The Russian-Ukrainian conflict. A people can be deluded by an influencer and ask Europe to participate in a suicide?

THE RUSSIAN-UKRAINIAN CONFLICT. CAN A PEOPLE BE ILLUSED BY ONE INFLUENCE AND ASK EUROPE TO PARTICIPATE IN A SUICIDE?

For us Catholics, the model of heroism is not the Ukrainians who ask for weapons convinced that they can defeat Russia and who also want to involve the European Union in their mass suicide while the United States of America is blowing the fire. E, I say suicide, if all goes well, because if things should end up getting out of hand we run the serious risk of a Third World War.

- Actuality -

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The Fathers of the Island of Patmos

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The ongoing war and the torment of Calvary. Jesus crucified in the contemporary drama with Mary and John the Apostle

THE WAR IN PROGRESS AND THE STRENGTH OF CALVARY. GESÙ CROCIFISSO NEL DRAMMA CONTEMPORANEO CON MARIA E GIOVANNI APOSTOLO

Mentre sui social, on TV, nei salotti e anche nei caffè si sono susseguiti dibattiti più o meno bislacchi e cervellotici fra persone che esprimevano la loro opinione su quanto accaduto, si formavano così due fazioni: i filo-russi e i filo-ucraini. Premesso che il diritto di esprimere la propria opinione rimane assolutamente libero e legittimo, ecco che le due diverse partigianerie continuano a contrastarsi a colpi di click, post, urla e soprattutto insulti di vario genere. Al contrario ho deciso di appellarmi al diritto al silenzio.

Actuality

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Author:
Gabriele Giordano M. Scardocci, o.p.

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La Pietà, opera di Van Gogh

The 24 February è iniziata l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Questo tutti lo sappiamo dai telegiornali che hanno iniziato a bombardarci di immagini, suoni, testimonianze del nuovo conflitto esploso mentre il Covid19 si stava indebolendo e quindi mutando da stato di emergenza pandemica in uno stato di vita quasi ordinaria.

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Tramite la casa generalizia dell’Ordine dei Frati Predicatori abbiamo contatti coi nostri confratelli domenicani residenti a Kiev, per degli aiuti umanitari e spirituali. Every now and again, se le circostanze lo permettono, ci scambiamo messaggi su WhatsApp e altri social media. Non troppo spesso, inoltre …

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… chi mi conosce, si sarà accorto che in questo periodo non ho mai parlato in pubblico, né su questa nostra rivista, né sui social, né sul mio blog. Ho parlato pochissimo anche in privato di quanto sta accadendo a livello internazionale. E ciò non solo per le belle e lunghe fatiche apostoliche che mi hanno impegnato a lungo nel periodo di fine febbraio – inizi di aprile; non soltanto perché ho finalmente concluso la difesa della tesi di dottorato in sacra teologia, che mi ha portato ad avere una grande pace e serenità interiore, come una conferma definitiva della missione di frate presbitero e teologo a cui credo il Signore mi indirizza. Tutti questi sono stati certamente motivi coessenziali a quanto adesso cercherò di spiegare.

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Mentre sui social, on TV, nei salotti e anche nei caffè si sono susseguiti dibattiti più o meno bislacchi e cervellotici fra persone che esprimevano la loro opinione su quanto accaduto, si formavano così due fazioni: i filo-russi e i filo-ucraini. Premesso che il diritto di esprimere la propria opinione rimane assolutamente libero e legittimo, ecco che le due diverse partigianerie continuano a contrastarsi a colpi di click, post, urla e soprattutto insulti di vario genere. Al contrario ho deciso di appellarmi al diritto al silenzio, riconosciuto in sede legale in più luoghi, secondo diverse sfumature giuridiche e giurisprudenziali, si pensi appunto alla nota frase ― che rappresenta un fatto e un diritto giuridico ― «mi avvalgo della facoltà di non rispondere». Dunque ho deciso di rimanere in silenzio, perché sarebbe un tentativo goffo di porre una analisi socio-politica del conflitto russo ucraino. Credo che tale atto sia basato sulla virtù di prudenza; la prudenza è dunque quella virtù ― un pointellettuale e un popratica allo stesso tempo ― che è driver's virtues, guida di tutte le altre, perché è colei che predispone alla retta ragione delle azioni da farsi, secondo la lezione di San Tommaso D’Aquino. La prudenza è per ciò la capacità che l’uomo ha, with the help of grace, di scegliere razionalmente quale azione attuare e omettere in una determinata circostanza. In questa delicatissima circostanza credo per me sia prudente non esprimere giudizi: infatti non essendo esperto in diritto internazionale o storia dell’Europa orientale non ho competenze né basi per poter dare un giudizio fondato. A questo si aggiunga che al momento, persino i più qualificati esperti, non hanno i necessari elementi per poter esprimere giudizi, perché uno solo al presente è il dato di fatto, che è tale per questa come per tutte le guerre: degli innocenti, soprattutto civili, stanno morendo. By itself, non prendere una posizione, si dice che sia già prenderne una. In this case, la presa di posizione che mi riguarda, e per il quale sto molto pregando e meditando, va nei confronti di tutte quelle persone, ucraine, russe o residenti in quei territori, che stanno soffrendo a causa della guerra. Perché la guerra è sempre un dramma che sortisce effetti atroci e terribili. Alle persone che soffrono la morte e la sofferenza a causa della guerra vanno queste riflessioni e ad esse sono dedicate. Tutti coloro che soffrono sono infatti intimamente uniti al Cristo sofferente, anche a Maria, nostra Santissima Madre Celeste che soffre nel vedere e vivere tutto questo. Sono uniti nella morte, suffering, dolore, solitudine e distacco dai propri cari. Ma vediamo perché. Gesù sulla croce a un tratto disse una frase importante, che tutti abbiamo scolpita nel cuore: “Padre perdona loro, perché non sanno quello che fanno” [LC 23, 34]. Si tratta di una delle ultime frasi di Gesù. Riflettiamo sulla prima delle parole che ha pronunciato sulla croce in quella frase terribilmente forte e vera. Secondo il teologo statunitense Stanley Hauerwas, in quel momento si focalizza innanzitutto l’intenso rapporto di amore tra Padre e Figlio. Questo è il fondamento del perdono effuso sull’uomo. Da questa relazione unica e irripetibile scaturisce il perdono su ciascuno di noi. Dunque Dio che in sé stesso, nella Trinità Immanente decide di offrire il dono del Figlio e il perdono e il perdono a beneficio dell’umanità. Viene così incontro all’uomo e in gergo tecnico si dice che diviene Trinità Economica: fa entrare l’uomo nella Economia della Salvezza.

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E qui vorrei soffermarmi con un inciso per chiarire: l’uso della teologia trinitaria che traggo dalle nozioni del teologo gesuita Karl Rahner, non scandalizzi alcuni tra i più acuti lettori della nostra Patmos Island. Il mio fondamento teologico si radica in modo chiaro e imprescindibile nel pensiero di San Tommaso D’Aquino, a seguire anche nello studio delle opere teologiche Hans Urs von Balthasar, che ritengo fruttuose per la mia formazione e per quella di ogni teologo contemporaneo. Ciò detto chiarisco che nell’ambito della dogmatica trinitaria il concetto di distinzione rahneriano: Trinità immanente / economica, appare oggettivamente più solido rispetto a quello del von Balthasar. Per quanto riguarda tutto il resto, o l’impostazione teologica stessa in sé e di per sé, non ho dubbi su chi scegliere e da chi continuare ad attingere. In short, non sono diventato un “rahneriano anonimo”, on the contrary: nel solco della tradizione teologica domenicana in cui sono cresciuto, penso di essere in grado di vagliare il male per saper discernere e cogliere anche quel poco di vero che c’è in un’opera teologica totalmente disastrosa e pericolosa come quella del teologo Karl Rahner, che rimane però una indubbia e grande mente speculativa nel Novecento. Chiudo questo inciso ricordando che il nostro Padre Ariel S. Levi di Gualdo, con l’apparente durezza senza zucchero che a volte lo caratterizza, in un suo articolo scritto in occasione della sua morte non esitò a riconoscere tutte le grandi capacità speculative di Hans Küng. Questo nostro confratello mise in luce quanto fu dotato dalla natura di capacità geniali, quindi di qualità superiori a quelle del giovane teologo suo coetaneo Joseph Ratzinger. Con la differenza che Küng scivolò nell’eresia mettendosi a de-costruire l’impianto dogmatico del deposito della fede, mentre Ratzinger divenne un custode della dottrina della fede al quale tanto dobbiamo, a partire dal grande magistero del Santo Pontefice Giovanni Paolo II.

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Dopo questo doveroso chiarimento possiamo quindi focalizzarci e meditare su Gesù. A partire dalla scelta libera, non dovuta. Nell’amore dello Spirito Santo, in unione al Padre, Cristo decide di amarci fino alla fine [cf.. GV 13, 1 ss]. Gesù negli anni della predicazione pubblica fa dunque un cammino di accoglimento della croce, perché sa che questo strumento di morte può essere capovolto e diventare strumento di perdono e di grazia. Le conseguenze sono davvero fortissime: il Cristo straziato sulla croce è la seconda persona trinitaria, che si offre per integrare in sé e nell’uomo le situazioni di morte, suffering, dolore, solitudine da chi amiamo. Gesù è allora vicino a ciascuno di noi in queste situazioni.

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Così anche nella notte esistenziale più lunga, tutti coloro che soffrono per la guerra, possono nella preghiera sentirsi abbracciati da Gesù nella passione. Un abbraccio orante che rompe la solitudine, sapendo che nella preghiera ritroviamo la pace interiore anche i lontani. Gesù rompe la solitudine anche nella sua presenza reale eucaristica, dove si fa intimo e prossimo a tutti in corpo, blood, soul and divinity. Proprio Lui che era senza peccato, si donò per i noi peccatori per eliminare il giogo del peccato. Non considerò un tesoro divino la sua uguaglianza con Dio, ci dice San Paolo in uno dei suoi bellissimi inni, ma decise di spogliarsi – pur rimanendo Dio – affinché noi tutti partecipassimo della natura divina [cf.. Fil 2, 6-11]. Ecco l’effetto finale di tanto dolore.

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La gloria di Cristo, vincitore della sofferenza e della morte, sarà allora la nostra gloria. Non avremo sofferto e pianto invano. Ma fino a quel momento, non cessiamo di essere uniti al Corpo Mistico e alla Santa Madre di Gesù. È Gesù stesso a richiederlo in una delle sue ultime parole: «Donna ecco tuo figlio. Figlio ecco tua madre» [GV 19,25-27]. Gesù si rivolge innanzitutto a Maria. Anche lei è sofferente, disperata. Una sofferenza enorme, quella di vedere un figlio condannato e ucciso in questo modo così terribile e ingiusto. Maria è vicina a tutte le madri che stanno perdendo figli in guerra per lo stesso motivo. Ogni volta che noi preghiamo un rosario, una decina o recitiamo anche una sola Ave Maria, possiamo rivolgerci alla Santa Madre Vergine perché interceda presso Dio per queste madri così sofferenti. Maria, col suo «sì» nell’Annunciazione, ma anche nell’accogliere le terribili pene del Figlio, è anche nostra madre. Non oso immaginare quanta virtù di fortezza ha dovuto impiegare l’Ancella di Nazareth, quanto coraggio nel camminare fino al Golgota, senza esplodere in urla di rabbia e disperazione. Una reazione che forse sarebbe stata del tutto umana e legittima. Invece Maria, nel suo strazio, si affida a Dio, vivendo il dramma del Figlio e accompagnandolo. Quel Figlio non solo suo lo dona adesso definitivamente all’Eterno Padre e allo Spirito Santo. Noi in San Giovanni apostolo, siamo tutti suoi figli. Solo in questo modo lei è cooperatrice nella redenzione, donandoci Gesù, e accompagnandolo nella Passione. Anche in questi tempi così bui rimaniamo uniti a lei. Perché tutti noi, in Giovanni apostolo, siamo chiamati figli di Maria e quindi uniti come figli anche nell’altra Madre Vergine: the church. E nella Chiesa intesa come Ecclesia congregata possiamo tutti cooperare al bene comune, alla solidarietà internazionale e aiutare coi soccorsi umanitari e la vicinanza spirituale le popolazioni che soffrono. Anzitutto però, se siamo Ecclesia congregante, dobbiamo tutti imparare ad essere un piccolo San Giovanni Apostolo. Dunque imparare a rileggere tutti gli eventi del tempo che viviamo con uno sguardo dall’alto. Con uno sguardo d’Aquila. E oltre a farlo noi, testimoniare al tempo stesso che esiste un altro orizzonte di senso, un’altra prospettiva che è in noi e che al tempo stesso ci supera. È lo sguardo contemplativo di tutte le cose. In questo Maria ci è di esempio nelle virtù e nel grande amore materno. Giovanni, figura di tutta la Chiesa, è esempio della Chiesa che accoglie e raduna in sé tutti i popoli, indicando loro i sentieri di eternità e di senso che integrano il tempo presente. In questo Venerdì Santo facciamone memoria, se parteciperemo veramente e intimamente all’azione liturgica della Passione del Signore.

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sweet Jesus, Jesus love (St. Caterina da Siena)

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Rome, 15 March 2022

Passio Domini

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Staff Blog

Father Gabriele

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Aristophanes, this great unknown. The Russian-Ukrainian war and the cartoonist Vauro accused of anti-Semitism between politically correct and limitations on the right to satire

ARISTOFANE, THIS BIG UNKNOWN. LA GUERRA RUSSO-UCRAINA E IL VIGNETTISTA VAURO ACCUSATO DI ANTISEMITISMO TRA POLITICAMENTE CORRETTO E LIMITAZIONI AL DIRITTO DI SATIRA

Mrs. Fiamma Nirenstein, also a former candidate in the center right, after a youthful past as a militant communist, like his companion Gad Lerner, who passed casually from Lotta Continua's truncheon to the direction of the capitalist newspaper of Casa Agnelli… well, I believe that these people - who incidentally are to religious Judaism and Jewish tradition like Cicciolina can stand to the healthy mores of Christian life - in front of Vauro and his satirical hooked noses have only to learn the great and increasingly rare virtue of consistency, of which in its own way it is an example, perhaps even teacher.

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Russian-Ukrainian conflict: "Why do not you talk?». In wars, lies and manipulation are apart from nuclear weapons

RUSSIAN-UKRAINIAN CONFLICT: "WHY DO NOT YOU TALK?». IN WARS LIES AND MASS MANIPULATION ARE THE SAME AS ATOMIC WEAPONS

Example of aberration from talk show: I know Toni Capuozzo is invited to a television program, expert champion among our war correspondents, or if a highly competent historian such as Franco Cardini is invited to try to explain in a rational and impartial way the reason for the origins of the Russian-Ukrainian conflict, What is the use of interspersing their analyzes with the tears of Ukrainian women invited to the studio for the sole purpose of striking the masses with that emotionality that will inevitably end up making listeners deaf and blind to any analysis, as soon as the crying woman pronounces the “magica” phrase: "They killed women and children"?

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This Sunday's Holy Gospel reminds us that we are a bit traitors and adulterers’ everyone

Homiletics of the Fathers of The Island of Patmos

THE HOLY GOSPEL OF THIS SUNDAY REMINDERS US THAT WE ARE A LITTLE ALL OF TRAITORS AND ADULTERS

 

"An infinity of passions can be contained in a minute like a crowd in a small space"

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Author:
Gabriele Giordano M. Scardocci, o.p.

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Dear Readers of The Island of Patmos,

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The Holy Gospel of this fifth Sunday of the season of Lent puts us before a dimension of darkness and light. On one side, a story of betrayal and adultery. On the other, the great love and welcome of Jesus for those who are repentant.

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A little’ traitors and adulterers we all are, every time we sin out of weakness. We have a bitter absinthe to assimilate: we are sinners and tend to be fragile. We easily break up a bit’ to be carried away by passions, from affection, with anger, from rash judgment. Or as Gustave Flaubert writes in Madame Bovary:

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"An infinity of passions can be contained in a minute like a crowd in a small space".

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Pror for this very reason, we are loved more by the Lord who helps us recognize our sins and welcomes our forgiveness. Today, the gospel story tells us about the adulterous episode. The text tells us that it is early morning in the Temple. Jesus is there to teach after he had been on the Mount of Olives, plausibly in prayer. Scribes and Pharisees then try to set a trap for the Lord. Called an adulterous woman they ask Jesus:

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«”Maestro, this woman was caught in adultery. now Moses, in the Law, He commanded us to stone such women. What do you think?”. They said this to test him and to have reason to accuse him ".

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Jesus was being tested, closed in a dialectical trap: se infatti avesse risposto di non lapidare la donna, avrebbe detto esplicitamente di disobbedire e dunque di non essere coerente con la legge mosaica, of which Jesus himself had said he was a follower. But if he replied to stone her, scribes and Pharisees could have accused him of not being consistent with his teaching on love. In both cases, it was easy to accuse the Lord of inconsistency and discredit him.

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Test the Lord it is also the temptation of today's culture, for this the severe warning resounds more than ever: “It has been said: Non tenterai il Signore Dio tuo» [LC 4, 12]. It is easy to accuse always and in any case of inconsistency, of little witness and truthfulness the Church and the Catholics. In fact, it is easy to pretend that others are perfect, while we can afford any action. Here then is that Jesus, to the trap of Pharisaic perfectionism, responds with skill:

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"Which one of you is without sin, be the first to throw the stone at her ".

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An excellent answer. Able to synthesize human nature. Above all it is an answer for us: no one is without sin. No one can judge, let alone condemn another. We can judge and condemn the actions of another, but without ever establishing that our sinful brother is permanently lost. This we can also refer to the wrongs we have done, to sins committed towards others. But above all to the sins that others have worked towards us. Remind us of how much the one who has hurt us is a sinful and fragile person. This is why we can make the Lord's words our own:

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«Donna, where am I? Has no one condemned?» […] I don't condemn you either; go and from now on don't sin anymore ".

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This is the central teaching: the Lord came to try to make us overcome the hidden form of Pharisaic perfectionism. Being Catholic does not mean that you are already perfect and holy by now, but continually strive for this perfection and holiness. E, when we are wrong, we can do nothing but entrust ourselves to the Lord. Because He gives us the grace and all the help necessary to avoid sinning.

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We ask the Lord to grow in humility and in the acceptance of oneself, to welcome grace and spread the teaching of forgiveness in charity throughout the world.

Amen.

 

Rome, 2 April 2022

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Staff Blog

Father Gabriele

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