I preti omosessuali nella Chiesa non sono un semplice problema, sono proprio un’epidemia

— quanto duole dire  « noi l’avevamo detto e voi non ci avete ascoltati »  —

I PRETI OMOSESSUALI NELLA CHIESA NON SONO UN SEMPLICE PROBLEMA, SONO PROPRIO UN’EPIDEMIA

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Quello della omosessualità tra i sacerdoti era un “semplice” problema quando, all’interno del clero secolare e regolare, vi era un numero preoccupante, ma comunque ridotto, di sacerdoti con tendenze sessuali disordinate. Oggi, il problema è del tutto diverso, perché in molte diocesi i preti omosessuali hanno fatto dei veri e propri golpe, sino a costituire la maggioranza all’interno dei presbitèri e delle case religiose, sino al punto che in certi contesti diocesani e religiosi, trovare un prete od un religioso eterosessuale, rischia di essere davvero un’impresa, peraltro destinata anche al totale insuccesso.

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Autori
Giovanni Cavalcoli, O.P – Ariel S. Levi di Gualdo

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Chi a suo rischio e pericolo ha parlato su questo delicato argomento è stato il Padre Ariel S. Levi di Gualdo, che già dieci anni fa aveva formulate e pubblicate precise analisi sul problema della omosessualità sempre più diffusa nel clero, ed a livelli sempre più alti delle gerarchie ecclesiastiche. Dialogando cinque anni fa con Roberto Marchesini su La Nuova Bussola Quotidiana, ebbe ad affermare che nella Chiesa è in atto un vero e proprio golpe omosessualista [vedere QUI].

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Su L’Isola di Patmos l’argomento è stato da noi trattato più volte da un punto di vista strettamente teologico e canonico. Un paio d’anni fa, noi Padri de L’Isola di Patmos pubblicammo assieme due studi teologici nei quali sollevammo questioni rimaste senza risposta, pur avendo non solo pubblicato, ma anche inviato queste nostre analisi alle competenti Autorità della Santa Sede, dalle quali mai abbiamo ricevuta alcuna risposta.

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Oggi, dinanzi all’ennesimo scandalo a sfondo sessuale, non possiamo far altro che mettere di nuovo in evidenza quei nostri due studi, che sicuramente rimarranno ancora una volta senza risposta, mentre la casa in fiamme cade sempre più in pezzi …

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Per aprire i due testi dei Padri de L’Isola di Patmos cliccare sotto:

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Ariel S. Levi di Gualdo  —  DUBBI CIRCA LA LEGITTIMA VALIDITÀ DELLE ORDINAZIONI DEGLI OMOSESSUALI

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Giovanni Cavalcoli, O.P  —  LA QUESTIONE DELLA VALIDITÀ DELLE ORDINAZIONI SACERDOTALI OGGI

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4 thoughts on “I preti omosessuali nella Chiesa non sono un semplice problema, sono proprio un’epidemia

  1. Già quando Voi commentate “un’impresa trovare un prete eterosessuale”, concedete troppo al nemico. La parola eterosessuale, fino a pochi anni fa, non esisteva, e nemmeno il concetto di prete comunque sessuale esisteva. Intendiamoci, i preti in quanto esseri umani sono tutti sessuati , ma la caratteristica del prete in quanto prete, se fedele alla sua vocazione, era semplicemente di essere casto, e di insegnare con la parola e con l’esempio il tesoro della castità, compresa quella coniugale. Di scorcio, nelle latrine, alcuni preti infedeli concessi al libertinaggio, ma anche per loro se emersi dalla latitanza, l’alternativa era la punizione secca, oppure la punizione seguita dalla redenzione. Mi accorgo che sto parlando di una Chiesa che forse oggi proprio non c’è più; per cinquant’anni non mi sono reso conto che la Chiesa me la stavano cambiando, di soppiatto, sotto il naso, ma adesso non possono più celare la puzza, e il mio naso non la sopporta più.

  2. Padre Ariel,
    vorrei far notare che non solo
    “la Chiesa… non può ammettere al Seminario e agli Ordini sacri coloro che:
    1- praticano l’omosessualità,
    2- presentano tendenze omosessuali profondamente radicate”,
    ma non può ammettere nemmeno coloro che:
    3- “sostengono la cosiddetta cultura gay”.

  3. Complimenti per l’interessantissimo approfondimento, presentato in maniera chiara e intellegibile. Mi risulta che papa Francesco abbia aperto alla possibilità di viri probati da ordinare sacerdoti nei paesi dell’America Latina, flagellata dalla penuria di preti. Come vede la cosa Lei Padre Ariel e cosa ne pensa di una tale possibilità in futuro per tutta la Chiesa Cattolica?
    La ringrazio

    1. Caro Rossano,

      ho già trattato questo argomento più volte in passato, spiegando che la abolizione, anche parziale, del celibato, sovvertirebbe in modo drammatico e molto dannoso la struttura pastorale stessa della Chiesa.

      Il celibato non è un dogma della fede ma è una disciplina ecclesiastica molto antica, anzi antichissima: risale all’epoca apostolica.

      Inoltre, anche se in certe università pontificie abbiamo maestri cattivi e pure ignoranti che indicano il celibato come una invenzione del Concilio di Trento (!?), bisogna tenere conto che esso, per l’appunto, affonda le proprie radici sin dalla primissima epoca apostolica.

      Affermare, come taluni fanno, che gli inizi gli Apostoli erano sposati e che lo erano altrettanto i primi sacerdoti, è solo una mezza pericolosa verità. Infatti, gli Apostoli, per seguire Cristo Signore lasciarono le loro famiglie, come fecero gli allora viri probati che divennero sacerdoti, dopo essersi preoccupati che le loro famiglie avessero il necessario sostentamento e dopo avere ottenuto – come attesta la letteratura degli antichi Padri della Chiesa – il consenso delle loro mogli, lo stesso oggi richiesto prima dell’ordinazione ai diaconi permanenti, che non potrebbero essere ordinati senza l’autorizzazione previa della consorte.

      All’epoca del Concilio Vaticano II, quando alcuni, fuori dall’aula, tentarono di sollevare la questione sul celibato, con loro grande stupore, dagli osservatori Ortodossi e Anglicani presenti al concilio, si sentirono rispondere: «Voi che avete il celibato obbligatorio per l’accesso al sacro ordine, tenetevelo … tenetevelo!». E nei dettagli, gli ortodossi, spiegarono che cosa comportava per i loro vescovi la gestione del clero sposato e sopratutto delle loro spesso irrequiete e litigiose mogli attaccabrighe. A tal proposito, uno degli autorevoli presenti disse: «Il mio ministero di vescovo è per il cinquanta per cento assorbito interamente dai problemi derivanti dai preti sposati e dalle loro mogli. E voi, che pure avete tanti problemi, ma che almeno questo genere di problemi non li avete, perché volete andarveli a cercare?».

      Domanda …
      Posto che non tutte le Chiese nazionali sono come la ricca, opulenta e vuota Chiesa della Germania, che con i suoi circa dieci miliardi di euro all’anno percepiti dalla tassa sul culto, più i suoi ampi possedimenti immobiliari vari, può permettersi di mantenere persino 700 impiegati presso la sola Conferenza Episcopale Tedesca, in tutti quei Paesi del mondo dove invece i preti stentano ad andare avanti e dove molti versano in gravi condizioni economiche, chi manterrà moglie e figli a preti che non possono neppure pagare il riscaldamento in inverno per scaldare la chiesa parrocchiale?
      Glielo pagherà forse il Cardinale Clàudio Hummes, senile-ideologico porporato brasilo-tedesco fautore e promotore di questa idea ad experimentum?

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