È accaduto che il Santo Padre Francesco abbia fatta propria una enciclica scritta da un Pontefice del futuro nell’anno 2023 …

È ACCADUTO CHE IL SANTO PADRE FRANCESCO ABBIA FATTA PROPRIA UNA ENCICLICA SCRITTA E PUBBLICATA DA UN PONTEFICE DEL FUTURO NELL’ANNO 2023 …

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L’Enciclica di Benedetto XVIII giunse a suo tempo in copia-omaggio a diversi alti esponenti della Curia Romana. Ebbene: può sorgermi oggi il piacevole sospetto che qualcuno l’abbia veramente letta?

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Autore Padre Ariel
Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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quanta cura 1
Un libro scritto da Ariel S. Levi di Gualdo nel 2012 e pubblicato nel gennaio 2013

Il Sommo Pontefice Francesco ha modificato il canone n. 579 del Codice di Diritto Canonico in tema di istituti di vita consacrata diocesani. Secondo un rescritto firmato dal Segretario di Stato, Cardinale Pietro Parolin, il Sommo Pontefice ha deciso che per erigere nuovi istituti di diritto diocesano occorrerà «la previa consultazione della Santa Sede come necessaria ad validitatem». In caso contrario «si incorrerà nella nullità del decreto di erezione dell’istituto stesso» [cf. QUI]. 

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Il Cardinale Pietro Parolin ha spiegato nel rescritto che «è necessaria al fine di evitare che vengano eretti a livello diocesano dei nuovi Istituti senza il sufficiente discernimento che ne accerti l’originalità del carisma, che definisca i tratti specifici che in essi avrà la consacrazione mediante la professione dei consigli evangelici e che ne individui le reali possibilità di sviluppo».

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Un anno prima dell’abdicazione del Sommo Pontefice Benedetto XVI, mi dilettai a scrivere un libro che fu pubblicato nel gennaio del 2013. Questo testo, più che un libro, era una enciclica in forma di motu proprio data in San Pietro il 28 maggio 2023 nella solennità della Pentecoste dello Spirito Santo dal Sommo Pontefice Benedetto XVIII. Enciclica che questo Pontefice del futuro aveva titolata Quanta cura in cordibus nostris.  

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Permettetemi quindi di sorridere sul fatto che oltre tre anni fa, in un testo molto articolato di 206 pagine, il mio fantasioso Benedetto XVIII dedicava proprio l’intera parte quarta alla modifica di questo canone; parte così intitolata: «Sulla revoca ai Vescovi Diocesani della facoltà di riconoscere nuove congregazioni religiose e realtà ecclesiali. Modifica del canone 579 del Codice di Diritto Canonico».

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Come ho spiegato di recente ai lettori in un articolo [vedere QUI] i miei libri sono al momento fuori stampa, ma quanto prima saranno nuovamente ristampati tutti quanti, inclusa la enciclica di questo Pontefice del futuro. Nel frattempo potete però dilettarvi a leggere la parte nella quale veniva stabilita la modifica di questo canone, proprio per evitare che non pochi vescovi superficiali e privi a volte della basilare prudenza, dessero credito e riconoscimento ad un proliferante esercito di fondatori e fondatrici, spesso con tutti i più gravi danni conseguenti sia per le diocesi sia per la Chiesa universale.

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Ma c’è di più … nella parte quinta della sua Enciclica, il Sommo Pontefice del futuro Benedetto XVIII tratta il tema di «Una prima essenziale riforma della Curia Romana». Sentite cosa scrive, tra le varie cose, il nostro Pontefice  del futuro a proposito di certi titolo onorifici:

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11. Sul titolo onorifico di monsignore conferito a sacerdoti — Il titolo onorifico di monsignore deve essere riservato solo a quei sacerdoti che si sono particolarmente distinti nel servizio alla Sede Apostolica ed alle Diocesi. Ciò vuol dire che è parecchio improbabile che tale onorificenza possa essere conferita a dei giovani sacerdoti. Per questo stabiliamo che tale titolo onorifico, da conferire a sacerdoti particolarmente maturi e distinti, sia dato con molta parsimonia e soprattutto mai prima dei 50 anni compiuti, meglio ancora verso la fine del grato e prezioso servizio prestato disinteressatamente alla Chiesa universale e alle Chiese particolari […].

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Incredibile ma vero! Proprio quello che anni dopo farà il Santo Padre Francesco [cf. QUI, QUI] il quale però, mentre il Pontefice del futuro scriveva questa enciclica e dettava queste disposizioni, era sempre Arcivescovo Metropolita di Buenos Aires.

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Nella parte che tratta «Sui vescovi, il loro sacro ministero pastorale e la loro dignità apostolica», tra i vari paragrafi ve n’è un altro che merita di essere segnalato:

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12 Abolizioni delle sedi arcivescovili con diritto cardinalizio Non si è promossi alla dignità cardinalizia per “diritto di sede” ma per meriti particolari, dopo lunga e profonda opera di donazione alla Chiesa e al Popolo di Dio. Fatta sola eccezione per le sedi primaziali nazionali, si dispone la revoca del titolo cardinalizio a tutte le sedi arcivescovili del mondo che attualmente ne beneficiano. Il Romano Pontefice sceglierà il numero di cardinali necessario per formare il collegio cardinalizio principalmente tra vescovi diocesani e tra alcuni vescovi titolari. Potrà quindi accadere che anziché l’arcivescovo metropolita della grande sede che sino a prima ne aveva beneficiato per storico diritto di titolo, sia promosso alla dignità cardinalizia il vescovo di una diocesi suffraganea di quella stessa metropolia […]».

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Incredibile ma vero! Proprio quello che anni dopo farà il Santo Padre Francesco [cf. QUI, QUIQUI, ecc..] il quale però, mentre il Pontefice del futuro scriveva questa enciclica e dettava queste disposizioni, era sempre Arcivescovo Metropolita di Buenos Aires.

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sempre in questa parte dedicata ai Vescovi, udite cosa scrive il Pontefice del futuro riguardo le diocesi italiane:

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14 Sul numero eccessivo di diocesi italiane — In Italia dovrà essere rivisto il numero eccessivo di diocesi, diverse delle quali raggruppanti in numero di abitanti meno dei fedeli di una singola parrocchia delle grandi realtà metropolitane del mondo. Dovrà essere rivisto anche il numero delle sedi arcivescovili metropolitane e delle sedi arcivescovili, in particolare nelle zone dove per ragioni di carattere storico è stato dato il titolo di sede arcivescovile o di metropolia a realtà che oggi non hanno più motivo di sussistere. Secondo l’estensione territoriale e il numero dei battezzati, in Italia vi sia una sede metropolitana ogni tre milioni di battezzati, due oltre cinque milioni di battezzati, tre oltre i dieci milioni di battezzati. Nelle regioni con un numero di battezzati inferiore a tre milioni sia comunque istituita una metropolia, purché vi siano almeno cinque diocesi suffraganee, in caso contrario, le diocesi di quella regione, siano ripartite tra le province ecclesiastiche delle regioni vicine. Salvo reali e inderogabili necessità pastorali si proceda alla soppressione o all’accorpamento di tutte le diocesi inferiori per numero ai 100.000 battezzati.

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Incredibile ma vero! Proprio quello che anni dopo lamenterà il Santo Padre Francesco: il numero eccessivo delle Diocesi italiane [cf. QUI, QUI, ecc.] il quale però, mentre il Pontefice del futuro scriveva questa enciclica e dettava queste disposizioni, era sempre Arcivescovo Metropolita di Buenos Aires.

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Dove il Pontefice futurista tratta nella terza parte «Sui sacerdoti in particolare sulla liturgia ed i Sacramenti», udite che cosa scrive Benedetto XVIII, il quale invoca nuovi criteri circa l’esame e le sentenze di nullità matrimoniale da parte dei tribunali ecclesiastici: 

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23 Sulla celebrazione del Sacramento del Matrimonio — All’ occorrenza sarebbe necessario agire con responsabilità e coraggio, dicendo prudentemente di no alla richiesta della celebrazione di nozze avanzata da giovani o meno giovani affetti da palese immaturità, mossi da superficiale infatuazione, non animati da cosciente convinzione e, soprattutto, da basilare fede cristiana. Certi problemi andrebbero infatti prevenuti con accorta prudenza. È grave colpa del vescovo e del parroco, soprassedere con noncuranza su certi casi di chiara immaturità e presiedere ugualmente alla celebrazione del Sacramento, salvo poi ricordare in seguito, anziché prima, che il matrimonio è indissolubile, quando ricorrono tutti i presupposti per la sua validità. A tal proposito si invitano i tribunali ecclesiastici a valutare con cura, ai fini di una eventuale sentenza di nullità, i casi di mancata percezione e consapevolezza sacramentale da parte di sposi non adeguatamente stimolati ad acquisire il senso vero e profondo della natura del matrimonio religioso, prendendo però in tal caso, sempre e di prassi, anche i dovuti provvedimenti canonici nei confronti dei sacerdoti che si sono prestati alla celebrazione di un sacramento in tutti quei casi in cui era evidente la non opportunità di procedere nella sua amministrazione.

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Incredibile ma vero! Proprio quello che anni dopo farà il Santo Padre Francesco con il suo motu proprio Summi Pontificis sulla riforma del processo canonico per le cause di nullità del matrimonio [cf. QUI], il quale però, mentre il Pontefice del futuro scriveva questa enciclica e dettava queste disposizioni, era sempre Arcivescovo Metropolita di Buenos Aires.

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Il Pontefice del futuro, sempre nella parte terza dedicata ai sacerdoti, alla liturgia e ai Sacramenti, non manca di trattare il tema della confessione sacramentale, dando indicazioni ben precise ai confessori, del tipo …

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22 Sulla celebrazione del Sacramento della Penitenza — «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi a chi non li rimetterete non saranno rimessi». Si tenga sempre presente questo monito iniziale: «Ricevete lo Spirito Santo», perché attraverso la sua opera il confessore è chiamato a operare come strumento nelle mani della grazia di Dio. I Padri della Chiesa riuniti in concilio dichiararono che è necessario «per diritto divino confessare tutti e singoli peccati mortali». Amministrando questo delicato sacramento il confessore, che è chiamato a essere giudice ma soprattutto medico, sia anzitutto sempre misericordioso, largendo il perdono che procede da Padre dal Figlio e dallo Spirito Santo, perché Cristo è divina misericordia incarnata che racchiude in sé la dimensione umana-divina. Eviti sempre di essere inopportuno, si attenga a ciò che dice il penitente, non indaghi, non osi mai chiedere nomi di luoghi o di persone legate ai fatti narrati, specie se particolarmente gravi, faccia anzi l’esatto contrario: se il penitente volesse riferirli risponda che per dare conforto, consiglio e soprattutto remissione dei peccati, non è necessario riferire luoghi specifici e soprattutto identità dei soggetti, ma solo i fatti in sé, ad eccezione dei casi veramente particolari e straordinari la cui valutazione è rimessa tutta alla migliore saggezza del confessore e soprattutto alla luce dello Spirito Santo che lo illumina. Sia molto misurato nel rivolgere eventuali domande e lo faccia unicamente se proprio necessario, anzi solo se indispensabile, per esempio nel caso in cui non avesse compreso quanto esposto dal penitente, ma soprattutto si attenga sempre allo stretto merito di quanto gli è stato detto. Non faccia interrogatori e non apra mai argomenti su temi che il penitente non ha affrontato. In particolare non osi entrare in modo diretto o indiretto in discorsi legati alla sua intimità sessuale, se il penitente non aprirà in libera coscienza argomenti su certi temi o se non porrà espressi quesiti in tal senso. Sono infatti noti da sempre casi di fedeli che per causa di un pessimo confessore, o per le indagini o le domande inopportune e a vario titolo non dovute rivolte da un confessore, si sono allontanati per anni, a volte persino per decenni dalla Chiesa, dopo essersi sentiti violati nella loro più profonda sensibilità e intimità umana.

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Quanto torna alla mente il Santo Padre Francesco che anni dopo la pubblicazione di questa enciclica da parte del Pontefice del futuro, esordirà più volte, rivolto ai confessori, con espressioni di questo genere: «il confessionale non deve essere una camera di tortura» [cf. QUI], «il confessore deve essere misericordioso» [cf. QUI], «i penitenti non vanno maltrattati» [cf. QUI] …

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L’Enciclica di Benedetto XVIII giunse a suo tempo in copia-omaggio a diversi alti esponenti della Curia Romana. Ebbene: può sorgermi oggi il piacevole sospetto che qualcuno l’abbia letta veramente? A mano a mano che saranno presi altri spunti dall’enciclica del mio Pontefice futurista, sarò lieto di comunicarlo ai nostri affezionati lettori. Poi, se il Santo Padre volesse impiegarmi come consulente o consigliere, in tal caso avrebbe la garanzia che io, al contrario del Cardinale Walter Kasper & C., non gli suggerirei mai di andare a Stoccolma nel 2017, durante il centenario delle apparizioni della B.V. Maria di Fatima, a festeggiare i cinquecento anni della cosiddetta “Riforma” luterana, la quale lungi dall’essere stata tale, vale a dire una riforma, rimane ed è stata invece solo la celebrazione della dolorosa eresia di Martin Lutero che ha rotto la comunione con la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica. E dinanzi alle eresie — come di recente ci ha sapientemente ricordato il Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede, Cardinale Gerhard Ludwig Müller [cf. QUI] — noi, non abbiamo proprio niente da celebrare e tanto meno festeggiare.

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Per leggere la Enciclica in forma di motu proprio del Pontefice del futuro nella parte che tratta la riforma del can. 579 cliccare sotto

QUANTA CURA IN CORDIBUS NOSTRIS – parte quarta

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Fronte e retro della copertina del libro

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quanta cura 1

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Quanta cura 2

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Oppure in formato PDF aprendo

QUI

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About isoladipatmos

20 thoughts on “È accaduto che il Santo Padre Francesco abbia fatta propria una enciclica scritta da un Pontefice del futuro nell’anno 2023 …

  1. Impareggiabile, Don Ariel, previdenti i suoi timori, provvidenti i suoi suggerimenti!
    Mi pare però di capire che il rescritto operi ex nunc e non ex tunc e soprattutto non recepisca – per il momento – tutta l’articolata casistica da lei così minuziosamente esaminata e con tanta sapienza “giuridica” disciplinata,
    Occorre attendere che il Dicastero competente emani le opportune direttive e tutte le necessarie norme transitorie di coordinamento tra le finora vigenti disposizioni e la corretta applicazione della nuova normativa.

  2. Venerabile fratello sacerdote.
    Premetto, anzitutto, che Ti parlo da sacerdote religioso.
    Non conosco tutta l’enciclica di Benedetto XVIII papa del futuro, ma la parte dedicata alla vita religiosa mi basta.
    Con affetto e, soprattutto, con stima, io ti dico … sei un pazzo del Signore! E te ne spiego il perché: tu, presumo da solo, hai scritto un testo che, di prassi, richiede l’intervento di varie commissioni e vari dicasteri della S. Sede. Per questo dico “pazzo”, usando il termine pazzia come sinonimico di acutissima intelligenza.
    Spero, e ti auguro, che vedere, e prevenire in anticipo certe cose, non ti costi dei prezzi eccessivi.
    Se applicassero ciò che hai scritto, e come tu lo hai scritto, risolverebbero, alla radice, il problema di questo incontrollato esercito di nuovi fondatori e di nuove fondatrici.
    Attendo che questo tuo libro sia nuovamente stampato per leggermelo tutto.
    Intanto auguri!

  3. Parlo per dolorosa esperienza.
    Un ventennio fa, dal nostro monastero, uscirono 7 monaci. Si presentarono a un vescovo diocesano, che, ovviamente, dette loro immediato riconoscimento canonico.
    A niente valsero i tentativi del nostro abate che, inutilmente, all’epoca, tentò di dissuadere quel vescovo, anche parlandogli delle problematiche, di alcuni di questi “fuoriusciti”.
    Il vescovo, per tutta risposta, si irritò.
    Fondarono un nuovo monastero, con il riconoscimento diocesano, e il benestare di quel vescovo.
    Trascorsi che furono diversi anni, da quella neonata comunità, si scissero tre religiosi, che andarono altrove, da altro vescovo diocesano, per fondare un nuovo monastero, ottenendo, naturalmente, immediato riconoscimento canonico.
    Devo seguitare oltre?
    Parole sante le tue, padre Ariel carissimo … parole sante!

    Un monaco cistercense

    1. Caro fratello, non so se il primato di “fuoriusciti” che fondano nuove famiglie francescane, che rivendicano tutte il vero, autentico carisma del nostro Serafico Padre, ce l’abbiamo noi Frati minori cappuccini, oppure se ce l’hanno i Frati minori.
      Non so, non avendo i numeri a disposizione, a quale di questi due rami dell’Ordine francescano andrebbe dato il … il … “tapiro d’oro”!
      Rimango così con questo dubbio irrisolto.

      fr. Simone, Ofm.cap

  4. Caro Confratello.

    Posso dirti che il mio allievo e collaboratore ha terminato i suoi studi teologici alla Pontificia Università Lateranense due anni fa, dove di tanto in tanto io andavo a prenderlo e accompagnarlo, ed in quelle occasioni ho avuto modo di vedere più volte quei “fenomeni da baraccone” dei cosiddetti frati volantini.

    Premesso che io non mi esprimo né istintivamente né umoralmente, specie quando uso certi termini forti o coloriti, nel ribadire nuovamente “fenomeni da baraccone” resto in felice attesa di querele per un verso da parte dei diretti interessati e di richiami da parte di certe competenti Autorità ecclesiastiche locali che questi soggetti li hanno accolti e protetti. Infatti, se non fosse anzitutto per la imprudenza, la scarsa vigilanza e il mancato discernimento di certe Autorità ecclesiastiche, il Santo Padre, che ha appena concesso ai vescovi diocesani di poter trattare le cause di nullità matrimoniale, non avrebbe certo proceduto opportunamente alla riforma del can. 579, in pratica revocandogli la facoltà di riconoscere nuove realtà religiose o congregazioni di cosiddetto diritto diocesano, senza il previo nulla osta della Santa Sede.

    Con i miei occhi, in quelle varie occasioni, presso la Lateranense ho visto li fraticelli poverelli dello giovin messer Fra Volantino, giungere coi loro vestiari frateschi fatti in pratica coi sacchi usati per imballare le patate, ma al tempo stesso sfoggiavano però i computer portatili di più nuova e costosa generazione, telefoni cellulari dai costi esorbitanti; disponevano di Ipad di ultimissima generazione che non erano ancora in commercio in Italia … e si capiva che, con buona pace di Monna Povertà, questi esteti della povertà ad uso e consumo del povero popolo bue pronto a credere alle loro panzane, maneggiavano quattrini in notevoli quantità.

    Però vestivano col saio fatto più o meno coi sacchi delle patate e andavano scalzi coi sandali ai piedi.

    Evito di dettagliare che se fosse stato in mio canonico potere, il saio glielo avrei fatto mangiare ed i sandali li avrei usati per cacciarglieli laddove non batte mai il sole.

    Dopo avere dato vari problemi in giro per le diocesi italiane, mi sembra siano approdati nella Diocesi di Noto, retta attualmente dal vescovo rocchettaro che suona e canta canzoni profane con la chitarra elettrica nei pub, nei centri commerciali … che di recente fece un ameno concertino omiletico durante la Santa Messa per i cresimandi, ecc …

    Capisci quindi che in una situazione simile, può starci collocato bene anche lo messer frate Volantino, perché come dice un proverbio delle mie zone di origine: «Dio li fa e Cristo li accoppia».

    Vedere QUI, QUI, QUI

    Signore pietà!

    1. Parole giuste e sante … “fenomeni da baraccone”.
      Quello che io udii con le mie orecchie durante una specie di conferenza di fra Volantino, andava preso e portato di corsa alla congregazione per la dottrina della fede, anche se la risposta del vescovo fu … “quanto sei esagerato!”

    2. Chi tra poco ordinerà sacerdote il sig. Corrado Giunta “in arte” frate Volantino, che il nostro vescovo espulse dalla nostra diocesi a giusta ragione con un decreto, si assumerà una responsabilità enorme, e io prego che i danni che ne conseguiranno, non siano quelli che purtroppo temo saranno per la Chiesa.

      don Giuseppe (Caltanissetta)

      _____________________

      NdR vedere sotto

      Decreto del Vescovo di Caltanissetta S.E. Mons. Mario Russotto

      1. “mi consenta”, come diceva quel famoso signore alto un metro e mezzo con i tacchi inclusi …
        il Vescovo di Caltanissetta, doveva a mio sommesso parere, molto sommesso, chiamare padre Ariel e dare a lui in affido frate Volantino …
        … e poco dopo non ci sarebbe rimasto (altro che volantino!) nemmeno un foglio di carta velina.

      2. Caro confratello di Caltanissetta.

        Il decreto dato dal vostro vescovo e qui riprodotto in Ndr, merita veramente un encomio. Un testo scritto veramente in modo caritatevole, sapiente e deciso, proprio quella decisione che oggi, purtroppo, manca drammaticamente.
        Ci tenevo a dirti, a suffragio di quanto giustamente tu affermi, e con conoscenza molto maggiore della mia, che alcuni anni fa, detto fr. Volantino, approdò in …. “visita apostolica”, qua da noi a Verona. Io come altri confratelli parroci fummo costretti a lavorare diverse settimane, per chiarire le colossali eresie che questo soggetto pittoresco disse in giro tra i nostri fedeli nello spazio di poche ore.
        Se il vescovo che si sta accingendo a prendersi la gravissima responsabilità di ordinarlo sacerdote, solo guardasse i video diffusi da questa “sètta” di esaltati, e fatto ciò si facesse consigliare e illuminare da due bravi periti specializzati in psichiatria, avrebbe tutti i motivi per desistere.
        Resta in ogni caso un ultimo tentativo da fare: noi sacerdoti che in vario modo abbiamo visto o udito in più circostanze il personaggio in oggetto, mettiamoci d’accordo per stilare e firmare una lettera, inviando apposita segnalazione alla Santa Sede, prima che il Vescovo di Noto lo ordini sacerdote, per poi dire in futuro, come purtroppo di prassi in certi casi … “non potevo prevedere … non potevo immaginare …”

        don Paolo (Verona)

        1. … già disponibile sin da ora anche la mia firma per la lettera.
          Tanto per dire: quando giunse in “visita apostolica” anche dalle nostre parti, il responsabile del decanato della mia zona pastorale, disse riguardo fra Volantino: “Oh, Santa Madonna del Carmine! Abbiamo già sulla testa il costante pericolo del Vesuvio, che ci basta e che ci avanza!”.

          1. Noto che da nord a sud, da est a ovest, il personaggio fra Volantino ha lasciato il segno!
            Pertanto vi confermo che anni fa lo ha lasciato anche da noi a Milano.
            Un autentico esaltato che se non fosse tragico sarebbe comico.

            Don Michele B.

    3. Visionate le stravaganti performance del Vescovo di Noto, i video sono peraltro già noti, da pecorella confusa oso domandare:
      Quis custodiet ipsos custodes?
      Spero che il vescovo abbia ora posto fine a tali risibili eventi ed abbia fatto ammenda per le offese recate alla dignità e per non avere difeso il decoro della carica che riveste.
      Qualche confratello maggiore l’ha fraternamente corretto?
      La gerarchia ecclesiastica è o no intervenuta? E il dicastero competente?

      1. Caro Ettore.

        Solitamente, le Autorità Ecclesiastiche competenti, si giustificano dicendo che in giro, sia per l’Italia sia soprattutto per il mondo, «c’è purtroppo molto di peggio».
        E’ un modo per dire che non sanno da dove cominciare. Io propendo invece a pensare che non vogliono proprio cominciare.

        Quando avevo vent’anni – quindi ormai 32 anni fa – conobbi un santo prete, classe 1906. Seppi in seguito che era divenuto frate nell’Ordine dei Frati Minori Francescani e quindi sacerdote. Poi, in seguito, uscì dall’Ordine ed entrò nel clero secolare, dopo avere avuto qualche difficoltà a trovare un vescovo che lo accogliesse e che lo incardinasse nel clero secolare della sua diocesi, bollato com’era stato bollato …
        … e il vescovo che lo prese, certo non se ne pentì, perché morì veramente in fama di santità.

        Ebbene, la colpa di questo santo prete, era niente meno che questa: durante una pubblica festa di piazza si era messo a cantare delle “canzoni profane” con “i secolari” e a muovere qualche passo di danza. Il tutto nel 1936, ricordo bene la data perché il racconto era inserito in un preciso contesto storico-politico italiano.

        Se questo sant’uomo vedesse le immagini che seguono sotto riportate, che cosa penserebbe e direbbe? Vedendo i suoi confratelli di oggi che ballano non in piazza, ma rivestiti dei sacri paramenti durante le sacre liturgie? Per non dire dei vescovi rocchettari …

        Da sempre, io vado sostenendo che lo squilibrio genera squilibrio. Era infatti cosa altamente squilibrata che sino a mezzo secolo fa, preti che si erano tolti la talare per giocare con i giovani a pallone nel campo da calcio della parrocchia, siano stati fatti neri dai loro vescovi; così come oggi è cosa altamente squilibrata che non solo, molti preti, si rifiutino di portare il loro abito ecclesiastico, ma che si presentino in abiti civili anche alla Santa Messa del Crisma.

        E poi, mi creda, è difficile, per qualsiasi Autorità Ecclesiastica, correggere persone che, quando giungono in processione, già prima che arrivino loro sono preceduti dal loro narcisismo e dalla loro insopprimibile arroganza.

        https://www.youtube.com/watch?v=LbrN1GcTLh0

        https://www.youtube.com/watch?v=vEccH0yasaY

        https://www.youtube.com/watch?v=nigy_RH2koQ

        https://www.youtube.com/watch?v=XWOBD0hkb1I

        https://www.youtube.com/watch?v=6NdcN3ZXISw

        https://www.youtube.com/watch?v=abGqYUd4c-g

        ecc… ecc …

        1. Impresa improba, certamente difficile se manca la volontà.
          L’autorità implica la responsabilità, il dovere di agire, di vigilare e custodire, facendo sentire la propria voce, richiamando, anche correggendo le pecorelle.
          Mi vengono in mente:
          – le tre similitudini del Vangelo di Giovanni cap. 10.
          – la saggezza del proverbio: il medico pietoso fa la piaga verminosa
          ergo il male si aggrava in maniera irrimediabile quando non si ha il coraggio di adottare i provvedimenti adeguati, nonostante questi possano essere dolorosi.
          – la preghiera, la forza spirituale e morale che deriva dalla preghiera a Dio, richiedendo l’intercessione della B.V. Maria e dei Santi, supplicando il Signore di concederci ancora sacerdoti coraggiosi, sacerdoti santi.
          Zitto, Ma non tocca certo a me fare la predica!

  5. Nella mia diocesi, una fraternità sacerdotale, modello tradizionalista, anch’essa accolta e riconosciuta dal vescovo, fece disastri, e ancora, in quella zona pastorale, dopo anni abbiamo difficoltà a far dimenticare alla gente certi brutti fatti ed episodi, roba molto brutta …
    Risposta del vescovo dopo i fattacci? …. “eh, ma io mica potevo sapere!”
    No, non poteva proprio sapere … non poteva sapere anche se era stato avvisato dai vescovi di altre due diocesi, anche se il nostro presbiterio cercò di convincerlo a non accogliere quelle persone, e, per tutta risposta, ci disse che eravamo gelosi di persone che celebravano la messa con zelo e devozione.

    1. … esattamente come il Vescovo di Noto, che malgrado i problemi conclamati dati dal già suddetto frate Volantino, dopo un decreto scritto tra l’altro con tutti i crismi della sapienza e della carità cristiana dal Vescovo di Caltanissetta … se l’è preso comunque, e a breve lo ordinerà sacerdote. Stai certo, caro don Luciano, che anche in questo caso … vuoi vedere che, infine, scapperà fuori il classico “ma non sapevo!” ?

  6. Se non conoscessi l’autore e se non avessi acquistato quel libro ( per l’esattezza nel marzo 2013, e per essere precisi dirò pur dove … alla libreria Coletti di v. della Conciliazione in Roma), leggendo un articolo come questo mi sorgerebbe spontaneo sbottare … “un altro prete che le spara grosse”, insomma, uno in più, uno in meno, ormai abbiam perso il conto …
    La cosa che trovai singolare, a posteriori, di questo libro, il fatto che la data di stesura è il 2012, la data di stampa agli inizi del 2013. Prima della rinuncia di Papa Benedetto XVI e prima delle elezione di Papa Francesco.
    Allora padre Ariel non le spara affatto grosse, le fa proprio grosse! Ma ciò che mi rincuora, è il fatto che più le fa grosse, più gli escono ben cotte dal suo forno di lusso, dopo accurato e meticoloso impasto e lievitazione.
    Spero sia ripubblicato presto, perché questo, come altri suoi libri, meritano essere letti. Se infatti uno sfoglia oggi “E satana si fece trino”, pubblicato nel 2011, e lo legge nel 2016, solo su questo è obbligato a riflettere e chiedersi: come poteva, tra il 2008 e il 2010, confezionare un libro con contenuti del genere?
    Qualcuno sopra l’ha chiamato “pazzo del Signore” … concordo!

  7. Cari e Venerati Fratelli Sacerdoti.

    Ho letto i vostri commenti pubblici qui riportati. E dopo avere già risposto a diversi vostri quesiti in privato attraverso numerose email tramite le quali ci siamo scambiati le nostre reciproche opinioni, cercherò adesso di dare una risposta pubblica un po’ a tutti.

    Io credo – ma questo lo avete capito – che il proliferare di nuove congregazioni religiose, fraternità sacerdotali o come qualsivoglia istituti di vita consacrata e società di vita apostolica, con i tempi che corrono è cosa prima da esaminare e poi da sanare come una sorta di … “epidemia”.

    Mi spiego: noi stiamo vivendo oggi una situazione che la Chiesa visse già a cavallo tra il XII e il XIII secolo, tanto che uno dei concili che per varie ragioni ho più volte esaminato e studiato con particolare cura, il IV Concilio Lateranense, inserito in un delicato contesto storico, sia socio-ecclesiale sia socio-politico, proibì tassativamente la costituzione di nuovi ordini religiosi.

    Come teologo dogmatico sostengo da sempre, agli studiosi del mio ambito od a quanti praticano questa materia, che la dogmatica in generale e la dogmatica sacramentaria forse in particolare, non può prescindere da una approfondita conoscenza storica. Ma questo vale anche per tutte le altre discipline teologiche che dovrebbero sempre comportare il sapere da dove veniamo, chi siamo e verso quale futura prospettiva escatologica siamo proiettati per mistero di grazia nell’economia della salvezza.

    Quando si perde la memoria storica, quando alla teologica si sostituiscono i teologismi ed alla sana e profonda ecclesiologia i sociologismi pseudo-pastorali, a quel punto si manca di quel prezioso elemento “salvifico” che è appunto la conoscenza del nostro passato, delle esperienze del nostro passato; e quando purtroppo non si conosce la nostra storia, talvolta si è condannati a ripeterla, come prima o forse peggio ancora di prima.

    Ma veniamo al presente.
    Non faccio mistero – anche perché l’ho scritto e ripetuto – di avere più volte animatamente discusso con neocatecumenali e carismatici, soprattutto per una loro visione della pneumatologia ch’è spesso del tutto non corrispondente alla dottrina cattolica ed al magistero della Chiesa; non di rado, vari adepti di questi movimenti, scivolano infatti in errori dottrinali tipici delle grandi eresie del passato, mentre altre volte, i loro arbitrari abusi liturgici, rasentano veramente il sacrilegio della Santissima Eucaristia.

    Da mezzo secolo a questa parte, lo Spirito Santo è letteralmente tirato “per le piume” e “brandito” a suffragio delle più disparate “mozioni“, “ispirazioni“, “messaggi” … ed al nome della Terza Persona della Santissima Trinità, in modo spesso altrettanto erroneo, si unisce un’altra “parola magica“, che è la parola “carisma”.

    Il discorso sarebbe lungo e non è questa la sede, quindi mi limito a dire che lo Spirito Santo di Dio, i carismi, li elargisce nella Chiesa, per la Chiesa, a servizio della Chiesa, sotto il controllo della Chiesa e previo riconoscimento da parte della Chiesa. In assenza di tutto questo non è lecito a chicchessia parlare né di ispirazioni dello Spirito Santo né di carismi, in modo del tutto particolare se chi si ritiene detentore di un qualche carisma, non è un autentico modello di obbedienza verso la Chiesa e la sua apostolica autorità.

    Nei preziosi anni di vita vissuti a Roma durante la mia formazione spirituale e teologica al sacerdozio, poi in seguito da sacerdote, in un ambiente internazionale di per sé universale, tale è la Diocesi del Romano Pontefice, ho incontrato fraticelli delle più fantasiose ed esotiche congregazioni di diritto diocesano riconosciute da vescovi delle parti più disparate del mondo; dei vescovi sui quali, per cristiana carità, stendo subito un velo pietoso. E più volte mi sono chiesto come potessero, certi vescovi, non rendersi conto di avere dato riconoscimenti canonici a soggetti immaturi nella fede, psicologicamente deboli, con inquietanti carenze di conoscenza non della teologia ma del Catechismo della Chiesa Cattolica. E tutte queste persone erano “genuflesse” e “adoranti” al seguito del proprio leader o cosiddetto “fondatore”, semmai un soggetto psicologicamente più fragile di loro, ma in grado di esercitare su questi deboli la propria autorità, spesso dopo avere inibito in essi ogni capacità di esercizio del senso critico.

    Tutti questi nuovi “fondatori” avevano come caratteristica quella di sentirsi investiti di speciali, particolari e grandi missioni, a loro affidate – ovviamente – dallo Spirito Santo, attraverso carismi che in verità erano soltanto la scimmiottatura di altri carismi, perlopiù legati alla tradizione dei grandi ordini storici.

    Or bene, l’esperienza degli ultimi cinquant’anni di vita e di storia della Chiesa ci insegna che, a seguito di una male intesa idea di “primavera dello Spirito”, si è dato spazio e pericolosa corda a molti soggetti animati da esaltazioni pseudo-mistiche ed a personalità narcisistiche con notevoli punte di megalomania erano capaci di esercitare fascino e autorità su soggetti deboli e fragili a loro assoggettati spesso tramite meccanismi di vero e proprio plagio.

    I risultati sono stati che, in giro per il mondo, molte di queste nuove realtà hanno finito col generare gravi scandali di carattere perlopiù morale e patrimoniale. Mentre i loro membri, lasciati giungere sino al sacro ordine sacerdotale, dopo essere stati formati da degli pseudo-formatori che non erano mai stati a loro volta adeguatamente formati, si sono rivelati pessimi sacerdoti, privi anzitutto dello spirito di devota e filiale obbedienza dovuta al vescovo. Soggetti nati appena il giorno prima che millantavano e si attaccavano a idee surreali di “tradizione” e di “tradizioni” come se fossero membri di uno dei grandi ordini storici millenari, quindi pronti in nome delle loro non meglio precisate “tradizioni” a dare battaglia all’interno delle diocesi ai vari “infedeli”, che erano ovviamente i presbìteri, con in testa spesso lo stesso vescovo, colpevoli tutti quanti di essere a loro avversi, quindi bollati senza mezzi termini come soggetti chiusi alla grazia dello Spirito Santo nonché gelosi del loro portentoso carisma.

    In diocesi di piccole o medie dimensioni, dove in virtù dell’ambiente più o meno ristretto certi colpi non sono facilmente “ammortizzabili”, alcuni di questi gruppi, realtà o cosiddette nuove congregazione, hanno spesso creato lo scompiglio e sono state spesso soppresse canonicamente dopo avere seminato scandali d’ogni genere e sconcerto tra i fedeli.

    Io credo che un sacerdote non si può improvvisare, tanto meno si può improvvisare una tradizione religiosa, ma soprattutto nessuna realtà religiosa o fraternità sacerdotale può nascere ed essere strutturata sull’egocentrismo narcisista e megalomane di un sedicente fondatore, quindi su di un carisma che non c’è.

    Sono anni che vado dicendo quanto la situazione sia grave, al punto che mi presi il letterario sfizio di “farmi papa” e scrivere una enciclica anche a tal proposito, mentre nelle mie orecchie risuonava la rima di Cecco Angiolieri:

    S’i’ fosse foco, ardereï ‘l mondo;
    s’i’ fosse vento, lo tempestarei;
    s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei;
    s’i’ fosse Dio, mandereil’ en profondo;
    s’i’ fosse papa, sere’ allor giocondo,
    ché tutti cristïani imbrigherei
    s’i’ fosse ‘mperator, sa’ che farei?
    A tutti mozzarei lo capo a tondo.

    Siccome tra questi commenti è stato citato Corrado Giunta in arte Frate Volantino Verde, in coscienza mi sento di dire – avendo conosciuto a Roma i membri di questa esotica realtà ed il loro cosiddetto “fondatore” – che il Vescovo di Noto si sta accingendo a commettere un gravissimo errore, perché, con soggetti simili, è pressoché garantita la realizzazione di ciò che sino a qua ho scritto, se non peggio ancora …

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