il coronavirus, il virus dell’ignoranza e il fallimento della democrazia dementocratica: voteremo a un referendum popolare basato sulla demagogia e sulla invidia sociale?

— Le lectiones magistrales de L’Isola di Patmos —

IL CORONAVIRUS, IL VIRUS DELL’IGNORANZA E IL FALLIMENTO DELLA DEMOCRAZIA DEMENTOCRATICA: VOTEREMO A UN REFERENDUM POPOLARE BASATO SULLA DEMAGOGIA E SULL’INVIDIA SOCIALE?

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A chi non fosse chiaro fornisco un esempio: nel 1497 il giovane Michelangelo Buonarroti scolpì ad appena 22 anni “La Pietà”, che tutt’oggi rappresenta i capolavori dell’arte italiana nel mondo. Cinque secoli dopo, nel 2019, ad appena 33 anni il giovane Luigi Di Maio è nominato ministro degli esteri. Nessuno faccia strane congetture, tipo: dal Buonarroti della Pietà a Di Maio che fa pietà. Anzi chiariamo: sono io, che essendo stupido e limitato, non sono in grado di cogliere il genio pentastellato di questo giovane ministro che oggi rappresenta la storia e la dignità del nostro Paese nelle relazioni internazionali con gli altri Stati.

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Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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AUDIO LETTURA DELL’ARTICOLO

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il ministro degli affari esteri Luigi Di Maio preposto a rappresentare la storia e la dignità del nostro Paese nei rapporti internazionali [foto tratta da TgCom] 

Che cosa significa “democrazia”? Come spesso ho spiegato, è necessario chiarire il significato delle parole per evitare il rischio della incomunicabilità, come accade quando si usano le parole per ciò che significano rivolgendosi però a chi le usa per ciò che non significano.

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Questo lemma di derivazione greca è composto da δῆμος (dèmos), che significa “popolo” e κρατία (krazìa) derivante da κράτος (krátos) che significa «potere». Democrazia significa alla lettera “potere del popolo” e indica una forma di governo nella quale il popolo esercita la sua sovranità attraverso rappresentanze elettive.

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I primi cenni alla nozione di democrazia li troviamo nella filosofia di Platone [Atene 348 circa – Atene 428 circa a.C.] che illustra in ordine discendente i quattro regimi di governo: aristocrazia, timocrazia, monarchia, democrazia.

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I sapienti greci, della democrazia, avevano la grande stima che narrano oggi molti autori di testi giuridici? No, a partire da Platone che mette in guardia come la democrazia possa portare alla tirannia per opera dei demagoghi.

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È lo stesso Platone che definisce nelle sue opere [Πολιτεία (Politico), redatta tra il 360-390 a.C. Νόμοι (Leggi), opera rimasta incompiuta e terminata da discepolo Filippo di Opunte] il termine demagogia, che deriva dai termini δῆμος (dèmos) “popolo” e ἄγω (ago), “trascino”. Il demagogo è quindi il politico che facendo leva sugli umori più o meno irrazionali del popolo, cerca di conquistarne il favore per instaurare e per mantenere il proprio potere.

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Non meno critico Aristotele [Stagira 384 – Calcide 322 a.C.] che indica le tre forme di governo molto soggette a corruzione: il governo del singolo, ossia la monarchia; il governo delle élites, ossia la aristocrazia; il governo dei ceti degli aventi diritto, ossia la timocrazia. Tutte forme che potevano degenerare in dispotismo oligarchico. Anche in questo caso chiariamo: oligarchia, che deriva da ὀλίγοι, (olígoi) pochi, ed ἀρχή (arché) comando, indica una forma di governo gestita da pochi. Tra le varie forme di governo Aristotele giudicava la democrazia una delle peggiori, perché strumento privilegiato di coloro che per avere il favore delle masse giocavano sulla emotività del popolo attraverso la demagogia per conquistarne i favori.

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Affinché gli ignoranti non si sentano offesi nel corso di questa esposizione, chiarisco che il lemma “ignorante” deriva dal latino ignoransantis, participio presente di ignorare «ignorare», che significa: colui che non conosce una determinata materia. Per esempio io sono ignorante in materie come la matematica, la fisica, l’astronomia e molte altre, in quanto le ignoro, ossia non le conosco. Non essendo però un ignorante arrogante come l’esercito di coloro che popolano i social media, non oserei mai ribattere a un fisico, a un matematico a un astronomo, proprio perché sono totalmente ignorante. In tutta questa esposizione il termine “ignorante” sarà usato per ciò che realmente significa, non per ciò che non significa.

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Coloro che nell’antica Grecia miravano a costituire un sistema improntato su criteri che oggi definiremo di libertà, non usavano il termine “democrazia”, facevano uso di altre parole, per esempio “isonomìa”, che indica il concetto di eguaglianza delle leggi per tutti i cittadini; oppure “isegorìa”, che indica il concetto di uguaglianza con annesso diritto dei cittadini di prender parola nell’assemblea, il tutto sulla base del principio di eleutherìa e di parresìa, che indicano, rispettivamente, il concetto di libertà in generale e il concetto di libertà di parola.

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I grandi pensatori di quella stagione, non hanno mai concepita la possibilità che degli ignoranti arroganti potessero prendere parola nell’assemblea. Le fonti storiche offrono come esempio il discorso tenuto dal Beato Apostolo Paolo all’areopàgo di Atene [Atti degli Apostoli: 17, 22-34], perché questo era il livello di coloro ai quali era concesso parlare. Allo stesso modo, nella antica Grecia, sempre quella reale, non sarebbe stato pensabile che gli ignoranti potessero beneficiare di quello che oggi si chiama “diritto di voto”. In tal caso si sarebbe caduti nella democrazia, ossia nella dittatura del popolo pilotato da piccoli gruppi di politicanti che avevano bisogno di necessità degli ignoranti per instaurare il proprio personale potere.

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Gli antichi sapienti greci avevano capito tutto, siamo noi che non abbiamo capito, sino a far pensare ai greci ciò che mai hanno pensato e facendogli dire ciò che mai hanno detto.

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I POLITICI SONO CORROTTI PERCHÉ È CORROTTO IL POPOLO. L’EMERGENZA DA CORONAVIRUS HA PORTATO ALLO SCOPERTO LA FRAGILITÀ DEL NOSTRO SISTEMA FONDATO ANCHE SU MALAFFARE E CORRUZIONE

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La democrazia, intesa nell’accezione moderna, è la forma più fragile di governo e per reggersi richiede grande maturità da parte delle popolazioni. In caso contrario si corre il rischio di dare vita alla forma più degenerata di democrazia: la democrazia senza libertà, come vedremo di seguito.

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Per comprendere questo rischio, bisogna partire analizzando tre elementi: democrazia, demagogia e ignoranza. L’elemento più fragile e rischioso sul quale si reggono le democrazie è il diritto di voto esteso a tutti. Le varie costituzioni democratiche erette su criteri di democrazia diretta, enunciano il princìpio della sovranità del popolo: tutti i cittadini partecipano alle decisioni di governo mediante il voto col quale concedono o revocano il mandato ai politici scelti come rappresentanti e amministratori. 

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Come capite si tratta di una forma di governo molto elevata, dinanzi alla quale dovremmo domandarci: cosa può accadere, in un sistema democratico, se un esercito di ignoranti arroganti cede alle manipolazioni dei demagoghi? Cercherò di spiegarlo prendendo come esempio il nostro Paese nel quale si è cristallizzata questa dissociazione: un popolo corre periodicamente alle urne a dare il voto anche ai peggiori corrotti, per poi lucrare da essi “diritti” alla illegalità, salvo lamentare poi la corruzione della politica e dei politici, che non nasce però da sé stessa, ma è generata dal popolo. Ovvio che il popolo è formato anche da ottime persone, considerando però che le elezioni le vince chi ottiene più voti, è presto detto: se come rappresentante al parlamento o amministratore locale è eletto un soggetto noto a tutti per essere vicino alla ‘ndrangheta, è evidente che la maggioranza dei calabresi aventi diritto di voto ha espresso ciò che pensa, ciò che vuole e ciò che il popolo è nella sua maggioranza. Non lo dico io, lo dicono i voti dati sulle schede elettorali.

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È noto che parte del nostro Paese è in mano a tre associazioni mafiose: la Camorra, la ‘ndrangheta e Cosa Nostra. E se qualcuno lo negasse, credo che dovrebbe renderne conto anzitutto ai familiari dei morti ammazzati sotto i colpi di queste mafie, a partire da numerosi servitori dello Stato.

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Su che cosa si reggano queste mafie lo sappiamo da sempre: sul voto di scambio. Se infatti queste mafie sono degli squali, la democrazia è l’acqua dell’oceano in cui prosperano. E in certe zone nessuno ottiene la maggioranza senza i voti pilotati dalle mafie. Sicché è presto detto, il politico corrotto non è un fungo che nasce in modo autonomo, è il frutto generato dalla corruzione del popolo che in cambio del voto ottiene poi molte cose: occhi chiusi sulla evasione fiscale, sul lavoro nero, sugli abusi edilizi, concessioni di appalti, danaro pubblico sperperato a fiumi, pensioni di invalidità fasulle, sovvenzioni per i progetti più improbabili erogate attraverso truffe ai danni dello Stato e via dicendo …

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È possibile mettere in ginocchio e sconfiggere certe potenti mafie? Si, da sempre conosciamo il modo: sospendere per dieci anni le elezioni politiche e amministrative in circa metà del nostro Paese, affidando la gestione delle amministrazioni a commissari governativi. Cosa però impossibile a farsi, perché il sistema democratico mutato in regime dementocratico non lo consentirebbe mai, anche se le mafie si servono di una democrazia collassata per imporre il proprio controllo su interi territori del Paese.

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Oggi che a causa della emergenza da Coronavirus ci ritroviamo in grave crisi economica, pretendiamo forse che l’Europa ci faccia piovere addosso piogge di danaro a fiumi? Siamo seri: se noi conosciamo i giochi di interessi e gli egoismi dei vari Paesi dell’Unione Europea, che non sono angeli, in testa a tutti Germania, Francia e Olanda, loro conoscono altrettanto bene noi e sanno quale ingegno siamo capaci a mettere in campo quando c’è da sperperare soldi. Casomai non fossi stato chiaro allora lo sarò di più: nel corso degli anni, la Calabria e la Sicilia hanno restituito all’Europa decine di milioni di euro che non sono stati usati per valorizzare i territori, il turismo, l’artigianato e le piccole imprese locali. Come mai? Ma perché l’Europa vuole progetti concreti, resoconti e opere eseguite, non intende finanziare né la ‘ndrangheta né Cosa Nostra. A quel punto, non potendo fare raggiri, i fondi non sono stati usati, quindi restituiti. Perché questa è la logica mafiosa: se non posso rubare i soldi, allora non li voglio.

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IL PIÙ GRANDE ACQUISTO DI VOTI EFFETTUATO CON I SOLDI DEI PUBBLICI CONTRIBUENTI: IL REDDITO DI CITTADINANZA. È POSSIBILE SCONFIGGERE LE MAFIE? SI, SAPPIAMO DA SEMPRE COME POTERLO FARE

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Uno dei più grandi acquisti di voti realizzato con i soldi pubblici nella storia del nostro Paese è stato il reddito di cittadinanza, col quale sono stati mietuti voti in tutto il Meridione d’Italia, con i conseguenti intrallazzi che di tanto in tanto saltano agli onori delle cronache. Il tutto per l’opera di un manipolo di giovani politici improvvisati emersi dalle proteste demagogiche di un comico schizofrenico che ha aizzato il popolo giocando sugli umori delle masse. Il tutto a riprova della sapienza del teatro greco, nel quale è noto in che modo, dopo la tragedia, si passasse alla farsa grottesca e poi alla satira.

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La legge prevede che questo “reddito elettorale”, sia ritirato se il beneficiario rifiuta una congrua offerta di lavoro per due volte. Domando: quanti sono i lavori per i quali imprese e artigiani italiani del Meridione sono obbligati ad avvalersi di manodopera straniera? E se torno a richiamarmi al Meridione, non è per anti-meridionalismo, ma perché esso detiene il numero più alto di disoccupati e di persone che lavorano in nero e che prendono poi assegni di disoccupazione e sussidi vari. Qualcuno, a questi beneficiati da “reddito elettorale”, ha mai offerto lavori nel settore agricolo, mentre frutta e verdura marcivano nei campi per mancanza di manodopera straniera, impedita a giungere in Italia per l’emergenza da Coronavirus che aveva chiuso le frontiere? Qualcuno ha offerto posti di impiego presso cantieri edili, ristoranti o alberghi, dove sui ponteggi di lavoro, dentro le cucine e come addetti alle pulizie delle camere, provvedono quasi esclusivamente lavoratori africani, o lavoratori provenienti dal Bangladesh e dallo Sri Lanka? Posso testimoniarvi che nel corso di questa estate mi sono recato in diverse località costiere, non per vacanza, ma per fare incontrare varie persone. Queste le scene che si sono presentate ai miei occhi in una zona litoranea, in uno di quegli angoli del nostro Paese dove il rituale pianto sulla disoccupazione ha ormai quasi il sapore di un rito: dentro ristoranti, bar, alberghi, il personale di servizio era per la quasi totalità composto da nordafricani, orientali e latinoamericani, mentre sul lungomare passeggiavano per la meritata movida i beneficiati da reddito di cittadinanza. Se ai beneficiati da questo “reddito elettorale” fossero proposti i lavori svolti da volenterosi cittadini stranieri, previo ritiro del reddito dopo il secondo rifiuto, alle prossime elezioni, darebbero di nuovo il voto ai figli onirici del comico schizofrenico, che ripeto: si sono comprati i voti a spese dei pubblici contribuenti della Repubblica Italiana attraverso il reddito di cittadinanza?

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LO STATO INTESO COME ENTITÀ ASTRATTA CHE “DEVE”. IL CITTADINO INVECE, ALLO STATO NON DEVE NIENTE? CHI EVADE IL FISCO DERUBA LA COLLETTIVITÀ NAZIONALE INTERA

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Come abbiamo visto in occasione dell’emergenza da Coronavirus, dalle bocche delle “vittime senza macchia” che costituiscono il corpo del popolo sovrano, si è levato il grido: “Lo Stato deve!”. Sì, perché a oltre 150 anni dall’Unità d’Italia, ancora non si è compreso che lo Stato non è un’entità astratta, lo Stato siamo tutti noi. A maggior ragione, all’esercito di evasori fiscali, di lavoratori in nero e traffichini vari, si sarebbe dovuto rispondere … sì, “lo Stato deve”, ma tu, allo Stato, che ripeto siamo tutti noi, in doveri, non devi niente? Insomma: non è che per molti, questa entità astratta dello Stato, rischia di essere una vacca da mungere, ma al tempo stesso da frodare quando si deve adempiere al dovere di pagare le tasse? Ovviamente, il ladro o il truffatore non ammetterà mai di essere tale, anzi cercherà plausibili giustificazioni, per esempio affermando che non paga le tasse perché inorridisce all’idea che con i suoi soldi siano pagati stipendi e rimborsi alla classe parassitaria di quei politici che tra l’altro, l’evasore, ha votato ed eletto. Ladri e truffatori tentano sempre di giustificarsi, ignorando che nel bilancio dello Stato, le spese per il pagamento di stipendi e rimborsi dei politici, sono del tutto irrisorie. Molto è invece il danaro necessario per garantire gratuitamente a tutti l’istruzione, l’assistenza sanitaria, l’assistenza per anziani e disabili, il sistema di pubblica sicurezza a tutela della collettività e dei singoli cittadini, per i centri di ricerca scientifica e via dicendo … E chi evade il fisco non truffa una non meglio precisata entità astratta chiamata Stato, ma deruba la collettività nazionale intera.

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A tutto questo si aggiunga che gli evasori fiscali sono i principali responsabili dell’aumento della pressione fiscale. Chiariamo in cifre l’entità del tutto: nel 2019, il ministero delle finanze, ha calcolato che nel nostro Paese l’evasione fiscale si aggira attorno ai cento miliardi di euro all’anno [Rapporto stilato nel 2019 dal Ministero dell’Economia e delle Finanze]. Posso confidarvi che, essendo io ignorante in matematica e non solo, non sono capace a scrivere questa cifra, perché non so neppure da quanti zeri deve essere composta?

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Per evitare inutili polemiche ometto il nome della città, limitandomi a dire che nelle statistiche ufficializzate nel 2019 dal ministero delle finanze, questa provincia del nostro Meridione risultava agli ultimi posti come reddito pro capite e gettito fiscale, con una disoccupazione giovanile stimata al 32%. Però, allo stesso tempo, questa provincia risultava ai primi posti a livello nazionale per la immatricolazione di auto di grossa cilindrata e i consumi di beni di lusso. A questo si aggiungeva un altro dato: le seconde case di proprietà erano superiori in numero a quelle delle province più ricche della Lombardia.

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Come mai dinanzi a simile evidenza non si è proceduto a sanzionare l’esercito di evasori fiscali affatto difficili da individuare? Semplice: certi politici, correrebbero mai il rischio di compromettere un loro prezioso serbatoio elettorale? E con questo è ribadito che la mala politica e i politici corrotti non sono funghi che nascono spontaneamente, ma il prodotto della corruzione del popolo che vive nel malaffare e che si dichiara immacolato dando poi le colpe all’entità astratta dello Stato e ai politici che loro stessi hanno eletto.

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L’epidemia da Coronavirus è stato un imprevisto che ha messo in luce quanto pericolosa sia la nostra economia retta anche sulla evasione fiscale e il lavoro nero. Alcuni anni fa, in periodi di crisi economica, migliaia di piccole imprese si cancellarono dai registri, mentre i politici di opposizione vagavano per le televisioni a lamentare questa situazione. Vi risulta abbiano però lamentato che numerose ditte, dopo essersi cancellate dagli albi, avevano seguitato a lavorare in nero senza pagare le tasse, favorendo così il sommerso e il lavoro nero? No, che non lo hanno lamentato, perché anche quest’altro gran serbatoio elettorale, non lo poteva toccare nessuno.

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POLITICI E GIORNALISTI CHE PRIVI DI COMUNE SENSO DEL RIDICOLO PARAGONANO IL SISTEMA ITALIANO E I SUOI CITTADINI A QUELLO DELLA GERMANIA E DELLA SVIZZERA E AI SUOI CITTADINI. GLI ITALIANI, SONO DAVVERO UN GRANDE POPOLO?

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In seguito alla emergenza da Coronavirus che ha avuto gravi ripercussioni sui consumi, sull’economia e il mercato del lavoro, molti di coloro che danno vita a questo sommerso si sono ritrovati in enormi difficoltà. E spesso, proprio costoro, hanno lamentata la “assenza dello Stato” che a loro dire “deve … deve e solo deve”.

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E ai discorsi demagogici di certi politici si sono uniti quelli di diversi giornalisti cimentatisi in paragoni assurdi, sino ad affermare che: … in Italia hanno promesso sussidi per persone e imprese in difficoltà che non sono ancora arrivati alla gran parte, mentre in Germania e in Svizzera, in pochi giorni hanno depositato i soldi sui conti dei cittadini.

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Rimango con un dubbio: i politici che usano lo strumento della demagogia e i giornalisti che li assecondano, sono scusabili per mancanza d’intelletto, o sono invece in malafede? Perché paragonare la Germania o la Svizzera all’Italia è degno della comicità più esilarante. Basterebbe solo domandarsi: quanti in Germania pagano le tasse e quanti, le stesse tasse, le pagano in Italia? Per quanto riguarda la Svizzera vorrei ricordare che quando fu indetto un referendum per abolire il canone televisivo, gli svizzeri votarono a maggioranza contraria, perché ritennero giusto pagare questo pubblico servizio svolto dalla televisione di Stato. Detto questo ricordo agli smemorati: in Italia, per riuscire a far pagare il canone televisivo, hanno dovuto inserirlo nelle bollette dell’energia elettrica, perché in certe regioni del nostro Paese i pagamenti evasi giungevano a una percentuale del 70% circa degli utenti.

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Sempre in quei momenti di grande emergenza da Coronavirus, giorno dietro giorno si susseguivano politici e opinionisti che ribadivano quanto noi siamo un grande popolo … Mi dispiace, ma non è vero: noi siamo un popolo con un basso senso della dignità nazionale e collettiva che non può paragonarsi a un popolo dotato di senso di appartenenza, di nazione e di responsabilità civica come lo sono i francesi. Noi siamo un popolo che possiede ricchezze storiche, artistiche e ambientali uniche al mondo, ma non le sappiamo sfruttare, valorizzare e mutare in ricca economia. Da Napoli in giù, fino alla punta estrema della Sicilia, abbiamo una industria a cielo aperto che non produce fumi tossici e inquinamento e che si chiama clima, mare e straordinarie bellezze paesaggistiche. E malgrado i più spaventosi orrori edilizi praticati, i centri storici devastati e le coste scempiate con colate di cemento perlopiù abusivo, la bellezza riesce a predominare sulle bruttezze create dalla nostra inciviltà. Purtroppo, questa fetta del nostro Paese che poi è la più bella e ricca di risorse in assoluto, non è gestita dallo Stato, ma da tre potenti associazioni mafiose che fanno comodo a grandi sacche di politica e che per questo non vengono decapitate, rendendo quindi pura retorica ogni discorso sul rilancio dello splendido e potenzialmente ricchissimo Meridione d’Italia.

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Vorrei anche smantellare un altro falso mito: non siamo neppure un popolo di persone geniali, perché esserci abituati a vivere di intrallazzi, non fa di noi dei geni, ma degli abili trafficoni. E non siamo neppure il popolo di intellettuali che ci suoniamo e cantiamo addosso da noi stessi, tutt’altro: siamo un popolo di gretti ignoranti. La prova riguardo certe parole così dure? Basta prendere uno studente italiano di scuola media superiore o di università e metterlo a confronto con uno studente tedesco o francese. Più tragico sarà il risultato se confronteremo gli insegnanti italiani con quelli francesi e tedeschi, perché nessuno come noi, a partire dal post Sessantotto, è riuscito a dare vita a una classe di docenti dotati di una ignoranza imbarazzante.

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Siamo veramente un popolo ricco di eccellenze nei vari campi delle scienze e del sapere? Figurarsi! Di eccellenze ne abbiamo, ma tutte sono il prodotto delle loro doti naturali, del loro intelletto e del dolore spesso immane col quale sono riusciti ad andare avanti e infine emergere dopo lotte condotte per lunghi anni contro sistemi accademici, scientifici e professionali corrotti e corruttori in mano alla politica, ai grandi baronati accademici e alle logge massoniche che intrallazzano con la politica e con i baronati.

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Noi non siamo un grande popolo, né un popolo di geni, né un popolo di eccellenze, siamo degli scaltri egoisti individualisti specializzati nell’arte del fregare il prossimo. E se di genio vogliamo parlare, esso consiste nel fatto che tra espedienti e intrallazzi siamo riusciti sempre a rimanere a galla nel grande oceano del nostro malaffare. È in questo, che siamo un popolo geniale.

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Inutile fare il pianto del coccodrillo sulla fuga delle più belle teste dall’Italia, perché il vero problema è che le peggiori teste di rapa rimangono nel nostro Paese e diverse, dopo le ultime elezioni, ce le siamo ritrovate nel parlamento.

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A chi non fosse chiaro fornisco un esempio: nel 1497 il giovane Michelangelo Buonarroti scolpì ad appena 22 anni “La Pietà”, che tutt’oggi rappresenta i capolavori dell’arte italiana nel mondo. Cinque secoli dopo, nel 2019, ad appena 33 anni il giovane Luigi Di Maio è nominato ministro degli esteri. Nessuno faccia strane congetture, tipo: dal Buonarroti della Pietà a Di Maio che fa pietà. Anzi chiariamo: sono io, che essendo stupido e limitato, non sono in grado di cogliere il genio pentastellato di questo giovane ministro che oggi rappresenta la storia e la dignità del nostro Paese nelle relazioni internazionali con gli altri Stati.

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IGNORANZA ED EGOISMO RENDONO LA DEMOCRAZIA DEMENTOCRATICA, MENTRE CIÒ CHE SOLO CONTA PARE ESSERE LA PAURA DI DITTATURE CHE NON TORNERANNO MAI PIÙ 

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Veniamo adesso al rapporto tra democrazia, ignoranza ed egoismo, perché ignoranza ed egoismo rendono la democrazia dementocratica. Domanda: è giusto che tutti possano beneficiare del diritto di voto? Mi spiego con due esempi: a certe condizioni dettate dalla legge, è possibile avere il porto d’armi e un’arma da fuoco in dotazione. Domandiamoci: come mai, il certificato elettorale, è concesso a tutti, compresi disagiati mentali e idioti conclamati, mentre il porto d’armi no? Può nuocere di più uno squilibrato con un’arma da fuoco in mano, oppure 10.000 squilibrati che si recano alle urne a votare?

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Per prendere la patente di guida, è necessario superare dei test. domando: perché, ad analogo esame di idoneità, non sono sottoposte le persone prima di ricevere il certificato elettorale? Può recare più danni alla collettività nazionale un folle spericolato alla guida di un’autovettura, oppure 10.000 folli squilibrati che si recano alle urne a votare?

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Hanno il diritto di voto persone prive della elementare consapevolezza di che cosa sia il sistema repubblicano italiano, da che cosa è nata la Costituzione, quali siano le funzioni del Parlamento e le prerogative e i poteri del Presidente della Repubblica. Hanno il certificato elettorale persone che affermano che per sistemare il nostro Paese bisogna abolire il parlamento e mandare a casa deputati e senatori; e non lo dicono come battuta, ma con convinzione.

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Un popolo corrotto e immaturo che ha in mano la sovranità che concede in delega ai governanti, può solo generare un sistema corrotto e dei politici corrotti. Mancando poi in questi soggetti il senso di responsabilità e il basilare senso civico, a quel punto reagiranno dichiarandosi vittime di una politica corrotta, proprio loro, il popolo che della corruzione è artefice e sostenitore!

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Veniamo adesso alla parola tabù: “dittatura”. È giusto affermare in modo categorico che la dittatura è sempre il male assoluto e la democrazia sempre il bene assoluto, pure se la storia dimostra che alcune dittature hanno evitato in parte dittature peggiori, in parte guerre civili che avrebbero potuto mettere a rischio la sicurezza del mondo? Ecco due diversi esempi, presi uno da destra e uno da sinistra: se dopo la guerra civile del 1937, in Spagna non si fosse instaurato il regime de el Generalissimo Francisco Franco, quale regime si sarebbe instaurato? Quali sarebbero stati gli assetti dell’Europa oggi, se la penisola iberica fosse divenuta un regime satellite dell’Unione Sovietica di Stalin? Posso porre questo quesito, senza correre il rischio che mi si accusi di essere un filo-fascista?

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Vista invece da sinistra: se il regime comunista della Repubblica Popolare Cinese crollasse come nel 1991 cadde in modo repentino la ex Unione Sovietica, che disastro ne deriverebbe per la Cina e il mondo intero? La Cina non è quel paese unitario che molti credono, a tenerlo unito è una dittatura comunista. All’interno della Cina vivono centinaia di etnie diverse che tra di loro si odiano da epoche remote. Se questo regime crollasse, la possibilità di una guerra civile interna costituirebbe un enorme rischio, considerata la potenza della Cina a livello numerico di abitanti, a livello economico, a livello di potenziale bellico. Posso porre questo quesito, senza correre il rischio che mi si accusi di essere un filo-comunista?

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Altro elemento che meriterebbe di essere analizzato sono le sorti riservate a tutti quei Paesi che dalla sera alla mattina si sono svegliati democratici, dopo essere stati assoggettati per secoli, prima a monarchie assolute, poi a dittature messe in piedi da regimi comunisti. Vogliamo valutare a quali inquietanti livelli, in questi Paesi, si sono sviluppate potenti mafie, elevati numeri di poveri, forme di capitalismo selvaggio privo di ogni barlume etico? Eppure, in quegli stessi Paesi retti in precedenza da dittature comuniste, due famiglie vivevano in tre stanze con un bagno in comune per gli appartamenti di tutto il piano, ma tutti avevano un tetto sulla testa e di che mangiare. Istruzione e assistenza sanitaria erano garantite a tutti. Oggi, negli stessi Paesi, capita di vedere anziani che vivono in baracche sotto i ponti, persone che non possono permettersi cure sanitarie, giovani che non possono mantenersi agli studi. Allo stesso tempo vi sono fasce di persone che vivono nella ricchezza opulenta. Cosa dire: hanno avuto la democrazia. Sì, ma di fronte a questa realtà, qualche sostenitore della democrazia a tutti i costi, se la sente di affermare “… anche la democrazia ha i propri tributi da pagare!”?

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Per paura di dittature che non torneranno più, siamo precipitati nella dittatura peggiore: da una parte politici che in campagna elettorale promettono sogni, dall’altra elettori ignoranti che gli pongono tra le mani un assegno in bianco.

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Sia chiaro, non sono mai stato un cultore delle dittature, non altro per storia familiare: il mio bisnonno finì in esilio in Francia nel 1927 e mio nonno lasciò Roma sul finire degli anni Trenta perché anch’esso non gradito al regime.

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L’IGNORANTE DEMENTOCRATICO NON SA CHE LO STIPENDIO DEI PARLAMENTARI NASCE PER TUTELARE LA PIENA RAPPRESENTANZA DEMOCRATICA

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Nell’Ottocento, con la nascita dello Stato liberale, abbiamo avuta una mezza democrazia retta su uno Statuto promulgato dal Re Carlo Alberto nel 1848. Con questo Statuto rimasto vigente fin quanto entrò in vigore la Costituzione Repubblicana il 1° gennaio 1948, a dirigere il Paese erano i membri dell’aristocrazia, i grandi latifondisti e la nuova borghesia industriale. Solo certi ceti sociali potevano assurgere alle cariche politiche ed essere eletti al Regio Senato e alla Camera dei Deputati, facendo gli interessi dei loro ceti sociali e gruppi di potere. È presto detto: l’odierno ignorante pentastellato che sbraita sui social media sullo stipendio dei parlamentari invocandone l’abolizione, non conosce la storia del proprio Paese. All’epoca che certe cariche politiche non erano remunerate e i parlamentari non beneficiavano neppure del rimborso delle spese di viaggio per recarsi a Roma alle sedute della camera o del senato, chi poteva sostenere le spese che comportava assurgere a certe cariche? Se fu stabilito prima un rimborso-spese, poi un adeguato stipendio per i parlamentari, ciò avvenne per garantire la rappresentanza democratica, perché avendone i mezzi di sostentamento, anche un contadino o un operaio avrebbero potuto candidarsi, essere votato e finire al parlamento per tutelare gli interessi dei contadini e degli operai, cosa che non avrebbero potuto fare i parlamentari esponenti delle grandi famiglie di industriali e latifondisti.

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Gli ignoranti dementocratici ― quelli che il comico schizofrenico chiamava a raccolta come “il grande popolo della rete” ― che affermavano sui social media che i parlamentari avrebbero dovuto andare a lavorare e mantenersi per poi svolgere gratuitamente il proprio ufficio, dicevano in sostanza che un chirurgo, se vuole svolgere la sua professione, deve andare a lavorare, mantenersi e poi fare il chirurgo, perché quello del medico ― sostiene sempre l’ignorante dementocratico ― non deve essere un mestiere ma una missione. Ripeto: soggetti così ignoranti nei basilari rudimenti del nostro sistema repubblicano, è giusto abbiano un certificato elettorale, mentre per avere un porto d’armi o una patente di guida bisogna avere dei requisiti di idoneità?

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Dopo il ventennio fascista e la tragedia della Seconda Guerra Mondiale, siamo divenuti una Repubblica democratica, senza esserci premurati, nello spazio di centocinquanta anni, dall’unità d’Italia a seguire, di creare un popolo. E oggi, come ieri, l’italiano è colui che sgomita, che cerca di passare avanti all’altro nella fila, che ti molla la spazzatura per strada perché convinto che quello spazio non è di nessuno, mentre in realtà è lo spazio più prezioso, ossia lo spazio di tutti. L’italiano è colui che se la cava sempre, tra un espediente e l’altro. L’italiano è colui che verso il soggetto che riesce a mettere a segno una colossale truffa prova simpatia, non di rado persino invidia, purché il truffatore non colpisca lui nei suoi interessi personali, perché in tal caso sarebbe capace a invocare la pena dell’ergastolo, se il truffatore gli ha sottratto solo cinquanta euro dal suo prezioso portafoglio.

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COME PRETE NON FACCIO POLITICA MA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA, RICORDANDO CHE IL VERO CRISTIANO DEVE DARE A CESARE QUEL CHE È DI CESARE E A DIO QUEL CHE. È DI DIO

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Noi siamo un popolo al sole incapace a sfruttare la ricchezza del sole. Crediamo di vivere in una democrazia, invece viviamo in uno stato di anarchia controllata, senza renderci conto che da tempo lavora sopra di noi un occulto Grande Fratello che vive sulla nostra stupidità e sul nostro egoismo che egli foraggia in modo scientifico. E dopo crisi o emergenze inaspettate, scopriamo che i ricchi sono divenuti più ricchi e i poveri più poveri.

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Per vivere una vera democrazia occorre spirito di profondo rispetto verso l’altro, trattando la res publica, la cosa pubblica, meglio di come tratteremmo la nostra proprietà privata. In caso contrario si finisce per vivere in una democrazia senza libertà, appagati dallo spirito di anarchia a noi concesso dal Grande Fratello, ma non per beneficio nostro, ma solo suo e di chi gli sta dietro.

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nel settembre 1870 fu presa Roma, ultimo territorio mancante. Da allora l’Italia fu unita nel suo assetto geografico, ma nessuno si è preoccupato di formare come popolo gli italiani, passati attraverso i secoli da un dominatore all’altro. Oggi che pensano di essere liberi, gli italiani sono in mano al tiranno peggiore, altro che lo spettro delle vecchie dittature che non torneranno mai più! Se infatti in passato, per tenere sedate le masse, all’epoca che eravamo un grande impero, gli Imperatori di Roma davano al popolo pane e circo, oggi, un padrone tanto peggiore quanto occulto, ha sedato il popolo con pane e anarchia. E si badi bene: un’anarchia egoistica strettamente sotto controllo, gestita da una democrazia senza libertà, nella quale il grande burattinaio ci concede di essere degli anarcoidi, ma non ci permette però di essere liberi.

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Nel VI secolo a.C. Pittàco, considerato uno dei sette grandi sapienti greci, insegnava: «Non fare al tuo vicino quello che ti offenderebbe se fosse fatto da lui a te» [Pittàco, Frammento: 10.3]. La antica sapienza biblica così ci esorta: «Desidera per il prossimo ciò che desideri per te stesso» [Libro del Levitico: 19, 18]. Diversi decenni prima della incarnazione de Verbo di Dio, il Grande Rabbino Hillel ammaestrava così i discepoli: «Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te: questa è tutta la Torah. Il resto è commento» [Talmud Babilonese, Shabbath 31.a]. Nella sapienza cristiana, il concetto di “desiderio” e “rispetto” si traduce nel cristologico imperativo: «… amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati» [Vangelo di San Giovanni: 15, 12]. E quando a Cristo Dio fu chiesto dai farisei se era giusto pagare le tasse a Cesare, egli si fece dare una moneta, indicò la effige di Cesare su di essa e rispose: «Date all’Imperatore quello che è dell’Imperatore e a Dio quello che è di Dio» [Vangelo di San Matteo: 22, 17-21]. Cristo stesso pagò agli esattori la tassa prevista per il Tempio, comandando a Pietro di consegnare a loro una moneta d’argento «per te e per me» [Vangelo di San Matteo: 17,27].

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Cedere a forme di pericolosa demagogia e votare per la diminuzione del numero dei parlamentari della Repubblica Italiana, spinti non ultimo da intima invidia sociale, a mio libero e modesto parere potrebbe equivale a impoverire e limitare ulteriormente una fragile democrazia che sotto molti aspetti è già fallita e collassata.   

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Spero che nessuno osi accusarmi di avere fatta politica, primo perché sono un cittadino della Repubblica Italiana e  anche nel qual caso l’avessi fatta ne ho tutti i diritti riconosciuti. Secondo, perché non ho fatta politica, ho fatto solo dottrina sociale della Chiesa.

Dio benedica l’Italia e il suo Popolo.

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dall’Isola di Patmos, 17 settembre 2020

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18 thoughts on “il coronavirus, il virus dell’ignoranza e il fallimento della democrazia dementocratica: voteremo a un referendum popolare basato sulla demagogia e sulla invidia sociale?

  1. Egregio Padre,

    non sono un credente, e mi creda, me ne dispiaccio, perché vorrei avere il dono della fede.
    Insegno da 35 anni diritto costituzionale in una università italiana e se permette (altrimenti tolga questo riferimento) posso dire di avere avuto il piacere di averla tra i miei studenti quando lei era un giovane e io un giovane professore associato. Sono passati molti anni ma ricordo sempre il suo acume. Un giorno scoprii, leggendo degli articoli e trovando in uno di questi la sua foto, che era diventato sacerdote. Poi, un giorno, ci incontrammo a Roma, per caso, nella circostanza che lei ricorda bene, e ci salutammo dopo molti anni.
    Questo articolo dimostra, a mio parere, che lei è stato una conquista per la Chiesa cattolica e una perdita per il mondo del diritto.
    Grazie per questa lezione che merita a pieno di essere chiamata lectio magistralis di filosofia del diritto e storia del diritto costituzionale.

    Lettera Firmata

  2. La Francia, repubblica PRESIDENZIALE, ha un numero di parlamentari per 100 mila abitanti pari a 0,9.

    La Germania che è una repubblica FEDERALE ha un numero di parlamentari per 100 mila abitanti pari a 0,9.

    Il Regno Unito che è una MONARCHIA ha un numero di parlamentari per 100 mila abitanti pari a 1.

    La Spagna che è sempre una MONARCHIA ha un numero di parlamentari per 100 mila abitanti pari a 0,8.

    In Italia che è una repubblica PARLAMENTARE vorrebbero un numero di parlamentari per 100 mila abitanti pari a 0,6/0,7.

    Capite quanto deve essere idiota uno per dire che è giusto il SÌ al referendum?

  3. Egregio padre Ariel il suo articolo è a dir poco illuminante, una lezione di storia di politica e addirittura di lingua italiana.

    Io sono meridionale ma sottoscrivo tutto ciò che ha detto.

    Io ho perso la fede, non credo in nessun Dio, qualunque esso sia, a qualunque cultura appartenga, un Dio comunque raccontato dagli uomini, ma a prescindere da questo vorrei avere lo stesso il piacere di rivederla in trasmissione, cioè sono davvero rammaricato di avere atteso invano di poterla vedere in trasmissione da Paolo Del Debbio per la nuova edizione di “Dritto e Rovescio” e confido che lei possa essere ospite quanto prima, perché non solo lei è preparatissimo ma è anche molto simpatico.

    Venendo al suo articolo, per sintetizzare, si evince che ovviamente tutto è connesso siamo tutti collegati, e quindi come diceva l’avvocato Alfonso Luigi Marra, il problema sono le persone, e bisogna dirglielo a queste persone, magari affettuosamente ma bisogna dirgli che il problema è che fa schifo la gente.

  4. Caro Padre Ariel, la ringrazio molto per questo articolo. Concordo in pieno quando scrive che in una democrazia, per poter funzionare, il popolo deve avere massimo rispetto per la res pubblica, cosa che invece purtroppo e’ completamente mancante. Mi fa tanto piacere che abbia anche sottolineato così tanto l’importanza e il valore morale di pagare le tasse. Anche nel mondo cattolico vedo molta leggerezza sul tema delle tasse, e purtroppo anche in alcuni commenti ai suoi articoli, il tutto condito spesso con una giustificazione strana per cui il pagamento delle tasse è legge umana e non divina e quindi trascurabile a proprio piacimento. A parte il precetto evangelico da lei ricordato, e cioè il “date a Cesare quel che e’ di Cesare” (come se fosse stata una frase ironica, non so…) non ho mai capito come si possa evadere le tasse senza in qualche modo mentire, senza cioè dichiarare un falso sugli incassi, e il non mentire non mi pare sia legge umana ma è uno dei dieci comandamenti… La ringrazio, perciò, per aver analizzato cosi’ bene questo problema in questo suo articolo, in quello che purtroppo e’ un male che affligge tutta l’Italia così tanto.

  5. Grazie Padre Ariel per aver condiviso queste riflessioni, che soatanzialmente condivido. Riflettendo sul fenomeno dell’evasione fiscale (primi in Europa per somma evasa pro capite) mi sono reso conto che tale peculiarità del comportamento degli italiani è la manifestazione del conflitto mai risolto tra Stato e cittadini. Da una parte abbiamo un popolo che non ha (e forse dal dopoguerra non ha mai avuto) un minimo senso di identità nazionale, di appartenenza ad una comunità di destino e percepisce l’autorità come nemica, dall’altro abbiamo uno stato che non si fida dei suoi cittadini, e che spesso li tratta come delinquenti fino a prova contraria. Ciò ha prodotto una ipertrofia normativa, che ha pervaso ogni aspetto dell’agire con norme spesso incomprensibili, contraddittorie, e di fatto non applicabili, con sanzioni sproporzionate al mancato rispetto. Tornando al fenomeno dell’evasione ritengo che dal punto di vista economico sia un falso problema, secondo la cga di Mestre negli ultimi 20 anni le entrate tributarie sono aumentate di 166 miliardi di euro si tratta di una crescita di quasi il 50% (il 47,4 per precisione), 3,5 punti in più rispetto al PIL. Di fatto l’aumento della tassazione è stato superiore a quello della ricchezza prodotta, rendendo così gli italiani più “poveri” di quanto lo fossero nel 2000. Secondo voi è solo colpa di chi evade o di uno stato ipertrofico che non è capace di redistribuire il gettito fiscsle?

    1. Caro Fabio,

      penso si potrebbe parlare di un “concorso di colpa”, da una parte per quanto riguarda l’evasione di certi cittadini, dall’altra per quanto riguarda la redistribuzione del gettito fiscale da parte dello Stato.
      E’ infatti drammatica cronaca di questi giorni: i due assassini che hanno ucciso il giovane Willy Monteiro a Colleferro, beneficiavano con i loro nuclei familiari del reddito di cittadinanza.
      Ciò dimostra, ancor peggio della incapacità a ridistribuire il gettito fiscale, l’assenza di quelli che dovrebbero essere, non dico i controlli approfonditi, ma proprio i controlli più basilari ed elementari.

  6. Riguardo alla tanto vituperata disunità d’Italia ed alla mancanza di un robusto senso dell’etica negli Italiani, desidero lasciare alla sensibilità morale dei lettori le due citazioni del Macchiavelli nella sua opera intitolata ” Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio”: “… Abbiamo adunque con la Chiesa e con i preti noi Italiani questo primo obligo, di essere diventati sanza religione e cattivi;..” e “…che mandasse ad abitare la corte romana in le terre de’ Svizzeri, i quali oggi sono popoli che vivono, e quanto alla religione e quanto agli ordini militari,secondo gli antichi: e vedrebbe che in poco tempo farebbero più disordine in quella provincia i rei costumi di quella corte, che qualunque altro accidente che in qualunque tempo vi potesse surgere”.

    1. Per quanto spiegabile nel contesto dell’epoca la tesi di Machiavelli, che non era uno spassionato osservatore ma un uomo di parte con una ben precisa visione politica, è quanto meno parziale. La Chiesa romana, ragionando anche solo in termini puramente umani, ebbe un ruolo capitale per la salvaguardia e la promozione della cultura e della civiltà italiana. Per quanto politicamente ondivaghi e discutibili i papi del Rinascimento fecero quanto in loro potere per evitare l’azzeramento della nostra identità da parte degli stranieri (e anche solo il prodigarsi contro il pericolo musulmano è un merito altissimo). Incalcolabile poi l’apporto della Chiesa al formarsi del nostro patrimonio storico, artistico e letterario. Operando per un’unità culturale e spirituale del nostro popolo la Chiesa di fatto creò le premesse alla sua futura unità politica. Poi quest’ultima fu perseguita soprattutto nei termini di un voluto e livoroso rinnegamento dell’identità cattolico romana. Sono persuaso che tale drammatica e stolta cesura abbia contribuito non poco a creare un solco di incomprensione tra molti italiani e uno stato da subito sentito come estraneo, solco che a tutt’oggi non pare colmato.

    1. Anzitutto lei capisce che già il titolo «Il Vaticano e l’ICI da pagare» è sconclusionato e fuorviante, come quasi di prassi avviene quando di mezzo ci sono i Radicali di Pannella, Bonino &C. Perché sarebbe come scrivere «L’Austria e l’ICI da pagare» (!?).
      Dunque la questione non riguarda ad alcun titolo il Vaticano, che è uno Stato sovrano, ma la Conferenza Episcopale Italiana, che è un organismo operante sul territorio nazionale italiano.
      Detto questo: tutte le strutture religiose che non svolgono attività sociali, caritative e assistenziali, pagano da sempre le tasse sugli immobili, dalle quali sono esenti solo gli stabili di culto e i luoghi in cui si svolgono appunto attività sociali, caritative e assistenziali.
      Tasse dalle quali sono esenti non solo gli istituti religiosi ed ecclesiastici dediti a queste attività, ma anche gli stabili dell’Arcigay e dei movimenti LGBT in quanto esercitano riconosciute attività di … pubblico interesse sociale e culturale.

  7. Condivido al 1000/100.
    Una sola lacuna: la trasformazione delle piccole combriccole delinquenziali in operatori del sottobanco politico messa in atto dal Regno di Sardegna per conquistare e governare il Regno delle due Sicilie.

  8. Di tipologie di evasione ce n’è a mucchi, dai patrimoni off-shore (non serve andare sulle Virgin Island ce n’è di più vicini), alle complesse costruzioni societarie, fino a vendere i panini senza scontrino.
    Capisco il rancore verso un popolo che campicchia di cozze vendute a nero, ma pensare che in Italia ci sia più evasione che all’estero è ingenuo; basta vedere ad esempio le statistiche sui patrimoni off-shore. Il panino senza scontrino lo vedi, la holding detenuta da un trust in Lussemburgo o semplicemente la sede nel New Jersey (USA) no, quindi si tende a prendersela col paninaro. Peccato che il paninaro i 5€ esentasse li va a spendere al supermercato per fare la spesa dove paga il 22% di IVA e il prosciutto San Daniele lo compra alla Metro dove paga l’IVA e li rimette in circolo sottraendo allo stato solo il differenziale tra IVA+tasse pagate dal supermercato (supermercato che margina se va bene un 5% su cui paga circa un 50% di tasse ulteriori senza contare l’IRPEF e tutte le tasse pagate per i dipendenti o per i fornitori ecc. ecc.) e quello che avrebbe avuto come potenziale di spesa lui stesso dopo aver pagato le imposte. Se invece i dividendi li sposti in Svizzera….
    L’unica cosa certa in Italia è l’assoluta falsità dello slogan: “se tutti pagassero le tasse le tasse diminuirebbero”. Statistiche alla mano a fronte di un aumentito del gettito e di una diminuzione dell’evasione la spesa pubblica è sempre aumentata in modo più che proporzionale.
    Uno Stato nato per metà comunista non poteva che creare un sistema centrale non sussidiario, inefficace e…

    1. Caro Lettore,

      quando nella mia esposizione affermo:

      «A tutto questo si aggiunga che gli evasori fiscali sono i principali responsabili dell’aumento della pressione fiscale. Chiariamo in cifre l’entità del tutto: nel 2019, il ministero delle finanze, ha calcolato che nel nostro Paese l’evasione fiscale si aggira attorno ai cento miliardi di euro all’anno [Rapporto stilato nel 2019 dal Ministero dell’Economia e delle Finanze]. Posso confidarvi che, essendo io ignorante in matematica e non solo, non sono capace a scrivere questa cifra, perché non so neppure da quanti zeri deve essere composta?»

      E ancora …

      «[…] E dopo crisi o emergenze inaspettate, scopriamo che i ricchi sono divenuti più ricchi e i poveri più poveri».

      E’ ovvio che non mi riferisco al paninaro che non batte uno scontrino, ma proprio alle situazione di grande evasione da lei illustrate.
      Il discorso sarebbe poi molto complesso e lungo da trattare, anche perché c’è evasore ed evasore, per esempio: un piccolo imprenditore che cerca di fare un po’ di nero per evitare una eccessiva pressione fiscale che lo metterebbe in difficoltà nel pagare lo stipendio ai suoi operai, non è certo paragonabile, a livello etico, morale e penale al grande evasore che con i proventi delle sue frodi al fisco si è acquistato uno yacht, una Ferrari e una villa con piscina costata dieci milioni di euro.

      1. Scusi padre, non era mia intenzione essere troppo critico. Quello che volevo però far notare (e lo ribadisco) è dando per buoni i numeri che circolano, l’evasione in Italia vale 100 miliardi di Euro/anno.

        Bene, solo ieri (l’ultima di una serie) è uscita questa notizia su MF
        https://www.milanofinanza.it/news/oltre-2-000-miliardi-riciclati-piovono-forti-vendite-su-tutte-le-banche-europee-202009210943338088
        Su due banche in sei anni sono transitati 2000 miliardi riciclati. Sono 330 miliardi all’anno, più del triplo, solo ieri.
        Cosa succederà? pagheranno 2/3 miliardi di multa le banche e via, ovvero 1/1000 del valore senza andare a toccare gli intestatari di quelle transazioni!

        Il comune cittadino, pescato ad evadere 100k€, ne paga almeno 150k€ tra multe e restituzioni. E’ evidente la differenza.

        Ben venga dunque l’indignazione per i 10 milioni, ma per quanto questa cifra sia, per un comuni mortali come noi, astronomica, non è ancora il livello zero dell’immoralità economica.
        Sotto quello c’è tutto un altro livello fatto di vera e propria usura, di soldi fatti per fare altri soldi, non per farsi la ferrari e la villa con piscina che, per quanto disordinati, sono ancora desideri “umani”.

        Per entrare nel private banking di Santander ci vogliono MINIMO 50 milioni da investire (solo lì, solo con loro), in Citibank credo si fermino a 25Mio e con questi valori sei il povero nel club dei ricchi. La finanziarizzazione è la vera usura

        Se posso consigliare, due libri sull’argomento “the servile state” di Belloc e “Utopia of Usures” di Chesterton.

        1. Altro che pagare le tasse è onesto!!! E’ una truffa. Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. Lo Stato moderno è come un bambino posto sulle spalle di un uomo robusto: all’inizio il gigante buono lo porta sulle spalle ma poi il bambino crescendo diventa sempre più pesante fino a diventare adulto e anche obeso. A questo punto il gigante buono cede e collassa. La scuola di economia austriaca allarga le vedute(non quella statalizzata) e per questo propongo i siti di Freedonia, Lord Acton per i cattolici, Von Mises, autori cone Rothbard , per una critica al distributismo il libro di T. Woods “la Chiesa e il mercato” (liberi libri editore). Piombini, Birindelli. E’ un mondo da scoprire!! Lo assicuro a quanti amano la Verità e la razionalità..

    2. Dicesi elusione, è legale, è perfettamente legale. Non viene presentata in TV
      incappucciata e cattiva. Non viene stigmatizzata da lectiones nè viene spiegata
      in dettaglio. Però numericamente molto rilevante ed eticamente odiosa.

      L’Italia è (era, stanno distruggendo tutto…) tipicamente un paese di
      PMI. L’unica vera multinazionale che ancora abbiamo si chiama ENI.

      In America e in Nord Europa (nell’integerrima Germania ci sono cose come Cum-Ex
      (https://bit.ly/3cnbg4m) o piu recentemente Wirecard (https://bit.ly/35Z7T2m) )
      le numerose multinazionali hanno le possibilità tecniche ed economiche

      1) di mantenere dei manipoli di legulei e commercialisti il cui compito è quello di
      creare costrutti la cui finalità è eludere (tutto come detto legale,eh!)

      2) di influire tramite lobbying sulle politiche nazionali e internazionali

      3) di ricevere ed influenzare la benedizione politica e (ancora più importante)
      mediatica sul loro operare.

      Ma queste sono grandi, potenti e ad attaccarle ci si rischia grosso. Per cui
      sulle televisioni sarà sempre e di rigore presentato l’imprenditore
      “che frega i soldi al vicino di casa, evadendo le tasse”, incappucciato e
      in una posticcia atmosfera noir.

  9. Ultimo tentativo disperato. Manco a farlo a posta, di ieri, l’articolo di Stromberg su mises.org. E come conseguenza del libero mercato: ” non videbis pecunia mea”. Senza polemica Da un Cattolico

  10. Pur condividendo ampie parti dell’articolo, sono molto perplesso su altre. Più giro il mondo e più mi si disfano miti su altre nazioni. In Germania, molte cose funzionano, ma ho dovuto accorgermi che spesso ne sopravvalutiamo serietà e accuratezza, senza contare che sono qualche passo avanti a noi sulla strada del disfacimento della civiltà. Svizzeri e Olandesi sono più seri, ma sono ancora più avanti dei Tedeschi sulla strada dello sfascio e accettano qualsiasi cosa che non disturbi il singolo. Peraltro, le organizzazioni mafiose si sono radicate bene anche fuori d’Italia. Non sono neanche del tutto d’accordo che le eccellenze siano frutto delle sole loro capacità: ci sono buone scuole un po’ di tutto; il problema vero è che è tutto lasciato alla buona volontà del singolo….

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