sommo Pontefice?

      Provi a rispondersi da solo e soprattutto mi dica se a suo parere questa è prudente.

      Posso dirle però che cosa farei io: se qualsiasi gruppo, associazione o singolo osasse fare uso della mia persona sacerdotale, per levarmi a vessillo contro il mio Vescovo, contro le sue scelte e direttive pastorali, io lo smentirei seduta stante in modo pubblico, ma soprattutto non accetterei di partecipare ad alcun titolo ai pubblici incontri e conferenze promossi da queste persone e associazioni.

      Ma io non sono un vescovo e non sono un cardinale, sono solo l’ultimo prete dell’orbe catholica, grazie a Dio!

      Se poi lei legge bene il mio articolo, troverà scritto in modo molto chiaro, che non mi auspico affatto la regolarizzazione delle convivenze, auspico tutt’altro che la Chiesa ci dia direttive molto precise su come comportarci dinanzi a situazioni di irregolarità e come gestire dinanzi ad esse la disciplina dei Sacramenti, visto che nessun prete può e deve agire in tal senso di libero arbitro.

      Eppure, tutto questo, l’ho spiegato in modo alquanto chiaro.

  5. Lode a don Levi! Lode! Lode!
    Le esprimo il mio più sentito apprezzamento per questo Suo articolo fondatissimo e
    soprattutto per il coraggio con cui “…ha gridato dai tetti” e per come ha saputo trovare
    la CRISTIANA condanna, per l’uno e l’altro schieramento che sfidano la Divina Gelosia.
    Anche se non sono d’accordo quando parla dei lefebvriani come
    scismatici ed eretici e quando li accosta ai pizzettari e merlettari, poiché
    nelle cappelle che frequento io – da più di 20 anni- non si evince ciò e specie
    una propaganda politica di destra (anzi: ho visto che alcuni responsabili di gruppo
    vengono da un passato tutto di sinistra), non posso fare a meno di esprimerle il mio
    appoggio per questo Suo articolo degno di uno che vuole servire solo Cristo.
    Vorrei, che fosse il Papa a prendere in mano la Tradizione anche col celebrare
    quella Messa tridentina pubblicamente, giusto per fare intendere che questa Messa
    non appartiene a questa gente ma al Dio e alla Chiesa della Misericordia non politicizzati!
    Che l’Immacolata la guidi sempre e sempre La protegga!

  6. Quello che a Padre Ariel dà fastidio, e a ragione secondo me, sono gli sproloqui di sedicenti teologi anche se non hanno nessun titolo, a volte neanche accademico. Credo sia lo stesso fastidio che proverei io come ingegnere a sentire sproloqui nell’ambito della mia disciplina. Personalmente sono tendenzialmente tradizionale, ma sottolineo “personalmente”; mai mi sognerei di odiare il Papa o qualunque Vescovo o Sacerdote perché è meno tradizionale di me.

    1. Caro Alessio,

      con la sua pragmaticità tipica delle persone che hanno a che fare con la logica e con precisi calcoli – perché in caso contrario vedremmo crollare i palazzi ed i cavalcavia uno dietro l’altro – lei ha espresso quello che c’era da esprimere.

      La fede è strutturata su principi solidi che hanno in modi diversi ma simili un proprio rigore scientifico. Si pensi solo al rigore scientifico del linguaggio teologico dogmatico che può essere parlato solamente attraverso terminologie e criteri che per essere definiti hanno necessitato di più concili ecumenici nel corso dei primi otto secoli di vita della Chiesa, perché la teologia, ed in particolare la dogmatica, richiede un linguaggio molto preciso.

      Mi creda se le dico che è desolante, a volte veramente frustrante, tentare di interloquire con persone che non sarebbero in grado di dare neppure una semplice definizione dottrinale sul mistero della Persona di Cristo, ma che con rara arroganza e tracotanza si mettono a discutere ed a smentire persone che hanno, primo: esperienza pastorale; secondo: una formazione teologica sviluppata attraverso anni e anni di studio e di seria ricerca.

      Mi viene pertanto da dire: prendi internet e piazza uno schermo davanti al primo degli anonimi stolti pseudo-cattolici ed in breve ne scapperà fuori l’apoteosi.
      Come?
      Cercherò di spiegarlo con un altro esempio: più volte, io che i Sacramenti li celebro e li amministro, mi sono ritrovato con aggressivi interlocutori che dei Sacramenti hanno invece una visione e percezione soggettiva-umorale-estetico-romantica, i quali hanno preteso prima di smentirmi e poi di spiegarmi la “vera” disciplina dei Sacramenti, incuranti che pur con tutti i miei limiti e le mie umane defttibilità, allo studio delle discipline della dogmatica sacramentaria ho dedicato anni ed anni, ma soprattutto sono io che celebro in comunione con la Chiesa i sacri misteri, non loro; sono io che partecipo per mistero di grazia al sacerdozio ministeriale di Cristo, non loro.

      I danni che queste persone, o come qualsivoglia questi “cani sciolti” stanno facendo in giro tramite il portentoso strumento telematico, sono irreparabili; e tali risulteranno quando i nostri “avversari” e “antagonisti” li useranno per sbatterceli in faccia come prova ed esempio della “chiusura” e della “aggressività” che a loro dire è “tutta quanta tipica del mondo cattolico”.

      Questo il motivo per il quale insisto e spiego, talvolta anche attraverso lunghi articoli e non di rado “piegandomi” anche a interloquire con gli stolti – cosa di cui farei volentieri a meno – che un conto è l’essere, per esempio, contro il matrimonio tra omosessuali, un conto è invece aggredire questi esseri umani con terminologie da circolo “avanfascista” epitetandoli con sprezzo “pervertiti, invertiti, pederasti, sodomiti” ecc … il tutto dalle colonne di una rivista telematica che non si chiama “Riscossa Fascista” o “Riscossa Stalinista”, bensì Riscossa Cristiana.

      Pertanto è bene ribadire a tutti coloro che sono distanti dal mondo cattolico o che nutrono verso di esso scarsa stima o talvolta vero e proprio astio, che questi soggetti non rappresentano né il sentire cattolico, né la Santa Sede, né la Chiesa italiana, ma rappresentano solo se stessi, ponendo in essere atteggiamenti contro il comune buon senso, la dottrina cattolica e soprattutto i principi basilari della carità cristiana.

      E facendo questo, non come “cane sciolto” ma come membro del Sacro collegio sacerdotale, ritengo di fare un servizio sia pastorale sia chiarificatore che può andare solo a favore del bene della Chiesa e dei suoi fedeli.

      In ogni caso, quando poi “pervertiti, invertiti, pederasti, sodomiti” ecc .. ci presenteranno il conto da pagare avendo fatto il “golpe sodomitico“, a quel punto si capirà cosa intendevo dire, ma a prendere fischi, ad essere insultati all’uscita delle chiese e forse anche a prendere bastonate, ci saremo noi, mentre gli eroici “cattolici” per così dire “avanfascisti” che oggi stanno caricando la mano del “nemico” affinché presto ci sfondi le mascelle a cazzotti, alla prima mal parata se la daranno a gambe, ed a sorbirci le ire della folla arrabbiata, con la quale di prassi non si ragiona, come sempre ci saremo noi; e chi conosce un po’ la storia, capirà particolarmente bene che cosa intendo dire.

      La “politica” e l’ “agire” di queste persone è scellerato ed a breve risulterà gravemente nocivo per il mondo cattolico intero.

  7. Chi può dirlo? Manca la prova del contrario il che, pare a me, indebolisce non poco l’argomento in premessa. Gli avversari di Ario, Nestorio, Marcione, Pelagio,… non disponevano dei media di cui dispongono oggi quanti sono in disaccordo con Kasper, Marx, Forte,…
    Sia lodato Gesù Cristo.

    1. Caro Riccardo.

      … e invece possiamo dirlo.
      Non avevano la rete telematica né la notizia in tempo reale, è vero, ma nel giro di pochi giorni, le notizie si diffondevano da Costantinopoliti a tutto il Nord Africa o viceversa, grazie alla efficacissima rete informativa messa in piedi dall’amministrazione dell’impero romano, Paradossalmente, una missiva spedita da Roma a Costantinopoli, impiegava molto meno tempo per arrivare di quanto invece oggi impiega un corriere espresso per consegnare un pacchetto in molti paesi dell’America Latina, i cui tempi di consegna sono minimo di un mese e mezzo. Diversamente, da Costantinopoli a Roma e viceversa, un’epistola giungeva nel giro di 7/8, massimo 10 giorni, grazie al sistema postale messo in piedi dai romani.
      Altrettanto le “pubblicazioni”. E’ vero, non esisteva la stampa, ma gli scritti di Ario o di altri, nel giro di poche settimane circolavano per tutti gli attuali territorii del Nord dell’Africa, del Medio Oriente e della Turchia.

      1. Don Ariel,
        ma è allora paradossale constatare come, quasi quasi, si stesse passabilmente bene quando tutto induceva a ritenere di star peggio. E la constatazione moltiplica l’ammirazione per l’opera di Atanasio e dei cappadoci i quali, nonostante i potenti mezzi di Ario, riuscirono ad arginarne la predicazione eretica. Non menino vanto dunque i destri d’oggidì, se tecnologicamente armati di tutto punto ed a quanto dicono, per ben più alti scopi, danno in realtà la caccia a “paroline” a loro dire sbagliate, come se di norma in cucina si rincorresse una mosca fastidiosa armati di colubrina. Quanta improntitudine nel dichiarare il loro sconcerto; tacciamo poi dell’ insopportabile presunzione e dell’intollerabile sicumera, con cui rivendicano per sé il ruolo suppletivo del katéchon, in surroga ad una chiesa che ritengono disertrice, dal momento che essa non insegna più che è di gran lunga preferibile avere le mani nude e congiungerle in preghiera, impetrando dal Creatore la grazia di accettare la propria intrascendibile condizione di creatura, che reggere con la sinistra il biglietto vincente di una cospicua lotteria e con la destra l’infausto referto con una diagnosi di cancro.

  8. Ritengo il Card. Burke un riferimento importante per l’ortodossia. Non è colpa sua se é stimato dai cattofascisti: sarebbe commettere lo stesso errore degli stessi cattofascisti di imputare al Papa la colpa di essere “l’idolo” dei cattocomunisti. O forse entrambi hanno responsabilità nel non chiarire le proprie posizioni…? In ogni caso ‘combattere’ per la Verità (anche con conferenze scomode) significa amare i peccatori ‘risposati’ o gay, i quali con un ipotetico accesso alla S.comunione persevererebbero nel peccato e ne commetterebbero un altro. Sono certo che ciò non si avvererà per la Divina Provvidenza che continua a guidare la Chiesa e che agisce anche tramite questi coraggiosi cardinali. Grazie, che il Signore la benedica.

    1. Le ribadisco, come ho scritto sopra in risposta a un altro commento, che a mio parere – parere espresso nel legittimo esercizio della libertà dei figli di Dio – il Card. Burke ha mostrato ripetutamente di essere un imprudente ed attraverso la propria imprudenza ha dimostrato di prestarsi a mai smentite strumentalizzazioni da parte di circoli e persone che stanno veramente edificanto il proprio “essere cattolico” sull’antagonismo verso il Regnante Pontefice.
      Questo è un fatto: il Cardinale non li ha mai pubblicamente smentiti, anzi ha seguitato ad essere loro ospite.

      Come confessore e come pastore in cura d’anime, le faccio notare che esistono una serie di gravissimi peccati che vanno tutti quanti dalla cintura in sù.

      Esempio concreto: l’imprenditore “cattolico” che fa lavorare in nero, semmai senza neppure gli adeguati sistemi di sicurezza, 10 operai sottopagati, i quali non avendo alternativa devono soggiacere a orari di lavoro di 10 ore al giorno, con la paura di essere sbattuti fuori in qualsiasi momento dalla sera alla mattina.

      Le risulta per caso che nei circoli della pura, vera e sola tradizione cattolica, siano mai state spese parole per queste persone, situazioni e, soprattutto, per questi gravissimi peccati? Perché se bisogna marciare per la vita, visto che la vita comincia dal momento del concepimento, non sarebbe il caso di incentrare la nostra attenzione anche su questi esseri umani “abbondantemente concepiti” e ormai cresciuti?

      Concentrarsi in modo eccessivo e a volte ossessivo solo sui peccati che vanno dalla cintura in giù, porta all’inevitabile smarrimento della vera essenza cristiana, porta non all’etica, non alla sana morale sessuale cattolica, ma porta solo alle peggiori derive sessuofobiche.

      Stia certo, nessuno sancirà che i divorziati risposati possano ricevere l’Eucaristia, però mi dia retta: pensi, ma soprattutto provi scandalo e ribrezzo anche per tanti altri peccati, peggiori sia della convivenza sia della sodomia. Perchè i conviventi, od i gay, fanno una scelta discutibile e per noi sbagliata, ma chi, come l’imprenditore “cattolico” portato testé ad esempio, gioca invece sulla vita e sui bisogni vitali delle persone attraverso lo sfruttamento, il lavoro non retribuito ed il ricatto, è molto peggio di una coppia di conviventi o di due gay che si cimentano nella sodomia, peccato indubbiamente grave, ma nel quale sono coinvolti due conviventi o due gay, non 10 lavoratori e tutte le loro rispettive famiglie.

  9. Che questa gente sia molto nociva l’ho sempre saputo, ma un po’ forse perché alla fine pure io sono un po’ cinico, mi ci diverto pure a darci una sbirciata a sti siti. Però ha ragione, padre, ci sono tra i cattolici molti ingenui, e molti non hanno gli strumenti culturali per difendersi. In Chiesa e Post C., ad esempio la situazione sembra essere totalmente fuori controllo, ora compaiono gli articoloni, o gli auto – articolati di don Curzio Nitoglia, ma chi è costui? Ho provato a capirci qualcosa, poi preso da uno struggente senso di compassione verso me stesso, ho lasciato a più volenterosi. Poi c’è radio spada, ma sono impazziti costoro? All’inizio mi avevano pure tratto in inganno, e guardi che ce ne vuole per trarre in inganno uno smaliziato come me. Questi cazzuti “sed gladium” di radio spada: sedevacantisti, lebfevriani, cattolici vetus ordo, uniti in una santa alleanza contro la neo-chiesa che poi sarebbe composta da tutti coloro che non la pensano e non ragionano come loro. Mi sono fatto un’idea di questa gente: lottano per loro visione cattolica delle cose, ma hanno perso totalmente l’anima cristiana dell’esistenza, e faranno molto danno. Continui padre a dire…

    1. Caro Luigi.

      Come ho già più volte spiegato, a me interessano perlopiù, in questo momento, coloro che sono fuori dalla Chiesa o distanti dalla Chiesa. Infatti, se costoro dovessero prendere certe “espressioni” e “aggressioni” come una manifestazione del naturale pensare, sentire e agire cattolico, prima o poi, all’uscita delle chiese, noi che pure non c’entriamo niente con le loro “follie” verremmo presi a bastonate, mentre i responsabili dell’istigazione a certe reazioni, sarebbero chiusi dentro le loro ville dell’Olgiata, dei Castelli Romani o nei loro super-attici dei Parioli, a seguitare a dirsi gli uni con gli altri: quanto siamo cattolici … quanto siamo veramente tradizionali. Oppure nei loro uffici accademici a dirsi e cantarsi tra di loro: quanto sono metafisico, quanto sono epistemologo …

  10. Reverendo Levi di Gualdo,
    condivido quanto lei scrive a proposito della necessità che il Sinodo ai sacerdoti, e non solo a loro, indichi i criteri pastorali adatti per le situazioni nuove determinate dalla vita di oggi. Condivido anche quasi tutte le sue esemplificazioni. Mi lascia perplesso l’esempio dei due universitari fidanzati che devono frequentare l’università in una città lontana da casa. Sembrerebbe che in quel caso lei la soluzione ce l’abbia già senza aspettare l’indirizzo del Sinodo, e sia quella più lassista, che, cioè, ritenere normale che i due convivano per dividere le spese. Ma perché non consigliare loro di risolvere la faccenda come si è sempre fatto: lei andando a convivere con altre ragazze, lui con altri ragazzi? Con il vantaggio che potranno dividere le spese non solo in due ma anche in tre o in quattro!!!!!

    1. Caro Antonio.

      Le darò una lunga e articolata risposta che possa valere anche ai quesiti analoghi di altri lettori.

      … invece, a una di queste coppie di giovani universitari, io ho dato un altro genere di consiglio: “Perché non vi sposate? Se vi sentite pronti a vivere assieme, non vi sentite forse pronti a essere marito e moglie“? Poi, per smorzare un po’, strappai loro un sorriso dicendo: “Io ho un allievo e collaboratore che vive con me, che io ho seguito nel corso di tutti gli studi teologici e che oggi seguo in quelli specialistici, il quale mi offre un aiuto molto prezioso e a tratti indispensabile per le mie attività pubblicistiche, editoriali e anche pastorali; ma si tratta di un giovane uomo di 30 anni, non di una ragazza di 30 anni. Perché io prete cinquantenne ben me ne guarderei dal vivere con una giovane ragazza di 30 anni, specie essendo al momento ancora lontano dalla pace dei sensi, perché al fatto che una giovane e bella ragazza possa vivere con me sotto lo stesso tetto in un purissimo e casto rapporto tra prete e segretaria, forse il primo a non crederci sarei proprio io. E in ogni caso, come prete, non darei certo un buon esempio sia al mondo cattolico sia al mondo dei laicisti. Non a caso, se delle giovani signore o signorine hanno bisogno di parlare con me, io le ricevo sempre presso una istituzione religiosa, mai nessuna di esse è entrata in casa mia, dove entrano solamente: o uomini, o alcune donne anziane“.
      E detto questo, in modo scherzoso ma chiaro, loro intesero perfettamente che cosa intendevo dire.

      Alcuni esempi che io ho portato nel mio articolo sono appunto esempi, non sono delle risposte o delle soluzioni a dei problemi articolati e complessi. Sono il richiamo a quel concreto dinanzi al quale noi preti, specie noi che esercitiamo con dedizione il ministero di confessori e di direttori spirituali, ci troviamo a doverci confrontare giorno dietro giorno.

      Non le dico poi quante volte mi sono dovuto scontrare con delle “pie” mammine cattoliche, una delle quali persino solerte catechista, la quale così istruiva suo figlio di 28 anni: “Prima di sposarti, devi convivere almeno due anni, perché così potrete verificare se siete compatibili con la vera vita di coppie, evitando in tal modo futuri divorzi“.
      Mi sentii in dovere di prendere quella mammina, cattolica e persino catechista, domandandole anzitutto come mai sono parecchio numerosi i casi di coppie che, dopo avere convissuto non due anni, ma anche dieci, dopo essersi infine sposati, nel giro di un anno si sono divorziati?
      Per il semplice fatto che la convivenza è la “parodia” di un matrimonio nella quale si “gioca” a “fare” o “essere” marito e moglie, ma senza essersi assunti tutte le responsabilità sacramentali o civili che da ciò ne derivano; pertanto si è sempre con un piede sulla porta, liberi di prendere aria senza alcun problema in qualsiasi momento, in un clima di totale non-assunzione di responsabilità.

      Sempre limitandomi alle mammine cattoliche: Un altra mamma cattolica impegnata, anch’essa catechista, mi disse che sua figlia era andata a convivere col suo ragazzo, quindi mi domandò che cosa poteva farci. La risposta che questa donna si sentì dare, sarebbe stata davvero l’ultima cosa che poteva spettarsi da un prete, dato che le risposi: «Se vuole, posso dirle che cosa fece mia madre con me, le volte che io andai a convivere con le mie compagne». La donna strabuzza gli occhi e replica: «Padre, ma che cosa dice, sta scherzando, vero?». Ribatto: «No mia cara, non scherzo affatto. Io sono diventato prete a 40 anni. Nato cattolico e cresciuto con tutti i migliori crismi in una famiglia cattolica, ma poi, tra i 25 ed i 35 anni partii per la cosiddetta tangente, fino a quando mi ri-convertii, con i risultati che lei può vedere: non solo mi sono ri-convertito, ma sono pure diventato prete». E spiegai quindi l’agire di mia madre: «… mia madre non mi accolse mai in casa sua con le mie diverse conviventi del momento avute nel corso degli anni, dicendomi: se un giorno ti sposerai, potrai portarmi tua moglie, ma conoscere le tue concubine del momento non m’interessa e non le voglio proprio conoscere. Io rimasi a tal punto male che non feci visita a mia madre per alcuni anni, inutile dire però, oggi, quanto la ringrazi per quel suo atteggiamento duro e deciso».
      Per inciso: mi sono riferito solo a mia madre perché all’epoca, mio padre era già venuto a mancare, perché forse, lui, avrebbe reagito in modo ancora peggiore.

      Ritenevo superfluo precisare nel mio articolo – dando il tutto per scontanto – che sono contrario alla convivenza delle coppie dei giovani cattolici, ma dovevo però precisare che nell’esercizio del sacro ministero noi ci ritroviamo dinanzi a casi di fronte ai quali non abbiamo direttive di comportamento da parte della Chiesa, come per esempio nel caso delle coppie di conviventi che decidono di ricevere il Sacramento del matrimonio e che seguitano tranquillamente a convivere. Tempo fa, preparando una di queste coppie al matrimonio, per prima cosa dissi ai due: «Chiedete e ricevete l’assoluzione sacramentale, poi date pubblico esempio andando a vivere, per alcuni mesi, prima di sposarvi, a casa dei vostri rispettivi genitori, visto che potete farlo senza alcun problema». Loro andarono dal parroco, gli dissero quello che io avevo loro suggerito, ed il parroco, dopo una bella risata, li rassicurò dicendo: «Ah, ma non prestate ascolto a ciò che vi ha detto quel prete, è una brava persona, però è un mezzo … talebano». E detto questo passò a parlare di cose ben più serie, ossia che per sposarsi in quella chiesa, dato il prestigio storico del luogo, bisognava versare anticipatamente 250 euro, o meglio quella che io chiamo la redditizia fabbrichetta di matrimoni grazie ai quali, dinanzi al soldo, molti preti chiudono gli occhi e non vedono nulla attorno a sé: spose che entrano in chiesa semi-svestite, delle testimoni che paiono essersi appena staccate dal palo della lap-dance o essere appena smontate da lavoro come entreneuse presso un night club … e via dicendo.

      Ultimo esempio: io non accetterei mai come catechista una donna che ha una figlia/figlio convivente, con un figlio avuto fuori dal matrimonio e che si prodiga in tutto a per tutto a offrirgli danaro, a pulire loro la casa, a far la spesa e a cucinare per i due, a fare da baby sitter al bambino e via dicendo, perché fare tutto questo vuol dire approvare pubblicamente la loro scelta e sostenerla, per di più ricoprendo un ruolo formativo all’interno di una struttura parrocchiale della Chiesa. Diversamente invece, mia madre – che non ha mai fatto la catechista – avrebbe potuto essere una formatrice più che mai esemplare e credibile, proprio per il fatto che ella – affatto responsabile ad alcun titolo delle scelte del figlio – mostrava in tutto e per tutto di non approvarle e di non appoggiarle, cosa questa che l’avrebbe resa particolarmente credibile, se posta in un ambito formativo cattolico come catechista.

      Quando però a un parroco sollevai questioni circa la opportunità di far fare la catechista a una divorziata risposata civilmente che aveva una figlia che era andata a convivere con il suo ragazzo e che lei si premurava di mantenere, lui mi guardò dall’alto in basso e mi rispose: «Sai, viviamo nel 2011, non viviamo più nel medioevo».

      E siccome abbiamo a che fare sempre di più con vescovi che semmai hanno “studiato” da vescovi fin dal seminario, ma che pur avendo trascorso il tempo a sgambettare e sgomitare come funzionari aspiranti al grande scatto di carriera non si sono però mai cosparsi di parfume des moutons (profumo/odore delle pecore di cui deve profumare il pastore, secondo il Santo Padre Francesco), non vorrei che allo stesso Sinodo – al quane saranno presenti anche questi soggetti assieme a svariati tromboni o ex tromboni accademici – si finisca col parlare dei massimi sistemi dell’universo anziché delle reali e concrete emergenze pastorali legate alla famiglia, ai rapporti di coppia, quindi alla disciplina dei Sacramenti, in un mondo che ha ormai totalmente soggettivizzato e relativizzato sia l’idea di famiglia sia l’idea di sessualità umana.

      Capisce come mai ho affermato che in certe cose e su certe problematiche, noi preti abbiamo bisogno di precise direttiva da parte della Chiesa? E mi creda, tutto questo io lo esprimo e lo scrivo non solo come prete, ma con tutta la mia ricca e passata esperienza di peccatore che attraverso la correzione dall’errore e dal peccato è prima tornato alla fede, poi è diventato sacerdote di Cristo, fedele fino ad oggi alle promesse fatte dinanzi al Vescovo ed a tutto il presbiterio nel giorno della sacra ordinazione, cosa non dovuta ad alcun titolo a miei meriti, ma solo alla grazia di Dio che io seguito semplicemente ad accogliere giorno dietro giorno e che mi rende fedele alle mie scelte di vita ed al sacro ministero.

      1. Grazie, reverendo don Ariel, per la sua risposta alla mia lettera un po’ provocatoria. Ne immaginavo i contenuti, ma ho voluto che li esplicitasse per me e per e per gli altri. Manco a dirlo: condivido tutto fino all’ultima virgola.

  11. Io e Padre Ariel ci parliamo da molto tempo e ci conosciamo di persona, e più volte ho ricevuto da lui l’assoluzione. Ho scoperto la mia omosessualità adolescente, andando all’università fuori sede, quando entrai nel vortice dei circoli gay, credendo in questo modo di poter conquistare la … liberazione. Ho conosciuto il mondo gay in generale, quello dell’Arcigay in particolare, i luoghi simbolo ecc … Alla fine sono rimasto solo (come Padre Ariel sa) a “combattere” con la mia omosessualità, verso la quale ho iniziato a non sentirmi a mio agio, dopo i 25 anni, e dopo averne provate di tutte tra i 19 e i 24 anni, ma proprio tutte.

    Rido oggi a amare lacrime su questo splendido mondo gay, presentato in maniera non reale, da lobbyes politicizzate, che hanno tutte come unico comune denominatore l’odio verso la Chiesa cattolica e il cattolicesimo.

    Tre anni fa incontrai a Roma Padre Ariel, parlammo per alcune ore nei pressi di san Pietro dove ci demmo appuntamento. All’epoca ero sempre un po’ dentro un po’ fuori, ero combattuto. A un certo punto questo prete (se non mi censurate vorrei dire … con due coglioni da paura!) mi folgorò con la seguente domanda: “Facciamo un giro su tutti i siti ufficiali delle associazioni gay, sulle loro riviste, sulle immagini pubblicamente presentate. E dimmi, che cosa vediamo? Vediamo giovani belli, tonici, atletici, con l’addominale scolpito … vediamo il tripudio dell’edonismo elevato alla massima potenza. E chi sono gli esponenti di questo fantastico mondo? Architetti di grido, professionisti super pagati, imprenditori della moda, del cinema, attori … tutta gente di successo con redditi molto elevati. Ma dimmi, esiste (n.d.a amabili parole pastorali sue, sempre se l’Isola non le censura) qualche amabile gay che lo piglia nel […] che sia brutto, grasso, senza capelli … esistono operai a mille euro al mese di stipendio che alla catena di montaggio dicono ai colleghi, sai, io sono gay, e gay è bellissimo! Quanti sono gli operai in cassa integrazione che da una parte protestano per la perdita del lavoro, e dall’altra dicono: sapete, io sono gay, e vi garantisco che gay è bellissimo?”.

    Quando si fa l’abitudine a un certo tipo di mondo, non se ne colgono più gli aspetti, per un discorso di assuefazione. E Padre Ariel aumentò la dose con un’altra domanda: “Quante coppie di omosessuali uomini, tu hai conosciuto nel tempo, che vivono stabilmente assieme da anni e anni, in un rapporto di profondo e inseparabile amore?”. Risposi, sinceramente, che ne avevo conosciuta una sola, di cinquantenni che vivevano insieme da quasi 30 anni, però, poi, dovetti ammettere onestamente che si, stavano assieme, lavoravano assieme (erano uno architetto uno ingegnere con comune studio di progettazione), ma che poi si facevano la loro vita, a volte si passavano tra di loro anche i ragazzi”. A quel punto il Padre mi disse: “Ah, capisco, caritatevole interscambio di giovani marchettari!”. E io dovetti dire … si, è vero, si.
    Il discorso sarebbe lungo, provo, se mi sarà permesso pubblicarlo, a spiegarvi l’umanità di questo prete che talvolta parte con termini e parole tanto dure e severe:

    1. Non mi ha mai giudicato
    2. Mi ha sempre assolto sul proposito “propongo con il tuo santo aiuto di non offenderti (Signore) mai più e di fuggire le occasioni prossime del peccato.
    3. Mai dalla sua bocca è uscita una parola contro gli omosessuali, molte e severe ne sono invece uscite sui lobbisti politici delle associazioni gay.

    Di una cosa son convinto: omosessuali non si nasce, nessuno lo nasce, tutti lo diventiamo, e l’omosessualità non è affatto detto che sia uno stato permanente, irreversibile, dell’uomo o della donna. Sono partito da questa consapevolezza, aiutato dal Padre ho chiesto supporto psicologico, lui mi consigliò di scegliere come psicoterapeuta una donna, invece di un uomo, e così feci, e dopo due anni di psicoterapia continuata, iniziai a raccogliere frutti.

    Lo scorso anno andai in vacanza in Sicilia, e feci una puntata a Siracusa, perché anche il Padre si trovava in Sicilia per un periodo di tempo, e celebrava la Messa al santuario della Madonna delle Lacrime. Dopo la Messa andai a salutarlo in sacrestia, e arrivati fuori dal santuario gli dissi: “Padre, vestito di bianco in questo modo mi sembri il papa!”. Lui (sempre se non mi censurate) rispose: “Ma vedi d’andà a […], non vedi che ho i bottoni e la fascia nera in vita. Mi fa piacere vederti, vedo che non potevi fare a meno di rompermi le […] anche qua”. Poi mi abbracciò e mi disse: “Brutto finocchio!”.
    Uno potrebbe pensare che, questo, è un atteggiamento da caserma, non da prete, per giunta da parte di un prete che ha uno stile molto aristocratico, e allora perché? Ecco, posso dirvi che quell’abbraccio, e quella battuta scherzosa “brutto finocchio”, mi fece sentire bene, perché mi fece sentire accolto, apprezzato, e quindi meta di battute goliardiche. Quel “brutto finocchio” detto da un soggetto che non usa mai le parole a caso, era l’acme della sdrammatizzazione.

    Andammo a prendere una granita insieme e io gli detti l’annuncio che ero fidanzato, e che stavo pensando a sposarmi. E ancora ecco uscire il meglio del Padre Ariel: “fidanzato? Con una donna-femmina? Oddio che orrore”. La mitica frase del film “il vizietto” che Alben disse al suo compagno (Ugo Tognazzi) quando gli annunciò che il figlio avuto prima della loro convivenza con la moglie, si stava per sposare.
    E ancora mi fece sentire bene, mi fece ridere, per meglio introdurmi a un discorso tanto serio che fu questo: “Figliolo(e quando lui ti chiama figliolo, ti ci chiama perché ti sente tale sul serio), se adesso io ti metto dinanzi un bel ragazzo con … (sempre se non mi censurate) un […] ritto lungo tanto, tu quali reazioni pensi di avere, specie se il ragazzo ci sta?”.
    Io pensavo che il Padre facesse salti mortali, apprendendo che stavo pensando a sposarmi, pensavo che, per lui, questo, fosse un successo personale, invece no, e mi disse: “Non basta amare una ragazza, cosa di cui sono molto felice, ma proprio perché la ami, è necessario che tu, trovandoti in una possibile situazione, come quelle che ti ho descritto, dinanzi a quel ragazzo tu ti metta a ridere dicendogli: tesoruccio bello, rimetti dentro il tuo pistolino, perché se mi gira male e ti faccio vedere il mio, rimani traumatizzato a vita”.

    Ho seguito il suo consiglio e sto seguitando a maturare e rafforzarmi, amo una ragazza e desidero sposarmi appena sarà possibile.

    Forse, a parlare di famiglia e sessualità, andrebbe chiamato Padre Ariel, che non tirerebbe fuori un linguaggio da caserma, o fraseologie da suscitare le invidie di Boccaccio, perché se è necessario è capace a fare Boccaccio, se è necessario è capace a dirle in rima angelica come l’Alighieri.

    Vi autorizzo a cancellare le cose che no ritenete opportune, se non vi è possibile pubblicarle, senza problema.

    Lettera Firmata

    1. Caro Lettore.

      il Padre Ariel non voleva pubblicare questa lettera per un semplice motivo: non essendo per ovvie ragioni firmata, qualche anima pia potrebbe partire all’attacco dicendo che è stata confezionata da noi.
      Non abbiamo tolto niente al testo e capiamo perfettamente che talvolta, delle parole colorite, in dialoghi strettamente privati, possono incentivare la riflessione su certe situazioni, o sdrammatizzarne altre.
      Non abbiamo cancellato dal discorso, come lei ci ha autorizzati a fare, le parole colorite, né le abbiamo sostituite con altre, abbiamo solo messo al loro posto dei punti di sospensione, per evitare che alcuni personaggi, schivi a dialogare sul tema e sul contesto, ma a continua caccia di “paroline” a loro dire sbagliate, possano perdere tempo ed energie a costruire interi teoremi su una parola colorita detta da un prete in un contesto strettamente privato a tu per tu con l’interlocutore e poi dallo stesso riferita in una sua pubblica testimonianza.
      Ci siamo poi permessi solamente di mettere in corsivo le parti dei dialoghi riportate.

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