L'ecclésiologie historique de Hans Küng

L'ECCLÉSIOLOGIE HISTORIQUE DE HANS KÜNG

[...] Küng représente l'inventeur des schémas conceptuels qui régissent les nombreuses propositions révolutionnaires avancées ces derniers mois par des théologiens et des représentants de l'épiscopat mondial à l'occasion du Synode extraordinaire sur la famille convoqué par le pape François.

 

Al. 1

Auteur
Antonio Livi

Le théologien suisse Hans Küng, dans sa longue vie humaine et intellectuelle, elle n'a jamais jeté sa "robe de scène", qui est celle du "mauvais enseignant" en polémique avec le magistère authentique de l'Eglise catholique. Ses thèmes de prédilection sont ceux qui ont été proposés hier par l'archevêque de Milan, cardinal Carlo Maria Martini, e oggi vengono volgarizzati dalla letteratura pseudo-profetica di Enzo Bianchi. Sono la riforma della Chiesa, l’abolizione del primato pontificio, una “nuova” morale indirizzata ad attuare la “rivoluzione sessuale” sessantottina — di stampo freudiano-marxista —, la concessione del sacerdozio alle donne, l'euthanasie. Ultimamente Küng, ammalato di Parkinson, è giunto ad annunciare l’intenzione di ricorrere egli stesso al suicidio assistito, a imitazione del cardinal Martini.

hk-konzil-001

Il Reverendo Hans Küng in una foto giovanile

La carriera di Küng inizia negli anni Sessanta con interventi significativi nella fase preparatoria del Concilio. Con l’andar del tempo, le sue posizioni di aperta contestazione hanno trovato sempre più spazio sui giornali, con articoli o con interviste mirate su questo o su quel tema, conquistando cosi una significativa notorietà non solo dentro i circoli teologici, ma anche presso il grande pubblico. Uno degli snodi della sua battaglia polemica e stata ed è la virulenta contestazione dell’enciclica Vie humaine di Paolo VI: l’ideale sacramentale — e perciò certamente divino, ma proprio per questo misterioso — della famiglia e della procreazione cristiane viene ridotto da Küng a restaurazione medievale, fino ad accusare il documento paolino e le successive affermazioni dei pontefici sul tema, «la causa principale della diffusione dell’Aids nel mondo».

La polemica di Küng, Dans les années, ha investito innanzitutto il pontificato di san Giovanni Paolo II [voir qui, qui, qui] e poi di Benedetto XVI [voir qui, qui] il primo considerato reazionario, il secondo addirittura scismatico. Ma è sul beato Paolo VI, il papa che portò a compimento il Vaticano II, che infierì la polemica del teologo svizzero, che non poteva tollerare la sua genuina intuizione riformatrice del Concilio, alla quale opponeva una chiave di lettura fuorviante — perché storicistica e umanistica — che faceva leva sul «concilio dei médias de masse», come acutamente ebbe poi a dire Benedetto XVI.

Prof. Son K ?? NGT ?? Bing

Il Rev. Prof. Hans Küng in una foto della maturità

Küng représente l'inventeur des schémas conceptuels qui régissent les nombreuses propositions révolutionnaires avancées ces derniers mois par des théologiens et des représentants de l'épiscopat mondial à l'occasion du Synode extraordinaire sur la famille convoqué par le pape François. Sarà dunque istruttivo tracciare un profilo dottrinale dell’ecclesiologia del teologo svizzero. L’ecclesiologia di Hans Küng merita infatti di essere ben conosciuta perché oggi essa non ha un peso teologico marginale, anzi costituisce proprio l’ideologia filosofico-religiosa dominante in ambito cattolico. Le categorie concettuali e le fonti letterarie principali sono quelle della Riforma luterana e della filosofia religiosa di matrice luterana, rappresentata nell’Ottocento dal sistema idealistico di Georg Friedrich Hegel e nel Novecento dalla «dogmatica ecclesiale» — die Kirchliche Dogmatik — di Karl Barth. I capisaldi di questa ideologia filosofico-religiosa sono rappresentati dallo storicismo e dalla dialettica immanentistica. La Chiesa cattolica viene così interpretata come un momento storico della dialettica dello Spirito — inteso, ce, non tanto come lo Agion Pneuma del dogma cattolico quanto piuttosto come «der Geist» di Hegel —, la quale mira a uno svolgimento nel prossimo futuro che vedrà, come prima tappa, l’abbattimento delle barriere dottrinali tra cattolici e protestanti — con la piena accettazione della concezione luterana della «giustificazione per sola grazia» — e la costituzione di una sola “Chiesa di Cristo” (œcuménisme). Enfin, come seconda e definitiva tappa, la costituzione di una “Chiesa universale” su base esclusivamente etico-politica (la «Weltethik»). Tale ideologia pervade oggi, come sottofondo ben identificabile a un’attenta analisi concettuale, la maggior parte delle proposte, dottrinali o pastorali, dei teologi cattolici più in vista, a cominciare da Karl Rahner, che lo stesso Hans Küng considera un maestro e un modello nell’adottare in teologia la dialettica di Hegel (1).

Questi teoil_falso_profeta (1)logi cattolici, molti dei quali divennero vescovi, esercitarono una ben documentata influenza sui lavori del Vaticano II, per poi assumere il ruolo (arbitrario) degli unici interpreti autorevoli del Concilio nel successivo cinquantenniO, fino ad arrivare, aujourd'hui, alla preparazione e allo svolgimento dei lavori del duplice Sinodo sulle possibili modifiche della prassi pastorale in relazione ai problemi delle famiglie.

Figura di spicco di questa corrente teologica è il cardinale Walter Kasper, sostenuto da gran parte dell’episcopato tedesco e in Italia da altri teologi divenuti cardinali come Dionigi Tettamanzi e Gianfranco Ravasi. La sua tesi più caratteristica, in linea con le proposte teologico-morali di Hans Küng, è la necessità di accelerare il processo di riforma della Chiesa con un più deciso adattamento alla coscienza morale degli «uomini del nostro tempo» e l’allineamento con la prassi delle comunità ecclesiali protestanti e ortodosse. Nel suoi discorsi il Leitmotiv è la necessità di de-dogmatizzare la Chiesa cattolica, cominciando da una nuova pastorale della famiglia separata e indipendente dalla dottrina sui sacramenti, provvisoriamente non abolita ma tenuta in disparte (2). En Italie, l’ideologia ecclesiologica di Hans Küng, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto “ecumenico”, è divulgata e incessantemente riproposta da Enzo Bianchi, “priore” della comunità di Bose, molto ascoltato dalla maggioranza dei vescovi e anche presso la Santa Sede (3).

fratel_enzo_bianchi__fondatore_e_priore_della_comunita_monastica_di_bose_imagelarge

Foto del Dott. Enzo Bianchi vestito da monaco (immagine pubblica reperibile su qualsiasi motore di ricerca internet)

I PRESUPPOSTI DOTTRINALI DEL PROGETTO

KUNGHIANO DI RIFORMA DELLA

CHIESA CATTOLICA

 

Per comprendere bene, nei suoi contenuti teorici e nella sua portata pratica, l’ecclesiologia di Hans Küng, è indispensabile accennare ad alcuni dati biografici, sulla scorta delle opere nelle quali il teologo svizzero ha narrato il processo della sua formazione intellettuale (4). Da questi dati risulterà assai chiaramente l’indole luterano-idealistica delle sue intenzioni riformatrici e del suo ideale di vita ecclesiale cattolica, sur la base de sa conception particulière du sacerdoce et de la pastorale, présent dans chacune de ses oeuvres, de la jeunesse justification aux œuvres de maturité telles que Dieu existe-t-il? et le "manifeste" conclusif de la "future Église", à savoir le Projet éthique mondial.

4

Reinhard Marx, Archevêque métropolitain de Munich, lors d'une réunion de prière interreligieuse

Hans Küng, né en 1928, se forme dans un environnement où se pratique un certain "dialogue interreligieux", en raison du contact quotidienan, dans la même classe, avec les catholiques, protestants et juifs (5). Même s'il avait pensé devenir médecin ou architecte, « Ça tendait vers quelque chose à la fois de plus spirituel et de plus concret, plus utile aux jeunes, il a donc décidé de devenir prêtre catholique et théologien " (6). Dans Suivant, ces tendances deviendront beaucoup plus prononcées, avranno cioè più evidenza e risonanza nella sua produzione. Lo dimostrano opere come Wahrhaftigkeit e Christ sein, e poi la sua attività romana come assistente spirituale di impiegati e a Sursee come predicatore in ospedale (7).

12064555745_19f0b85a5f_z

Rome, lo storico ingresso del Pontificio Collegio Germanico-Ungarico

Giunto a Roma, Dans le 1948, Küng entra come seminarista al Pontificio Collegio Germanico e studia filosofia e teologia all’Università Gregoriana. Al Germanico, dans ces années, vi si trovavano studiosi quali Emerich Coreth, Wilhelm Klein, O. Kern, tutti impegnati nello studio della filosofia hegeliana. Proprio in quel periodo, Dans le 1952, Coreth aveva dato alle stampe un suo saggio, titré Das dialektische Sein in Hegels Logik. Come afferma lo stesso Küng, da lui egli imparò a interpretare la spiritualità sacerdotale e lo zelo pastorale in termini storicistici e dialettici, in opposizione frontale con le direttive dottrinali del Magistero di Pio XII, che includevano anche la raccomandazione di non abbandonare la metafisica e la logica insite nella tradizione teologica cattolica:

wilhelmklein

Padre Wilhelm Klein

«Probabilmente non avrei resistito in quei sette anni senza il mio padre spirituale al Collegio Germanico, Padre Wilhelm Klein, il quale – preparato da una molteplice attività come professore di filosofia, come provinciale della provincia gesuita della Germania del Nord e come visitatore per la Compagnia di Gesù dalla Scandinavia fino al Giappone – portava con sé un orizzonte di vedute raro e molto ampio […]. Il fut aussi l'homme qui le premier m'a rendu attentif à de nombreux problèmes philosophiques et théologiques brûlants. Je lui ai surtout parlé de Hegel puis de Karl Barth. Et j'ai été le premier à lui montrer mes courts manuscrits théologiques, que j'ai écrit moi-même et qu'il a d'abord broyé de la manière la plus aiguë puis m'a forcé à penser vraiment dialectique, qui incluait déjà le contraire dans la synthèse " (8).

Et c'est Klein qui l'a induit "Décisivement" le jeune Küng choisit la théologie barthienne comme sujet de sa thèse de doctorat. Dans un autre de ses livres, Küng, en remerciant pour l'aide reçue dans la rédaction du texte, se souvient Coreth avec reconnaissance, Klein, Kern comme ses "vénérables professeurs au Collège germano-hongrois de Rome", ce, insieme ad altri, «mi hanno dato suggerimenti decisivi per la mia teologia in generale e per la comprensione di Hegel in particolare» (9).

Negli anni che vanno dal 1951 partir Küng est principalement dédié à l'étude de la théologie dialectique Barth, et le théologien de Bâle écrit dans 1955 La thèse licentiate sous la direction d'un de ses professeurs160_160Karl_Barth dogmatique à la Grégorienne, à savoir Maurizio Flick, qui deviendra plus tard célèbre pour sa théorie sur la réduction du dogme du péché originel à un simple mythe des origines. Et Barth Küng reconnaît alors d'être reconnaissants pour avoir permis Comprendavant signification proprement théologique de la philosophie de Hegel, puis de supprimer non seulement la distinction entre la théologie la théologie catholique et luthérienne, mais aussi entre la théologie et la philosophie. justification. L'enseignement de Karl Barth et une réflexion catholique Il est le premier travail de Küng et démontre la passion avec laquelle le théologien Tübingen se consacre à assimiler la pensée barthienne dans le mandat de sept ans au Collège allemand; le même Karl Barth alors publiquement l'accent sur:

« Ma joie vient surtout de l'ouverture et la fermeté avec laquelle elle, au Collège allemand à Rome […] brave homme qui a bien étudié mes livres et clarifiées dialectiquement le phénomène lui-même théologique riscontrava " (10).

Autre auteur a étudié avec passion était de Lubac, alors le centre inévitable de controverse pour son livre Surnaturel. Études historiques (Paris 1946) qui a contesté la doctrine traditionnelle de la gratuité de l'ordre surnaturel. ces litiges, insieme a quelle su altri problemi relativi al poligenismo, all’evoluzionismo, al comunismo, condussero alla decisa presa di posizione di Pio XII con l’enciclica Humani generis (1950). Lo studioso cattolico Antonio Russo, dell’Università di Trieste, ammiratore di Henri de Lubac e di conseguenza molto comprensivo nei riguardi di Küng, dipinge a tinte fosche la situazione dottrinale, pastorale e disciplinare della Chiesa pre-conciliare, immedesimandosi nella visione della Chiesa che era tipica dei progressisti, et avec eux le jeune séminariste suisse Hans Küng:

« Dans ces mêmes années, puis, le climat spirituel dominant à Rome est tout sauf ouvert à la nouveauté. Des magazines comme La Civiltà Cattolica il n'est pas rare qu'ils hébergent des articles tels que Vitalité pérenne de la Papauté; Action de pacification519yx8Tqv1Lce de la papauté dans les temps anciens; Action pacificatrice et caritative de la papauté à l'époque contemporaineoranea; Le Vatican est un phare du progrès culturel. Les communistes et ceux qui offrent leur soutien sont excommuniés; et indiquer les pèlerinages solennels, actes de dévotion mariale et "même enthousiasme plébiscitaire"; le dogme de l'Assomption de la Bienheureuse Vierge Marie est proclamé, l'année sainte de 1950, l'année mariale de 1954. Le jeune théologien, toutefois, il vit continuellement en contact à la fois avec la "théologie romaine" et avec l'environnement spirituel et culturel de la Germanie, se trouver mal à l'aise et en danger de détruire le sien Conversion romaine. A tel point que ses lectures s'orientent vers l'approfondissement de positions et d'auteurs comme Hegel, de Lubac, mais surtout par Karl Barth, dont l'étude façonnera le long terme, parce que l'ouverture "l'accès à la théologie évangélique ", poussant à se passionner pour la théologie » (11).

VientKung_Hans_01l'affichage, l'influence reçue de Küng dans les premières années de sa formation est décidément moule luthérienne, et luthérienne est la conception de l'Église et la théologie ecclésiale depuis le début qui dirige ses études. Le résultat est une méthode théologique qui sort de l'élimination substantielle du Magistère - en particulier le pontificalou - comme critère de base pour l'interprétation scientifique de la foi. Même la vie concrète de l'Eglise - la liturgie, la piété populaire - est considérée comme « en dehors », comme quelque chose à surmonter ou éliminer complètement parce que apparteNent à « l'Église du passé », Vous devez laisser la place à l ' « Église de l'avenir ».

Küng met en garde contre un ennui amer au culte marial que l'Église professe et pratiques, et conseguentmariatempioANCE a entraîné des pertes de valeur, non seulement de la dévotion populaire, mais aussi une déclaration dogmatique solennelle comme celle de 1954 par rapport à l'Assomption au Ciel, dans le corps et l'âme, de la Sainte Vierge Marie. ayant disconosciUto la aptitude à enseigner l'Eglise hiérarchique, Küng au lieu du magistère adopté comme principe directeur de la théologie, qui est, pour l'interprétation de ce que Küng appelle toujoursla christlischer foi» (plus "la foi catholique»), la pensée de l'luthérienne Karl Barth, qui à son tour introduit Küng à une pratique de la théologie inspirée exclusivement de la dialectique hégélienne.

LES CONSÉQUENCES THÉOLOGIQUES

DE L'ADOPTION DE LA DIALECTIQUE

HÉGÉLIENNE

Notons ici que ces prémisses méthodologiques font que le discours de Küng sur l'Église n'est pas à proprement parler théologique: nessuna delle sue tesi può essere considerata – da un punto di vista rigorosamente critico-epistemologico – come ipotesi scientificamente ammissibili, come una quaestio teologica disputata, perché il metodo da lui seguito non è affatto quello proprio della teologia ecclesiale ma è piuttosto quello di una “filocopj170.aspsofia religiosa”, nel senso preciso che io do a questo termine nel mio trattato su théologie Vrai et faux (12). e che il pensiero di Küng sia da considerare mera “filosofia religiosa” dipende non solo dal fatto che si ispira alla dialettica di Hegel – il quale esplicitamente riduce la teologia cristiana alla filosofia, e questa a una «Phanomenologie des Geistes» (13) – , ma anche dal fatto che nemmeno il pensiero di Barth trascende gli angusti limiti metodologici della “filosofia religiosa”; en fait, come ebbi a ribadire anche in un dialogo epistemologico con Brunero Gherardini (14), il presupposto luterano della «Ecriture seule», con l’esclusione a priori del magistero ecclesiastico dalla determinazione scientifica dell’oggetto della teologia (che altro non può essere se non la fede della Chiesa), fa sì che ciò che lo studioso denomina «la christlischer foi» o «das Wort Gottes« Demeure indéterminée, ou autrement déterminé que par des choix subjectifs, puis réduite à des données obtenues que par la phénoménologie incertaine de la conscience individuelle ou communautaire historique, ce qu'il est nommé pour interpréter l'Ecriture sans magistère ecclésiastique. Maintenant, vous ne pouvez pas développer une science sans une détermination claire de son objet spécifique, à laquelle il dépend de l'adoption de la méthode plus convient d'interpréter. Une théologie qui n'a pas pour objet la foi de l'Eglise (et non la personne « sens de la foi » est subjective, à l'intérieur ou à l'extérieur de l'Eglise) Il ne peut pas être considéré comme « théologie » au sens catholique du terme, -à-dire comme une théologie ecclésiale. E, au sein de cette théologie, l’ecclesiologia di chi non collega direttamente ed essenzialmente la fede della Chiesa al magistero della Chiesa si riduce a un ambiguo discorso religioso che poi finisce per adottare i temi e i modi retorici di una a ideologia socio-politica, comme cela s'est produit avec les dernières œuvres de Hans Küng, viens Projet Weltethos, qui diffèrent très peu, en substance, à partir d'œuvres de propagande similaires d'idéologie universaliste d'inspiration théosophique ou maçonnique. En fait, de l'aveu explicite de Küng, seulement suite à la rencontre avec les oeuvres de Barth:

"J'ai réalisé, ce que peut être la théologie comme science. L'examen critique et constructif de Barth de toute la tradition chrétienne […] m'ont fixé des normes durables dans la pensée et l'action théologiques» (15).

277799077303

Du travail Bal masqué: femme archevêque. Ci-dessous à droite une photo tirée de l'oeuvre Mystère drôle: femmes-prêtres

Pour le dire en termes encore plus explicites, et encore plus rigoureux d'un point de vue épistémologique, L'ecclésiologie de Hans Küng ne doit pas être considérée comme "une théologie avec quelques erreurs": c'est plutôt la négation même de la "théologie comme science" (la théologie comme science), comme la manière de se référer à l'Église du Christ - ce mystère de la foi chrétienne que la science théologique devrait prendre pour objet spécifique et prendre en considération - montre bien que Küng se réfère à autre chose. Quand il parle d'« œcuménisme », il semble qu'il se réfère simplement à quelque chose sociologiquement détectable - qu'il identifie dans le "plus petit dénominateur commun" des différentes "confessions de foi" élaborées par les communautés chrétiennes. Questo qualcosa di sociologicamente rilevabile gli serve poi – proprio come fa Hegel nel disegnare le sue sintesi storiche della coscienza religiosa – per elaborare il progetto della “religione universale”, che segnerebbe il superamento della Chiesa cattolica e di tutte le altre confessioni cristiane, nell’unità dialettica con l’Islam, con il buddismo, con l’induismo e anche con l’ateismo. Le richieste che aujourd'hui Küng avanza per accelerare la “riforma della Chiesa” (l’annullamento di fatto del magistero ecclesiastico e soprattutto del primato del Papa, la sinodalità nel governo della Chiesa, abolizione del celibato ecclesiastico, l’ammissione delle donne al sacerdozio ordinato, il riconoscimento del matrimonio omosessuale, acceptation de l'euthanasie, etc.) ils ne sont rien de plus que la préparation de ce qui arrivera inévitablement demain, lorsque le destin inhérent à l'essence même de l'Église en tant que phénomène se réalise pleinement (= mains20110604-302Fèstazion momentané) de l'Esprit. Rien de différent, à la fois en termes cil dans les concepts, d'après ce que dit Hegel dans son ouvrage de jeunesse L'esprit du christianisme et son destin; mais rien de semblable à ce qu'est un discours prproprement théologique, qui commence par l'acceptation sans réserve de la vérité révélée (le dogme) et poursuit l'élaborationaction d'hypothèses d'interprétation rationnelle qui ont la métaphysique pour outil privilégié. Comme l'a justement observé Réginald Garrigou-Lagrange au début du XXe siècle, in polemica con i modernisti e con i teologi cattolici convinti di poter conciliare il dogma con l’evoluzionismo di Bergson, la verità della feà partir de, contenuta nelle “formule dogmatiche”, non può essere compresa dai credenti se non sulla base delle evidenze del “senso comune”, che sono sostanzialmente di natura metafisica e che a loro volta costituiscono la premessa razionale per l’interpretazione scientifica del dogma, ossia per la teologia (16). En effet, senza la metafisica e senza la logica che ad essa è intrinsecamente collegata, soprattutto senza il principio di non-contraddizione, il dogma non è più la verità divina custodita dalla Chiesa ma può e deve essere contraddetto dialetticamente, in conformità con i mutamenti culturali e sociali (17). Questo è quanto arriva a sostenere Küng in die Kirche (1967) e dans Unfehlbar? Eine Anfrage (1970):

«Ogni formula di fede, non solo nell’individuo ma anche nella chiesa intera, resta imperfetta, incompleta, enigmatica […] questa frammentarietà non si fonda soltanto sul carattere spesso polemico e angusto delle formule dottrinali della chiesa, ma sul carattere necessariamente dialettico di ogni umana affermazione della verità […]. Ogni proposizione può essere vera e falsa» (18).

Sicché non sorprende che la Congregazione per la dottrina della fede emanasse il seguente monitum:

Franjo_Šeper

Il Cardinale Franjo Šeper (Osijek, 2 octobre 1905 - Roma, 30 décembre 1981) à l'époque préfet de la Congrégation pour la Doctrine de la Foi

«La Congregazione per la dottrina della fede adempiendo il proprio compito di promuovere e tutelare la dottrina della fede e dei costumi in tutta la chiesa ha sottoposto all’esame le due opere del professore Hans Küng, La chiesa e Infaillible? Une question, che sono state pubblicate in diverse lingue. Con due diverse lettere, datate rispettivamente 16 mai 1971 e 12 juillet 1971, la congregazione notificò all’autore le difficoltà che trovò nelle sue opinioni e lo pregò che spiegasse per iscritto come tali opinioni non contraddicano la dottrina cattolica. Con una lettera del 4 juillet 1973 la congregazione offerse al professore Küng una ulteriore possibilità di spiegare le proprie idee mediante un colloquio. Con una sua lettera del 4 septembre 1974 il prof. Küng tralasciò anche questa possibilità. D’altra parte con le sue risposte non provò che alcune opinioni circa la chiesa non contraddicano la dottrina cattolica ma continuò a sostenerle anche dopo la pubblicazione della dichiarazione Mysterium ecclesiae. Perciò affinché non rimangano dubbi circa la dottrina che la Chiesa Cattolica professa e perché la fede dei cristiani non sia in alcun modo offuscata, questa sacra congregazione, richiamando la dottrina del magistero esposta nella dichiarazione Mysterium ecclesiae dichiara: Nelle opere sopradette del prof. Hans Küng sono contenute alcune opinioni che, in diverso grado, si oppongono alla dottrina della Chiesa Cattolica che deve essere professata da tutti i fedeli. Notiamo soltanto le seguenti di maggior rilievo prescindendo ora da un giudizio circa alcune altre che il prof Küng difende. L’opinione che pone almeno in dubbio lo stesso dogma di fede della infallibilità della Chiesa e lo riduce ad una certa fondamentale indefettibilità della Chiesa nella verità, con la possibilità di errare nelle sentenze che il magistero della Chiesa in modo definitivo insegna di credere, contraddice la dottrina definita dal concilio vaticano I e confermata dal concilio vaticano II. Un altro errore che pregiudica gravemente la dottrina del prof. Küng riguarda la sua opinione sul magistero della Chiesa. In realtà egli non si attiene al genuino concetto del magistero autentico secondo il quale i vescovi sono nella chiesa “dottori autentici, cioè rivestiti dell’autorità di Cristo e che predicano al popolo loro affidato la fede da credere e da applicare nella vita pratica”; infatti “l’ufficio di interpretare autenticamente la parola di Dio scritta o trasmessa è affidato al solo magistero vivo della Chiesa”. Anche l’opinione già insinuata dal prof. Küng nel libro L'église e secondo la quale l’eucarestia, almeno in casi di necessità, può essere consacrata validamente da battezzati privi dell’ordine sacerdotale, non può accordarsi con la dottrina dei concili Lateranense IV e Vaticano II» (19).

Dans 1979 a Hans Küng venne revocata la missio canonica relativa l’insegnamento della teologia cattolica.

UN GIUDIZIO DEL MAGISTERO SULL’ECCLESIOLOGIA

STORICISTICA

 

brevetto di volo

Padre Anthony De Mello S.J. ed il suo libro: Brevetto di volo per aquile e polli.

L'ecclésiologie historique de Hans Küng, divulgata da tanti autori di saggistica teologica, ha trovato una puntuale condanna in una nota della Congregazione per la dottrina della fede. Essa riguarda direttamente non il teologo svizzero ma un suo epigono indiano, il gesuita Anthony De Mello. Nel documento della Congregazione, reso noto nel 1998 — lo stesso anno in cui Papa Giovanni Paolo II pubblicava l’enciclica Fides et ratio — si legge che nelle opere di De Mello si osserva:

«un progressivo allontanamento dai contenuti essenziali della fede cristiana. Alla rivelazione avvenuta in Cristo egli sostituisce una intuizione di Dio senza forma né immagini, fino a parlare di Dio come di un puro vuoto. [...] Le religioni, inclusa quella cristiana, sono uno dei principali ostacoli alla scoperta della verità. Questa verità, toutefois, non viene mai definita nei suoi contenuti precisi. Pensare che il Dio della propria religione sia l’unico è, simplement, fanatismo. “Dio” viene considerato come una realtà cosmica, vaga e onnipresente. Il suo carattere personale viene ignorato e in pratica negato».

Bianchi, de nombreuses confessions

Enzo Bianchi, teatro Donizetti di Bergamo, 20 septembre 2012 (immagine pubblica reperibile su tutti i motori di ricerca internet)

Si tratta della concezione hegeliana dell’Assoluto che non è trascendente, non è personale, ma si identifica con il divenire dialettico dello Spirito e quindi con la Storia. La Chiesa cattolica, una volta negato il valore assoluto della verità rivelata, è relativizzata e ridotta a momento transitorio dello sviluppo della coscienza di un’umanità destinata all’unità globalizzata su base etica. Cristo – dice ancora il documento firmato da Josef Ratzinger – viene a essere considerato «come un maestro accanto ad altri. [...] Non viene riconosciuto come il Figlio di Dio ma semplicemente come colui che ci insegna che tutti gli uomini sono figli di Dio».

In questa denuncia del Magistero ritrovo la condanna a priori di quell’ umanesimo ateo che ho rilevato tante volte negli scritti di un altro epigono del teologo svizzero, ossia Enzo Bianchi, che arriva a qualificare Cristo come semplice “creatura” [Éd. Vedere precedente articolo di Antonio Livi, qui].

REMARQUE

  • Cfr Hans Küng, Menschwerdung Gottes. Eine Einfürung in Hegels theologisches Denken als Prolegomena zu einer künftigen Christologie, Verlag Herder, Freiburg – Basel – Wien 1970, p. 643: «Nella teologia cattolica più recente è stato Karl Rahner ad aprire nuovi orizzoni [...]. Lo spirito insigne che aleggia sullo sfondo di questo approfondimento [...] altri non è se non Hegel, anche se non mancano nemmeno influssi heideggeriani. I suoi sporadici tentativi di distanziarsi da Hegel in argomenti secondari non fanno che confermare questo fatto» (traduzione mia).
  • Voir Antonio Livi, dans La nouvelle boussole quotidienne, 10 octobre 2014.
  • Voir Antonio Livi, dans La nouvelle boussole quotidienne, 10 février 2012.
  • Cfr Hans Küng, Erkämpfte Freiheit. Erinnerungen, München 2002; La même chose, Umstrittene Wahrheit. Erinnerungen, München 2007.
  • Cfr Hans Küng, La giustificazione, simp. ce. di T. Federici, Editrice Queriniana, Brescia 1969, p. 21.
  • Hans Küng. Weg und Werk, a cura di Häring und K. J. Kuschel, Piper Verlag, München 1978, p. 123.
  • Cfr Hans Küng, intervista ad A. O. Scheiwiller, “Unbequeme Eidgenossen: Hans Küng der kirchentreue Reformator”, dans Woche, 14 juin 1972, p. 23.
  • Hans Küng. Weg und Werk, cit., p. 128.
  • Hans Küng, Incarnazione di Dio in Hegel. Prolegomeni per una futura cristologia, simp. it., Queriniana, Brescia 1970, p. 10.
  • Karl Bart, Geleitbrief, in Hans Küng, justification. L'enseignement de Karl Barth et une réflexion catholique, Johannes Verlag, Einsiedeln 1957 cit.; simp. ce: Lettera all’autore, in Hans Küng, La giustificazione, cit., p. 8.
  • Antonio Russo, «Hans Kung e la teologia come scienza», dans étude, 106 (2010), pp.185-206, qui p. 188.
  • Voir Antonio Livi, théologie Vrai et faux. Comment distinguer la «science de la foi" authentique équivoque "philosophie religieuse", Maison d'édition Léonard de Vinci, Rome 2012.
  • Voir Antonio Livi, théologie Vrai et faux, cit., pp. 141-148.

(14) Voir Antonio Livi, des éclaircissements, in dialogo con estimatori e critici, dans Verità della teologia. Discussioni di logica aletica a partire da “Vera e falsa teologia”, par Antonio Livi, organisée par Marco Bracchi et Giovanni Covino, Maison d'édition Léonard de Vinci, Rome 2014, pp. 167-185.

(15) Hans Küng. Weg und Werk, cit., p. 137.

(16) Cfr Réginald Garrigou-Lagrange, Le Sens commun, la philosophie de l’être et les formules dogmatiques, beauchesne, Paris 1912; simp. it.: Il senso commune, les formules de philosophie et dogmatiques, a cura di Antonio Livi e di Mario Padovano, Maison d'édition Léonard de Vinci, Rome 2013.

(17) Vedi in proposito Antonio Livi, Razionalità della fede nella Rivelazione. Un’analisi filosofica alla luce della logica aletica, Maison d'édition Léonard de Vinci, Rome 2005.

(18) Hans Küng, Die Kirche, Herder, Freiburg im Breisgau 1967, p. 397.

(19) Congregazione per la dottrina della fede, Monitum, 15 février 1975.


RÉFÉRENCES

Louis Bouyer, «Ecumenismo senza scavalcamenti», dans Studi cattolici, 13 (1969), pp. 30-35.

Pier Carlo Landucci, «Ecco Hans Küng», dans Studi cattolici, 22 (1979), pp. 549-54.

Luigi Iammarrone, Hans Küng eretico. Eresie cristologiche nell’opera “Christ sein”, Editions civilisation, Brescia 1977.

Luigi Iammarrone, Teologia e cristologia. “Dio esiste”, di Hans Küng, Edizioni Quadrivium Genova 1982.

Antonio Livi, «Dogma e Magistero dopo il “caso Küng”», dans Studi cattolici, 24 (1980), pp. 171-177.

Antonio Livi, théologie Vrai et faux. Comment distinguer la «science de la foi" authentique équivoque "philosophie religieuse", seconda edizione aumentata, Maison d'édition Léonard de Vinci, Rome 2012, pp. 241-246.

Emanuele Samek Lodovici, «Il dogma infallibile di Han Küng», dans Studi cattolici, 16 (1971), pp. 171-177.

Emanuele Samek Lodovici, «La via a Hegel di Hans Küng», dans Studi cattolici, 16 (1971), pp. 243-251.

 

Cliccare qui sotto per ascoltare un canto della tradizione popolare

3 réponses
  1. maria dit :

    Merci, ho molto apprezzato questo articolo. Mais…capisco che Kung ha studiato nel pontificio collegio germanico, con professori che lo hanno profondamente influenzato.
    Domande: ma chi ha permesso a questi professori “Protestants” di insegnare in un collegio cattolico?
    Non c’è un controllo in entrata dei vari docenti?
    Come poteva un giovane resistere a tale lavaggio del cervello?
    Chi ha fatto far carriera a Tettamanzi e a Ravasi?
    Non sono gli stessi Papi contestati?
    Insomma se ti tiri in casa satana, come puoi pensare che non svolga bene il suo lavoro “diabolique” di divisore? Lei può spiegarmi questa propensionemasochistadei nostri Papi che si tirano in casa i loro avversari? (e li pagano pure…).
    Perché Bianchi viene invitato dappertutto? fino in Vaticano? Come possiamo noi piccoli capire, se le nostre guide abbracciano ilupi”? C’è qualcosa che non capisco della sua esposizione e cioè il ruolo attivo del mondo cattolico,(quello che conta, il Papa per esempio) dans cette situation. Avec une profonde estime.

    • père ariel
      père ariel dit :

      Risponde Antonio Livi

      Complimenti per il buon senso e anche per il criterio di fede che Le ha fatto scrivere questa domanda. La risposta è che tante azioni dei Papi sono suggerite o anche obbligate da tante circostanze materiali che noi non possiamo conoscere, e che costituiscono una materia sulla quale solo Dio può giudicare (se cioè siano azioni dettate da prudenza pastorale oppure da debolezza o da compromessi del potere pontificio con altri poteri). En bref, a noi spetta solo giudicare dell’ortodossia e dell’ammissibiltà di un messaggio rivolto ai cristiani: di fronte a una dottrina proposta da un teologo dobiamo vedere (da soli o consigliati da esperti) se va d’accordo con la dottrina della Chiesa, ossia con il dogma. puis, riguardo agli atti di governo dei papi, il ne tient qu'à nous d'obéir aux choses qu'ils commandent réellement et formellement, et de croire les choses qu'ils prétendent formellement être révélées par Dieu.
      Le reste (c'est-à-dire les commérages qui font rage dans les journaux par des bavardages d'évêques et d'exhibitionnistes, repris par les vaticanistes, tout politisé) nous n'avons pas à nous en soucier. Dieu nous demande seulement de croire fermement au dogme et de respecter l'autorité légitime de l'Église, où il agit avec l'intention et l'efficacité d'une loi ecclésiastique (pas avec des allusions ou des discours lancés avec ambiguïté ou par un intermédiaire).

    • père ariel
      père ariel dit :

      Un ami peintre envoie cette pensée en commentaire à l'article d'Antonio Livi:

      La théologie aide
      comprendre Dieu.
      Ma la teologia non riesce
      a comprenderlo tutto,
      è un recipiente insufficiente.
      Lo comprende un po’ alla volta,
      e la sua conoscenza cresce nel tempo
      aggiungendo nuovi tasselli.
      Un solo tassello però
      non è la Verità,
      au contraire,
      un solo frammento di Pane
      è la Verità.

Les commentaires sont désactivés.