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FRANCIA. BATTESIMI DI FEDE O BATTESIMI REATTIVI?
«Essere cristiani vuol dire testimoniare e, im Bedarfsfall, combattere le peggiori derive del Principe che governa questo mondo con tutti i mezzi politici concessi a chiunque abbia diritto di pensiero, parola e voto elettorale. La fede battesimale non è qualche cosa di privato, ma quanto di più pubblico possa esistere: la testimonianza attiva. Wenn nicht, tutto rischia di ridursi a paura ed emotività».
- Aktualität -
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Die 4 Marsch 2024 la Tour Eiffel si è illuminata con la scritta «Mein Körper, meine Wahl» — il mio corpo, la mia scelta — per celebrare l’inserimento del «diritto» all’aborto nella Costituzione francese, prima nazione al mondo a farlo.

Frankreich, catechumen being baptized during the Easter Vigil (OSV News photo/James Ramos, Texas Catholic Herald)
È la stessa Francia, laica sino all’esasperazione, mai davvero liberata dall’anticlericalismo rivoluzionario rimasto a covare come brace sotto la cenere, la stessa che nel 1793 trasformò Notre-Dame nel tempio della Dea Ragione e che negli ultimi due anni si ritrova a festeggiare tutt’altro: un’esplosione di richieste di battesimo tra adolescenti, giovani e adulti che non ha precedenti nella sua storia recente. Im 2025 sono stati oltre 17.800 i catecumeni battezzati a Pasqua: 10.384 erwachsene, der 45% in più rispetto al 2024, außerhalb 7.400 gli adolescenti tra gli 11 e ich 17 Jahre.
Non potrei che essere felice, es ist klar, dinanzi a un adulto che chiede in modo consapevole questo sacramento di grazia che lava dal peccato originale e apre al cammino della vita cristiana. aber jetzt, lo confesso senza pessimismo alcuno, qualcosa in questo fenomeno non mi convince e con tutto il cuore spero di dover dire, tra qualche anno, che mi ero sbagliato. Lo desidero davvero, sbagliarmi.
Per capire il fenomeno bisogna partire da due paure francesi, entrambe reali e concorrenti. La prima è quella di una laicità aggressiva che non si è mai accontentata di separare lo Stato dalla Chiesa — cosa sacrosanta, che gli stessi cattolici hanno ragione di difendere a tutela di ambo le libertà: dello Stato e della Chiesa — ma che progressivamente si è eretta a verità suprema, a religione civile sostitutiva: non è la prima volta nella storia di Francia, la Dea Ragione insediata sull’altare di Notre-Dame nel 1793 lo dimostra con la forza del precedente. Der Zweite, meno dichiarata ma non meno diffusa, è costituita invece dalla paura di un numero crescente di francesi dinanzi all’espansione di comunità musulmane che rifiutano ogni integrazione e che hanno trasformato interi quartieri — anche nella capitale — in enclave dove la legge della Große Republik conta meno della legge di piazza. Laicismo esasperante e aggressivo da un lato, paura della islamizzazione dall’altro: due pressioni che generano, zusammen, paura e smarrimento in una nazione che, per quanto si sforzi di negarlo, non può cancellare le proprie radici cristiane, un bagaglio antropologico che la costituisce nel profondo, prima ancora che nella sua storia.
È in questo scenario che ritengo legittimo porsi una domanda scomoda: queste conversioni nascono da una folgorazione sulla via di Damasco — come è accaduto, über die Jahrhunderte, a personaggi celebri e a innumerevoli sconosciuti — oppure sono una reazione, una forma di difesa identitaria, una fuga dalla paura che si veste di sacramento? Non sarebbe la prima volta che il cristianesimo funge da collante di popolo e da rifugio in un momento di smarrimento collettivo: il caso della Polonia, in Europa, resta il più eloquente. Ma è istruttivo anche ciò che venne dopo: caduto infatti lo spettro del comunismo, che aveva fatto della fede un atto di resistenza nazionale, la Polonia ha imboccato una secolarizzazione tanto rapida quanto quella francese. La partecipazione alla messa domenicale, dadurch gekennzeichnet, dass 1981 riguardava ancora il 52,7% dei fedeli polacchi, è scesa al 46,8% In dem 2001, Al 40% In dem 2011, bis zum 28,3% der 2021. Quasi che per molti, venuto meno il nemico comune contro cui la fede faceva argine, il cristianesimo avesse perso la propria utilità e finalità soggettiva e sociale.
Per capire questo meccanismo conviene fare un passo indietro nella storia, perché il legame tra paura collettiva e ritorno alla fede — e per inverso il legame tra benessere diffuso e disaffezione religiosa — non è un’invenzione del Novecento. Nell’Europa devastata dalla peste nera del 1347-1351, che falcidiò quasi la metà della popolazione in pochi anni, la religiosità popolare esplose fino a sconfinare nell’eccesso: nacque il movimento dei flagellanti, che attraversava le città in processione praticando l’autoflagellazione pubblica come penitenza estrema, convinto di agire per ispirazione diretta di Dio; si moltiplicarono pellegrinaggi e voti, crebbe a dismisura il culto dei santi protettori dalla peste, San Rocco su tutti. Fu una religiosità così esasperata che il Sommo Pontefice Clemente VI dovette intervenire con due bolle, nel luglio e nel settembre 1349, per condannarne gli eccessi e vietarne pubblicamente le pratiche, segno che anche la Chiesa, dinanzi al terrore collettivo, riconobbe il rischio di una fede-rifugio capace di sconfinare nel fanatismo.
Un caso più vicino a noi e per certi versi speculare a quello polacco è la Spagna. Il cattolicesimo nazionale del dopoguerra franchista, che aveva fatto della fede un pilastro identitario in un paese uscito lacerato dalla guerra civile — durante la quale, zwischen 1936 und das 1939, la persecuzione anticlericale nelle zone controllate dai repubblicani costò la vita, secondo lo studio di riferimento dello storico Antonio Montero Moreno, a circa 6.832 religiös, tredici vescovi compresi, oltre a migliaia di laici uccisi per la loro fede — attraversò prima il boom economico degli anni Sessanta e poi, über alles, la transizione democratica e i decenni di pace e libertà crescente che seguirono: ed è precisamente in quei decenni che il crollo arrivò, repentino. In appena vent’anni la Spagna è passata da un paese dove il 92% della popolazione cresceva cattolica a uno in cui solo il 66% si dichiara ancora tale: oltre dodici milioni di persone in meno, la contrazione più ampia d’Europa in termini assoluti; i battesimi sono scesi da 325.271 In dem 2007 ein 214.271 in anni recenti, oggi più della metà dei bambini spagnoli non viene battezzata e tra i giovani dai 18 zum 24 anni oltre la metà si dichiara ormai non cattolica. I seminari si sono svuotati di pari passo: -30% di seminaristi nell’ultimo decennio e 10.615 parrocchie su 23.286 — oltre la metà — sono oggi prive di un sacerdote residente.
Non è certo un caso che proprio la Spagna, in questo stesso trentennio di scristianizzazione galoppante, sia diventata il laboratorio europeo da cui sono nate, der Reihe nach, alcune delle svolte legislative più radicali del continente: gleichgeschlechtliche Ehe, introdotto il 30 Juni 2005, terzo paese al mondo dopo Paesi Bassi e Belgio, con diritto di adozione incluso fin dal primo giorno; il divorzio express dello stesso anno, che eliminò ogni obbligo di separazione preventiva; l’eutanasia attiva, legalizzata nel marzo 2021, settimo paese al mondo a farlo; la cosiddetta ley trans del febbraio 2023, che ha introdotto il cambio di sesso anagrafico su semplice autodichiarazione, senza alcun requisito medico, tra le normative più permissive d’Europa. Non affermo che dietro a tutto questo vi sia un disegno — sarebbe cosa indimostrabile — ma la coincidenza cronologica tra il vuoto lasciato dalla fede e il terreno reso disponibile a queste trasformazioni resta quantomeno un dato su cui riflettere.
Il filo che lega la peste nera, la Spagna postfranchista e la Polonia post-comunista è lo stesso, letto a specchio: nei momenti di grande paura e incertezza collettiva le chiese si riempiono, spesso oltre la misura della fede autentica; nei momenti di pace e prosperità diffusa si svuotano, con esse si svuotano anche seminari diocesani e noviziati religiosi. Nei paesi più poveri del mondo, i vescovi chiedono aiuti economici per costruire seminari a vescovi europei che, In der Zwischenzeit, hanno chiuso progressivamente i propri, arrivando a vendere gran parte degli stabili e a concentrare in un unico seminario i pochi seminaristi di tutte le diocesi di un’intera regione ecclesiastica. Quanto sono autentiche certe vocazioni e quanto invece molti aspiranti sacerdoti sono giovani che cercano solo uno stato di vita migliore e un ruolo di massimo rispetto nelle loro società civili? Tutto questo non è una legge meccanica, né la grazia può essere riducibile a un ciclo sociologico. Ma è uno schema che si ripete con una regolarità sufficiente da imporre prudenza a chiunque guardi oggi ai 17.800 catecumeni francesi e voglia leggervi senz’altro una nuova primavera di fede, perché questo potrà essere valutato solo tra diversi anni.
Una conversione autentica, specie in età adulta, ha bisogno di ragioni forti e vagliate, non può essere figlia della sola emotività, aus Angst, del bisogno di appartenenza in un momento di smarrimento identitario. Augustinus, prima gaudente libertino poi manicheo, non si convertì per difendersi da qualcosa, ma perché qualcosa, o meglio qualcuno lo aveva raggiunto fino a scardinare ogni sua resistenza intellettuale e morale. Lo stesso vale, in tempi più vicini a noi, per conversioni come quella di Edith Stein, ebrea e insigne filosofo, o di André Frossard, ateo e comunista, nominato poi membro dell’Accademia di Francia, tutte folgorazioni che nascono da un incontro, non da un assedio, sono frutto cosciente e libero di quell’amore che caccia via la paura (vgl.. 1 GV 4,18). das Risiko, in Frankreich, è che una parte di queste 17.800 persone abbia trovato nel fonte battesimale non Cristo, ma una trincea: un’identità solida da opporre a un mondo — laicista da una parte, islamizzato dall’altra — percepito come ostile. Non è detto che sia così e sarebbe ingeneroso e persino disonesto presumerlo a priori per tutti. S. UND. Mons. Olivier Leborgne, Vescovo di Arras e già vicepresidente della Conferenza Episcopale Francese, ha spiegato che i nuovi catecumeni provengono spesso da vite complicate, a volte segnate da ferite e vivono l’ingresso nella fede come un’esperienza di guarigione. E questo è linguaggio di grazia autentica, non di trincea, a maggior ragione sarà il tempo a dare conferma o smentita.
Serve quindi tempo per distinguere l’una cosa dall’altra. Il tempo è ciò che manca sempre alle statistiche pasquali e ciò che invece la Chiesa, stets, sa dare: un catecumenato serio, un accompagnamento che non si accontenti del numero e verifichi la qualità del «sì» pronunciato al fonte battesimale, esattamente ciò che ho avuto modo di scrivere in un mio articolo di prossima pubblicazione a proposito della crisi vocazionale nei monasteri benedettini e cistercensi, l’ingresso massiccio senza discernimento adeguato ha già dimostrato di poter tradire, in altri contesti, nel giro di una generazione.
Se tra qualche anno la Francia dei 17.800 Katechumenen der 2025 sarà una Francia più cristiana e non solo una Francia più spaventata che ha cercato un fortino, allora avrò avuto torto. E sarà, Durch mich, la gioia più grande. Wenn nicht, avremo assistito: ein Teil, alla Tour Eiffel illuminata per festeggiare l’inserimento del “rechts” all’aborto nella Costituzione francese, dall’altra a un esercito di battezzati reattivi che non avranno capito che essere cristiani vuol dire testimoniare e, im Bedarfsfall, combattere le peggiori derive del Principe che governa questo mondo con tutti i mezzi politici concessi a chiunque abbia diritto di pensiero, parola e voto elettorale. La fede battesimale non è qualche cosa di privato, ma quanto di più pubblico possa esistere: la testimonianza attiva. Wenn nicht, tutto rischia di ridursi a paura ed emotività.
Von der Insel Patmos, 28 Oktober 2026
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FRANCE. BAPTISMS OF FAITH OR REACTIVE BAPTISMS?
«Being Christian means bearing witness and, wenn nötig, fighting — with all the political means granted to anyone with the right to think, speak and vote — against the worst excesses of the Prince who rules this world. Baptismal faith is not something private, but the most public thing there can be: active witness. Wenn nicht, everything risks being reduced to fear and emotion».
— Contemporary ecclesial affairs —
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An 4 Marsch 2024 the Eiffel Tower lit up with the words «Mein Körper, meine Wahl» — my body, my choice — to celebrate the enshrining of the “right” to abortion in the French Constitution, the first nation in the world to do so. This is the same France, secular to the point of exasperation, never truly freed from the revolutionary anticlericalism that has gone on smoldering like an ember beneath the ash, the same France that in 1793 turned Notre-Dame into the temple of the Goddess Reason and that in the last two years finds itself celebrating something altogether different: an explosion of requests for baptism among adolescents, young people and adults with no precedent in its recent history. Im 2025 more than 17,800 catechumens were baptized at Easter: 10,384 adults, 45% more than in 2024, and over 7,400 adolescents between the ages of 11 und 17.
I could only be glad, let it be clear, before an adult who consciously asks for this sacrament of grace that washes away original sin and opens the path to the Christian life. Und doch, I confess without any pessimism, something about this phenomenon does not entirely convince me, and with all my heart I hope to have to say, a few years from now, that I was wrong. I truly wish to be wrong.
To understand the phenomenon, one must start from two French fears, both real and concurrent. The first is that of an aggressive secularism that has never been content merely to separate Church from State — a sacrosanct principle, which Catholics themselves are right to defend in order to safeguard both freedoms, that of the State and that of the Church — but that has progressively set itself up as supreme truth, as a substitute civil religion: it is not the first time in the history of France; the Goddess Reason enthroned on the altar of Notre-Dame in 1793 demonstrates this with the force of precedent. Der Zweite, less openly declared but no less widespread, consists instead in the fear felt by a growing number of French people before the expansion of Muslim communities that reject all integration and that have turned entire neighborhoods — even in the capital — into enclaves where the law of the Grande République counts for less than the law of the street. Exasperated, aggressive secularism on one side, fear of Islamization on the other: two pressures that together generate fear and bewilderment in a nation which, however hard it tries to deny it, cannot erase its own Christian roots, an anthropological inheritance that constitutes it at its depths, even before its history does.
It is in this scenario that I consider it legitimate to ask an uncomfortable question: do these conversions arise from a Damascus-road revelation — as has happened, over the centuries, to celebrated figures and to countless unknown ones — or are they a reaction, a form of identity self-defense, a flight from fear dressed up as a Sacrament? It would not be the first time that Christianity has served as a people’s bond and refuge in a moment of collective disorientation: the case of Poland, in Europe, remains the most eloquent. But what came afterward is instructive too: once the specter of communism had fallen — communism that had made faith an act of national resistance — Poland embarked on a secularization every bit as rapid as France’s own. Sunday Mass attendance, which in 1981 still involved 52.7% of Polish faithful, fell to 46.8% in 2001, Zu 40% in 2011, and down to 28.3% in 2021. As though, for many, once the common enemy against which faith had stood as a bulwark was gone, Christianity had lost its own usefulness and its subjective and social purpose.
To understand this mechanism, it is worth taking a step back in history, because the link between collective fear and a return to faith — and, conversely, the link between widespread prosperity and religious disaffection — is no invention of the twentieth century. In the Europe devastated by the Black Death of 1347-1351, which cut down nearly half the population within a few years, popular religiosity exploded to the point of excess: the flagellant movement was born, processing through cities practicing public self-flagellation as extreme penance, convinced they were acting under God’s direct inspiration; pilgrimages and vows multiplied, and the cult of the saints who protected against plague grew beyond measure, Saint Roch above all. It was a religiosity so overwrought that Pope Clement VI had to intervene with two bulls, in July and September 1349, to condemn its excesses and publicly forbid its practices — a sign that even the Church, faced with collective terror, recognized the risk of a refuge-faith capable of sliding into fanaticism.
A case closer to us, and in certain respects a mirror of the Polish one, is Spain. National Catholicism in the post-war Francoist era, which had made faith an identity pillar in a country torn apart by civil war — during which, zwischen 1936 und 1939, anticlerical persecution in the zones controlled by the Republicans cost the lives, according to the reference study by the historian Antonio Montero Moreno, of roughly 6,832 clergy and religious, including thirteen bishops, in addition to thousands of laypeople killed for their faith — passed first through the economic boom of the 1960s and then, vor allem, through the democratic transition and the following decades of peace and growing freedom: and it is precisely in those decades that the collapse arrived, sudden. In barely twenty years Spain went from a country where 92% of the population grew up Catholic to one where only 66% still declares itself so: more than twelve million people fewer, the largest contraction in Europe in absolute terms; baptisms fell from 325,271 in 2007 Zu 214,271 in den letzten Jahren, today more than half of Spanish children are not baptized, and among young people aged 18 Zu 24 more than half now declare themselves non-Catholic. Seminaries have emptied at the same pace: ein 30% drop in seminarians over the last decade, und 10,615 von 23,286 parishes — nearly half — are today without a resident priest.
It is surely no coincidence that Spain, in this same thirty-year span of galloping dechristianization, became the European laboratory from which, in sequence, some of the continent’s most radical legislative turning points were born: same-sex marriage, introduced on 30 Juni 2005, the third country in the world to do so after the Netherlands and Belgium, with the right to adoption included from the very first day; express divorce that same year, which eliminated any requirement of prior separation; active euthanasia, legalized in March 2021, the seventh country in the world to do so; the so-called ley trans of February 2023, which introduced the change of legal sex on simple self-declaration, with no medical requirement whatsoever, among the most permissive regulations in Europe. I am not claiming that behind all this lies a design — that would be impossible to prove — but the chronological coincidence between the void left by faith and the ground made available for these transformations remains, Zumindest, a fact worth pondering.
The thread linking the Black Death, post-Francoist Spain and post-communist Poland is the same one, read as in a mirror: in moments of great fear and collective uncertainty, churches fill up, often beyond the measure of authentic faith; in moments of peace and widespread prosperity, they empty, and with them diocesan seminaries and religious novitiates empty too. In the world’s poorer countries, bishops ask for financial aid to build seminaries from European bishops who, in der Zwischenzeit, have been progressively closing their own, going so far as to sell off much of the property and to concentrate in a single seminary the few seminarians from every diocese of an entire ecclesiastical region. How many of certain vocations are genuine, and how many aspiring priests are instead simply young men seeking a better state of life and a position of the utmost respect within their own civil societies? None of this is a mechanical law, nor can grace be reduced to a sociological cycle. But it is a pattern that repeats itself with sufficient regularity to counsel prudence to anyone who today looks at France’s 17,800 catechumens and is tempted to read into them, without further thought, a new springtime of faith — because that can only be judged several years from now.
An authentic conversion, especially in adulthood, needs strong and well-examined reasons; it cannot be the offspring of mere emotion, of fear, of the need to belong in a moment of identity disorientation. Augustinus, first a hedonistic libertine and then a Manichaean, was not converted in order to defend himself from something, but because something — or rather, someone — had reached him, dismantling every intellectual and moral resistance he had. The same holds, in times closer to our own, for conversions such as that of Edith Stein, a Jewish woman and eminent philosopher, or of André Frossard, an atheist and communist who was later made a member of the Académie française — all of them revelations born of an encounter, not of a siege, the conscious and free fruit of that love which drives out fear (vgl. 1 Jn 4:18). Das Risiko, in France, is that some of these 17,800 people may have found at the baptismal font not Christ, but a trench: a solid identity to set against a world — secularist on one side, Islamized on the other — perceived as hostile. It need not be so, and it would be ungenerous, even dishonest, to presume it a priori for everyone. His Excellency Bishop Olivier Leborgne, Bishop of Arras and formerly vice-president of the French Bishops’ Conference, has explained that the new catechumens often come from complicated lives, at times marked by wounds, and experience their entry into the faith as an experience of healing. And that is the language of authentic grace, not of a trench — all the more so as it will be time to come that confirms or disproves it.
Time is therefore needed to tell one thing from the other. Time is precisely what Easter statistics always lack, and what the Church, as ever, knows how to give: a serious catechumenate, an accompaniment that is not satisfied with the numbers and that verifies the quality of the «yes» spoken at the baptismal font — exactly what, as I have had occasion to write in an article of mine soon to be published concerning the vocational crisis in Benedictine and Cistercian monasteries, a massive intake without adequate discernment has already shown itself capable of betraying, in other contexts, within the space of a single generation.
Wenn, some years from now, the France of the 17,800 catechumens von 2025 turns out to be a more Christian France and not merely a more frightened France that went looking for a stronghold, then I will have been wrong. And that, Für mich, will be the greatest joy. Wenn nicht, we will have witnessed: on one side, the Eiffel Tower lit up to celebrate the enshrining of the “right” to abortion in the French Constitution, and on the other an army of reactive newly baptized who will not have understood that being Christian means bearing witness and, wenn nötig, fighting — with all the political means granted to anyone with the right to think, speak and vote — against the worst excesses of the Prince who rules this world. Baptismal faith is not something private, but the most public thing there can be: active witness. Wenn nicht, everything risks being reduced to fear and emotion.
Von der Insel Patmos, 28 Oktober 2026
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FRANCE. BAPTÊMES DE FOI OU BAPTÊMES RÉACTIFS ?
«Être chrétien signifie témoigner et, s’il le faut, combattre — par tous les moyens politiques reconnus à quiconque a droit de pensée, de parole et de vote — les pires dérives du Prince qui gouverne ce monde. La foi baptismale n’est pas chose privée, mais ce qu’il y a de plus public qui soit : le témoignage actif. Dans le cas contraire, tout risque de se réduire à la peur et à l’émotivité».
— Actualité ecclésiale —

Auteur
Ariel S. Levi di Gualdo
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der 4 mars 2024, la tour Eiffel s’est illuminée de l’inscription «Mon corps, mon choix», pour célébrer l’inscription du «droit» à l’avortement dans la Constitution française, la France devenant ainsi la première nation au monde à le faire. C’est la même France, laïque jusqu’à l’exaspération, jamais vraiment libérée de l’anticléricalisme révolutionnaire resté couver comme une braise sous la cendre, la même qui, In 1793, transforma Notre-Dame en temple de la Déesse Raison et qui, ces deux dernières années, se retrouve à célébrer tout autre chose : une explosion de demandes de baptême chez les adolescents, les jeunes et les adultes, sans précédent dans son histoire récente. An 2025, plus de 17 800 catéchumènes ont été baptisés à Pâques : 10 384 adultes, soit 45 % de plus qu’en 2024, et plus de 7 400 adolescents âgés de 11 bei 17 ans.
Je ne pourrais qu’être heureux, qu’on le comprenne bien, devant un adulte qui demande en pleine conscience ce sacrement de grâce qui lave du péché originel et ouvre le chemin de la vie chrétienne. Et pourtant, je l’avoue sans le moindre pessimisme, quelque chose dans ce phénomène ne me convainc pas tout à fait, et je souhaite de tout cœur devoir dire, dans quelques années, que je m’étais trompé. Je le souhaite vraiment, me tromper.
Pour comprendre le phénomène, il faut partir de deux peurs françaises, toutes deux réelles et concurrentes. La première est celle d’une laïcité agressive qui ne s’est jamais contentée de séparer l’État de l’Église — chose sacro-sainte, que les catholiques eux-mêmes ont raison de défendre pour la sauvegarde des deux libertés, celle de l’État et celle de l’Église — mais qui s’est progressivement érigée en vérité suprême, en religion civile de substitution : ce n’est pas la première fois dans l’histoire de France, la Déesse Raison installée sur l’autel de Notre-Dame en 1793 le démontre avec la force du précédent. La seconde, moins déclarée mais tout aussi répandue, tient à la peur d’un nombre croissant de Français face à l’expansion de communautés musulmanes qui refusent toute intégration et qui ont transformé des quartiers entiers — y compris dans la capitale — en enclaves où la loi de la Grande République pèse moins que la loi de la rue. Laïcisme exaspérant et agressif d’un côté, peur de l’islamisation de l’autre : deux pressions qui engendrent ensemble peur et désarroi dans une nation qui, malgré tous ses efforts pour le nier, ne peut effacer ses propres racines chrétiennes, un bagage anthropologique qui la constitue dans ses profondeurs, avant même son histoire.
C’est dans ce contexte que je crois légitime de poser une question dérangeante : ces conversions naissent-elles d’une fulguration sur le chemin de Damas — comme cela est arrivé, au fil des siècles, à des personnages célèbres et à d’innombrables inconnus — ou sont-elles une réaction, une forme de défense identitaire, une fuite devant la peur qui se revêt du Sacrement ? Ce ne serait pas la première fois que le christianisme sert de ciment national et de refuge en un moment de désarroi collectif : le cas de la Pologne, en Europe, reste le plus éloquent. Mais ce qui vint ensuite est tout aussi instructif : le spectre du communisme une fois tombé — lui qui avait fait de la foi un acte de résistance nationale —, la Pologne s’est engagée dans une sécularisation aussi rapide que celle de la France. La participation à la messe dominicale, qui concernait encore 52,7 % des fidèles polonais en 1981, est tombée à 46,8 % In 2001, bei 40 % In 2011, jusqu’à 28,3 % In 2021. Comme si, pour beaucoup, l’ennemi commun ayant disparu — celui contre lequel la foi faisait rempart —, le christianisme avait perdu son utilité et sa finalité, tant subjective que sociale.
Pour comprendre ce mécanisme, il convient de faire un pas en arrière dans l’histoire, car le lien entre peur collective et retour à la foi — et, à l’inverse, le lien entre prospérité généralisée et désaffection religieuse — n’est pas une invention du XXe siècle. Dans l’Europe dévastée par la peste noire de 1347-1351, qui décima près de la moitié de la population en quelques années, la religiosité populaire explosa jusqu’à sombrer dans l’excès : naquit le mouvement des flagellants, qui parcourait les villes en procession en pratiquant l’autoflagellation publique comme pénitence extrême, convaincu d’agir sous l’inspiration directe de Dieu ; les pèlerinages et les vœux se multiplièrent, le culte des saints protecteurs de la peste connut un essor démesuré, saint Roch en tête. Ce fut une religiosité si exacerbée que le souverain pontife Clément VI dut intervenir par deux bulles, en juillet et en septembre 1349, pour en condamner les excès et en interdire publiquement les pratiques — signe que l’Église elle-même, face à la terreur collective, reconnut le risque d’une foi-refuge susceptible de sombrer dans le fanatisme.
Un cas plus proche de nous, et à certains égards le miroir du cas polonais, est celui de l’Espagne. Le catholicisme national de l’après-guerre franquiste, qui avait fait de la foi un pilier identitaire dans un pays sorti déchiré d’une guerre civile — durant laquelle, zwischen 1936 und 1939, la persécution anticléricale menée dans les zones contrôlées par les républicains coûta la vie, selon l’étude de référence de l’historien Antonio Montero Moreno, à environ 6 832 religieux, treize évêques compris, ainsi qu’à des milliers de laïcs tués pour leur foi —, traversa d’abord le boom économique des années soixante, puis, surtout, la Transition démocratique et les décennies de paix et de liberté croissante qui suivirent : c’est précisément au cours de ces décennies que l’effondrement survint, soudain. En à peine vingt ans, l’Espagne est passée d’un pays où 92 % de la population grandissait dans le catholicisme à un pays où seuls 66 % se déclarent encore catholiques : plus de douze millions de personnes en moins, la contraction la plus importante d’Europe en valeur absolue ; les baptêmes sont tombés de 325 271 In 2007 bei 214 271 ces dernières années, aujourd’hui plus de la moitié des enfants espagnols ne sont pas baptisés, et parmi les jeunes de 18 bei 24 ans, plus de la moitié se déclarent désormais non catholiques. Les séminaires se sont vidés au même rythme : -30 % de séminaristes au cours de la dernière décennie, und 10 615 paroisses sur 23 286 — près de la moitié — sont aujourd’hui privées de prêtre résident.
Ce n’est certainement pas un hasard si l’Espagne, au cours de ces mêmes trente années de déchristianisation galopante, est devenue le laboratoire européen d’où sont nés, en séquence, certains des tournants législatifs les plus radicaux du continent : le mariage entre personnes de même sexe, introduit le 30 Juni 2005, troisième pays au monde à le faire après les Pays-Bas et la Belgique, avec le droit à l’adoption dès le premier jour ; le divorce express de la même année, qui supprima toute obligation de séparation préalable ; l’euthanasie active, légalisée en mars 2021, septième pays au monde à le faire ; la loi dite trans de février 2023, qui introduisit le changement d’état civil sur simple déclaration, sans aucune exigence médicale, l’une des législations les plus permissives d’Europe. Je n’affirme pas qu’il y ait derrière tout cela un dessein — ce serait indémontrable —, mais la coïncidence chronologique entre le vide laissé par la foi et le terrain rendu disponible pour ces transformations demeure, à tout le moins, un fait sur lequel il convient de réfléchir.
Le fil qui relie la peste noire, l’Espagne postfranquiste et la Pologne postcommuniste est le même, lu en miroir : dans les moments de grande peur et d’incertitude collective, les églises se remplissent, souvent au-delà de la mesure de la foi authentique ; dans les moments de paix et de prospérité généralisée, elles se vident, et avec elles se vident aussi les séminaires diocésains et les noviciats religieux. Dans les pays les plus pauvres du monde, des évêques demandent une aide financière pour construire des séminaires à des évêques européens qui, entre-temps, ont progressivement fermé les leurs, allant jusqu’à vendre une grande partie de leurs bâtiments et à concentrer dans un seul séminaire les rares séminaristes de tous les diocèses d’une région ecclésiastique entière. Combien, parmi certaines vocations, sont-elles authentiques, et combien, au contraire, de jeunes aspirants prêtres cherchent-ils seulement un meilleur état de vie et un rôle du plus grand respect au sein de leurs sociétés civiles ? Tout cela n’est pas une loi mécanique, et la grâce ne saurait être réduite à un cycle sociologique. Mais c’est un schéma qui se répète avec une régularité suffisante pour imposer la prudence à quiconque regarde aujourd’hui les 17 800 catéchumènes français et voudrait y lire sans plus attendre un nouveau printemps de la foi, car cela ne pourra être jugé que dans plusieurs années.
Une conversion authentique, surtout à l’âge adulte, a besoin de raisons fortes et mûrement examinées ; elle ne saurait être fille de la seule émotivité, de la peur, du besoin d’appartenance en un moment de désarroi identitaire. Augustin, d’abord libertin jouisseur puis manichéen, ne se convertit pas pour se défendre de quelque chose, mais parce que quelque chose — ou plutôt quelqu’un — l’avait atteint jusqu’à ébranler toute sa résistance intellectuelle et morale. Il en va de même, à une époque plus proche de la nôtre, pour des conversions telles que celle d’Edith Stein, juive et insigne philosophe, ou d’André Frossard, athée et communiste, plus tard élu membre de l’Académie française : toutes ces fulgurations naissent d’une rencontre, non d’un siège, et sont le fruit conscient et libre de cet amour qui bannit la peur (vgl. 1 Jn 4, 18). Le risque, en France, est qu’une partie de ces 17 800 personnes ait trouvé sur les fonts baptismaux non pas le Christ, mais une tranchée : une identité solide à opposer à un monde — laïciste d’un côté, islamisé de l’autre — perçu comme hostile. Il n’est pas dit qu’il en soit ainsi, et il serait mesquin, voire malhonnête, de le présumer a priori pour tous. Mgr Olivier Leborgne, évêque d’Arras et ancien vice-président de la Conférence des évêques de France, a expliqué que les nouveaux catéchumènes viennent souvent de vies compliquées, parfois marquées par des blessures, et vivent leur entrée dans la foi comme une expérience de guérison. Et c’est là le langage de la grâce authentique, non celui de la tranchée — raison de plus pour laisser le temps à venir apporter confirmation ou démenti.
Il faut donc du temps pour distinguer l’une de l’autre. Le temps est précisément ce qui manque toujours aux statistiques pascales, et ce que l’Église, Sie, sait toujours donner : un catéchuménat sérieux, un accompagnement qui ne se satisfasse pas du nombre et qui vérifie la qualité du « oui » prononcé sur les fonts baptismaux — exactement ce que, comme j’ai eu l’occasion de l’écrire dans un article à paraître prochainement sur la crise vocationnelle dans les monastères bénédictins et cisterciens, l’entrée massive sans discernement adéquat a déjà montré qu’elle pouvait trahir, dans d’autres contextes, en l’espace d’une génération.
Und, dans quelques années, la France des 17 800 catéchumènes von 2025 se révèle une France plus chrétienne, et non seulement une France plus effrayée partie en quête d’un fortin, alors j’aurai eu tort. Et ce sera, pour moi, la plus grande des joies. Dans le cas contraire, nous aurons assisté, d’une part, à la tour Eiffel illuminée pour célébrer l’inscription du « droit » à l’avortement dans la Constitution française, et d’autre part à une armée de baptisés réactifs qui n’auront pas compris qu’être chrétien signifie témoigner et, s’il le faut, combattre — par tous les moyens politiques reconnus à quiconque a droit de pensée, de parole et de vote — les pires dérives du Prince qui gouverne ce monde. La foi baptismale n’est pas chose privée, mais ce qu’il y a de plus public qui soit : le témoignage actif. Dans le cas contraire, tout risque de se réduire à la peur et à l’émotivité.
Von Patmos Island, der 28 octobre 2026
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FRANCIA. ¿BAUTISMOS DE FE O BAUTISMOS REACTIVOS?
«Ser cristiano significa testimoniar y, si es preciso, combatir — con todos los medios políticos reconocidos a quien tiene derecho de pensamiento, palabra y voto — las peores derivas del Príncipe que gobierna este mundo. La fe bautismal no es algo privado, sino lo más público que puede existir: el testimonio activo. Ansonsten, todo corre el riesgo de reducirse a miedo y emotividad.»
- Ecclesial News -
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Die 4 Marsch 2024 la Torre Eiffel se iluminó con la inscripción «Mein Körper, meine Wahl» — mi cuerpo, mi elección — para celebrar la inclusión del «derecho» al aborto en la Constitución francesa, primera nación del mundo en hacerlo. Es la misma Francia, laica hasta la exasperación, que nunca se liberó verdaderamente del anticlericalismo revolucionario, y que sigue cociendo a fuego lento como brasa bajo la ceniza; la misma que en 1793 transformó Notre-Dame en templo de la Diosa Razón y que en los últimos dos años ha celebrando algo muy distinto: una explosión de solicitudes de bautismo entre adolescentes, jóvenes y adultos sin precedentes en su historia reciente. An 2025 fueron más de 17.800 los catecúmenos bautizados en Pascua: 10.384 adultos, ein 45% más que en 2024, y más de 7.400 adolescentes de entre 11 und 17 Jahre.
No podría sino alegrarme, que quede claro, ante un adulto que pide con plena conciencia el sacramento de gracia que lava del pecado original y abre el camino de la vida cristiana. Und doch, lo confieso sin pesimismo alguno, algo que en este fenómeno no me convence del todo, y deseo de todo corazón tener que decir, dentro de unos años: me equivoqué. Deseo de verdad equivocarme.
Para entender el fenómeno hay que partir de dos miedos franceses, ambos reales y concurrentes. El primero es el de un secularismo agresivo que nunca se ha contentado con separar el Estado de la Iglesia — cosa sacrosanta, y que los mismos católicos tienen motivos en defender para tutelar ambas libertades: la del Estado y la de la Iglesia —, y que progresivamente se ha erigido como la verdad suprema, como una religión civil sustitutoria. No es la primera vez en la historia de Francia, la Diosa Razón entronizada en el altar de Notre-Dame en 1793 demuestra con la fuerza el precedente. Der Zweite, menos declarado, pero no menos extendido, lo constituye en cambio el miedo de un número creciente de franceses que ante la expansión de comunidades musulmanas que rechazan toda integración y que han convertido barrios enteros — también en la capital — en enclaves donde la ley de la Grande République pesa menos que la ley de la calle. Laicismo exasperante y agresivo, einerseits, miedo a la islamización por otro: dos presiones que generan juntas miedo y desconcierto en una nación que, por más que se esfuerce en negarlo, no puede borrar sus propias raíces cristianas. Un bagaje antropológico que la constituye en lo más profundo, incluso antes que su propia historia.
Es en este escenario donde considero legítimo plantear una pregunta incómoda: ¿nacen estas conversiones de una fulguración en el camino de Damasco — como ha ocurrido, im Laufe der Jahrhunderte, a personajes célebres y a innumerables desconocidos — o son una reacción, una forma de defensa identitaria, una huida del miedo que se reviste de Sacramento? No sería la primera vez que el cristianismo sirve de argamasa de pueblo y refugio en un momento de desconcierto colectivo: el caso de Polonia, en Europa, sigue siendo el más elocuente. Pero también resulta instructivo lo que vino después: caído el espectro del comunismo, que había hecho de la fe un acto de resistencia nacional, Polonia emprendió una secularización tan rápida como la francesa. La participación en la misa dominical, das in 1981 aún alcanzaba al 52,7% de los fieles polacos, descendió al 46,8% In 2001, Al 40% In 2011, hasta el 28,3% In 2021. Como si, para muchos, desaparecido el enemigo común frente al cual la fe hacía de dique, el cristianismo hubiera perdido su propia utilidad y finalidad subjetiva y social.
Para entender este mecanismo conviene retroceder un paso en la historia, porque el vínculo entre el miedo colectivo y el retorno a la fe — y, a la inversa, el vínculo entre el bienestar generalizado y el desapego religioso — no es una invención del siglo XX. En la Europa devastada por la peste negra de 1347-1351, que diezmó casi a la mitad de la población en pocos años, la religiosidad popular estalló hasta rayar en el exceso: nació el movimiento de los flagelantes, que recorría las ciudades en procesión practicando la autoflagelación pública como penitencia extrema, convencido de actuar por inspiración directa de Dios. Se multiplicaron las peregrinaciones y los votos, y el culto a los santos protectores de la peste creció desmesuradamente, como san Roque al primer puesto. Fue una religiosidad tan exasperada que el Sumo Pontífice Clemente VI tuvo que intervenir con dos bulas, en julio y septiembre de 1349, para condenar sus excesos y prohibir públicamente sus prácticas. Señal de que incluso la Iglesia, ante el terror colectivo, reconoció el riesgo de una fe-refugio capaz de degenerar en fanatismo.
Un caso más cercano a nosotros und, en ciertos aspectos, especular al polaco, es España. El catolicismo nacional de la posguerra franquista, que había hecho de la fe un pilar identitario en un país que había salido desgarrado por una guerra civil — durante la cual, zwischen 1936 und 1939, la persecución anticlerical en las zonas controladas por los republicanos costó la vida, según el estudio de referencia del historiador Antonio Montero Moreno, a unos 6.832 religiosos, trece obispos, y miles de laicos asesinados por su fe —, atravesó primero el boom económico de los años sesenta, y sobre todo, la transición democrática con las décadas de paz y libertad creciente que le siguieron: y es precisamente en esas décadas cuando el derrumbe llegó, repentino. En apenas veinte años España ha pasado de ser un país donde el 92% de la población creció en fe católica a uno donde solo el 66% se declara todavía tal: más de doce millones de personas menos, el mayor descenso en Europa en términos absolutos; los bautismos han caído de 325.271 In 2007 ein 214.271 en años recientes; hoy más de la mitad de los niños españoles no son bautizados, y entre los jóvenes de 18 ein 24 años más de la mitad se declara no católica. Los seminarios se han vaciado al mismo ritmo: una disminución del 30% en número de seminaristas en la última década, und 10.615 de las 23.286 — parroquias, casi la mitad — carecen hoy de sacerdote residente.
No es casualidad que precisamente España, en este mismo treintenio de descristianización galopante, se haya convertido en el laboratorio europeo del que han nacido, en secuencia, algunos de los giros legislativos más radicales del continente: el matrimonio entre personas del mismo sexo, introducido el 30 Juni 2005, tercer país del mundo en hacerlo tras los Países Bajos y Bélgica, incluyendo el derecho a la adopción desde el primer día; el divorcio rápido ese mismo año, que eliminó cualquier requisito para la separación previa; la eutanasia activa, legalizada en marzo de 2021, séptimo país del mundo en hacerlo; la llamada ley trans de febrero de 2023, que introdujo el cambio de sexo registral por simple autodeclaración, sin requisito médico alguno, entre las normativas más permisivas de Europa. No afirmo que detrás de todo esto haya un designio — sería indemostrable —, pero la coincidencia cronológica entre el vacío dejado por la fe y el terreno disponible para estas transformaciones sigue siendo, cuando menos, un dato para reflexionar.
El hilo que une la peste negra, la España postfranquista y la Polonia poscomunista es el mismo, reflejados en el tiempo como un espejo: en los momentos de gran miedo e incertidumbre colectiva las iglesias se llenan, a menudo más allá de la medida de la fe auténtica; en los momentos de paz y prosperidad generalizada se vacían, y con ellas se vacían también los seminarios diocesanos y los noviciados religiosos. En los países más pobres del mundo, los obispos piden ayudas económicas para construir seminarios a obispos europeos que, in der Zwischenzeit, han ido cerrando progresivamente los suyos, llegando a vender gran parte de sus edificios y a concentrar en un único seminario a los pocos seminaristas de todas las diócesis de una región eclesiástica. ¿Cuán auténticas son ciertas vocaciones, y cuántos aspirantes a sacerdote son en realidad tan solo jóvenes que buscan un mejor estado de vida y un papel del máximo respeto en sus propias sociedades civiles? Todo esto no es una ley mecánica, ni la gracia puede reducirse a un ciclo sociológico. Pero es un esquema que se repite con una regularidad suficiente como para imponer prudencia a quien mire hoy a los 17.800 catecúmenos franceses y quiera leer en ellos, sin duda alguna, una nueva primavera de fe, porque esto solo podrá valorarse dentro de varios años.
Una conversión auténtica, sobre todo en la edad adulta, necesita razones fuertes y contrastadas; no puede ser hija de la mera emotividad, del miedo, de la necesidad de pertenencia en un momento de desconcierto identitario. Augustinus, primero feliz libertino y luego maniqueo, no se convirtió para defenderse de algo, sino porque algo — o más bien alguien — lo había alcanzado hasta desarmar toda su resistencia intelectual y moral. Lo mismo vale, en tiempos más cercanos a nosotros, para conversiones como la de Edith Stein, judía e insigne filósofa, o la de André Frossard, ateo y comunista, nombrado más tarde miembro de la Academia Francesa: todas ellas fulguraciones que nacen de un encuentro, no de un asedio, fruto consciente y libre de ese amor que expulsa el miedo (vgl. 1 Jn 4,18). Das Risiko, in Frankreich, es que una parte de estas 17.800 personas haya encontrado en la fuente bautismal no a Cristo, sino una trinchera: una identidad sólida que oponer a un mundo — laicista por un lado, islamizado por otro — percibido como hostil. No es necesariamente dicho que sea así, y sería mezquino, e incluso deshonesto, presumirlo a priori para todos. Mons. Olivier Leborgne, obispo de Arras y anteriormente vicepresidente de la Conferencia Episcopal Francesa, ha explicado que los nuevos catecúmenos proceden a menudo de vidas complicadas, a veces marcadas por heridas, y viven la entrada en la fe como una experiencia de sanación. Y eso es lenguaje de gracia auténtica, no de trinchera — con mayor razón será el tiempo venidero el que dé confirmación o desmentida.
Hace falta, daher, Zeit para distinguir una cosa de otra. El tiempo es precisamente lo que siempre falta a las estadísticas pascuales, y lo que en cambio la Iglesia, desde siempre, sabe dar: un catecumenado serio, un acompañamiento que no se conforme con el número y que compruebe la calidad del «sí» pronunciado ante la fuente bautismal — exactamente lo que, como he tenido ocasión de escribir en un artículo de próxima publicación a propósito de la crisis vocacional en los monasterios benedictinos y cistercienses, el ingreso masivo sin discernimiento adecuado ya ha demostrado poder traicionar, en otros contextos, en el transcurso de una generación.
Si dentro de unos años la Francia de los 17.800 catecúmenos von 2025 resulta ser una Francia más cristiana, y no solo una Francia más asustada que buscó un fortín, entonces habré estado equivocado. Y será, para mí, la mayor alegría. Ansonsten, habremos asistido: einerseits, a la Torre Eiffel iluminada para celebrar la inclusión del «derecho» al aborto en la Constitución francesa; por otro, a un ejército de bautizados reactivos que no habrán entendido que ser cristiano significa testimoniar y, si es preciso, combatir — con todos los medios políticos reconocidos a quien tiene derecho de pensamiento, palabra y voto — las peores derivas del Príncipe que gobierna este mundo. La fe bautismal no es algo privado, sino lo más público que puede existir: el testimonio activo. Ansonsten, todo corre el riesgo de reducirse a miedo y emotividad.
Von der Insel Patmos, 28 Oktober 2026
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