I Vescovi irreali che dinanzi al pericolo dell’Islam rinnegano la prudenza insegnata dal Vangelo e invitano gli Imam sotto gli altari delle nostre cattedrali

I VESCOVI IRREALI CHE DINANZI AL PERICOLO DELL’ISLAM RINNEGANO LA PRUDENZA INSEGNATA DAL VANGELO E INVITANO GLI IMAM SOTTO GLI ALTARI DELLE NOSTRE CATTEDRALI

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La sceneggiata dell’Imam nella Cattedrale di Asti: «Uccidere è grave, ma uccidere in nome di Dio è inaccettabile. I terroristi che ammazzano citando l’Islam sono uomini alterati che inventano un Dio del male frutto della loro follia» [Imam Latfaoui Abdessamad, cattedrale di Asti, 15 agosto 2016]. E adesso vi spiego perché con queste parole l’Imam ci ha presi in giro …

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Autore Padre Ariel

Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell’uomo, profetizza contro i pastori d’Israele, profetizza e riferisci ai pastori: Così dice il Signore Dio: Guai ai pastori d’Israele, che pascono se stessi!»

[Profeta Ezechiele 34, 1-11]

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Asti imam

l’Imam Latfaoui Abdessamad durante il suo discorso tenuto durante la Santa Messa per la solennità dell’assunzione di Maria Santissima nella Cattedrale di Asti il 15 agosto 2016

Dopo il mio precedente articolo, al quale segue oggi un altro del teologo domenicano Giovanni Cavalcoli [cf. QUI] e questo mio nuovo, numerosi Lettori ci hanno segnalati articoli comparsi sulla stampa nazionale e riguardanti lo “struggente” discorso fatto dall’Imam Latfaoui Abdessamad nella cattedrale di Asti, durante un incontro avvenuto all’interno della Chiesa madre di quella diocesi. A rendere questo incontro inopportuno e rasente il sacrilego, è ch’esso s’è svolto in un luogo sacro durante la celebrazione del Sacrificio Eucaristico nella solennità della assunzione al cielo della Beata Vergine Maria [cf. QUI, QUI, QUI, ecc..]

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L’Imam che grazie al Vescovo di quella diocesi è stato invitato a parlare dallo stesso luogo all’interno del quale si amministra ai Christi fideles il “pane della Parola di Dio” ed il “vivo pane eucaristico disceso dal cielo sull’altare”, non si è affatto convertito al mistero Trinitario, non ha riconosciuto la divinità del Verbo di Dio incarnato, non ha riconosciuto che Maria — a dire di certi male informati «cara» e «punto di unione» con l’Islam [cf. mio precedente articolo, QUI] — non è semplicemente la madre dell’uomo-Gesù, ma la Mater Dei, dal ventre della quale è nato Cristo vero Dio e vero uomo. Infatti, come il Vescovo di Asti dovrebbe sapere, dal ventre della Beata Vergine, non è nato, per la nostra santa fede — come invece crede e afferma l’Islam — «l’uomo Gesù figlio di Maria», ma il Verbo di Dio fatto uomo, secondo l’ineffabile mistero delle due nature — umana e divina — sussistenti in Colui che, in dogmatica, è definito col termine di ιποστασις [ipostasi], derivante da ιπος “sotto” e στασις “stare”, che per i filosofi neoplatonici e per Plotino è la generazione gerarchica delle diverse dimensioni della realtà appartenenti alla stessa sostanza divina, la quale crea ogni cosa per emanazione. Il tutto ben precisando che nel mistero del Figlio di Dio — quando si fa uso del termine “emanazione” — s’intende esprimere la divina realtà del Creatore e del Figlio generato non creato della stessa sostanza del Padre. Nel Cristianesimo il processo di ipostasi è relativo all’unione dei principi divini e umani, l’incarnazione del divino rappresentata dal Cristo o semplicemente il processo attraverso il quale dal concetto assoluto di Dio si fa derivare necessariamente la sua esistenza sostanziale. Il Concilio di Calcedonia del 451 definisce il dogma di fede sancendo che per opera dello Spirito Santo si compie il mistero della unione ipostatica della natura divina e della natura umana, della divinità e dell’umanità nell’unica persona del Verbo-Figlio: Gesù il Cristo, nato dal ventre della Vergine Maria.

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L’Imam è quindi uscito tale e quale è entrato nella Cattedrale di Asti, ossia considerandoci dei “pagani politeisti” che credono in tre dèi — la Trinità — e che al grande Concilio di Calcedonia hanno divinizzato attraverso giochi semantici filosofici tratti dal lessico dei pensatori pagani greci, l’uomo Gesù, al quale essi riconoscono sì, rango di profeta, ma attenzione, gli riconoscono rango di profeta minore rispetto a colui che è il vero, grande e ultimo profeta: Maometto. E questo vero, grande e ultimo profeta che sarebbe Maometto, ha corretto e perfezionato il pensiero “errato” e “incompleto” dell’uomo Gesù.

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Il Presule astigiano s’è assunto dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini la responsabilità di usare la propria chiesa cattedrale per fuorviare il Popolo a lui affidato dalla Grazia Divina e per far sì che al suo interno fossero enunciate delle “eleganti” bestemmie de facto. Infatti, una presenza così inopportuna, per di più in simile contesto e solennità liturgica, è in sé e di per sé molto peggiore delle bestemmie che per malvezzo popolare e per maleducazione, pur senza intenzione alcuna di offendere Dio e la Santa Vergine, sono soliti pronunciare come intercalare nei propri discorsi certi popolani romagnoli e toscani, che sia Giovanni Cavalcoli sia io conosciamo bene per nostro ceppo di nascita.

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La scelta e il comportamento del Vescovo di Asti è inaccettabile perché palesemente non conforme alla prudenza e alla sapienza del Vangelo, di cui il Presule astigiano dovrebbe essere per alto ministero apostolico custode e annunciatore, nonché difensore sino allo spargimento del suo sangue.

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Nella cattedrale di Asti si è celebrata, per la gioia della Sinistra radical chic, per la gioia degli ultra laicisti, per la gioia dei massoni, ma soprattutto per la gioia dei nostri eretici modernisti interni, una rappresentazione mediatica mirata a negare la realtà. Come infatti diceva il Santo Padre e dottore della Chiesa Girolamo: «Il Demonio scimmiotta Dio e vuole creare un’altra realtà». L’esatta locuzione sarebbe «Diabolus est simia Dei» [il Diavolo è la scimmia di Dio], concetto ripreso poi dal Santo dottore della Chiesa Agostino vescovo d’Ippona.

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Il Demonio è il maestro del capovolgimento, incluso il capovolgimento della Parola di Dio usata in modo deviante per compiere azioni malvagie. E Dio solo sa quanto oggi le parole del Santo Vangelo siano svuotate del loro significato salvifico per essere riempite d’altro, soprattutto di mondanità e di piacioneria. La distruzione della vera fede è infatti sempre preceduta dalla distruzione del vero significato originario delle parole evangeliche [sul linguaggio rimando al mio vecchio articolo del 2014 QUI e ad una mia video-conferenza del 2016 QUI].

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Il discorso tenuto dall’Imam, la cui presenza in cattedrale è passata sicuramente avanti alla stessa solennità dell’assunzione al cielo di Maria Santissima, alla prova dei fatti va letta alla stessa stregua dei capi mafia che a metà degli anni Settanta, per non dare adito a sospetti, partecipavano con la lacrima all’occhio ai funerali delle vittime uccise dai loro killers. Erano i primi a porgere il loro cordoglio a vedove ed orfani, per poi tornare poco dopo alle loro attività mafiose, semmai facendo pure due grasse risate sul funerale al quale avevano partecipato.

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Sono consapevole della pesantezza di ciò che affermo, ma resta il fatto che quanto pronunciato dall’Imam all’interno della Cattedrale di Asti è un discorso di circostanza vago, non sincero e per ciò falso. E le ragioni di questa mia grave asserzione, di cui adesso vi spiego le motivazioni, sono già contenute tutte nel mio precedente articolo [cf. QUI].

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Un imam che durante la celebrazione del Sacrificio Eucaristico nel giorno della solennità dell’assunzione al cielo di Maria, condanna il terrorismo affermando che «Isis uccide in nome di un dio creato dagli uomini del male e non dall’Islam» [cf. QUI], oltre a non dire niente, ci prende beotamente in giro. I terroristi dell’Isis sono infatti solamente la punta estrema di un iceberg che affonda innegabilmente le proprie radici nel Corano, il quale legittima da sempre la guerra contro gli infedeli, la loro conquista e la loro conversione forzata; ieri come oggi. E questo è il Corano che nella pratica e nella quotidianità deve insegnare l’Imam Latfaoui Abdessamad, come nella pratica e nella quotidianità io insegno e devo insegnare che Cristo è vero Dio e vero uomo.

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L’Imam ha rassicurato i figli dell’Occidente presenti a quella sceneggiata mediatica dicendo loro ciò che essi volevano sentirsi dire per esorcizzare le proprie paure, facendogli credere che — al di là della violenza contenuta di fatto nei testi coranici — l’Islam è … “una religione d’amore” (!?).

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Io affermo che l’Imam ha “recitato” e di conseguenza “mentito”, non perché accecato da mie prevenzioni che potrebbero generare opinioni soggettive partorite da umori che mi impediscono di analizzare il dato reale. tutt’altro! Perché io, al contrario del Vescovo di Asti e di coloro che con lui hanno organizzata questa sceneggiata dai connotati sacrileghi, analizzo e valuto seguendo sempre la divina sapienza e prudenza del Vangelo, il quale mi insegna anzitutto a riconoscere gli alberi dai frutti che danno:

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Non c’è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore [Lc 6, 43-45].

 E ancora:

Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò.  Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno? Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest’anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l’avvenire; se no, lo taglierai [Lc 13, 6-9].

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Si domandi pertanto il Vescovo di Asti: quali sono i frutti che l’albero del falso profeta Maometto ha generato in XIV secoli di storia? Perché il monito che Cristo Dio rivolge a questo falso profeta che si pone al di sopra del Verbo di Dio e che osa in modo empio e blasfemo correggere la parola a suo dire “errata” e “imperfetta” del Dio Incarnato, è esattamente questo:

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La mattina seguente, mentre uscivano da Bethania, ebbe fame. E avendo visto di lontano un fico che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se mai vi trovasse qualche cosa; ma giuntovi sotto, non trovò altro che foglie. Non era infatti quella la stagione dei fichi. E gli disse: «Nessuno possa mai più mangiare i tuoi frutti». E i discepoli l’udirono [Lc 11, 12-14].

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… i «discepolo l’udirono», come recita il finale di questo passo. Il Vescovo di Asti, invece, lo ha mai udito? E dopo averlo udito, lo ha mai capito e praticato? Per questo mi domando: quale Vangelo piacione legge e insegna il Vescovo di Asti a coloro che assieme a lui necessitano di essere rassicurati con l’aspirina dell’Islam moderato ? [cf. QUI]. Ha mai letto, il Vescovo di Asti, la magistrale e storica lectio tenuta dal Venerabile Pontefice Benedetto XVI a Ratisbona? [cf. QUI]. O per caso, il Vescovo di Asti, in quel lontano 2006 faceva parte della cordata di quei nostri prodi interni che contestarono Benedetto XVI con autentica spietatezza, per avere indicato null’altro che l’ovvio palese, vale a dire quella aggressività e quella violenza che è culturalmente connaturata all’Islam?

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«I frutti degli alberi», o meglio del «fico sterile», senza alcuna possibile pena di smentita sono i seguenti: in tutti i Paesi ad alta percentuale di popolazione islamica — incluso il Paese da cui proviene questo Imam — i cristiani sono considerati cittadini di seconda categoria, non beneficiano di tutta una serie di diritti civili, non possono accedere a certi posti di impiego, sono tenuti sotto controllo, subiscono continue pressioni di conversione all’Islam, non possono praticare in pubblico la loro fede ma solo all’interno di poche strutture chiuse e controllate dai regimi teocratici e nelle quali i sacerdoti, prima di tenere le loro prediche, sono obbligati a presentare il testo alle pubbliche autorità ed avere la loro approvazione, ecc … Ma volendo possiamo pure aggiungere altro: nei Paesi retti da teocrazie religiose islamiche, se uno usa violenza carnale a una donna cristiana, non è perseguibile dalla legge, perché la sharija non contempla severe punizioni per un uomo che stupra una donna cristiana. Lo domandi, il buon Vescovo di Asti, all’Imam che ha ospitato a pontificare sotto l’altare della sua Chiesa cattedrale durante la celebrazione del Sacrificio Eucaristico nel giorno dell’assunzione al cielo della Mater Dei. E visto che c’era, sempre il Vescovo di Asti, poteva avanzare istanza all’Imam se era disposto a chiedere, in nome dell’Islam “religione dell’amore” che “condanna la violenza”, la restituzione dei numerosi bambini e bambine che non pochi padri musulmani, fuggendo dall’Italia, hanno portato nei propri Paesi d’origine, senza che le madri italiane li abbiamo mai più potuti rivedere. E quando le madri hanno intrapreso inutili rogatorie internazionali, dai giudici dei vari Paesi musulmani si sono sentite rispondere che per la sharija, applicata nel loro Paese, la prole appartiene al padre. Ma siccome, l’Imam che ci ha presi tutti quanti in giro nella Cattedrale di Asti, appartiene all’Islam “religione dell’amore” che “condanna la violenza”, ovviamente sia fisica sia psicologica, sicuramente accoglierà tutte queste nostre richieste, condannando per violazione dei diritti umani — semmai questa volta direttamente sotto l’altare della Papale Arcibasilica di San Pietro — la maggioranza assoluta dei Paesi islamici, incluso il suo Paese d’origine.

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L’Imam che nella Cattedrale di Asti ha annunciato il suo “no alla violenza” nel giorno immediatamente successivo a quello in cui la Chiesa faceva memoria degli 813 martiri di Otranto uccisi in odio alla fede dai musulmani, ha forse fatto un solo cenno alla necessità che i cristiani, in tutti i Paesi arabi, possano godere di quella stessa libertà di cui godono i musulmani in tutti i Paesi dell’Occidente?

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L’Imam, ha forse fatto un solo vago cenno al fatto che in diversi Paesi arabi — e non solo arabi — retti da teocrazie religiose, i pochissimi cristiani ivi residenti, possono partecipare alla Santa Messa di Natale e di Pasqua solo all’interno dei locali extraterritoriali delle ambasciate d’Italia e di Francia, dove in occasione di queste solennità viene celebrata una sacra liturgia in un salone interno, esclusivamente per gli addetti al servizio diplomatico e per gli stranieri che si trovano a soggiornare in quei Paesi per motivi di lavoro? E tutto questo accade mentre in Occidente, i musulmani, coi finanziamenti di questi stessi Paesi retti da teocrazie religiose che negano ogni genere di diritto ai cristiani, costruiscono invece grandi e sempre più numerose moschee, mentre i loro imam vengono a prenderci in giro direttamente sotto gli altari delle nostre cattedrali per raccontarci che l’Islam è una “religione d’amore” che “condanna la violenza”.

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L’Imam, il giorno dell’Assunta, nella Cattedrale di Asti, in verità ha solo messo in pratica quello che insegna il Corano circa il fatto che in alcune circostanze, gli infedeli, non vanno aggrediti con la jiad, perché bisogna conquistare prima la loro fiducia, poi, una volta ch’essi avranno perduto ogni paura, a quel punto vanno aggrediti e sottomessi.

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Venendoci a esprimere vaghe condanne al terrorismo, l’Imam ci ha trattati come dei perfetti beoti attraverso la vaghezza e la doppiezza, da buon albero che non porta e che non può produrre alcun frutto, in quanto figlio di un «fico sterile» [cf. Lc 11, 12-14], vale a dire delle menzogne di un falso profeta in nome del quale si seguita tutt’oggi a portare i frutti della violenza e della morte.

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Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete [Mt 7, 15-16]

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Nel frattempo, forse l’Imam avrà dato un’occhiata agli spazi della Cattedrale di Asti, che domani potrebbe essere una nuova moschea, con il suo Vescovo che al primo cenno di temporale si darà alla fuga, lasciando noi tutti a rischiare la pelle per Cristo, con Cristo e in Cristo. Lo dico io? No, lo dice la storia, ed esattamente in questi termini: quanti furono i Vescovi di Francia che durante la Rivoluzione si rifiutarono di prestare giuramento di fedeltà ad una costituzione iniqua perché ferocemente anti-cristiana? Furono … quattro, solo quattro. E tutti e quattro si nascosero per non finire sulla ghigliottina, mentre gli altri loro Fratelli nell’episcopato trattavano con gli illuministi anti-cristiani e facevano con essi salotto piacione, semmai criticando da una parte Roma e il papato, dall’altra i preti francesi cosiddetti refrattari, proprio come oggi …


Il Vescovo di Asti ha dato esempio di essere pessimo maestro e pastore, ed a fronte di quanto ho affermato a suo riguardo, Sua Eccellenza Reverendissima è pregata di evitare, sia per pudore sia soprattutto per il suo onore episcopale, di fare la classica telefonata di fuoco al mio Vescovo per lamentare un attentato di lesa maestà nei suoi riguardi da parte di un suo presbìtero. Se però ritiene di avere qualche cosa da lamentare nei miei confronti, mi faccia convocare quanto prima presso la Congregazione per la dottrina della fede, perché il mio è un discorso teologico che nell’ambito tutto teologico deve rimanere, ed in ambito teologico deve essere eventualmente discusso, visto che nelle mie righe si parla del Vangelo e dei falsi profeti sui quali Cristo Dio ci mette in guardia, per seguire col monito paolino:

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Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole [II Tm 4, 3-4].

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Pertanto non sono ammessi i permali clericali di certi vescovi dei quali a onor del vero non ne possiamo più, ma proprio più, in questa giornaliera gara episcopale a chi la combina ed a chi la spara più grossa, nel corso di quelle che, più che le Olimpiadi Clericali dell’Eccesso, hanno ormai i veri e propri connotati delle Olimpiadi Clericali del Cesso.

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Post scriptum del 17 agosto 2016

 LETTURA CONSIGLIATA DELLA LITURGIA DEL GIORNO

Per la Lectio Divina del Vescovo di Asti S.E. Mons. Francesco Guido Ravinale        

Dal Libro del Profeta Ezechiele [34, 1-11]

 

Mi fu rivolta questa parola del Signore:
«Figlio dell’uomo, profetizza contro i pastori d’Israele, profetizza e riferisci ai pastori:

Così dice il Signore Dio: Guai ai pastori d’Israele, che pascono se stessi!

I pastori non dovrebbero forse pascere il gregge? Vi nutrite di latte, vi rivestite di lana, ammazzate le pecore più grasse, ma non pascolate il gregge.

Non avete reso forti le pecore deboli, non avete curato le inferme, non avete fasciato quelle ferite, non avete riportato le disperse. Non siete andati in cerca delle smarrite, ma le avete guidate con crudeltà e violenza. Per colpa del pastore si sono disperse e sono preda di tutte le bestie selvatiche: sono sbandate. Vanno errando le mie pecore su tutti i monti e su ogni colle elevato, le mie pecore si disperdono su tutto il territorio del paese e nessuno va in cerca di loro e se ne cura.

Perciò, pastori, ascoltate la parola del Signore: Com’è vero che io vivo – oracolo del Signore Dio –, poiché il mio gregge è diventato una preda e le mie pecore il pasto d’ogni bestia selvatica per colpa del pastore e poiché i miei pastori non sono andati in cerca del mio gregge – hanno pasciuto se stessi senza aver cura del mio gregge –, udite quindi, pastori, la parola del Signore: Così dice il Signore Dio:

Eccomi contro i pastori: a loro chiederò conto del mio gregge e non li lascerò più pascolare il mio gregge, così non pasceranno più se stessi, ma strapperò loro di bocca le mie pecore e non saranno più il loro pasto. Perché così dice il Signore Dio:

Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna».

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La sfida dell’Islam all’Europa non si gioca sui dialoghi convenevoli ma tutta quanta sul problema di Dio

LA SFIDA DELL’ISLAM ALL’EUROPA NON SI GIOCA SUI DIALOGHI CONVENEVOLI MA TUTTA QUANTA SUL PROBLEMA DI DIO

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La teologia coranica non difetta nel delineare gli attributi del Dio Uno, come riconosce lo stesso Concilio, anche se esso tace su di una visione volontaristica e fatalista, che fu rilevata invece a suo tempo dal discorso di Benedetto XVI nella sua famosa Lectio Magistralis all’Università di Ratisbona, e che è alla radice del metodo impositivo e violento col quale l’Islam abitualmente diffonde il messaggio coranico.

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Autore Giovanni Cavalcoli OP

Autore
Giovanni Cavalcoli OP

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«Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».

[Gv  14, 6-7]

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falso profeta

«Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; per il dilagare dell’iniquità, l’amore di molti si raffredderà. Ma chi persevererà sino alla fine, sarà salvato» [Mt 24, 11-13]

Oggi il tentativo dell’espansionismo islamico in Europa in nome del Corano si trova davanti ad un’Europa che non è più cristiana ed anzi è caratterizzata da forti tendenze atee o agnostiche, mentre il mondo cristiano soffre di un calo, di un indebolimento [1] o di una relativizzazione delle convinzioni religiose; la condotta morale di molti si scosta spesso dai princìpi della Chiesa e del Vangelo e a volte  da quelli stessi della sana ragione naturale. Si fanno le lodi di una fede che, anziché cercare la certezza, coltiva il dubbio [2], credendo con ciò di essere qualificati a dialogare con gli atei. Chi crede di poter affermare con fermezza, chiarezza e senza esitazione la propria fede davanti ad un incredulo opponendosi al suo errore, è ritenuto un violento e un fondamentalista, mentre è considerato “aperto” e “accogliente” chi tace, svia il discorso o afferma la propria fede ammettendo però anche la tesi opposta dell’incredulo. I modernisti paragonano l’atteggiamento del primo tipo di cattolici a quello degli islamici. Per inciso: a me una volta un confratello, del quale non faccio il nome, ha dato del “talebano”. Non parliamo poi dei Domenicani che disprezzano la metafisica …

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La Chiesa in Europa si trova a dover fronteggiare molte forze ostili. Dall’esterno proviene una duplice pressione, una duplice morsa: da una parte, la pressione delle tendenze scettiche, atee, agnostiche e materialistiche; dall’altra, la penetrazione in atto da molti anni sul territorio di vari paesi, soprattutto la Germania, la Francia e il Belgio, di milioni di musulmani, i quali non si convertono affatto al cristianesimo, ma conservano gelosamente ed ostentatamente, per esempio con la loro preghiera in pubblico, con le loro moschee e centri educativi e culturali, le loro credenze e pratiche coraniche, senza nascondere il loro intento di divenire una forza politica dominante.

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All’interno della Chiesa, poi, è in atto da cinquant’anni una dolorosa divisione fra lefebvriani e modernisti, che disturba e sconcerta l’intero corpo ecclesiale, senza che la Santa Sede e i vescovi riescano a far giustizia delle deviazioni, a far dialogare tra di loro i contendenti, e metter pace fra queste due fazioni, ognuna delle quali avrebbe, per la verità, lati buoni da completarsi a vicenda. Sennonché invece ognuna assolutizza la propria visione parziale escludendo l’altra, sicché l’accordo finora si è rivelato impossibile.

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Entrando nella fattispecie del problema del rapporto con l’Islam, sia i lefebvriani, che i modernisti respingono l’idea di una evangelizzazione dei musulmani; i primi per il fatto che, memori degli innumerevoli tentativi ed anzi delle numerosissime violenze subìte dai cristiani nei secoli passati da parte dei musulmani, giudicano l’impresa disperata; i secondi, perché non credono all’universalità e necessità del Vangelo per la salvezza, per cui ritengono che è bene lasciare i musulmani nella loro fede, nella convinzione che si salvino con essa.

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A ciò sono associati due giudizi opposti sull’Islam. I lefebvriani e i modernisti  rifiutano il metodo impositivo e violento dei musulmani nel diffondere il loro credo. I lefebvriani, però, tenendo conto dell’atteggiamento di Cristo, riconoscono come cosa giusta minacciare un eterno castigo a chi non vuol credere in Dio, mentre i modernisti rifiutano l’idea di un castigo divino perché ritengono che tutti si salvino. 

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I lefebvriani non accettano il giudizio positivo espresso dal Concilio Vaticano II [3], in particolare che cristiani e musulmani adorino entrambi l’unico vero Dio, creatore del cielo e della terra, giusto e misericordioso. Ritengono che, nel caso dell’Islam, si tratti di un dio falso per il fatto che i musulmani non riconoscono i dogmi della Trinità e dell’Incarnazione, ed anzi li avversano.

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I modernisti invece accettano il giudizio del Concilio, ma non danno importanza al fatto che i musulmani non accettano quei due dogmi, ai quali il Concilio, nel documento dedicato all’Islam, non accenna. Questa indifferenza dei modernisti nei riguardi di quei dogmi è data dal fatto che essi stessi, a causa del loro relativismo dogmatico, non li considerano necessari alla salvezza, oltre al fatto che non li concepiscono in modo ortodosso. I lefebvriani, al contrario, tengono molto alla concezione ortodossa di quei dogmi e sanno che la fede in essi è necessaria alla salvezza, almeno come fede implicita.

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Se i modernisti nell’inseguire una modernità secolarizzata, sono dei relativisti in fatto di dogma e di religione, i lefebvriani, all’opposto, nostalgici di una cristianità sacrale, stentano ad apprezzare i valori delle altre religioni, le vedono solo come una massa di superstizioni da eliminare. Per i primi l’Islam va combattuto. Per i secondi va “integrato”.

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Ora, quando diciamo Europa, chiaramente, non intendiamo solo la Chiesa europea. Fino al XVIII secolo, con la Rivoluzione Francese, si poteva dire che l’Europa coincideva con la cristianità europea, benchè essa fosse già divisa dal 1648 con il trattato di Westfalia tra cattolici e protestanti. Ma con la Rivoluzione Francese la Chiesa europea non presiede più come nel Medioevo alla guida degli Stati, ma condivide coi nuovi Stati laici ― allora soprattutto monarchie costituzionali ― la guida dei popoli europei, come cittadini per gli Stati e come cristiani per le Chiese cattolica e protestante.

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Dunque la sfida islamica all’Europa è sfida alla Chiesa e alla società civile. La Chiesa, per affrontare adeguatamente questa sfida, deve fare in modo innanzitutto di pacificare al suo interno il contrasto tra modernisti e lefebvriani. E poi bisognerà vedere dove e quanto, in questo confronto con l’Islam, le forze laiche possono essere alleate di noi cattolici e dove invece possono esserci di ostacolo o quanto meno mostrare incomprensione.

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Tra le forze laiche ve ne sono di teiste o deiste, come per esempio i liberali, i repubblicani e i massoni, di matrice illuminista. Ve ne sono di agnostiche, come i fenomenisti e gli empiristi. C’è l’ampia area dell’ateismo marxista, freudiano e positivista, non così acrimoniosi come un tempo e tuttavia una realtà consistente e pericolosa, responsabile della vasta diffusione popolare del permissivismo, dell’edonismo e del materialismo. Esistono ristrette aree di intellettuali fenomenologi, idealisti, panteisti e gnostici.

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Cristiani e musulmani sono certi dell’esistenza di Dio, anche se diversa è la forma di questa certezza: ragionata, la prima, fideistica la seconda. Problematica è dunque per noi cattolici un’eventuale alleanza con le frange meno religiose o addirittura atee del mondo laico. Vien fatto di sentirci su questo punto della fede in Dio più vicini all’Islam che al mondo laico, soprattutto se ateo [4]. Inoltre, un altro punto di innegabile convergenza tra Vangelo e Corano e di scontro con gli umanesimi terreni, atei o panteistici, è la concezione che abbiamo in comune dell’uomo, composto di anima e corpo, creato da Dio, ma peccatore, oggetto della divina misericordia, fatto per Lui, eppure capace di rifiutarLo col libero arbitrio disobbedendo ai suoi comandi e rifiutandosi di rendergli culto, col gonfiarsi di superbia e col divinizzare se stesso e condannandosi quindi automaticamente all’inferno. Per il Vangelo come per il Corano l’uomo che si sottomette a Dio attende la resurrezione per la vita eterna all’ultimo giorno della storia terrena col ritorno di Cristo.

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Di non lieve entità la questione del dogma cristiano. Fra tutte le forze religiose presenti in Europa, soltanto quelle cristiane, cattoliche, ortodosse e protestanti, danno testimonianza della fede nel mistero trinitario e in quello dell’Incarnazione, che costituiscono appunto il centro, il fulcro e il vertice caratteristici della religione cristiana. La Chiesa si trova a dover proclamare e difendere da sola queste verità fondamentali del cristianesimo in un’Europa già un tempo cristiana, ma che ora è influenzata da molte dottrine più o meno lontane dal cristianesimo, per non dire addirittura contrarie, ed alcune contrarie alla stessa religione in generale.

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Il freno veramente efficace all’espansione islamica in Europa non sono tanto le forze laiche, politiche o di altre religioni, alcune delle quali, benchè vicine al cristianesimo come l’ebraismo, non accettano i due suddetti dogmi. Il freno decisivo è la Chiesa, appunto per la forza invincibile, datale da Dio, con la quale essa toglie all’Islam il pernicioso e deleterio veleno della plurisecolare negazione ostile ed ostinatissima di quelle somme e divine verità salvifiche per l’intera umanità, come dimostra tutta la storia del cristianesimo.

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Questo intoppo apparentemente insuperabile alla diffusione del cristianesimo nei paesi arabi e del Medio Oriente, in atto da secoli, ed anzi l’avanzamento dell’islam non solo religioso ma anche politico, in varie parti del mondo è un grande mistero, se pensiamo al mandato di Cristo di evangelizzare tutte le genti ed agli innumerevoli popoli, anche ferocemente barbari e pagani, che nel corso di questi duemila anni hanno finito con l’accogliere ed tuttora accolgono la fede cristiana.

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La teologia coranica non difetta nel delineare gli attributi del Dio Uno, come riconosce lo stesso Concilio, anche se esso tace su di una visione volontaristica e fatalista, che fu rilevata invece a suo tempo dal discorso di Benedetto XVI nella sua famosa Lectio Magistralis all’Università di Ratisbona [cf. QUI], e che è alla radice del metodo impositivo e violento col quale l’islam abitualmente diffonde il messaggio coranico. Quello che invece è incomprensibile e forse inescusabile è come dopo quattordici secoli che i teologi cristiani hanno chiarito e dimostrato che il Dio Trino cristiano è il medesimo Dio Uno adorato da musulmani ed ebrei, ancora i fedeli dell’islam oppongano alla dottrina trinitaria e dell’Incarnazione le medesime grossolane obiezioni del Corano.

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Il Dio cristiano non è “un altro Dio”, come dicono alcuni, rispetto a quello coranico. È il medesimo unico Dio, con la differenza che, come cristiani, lo conosciamo meglio [come trinitario] grazie alla rivelazione fatta da Cristo, mentre i musulmani sono sviati dagli errori del Corano. Lo stesso nome “Allah” ha la medesima radice ebraica di El, che significa appunto “Dio”.

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Mi spiace di dover contraddire in ciò le pur sagge osservazioni del Cardinale Giacomo Biffi, affermando che non è vero che il Corano presenterebbe un concetto di umanità “diversa” dalla nostra. Si tratta invece del medesimo concetto di “uomo” [animal rationale] tratto dalla ragione naturale. La differenza sta nel fatto che noi cristiani proponiamo un ideale di uomo “figlio di Dio” in Cristo, cosa che non può che essere ritenuta impossibile nell’umanesimo islamico a causa del fatto che, negandosi che Gesù sia Figlio di Dio, risulta per conseguenza evidente che l’uomo non può essere “figlio di Dio”.

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Ma la Chiesa non può e non deve rinunciare ad annunciare anche ai musulmani la verità su Cristo e la Santissima Trinità. Perchè i musulmani dovrebbero fare eccezione? Sono dispensati o esentati dal credere in Cristo? Non hanno intelligenza sufficiente? Non sono esseri ragionevoli come tutti gli altri? La loro forma mentis non è adatta? Si salvano col Corano? Ma perchè poi lo vogliono imporre a tutto il mondo? Maometto ha forse avuto un mandato da Dio più credibile di quello di Cristo? Sono giunti a Cristo i popoli più diversi, i più rozzi, i più barbari, i più superstiziosi, i più incivili. E non dovrebbero o potrebbero accedere a Cristo le popolazioni musulmane? Per quale motivo?

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Cristo non ha fatto eccezione per nessuno. Anche loro non possono salvarsi se non grazie a Cristo. Caso simile è quello degli Ebrei, i quali anzi da sei secoli prima del Corano rifiutano la divinità di Cristo, in nome del monoteismo. Ma almeno gli Ebrei hanno l’Antico Testamento, mentre i musulmani hanno questo Corano, contenente l’assicurazione da parte di Dio della sua rivelazione fatta a Maometto: una raccolta tra l’altro slegata e scoordinata di brevi capitoli, con insegnamenti teologici, ammonimenti e avvertimenti morali, mescolati a storie esemplari spesso tratte dall’Antico Testamento [le Sure], richiami e rimproveri fatti ad ebrei e cristiani, con molte ripetizioni, e l’aggiunta di improbabili leggende e personaggi mitologici.

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Insistente e perentoria nel Corano è l’affermazione che esiste un solo Dio, «Creatore, sapiente, clemente, onnipotente, provvidente, giusto, misericordioso e rimuneratore», con l’avvertenza che non gli si devono associare altri dèi e che quindi è blasfemo e segno di politeismo pensare che egli abbia un figlio, Dio alla pari di Lui, evidente riferimento alla fede cristiana nella divinità di Cristo, per il quale peraltro, «il figlio di Maria», il Corano ha anche parole di lode. Ma il profeta escatologico è Maometto.

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L’opposizione coranica alla divinità di Cristo si esprime in termini molto semplici, che tuttavia lasciano trasparire il terribile equivoco. Maometto non sa concepire la generazione se non in termini biologici, per cui dal suo punto di vista ha perfettamente ragione quando dice che Dio non può avere un figlio, sia perchè Egli è puro Spirito e sia perchè ammettere un Dio figlio vorrebbe dire ammettere un altro Dio [“Figlio”]  accanto a Dio “Padre”, il che sarebbe cadere nel politeismo.

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Maometto non comprende che la generazione in Dio va intesa in senso analogico come emanazione spirituale, così come Gesù dice di essere “uscito” dal Padre, come il pensiero emana dall’intelletto, perché appunto Cristo è il Pensiero, il Logos del Padre. Questa emanazione, quindi non è la produzione di un figlio in senso biologico che esca dall’essenza del generante, ma resta all’interno dell’essenza divina. Per Maometto ammettere due persone divine, Dio Padre e Dio Figlio, vorrebbe dire ammettere due dèi. Non capisce che Padre e Figlio in Dio sono il medesimo ed unico Dio. Non capisce che essi sono distinti come sono distinte tra loro due relazioni sussistenti, come l’esser-padre è distinto dall’esser-figlio. Relazioni sussistenti perché l’esser-Padre è il Padre, e l’esser-Figlio è il Figlio. E l’uno e l’altro sono Dio.

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Maometto non sa raggiungere il concetto di persona divina perché non sa liberarsi del concetto di persona umana, per il quale ad ogni persona corrisponde una sola natura individuale. Non comprende pertanto come ad una sola natura divina possano corrispondere tre persone, perché non riesce a concepire la persona divina come relazione sussistente. Infatti la persona in generale è un sussistente spirituale. Solo che, mentre nel caso della persona umana il sussistente è una sostanza o natura, nel caso della persona divina, il sussistente è una relazione [esser-Padre ed esser-Figlio].

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Infine Maometto non poteva ammettere la divinità di Cristo, perché non poteva ammettere che una sola persona divina [il Figlio] potesse avere due nature, una umana e una divina, come aveva definito il Concilio di Calcedonia nel 451, proprio quella Calcedonia, che pochi secoli dopo sarebbe stata islamizzata dai musulmani [cf. parte iniziale dell’articolo di Ariel S. Levi di Gualdo, QUI]. Maometto era preoccupato in cristologia di scongiurare il panteismo, ossia la divinizzazione dell’uomo. Gesù non poteva essere Dio, perché ciò avrebbe comportato, secondo Maometto, confondere l’uomo con Dio, idolatrare un uomo, “associare a Dio un altro dio”, come egli si esprime.

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La stessa preoccupazione la troviamo in Schillebeecx, per il quale dire che “Gesù è Dio” implicherebbe panteismo. Per questo egli preferisce dire che “Dio è in Cristo”. Tuttavia, la divinità di Cristo non va concepita neppure alla maniera di Rahner, il quale non ha difficoltà ad ammetterla, ma solo perchè definisce l’uomo facendo entrare Dio nella sua essenza: “Ciò che è l’uomo, non lo si può dire se non enunciando ciò a cui egli mira e da cui è avvistato” (=Dio) [5].

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Per concepire e per accettare nella fede i dogmi della Trinità e dell’Incarnazione non occorre comprendere le sottili delucidazioni metafisiche di un San Tommaso nella Summa Theologiae, ma è sufficiente la nozione catechistica comprensibile anche ai fanciulli. Anche la teologia più sublime resta nei suoi misteri di fede infinitamente al di sotto della comprensione esaustiva, e d’altra parte, già la mente del fanciullo, illuminato dallo Spirito Santo, è in grado di conoscere il Mistero e di renderlo sorgente di vita eterna. Dunque i musulmani non hanno scuse nel giudicare assurdi o blasfemi i dogmi cristiani. Chiariscano i dubbi, si accostino con umiltà e fiducia al Vangelo nella sua interpretazione fatta dalla Chiesa, evitino le eresie [per es. Lutero, Küng, Rahner e Schillebeeckx] e otterranno gli immensi benefici salvifici, che tanti altri popoli in questi duemila anni hanno già ottenuto.

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Quali sono dunque le possibilità della Chiesa per la difesa dell’Europa? La Chiesa può allearsi con l’illuminismo dei diritti dell’uomo per la difesa della civiltà europea e della libertà religiosa contro il totalitarismo religioso islamico. La Chiesa può trovare nel monoteismo islamico e nella religione naturale illuminista [Kant] degli alleati nella difesa della religione contro l’ateismo. I cristiani, cattolici e protestanti sono chiamati alla difesa del valore della rivelazione cristiana contro l’Islam, il razionalismo illuminista e l’ateismo. In ciò essi difendono le radici cristiane dell’Europa.

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Il cristianesimo fiacco, relativista, indifferentista, buonista e modernista, come per esempio quello promosso da Schillebeeckx, non è in grado di resistere alla pressione o imposizione minacciosa dell’Islam, ma è prevedibile che nel caso che l’islamismo acquisti un domani il potere politico, si dissolverà e sarà assorbito dell’Islam, come è sempre accaduto nei paesi cristiani invasi dall’Islam.

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Lo stesso dicasi per il cristianesimo idealista, panteista, pseudomistico e gnostico di origine hegeliana, come per esempio quello rahneriano. Qui Cristo non è Dio nel senso del Dio trascendente comune a cristianesimo ed islamismo, ma non è altro che il vertice ultimo e l’“orizzonte” della trascendenza umana, essendo ogni uomo essenzialmente e continuamente “in grazia”; il che, per l’islam e per il vero cristianesimo, è una bestemmia.

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Termino con una conclusione semiseria, nonostante la serietà della questione, ipotizzando una invasione islamica dell’Europa. Se finora i vescovi non sono riusciti a impedire che tra i fedeli giri questo obbrobrio della confusione dell’uomo con Dio, ci penseranno i musulmani, una volta che il sindaco di Roma sarà un seguace di Maometto, perché potrà ricevere assicurazione dai modernisti, abituati al più perfetto camaleontismo, che il Vangelo, secondo l’esegesi più avanzata, nega la divinità di Cristo.

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Quanto alla negazione rahneriana dei castighi di Dio e dell’esistenza di dannati nell’inferno, i musulmani, con efficace metodo pastorale, con citazioni dal Corano e dalla Bibbia, reintrodurranno la tradizionale credenza cristiana nell’inferno.

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Si può prevedere che anche le aree di tendenza illuministico-massonica, dato che la massoneria in fin dei conti è più interessata alla vita presente che a quella dell’al di là, davanti alla minaccia islamica, saranno pronti, sia pur per sola convenienza, ad abbracciare l’islamismo, come è avvenuto negli anni Sessanta per il filosofo massone André Guénon, sia pure nella sua forma esoterica.

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Discorso simile vale per le aree di tendenza atea. Dato che l’ateo punta tutta la sua esistenza sul benessere in questo mondo, è da prevedere che un domani, davanti alla minaccia islamica, si convertirà per convenienza al Corano. Esempio emblematico e famoso è quello del filosofo marxista francese Roger Garaudy negli anni Settanta.

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Se i musulmani dovessero aumentare il loro potere a Roma, il Papa, dietro consiglio del Cardinale Walter Kasper, potrebbe assumere tra i collaboratori in Segreteria di Stato qualche dotto musulmano. La Messa potrebbe essere integrata con l’aggiunta della citazione di Maometto nel Canone Romano e di alcuni versetti del Corano, e quindi potrebbe essere aperta a tutti, anche ai musulmani, con facoltà data ai partecipanti di credere o non credere nella transustanziazione o alla Messa come Sacrificio di Cristo. Del resto già i modernisti non ci credono più.

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Alberto Melloni potrebbe essere incaricato dalla Santa Sede di proporre un progetto di collegialità episcopale, che includesse una rappresentanza dei mullah islamici, mentre la Comunità di Sant’Egidio potrebbe scegliere tra gli immigrati islamici coloro che essa dovesse ritenere adatti ad essere eletti al consiglio comunale di Roma.

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L’Opera Romana Pellegrinaggi potrebbe organizzare pellegrinaggi alla Mecca o a Medina. Ogni cristiano dovrebbe conoscere il Corano, al punto che, se dovesse essere interrogato sui detti del Profeta da agenti islamici, sia in grado di rispondere, in modo da aver salva la vita.

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L’istruzione religiosa [sharìa] e il controllo circa la retta fede [coranica] verrebbero affidati agli uffici di polizia sotto il controllo degli imam. Sarebbe abolito il diritto di libertà religiosa e si tornerebbe alla religione di Stato, la quale però questa volta sarebbe la religione islamica.

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Mentre la legge lascerebbe impuniti gli oltraggi alla religione cristiana, l’insulto alla figura di Maometto potrebbe essere punito con la morte. E così sarebbero puniti con la morte gli omosessuali. Gli esponenti del governo potrebbero fruire di un harem. I crocifissi nei locali pubblici potrebbero esser sostituiti dalla mezza luna dell’Islam.

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Se i musulmani dovessero aumentare il loro potere politico in Europa, si potrebbe giungere a che le sfilate di moda di Parigi presentassero l’esibizione di diversi tipi di burka, secondo la tipica creatività francese. Non ci sarebbe più l’angoscioso, complicato e imbarazzante problema dei divorziati risposati, dato che sarebbe consentita la più semplice e pratica poligamia.

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La donna tornerebbe ad essere sottomessa all’uomo, così che egli non abbia più attorno a sé una pericolosa concorrente, rivale o antagonista e da prestarsi meglio a soddisfare le sue voglie sessuali. Le donne adultere sarebbero punite con la lapidazione, semmai con una leggera riduzione della nostra popolazione.

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A questo punto, ci potrebbe però essere il rischio che i lefebvriani si diano alla macchia o si trasformino in una società segreta terroristica contro gli islamici e cristiani traditori, ossia riabilitando la pena di morte per gli eretici.

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Soltanto i veri cristiani, in piena comunione con la Chiesa e col Papa, convinti e coraggiosi, amanti della santità, come sempre è avvenuto, resisteranno alla prepotenza islamica, se occorre fino al martirio. Tutti gli altri, per i quali tutti i valori sono tutti discutibili o negoziabili, saranno pronti a barattarli con l’Islam per salvare la pelle.

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Quelli della “fede” dubitante alla Cardinale Martini e i dialoganti alla Cardinale Walter Kasper e quelli che risolvono la cristologia nella mitologia come l’Arcivescovo Bruno Forte o i pingui profeti alla Enzo Bianchi, saranno i primi a rendere omaggio al Corano. Gli unici a salvare la dignità e libertà dell’uomo, dell’Europa e della Chiesa, saranno, come sempre è avvenuto, i cristiani, e soprattutto i santi ed i martiri integralmente fedeli al Vangelo e alla Chiesa.

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Varazze, 15 agosto 2016

Solennità dell’Assunzione di Maria in Cielo

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NOTE

[1] I sostenitori del “pensiero debole”, da loro sostenuto con forza, come Gianni Vattimo, lo giudicano una cosa positiva.

[2] Vedi per es. l’ateo che, secondo il Cardinale Carlo Maria Martini, continuamente si trova nella coscienza del credente a contestare le sue convinzioni di fede. E questa, per Martini, sarebbe la vera fede.

[3] Nostra aetate, n.3

[4] Vedi con quanta preoccupazione il Concilio parla dell’ateismo, mentre non ha difficoltà a riconoscere che noi e i musulmani adoriamo un unico e medesimo Dio, benchè conosciuto in modi differenti e anche contrastanti.

[5] Grundkurs des Glaubens, p.215.

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