Domenico Giani, angelo custode di “Papa Cecco” visto da una “divota vecchiaccia toscana”

DOMENICO GIANI, ANGELO CUSTODE DI PAPA CECCO VISTO DA UNA DIVOTA VECCHIACCIA TOSCANA

 

Domenico Giani è dal 2006 capo dei servizi di sicurezza della Città del Vaticano. Cinquantenne, toscano nato nella bella Arezzo e con una notevole carriera alle spalle nella Polizia di Stato e nei servizi di sicurezza della Repubblica Italiana [vedere QUI, QUI, QUI, QUI]. Dal marzo 2013 è forse uno degli uomini meno invidiati al mondo. Pochi, in questo momento vorrebbero trovarsi al posto suo a gestire la sicurezza del Santo Padre in situazioni a volte ingestibili. Una mamma di Arezzo che potrebbe essere madre del comandante Giani, con trasporto materno ha voluto indirizzargli questa lettera in vernacolo toscano — o meglio in vernacolo aretino/chianaiolo — affidandola alla nostra Ipazia gatta romana per la pubblicazione sull’Isola di Patmos. Anche se non si tratta di un testo di carattere filosofico e teologico secondo l’usuale taglio della nostra rivista telematica, lo pubblichiamo ugualmente con un sorriso, non essendo questa lettera affatto priva di cristiano e materno buon senso.

 

Ipazia gatta romana
Autore                 Ipazia gatta romana

 

 

Caro Domenico.

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A sinistra Domenico Giani, capo dei Servizi di Sicurezza della Città del Vaticano

Ho settantacinqu’anni e il mi’ figliolo più grande è nato nel 1963, tu sei solo d’un anno più grande e per questo mi vien da trattatti come un figliolo, come se tu fossi il ‘murmio [1]. Sei nato nel 1962 e potresti èsse pe’ davvero un mi’ figliolo, per questo so’ sicura che ‘un me ne vorrai se da mamma ti tratto come se tu fossi uno dei mi’ tesorini.

Quando l’altro giorno ho visto ‘i Papa in un negozio d’ottica di Roma indov’è andato pe’ rifassi le lenti dell’occhiali [vedere QUI, QUI], t’ho tanto pensato, ti so’ sincera: proprio tanto t’ho pensato.

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A sinistra Domenico Giani

Quando vedo certe immagini trasmesse ‘un ti posso nasconde che mi piglia un magone che dallo stoma’o mi sale dritto al cuore. E mi piglia proprio a pensà a te, tesoro mio, mica a quel bonomo che ancora ho da capì se a volte è strullo [2] o s’invece l’è un dritto che allo strullo ci fà.

Suvvia, unn’è mia intenzione offende nessuno, tanto meno i’ Papa. Tu, tesoro caro, che sei roba di terra nostra, lo sai come siamo noi genti di Toscana: si parolaccia, si tirano moccoli e si smadonna, però sempre con gran rispetto al Padreterno e alla Vergine Santa, è guai a chi ci tocca il Signore e la Madonna, perché in fondo il cuore ce l’abbiamo più grosso di quello delle nostre vacche chianine. Questo ci tengo di molto a dittelo, perché sei tu i’ primo a potè testimonià che uno “strullo” uscito fòra dalle nostre bocche unn’è pe’ niente un’offesa, perché sòna più da complimento che d’altro. Figurati, il mì marito mi vòl bene da cinquant’anni e da cinquantuno mi dà della strulla. Però … ah, che ‘un gli si vada a toccà la su’ moglie perché a chi ci s’avesse a provà lo poterebbe dalla testa ai piedi; proprio come noaltri, che tra un moccolo e l’altro saremo pronti a cavà le penne a una a una a chi s’azzardasse a toccacci i’ Papa.

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Domenico Giani in alta uniforme durante una cerimonia

Ti dicevo appunto quanto mi si stringe tutto, dallo stoma’o al cuore, quando ti vedo in giro dietro al Papa. ‘Un ti poi manco immaginà le volte che ho sospirato: ma tu guarda ‘sto poveretto … oddio, o che gli tocca subì al mi pòro bimbo [3] e che gli toccherà ancora di subì d’altro!

Pe’ questo penso e dico da tempo: ma gli è più facile gestì un bimbino che fa le bizze del Papa Cecco! O come faranno, ‘sti poveretti che gli stanno attorno, a partì da te che sei il loro capo e che devi tenè tutto sotto controllo compresi l’altri òmini della sicurezza?

Certo però ‘un te lo posso nasconde che quando ha fatto la battuta sulle pe’ore, noi tutti che c’occupiamo di bestie nelle ‘ampagne in Val di Chiana — pe’ore comprese — du’ grasse risate ce l’abbiamo fatte sù, a sentillo dì quelle parole. O me la voi spiegà te, ‘sta sparata: «Siate pastori coll’odore delle pe’ore»? [QUI]. E pensa che c’è pure chi l’ha preso di molto sul serio: i’ Cardinal Vi’ario Agostino Vallini ha fatto allestì al primo piano del palazzo de ‘i Vi’ariato di Roma un piccolo ovile con tre pe’oracce puzzolenti; e lui e i vescovi ausiliari, prima di salì nei loro uffici o prima d’andà a zonzo [4] in qualche parrocchia romana, vanno a dassi ‘na strofinatina pe’ pigliassi ben bene quell’odore pe’oreccio che li renda pastori santi e credibili in una Roma nella quale, se dalle parrocchie de’ ill’urbe togli quei quattro neo’ate’umenali scalmanati tanto cari a i’ Cardinal Si’ario, e so’ tutte quante vòte, ma proprio vòte vòte …

Scusa Domenico, ma tu che gli stai vicino, gliela voi dì n’a bona volta pe’ tutte a ‘sto sant’omo quanto si lavano i nostri pastori pe’ unn’avè addosso i’ puzzo delle pe’ore quando tornano a casa? ‘Un potrebbe, st’omo santo, usà dei termini un po’ più da Papa e un po’ meno da fantasiosa pastorizia che unn’e sta nì ‘n cielo nì  ‘n terra?

Pe’ la carità divina, lui gli è i’ Papa, e si capisce bene tutti cosa intenda dì, parlando di pe’ore e pastore. Ma se proprio ci tiene tanto a fare il semplice e l’umile, venga dalle genti di ‘ampagna come noi, che forse qualche santa lezioncina a modino se la piglia, a partì dalla prima e sacrosanta che a lui pare ‘un gli entri proprio nil comprendonio: attorno al gregge delle pe’ore, ogni pastore c’ha sempre dei cani a protezione. Se i’ Papa ci viene a trovà glieli mostriamo noi i greggi, e gli mostriamo pure che sventole di pastori maremmani mettiamo a protegge le pe’ore, perché anche se oggi ‘un ci so’ più i lupi, i ladri ci so’ sempre, e tante altre brutte cosacce ancora ci sono. Quindi i’ Papa, vedendo le vere pe’ore e i veri pastori, vedrà come i’ pastore che vive nelle ‘ampagne vere, è protetto alla bisogna assieme a tutte le sù pe’ore dai cani che gli stanno sempre d’intorno.

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Domenico Giani in alta uniforme davanti al Palazzo del Governatorato della Città del Vaticano

O Domenichino mio [5], ma lo sai che a volte, quando vedo la tivvù, mi pare proprio che tu abbia a che fa’ con un bimbino bizzoso invecchiato? E in quei momenti mi tornano a mente le parole de la ‘i mamma che quand’avevo appena diciott’anni mi diceva: «O Margheritina, bada bene, che se un sei cresciuta adesso un cresci più!». Questa saggezza de i’ popolo, si pòle applicà anche a i’ Papa, visto che i’ popolo gli piace tanto? E come diceva la i‘ mamma, forse sarebbe i’ caso di dire anche a lui: «O Giorgino, bada bene che se ‘un sei cresciuto a 78 anni, ‘un cresci più!». E siccome c’ho tutta la paura che sotto cert’aspetti sia un bimbino di 78 anni, se ne volevo conferma l’ho avuta durante il suo viaggio in Brasile. Unn’ha voluto la macchina blidata perché lui è i’ Papa del popolo che deve ‘sta in mezzo al popolo e pigliassi addosso l’odore delle pe’ore. E unn’avendo tanta voglia d’ascoltà qualcuno, a partì da te e da tutti i tuoi angelini santi che v’occupate della su’ sicurezza, ecco che a una a una le sù estroversie e so’ sortite fòri: epprima unn’ha voluto la papamobile blindata [QUI] eppoi voleva il finestrino aperto della macchina [QUI] … eppoi voleva fassi toccà dalle pe’ore per sentì meglio i’ loro odore, eppoi è rimasto imbottigliato in mezzo a i’ traffico con la gente che s’accalcava attorno alla macchina [QUI] … e in quei momenti, figliolino caro, mi posso immaginà quanto tu abbia sudato freddo.

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Domenico Giani in alta uniforme

Dalle nostre parti tutto questo si chiama anzitutto testaccia dura, il resto te lo dico poi appresso. Se difatti ‘un mì ricordo male, a Manila un matto tentò di da’ ‘na cortellata a Papa Paolo VI [QUI]. All’inizi dell’anni Ottanta il mondo rimaniede scioccato, quando quel pazzo assassino sparò a Papa Giovanni Paolo II [QUI]. Pochi anni fa, quando tu eri già a servizio de’  papi sotto Benedetto XVI, dentro San Pietro ‘na povera demente saltò dalla transenna e si lancio verso di lui a i’ quale si dice che tu facesti da tappetino gettandoti a terra per fa’ cadere i’ Papa su di te e non sul marmo [QUI].

Mi domando: a Papa Cecco, tutto questo ‘un gli dice proprio nulla? Quando alla fine della Messa in una parrocchia di Roma uscì fòri e andiede a tutta randa a zonzo [6] in mezzo alla folla di gente pe’ fà i’ Papa semplice, unn’è che si rese conto del problema che creò a voi, a te in testa Domenichino caro, che come si vediede in televisione corresti subito coll’occhi mezzi di fòri, mentre lui si aggrovicciolava [7] tra le pe’ore pe’ piglianne bene l’odore? [QUI].

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… «Salve, devo cambiare le lenti agli occhiali e sono venuto di persona, perché … sapete com’è, nessuno mi farebbe una commissione e nessun ottico di Roma verrebbe mai direttamente in Vaticato da me»
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… Ragazzi, fuori gli smartphone c’è il Santo Padre dentro questo negozio!

A l’ultemo [8], pe’ non menalla a lungo vengo a i’ conquibusse [9]: e se mentre Papa Cecco fa ‘l Papa semplice, ‘l Papa che vol fa’ ‘i che vòle pe’ sentì l’odor delle pe’ore, un bel giorno sortisse fòri tra le genti un pazzo, i’ che succederebbe? Lo sappiamo i’ che succederebbe: tu che gli sei vicino, appena tu vedessi una pistola o una lama con la coda del tu’ occhio da falco, ti getteresti subito davanti a i’ Papa, e quasi sicuramente ti piglieresti una revolverata o una coltellata pe’ parallo col tu’ corpo. Perché è questo che istintivamente faresti tu e che farebbero tutti i tu’ omini. Noi lo sappiamo bene questo, ma come noi lo dovrebbe sapè  anche Papa Cecco.

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«… e pijamose un po’ d’odore de ‘e pecore »

Tu, tesorino caro, hai una bella moglie e sei babbo di tre bimbi. Mettiamo pe’ disgrazia che tu finisca ammazzato per difende o pe’ copri’ i’ Papa. A quel punto, Papa Cecco, che gli va’ a raccontà alla tu’ bella sposa e ai tu’ bei figlioli? Gli racconterà che lui è un Papa semplice, un Papa povero, un Papa che vol fà quel che gli pare, un Papa che vòle sentì come un pastore l’odore delle pe’ore a tutti i costi? E davanti a tutto questo, o che importa che tu sia rimasto ammazzato per difendere quella che io, mamma della Val di Chiana, ‘un riesco a leggere né come semplicità né come umiltà. Sarò dura e impietosa nel mì giudizio, ma lo dico appunto col cuore d’una mamma. E come mamma ti dico e ti concludo: un vero babbo responsabile, semplicità o non semplicità, pe’ore o non pe’ore, sa sta’ eccome al sù posto quando stando al sù posto difende la vita e la sicurezza di tutti i su’ figlioli, voi ‘ompresi che lo proteggete e che c’avete tutti quanti mogli e figlioli.

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evvai! Pacche sulle spalle a “er papa de noartri” e carezza al girovita da parte della signora [vedere filmato QUI]

Diglielo a Papa Cecco, a nome di una delle pe’ore di cui gli piace tanto d’avè addosso l’odore. Perché l’odore mio gli è l’odore di una pe’ora mamma, di una donna che tra le pe’ore vere c’è cresciuta per davvero e che per questo c’ha tutta quella prudenza richiesta da i’ caso, incluso l’amore e i’ rispetto pe’ i mì bei pastori maremmani che mi fanno la guardia alle greggi e che farebbero vedè subito a chiunque s’avvicinasse alle pe’ore dieci centimetri di zanne.

Alò Domenichino! [10] Ti mando un bacio grosso co’ tutto l’affetto che una mamma pole avè pe’ i figli suoi e pe’ i figli dell’altri che potrebbero esser figli suoi. E mi raccomando: quando ti capita a tiro Papa Cecco, ti prego di dagli du’ baci sulle su’ mani sante, uno pe’ te e uno pe’ questa divota vecchiaccia toscana, che tra un moccolo e l’altro amarebbe e defenderebbe i’ Papa pure se i’ Papa c’avesse la rogna addosso, perché ‘i Papa gli è sempre i’ Papa, perché i’ popolo cristiano, pe’ quanto semplice possa esse, ama ” i’ Papa “, no questo e quell’artro Papa, ma ama i’ Papa n’in quanto Papa, chiunque esso sia.

Margherita di Cortona
Mamma della Val di Chiana

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Note:

(1)   Amore mio
(2)   Sciocco, usato nell’espressione vernacolare in modo del tutto affettuoso
(3)   Espressione materna affettuosa: il mio povero bambino

(4)   in giro
(5)   Espressione tipica d’affetto per rivolgersi alla persona attraverso un diminuitivo del nome
(6)   Andò di gran corsa in giro
(7)   Aggrovigliare, stringersi attorno.
(8)   Infine
(9)   Al conquibus, vengo al dunque
(10) Espressione aretino-chianaiola (alò/aloe), in questo caso: coraggio Domenichino!

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Una bella intervista nella quale Domenico Giani parla della particolarità del proprio servizio al Sommo Pontefice e alla Santa Sede

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7 thoughts on “Domenico Giani, angelo custode di “Papa Cecco” visto da una “divota vecchiaccia toscana”

  1. Quando la gatta romana incontra l’arguzia chianina diventa irresistibile.
    Ironia a parte, il Santo Padre dovrebbe meditare sulle ultime parole della madre toscana e pensare anche al bene e alla sicurezza delle famiglie dei suoi angeli custodi in terra quando si muove con tanta leggerezza e incoscienza perchè non mette a rischio solo la sua vita ma anche quella degli altri.

  2. … ma siete proprio dei “satanassi”!
    Me lo sono riletto due volte, con mia moglie che è venuta a vedere che cosa succedeva, perché mi sentiva ridere come un matto. L’ho fatto leggere anche a lei e ha riso quanto me.
    Avete centrato e ha ragione anche Adri che scrive “il Santo Padre dovrebbe meditare sulle ultime parole della madre toscana e pensare anche al bene e alla sicurezza delle famiglie dei suoi angeli custodi”

  3. Credo che il Papa non sia grullo. Lui non vuole proprio la guardia del corpo, se l’è trovata in Vaticano. Potesse andare in giro solo e liberamente lo farebbe, anche a costo di essere ucciso. Non ha paura di questo. Ha paura dello stacco che c’è tra il popolo di Dio e i suoi pastori, irraggiungibili. Non così i primi apostoli o lo stesso Gesù. Certo la Chiesa allora non contava un miliardo e mezzo di persone, ma erano sempre in pericolo anche loro vedi come è morto Gesù, le persecuzioni a San Paolo e a tutti gli Apostoli… Questo Papa si metterebbe alla Stazione Termini a predicare il Vangelo se potesse…o in metropolitana, o dove ci sia umanità a cui portare la Buona Novella. Saluti.

    1. E perché, il predicare invece il Vangelo dalla Cattedra di San Pietro dentro la omonima basilica papale, forse oggi è divenuto un motivo di vergogna?

      Perché dunque non predicare il Vangelo – non solo “alla Stazione Termini” – ma anche nei quartieri ultra residenziali di Roma o nelle più esclusive zone delle ville dei Castelli Romani?

      La conversione e la salvezza sono forse una sorta di privilegio indirizzato solo a poveri di soldi e di beni materiali?
      Perché vede, per me sono poveri anche i ricchi privi di Cristo. Ogni essere umano privo di Cristo per me è un povero, che viva in una baracca o che viva in una villa con piscina e campo da tennis.

      Al momento in cui oggetto del Vangelo, oggetto della buona novella che come tale è indirizzata a tutti gli uomini di buona volontà, diventano solo i profughi veri o presunti, i poveri veri o presunti, i barboni che quasi sempre sono tali per loro libera scelta di vita e non per costrizione … a quel punto si pone in essere uno dei peggiori tradimenti del Vangelo, rendendolo non più “universale” (cioè indirizzato a tutti) ma “esclusivista” (cioè indirizzato a persone o classi sociali ben precise).

    2. “…il predicare invece il Vangelo dalla Cattedra di San Pietro dentro la omonima basilica papale, forse oggi è divenuto un motivo di vergogna?”… No, predicare in San Pietro è diventato del tutto inutile; bisogna andare a predicare alla Stazione Termini…

  4. da buona romana qual mi sento, ho apprezzato molto il sano toscano 🙂 quanto al contenuto della lettera che dire? Il fatto è che un Papa è sì votato al martirio, ma questo Pontefice nello specifico non ha compreso di quale martirio si tratta dal momento che per lui sarebbe martirio quello che non è riuscito a Giovanni Paolo II, ossia, morire…. ed invece (mi perdoni Iddio ma non è cattiveria la mia e Lui lo sa), la Vergine Santa quel giorno “si intromise troppo”, sfumando il martirio di un Papa. Ora è risaputo che a Papa Francesco piace FARE il papa (lo ha detto lui) ma non sa come uscirne fuori ed ha già pronte le eventuali dimissioni, ma in verità non vorrebbe darle, lui vorrebbe morire martire nell’ “ospedale da campo” di sua invenzione, in trincea e di certo prega la Madonna di NON custodirlo se qualcuno dovesse riprovarci durante il suo consueto bagno di odore fra le pecore…. ma di portarlo subito in Paradiso questo sì, anche perchè morirebbe fra le pecore, il sogno di ogni pastore e non in un pensionato senza più alcun potere….

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