Dopo che hanno portato in processione al Gay Pride la Madonna sadomaso e il Cristo sui tacchi a spillo, mi trovo sotto processo per avere dato dell’incoerente a un promotore LGBT

DOPO CHE HANNO PORTATO IN PROCESSIONE AL GAY PRIDE LA MADONNA SADOMASO E IL CRISTO SUI TACCHI A SPILLO, MI TROVO SOTTO PROCESSO PER AVERE DATO DELL’INCOERENTE A UN PROMOTORE LGBT 

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Sono nelle mani della vostra generosità: da una parte ho solo voi, dall’altra un branco di lupi che non vogliono certo la condanna mia ― che realisticamente è improbabile ― ma quella della Chiesa Cattolica, per attaccarsi così una medaglietta ideologica sul petto e seguitare a prenderci a schiaffi con la prossima Madonna sadomaso o con il prossimo Cristo sui tacchi a spillo, bordandoci querele se qualcuno osa replicare ai promotori del fascismo dell’antifascismo, alla intolleranza dei tolleranti e alla discriminazione dei paladini della antidiscriminazione.

— Attualità —

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La Madonna sadomaso portata il processione il 5 giugno al Gay Pride di Cremona dai fascisti dell’antifascismo e dai discriminatori dell’antidiscriminazione

I soliti lobbisti LGBT hanno portato in processione al gay pride di Cremona la Madonna sadomaso preceduta lo scorso anno dal Cristo in minigonna sui tacchi a spillo e varie altre amenità inscenate a queste parate porcine. Non si sa bene sulla base di quali libertà, perché la dissacrazione di tutto ciò che è cattolico non rientra nelle libertà sancite dalla Costituzione della Repubblica Italiana.

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Mentre per le vie di Cremona sfilava la statua della Madonna sadomaso per opera della gaiezza più creativa che da sempre si sente libera di esprimere oltraggi ai sentimenti cristiani, io mi trovo sotto processo penale perché querelato da un promotore LGBT, con tanto di associazione appartenente al segmento più radicale della lobby LGBT che si è costituita parte civile. Per quale danno non è dato sapere.

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Il mio rispetto per la Legge non mi consente di fornirvi dettagli e di entrare nei particolari, perché i processi si fanno nelle aule giudiziarie, non sui giornali o sulle piazze. Sono i giudici a dover giudicare, non le tifoserie delle parti coinvolte. Posso solo dirvi che in un ambito legittimamente polemico, forse animato ma non insultante, senza ledere la dignità della persona umana ho rimproverato pubblicamente un promotore LGBT impegnato nella difesa dei “diritti civili” di essere incoerente e di «sputare nel piatto dove mangiava», perché mentre da una parte supportava l’ideologia gender, il matrimonio tra coppie dello stesso sesso, l’adozione dei bambini alle coppie gay, l’aborto e l’eutanasia considerati conquiste sociali e a seguire tutte le cose che io non condivido ma che chicchessia è totalmente libero di esprimere, al tempo stesso studiava presso un’università cattolica di proprietà della Santa Sede, beneficiando persino di una borsa di studio, mentre i suoi colleghi pagavano 20.000 euro per fare quello stesso master biennale. Domanda: a me prete e teologo cattolico, sarebbe permesso di aderire e iscrivermi a una associazione LGBT con tutte le mie convinzioni morali, sapendo che non perdo occasione per rigettare ciò che di ideologico queste associazioni propagano? Questioni di pura e semplice coerenza. Se uno è contrario a tutto ciò che la Chiesa Cattolica insegna sul piano morale — ed è libero di esserlo — perché andare a studiare proprio in un’università cattolica di proprietà della Santa Sede con tanto di borsa di studio? La natura di questo dibattito polemico era così chiara che il Pubblico Ministero dispose l’archiviazione «per particolare tenuità del fatto». Il mio querelante presentò però opposizione al decreto di archiviazione, obbligandomi a sostenere un processo, che vuol dire anzitutto spendere soldi.

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Semplice e palese la logica del tutto: colpirne uno per metterne a cuccia 100, perché la Madonna sadomaso e il Cristo in minigonna sui tacchi a spillo vanno bene, rientrano nella gaia libertà di espressione, ma una replica critica rivolta a questi attivisti e promotori non è consentita, mai! Non solo: finisci per ritrovarti in tribunale con tanto di associazione LGBT che si costituisce parte civile al fine di reclamare danni (!?).

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Purtroppo non ho alle spalle né uno studio legale che patrocina gli attivisti cattolici né una associazione cattolica che li sostiene finanziariamente. Però sono un prete e un teologo dotato di un coraggio riconosciuto persino dai miei peggiori nemici, che mi consente di lavorare per dare voce a molti cattolici, sempre più spinti verso una nuova riserva indiana dalla intolleranza dei tolleranti, o se preferite dai fascisti dell’antifascismo.

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Lo scorso anno ho chiesto aiuto ai Lettori, voi me lo avete dato e ve ne sono grato. Grazie alle vostre libere offerte ho potuto pagare le spese legali sostenute sino a oggi, ma altre purtroppo ne devo sostenere per le successive fasi di un processo che si sarebbe dovuto chiudere con una archiviazione ma che è stato spinto sino alla sentenza, con tutto ciò che comporterà non tanto in tempo quanto purtroppo in spese. Se ritenete che il mio sia un lavoro che dà realmente voce anche al pensiero di molti di voi costretti a tacere, vi prego di sostenermi, perché non posso fare affidamento sull’aiuto di nessuno.

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Quando questa vicenda sarà terminata vi darò preciso resoconto di tutto lo svolgimento, ma non posso farlo adesso, perché come ho spiegato mancherei di rispetto verso la Giustizia e chi è chiamato ad amministrarla.

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Sono nelle mani della vostra generosità: da una parte ho solo voi, dall’altra un branco di lupi che non vogliono certo la condanna mia ― che realisticamente è improbabile ― ma quella della Chiesa Cattolica, per attaccarsi così una medaglietta ideologica sul petto e seguitare a prenderci a schiaffi con la prossima Madonna sadomaso o con il prossimo Cristo sui tacchi a spillo, bordandoci querele se qualcuno osa replicare ai promotori del fascismo dell’antifascismo, alla intolleranza dei tolleranti e alla discriminazione dei paladini della antidiscriminazione.

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dall’Isola di Patmos, 21 giugno 2022

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