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Rischio virale coronavirus: è giusto chiudere le chiese? Una cosa è certa: non è giusto né cristiano che certi fedeli aggrediscano in modo sfottente vescovi e sacerdoti, ergendosi a supremi giudici dei loro pastori in questo momento di tragica emergenza

20 Marzo 2020/8 Commenti/in Attualità/da Padre Ivano
— la Chiesa e la grave emergenza conoravirus —

RISCHIO VIRALE CORONAVIRUS: È GIUSTO CHIUDERE LE CHIESE? UNA COSA È CERTA: NON È GIUSTO NÉ CRISTIANO CHE CERTI FEDELI AGGREDISCANO IN MODO SFOTTENTE VESCOVI E SACERDOTI, ERGENDOSI A SUPREMI GIUDICI DEI LORO PASTORI IN QUESTO MOMENTO DI TRAGICA EMERGENZA

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[…] permettetemi di citare quell’atteggiamento canzonatorio di alcuni fedeli cristiani verso i loro vescovi. In questo momento la Chiesa non ha bisogno di divisioni, se è grave la situazione che stiamo vivendo è ancor più grave fomentare lotte interne. Le disposizioni date non sono certamente perfette, anzi avrebbero avuto bisogno di più assennatezza, ma questo non autorizza nessuno a trasgredirle e a ergersi a giudice dei vescovi e di noi loro sacerdoti, che per grazia o per disgrazia rappresentiamo ancora le guide riconosciute del Popolo di Dio. Come figli liberi, esprimiamo anche il nostro dolore e il nostro dissenso senza scadere però nella ribellione, cosa che ci farebbe più simili ai lupi famelici che a mansuete pecorelle.

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Autore
Ivano Liguori, Ofm. Capp.

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PDF  articolo formato stampa

 

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Redazione: i divertenti ma molto efficaci spot di Luca De Matteis che invitano i recalcitranti a rimanere isolati nelle abitazioni per la sicurezza di tutti

Devo riconoscere che a primo acchito un interrogativo del genere rischia di lasciare molto spazio all’emotività. Confesso che anch’io, sono stato portato a considerazioni di carattere più emotivo che razionale, accusando il colpo, se non altro per la mia duplice veste di cristiano e sacerdote, nonché di cittadino italiano. Altrettanto vale per i miei confratelli de L’Isola di Patmos, con i quali ci siamo scambiati pareri e opinioni, consultandoci vicendevolmente e cercando spesso risposte gli uni negli altri. Tutti ci siamo infatti sentiti toccati nella più profonda essenza dell’esercizio del sacro ministero sacerdotale, in una situazione che non ha precedenti, nella storia della Chiesa, che pure ha conosciuto momenti di persecuzioni o emergenze date dalle varie pestilenze o pandemie.

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Giunge così repentina e inaspettata per la maggioranza dei fedeli, la notizia diramata dalla Conferenza Episcopale Italiana l’8 marzo scorso, che esigeva dai cattolici il rispetto del Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che prescriveva ― tra le altre cose ― la sospensione a scopo preventivo, fino al successivo 3 aprile, sull’intero territorio nazionale di tutte le cerimonie civili e religiose, ivi comprese quelle funebri. Dopo questa notizia, le conferenze episcopali regionali hanno iniziato a diramare decreti che sostanzialmente ribadivano l’orientamento del testo C.E.I. con qualche minimo adeguamento alle situazioni specifiche del territorio diocesano di appartenenza.

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by Luca De Matteis

Diciamo subito che il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri non parla esplicitamente di chiusura fisica dei luoghi di culto, ma di sospensione pubblica dell’esercizio delle funzioni civili e religiose. Quindi di fatto le chiese sono aperte ma senza fedeli, le messe continuano ad essere celebrate dai sacerdoti ma a porte chiuse e qualcuno poteva ancora recarsi in chiesa a pregare, rispettando le norme igieniche e di prevenzione del contagio, ma senza creare l’assembramento tipico di una messa.

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Pochi giorni dopo, il presidente Giuseppe Conte, dichiara l’emergenza nazionale ed estende le misure stringenti delle regioni più colpite dall’epidemia a tutto il territorio italiano. Il risultato è che non si può più uscire di casa se non per commissioni urgenti e comprovate esigenze lavorative, pena l’ammenda o sanzioni più severe.

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Con l’aggiornamento delle disposizioni, la maggioranza delle chiese resta ancora aperta ma senza la possibilità di vedere un fedele tra le proprie navate. Ancora, giovedì scorso il Cardinale Angelo De Donatis, vicario generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma, ha stabilito con un decreto il divieto di accesso alle chiese parrocchiali e non parrocchiali esteso a tutti i fedeli dell’Urbe. Il giorno dopo De Donatis fa marcia indietro ed emana un nuovo decreto che corregge il precedente e interrompe la serrata: «Rimangono chiuse all’accesso del pubblico» ― si legge nel decreto ― «le chiese non parrocchiali e più in generale gli edifici di culto di qualunque genere, restano invece aperte le chiese parrocchiali».

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C’è chi vede come causa di questa brusca inversione a “U” del porporato le parole del Santo Padre, durante la messa del mattino presso la Domus Sacthae Marthae: «le misure drastiche non sempre sono buone».

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Grande fermento, grande confusione, grande paura… ma i fedeli che cosa pensano, che cosa fanno? Sui mezzi di comunicazione infuria la battaglia, si attaccano i vescovi, i sacerdoti vengono accusati di essere pavidi e novelli don Abbondio, i pareri divergenti espressi da alcuni intellettuali cattolici si sprecano sui social e sui blog, non mancano poi alcuni commenti che oltrepassano i limiti della decenza, insomma un gran guazzabuglio che non porta alcun beneficio alla Chiesa.

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by Luca De Mattei

Io mi sono fatto una mia idea in proposito, della quale ho parlato a lungo con i miei confratelli de L’Isola di Patmos e che adesso mi sento di condividere con voi: anzitutto, reputo che in questa vicenda la posta in gioco sia duplice. Da una parte la salute pubblica dei cittadini che deve essere sempre garantita dallo Stato. Dall’altra la salute dell’anima che la Chiesa ha ugualmente il dovere di tutelare per rispettare quel mandato divino ricevuto da Cristo e che rappresenta il bene più prezioso di ogni battezzato. Dico questo perché in situazioni simili è necessario essere uniti pur nella divisione dei compiti e nella separazione gli ambiti di competenza. Altrimenti si giunge ad antipatiche interferenze e incomprensioni.

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È chiaro che lo Stato non può disciplinare in materia spirituale, in quanto non gode di nessuna autorevolezza in materia e di nessun mandato divino. Di contro la Chiesa non può occuparsi di questioni che riguardano situazioni temporali, salvo il caso in cui può manifestare, come autorità morale, le sue opinioni in merito ad alcune questioni particolarmente gravi e di vitale importanza.

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La situazione d’emergenza che l’epidemia ha comportato, la necessità di prendere rapidamente delle decisioni utili ad arginare il contagio, ha di fatto impedito una riflessione seria e un sano dialogo, tale da salvaguardare le priorità di uno Stato laico senza ledere i beni spirituali della Chiesa.

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Fa molto riflettere che in un periodo storico come il nostro, attento ai diritti di tutti, garante delle minoranze, nemico di coloro che fomentano l’odio, una situazione di emergenza del genere mandi tutto all’aria, rivelando le falle di un sistema statale impreparato e di una Chiesa la cui preoccupazione è sbilanciata più verso il corpo che verso l’anima. Livellare ogni cosa, è apparsa la scelta migliore per risolvere la questione in modo veloce e quasi indolore.

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by Luca De Mattei

Così facendo, c’è il serio rischio di buttare con l’acqua sporca anche il bambino, considerando che in Italia, il numero dei fedeli cristiani cattolici rappresenta ancora la maggioranza e, sebbene il cristianesimo non sia più religione di stato, come un tempo, esso detiene un peso civile ancora importante. Personalmente ritengo che la Santa Chiesa attraverso i suoi pastori avrebbe dovuto subito avviare un dialogo franco con lo Stato affinché fosse garantita ai fedeli il diritto all’esercizio della fede e ai sacerdoti l’esercizio del ministero pur con le dovute cautele davanti alla situazione in atto.

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In una situazione di emergenza sanitaria come questa, la fede rappresenta ancora una speranza forte per tante persone, uno strumento interiore che attiva risorse e permette quella resilienza capace di andare avanti. La fede non attiene solo all’ambito religioso ma si lega alla virtù della speranza, e l’uomo senza speranza muore. Ecco perché, un provvedimento restrittivo di questo genere, malgrado le buone intenzioni, rischia di portarsi dietro degli effetti collaterali che vedremo con lucidità solo a pericolo cessato, comprendendo in un vicino futuro il genere di precedente che è stato creato.

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Il mio pensiero va ai tanti anziani che non sono abituati ad usare le nuove tecnologie e che non possono seguire la Messe in diretta Facebook. Per loro il conforto non passa solo attraverso la Messa trasmessa in tv o in radio, ma soprattutto attraverso la visita del sacerdote e la ricezione della comunione eucaristica. Questo mio pensiero trova riscontro nelle parole di questi giorni del Pontefice che dice: «i pastori non lascino solo il popolo di Dio, senza Parola, sacramenti e preghiera». Bene, ma come posso io sacerdote ascoltare una confessione se non mi avvicino, come posso amministrare l’unzione se non tocco con olio il corpo malato e morente. Decisioni difficili che impongono quasi una scelta tra corporeità e spiritualità? Giorni e giorni dopo, la Conferenza Episcopale Italiana ha emanato un documento nel quale entra nel merito di questo discorso dando delle direttive [vedere documento, QUI].

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by Luca De Mattei

Il corpo è dono di Dio ed è doveroso curarlo e salvaguardarlo dai pericoli e dalle malattie, ma questo nostro corpo è limitato non immortale. Quando non è possibile fare più nulla, si può ancora agire sull’anima, si può curare e salvare l’anima dalla morte eterna, e così facendo recuperare anche il corpo nell’attesa della sua risurrezione gloriosa, così come recitiamo nel Credo domenicale. Purtroppo, non sono mancati i casi in cui i fedeli malati non hanno potuto ricevere l’eucaristia, i penitenti non hanno potuto riconciliarsi e i sacerdoti impediti da vari fattori nel compiere il loro ministero. Dico questo non per tentare Dio o per veicolare un superstizioso sentimentalismo religioso, dico questo perché la mia esperienza di tanti anni come cappellano in ospedale mi ha portato a questa conclusione, e gli stessi operatori sanitari hanno riconosciuto il valore meritorio dell’assistenza spirituale durante la malattia.

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Quando l’emergenza sarà finita, tutti dovremmo rispondere alla nostra coscienza in riferimento ad alcune mancanze che interpellano il bene comune, che passa anche attraverso il rispetto della fede del mio prossimo.

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Per terminare, permettetemi di citare quell’atteggiamento canzonatorio di alcuni fedeli cristiani verso i loro vescovi. In questo momento la Chiesa non ha bisogno di divisioni, se è grave la situazione che stiamo vivendo è ancor più grave fomentare lotte interne. Le disposizioni date non sono certamente perfette, anzi avrebbero avuto bisogno di più assennatezza, ma questo non autorizza nessuno a trasgredirle e a ergersi a giudice dei vescovi e di noi loro sacerdoti, che per grazia o per disgrazia rappresentiamo ancora le guide riconosciute del Popolo di Dio. Come figli liberi, esprimiamo anche il nostro dolore e il nostro dissenso senza scadere però nella ribellione, cosa che ci farebbe più simili ai lupi famelici che a mansuete pecorelle.

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Laconi, 20 marzo 2020

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Per stare quanto più possibile vicini ai fedeli in questo momento di grave crisi ed emergenza, la redazione de L’Isola di Patmos informa i Lettori che il nostro autore Padre IVANO LIGUORI, dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, cura su Facebook la rubrica «LA PAROLA IN RETE», offrendo delle meditazioni tre volte a settimana. Potete accedere alla pagina curata dal nostro Padre cliccando sul logo sotto:

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Visitate il nostro negozio librario e sostenete la nostra opera acquistando i libri delle Edizioni L’Isola di Patmos: QUI

 

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https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2019/01/Padre-Ivano-piccola.jpg?fit=150%2C150&ssl=1 150 150 Padre Ivano https://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.png Padre Ivano2020-03-20 18:59:372021-04-27 19:21:56Rischio virale coronavirus: è giusto chiudere le chiese? Una cosa è certa: non è giusto né cristiano che certi fedeli aggrediscano in modo sfottente vescovi e sacerdoti, ergendosi a supremi giudici dei loro pastori in questo momento di tragica emergenza

«Chiesa Aperta» (VI puntata) — Il Beato Patriarca Giuseppe, silenzioso uomo eroico, modello di paternità e umana virilità

20 Marzo 2020/in I nostri video/da Redazione
— i Padri de L’Isola di Patmos vicini ai fedeli in questa quarantena —

«CHIESA APERTA» (VI puntata) — IL BEATO PATRIARCA GIUSEPPE, SILENZIOSO UOMO EROICO, MODELLO DI PATERNITÀ E UMANA VIRILITÀ 

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Offriamo ai nostri Lettori questo terzo prezioso video del nostro stimato confratello Giovanni Zanchi, presbitero della Diocesi di Arezzo, affinché possa fungere anche da efficace e sapiente antidoto a tutti coloro che purtroppo, in questo momento di straordinaria crisi ed emergenza, non hanno trovato di meglio da fare che polemizzare, spesso anche in toni duri e aggressivi, contro le decisioni prese dai nostri vescovi per motivi di sicurezza a tutela della salute pubblica: sospendere le sacre celebrazioni e in molti casi chiudere le chiese. Ricordiamo che la Chiesa, nei momenti di crisi ed emergenza, non è mai stata salvata dalle polemiche di coloro che si ergono in tutti i tempi ai più fedeli tra i fedeli o ai più puri tra i puri, ma dall’unità. Qualcuno ha scritto in questi giorni che «i vescovi stanno suicidando la Chiesa italiana». Purtroppo non ha capito niente dell’essenza della fede cattolica: la Chiesa “si suicida” attaccando i vescovi, anziché seguirli e sostenerli in un momento di così grave prova. 

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RIPRESE VIDEO E MONTAGGIO A CURA DELLA EMITTENTE TELESANDOMENICO (AREZZO)

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TESTO DEL VIDEO

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I testi del Padre Giovanni Zanchi, direttore del Centro Pastorale Culto Divino della Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, non sono stati pensati come articoli ma come testi audio-narrativi. Abbiamo provveduto a trascrivere il testo audio per i nostri Lettori.

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Giovanni Zanchi

Benvenuti alla VI puntata di Chiesa Aperta!

In questi difficili giorni, l’Arcivescovo di Milano, S.E. Mons. Mario Delpini, ha dichiarato: «Abbiamo sospeso le celebrazioni e tutto quello che poteva facilitare il contatto tra le persone. Ma abbiamo sempre detto che le chiese sono aperte» (La Stampa, 17 marzo 2020).

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Molte chiese anche in Italia sono dedicate a san Giuseppe, il castissimo Sposo della beata Vergine Maria, del quale oggi ricorre la solennità annuale. San Giovanni Paolo II, il 15 agosto 1989, dedicò al grande Patriarca una sua Esortazione apostolica, intitolata Redemptoris custos (Il custode del Redentore). Nelle piccole “chiese domestiche” che sono le nostre famiglie (Lumen gentium 11), in questi giorni di forzata clausura sarebbe ottima cosa leggere e meditare quel testo.

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San Giovanni Paolo II ci ricorda che san Giuseppe ha molte cose da insegnarci, particolarmente in questo tempo di tribolazione. Ricordo il principale di tali insegnamenti. In questi giorni ci giunge da più parti l’invito a «rimanere a casa» e impiegare creativamente il nostro tempo trascorso fra le pareti domestiche; per i cristiani ciò significa dedicarsi maggiormente alla preghiera, alla lettura della Bibbia e del Catechismo. Ebbene proprio San Giuseppe è il modello di tutti coloro che coltivano la vita interiore:

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«I Vangeli parlano esclusivamente di ciò che Giuseppe “fece”; tuttavia, consentono di scoprire nelle sue “azioni”, avvolte dal silenzio, un clima di profonda contemplazione. Giuseppe era in quotidiano contatto col mistero “nascosto da secoli”, che “prese dimora” sotto il tetto di casa sua» (Redemptoris custos, 25). «Il sacrificio totale, che Giuseppe fece di tutta la sua esistenza alle esigenze della venuta del Messia nella propria casa, trova la ragione adeguata nella “sua insondabile vita interiore, dalla quale vengono a lui ordini e conforti singolarissimi e derivano a lui la logica e la forza, propria delle anime semplici e limpide, delle grandi decisioni, come quella di mettere subito a disposizione dei disegni divini la sua libertà, la sua legittima vocazione umana, la sua felicità coniugale, accettando della famiglia la condizione, la responsabilità ed il peso e rinunciando per un incomparabile virgineo amore al naturale amore coniugale che la costituisce e la alimenta” (Insegnamenti di Paolo VI, VII [1969] 1268)» (Redemptoris custos, 26).

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San Giuseppe incarna dunque alla perfezione il modello del vero devoto, poiché la devozione non è altro che la sottomissione a Dio, la prontezza di volontà nel dedicarsi alle cose che riguardano il servizio di Dio (cf san Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, II-II, q. 82, a. 3, ad 2). Nella presente difficile situazione giova ricordare che san Giuseppe è il Patrono della Chiesa Cattolica, dichiarato tale dal beato Pio IX (Quemadmodum Deus, 8 dicembre 1870). Leone XIII a tal proposito dichiarò: «Giuseppe fu a suo tempo legittimo e naturale custode, capo e difensore della divina Famiglia … È dunque cosa conveniente e sommamente degna del beato Giuseppe, che, a quel modo che egli un tempo soleva tutelare santamente in ogni evento la famiglia di Nazareth, così ora copra e difenda col suo celeste patrocinio la Chiesa di Cristo» (Quamquam pluries, 15 agosto 1889).

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Santa Teresa di Gesù ci testimonia quanto san Giuseppe sia potente nel soccorrere chi lo invoca:

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«Ad altri Santi sembra che Dio abbia concesso di soccorrerci in questa o in quell’altra necessità, mentre ho sperimentato che il glorioso san Giuseppe estende il suo patrocinio su tutte. Con ciò il Signore vuol farci intendere che a quel modo che era a lui soggetto in terra, dove egli come padre putativo gli poteva comandare, così anche in cielo fa tutto quello che gli chiede. Ciò han riconosciuto per esperienza anche altre persone che dietro mio consiglio si sono raccomandate al suo patrocinio» (Vita, 6).

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Dello speciale patrocinio di san Giuseppe la Chiesa Santa ha più che mai bisogno oggi per affrontare ora con zelo e creatività pastorale l’emergenza della pandemia e poi per rimanere accanto e tra la gente in modo rinnovato ed efficace, quando l’emergenza sarà finalmente terminata. San Giuseppe è anche lo speciale patrono dei moribondi, perché spirò fra le braccia di Gesù e di Maria santissima; nessuna morte fu più “buona” della sua. In questo tempo nel quale ci vogliono ingannare facendoci credere che la “eutanasia” cioè la “buona morte” sia il suicidio assistito, è urgente più che mai guardare invece all’esempio di san Giuseppe morente e, per sua intercessione, chiedere a Dio la grazia di una santa morte. Alla protezione di san Giuseppe vanno affidati adesso i moribondi a causa della pandemia, i quali affrontano il momento decisivo della loro esistenza soli e privi della possibilità di ricevere i Sacramenti.

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Infine ricordiamo che san Giuseppe è soprattutto il castissimo Sposo della beata Vergine Maria. È dal matrimonio con la Madonna che sono derivati a Giuseppe la sua singolare dignità e i suoi diritti su Gesù: 

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«Poiché il connubio è la massima società e amicizia … ne deriva che, se Dio ha dato come sposo Giuseppe alla Vergine, glielo ha dato non solo a compagno della vita, testimone della verginità e tutore dell’onestà, ma anche perché partecipasse, per mezzo del patto coniugale, all’eccelsa grandezza di lei» (Leone XIII, Quamquam pluries).

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San Giuseppe è dunque anche il modello per tutti gli sposi e le spose cristiani, molti dei quali in questi giorni hanno la possibilità di trascorrere più tempo assieme, pregando e approfondendo la propria comunione di vita. A questo proposito, concludo segnalando un avvenimento che merita di essere conosciuto. Ci si può sposare anche in questo tempo di pandemia, anche in presenza delle norme governative che vietano gli assembramenti e le cerimonie religiose. È quanto hanno fatto Pietro e Ilaria alcuni giorni fa, alla presenza del solo sacerdote e dei testimoni. I novelli sposi hanno dichiarato:

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«In una circostanza del genere quello che maggiormente emergeva è che stavamo rispondendo ad una chiamata e quello che più ci interessava quindi era poter dire il nostro sì di fronte a Cristo … Per noi ha significato andare all’essenziale della nostra vocazione … Gli amici … ci hanno aiutato a tenere fisso lo sguardo su ciò che importa davvero … e a non focalizzarci sui nostri progetti e pensieri andati miseramente in fumo, seppur giusti e belli. Siamo grati di ciò che è accaduto perché ci ha permesso di fare un grande passo di autocoscienza rispetto al nostro rapporto personale con Cristo in un inizio per noi così importante» (Il Sussidiario Net, 11 marzo 2020).

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Grazie, Pietro e Ilaria, novelli sposi! Ci avete mostrato con i fatti che anche in questi difficili giorni la Chiesa è “aperta”, sia quella di pietra e di mattoni, sia quella domestica. Auguri per la vostra vita matrimoniale! Dio benedica la vostra famiglia e san Giuseppe, il castissimo Sposo della Vergine Maria vi protegga, assieme a tutta la Chiesa e a tutte le famiglie cristiane!

A risentirci domani per una nuova puntata di Chiesa Aperta.

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Sansepolcro (Arezzo), 19 marzo 2020

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«INNO POPOLARE: GIUSEPPE E NOME SANTO»

1. Giuseppe, nome santo
è nome al cuor giocondo,
la speme egli è del mondo,
che allieta nel Signor. Rit.

Il nome tuo Giuseppe,
dolcezza suona ed amor,
felice chi lo seppe,
scolpir nell’alma e in cor!
Felice chi lo seppe,
scolpir nell’alma e in cor!

2. L’esaltino i suoi figli,
perché d’un padre è il nome
e amando veggan come,
s’ottenga il suo favor.

Rit. Il nome tuo Giuseppe…

3. È come eccelso e grande,
di forza e di possanza,
ma il suo potere avanza,
l’amabil sua bontade.

Rit. Il nome tuo Giuseppe…

4. Il tuo celeste nome,
sia in vita la mia speme
e alfin dell’ore estreme,
sia balsamo al dolor.

Rit Il nome tuo Giuseppe…

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https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2020/03/zanchi-piccola.jpg?fit=150%2C150&ssl=1 150 150 Redazione https://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.png Redazione2020-03-20 16:25:562021-04-27 19:22:26«Chiesa Aperta» (VI puntata) — Il Beato Patriarca Giuseppe, silenzioso uomo eroico, modello di paternità e umana virilità

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I Padri dell’Isola di Patmos

 



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Il sito di questa Rivista e le Edizioni prendono nome dall’isola dell’Egeo nella quale il Beato Apostolo Giovanni scrisse il Libro dell’Apocalisse, isola anche nota come  «il luogo dell’ultima rivelazione»

«ALTIUS CÆTERIS DEI PATEFECIT ARCANA»

(in modo più alto degli altri, Giovanni ha trasmesso alla Chiesa, gli arcani misteri di Dio)

La lunetta usata come copertina della nostra home-page è un affresco del Correggio del XVI sec. conservato nella Chiesa di San Giovanni Evangelista a Parma

ratrice del sito di questa rivista:

MANUELA LUZZARDI 

 

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