Venerdì Santo. Il drammatico dialogo tra Ponzio Pilato e Gesù

—  Le meditazione dei Padri de L’Isola di Patmos —

VENERDÌ SANTO. IL DRAMMATICO DIALOGO TRA PONZIO PILATO E GESÙ

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La risposta al quesito di Pilato «Che cos’è la verità?» sarebbe davvero la più semplice: “La verità è l’uomo che hai davanti, il Verbo di Dio. Lui è la verità”. In questo Venerdì Santo, adoriamo la croce per fare memoria di tutto questo, perché è sulla croce che si trova la verità, che è la risposta al quesito di Pilato e al quesito nostro.

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Autore:
Gabriele Giordano M. Scardocci, O.P.

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Il 2 aprile del 2020 tornava alla Casa del Padre il presbitero Antonio Livi, ultimo esponente della Scuola romana e co-fondatore della rivista L’Isola di Patmos i cui Padri lo ricordano nella preghiera in questo Venerdì Santo

Come spunto per questa riflessione prendiamo il Vangelo della Passione di San Giovanni Evangelista (18,1 – 19,42)

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«Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: “Sei tu il re dei Giudei?”. Gesù rispose: “Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?”. Pilato disse: “Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?”. Rispose Gesù: “Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù”. Allora Pilato gli disse: “Dunque tu sei re?”. Rispose Gesù: “Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce”. Gli dice Pilato: “Che cos’è la verità?”».

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Ci sono tanti ricordi che affiorano da ogni Venerdì Santo. Un giorno speciale dal punto di vista spirituale, liturgico e, non da ultimo, da un punto di vista prettamente umano. Ho ricordi di quando da bambino, in un paese della Sabina dove trascorrevo da sempre le vacanze, un Venerdì Santo uscii di casa solo e mi inoltrai per i sentieri che portavano alla parrocchia del paese. Si poteva percorrere da solo, senza pericolo alcuno. Erano le tre e come tutti i Venerdì Santo il vecchio parroco, sempre nella sua talare impeccabile, nel suo sguardo fermo ma dolce dava inizio alla celebrazione della Passione del Signore, indossando una splendida e drammatica pianeta rossa. Con la confraternita laicale della Buona Morte che presenziava e tanti fedeli che riempivano la chiesetta e aiutavano nella liturgia. Doveva essere il 1992. Non molti anni fa. Ricordo come quella liturgia era riempita da qualcosa di diverso, di sacro, di quello che anni dopo negli studi teologici avrei conosciuto col nome di Sacro e di Totalmente Altro.

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Ringrazio Dio per quel venerdì santo del 1992, di quando in silenzio sono uscito di casa e sono entrato in chiesa per quella Azione Liturgica. Perché forse fu la prima volta che mi resi conto sulla pelle del grande dono d’amore di Gesù. Ma al di là della memoria del primo incontro vivo e autentico del Christus patiens, oggi, che non è più il 1992 e che sono sacerdote, seppure da poco, quel senso di Totalmente Altro, di entrare nel dramma di Gesù è ancora più vivido.

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In questo Venerdì Santo desidero soffermarmi sul dialogo fra Pilato e Gesù. Cosa questa dovuta a una serie di motivi. Credo che nella figura e nelle parole dell’amministratore romano, ci siano una serie di sfaccettature e temi che riguardano tutti noi credenti della Chiesa Cattolica. Chierici, religiosi e laici. Perché Pilato incarna un po’ l’uomo di oggi. Tutti noi oggi possiamo scorgere qualcosa di noi in Pilato. Grandissime responsabilità civili, amministrative, sociali. E soprattutto un discernimento sulle scelte morali da fare. In entrambi casi c’è sempre poco, pochissimo tempo per decidere. Facendo un discernimento sempre e comunque pieno di voci che si susseguono, di falsi testimoni e mezze verità. Siamo un po’ tutti Pilato che cerchiamo di scoprire qualcosa di Gesù. Ma vediamo le sue parole e le risposte del Signore.

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Pilato rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». La prima parola è una domanda per Gesù. Alla lettera è una richiesta di chiarimento di giurisdizione, per valutare se effettivamente quell’uomo che aveva davanti si stava ponendo al posto dell’Imperatore. Pilato è consapevole di questo. E vuole andare a fondo. In questo senso si domanda anche sulla vera natura di Gesù. L’amministratore romano non ha i mezzi per comprendere il mistero di Cristo. Non può comprendere né gli insegnamenti né le azioni di quell’uomo che è accusato. Però vuole capire qual è la vera responsabilità di Gesù. Pilato vuole comprendere qual è la collocazione di Gesù nella sua vita. Se deve accettarlo come uomo, come re o come qualcun altro che ancora non coglie.

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Pilato è anzitutto la figura del cercatore di Dio. Con essa intendo una persona che sta crescendo nella fede, che ha messo in dubbio il proprio ateismo; ha un atteggiamento di chi domanda spesso a Gesù “Tu chi sei? Sei il re?”. Anche il cercatore di Dio si domanda cosa vuole Gesù dalla sua vita. Se il suo insegnamento è una filosofia, un’ideologia o una Parola autoritaria. Per questo che Gesù a Pilato e ad ogni cercatore di Dio risponde “Dici questo da te oppure ti hanno parlato di me?”. È un continuo richiamo che Gesù ci offre. Di abbandonare gli schemi mentali personali o della nostra cultura dominante. Cerchiamo Dio innanzitutto col cuore aperto. In un Incontri vivo e autentico e che cambia la vita.

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Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». La seconda parola è una risposta secca di Pilato. Sembra un po’ una di quelle cose che si dicono tanto per farfugliare qualcosa di fronte a una frase inaspettata. Però c’è anche da riflettere sul fatto che Pilato ricorda che Gesù gli è stato consegnato. Come se l’amministratore romano si trovasse improvvisamente di fronte a una persona sconosciuta di cui non sapesse nulla. Ecco dunque il discernimento difficile da fare. E questa è una caratteristica esperienza del cercatore di Dio. Per lui, come per tutti noi, Gesù è consegnato e trasmesso da altri. Raramente lo conosciamo da soli e mai approfondiamo la sua conoscenza da soli. C’è sempre qualcuno che ci parla di Gesù: la cultura, la famiglia, gli amici … Il cercatore di Dio vive questa sua ricerca comunitariamente. Per i credenti, nella Chiesa.

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Infine Gesù risponde che il suo regno non è questo. Non è né di questo mondo né di quaggiù. Altra risposta del tutto inaspettata per chiunque. Tanto che ormai, Pilato, ha ben compreso che Cristo non sta giocando a nascondino lasciando parole evasive. Dice qualche cosa che gli sfugge. C’è un altro regno, persino più forte, più robusto e saldo anche dell’Impero Romano. C’è un regno misconosciuto dai membri del sinedrio che hanno condotto Gesù dalle autorità e dai Romani. C’è un altro regno, persino più forte, più robusto e saldo anche dell’Impero Romano, intento ad adorare Augusto e il Pantheon pagano. Così Gesù anche oggi scuote il cercatore di Dio. Gli dice c’è qualcosa che va oltre l’immanenza, il dominio politico e i soldi. C’è un regno di luce trinitaria, che sfugge alle logiche umane. Anche il più credente e devoto dei cattolici, si impegna ad entrare in quest’ottica di luce. Ma ciò è davvero difficile per chiunque, tanto che Pilato, è ormai senza più parole risponde. A quel punto gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Sì finalmente ecco la rivelazione: Gesù è il re, ma lo è della verità e della carità. Proprio per questo, per essere testimone, martire della verità si è incarnato. Così si compie anche il Natale, festeggiato in pieno inverno. Nella primavera del mondo, inizia la primavera dell’uomo. In Gesù Cristo: ascoltando la sua voce è possibile far rifiorire l’anima e lo spirito umano. Non sono Augusto, Socrate o le scuole filosofiche a rinnovare e a dare potenza all’uomo: solo la ricerca della Verità e della Potenza dell’Amore di Carità, nell’accoglienza di Gesù che soffre della Passione, offrono al cercatore di Dio la risposta definitiva.

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La chiusura di questa pericope del Santo Vangelo di Giovanni è davvero emblematica per il nostro tempo: Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?». Questa è la domanda di tutti noi. Una domanda che, nonostante la continua preghiera, la continua meditazione, il continuo dialogo con Dio, torna sempre. Sant’Agostino, commentando questo passo, ha saputo però dirci qual è la risposta silenziosa di Gesù. In latino: Quid est veritas? Si può anagrammare come una risposta: Est vir qui adest. Eppure la risposta al quesito «Che cos’è la verità?» sarebbe davvero la più semplice: “La verità è l’uomo che hai davanti”.

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Questa è la meta finale. Il cercatore di Dio finalmente trova una soluzione. Reale, concreta autentica. Quell’uomo che soffre per amore per tutta l’umanità. Lui, è la verità. In questo Venerdì Santo, adoriamo la croce per fare memoria di tutto questo, perché è sulla croce che si trova la verità, che è la risposta al quesito di Pilato e al quesito nostro.

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Roma, 2 aprile 2021

Venerdì di Passione di Nostro Signore Gesù Cristo

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