Die Tötung des Feindes: Reflexionen über die Todesstrafe und die damit zusammenhängende Fragen

- Kirche Nachrichten -

KILLING THE ENEMY: GEDANKEN ZUR TODESSTRAFE UND THEMEN ANNESSE

.

Man könnte auch fragen, ob es der Fall war, dass die Frage der Todesstrafe eingetreten war der Katechismus, deren Aufgabe es ist keine Lösung für praktische Probleme Kontingent zu bieten,, ma di insegnare le verità immutabili della fede. Jedenfalls, glücklich begrüßen die Entscheidung des Heiligen Vaters, die, Mit dieser Geste, wenn er keinen Gebrauch macht seinen Dienst als Lehrer des Glaubens, jedoch in der vollen Ausübung seiner pastoralen Autorität, und gerade die Macht der Schlüssel

.

.

Autor
John Cavalcoli, o.p.

.

.

PDF-Format Artikel drucken

 

 

.

.

Der im fragwürdigen pseudo-historischen Film Im Namen des Papstes König, von der großen Nino Manfredi gespielt, Woher kommt die Geschichte fictionalized Terroristen Giuseppe Monti und Gaetano Tognetti

Ich schließe ich meinen Beitrag die Intervention des Vaters Ariel [CF. Wer], auf denen im Wesentlichen zustimmen, Hinzufügen anderer Themen und präsentiert einige Anhänge.

.

Es gibt ein Buch dass in der Frage des Mordes erscheint paradox. Kein Buch wie dies verbessert die Würde, die Unantastbarkeit und Heiligkeit des menschlichen Lebens. Und doch, gleichzeitig, keines davon zugibt, die Rechtmäßigkeit der Mord im Namen Gottes: Krieg, Invasionen, Massaker, Strafen, Todesstrafen, Gesetz der Vergeltung, Tyrannen, Töten ungerecht Aggressoren. Und dieses Buch ist die Bibel. Das biblische Gesetz boykottieren Cherem die totale Vernichtung des Feindes war geschlagen, dass wir die Nachricht in dem Buch Deuteronomium finden [CF. Dt 20, 10-20] und es wird in der Bibel als göttliches Gebot präsentiert, so sehr, dass Saul wurde von Gott bestraft nicht das tun Cherem [und ich 15, 9] nachdem Gott ihm befohlen hatte, „das Volk Amalek zu töten“ und:

.

„Gibt nicht Weg für ihn zu Mitgefühl, sondern töte Mann und Frau, Kinder und Kleinkinder, Rinder und Schafe, Kamele und Esel " [und ich 15, 3].

.

Es kann gesagt werden, dass die Ethik der Bibel eine Ethik des Lebens. Die gute ist, dass das Leben fördert; Böse und die Sünde ist, was beleidigt oder ausgeschaltet. Da qui il precetto di non uccidere:

.

„Ihr habt gehört, was zu den Alten gesagt wurde: nicht töten; wer aber tötet, wird haftet Urteil " [es ist 20, 13].

.

Zugleich aber gibt es Grade des Lebens: von diesem infima, Gemüse, zu klettern, durch Tierleben, für den menschlichen, alle weißen Engelwurz, das göttliche Leben. Aber der Befehl „Du sollst nicht töten“ ist nicht wert, das gleiche für alle Qualitäten des Lebens. Das Intra-menschliche Leben kann die menschlichen geopfert werden. Bereits in Eden Gott ermächtigt das erste Ehepaar zu verwenden, Pflanzen und Tiere zu fressen.

.

Wie für das Leben der Person, nach der Bibel, sein körperliches Leben, aber wertvoll, Es muss geistig bestellt werden, für die Befehle Christus uns das physische Leben zu geben, das Hindernis für das geistliche Leben und die Beziehung zu ihm schaffen:

.

„Wenn Sie Ihre Hand, dass du sündigst, toglila » [CF. MC 9,43].

.

Fotogalerie de Alvariis – Rom, 1868: esecuzione dei due terroristi Gaetano Monti e Giuseppe Tognetti

Das physische Leben des Individuums in den Dienst des Gemeinwohls sein muss, das heißt, das Leben der Gemeinschaft, so, wenn es passiert, dass die einzelnen, mit seinem kriminellen Verhalten, das Wohl der Gesellschaft gefährden, dies, nach der Schrift, Es kann aus diesem gefährlichen Elemente der Todesstrafe loszuwerden.

.

früher, die Todesstrafe Es diente der Gesellschaft von den Schäden durch Kriminelle zu schützen verursacht. Tatsächlich, das göttliche Gebot „Du sollst nicht töten“ bedeutet „nicht töten Unschuldige“, aber sie müssen nicht unbedingt verbieten die Bösen zu töten, in der Tat seine Tötung durch die legitime Autorität als ein Akt der Gerechtigkeit gesehen, wie es durch die Beispiele der Schrift und die ganze Geschichte der Kirche belegt wird.

.

Aus diesem Grund ist in der Vergangenheit die Kirche die Todesstrafe gerechtfertigt ist und sie machte es ihren eigenen Gebrauch in dem Kirchenstaat. In diesem Zusammenhang genügt es, dass die Todesstrafe wieder zu durch das Grundgesetz des Staates der Vatikanstadt abgeschafft wurde 12 Februar 2001, nach hatte Paul VI hergestellt in 1967 unwirksam, während ohne sie löschen. nur in 2001 Es wurde vollständig gelöscht durch Motu Proprio Johannes Paul II.

.

Fotogalerie de Alvariis – Rom, 1868: esecuzione dei due terroristi Gaetano Monti e Giuseppe Tognetti

In dem alten Kirchenstaat, Von 1796 zum 1870 Sie wurden aus über 516 Todesstrafen. Vorsitz über den Hof des Heiligen Stuhls wurden kirchliche Richter, poi naturalmente le condanne erano eseguite dai laici, die sogenannte weltliche arm, non erano certo preti, frati e suore ad eseguire le condanne a morte. Nello Stato della Chiesa la pena di morte fu praticata sino al 1870. Le condanne a morte non potevano essere eseguite senza il nulla osta del Romano Pontefice, che volendo poteva commutarle in carcere a vita, in altra pena o persino in grazia. La prima condanna a morte approvata sotto il pontificato di Pio IX fu nel 1852 quella di Girolamo Simoncelli che s’era macchiato di vari reati: Mord, tentativo di insurrezione, falso e aggressione ingiuriosa ai danni di Giusto Recanati Vescovo di Senigallia. Altra condanna clamorosa fu quella di Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti eseguita a Roma in Via dei Cerchi il 24 November 1868. Questi due condannati oggi sono celebrati come martiri dopo essere stati costruiti tali da certe leggende del Risorgimento. In verità i due giovani uomini si erano macchiati del reato di strage uccidendo con un attentato dinamitardo alla Caserma degli Zuavi ubicata a Palazzo Serristori, in dem aktuellen Via della Conciliazione, Dreiundzwanzig Soldaten und zwei Zivilisten, schwer verletzt andere unschuldige Zivilisten, zwei von ihnen starben später das Leben, für insgesamt siebenundzwanzig Opfer [Liste der Opfer Wer]. Unter den Zivilisten getötet Francesco Ferri und kleine Tochter Rosa. Das Massaker hätte viel schlimmer gewesen, wegen der drei Sprengladungen in den Drains der Kaserne platziert gerade explodiert; wenn sie waren alle explodierte, die Tragödie wäre größer gewesen. Lo sarebbe stata anche con l’esplosione di una sola carica, se la gran parte degli zuavi non fossero usciti per ragioni di servizio verso Porta San Paolo, infatti gli zuavi morti nell’attentato erano per la quasi totalità i componenti della banda musicale.

.

Fotogalerie de Alvariis – Rom, 1868: esecuzione dei due terroristi Gaetano Monti e Giuseppe Tognetti

A Pio IX fu avanzata supplica di grazia, ma lui fu costretto a rifiutarla per non irritare i familiari delle numerose vittime, ma anche per non irritare la popolazione romana, che era rimasta molto toccata dalla morte delle bambina Rosa Ferri. I due terroristi, nel corso di un processo durato un anno, non chiesero la grazia; e non la chiesero per i motivi narrati dalla leggenda, in quanto avrebbero decisero di negare indomiti di venire a patti con il «tiranno», ma perché rimasero così colpiti dagli effetti del loro gesto e dai morti che ne erano conseguiti, tanto da vedere nel patibolo una forma di riscatto per il gesto da essi compiuto [si rimanda a tal proposito al resoconto edito nel 1868 sulla rivista dei Gesuiti Die katholische Zivilisation dopo la loro esecuzione capitale, Wer]. nachdem der 1870, con l’unità d’Italia si tentò di trasformare questi due terroristi in figure eroiche di combattenti contro la tirannide, dedicando loro strade e monumenti, nella totale noncuranza delle vittime morte in seguito alla strage da loro perpetrata. La leggenda dei due giovani proclamati in seguito “martiri del diritto italiano” si è trasferita dalla letteratura tardo ottocentesca anche alla filmografia contemporanea, soprattutto nel film In nome del Papa Re, von der großen Nino Manfredi gespielt, nel quale i due terroristi assurgono a rango di “martiri della libertà” [CF. Wer].

.

L’ultimo giustiziato sotto il pontificato di Pio IX prima della caduta dello Stato Pontificio fu Agatino Bellomo, condannato per efferato omicidio e ghigliottinato a Palestrina nel luglio del 1870, due mesi prima della presa di Roma.

.

In secoli ormai lontani la stessa pena di morte per gli eretici era irrogata dal cosiddetto weltliche arm dello Stato dopo la condanna dei Tribunali ecclesiastici. Der Staat, in queste epoche remote che non possono essere analizzate con i criteri socio-politici contemporanei, considerava l’eretico come un perturbatore dell’ordine pubblico civile. In ogni caso i canonisti ed i Padri della Chiesa — vedi per esempio San Tommaso d’Aquino [FRAGE, II-II, q.11, a.3] — ritenevano che l’eretico meritasse la pena di morte, in quanto perturbatore della fede della Chiesa, bene comune della Chiesa e del Popolo di Dio.

.

La Chiesa ha la facoltà di farsi promotrice dell’abolizione della pena di morte, come sta avvenendo oggi con il Sommo Pontefice Francesco. Ciò implica evidentemente un giudizio negativo sulla prassi del passato. Questa decisione della Chiesa non deve meravigliare, perché essa è basata su di una percezione più profonda della dignità della persona e della sua stessa vita fisica.

.

Oggi la Chiesa ritiene che la società possa difendersi dal delinquente anche senza ricorrere alla pena di morte. Se da una parte la carcerazione può dar speranza al carcerato di evadere, è però anche vero che essa può dargli occasione di ravvedersi. La pena di morte può avere un valore deterrente, ma l’esperienza insegna che certi criminali non recedono dalla loro condotta neppure sapendo che rischiano di essere giustiziati.

.

Fotogalerie de Alvariis – Rom, 1867: la Caserma degli Zuavi in Palazzo Serristori dopo l’atentato dinamitardo dei due terroristi Gaetano Monti e Giuseppe Tognetti

Questo mutamento di giudizio Kirche circa la pena di morte fa meglio comprendere l’assolutezza del comandamento «non uccidere», anche se esso era rispettato, benché meno perfettamente, anche dalla concezione precedente. Tale mutamento di giudizio fa anche meglio applicare il comandamento evangelico dell’amore per il nemico, mentre in passato la Chiesa era meno disposta a tollerare i suoi nemici e a considerarne gli aspetti positivi ed inoltre era più facile a considerarli in colpa e più restia ad ammettere attenuanti o scusanti nel reo. Era meno temuto l’errore giudiziario, perché meno ci si rendeva conto della complessità del problema di dover giudicare un uomo in sede di diritto penale.

.

Il nobilissimo esempio del martire dass, sulle orme di Cristo, pur potendosi difendere, si lascia uccidere dal persecutore, non può essere eretto a regola di una condotta comune, ma costituisce la testimonianza eroica di uno speciale dono dello Spirito Santo, non a tutti concesso. Sarebbe dar segno di un intollerabile rigorismo pretende di abbassare a regola comune quello che è soltanto un privilegio dello Spirito Santo. Così pure l’eroismo della madre, la quale preferisce morire per dare alla luce il figlio, che ella in quella tragica circostanza avrebbe potuto abortire, non è da prendere come regola generale senza rischiare di tentare Dio.

.

Bisogna tuttavia distinguere il legittimo castigo del criminale dall’azione coercitiva finalizzata alla neutralizzazione di un’ingiusta aggressione personale o collettiva. Proprio perché la vita umana è sacra, va difesa, all’occorrenza anche con l’uso della forza, con la soppressione dell’avversario. Così è lecito al gioielliere minacciato da un malvivente armato, ucciderlo prima che egli faccia fuoco. È lecito a un tutore dell’ordine uccidere un terrorista colto in flagrante delitto di terrorismo mentre sta per realizzare una strage. È lecito al soldato uccidere il nemico della patria.

.

Lapide tombale di Gaetano Tognetti presso il Cimitero del Verano

Qui trova soluzione l’apparente paradosso della Scrittura, la quale congiunge il comando di non uccidere con la legittimazione dell’omicidio per giusta causa, si tratti della difesa personale o della guerra giusta. Quanto all’ingiusto aggressore, benché si tratti di una persona, tuttavia con la sua aggressione essa perde il diritto all’esistenza, nicht als Person, ma come agente nocivo. L’essenziale è renderla innocua. Se per ottenere tal fine la si può lasciare in vita, gut; altrimenti la si deve uccidere. Infatti ha ragion d’essere la vita buona, non quella malvagia. Per questo nella Bibbia Dio distrugge gli empi, cosa da intendersi non nel senso che Dio li annulli, ma nel senso che li castiga eternamente. La Bibbia dunque distingue l’assassinare dal giustiziare, la guerra giusta dalla guerra ingiusta. Assassinare è un delitto: sopprimere chi ha diritto di esistere, per esempio l’abortire; giustiziare è atto di giustizia, benché comporti la soppressione di un uomo. Guerra giusta è quella che difende la patria e tutti i suoi consociati dall’aggressore. Guerra ingiusta è l’aggressione ad un altro popolo. Considerare ingiusta in se stessa ogni guerra è la frode ipocrita dei pacifisti, che poi sono i primi ad odiare chi li contraddice.

.

La Chiesa in passato riteneva che l’esistenza fisica della persona non sia un diritto assoluto, ma sia condizionato dalla sua condotta. Il criminale perde questo diritto, essendo la sua vita dannosa alla società. Die Kirche, anderen parte, aveva a cuore soprattutto la salvezza eterna del reo. Per questo ai condannati a morte era assicurata un’assistenza religiosa. Gli si potevano aprire le porte del paradiso. Oggi la Chiesa ragiona diversamente. Essa dà più importanza alla vita fisica del reo e meno importanza al danno che egli fa alla società. Difficile stabilire se era meglio prima o è meglio adesso. Sowieso, gut zu sein Katholiken, adeguiamoci.

.

La Chiesa non intende imporre agli Stati la rinuncia alla pena di morte, quasi si trattasse di un obbligo assoluto o un diritto naturale, ma come misura prudenziale che può ammettere delle eccezioni in casi gravissimi. In fin dei conti, si tratta di un terreno di diritto positivo, nel quale lo Stato mantiene una legittima autonomia, perché non tocca gli inviolabili universali diritti e doveri dell’uomo, ma la legislazione positiva di competenza dello Stato. In questo frangente la Chiesa può invitare, può esortare; ma non può prescrivere.

.

Giuditta Tavani e il marito Giuseppe Arquati morirono in uno scontro con gli Zuavi Pontifici il 23 Oktober 1867 durante l’irruzione nello stabile dove erano in atto piani di congiura con forze armate di eserciti stranieri e dove era conservato un arsenale di fucili e munizioni. In occasione dei festeggiamenti dell’Unità d’Italia fu deposta questa lapide. Nessuna lapide è mai stata posta sui muri della Caserma di Palazzo Serristori dove trovarono la morte ventisette persone in seguito all’attentato dinamitardo di Gaetano Tognetti e Giuseppe Monti. Anche in occasione del 150° dell’Unità d’Italia, è confermata l’ideologia serpeggiante da sempre nel nostro Paese: esistono morti giusti e morti ingiusti, morti trasformati in eroi, anche se erano dei terroristi dinamitardi e morti condannati all’eterna indifferenza. Quello italiano seguita a rivelarsi un popolo non ancora capace a far calare la pace storica sui vincitori e sui vinti, su chi combatté una buona battagli e su chi indotto, obbligato o convinto di essere nel giusto, combatté invece una ingiusta battaglia. L’Italia è quindi un Paese nel quale, auf dem Prüfstand, i morti non riescono ancora a trovare pace, mentre gli ideologi gettano benzina sul fuoco.

La pena di morte non è un sich schlecht come l’aborto o l’omicidio dell’innocente, aber ein malum ut in pluribus, perché in certi rarissimi casi rappresenta il giusto castigo per delitti troppo gravi, come fu la condanna a morte dei capi nazisti al processo di Norimberga, riguardo l’esecuzione dei quali non risulta che né politici, né ecclesiastici, né i pacifisti più radicali, abbiano mai sollevato obiezioni. Die Kirche, deshalb, non impone la suddetta rinuncia con la stessa forza teoretica con la quale essa impone la legge morale naturale o i diritti inalienabili e doveri imprescrittibili della persona, o valori morali assoluti, come la libertà religiosa, la dignità del matrimonio e del bene comune o la proibizione dell’aborto e cose del genere. E neppure, come ha detto anche il Padre Ariel, la decisione della Chiesa va vista come fosse un pronunciamento dottrinale avente carattere di infallibilità, irrevocabilità ed immutabilità. Non siamo infatti sul terreno del dogma, ma della pastorale e del diritto, un piano sul quale la Chiesa, per quanto meriti il nostro ossequio, non è infallibile.

.

Occorre pertanto tener presente che la proibizione della pena di morte non appartiene al diritto naturale, fondato sul diritto divino, immutabile ed inderogabile, ma è di diritto positivo, mutevole ed abrogabile, dipendente dall’autorità umana, civile ed ecclesiastica. Dafür, giustamente Padre Ariel fa notare che, atteso l’attuale dilagare della corruzione nella società e nella Chiesa, nonché considerando — aggiungo io — le profezie dell’Apocalisse e di San Paolo sull’apostasia finale, non possiamo essere così sicuri che non si ripresenti una situazione che richieda il ripristino della pena di morte, seppure limitatamente a case eccezionali, wenn nicht einzigartig.

.

La questione della pena di morte si inquadra nell’ampia questione della repressione del crimine nello Stato e nella Chiesa. Per quanto riguarda quest’ultima, ricordiamo — tanto per fare un esempio — che il Diritto Canonico riconosce tuttora l’esistenza del crimine di eresia e lo colpisce con appropriate sanzioni [können. 1364§1], anche se purtroppo spesso avviene, per negligenze ed ingiustizie dell’autorità, che gli eretici restino impuniti, mentre invece vengono colpiti i fedeli al deposito della fede, alla dottrina cattolica ed al magistero della Chiesa. Ciò tuttavia non infirma assolutamente il buon diritto della giustizia umana, i cui inevitabili torti vengono successivamente riparati dalla giustizia divina. Il rischio che oggi corriamo, come è noto a tutti, non è quello della troppa severità, ma è quello di un misericordismo e di un buonismo di marca roussoiana, che ignora le conseguenze del peccato originale, apre la porta ad un aumento del crimine e della corruzione e scoraggia coloro che operano per la giustizia.

.

Ci si potrebbe inoltre chiedere se era il caso che la questione della pena di morte fosse entrata, prima e dopo, Katechismus, deren Aufgabe es ist keine Lösung für praktische Probleme Kontingent zu bieten,, ma di insegnare le verità immutabili della fede. Jedenfalls, glücklich begrüßen die Entscheidung des Heiligen Vaters, die, Mit dieser Geste, wenn er keinen Gebrauch macht seinen Dienst als Lehrer des Glaubens, jedoch in der vollen Ausübung seiner pastoralen Autorität, und gerade die Macht der Schlüssel, in der Geschichte inkarnierenden die ewigen Forderungen des Evangeliums.

.

Varazze, 4 August 2018

.

.

.

«Sie werden wissen, die Wahrheit und die Wahrheit, die Sie wird freigelassen» [GV 8,32],
aber bringen, verbreiten und die Wahrheit verteidigen, nicht nur von
Risiken, sondern auch die Kosten. Helfen Sie uns, die Unterstützung dieser Insel
mit Ihren Angeboten über das sicheres Paypal-System:



oder Sie können das Bankkonto verwenden:
Sie waren IT 08 (J) 02008 32974 001436620930
in diesem Fall, Schicken Sie uns eine E-Mail-Warnung, weil die Bank
Es bietet nicht Ihre E-Mail und wir konnten nicht senden Sie eine
Danksagung [ isoladipatmos@gmail.com ]

.

.

.

.

.

.

2 thoughts on "Die Tötung des Feindes: Reflexionen über die Todesstrafe und die damit zusammenhängende Fragen

  1. El Papa ha cancellato omnino la necessità dalla pena di morte. Rom hat gesprochen, Da über ? Ma non era, El Papa gesuita, il gran campione del discernimento caso per caso ?

Lassen Sie eine Antwort