Il sabato andando alla Messa – El sábado yendo a Misa – Going to Mass on Saturday
La concessione viene da lontano e trova la sua giustificazione sia in una prassi liturgica antica, sia perché dettata dalla premura pastorale la quale desidera che tutti i battezzati possano adempiere al precetto della partecipazione alla Santa Messa e accostarsi alla mensa del Signore.
— Pastorale liturgica —
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Autore
Simone Pifizzi
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Bisogna tornare indietro nel tempo e per l’esattezza al 1970, quando Gigliola Cinquetti, cantante di successo in quel periodo, interpretò una canzone rimasta famosa, dal titolo: «La domenica andando alla Messa».
Perché a quell’epoca la partecipazione alla Messa era ancora una consuetudine ben radicata nella cultura e nella fede del popolo cristiano, almeno in Italia. Oggi invece constatiamo con sgomento il disamore che si è creato fra i battezzati riguardo la partecipazione all’Eucarestia domenicale. È una cosa che fa soffrire, in particolare i sacerdoti, e i motivi sono così molteplici che non è possibile farne oggetto di una breve trattazione come questa.
La Liturgia cristiana, sia nei suoi aspetti fondamentali che in quelli più prettamente rituali, è sempre stata un tema sensibile, nondimeno talvolta di disputa. Da sempre, non solo oggi. Per citare un esempio eclatante, tutti ricordiamo le reprimende dell’apostolo Paolo ai turbolenti Corinti riguardo la loro disordinata partecipazione alla «cena del Signore» (1Cor 11,20-34).
Come allora, ancora oggi i fedeli si rivolgono ai sacerdoti, in particolare quelli in cura d’anime, per chiedere spiegazioni o approfondimenti su qualcuno degli aspetti che fanno riferimento alla Liturgia. Fra questi, una domanda che qualche volta ancora viene posta, riguarda la validità dell’Eucarestia vespertina del Sabato, comunemente chiamata: «Messa prefestiva». Un termine non proprio calzante come vedremo, ma ormai abituale, poiché si tratta in effetti di una celebrazione che avviene nel lasso di tempo festivo, secondo le indicazioni che la Chiesa ha dato ai fedeli per venire incontro alle loro necessità.
Non prendiamo qui in considerazione quelli che sono eccessi o abusi della celebrazione nel giorno di Sabato. Sappiamo che, ad esempio, le cosiddette Comunità Neocatecumenali, celebrano l’eucarestia solo il Sabato sera e quasi mai insieme a tutto il resto della comunità parrocchiale. Ricordiamo, a tal proposito, quel che dice la Nota pastorale della C.E.I. Il giorno del Signore, del 15 Luglio 1984. Ovvero che il dies dominicus è anche il dies ecclesiae, il giorno della Chiesa. Una comunità riunita nella fede e nella carità è il primo sacramento della presenza del Signore in mezzo ai suoi. La celebrazione della Messa festiva deve quindi vedere riunita tutta la comunità cristiana attorno al Vescovo o a coloro che legittimamente lo rappresentano nelle parrocchie:
«Il gruppo o il movimento, da soli, non sono l’assemblea: essi sono parte dell’assemblea domenicale, così come sono parte della Chiesa».
Criterio pastorale fondamentale è quindi l’esigenza di assicurare una celebrazione comunitaria, che manifesti e attui la partecipazione attiva dei fedeli e la varietà dei ministeri, nell’unità di quel corpo mistico che è la Chiesa (cfr. nr. 9 e 10).
Ma ci sono anche quelli, come coloro che annovereremmo fra i conservatori, che storcono il naso a riguardo della celebrazione eucaristica anticipata al giorno che precede la Domenica, una festa o solennità. Bisogna ricordare che questa possibilità di celebrazione vespertina venne istituita prima del Concilio Vaticano II da papa Pio XII con la costituzione apostolica Christus Dominus del 1953 e poi col Motu proprio Sacram Communionem del 1957, accompagnato da un commento del Cardinale Alfredo Ottaviani che così si espresse:
«È maturato così il frutto benefico della Costituzione apostolica Christus Dominus del 6 gennaio 1953, che già apriva le porte a una più ampia possibilità per i fedeli di nutrirsi del Pane della vita».
Il motivo per cui fu concessa questa possibilità fu di natura squisitamente pastorale. Il Sommo Pontefice volle venire incontro a coloro che per ragioni determinanti non potevano partecipare alla celebrazione domenicale del mattino. Così, riprendendo l’uso ebraico di iniziare il giorno dal tramonto della sera precedente — come si può notare in questo celebre passo biblico di Genesi 1,5b: «E fu sera e fu mattina, primo giorno» — la comunità cristiana dei primi secoli ha celebrato i giorni delle solennità e delle domeniche a partire dalla sera precedente, con i «primi vespri»; cioè con la preghiera liturgica collegata al tramonto del giorno precedente. In tal modo, per esemplificare, il giorno liturgico della domenica inizia con i primi vespri che vengono celebrati il sabato sera. Ecco perché dal 1953, grazie alla costituzione apostolica di papa Pio XII, nel pomeriggio del sabato è stato possibile celebrare oltre ai primi vespri, anche la liturgia eucaristica domenicale dando così maggiore disponibilità di tempo per adempiere al precetto festivo e poter celebrare il giorno del Signore.
Sulla validità, dunque, della Messa celebrata nel vespro del Sabato o di una solennità, non vi è nulla da eccepire. La regola che vale, come per tutte le altre cose, è quella di seguire cosa ci dice la Chiesa, poiché certe scelte o decisioni son sempre frutto di accurata riflessione e ponderatezza. In questo modo la possibilità di celebrare la Messa festiva nel vespro del Sabato è divenuta norma della Chiesa, come leggiamo nel Codice di Diritto Canonico al canone 1248, §1:
«Soddisfa il precetto di partecipare alla Messa chi vi assiste dovunque venga celebrata nel rito cattolico, o nello stesso giorno di festa, o nel vespro del giorno precedente».
Ne deriva che la possibilità di adempiere al precetto festivo, anche a partire dal vespro del giorno che precede la festa, non è più legata a una facoltà concessa dalla Santa Sede al vescovo e da questi ai parroci, per determinate Messe — le così dette «messe prefestive» — ma è un diritto riconosciuto ad ogni fedele e si estende a qualsiasi Messa celebrata nel vespro del sabato o vigilia di festa. Le parole del Codice le ritroviamo identiche anche nel Catechismo della Chiesa Cattolica al numero 2180 con la doverosa premessa: «La domenica e le altre feste di precetto i fedeli sono tenuti all’obbligo di partecipare alla Messa».
Ai fedeli italiani i vescovi nella succitata nota pastorale Il giorno del Signore del 1984, danno la seguente indicazione: «Liturgicamente il dies festus comincia con i primi vespri del giorno precedente la festa; così il sabato sera, dal punto di vista liturgico, è già domenica» (n. 34).
Come è ovvio la Domenica è il giorno per antonomasia per il cristiano, giorno che ricorda la Risurrezione di Cristo e di per sé insostituibile. Così infatti recita il Catechismo al numero 2185: «Durante la domenica e gli altri giorni festivi di precetto, i fedeli si asterranno dal dedicarsi a lavori o attività che impediscano il culto dovuto a Dio, la letizia propria del giorno del Signore, la pratica delle opere di misericordia e la necessaria distensione della mente e del corpo».
Con la possibilità di partecipare alla celebrazione vespertina del Sabato evidentemente si perde qualcosa di quel che il Catechismo appena qui sopra indicava, almeno tre delle quattro caratteristiche della Domenica cristiana. Ma, come si è visto, la concessione viene da lontano e trova la sua giustificazione sia in una prassi liturgica antica, sia perché dettata dalla premura pastorale la quale desidera che tutti i battezzati possano adempiere al precetto della partecipazione alla Santa Messa e accostarsi alla mensa del Signore.
Firenze, 20 dicembre 2025
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Esta concesión hunde sus raíces en una antigua praxis litúrgica y encuentra su justificación tanto en la tradición como en la solicitud pastoral, que desea que todos los bautizados puedan cumplir con el precepto de la participación en la Santa Misa y acercarse a la mesa del Señor.
— Pastoral liturgica —
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Autor
Simone Pifizzi
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Una célebre cantante italiana, Gigliola Cinquetti, muy conocida también en varios países de América Latina por sus canciones traducidas al español (ejemplo de una canción famosa: AQUÍ) interpretó en 1971 una canción que se hizo famosa: El domingo al ir a Misa.
Ello se explica porque en aquella época la participación en la Santa Misa constituía todavía una costumbre profundamente arraigada en la cultura y en la fe del pueblo cristiano, al menos en Italia. Hoy, en cambio, constatamos con pesar el desapego que se ha ido generando entre muchos bautizados respecto a la participación en la Eucaristía dominical. Se trata de una realidad que provoca sufrimiento, en particular entre los sacerdotes, y cuyas causas son tan numerosas y complejas que no pueden ser abordadas adecuadamente en una reflexión breve como esta.
La Liturgia cristiana, tanto en sus aspectos fundamentales como en los más propiamente rituales, ha sido siempre un ámbito delicado y, en no pocas ocasiones, motivo de discusión. Así ha sido desde siempre, no solo en nuestros días. Baste recordar, a modo de ejemplo significativo, las severas amonestaciones del apóstol Pablo a la turbulenta comunidad de Corinto a propósito de su participación desordenada en la «Cena del Señor» (cf. 1 Cor 11,20-34).
Como entonces, también hoy los fieles se dirigen a los sacerdotes — en particular a aquellos dedicados al cuidado pastoral de las almas — para pedir aclaraciones o profundizaciones sobre algunos aspectos relacionados con la Liturgia. Entre estas consultas, una cuestión que todavía se plantea en ocasiones es la relativa a la validez de la Eucaristía celebrada en la tarde del sábado, comúnmente denominada «Misa prefestiva». Una expresión no del todo adecuada, como veremos, pero ya de uso habitual, puesto que se trata en realidad de una celebración que tiene lugar dentro del tiempo festivo, conforme a las indicaciones que la Iglesia ha dado a los fieles para responder a sus necesidades.
El criterio pastoral fundamental es, por tanto, la exigencia de asegurar una celebración comunitaria que manifieste y realice la participación activa de los fieles y la diversidad de los ministerios, en la unidad de ese Cuerpo místico que es la Iglesia (cf. nn. 9 y 10).
Pero existen también quienes — entre los que podríamos contar a los llamados conservadores — manifiestan su desagrado ante la celebración eucarística anticipada al día que precede al domingo, a una fiesta o a una solemnidad. Conviene recordar que esta posibilidad de celebración vespertina fue instituida antes del Concilio Vaticano II por el papa Pío XII, mediante la Constitución Apostólica Christus Dominus de 1953, y posteriormente con el Motu proprio Sacram Communionem de 1957, acompañado de un comentario del cardenal Alfredo Ottaviani, quien se expresó en estos términos:
«Ha madurado así el fruto beneficioso de la Constitución Apostólica Christus Dominus del 6 de enero de 1953, que ya abría las puertas a una posibilidad más amplia para que los fieles se nutrieran del Pan de la vida».
La razón por la cual se concedió esta posibilidad fue de naturaleza estrictamente pastoral. El Sumo Pontífice quiso salir al encuentro de aquellos fieles que, por motivos graves, no podían participar en la celebración dominical de la mañana. De este modo, retomando el uso judío de iniciar el día al ponerse el sol de la tarde precedente — como puede observarse en el conocido pasaje bíblico de Génesis 1,5b: «Y fue la tarde y fue la mañana: día primero» —, la comunidad cristiana de los primeros siglos celebró las solemnidades y los domingos a partir de la tarde anterior, con los llamados «primeros vísperas», es decir, con la oración litúrgica vinculada al ocaso del día precedente.
Así, a modo de ejemplo, el día litúrgico del domingo comienza con las primeras vísperas celebradas el sábado por la tarde. Por esta razón, desde 1953, gracias a la Constitución Apostólica de Pío XII, ha sido posible celebrar en la tarde del sábado — además de las primeras vísperas — también la liturgia eucarística dominical, ofreciendo así una mayor disponibilidad de tiempo para cumplir con el precepto festivo y celebrar el Día del Señor.
En lo que respecta, por tanto, a la validez de la Misa celebrada en el vespro del sábado o en la vigilia de una solemnidad, no existe objeción alguna. La norma que rige, como en todas las demás cuestiones, es la de seguir lo que indica la Iglesia, puesto que determinadas decisiones y disposiciones son siempre fruto de una reflexión atenta y ponderada. De este modo, la posibilidad de celebrar la Misa festiva en el vespro del sábado se ha convertido en norma de la Iglesia, como leemos en el Código de Derecho Canónico, en el canon 1248, §1:
«Cumple el precepto de participar en la Misa quien asiste a ella dondequiera que se celebre en rito católico, ya sea el mismo día de la fiesta, ya sea en la tarde del día precedente».
De ello se deriva que la posibilidad de cumplir con el precepto festivo, incluso a partir del vespro del día precedente a la fiesta, ya no está ligada a una facultad concedida por la Santa Sede al obispo y por este a los párrocos para determinadas celebraciones —las así llamadas «misas prefestivas»—, sino que constituye un derecho reconocido a todo fiel y se extiende a cualquier Misa celebrada en el vespro del sábado o en la vigilia de una fiesta. Las palabras del Código de Derecho Canónico se encuentran reproducidas de manera idéntica también en el Catecismo de la Iglesia Católica, en el número 2180, con la debida premisa:
«El domingo y las demás fiestas de precepto, los fieles tienen la obligación de participar en la Misa».
A los fieles italianos, los obispos, en la ya citada Nota pastoral Il giorno del Signore de 1984, ofrecen la siguiente indicación: «Litúrgicamente el dies festus comienza con las primeras vísperas del día precedente a la fiesta; por ello, el sábado por la tarde, desde el punto de vista litúrgico, ya es domingo» (n. 34).
Como es evidente, el domingo es el día por antonomasia para el cristiano, el día que conmemora la Resurrección de Cristo y que, en sí mismo, es insustituible. Así lo afirma el Catecismo en el número 2185:
«Los fieles cristianos recuerdan la resurrección del Señor y cumplen su compromiso pascual con la Iglesia en el día que se llama del Señor o Domingo, cuando se reúnen en asamblea para escuchar la Palabra de Dios y participar en la Eucaristía, conmemoran la Pasión, la Resurrección y la gloriosa venida del Señor Jesús, y dan gracias a Dios que los ha transfigurado en su Hijo amado»
Con la posibilidad de participar en la celebración vespertina del sábado se pierde, evidentemente, algo de lo que el Catecismo acaba de indicar, al menos tres de las cuatro características propias del domingo cristiano. Sin embargo, como se ha visto, esta concesión hunde sus raíces en una antigua praxis litúrgica y encuentra su justificación tanto en la tradición como en la solicitud pastoral, que desea que todos los bautizados puedan cumplir con el precepto de la participación en la Santa Misa y acercarse a la mesa del Señor.
Florencia, 20 de diciembre de 2025
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This concession has deep historical roots and finds its justification both in an ancient liturgical practice and in a pastoral concern aimed at ensuring that all the baptised are able to fulfil the obligation of participating in Holy Mass and to approach the table of the Lord.
— Liturgical pastoral —
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Author
Simone Pifizzi
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In 1971, the well-known Italian singer Gigliola Cinquetti performed a song that would become widely popular: La domenica andando alla Messa (On Sunday, Going to Mass).
At that time, participation in Mass was still a deeply rooted custom in the culture and faith of the Christian people, at least in Italy. Today, instead, we observe with dismay the growing lack of love among the baptised for participation in the Sunday Eucharist. This is something that causes suffering, especially to priests, and the reasons are so numerous that it is impossible to address them adequately in a brief reflection such as this.
Christian liturgy, both in its fundamental aspects and in its more strictly ritual ones, has always been a sensitive topic and, at times, even a matter of dispute — not only today, but always. As a striking example, we all recall the rebukes addressed by the Apostle Paul to the turbulent Corinthians regarding their disorderly participation in the “Lord’s Supper” (cf. 1 Cor 11:20–34).
Just as in those times, even today the faithful turn to priests — especially those engaged in pastoral care — to ask for explanations or deeper insight into certain aspects related to the liturgy. Among these, a question that is still sometimes raised concerns the validity of the Eucharist celebrated on Saturday evening, commonly referred to as the “anticipated Mass” or “Saturday evening Mass”.
This terminology, as we shall see, is not entirely precise, though it has become customary, since in reality this celebration takes place within the festive time itself, according to the indications given by the Church in order to meet the needs of the faithful.
We shall not consider here the excesses or abuses that may occur in celebrations held on Saturday. It is well known, for example, that the so-called Neocatechumenal Communities celebrate the Eucharist exclusively on Saturday evening and only rarely together with the rest of the parish community. In this regard, it is worth recalling what the Italian Episcopal Conference stated in its pastoral note Il giorno del Signore (The Day of the Lord) of 15 July 1984. The document recalls that the dies dominicus is also the dies ecclesiae, the day of the Church. A community gathered in faith and charity is the first sacrament of the Lord’s presence in its midst. For this reason, the celebration of the Sunday Eucharist should see the entire Christian community gathered around the Bishop, or around those who legitimately represent him in the parishes:
“A group or a movement, taken by itself, is not the assembly; it is part of the Sunday assembly, just as it is part of the Church.”
A fundamental pastoral criterion, therefore, is the need to ensure a communitarian celebration, one that manifests and actualises the active participation of the faithful and the variety of ministries, within the unity of that Mystical Body which is the Church (cf. nos. 9-10).
There are also those — whom we might classify among the more conservative — who look askance at the Eucharistic celebration anticipated on the day preceding Sunday, a feast, or a solemnity. It must be recalled, however, that this possibility of an evening celebration was instituted before the Second Vatican Council by H.H. Pius XII, first with the Apostolic Constitution Christus Dominus in 1953, and later with the Motu proprio Sacram Communionem in 1957, accompanied by a commentary from Cardinal Alfredo Ottaviani, who expressed himself as follows:
“Thus the beneficial fruit of the Apostolic Constitution Christus Dominus of 6 January 1953 has matured, opening the door to a broader possibility for the faithful to nourish themselves with the Bread of Life.”
The reason for granting this possibility was purely pastoral in nature. The Supreme Pontiff wished to meet the needs of those who, for compelling reasons, were unable to participate in the Sunday morning celebration. Thus, by drawing upon the Jewish practice of beginning the day at sunset on the preceding evening — as can be observed in the well-known biblical passage from Genesis 1:5b, “And there was evening and there was morning, the first day” — the Christian community of the early centuries celebrated Sundays and solemnities beginning on the previous evening with the First Vespers, that is, with the liturgical prayer associated with the sunset of the preceding day.
In this way, to give an example, the liturgical day of Sunday begins with First Vespers celebrated on Saturday evening. This is why, beginning in 1953, thanks to the Apostolic Constitution of Pope Pius XII, it became possible to celebrate not only First Vespers on Saturday afternoon, but also the Sunday Eucharistic liturgy itself, thus providing greater availability of time to fulfil the festive precept and to celebrate the Lord’s Day.
As for the validity of the Mass celebrated on the evening of Saturday or on the vigil of a solemnity, there is nothing to object. The rule that applies — as in all other matters — is to follow what the Church teaches, since certain choices or decisions are always the fruit of careful reflection and prudent consideration. In this way, the possibility of celebrating the festive Mass on Saturday evening has become a norm of the Church, as we read in the Code of Canon Law, canon 1248 §1:
“The precept of participating in the Mass is satisfied by one who attends a Mass celebrated anywhere in a Catholic rite either on the feast day itself or on the evening of the preceding day.”
It follows that the possibility of fulfilling the festive precept starting from the evening of the day preceding the feast is no longer linked to a faculty granted by the Holy See to the bishop and by him to parish priests for specific celebrations — the so-called “anticipated Masses” — but is a right recognised for every member of the faithful, and it extends to any Mass celebrated on the evening of Saturday or on the vigil of a feast.
The wording of the Code is reproduced verbatim in the Catechism of the Catholic Church at no. 2180, with the necessary premise: “On Sundays and other holy days of obligation, the faithful are obliged to participate in the Mass.”
To the Italian faithful, the bishops, in the aforementioned Pastoral Note The Day of the Lord of 1984, give the following indication:
“Liturgically, the dies festus begins with First Vespers on the day preceding the feast; thus Saturday evening, from a liturgical point of view, is already Sunday” (no. 34).
As is obvious, Sunday is the day par excellence for the Christian, the day that commemorates the Resurrection of Christ and is, in itself, irreplaceable. Thus the Catechism states at no. 2185:
«On Sundays and other holy days of obligation, the faithful are to refrain from engaging in work or activities that hinder the worship owed to God, the joy proper to the Lord’s Day, the performance of the works of mercy, and the appropriate relaxation of mind and body. Family needs or important social service can legitimately excuse from the obligation of Sunday rest. The faithful should see to it that legitimate excuses do not lead to habits prejudicial to religion, family life, and health».
As is evident, Sunday remains the Christian day par excellence, the day that commemorates the Resurrection of Christ and is, by its very nature, irreplaceable. Precisely for this reason, the Church teaches that on Sundays and other holy days of obligation the faithful are called to refrain from activities that hinder the worship due to God, the joy proper to the Lord’s Day, the practice of works of mercy, and the necessary rest of mind and body.
With the possibility of participating in the Saturday evening celebration, it is clear that something of what characterises the Christian Sunday may be diminished — at least three of its defining elements. Nevertheless, as we have seen, this concession has deep historical roots and finds its justification both in an ancient liturgical practice and in a pastoral concern aimed at ensuring that all the baptised are able to fulfil the obligation of participating in Holy Mass and to approach the table of the Lord.
Florence, 20 December 2025
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