Il solenne no della Chiesa alla benedizione dei “matrimoni” gay. Sono anni che dico ai gai arcobalenisti: non v’inventate un uomo Jorge Mario Bergoglio che non è mai esistito, perché ne rimarrete profondamente delusi

—  attualità ecclesiale —

IL SOLENNE NO DELLA CHIESA ALLA BENEDIZIONE DEI “MATRIMONI” GAY. SONO ANNI CHE DICO AI GAI ARCOBALENISTI: NON V’INVENTATE UN UOMO JORGE MARIO BERGOGLIO CHE NON È MAI ESISTITO, PERCHÉ NE RIMARRETE PROFONDAMENTE DELUSI.  

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La sensazionalità di questa dichiarazione equivale ad annunciare come scoperta straordinaria la notizia ― anch’essa oltremodo “sensazionale” ― che Margherita da Cortona, poi proclamata Santa e chissà mai perché patrona delle prostitute pentite, non era vergine.

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Paolo Poli (Firenze 1929 – Roma 2016)

Ieri ha campeggiato su tutti gli organi d’informazione una notizia “sensazionale”:

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«La Chiesa non dispone del potere di impartire la benedizione alle coppie dello stesso sesso».

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La sensazionalità di questa notizia equivale ad annunciare come scoperta straordinaria la notizia ― anch’essa oltremodo “sensazionale” ― che Margherita da Cortona, poi proclamata Santa e chissà mai perché patrona delle prostitute pentite, non era vergine.

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Giunta dalla Congregazione per la dottrina della fede e firmata dal Prefetto del dicastero, Cardinale Francisco Luis Ladaria Ferrer e dall’Arcivescovo segretario Giacomo Morandi, questa nota esplicativa termina con la chiusa finale che recita:

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«ll Sommo Pontefice Francesco, nel corso di un’udienza concessa al sottoscritto Segretario di questa Congregazione, è stato informato e ha dato il suo assenso alla pubblicazione del suddetto Responsum ad dubium, con annessa Nota esplicativa».

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Con tutto l’ironico disincanto del presbitero e teologo ormai navigato, confesso che questa nota esplicativa mi ha fatto morire dalle risate. Come a loro tempo mi fecero ridere altri due documenti, diversi ma analoghi. Il primo fu la Dichiarazione Dominus Jesus che si conclude con questa chiusa:

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«Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nell’Udienza concessa il giorno 16 giugno 2000 al sottoscritto Cardinale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, con certa scienza e con la sua autorità apostolica ha ratificato e confermato questa Dichiarazione, decisa nella Sessione Plenaria, e ne ha ordinato la pubblicazione».

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Il secondo documento che mi fece ridere a lungo fu la Istruzione Redemptionis Sacramentum che si conclude con questa chiusa:

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«Questa Istruzione, redatta, per disposizione del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti d’intesa con la Congregazione per la Dottrina della Fede, è stata approvata dallo stesso Pontefice il 19 marzo 2004, nella solennità di San Giuseppe, il quale ne ha disposto la pubblicazione e l’immediata osservanza da parte di tutti coloro a cui spetta».

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Comprendo che i buoni Lettori si staranno chiedendo che cosa mi induce a ridere dinanzi a questi due documenti così importanti e necessari. Per questo non indugio oltre e corro in loro soccorso chiarendo: se a distanza di alcuni decenni dal Concilio Vaticano II la Chiesa si è trovata costretta a ricordare nella Dominus Jesus i fondamenti basilari della cristologia e soprattutto dei dogmi cristologici; se dopo una grande riforma liturgica preceduta da decenni di studi articolati e approfonditi da parte del Movimento Liturgico si è ritrovata a dover ricordare a vescovi e presbiteri i fondamenti basilari della Santissima Eucaristia, vuol dire che nell’intera stagione del turbolento post-concilio molte cose non sono andate per il verso giusto. E se oggi la Chiesa si trova costretta a ricordare ai propri vescovi, presbiteri, teologi e laici ― ahimè sempre più ignoranti sui fondamenti stessi del Catechismo ―, quelle che sono le basi della dottrina e del deposito della fede cattolica, ciò dimostra che dopo la baldoria del post-concilio inscenata dagli interpreti che hanno dato vita al loro personale concilio egomenico, molte cose non sono andate per il verso giusto. E oggi siamo di fronte a una crisi devastante che nasce a monte da una crisi della fede che ha generato una crisi della dottrina che ha prodotto una crisi morale senza precedenti storici all’interno del clero. E tutto questo, bene ricordarlo, lo scrivevo oltre dieci anni fa nel mio libro E Satana si fece trino.

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Quando si sprofonda in quella decadenza irreversibile di cui da un decennio vado parlando, una volta superata la soglia del non ritorno, indietro non è possibile tornare. Per questo ho fatto ricorso in vari miei scritti alla iperbole del lancio dall’aereo senza paracadute. Perché fin quando il paracadutista è in bilico sul portello dell’aereo può retrocedere, indossare il paracadute e lanciarsi. Però, se decide di lanciarsi senza, non potrà arrestarsi nell’aria, risalire sull’aereo, indossare di nuovo in paracadute e poi lanciarsi di nuovo. E a coloro che dinanzi a questa evidenza hanno cercato di fuggire la realtà affermando che «la Chiesa di Cristo è governata dallo Spirito Santo e che quindi ci penserà lui», ho sempre ribadito che lo Spirito Santo non è Mago Merlino e non può sovvertire le leggi della fisica per mettersi contro il libero arbitrio di chi si è lanciato senza paracadute, perché Dio non si è mai messo contro la libertà dell’uomo nell’intera storia dell’umanità, a partire dalla commissione del peccato originale.

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Presto detto: la Congregazione per la Dottrina della Fede, con questo nuovo documento è tornata a ricordarci per l’ennesima volta che la nostra Santa Fede si fonda e si regge sulla incarnazione del Verbo di Dio, il suo sacrificio redentore sulla croce, la sua risurrezione e ascensione al cielo, esattamente come ha fatto con la Dominus Jesus. Vi domando: è giusto emanare un documento per ricordare questi fondamenti della fede, solo perché molti vescovi e presbiteri potrebbero non conoscerli, sino a rendere necessario istruirli in tal senso? Aggiungo: e come mai, sotto questo augusto pontificato, i preti più lacunosi sul piano dottrinale e morale, li stiamo vedendo diventare vescovi uno dietro l’altro da otto anni a questa parte? E così, di questo passo, ci dovremmo aspettare l’uscita di altri documenti più o meno simili, dove si dichiara che la Beata Vergine Maria è nata senza macchia di peccato originale e che quello di Cristo Dio è stato un parto verginale; o di documenti in cui si dichiara che nella Santissima Eucaristia Cristo Dio è realmente presente in modo sostanziale in anima corpo e divinità, proprio come hanno fatto con la Redemptionis Sacramentum a quasi quattro decenni di distanza dalla grande riforma liturgica del Concilio Vaticano II. Potrebbero poi seguire altri documenti tutti conseguenti al lancio dal portello dell’aereo senza paracadute. Questo il motivo per il quale rido e invito i veri credenti a ridere, perché al punto in cui ormai siamo giunti solo la sapiente ironia della fede ci salverà. O per dirla in altri termini: il Cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer e l’Arcivescovo segretario Giacomo Morandi, col suggello d’approvazione del Sommo Pontefice Francesco I, hanno rivelato al mondo una notizia straordinaria, destinata come tale a rimanere scritta nella storia a caratteri di fuoco, questa: Santa Margherita da Cortona non era vergine.

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La doccia fredda di questo non possumus alla benedizione delle gaie coppie arcobaleno, giunge dalla Congregazione per la dottrina della fede dopo anni di incendi appiccati dal Pontefice felicemente regnante ai pini della Macchia Mediterranea, dove si è dilettato a passeggiare con una tanica di benzina in una mano e una scatola di fiammiferi nell’altra, insomma: roba da piromane professionista. E col suo dire e non dire e col suo giocar sull’ambiguo, il Sommo Pontefice ha lasciato intendere ciò che non era vero, ma soprattutto ciò che lui per primo non crederebbe né mai accetterebbe, soprattutto ciò che per la Chiesa non è possibile, non potendo noi esercitare poteri che Cristo non ci ha dato né potendo cambiare il Santo Vangelo per andare incontro ai capricci degli arcobaleni dell’uomo, che non è obbligato a essere cristiano né a seguire gli insegnamenti della dottrina e della morale cattolica.

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La Sinistra internazionale, i mezzi di comunicazione di massa e le potenti associazioni LGBT si sono inventate un Jorge Mario Bergoglio che non è mai esistito e che mai potrà esistere, specie in veste di Romano Pontefice. Prima si sono inventati aperture cosiddette “epocali” ai divorziati risposati, poi lo sdoganamento dell’omosessualismo, quello oggi portato avanti dai catto-luterani tedeschi capeggiati dal Cardinale Reinhard Marx ed altri personaggi di area Nord Europea, incluso il confuso Cardinale Christoph Schönborn, di cui capiamo il dramma interiore: avere sofferto per il divorzio dei genitori e avere avuto un fratello gemello notoriamente omosessuale. Ma queste sue vicende personali non possono influenzarlo né togliergli raziocinio e spirito logico nel suo delicato ruolo di teologo e vescovo, se in lui, già membro dell’Ordine dei Frati Predicatori, rimane qualche cosa della formazione scolastica, logica e metafisica ricevuta dai suoi vecchi maestri domenicani.  

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Eccoci infine giunti alle porte coi sassi: la Chiesa non può benedire «le coppie dei froci» ai quali «ci mancava solo di dare quella gran buffonata del matrimonio frocio», come affermava con teatrale sarcasmo il mio compianto amico Paolo Poli, al quale appartiene la paternità del virgolettato testé riportato. E quest’ultima grande stella del nostro teatro, che omosessuale lo era sin nel midollo spinale, facendo queste battute non aveva paura di essere accusato di omofobia, perché per tutta la vita si è dilettato a farle.

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Questa battuta di risposta non chiude il discorso, perché ce n’è un altro aperto, ne parlo da anni, purtroppo inutilmente. E non vi dico le facce, o peggio le scene mute di tutti i vescovi ai quali ho sollevato la questione. Uno spettacolo, vedere le facce coi loro occhi imbarazzati che si girano nel vuoto. Uno spettacolo degno di due ore di monologo di Paolo Poli nell’opera satirica Caterina de’ Medici.

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Il mio sapiente amico, che mai nella sua vita pubblica come in teatro ha usato la parola “omosessuale” e tanto meno “gay”, soleva dire:  

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«I froci hanno problemi talmente seri ad accettare sé stessi, che prima riversano questo complesso di non accettazione sugli altri e poi si inventano dei nemici. Purtroppo i froci non riescono a vivere senza nemici, per questo sono i più grandi fabbricatori di nemici immaginari».  

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Interloquendo con Paolo Poli in una caffetteria di Piazza Navona un paio d’anni prima della sua morte, ricordo in modo indelebile questa sua frase che mi raggelò e che vorrei riportare integralmente, senza censure e senza quei puntini di sospensione che mi sanno tanto di ipocrisia calvinista nordamericana. Infatti sono italiano, cattolico e prete, se perciò un intellettuale mi dice «cazzo» e io devo riportare integralmente il suo discorso, mi sentirei ridicolo e ancor più ipocrita a scrivere “c…o”. L’interlocutore ha detto «cazzo», non ha detto “c” tre puntini e “o” finale. Ecco quindi che cosa mi disse testualmente il mio caro amico:

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«Tesorino caro, credimi: alla maggioranza assoluta dei lobbisti froci, della Chiesa e del Cattolicesimo non gli importa un emerito cazzo. Loro la Chiesa la vogliono mettere in ginocchio a quattro zampe, come una povera baldracca, col culo all’aria e il buco in bella vista pronto all’uso».

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Forse nemmeno Pietro l’Aretino, dinanzi al quale Giovanni Boccaccio era poco più che un’educanda, avrebbe potuto esprimersi in modo più incisivo di Paolo Poli, che aveva però sacrosanta ragione. Con buona pace dei nostri vescovi impegnati a scrivere “c” tre puntini “o” finale, tanto reputano sconveniente esprimere ed accettare un «cazzo» letterario, mentre un altro, molto materiale e peggiore si sta per appropinquare dietro nostra madre gettata a terra a quattro zampe …

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Nell’esprimermi con quella frase un paradigma di siffatto e tremendo realismo Paolo Poli fu profetico. E adesso tocca a me, prete e teologo, spiegarvi quel drammatico significato che i nostri vescovi non vogliono capire, essendo troppo impegnati a scrivere in compagnia dei quacqueri e dei puritani: “c” tre puntini “o” finale, pur di evitare il realismo di un «cazzo» letterario e della Chiesa in ginocchio a quattro zampe col culo all’aria e il buco in bella vista pronto all’uso». A obbligarli a un terrificante bagno di realismo, entro breve saranno le coppie di lesbiche che hanno messo al mondo una bimba-giocattolo dopo avere abortito una o due volte, appena appurato dall’amniocentesi che il feto era un maschio, perché non solo avevano deciso di avere un figlio, ma di avere una bambina da destinare appresso alle meraviglie del mondo lesbo. I nostri vescovi saranno letteralmente affogati nel realismo dalle coppie di quelli che il mio amico Paolo Poli chiamava con ironia ricchi&ricchioni, che dopo essersi acquistati un bambino da un utero in affitto si presenteranno al fonte battesimale più sfacciati di Satana che tentò l’uomo Gesù nel deserto. Forse perché interessa loro liberare la creatura dalla macchia del peccato originale? No, perché sempre come mi disse anni fa in quella caffetteria il compianto Paolo Poli, a loro interessa mettere la Chiesa «[…] in ginocchio a quattro zampe, come una povera baldracca, col culo all’aria e il buco in bella vista pronto all’uso», facendo a tal scopo uso sacrilego del Sacramento, per trasformare quei battesimi in sceneggiate della lobby LGBT, con tutto il gotha del mondo gay e lesbo radunato in chiesa assieme ai trans in equilibrio sui tacchi a spillo. E dalla Chiesa usciranno tutti quanti assieme all’infelice creatura dichiarando: «La Chiesa ci approva … la Chiesa ci approva!». Questo gli interessa, non il Battesimo. E con questo ho descritto l’altro problema che a breve la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei Sacramenti e la Congregazione per la dottrina della fede dovranno necessariamente affrontare.

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Domando ai vescovi: come dovremmo comportarci noi loro presbiteri, quando simili coppie porteranno queste infelici creature innocenti ai fonti battesimali, al solo scopo di «piegarci a quattro zampe con il culo all’aria e il buco pronto all’uso in bella vista»? In che modo dovremmo far emettere le promesse battesimali a una coppia di lesbiche o di gay? Perché se non ricordo male il formulario è il seguente: «Rinunci a Satana … e a tutte le sue opere … e a tutte le sue seduzioni?». Fatemi capire, Venerabili Vescovi: forse dobbiamo chiedere a Satana di rinunciare a sé stesso? Perché è stato Satana, al culmine delle sue peggiori seduzioni e opere, a indurre due uomini a giungere al vero e proprio abominio: commissionare un bambino a un utero in affitto e portarlo poi al fonte battesimale per poterla avere vinta a tutti i costi e fare scempio del Sacramento attraverso un pubblico spergiuro sui fondamenti della fede, o no? E ancora, sempre se non ricordo male mi pare che i genitori si impegnano a crescere ed educare il figlio secondo gli insegnamenti di Santa Romana Chiesa. Per carità, nessuna coppia di genitori è perfetta, come non lo siamo noi preti nella nostra paternità sacerdotale. In gioco non è però l’imperfezione di tutti noi, bensì altro: qualcuno crede per davvero che due gay o due lesbiche possano fare una promessa del genere durante una solenne azione sacramentale?

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Siccome i nostri eroici vescovi a questi quesiti non rispondono, per quanto mi riguarda posso rispondere seguendo i dettami e gli imperativi della mia coscienza cristiana e sacerdotale: coppie del genere in chiesa, non le farei neppure entrare, se non per andare in ginocchio davanti al confessionale e rialzandosi in piedi dopo aver confessato i propri peccati e fatto solenne proposito di cambiare vita. A questo punto qualcuno potrebbe dire: oseresti forse negare il battesimo a una creatura e sentirti poi in pace con la tua coscienza? Certo che sì, perché la mia fede m’insegna che esistono due diversi mezzi di salvezza: quelli ordinari, che sono i Sacramenti di grazia, che ricordo non sono beni disponibili, non a caso la Santa Chiesa ne è custode e dispensatrice, non padrona. Per seguire con i mezzi straordinari di salvezza, che Dio solo conosce e può esercitare. Siamo infatti noi che abbiamo bisogno per la nostra salvezza dei Sacramenti di grazia, ma Dio no, perché per salvarci non ha bisogno dei Sacramenti. Quindi negherei in serena coscienza il Battesimo a quella creatura che in un futuro, giunta all’età della ragione, potrebbe scegliere tutt’altra vita e domandare di essere ammesso al Santo Battesimo e alla Comunità cristiana.

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Potrebbe il vescovo obbligarmi a battezzare l’egoistico bimbo-giocattolo di due gay e di due lesbiche? Il vescovo mio sicuramente no, perché è cattolico e credente. Poniamo però che io sia assoggettato alla giurisdizione di un altro genere di vescovo, per niente cattolico e per niente credente, ve ne sono parecchi in circolazione di questi tempi. Oltre a rifiutarmi non esiterei a invitare lui ad amministrare il battesimo, con me che assisto in un angolo, per vedere con quale tono di voce e con quale espressione facciale, a due uomini che si sono acquistati un bimbo da un utero in affitto, il vescovo domanderà: «rinunciate a Satana … e a tutte le sue opere … e a tutte le sue seduzioni?». E ancora: «… promettete di crescerlo secondo gli insegnamenti di Santa Romana Chiesa?».

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Usando alcuni frasari scurrili, intrisi però di quell’elegante arte teatrale e lessicale del mio compianto amico Paolo Poli, capace a rendere qualsiasi parolaccia non volgare sino a trasformarla in arte e letteratura, a certi vescovi di nuova generazione sono venuto incontro dando loro una grande ancora di salvezza, questa: non potendo rispondere nel merito, come spesso è nel loro stile, potranno attaccarsi al linguaggio, alla forma, alla … parolina, eludendo tutta quanta la questione che ho sollevato. Già lo facevano i farisei all’epoca di Nostro Signore Gesù Cristo. Anche loro, come molte membra del nostro episcopato odierno mondano e secolarizzato, erano infarciti del peggiore clericalismo prodotto dal post-concilio dell’epoca. Però i farisei erano seri e soprattutto colti, basti soltanto dire che dalla loro scuola è uscito Shaul di Tarso, divenuto poi Paolo, il grande Apostolo delle Genti. Invece, certi nostri vescovi mondani e secolarizzati di nuova generazione, rischiano di essere caricaturali, rendendo caricaturali anche noi, loro presbiteri.

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intervista a Paolo Poli, cliccare sull’immagine per aprire il video

Al punto in cui ormai siamo giunti, solamente la sapiente ironia della fede ci salverà, fatevene una ragione, ve lo dice un autentico uomo di fede, che non teme affatto di negare l’ingresso in chiesa a chi, tra poco, cercherà di fare scempio sacrilego dei Sacramenti e pubblico spergiuro, pur di piegarci al principe di questo mondo, al quale mai nessuno potrà comandarci di flettere il ginocchio.

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«Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna» (Mt 10, 28).

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E adesso chi è che avrà tutti i necessari ed ecclesiali attributi virili per spiegare al mondo arcobaleno che l’Inferno esiste per davvero e che non è una metafora, che il Demonio è persona reale e non allegoria?

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 Dall’Isola di Patmos, 16 marzo 2021

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