Siamo al cambio di un’epoca, sul Santo Padre Francesco è necessario sospendere il giudizio e procedere sulle ali della fede

SIAMO AL CAMBIO DI UN’EPOCA, SUL SANTO PADRE FRANCESCO È NECESSARIO SOSPENDERE IL GIUDIZIO E PROCEDERE SULLE ALI DELLA FEDE

 

C’è un esercito sempre più sbraitante di “tradizionalisti” che non riesce a capire che la Chiesa non è del Santo Padre Francesco, come prima non lo è stata di Benedetto XVI, di Pio XII, di Pio X. Non lo è stata di Pietro stesso scelto come proprio vicario in terra dal Verbo di Dio in persona. La Chiesa è di Cristo, ed è comunque governata dallo Spirito Santo; e per quanto sia stata e possa essere ancora deturpata dagli uomini, rimarrà sempre la sposa santa e immacolata del Redentore.

 

Autore Ariel S. Levi di Gualdo
Autore
Ariel S. Levi di Gualdo
Giovanni Cavalcoli in coro 2
il teologo pontificio Giovanni Cavalcoli nel coro del suo convento domenicano, prova vivente di come la teologia si faccia anzitutto pregando

Compito dei padri dell’Isola di Patmos è di trasmettere la virtù della speranza, invitando le membra vive del Popolo di Dio a vivere e praticare questa virtù teologale che l’Apostolo Paolo pone tra la fede e la carità [Cf. I Cor 13, 1-8]. Una virtù collocata come spartiacque perché “nel mezzo” non c’è il compromesso, c’è il punto d’unione, l’amalgama. E dato che sulle righe di questa rivista non siamo avvezzi proceder per umori né per scomposte passioni ma sul rigore teologico scevro da sociologismi e politichese, è necessario ribadire che la fede e la carità non sono neppure pensabili, senza l’amalgama della speranza. Ogni lettore animato da sincero sentimento cattolico, libero dalle chiusure originate dal «io voglio» sempre più spesso sostituito al «cosa vuole Dio da me», capirà che da una fede senza speranza, o da una carità senza speranza, ne uscirà fuori un corpo senza ossatura, un mollusco. E un mollusco non può costituire il Corpo Mistico di Cristo, la Chiesa di cui Egli è capo e noi membra [sulla “speranza” rimando al mio precedente articolo, qui].

Antonio Livi - Senato accademico 2
il filosofo metafisico e teologo della scuola romana Antonio Livi durante una seduta del senato accademico della Pontificia Università Lateranense, presso la quale ha dedicato la propria vita a formare nella sana teologia cattolica generazioni di allievi

Giovanni Cavalcoli, Antonio Livi ed io, in diversi scritti abbiamo già lamentato con dispiacere, senza livori dettati da secondi fini, come una squadra di incompetenti appartenenti anche al mondo della cosiddetta “Tradizione” si stia calando sempre più nel ruolo di teologi, ecclesiologi, canonisti, storici della Chiesa … senza averne la preparazione e la maturità richiesta quando si affrontano certi complessi temi in pubblico, o per mezzo di scritti rivolti a numeri indeterminati di lettori. Non è né sano né cristiano praticare con leggerezza spesso intrisa di omocentrismi dei delicati settori della ecclesiologia, della teologia e della pastorale; materie alle quali noi tre abbiamo dedicano lunghi anni, o interi decenni di vita, come nel caso dei miei due confratelli anziani, accompagnando sempre la buona dottrina al ministero pastorale e soprattutto all’obbedienza nella fede all’Autorità ecclesiastica. Poi, se alla palese incompetenza si aggiungono pure la presunzione farisaica ed il fanatismo, il tutto risulterà più grave ancora. E se a questa aggravante di per sé già sufficiente in quanto a dannosità, si unisce come tocco estremo la mancanza di libertà derivante dalla volontaria reclusione nel microcosmo della ideologia entro la quale alberga il solo vero e il puro e unico pensare cattolico, a quel punto il disastro è totale e questi soggetti risulteranno gravemente nocivi per tutti quei devoti cattolici che finiscono spesso in buona fede col prendere sul serio certe loro affermazioni errate.

playboy
la ormai storica rivista Playboy

Per questo invito i cattolici devoti che si stanno movendo con difficoltà sempre maggiori in questi nostri difficili scenari ecclesiali, cercando sempre più spesso conforto presso noi sacerdoti, sia nel confessionale sia nella direzione spirituale, a leggere gli ameni articoli di fondo che accompagnano le immagini delle conturbanti modelle di Playboy, non però i libri di Cristina Siccardi e di Carlo Manetti, evitando di abbeverarsi ad essi come fossero testi contenenti verità inconfutabili. Dico sul serio e senza pena di scandalo: perché facendo le debite proporzioni, una rivista a sfondo erotico risulterà in ogni caso meno dannosa delle fanta-ecclesiologie, delle fanta-teologie e delle fanta-storie della Chiesa diffuse da praticoni gravati da prevenzioni ideologiche e poveri di adeguate cognizioni teologiche.

siccardi
per ascoltare la conferenza integrale dell’Autrice che tenta di usare e manipolare la figura di Paolo VI per legittimare il vescovo  scismatico Marcel Lefebvre, dalla stessa paragonato ai Santi Padri della Chiesa, cliccare QUI

Per quanto il mio paradosso sia evidente, nell’invitare i buoni cattolici a non leggere le opere della Siccardi che strumentalizza San Pio X per tirare acqua al mulino dei lefebvriani e portare avanti un’ideologia dell’anti-concilio Vaticano II, resta del tutto pacifico che li invito al tempo stesso a non leggere neppure Playboy, perché al suo interno v’è poco di edificante. Analogo invito vale per le fuorvianti congetture “teologiche” di Maria Guarini, direttrice del seguito blog chiesa&postconcilio, che di recente ha conferito somma sacralità ad un accidente esterno, la lingua latina [vedere qui], usata per porre in immancabile discussione dietro le righe l’autorità del Concilio Vaticano II, la cui assisa era formata da tutti i vescovi dell’orbe cattolica privi però delle capacità analitiche della somma teologa Guarini, alla quale manderei volentieri in omaggio un celebre sermone di Sant’Alfonso Maria de Liguori sulla superbia. La Guarini è una persona amabile, moglie e madre esemplare, una vita di serio lavoro allcristina siccardi invernoe spalle nel corso della quale s’è cimentata anche negli studi teologici, io stesso le voglio bene ed anche per questo non mi lascio toccare dal fatto ch’ella sia caratterizzata da un elemento limitante e al contempo pericoloso: la incapacità di ascoltare al di là di se stessa i buoni maestri, fatta eccezione per quanti le dicono ciò ch’ella vuol sentirsi dire o coloro che essendo cattivi maestri e vivendo in errore le approvano ciò che di sbagliato spesso afferma. Una donna animata da serietà umana e dalle migliori intenzioni che della sacra liturgia ha fatto il proprio cavallo di battaglia, benché non le sia chiaro il concetto metafisico di sostanze immutabili e di accidenti esterni in sé e di per sé mutevoli, inclusa la lingua — che rimane un accidente esterno — usata per trasmettere l’eterna sostanza immutabile dall’ineffabile Sacrificio Eucaristico.

Disquisendo di liturgia e polemizzando sul Novus Ordo Missae la Guarini non afferma né ilmaria guarini vero né il verosimile ma solo l’ideologico ammantato da un improbabile teologico. Da certi suoi scritti emergono carenze sia riguardo la storia della Chiesa sia riguardo la dogmatica sacramentaria, specie quando si lascia andare ad affermazioni sicure — prese come tali da molti —, che a loro volta le fanno proprie diffondendole come fossero verbum Domini. Un solo esempio per far capire che cosa intendo dire quando parlo dei danni che possono derivare dall’ideologia supportata spesso da carenze di conoscenza: un cattolico mi scrive citandomi uno scritto della Guarini che facendo critiche al Novus Ordo Missae ed esaltando il Vetus Ordo, parla della de-sacralizzazione dell’Eucaristia legata anche al fatto che con la riforma liturgica il celebrante ha preso a recitare la “formula consacratoria” ad alta voce. Ho risposto al giovane: «Forse questa teologa non conosce a fondo la storia della liturgia, quindi il motivo per il quale fu imposta la recita sottovoce di quella e di altre parti della Santa Messa. Scelta affatto connessa a chissà quale arcana sacralità legata al tono non udibile delle parole in sé, visto e considerato che il Signore Gesù disse ad alta voce in modo udibile agli Apostoli: «Questo è il mio corpo … questo è il mio sangue»; e per quanto fosse stato chiaro nel pronunciare quelle parole, se non fosse disceso in seguito lo Spirito Santo nel cenacolo sopra agli Apostoli, questi non sarebbero riusciti neppure a percepire la portata del mistero che si era realizzato attraverso il Verbo di Dio fatto uomo. La voce sommessa non udibile dall’assemblea, o le cosiddette secrete, furono imposte per questioni di carattere pedagogico-pastorale, evitando in tal modo al Popolo, che aveva ormai imparate a memoria tutte le parti della Santa Messa, di recitare ad alta voce col celebrante l’intero Canone Eucaristico. Lungo sarebbe il discorso e numerose le rubriche liturgiche poste da certi “tradizionalisti” al di sopra degli stessi misteri della fede, che nascono solo per motivazioni e ragioni di pura opportunità pastorale, non per chissà quali arcani e sacri misteri; e queste motivazioni e ragioni si chiamano “accidenti esterni”, caratterizzati come tali da mutevolezza, quegli accidenti che la Guarini e il codazzo di “tradizionalisti” al seguito suo e di altri autori affini d’area lefebvriana rischiano di mutare non in elementi sacri, ma in veri e propri idoli: l’idolatria del rubricismo.

gnocchi e palmaroParticolare scalpore fece l’articolo «Questo Papa non ci piace» di Alessandro Gnocchi e del compianto Mario Palmaro [vedere qui] contenente opinioni e perplessità del tutto legittime, partendo dalle quali bisognerebbe non solo aprirsi alla discussione — sale della Chiesa e lievito della speculazione teologica — ma anche all’ascolto. Noto invece che queste persone sembrano troppo impegnate ad ascoltare se stesse per prestare ascolto ad altri. Gnocchi si è fatto anch’esso le proprie opinioni, rispettabili e legittime, che persegue in modo deciso senza curarsi di ascoltare teologi, ecclesiologi e pastori in cura d’anime che forse avrebbero da dirgli molto, in particolare certi miei confratelli anziani che in mezzo secolo di studi, ricerche, applicazione al ministero pastorale e vita di preghiera, forse potrebbero trasmettergli pure parecchio, se da parte sua vi fosse la disponibilità ad ascoltare ed eventualmente ad accogliere, anziché vivere ripiegato sulla sicurezza di “possedere” quella verità che proprio perché tale non si possiede, si ascolta docilmente ed altrettanto docilmente si serve.

E la Verità si serve nella Chiesa, con la Chiesa, per la Chiesa e dentro la Chiesa, non certo accusando la Chiesa di non essere fedele alla Verità. Ignari che certi pensieri ed atteggiamenti molto insidiosi nascono spesso a monte da una nostra idea di Chiesa, perché quando non si riesce a proiettarsi con speranza nel futuro, allora ci si rifugia nell’immobilismo di un passato reso statico che come tale non deve passare mai. A chi non riesce a vivere con serenità il presente ed a viverlo proiettato nella speranza futura, non resta quindi che il rifugio nel passato, negazione, questa, temibile e terribile, di chi rifiuta un elemento non proprio secondario della nostra fede: la Chiesa intesa come popolo in crescita ed in perenne cammino sino al ritorno del Cristo alla fine dei tempi.

cristina siccardi con Paolo VI e con lefebvre
Con Paolo VI … e con Lefebvre“, che equivale a dire: con il monarca e con l’anarchico … semmai non fossero chiare le idee confuse di questa autrice vedere qui

Visto poi che tutte queste persone attive nella difesa della Verità e dei valori non negoziabili, parlano sempre di coerenza, verrebbe da fare un discorso molto serio non tanto sui contenuti di certi loro scritti, ma pure sul contenitore privilegiato nel quale da tempo li raccolgono. Discorso nel quale andrebbe coinvolto anche lo storico Roberto de Mattei, oggetto della mia profonda stima ieri, oggi e domani. Questa la mia perplessità: è opportuno, per dei cattolici indefessi che si proclamano difensori di una vera Traditio sempre più insidiata da venti tempestosi, usare come contenitore il giornale di un ateo dichiarato come Giuliano Ferrara, uomo noto per la sua sagace intelligenza ma altrettanto noto per avere attraversato tutto quello che c’era da attraversare nel mondo della politica italiana, cambiando ripetutamente carro e cavaliere, bandiere e stendardi? Perché se a questi “maestri” della “cattolica coerenza” non fosse chiaro, allora provvederò a chiarirgli l’ovvio palese. Giuliano Ferrara ed Eugenio Scalfari sono entrambi accomunati da un elemento di unione: l’ateismo.

il foglio gnocchi e palmaro
Uno dei tanti articoli comparsi sul Foglio a firma di Alessandro Gnocchi e del compianto Mario Palmaro, basati su una non conoscenza del modo complesso e anche grave attraverso il quale si sono svolti realmente certi fatti che hanno imposto all’Autorità ecclesiastica di intervenire [vedere qui]

Questi paladini della autentica traditio che firmano articoli sul giornale di un ateo dichiarato e che gemono dalle sue colonne su quanto «questo Papa non ci piace», non hanno alcun ragionevole diritto di stracciarsi le vesti dinanzi ai colloqui del Santo Padre con l’ateo Eugenio Scalfari, al quale dobbiamo invece riconoscere quella lineare continuità di pensiero protratta nel tempo che pare un po’ carente in Giuliano Ferrara; il tutto precisando, a massimo beneficio ed a meritato onore di Ferrara, che solamente gli stolti non cambiano mai opinione e che spesso, mutare opinione, può essere segno di intelligenza ed anche di coerenza. Diversamente invece, quarant’anni fa, Eugenio Scalfari era esattamente quello che è oggi, cosa questa che potrebbe denotare sia coerenza nella continuità sia mancanza di apertura ad una evoluzione e trasformazione del pensiero umano. Dinanzi a tutte queste incongruenze — che non sono incongruenze di Ferrara ma di certi cattolici duri&puri che usano le colonne del suo giornale come vetrina — la chiave di lettura nella quale possiamo trovare adeguata risposta è ancora una volta tutta racchiusa in una parola: ideologia.

manifesto
I quotidiani comunisti non esistono più neppure in Russia, sopravvivono però in Italia, Francia, Spagna …

Io che non oserei mai presentarmi come difensore della autentica Verità e della pura Traditio che “la Chiesa sta dissipando” — posto che della Verità e della Traditio sono solo devoto servitore e nei modi in cui la Chiesa mi comanda di esserlo — non accetterei mai di pubblicare miei scritti su Il Manifesto Comunista, perché oltre ai contenuti è necessario valutare il contenitore, chi lo gestisce e chi lo dirige. Ciò detto mi domando: a tutto questo ci hanno mai pensato Roberto de Mattei, Alessandro Gnocchi e tutte le punte di spicco del loro battagliero e critico entourage?

giovane e vecchio
in certi ambienti della “Tradizione” dura&pura dove si fanno le pulci a tutti, dai Sommi Pontefici agli interi documenti dei concili ecumenici, circolano realmente coppie di questo genere e solitamente non si tratta mai di anziani pensionati che percepiscono 500 euro al mese di pensione; e quando i preti lefebvriani si recano presso questi circoli a celebrare, non prestano mai attenzione a certe “coppie originali”, forse perché troppo impegnati a predicare agli adolescenti che per gli “atti impuri” si va diritti all’Inferno?

Questo tipo di “tradizionalisti” che di recente ho paragonato ai comunisti italiani e francesi che dinanzi ai carri armati russi che invasero Praga tacquero, quando ad essere toccato è stato un loro beniamino, il Vescovo di Albenga Mario Oliveri [vedere qui], hanno reagito col silenzio, palesandosi come una riedizione della Fattoria degli animali di George Orwell: «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri». Mi duole dirlo, ma i disastri emersi nella Diocesi di Albenga, ed in specie sul versante morale, non si sono invece verificati con episodi di siffatta gravità nelle diocesi rette da certi vescovi cosiddetti iper-conciliaristi. Dobbiamo allora dare per scontato che per questi paladini della Traditio che accolgono senza particolari problemi morali nelle loro fondazioni e alle loro Sante Messe in rito antico piccoli eserciti di pluridivorziati; per questi difensori dei sacri valori della famiglia che non rimangono turbati, anzi fingono proprio di non vedere certi loro ricchi benefattori sessantenni che si presentano nei loro circoli traditional con la fidanzata di trent’anni Cop Francescani.indd… ebbene, per questi difensori dei sacri valori della famiglia, forse esistono anche due tipi di ateismo: l’ateismo di sinistra, quello di Scalfari, che è un ateismo cattivo perché di sinistra; e l’ateismo di destra, quello di Ferrara, che invece è un ateismo buono, perché è di destra. E detto questo resto in attesa di smentite, non di silenzi, come quando di recente ho accusato queste persone sulla pubblica piazza di avere usato i poveri Francescani dell’Immacolata per scopi ideologici recando loro un danno maggiore che poteva essere evitato, mandando a tal scopo alla carica il celebre “ecclesiologo” ed esperto “canonista” Carlo Manetti, autore di un libro avulso dalla realtà dei fatti, come a tempo e luogo sarà dimostrato dai competenti uffici della Santa Sede [vedere qui], posto che questo autore, fatta salva la mia ironia a dir poco dovuta, non sa neppure dove albergano, la ecclesiologia ed il diritto canonico; e ciò non perché lo dica io, ma perché lo dimostra il suo libro.

Masturbazione
” […] Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito” [Mt 23, 1-12]

Vorrei che queste persone dalla morale malleabile, capaci per un verso a minacciare coi loro catechismi gli adolescenti di abbrustolire tra le fiamme dell’inferno se oseranno masturbarsi, ma per altro verso così indulgenti, o meglio non vedenti quando si tratta delle vite allegre di certi loro ricchi finanziatori, ci rassicurassero di non avere mai preso un soldo dall’estrema destra americana, né da certi ricchi imprenditori brasiliani, o da europei che si sono arricchiti per incanto in Brasile, grazie ai quali e per causa dei quali in quel Paese ci sono da una parte le loro ville faraoniche — semmai con annessa cappella eretta nei pressi della piscina olimpica dove si celebra la Santa Messa col Messale di San Pio V — dall’altra le favelas ed i fanciulli abbandonati per le strade che non possono marciare per la vita, essendo troppo impegnati a cercare di salvarsi la vita. Inutile a dirsi: chi conosce i miei scritti ed i miei libri, sa bene che non sono un esponente della Teologia della Liberazione, sono un prete ed un teologo cattolico, apostolico romano con una certa vocazione a dare un po’ di filo da torcere ai farisei ipocriti, dicendo all’occorrenza ai buoni fedeli: fate attenzione, perché quelli «filtrano il moscerino e poi s’ingoiano il cammello […] puliscono l’esterno del bicchiere e del piatto mentre all’interno sono pieni di rapina e d’intemperanza» [Cf. Mt 23, 24-25], ed in questo caso, oltre a non fare quel che fanno, i nostri buoni fedeli non devono fare soprattutto quello che di gravemente sbagliato essi dicono e diffondono.

de Mattei libro in portoghese
edizione brasiliana del libro di Roberto de Mattei: “Il Concilio Vaticano II, una storia mai scritta”

Negli anni Sessanta la Chiesa ha celebrato il suo XXI° concilio nel quale non tutto è andato bene, ma un fatto è certo: quel Concilio celebrato dai Padri della Chiesa sotto l’autorità di Pietro ha sancito delle nuove dottrine che sono vincolanti per tutto il corpo dei fedeli, soprattutto per i vescovi, i presbiteri, i diaconi, i religiosi e le religiose. Usare il concetto di pastoralità per giungere a dire sopra e sotto le righe che «in fondo è stato solo un concilio pastorale» e come tale lascia il tempo che trova, non è errato ma teologicamente aberrante. Tutti sappiamo che al Concilio ha fatto seguito un post concilio che in nome della interpretazione o della applicazione ha creato problemi, grazie a potenti cordate di modernisti e di teologi che a forza di ascoltare solo se stessi sono caduti anche in eresia, dopo avere creato il proprio concilio egomenico e le proprie dottrine. Una consapevolezza, questa, che non solo mi è chiara ma della quale sono ripieno, perché Dio ha avuto la bontà di farmi incontrare sul mio cammino grandi uomini e testimoni della fede come Divo Barsotti e Cornelio Fabro; perché da anni sono in relazione coi due teologi anziani assieme ai quali portiamo avanti questa rivista, entrambi esponenti ed eredi delle più insigni scuole di teologia, che hanno vissuto a stretto contatto con alcuni uomini per i quali non è escluso che domani la Chiesa possa proclamarli santi e confessori della fede, come nel caso del giovane e geniale teologo domenicano Tomas Tyn. E alla prova dei fatti, come uomo di cinquant’anni, ritengo di avere maturato una caratteristica utile a me ed ai fedeli che mi avvicinano come confessore, direttore spirituale e maestro di dottrina: i saggi maestri dotati di prudenza, giustizia, fortezza e temperanza, io li ascolto e li seguo rendendo lode a Dio per avermi benedetto facendomeli incontrare sul mio cammino umano e sacerdotale. Mi guardo bene dall’aggredirli o dal censurarli, meno che mai dal dimenticarli o dal negarli in nome del mio opinabile e arrogante “ti sbagli” perché “io dico che…”, ergo “è vero solo ciò che dico io”.

gherardini concilio equivoco
il celebre teologo Brunero Gherardini, ha di fatto finito col sostenere che il Concilio Vaticano II non è in linea di continuità con la precedente tradizione

Essere però consapevoli che all’interno della Chiesa stiamo vivendo una grande crisi di fede che genera una terribile crisi dottrinale e di conseguenza una crisi morale, non vuol dire affermare erroneamente, come fanno i lefebvriani e le persone vicine alla loro area, che il problema è il concilio e che il post concilio ne è la ovvia conseguenza, perché ciò equivale in tutto e per tutto ad affermare che siccome un giovane incapace ha preso di nascosto ad un pilota professionista la sua Ferrari, causando con essa un incidente e danneggiando l’autovettura stessa, la colpa è della fabbrica di Maranello e di Luca Cordero di Montezemolo che della società era amministratore delegato.

Temo che taluni non vogliano capire che il problema ecclesiale attuale non è più il concilio o il postsostanze e accidenti concilio che spesso ha stravolto il concilio; il problema è che a distanza di mezzo secolo dalla celebrazione del concilio, dopo decenni di devastazioni operate dal meglio del peggio di molti teologi, oggi siamo giunti al radicale cambio di un’epoca nel corso del quale sarà sepolta la struttura ecclesiastica come sin oggi l’abbiamo intesa ed esteriormente vissuta, per proiettare nel divenire futuro la Chiesa Corpo Mistico di Cristo che vivrà sino al suo ritorno alla fine dei tempi. Gli accidenti esterni, metafisicamente parlando, prima sono mutati, poi hanno finito col risultare non più adeguati per preservare l’immutabile ed eterna sostanza del Verbo di Dio fatto uomo che si è rivelato nascendo dal ventre della Vergine Maria, morendo e risorgendo dalla morte; e che prima di offrire se stesso in sacrificio ha fondato la sua Chiesa sulla roccia di Pietro, donandoci la sua perenne presenza viva attraverso l’Eucaristia, suo memoriale vivo e santo, centro e cuore propulsore della vita ecclesiale.

Il pericolo e l’autentica aberrazione del mondo di una certa “Tradizione” è di avere smarrito questo concetto metafisico basilare finendo col credere che la sussistenza della sostanza dipenda dagli accidenti esterni, dal passato che non deve passare e che per questo va immobilizzato, mummificato, sino a considerare come elementi eterni ed immutabili gli accidenti esterni; proprio come se da essi dipendesse la sostanza eterna ed immutabile. Non a caso ho usato il termine di aberrazione teologica intesa nel senso etimologico del termine: vagare al di fuori della via della verità.

ci mancavano le corna!
Nella cultura filippina questo gesto significa “vi amo”, adesso però cerchiamo di spiegarlo alla maggioranza assoluta degli abitanti di questo mondo costituita da non filippini, che non si tratta di una riedizione de Il Marchese del Grillo

In questo tempo ecclesiale nel quale è in corso un radicale cambio d’epoca, la figura centrale e determinante è quella del Santo Padre Francesco, quel pontefice che a molti cattolici non piace ma che al tempo stesso piace a tutti coloro che hanno improntate le proprie esistenze su un vivere e un pensare non cattolico. Molti che si sentono disorientati o imbarazzati da certi suoi gesti finiscono con l’affermare «questo Papa non ci piace». Qualche esempio: il Sommo Pontefice che apre le mani giunte ad un piccolo chierichetto domandandogli «ti si sono incollate le mani?» [qui], che saluta col pollicione alzato come fosse il vecchio zio d’America, che si mette un naso da clown accanto ad una coppia di sposi con tanto di sposa introdotta alla presenza del Santo Padre un po’ troppo scoperta e scollacciata. Oppure l’ultima in ordine di serie: in visita apostolica nelle Filippine, il Santo Padre saluta facendo un paio di corna assieme ad un suo cardinale. Ovviamente è stato subito spiegato appresso che quel gesto, nella cultura filippina, non ha nulla a che fare col rock satanico al quale hanno fatto subito richiamo gli apocalittici ed i cacciatori di anticristi, si tratta di un gesto che significa: «Vi amo».

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Paolo Stoppa nei panni di Pio VII e Alberto Sordi in quelli del Marchese del Grillo

Ovviamente sono il primo a discutere senza paure e falsi pudori clericali su quanto possa risultare inopportuno un gesto simile fatto dal Romano Pontefice ripreso dai fotografi e dalle televisioni di mezzo mondo, anche perché non è detto che sia semplice né agevole spiegare a molti non filippini — ossia la maggioranza degli abitanti di questo mondo — che quelle corna significano «Vi amo» e che non si tratta invece di un gesto uscito da una scena del film Il Marchese del Grillo, dove il grande Paolo Stoppa nei panni di Pio VII chiude la pièce comica facendo le corna, dopo che il nobiluomo romano impersonato da un altro grande, Alberto Sordi, aveva fatto traballare come suo solito uso il Sommo Pontefice sulla sedia gestatoria, che avvertita la scossa sbotta: «Vuoi farmi rompere l’osso del collo?». Replica il gentiluomo burlone: «Santità, morto un Papa se ne fa un altro!» [vedere qui]. Ma erano appunto Paolo Stoppa nei panni di Pio VII e Alberto Sordi in quelli del Marchese del Grillo, non era il Regnante Pontefice in visita apostolica in un paese asiatico in compagnia di un suo cardinale, circondati da fotografi e cineoperatori delle agenzie stampa e delle televisioni di mezzo mondo, mentre entrambi finivano immortalati sorridenti con un bel paio di corna stampato sulle loro mani destre.

berlusconi
esempio di arcaica promessa solenne, in questo caso rivolta al Popolo Italiano

Nella tradizione ebraica arcaica, per sigillare una fedele promessa solenne gli uomini si mettevamo il palmo della mano aperta sopra l’organo genitale, sul quale era stato impresso con la circoncisione il Patto dell’Alleanza. Ebbene, poniamo che il Santo Padre, dopo avere mangiato peperoni la sera ed altri cibi pesanti decida il mattino seguente di crearmi cardinale, rischiando in tal modo di causare arresti cardiaci in tutti coloro che certi esempi paradossali non li fanno perché nella berretta rossa ci sperano per davvero. Dubito che durante il concistoro, ricevendo la berretta rossa, mi porterei la mano sull’organo genitale per manifestare attraverso un significativo gesto arcaico la mia fedele devozione al Romano Pontefice usque ad effusionem sanguinis, mi limiterei ad inginocchiarmi ed a baciargli la mano destra. Perché io sono io, non sono il Marchese del Grillo redivivo, perlomeno durante le pubbliche cerimonie ufficiali, poi, in privato con gli amici, posso essere anche peggiore del goliardico nobiluomo impersonato da Alberto Sordi.

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una delle tante satire sul Santo Padre che in numero sempre maggiore stanno circolando soprattutto sulla rete telematica ed attraverso le quali vengono trasmessi precisi messaggi ed a volte anche dei chiari moniti …

Altra lamentela che a volte udiamo è «questo Pontefice non è adeguato». Se ci pensiamo bene nessuno può dirsi adeguato ad essere sacerdote, vescovo, romano pontefice. A certi uffici, all’interno dei quali è racchiuso il mistero stesso della Chiesa ed il mistero dei Sacramenti di grazia, nessuno può dirsi adeguato. Neppure i santi erano degni di partecipare al sacerdozio ministeriale di Cristo o di divenire successore della roccia sulla quale Cristo in persona ha edificato la sua Chiesa. A riprova di quanto testé scritto sarebbe bastato andare da San Giovanni Maria Vianney o da San Pio da Pietrelcina e domandargli: «Tu ti senti degno, di partecipare per mistero di grazia al sacerdozio ministeriale di Cristo, vero?». Temo proprio che il secondo di questi due santi, in modo del tutto particolare, avrebbe potuto reagire anche in modo violento. Tra l’altro non bisogna mai dimenticare che Pietro stesso, scelto dal Signore in persona, era un uomo limitato che ha manifestato tutte le sue debolezze e fragilità. Proviamo allora a vedere la cosa per altro verso: e se il Santo Padre Francesco ci sbattesse in faccia in modo diretto e salutare quanto nessuno di noi, a partire da lui, sia adeguato, dinanzi al mistero di grazia del sacerdozio ministeriale? E se dietro le righe, al di là di certi suoi gesti talvolta sconcertanti, volesse infrangere la patina di tutti quegli elaborati accidenti esterni mutevoli per mezzo dei quali, attraverso strati e strati di solidificato clericalismo e di pappa&ciccia coi peggiori poteri mondani, abbiamo finito col sentirci persino adeguati a ciò per il quale nessun umano può dirsi adeguato e degno? E se il Santo Padre volesse dissipare tutte quelle strutture e quegli orpelli che hanno finito con l’essere usati non per rendere onore e dignità alla Santa Chiesa di Cristo — come dovrebbe essere — ma agli ecclesiastici che ricoprono se stessi di onori usando a proprio sommo pretesto l’onore che dobbiamo tributare sempre alla Santa Sposa di Cristo, verso la quale nessun palazzo, nessun metallo, nessuna pietra e nessuna stoffa può essere sufficientemente preziosa? Motivo per il quale la povertà dovrebbe finire sempre sotto i gradini dell’altare e dentro le chiese la parola sciatteria andrebbe bandita, perché a Dio si offre sempre l’ottimo e il massimo.

Tre mesi dopo la sua elezione, rispondendo ad un intervistatore, definii il Santo Padre Francesco un enigma. Del resto ogni uomo a suo modo lo è [vedere qui]. Oggi, a distanza di quasi due anni, confermo ciò che risposi all’epoca, con una certezza ulteriore maturata: dietro a questo enigma c’è lo Spirito Santo, che non sappiamo ancora come intende operare. Una cosa è certa: sta operando, siamo noi che ancora non siamo in grado di decifrare il suo operato; forse neppure il diretto interessato è in grado di capire i progetti che Dio intende compiere attraverso di lui.

dubbia autorità del concilio
questo testo che stilla autentica mancanza di conoscenza e rifiuto ad un ragionare ecclesiale è promosso sul sito della Fraternità Sacerdotale di San Pio X [vedere qui]

Sono amareggiato per il continuo aumento di riviste telematiche che dietro al tradizionalismo celano il sedevacantismo. È blasfemo che sedicenti cattolici mettano in rete dei blog titolati Acta Apostaticae Sedis [atti della sede apostatica], dove rendono il Romano Pontefice, indicato come apostata, oggetto d’insolenze e insulti. È desolante constatare l’alto numero di siti e di blog che inseguono catastrofismi apocalittici nella più adulterata accezione del termine, perché l’Apocalisse dell’Apostolo Giovanni è il libro della speranza per antonomasia che narra la grande vittoria sull’antico nemico, l’Anticristo, la cui sconfitta è già scritta sin dall’inizio dei tempi. L’Apocalisse è il trionfo della fede, della speranza e della carità in chiave escatologica. E tutti i Gentili Signori e le Gentili Signore più o meno titolati e blasonati che ho citato uno a uno in questo mio articolo, sono direttamente colpevoli di tutto questo, perché per questa gente, loro ed i loro scritti, rappresentano un punto di riferimento, pertanto hanno poco da fare i falsi amanti della Chiesa che soffrono al suo interno, perché ben altra è la verità: con un piede stanno dentro di essa, con l’altro tra i lefebvriani che idolatrano il passato che non deve passare e con i sedevacantisti catatonici.

In uno dei numerosi siti di Vera&Pura Tradizione lessi tempo fa lo sproloquio di un prete della Fraternità chiesa santa 5Sacerdotale di San Pio X che mostrando lo squallore di una formazione teologica e di una formazione al sacerdozio forse improntata su quattro formule della neoscolastica decadente peraltro mal comprese, spiegava che il Regnante Pontefice era la giusta punizione data da Cristo alla Chiesa per le derive post conciliari. Che nel post concilio ci siano state delle gravi derive è indubitabile, i lettori che ci seguono su queste pagine telematiche sanno bene come e con quali ragionamenti articolati i padri dell’Isola di Patmos le hanno sempre indicate una ad una. Affermare però che Cristo, attraverso il Successore di Pietro, punisca la sua Chiesa, è una tale asineria che non merita neppure l’alto appellativo di eresia. Come possono esistere e trovare seguito menti a tal punto meschine da affermare che Cristo, attraverso Pietro sul quale ha edificato la sua Chiesa, ha deciso di punire … se stesso? Proprio così: se stesso! Perché la Chiesa è il corpo di cui Cristo è capo e noi membra vive. La Chiesa è di Cristo, non è dei Pontefici del periodo antecedente al Concilio Vaticano II né di quello successivo. La santità del Corpo della Chiesa di cui Cristo è capo, sta in quel potere di santificazione che Dio esercita malgrado la peccaminosità umana. Per questo la Chiesa è definita da sant’Ambrogio casta meretrix, santa e peccatrice, mentre il paragrafo VIII della costituzione dogmatica Lumen Gentium recita:

Cristo, “santo, innocente, immacolato” [cf. Eb 7, 26], non conobbe il peccato [cf. 2 Cor 5, 21] e venne solo allo scopo di espiare i peccati del popolo [cf Eb 2, 17], la Chiesa, che comprende nel suo seno peccatori ed è perciò santa e insieme sempre bisognosa di purificazione, avanza continuamente per il cammino della penitenza e del rinnovamento.

Affermare che la Chiesa è peccatrice è fuorviante, se il tutto è espresso fuori da un contesto chiaro come quello a cuichiesa santa 4 si riferisce Sant’Ambrogio o la Lumen Gentium; perché peccatori sono gli uomini che la compongono e che spesso la deturpano.

Non temo ad ammettere con dolore e onestà che da molti nostri seminari e da molte nostre facoltà teologiche escano preti infarciti delle peggiori eresie moderniste, o cresciuti coi venefici teologismi di Karl Rahner. Ma pure dal “santissimo” seminario di Ecône escono a quanto pare preti inquietanti capaci a parlare di Cristo che attraverso il successore di Pietro punisce la Chiesa. Per questo mi domando se ad Ecône, dove peraltro recitano o cantano la professio fidei in splendido latino “sacro”, non sono forse abituati a recitare parole che suonano più o meno così: Et unam sanctam cathólicam et apostólicam Ecclésiam. O dobbiamo dedurre che dopo il Vaticano II la Chiesa ha perduto la propria connaturata santità e indefettibilità, ha cessato di essere il corpo di cui Cristo è capo e che per questo è stata punita da Dio? Perché affermare che Cristo punisce la sua Chiesa è teologicamente coerente come lo sarebbe affermare che Dio Padre, attraverso il suo sacrificio sulla croce, ha castigato il Figlio e che lo Spirito Santo, dissentendo su siffatta scelta, ha finito a sua volta per arrabbiarsi e litigare con Lui.

papa naso clown
Ciò che il Sommo Pontefice dovrebbe evitare, visto che Jorge Mario Bergoglio è chiamato a lasciare spazio al Santo Padre Francesco che esprime la suprema dignità del Mistero della Chiesa in virtù del ministero affidato a Pietro da Cristo Signore.

A tutti coloro che si sentono a disagio per nasi da clown, corna di saluto ai filippini e via dicendo, ribadisco quel che spesso ripeto dentro il confessionale o durante le direzioni spirituali a non pochi fedeli sconcertati: andate al di là dell’uomo in sé e venerate la verità di fede del mistero della Chiesa eretta su Pietro che ricevuto mandato da Cristo ha trasmesso il proprio ministero d’autorità a tutti i suoi successori. La Chiesa non è del Santo Padre Francesco, come prima non lo è stata di Benedetto XVI, di Pio XII, di Pio X. Non lo è stata di Pietro stesso scelto come proprio vicario in terra dal Verbo di Dio in persona. La Chiesa è di Cristo, ed è comunque governata dallo Spirito Santo; e per quanto sia stata e possa essere ancora deturpata dagli uomini, rimarrà sempre la sposa santa e immacolata del Redentore.

Durante l’assisa del Concilio Vaticano I, il Beato Pio IX fece imprimere queste parole riguardo il rapporto tra fede e ragione:

[…] anche se la fede è sopra la ragione, non vi potrà mai essere vera divergenza tra fede e ragione. Lo stesso Dio, infatti, che rivela i misteri e infonde la fede, ha deposto anche il lume della ragione nell’animo umano […] non solo la fede e la ragione non possono mai essere in contrasto fra loro ma possono darsi un aiuto scambievole. La retta ragione, infatti, dimostra i fondamenti della fede, illuminata dalla sua luce può coltivare la scienza delle cose divine; la fede libera protegge la ragione dagli errori e l’arricchisce di molteplici cognizioni. Per ciò, la Chiesa, è ben lontana dall’opporsi allo studio delle arti e delle discipline umane, tutt’altro le favorisce e le promuove in ogni maniera [sessione III del 24 aprile 1870, capitolo IV: «Fede e ragione»]

Centoventi anni dopo, San Giovanni Paolo II, rifacendosi al magistero del suo Predecessore Pio IX, nella propria Enciclica Fides et Ratio scrisse:

«La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità. È Dio ad aver posto nel cuore dell’uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso».

Fino a un certo punto abbiamo usato la ragione, con la quale siamo giunti alla grande porta aperta della fede, adesso, per varcare laaprite le porte 1 porta della speranza oltre la quale c’è Cristo, occorre procedere con un vero atto di fede, che non è un agire cieco, ma un agire con quella certezza interamente riassunta nel Credo. Nel Santo Padre Francesco noi dobbiamo vedere il mistero fondante della Chiesa, senza rimanere intrappolati davanti all’ingresso di questa porta spalancata, irretiti da un naso da clown e da un paio di corna. Perché lo Spirito Santo sta operando e Cristo salverà comunque la sua Chiesa. E in un futuro, forse vicino, quando ci saranno svelati quelli che erano i progetti di Dio, capiremo che anche questo Sommo Pontefice è stato frutto della grazia e della misericordia del Padre del Figlio e dello Spirito Santo. Per questo ritengo necessario sospendere il ragionevole giudizio umano e procedere sulle ali della fede, quindi credere, venerare e seguire la roccia sulla quale Cristo ha edificato la sua Chiesa.

Possano certi “tradizionalisti”, apocalittici cosmici, scopritori di anticristi, cacciatori di presunte eresie papali, adoratori di rubriche e di un passato statico che non deve passare, indomiti difensori del moscerino dei loro valori non negoziabili tutti quanti soggettivi ma al tempo stesso ingoiatori professionisti di cammelli, abbandonare il cupo fascino omocentrico di Pelagio e seguire con fede il modello del santo vescovo e dottore della Chiesa Agostino d’Ippona, vedendo malgrado tutto e al di là di tutto l’opera di Dio anche nella povera e inadeguata persona del Santo Padre Francesco, servo dei servi di Dio, non all’altezza dinanzi al Mistero come da sempre lo siamo tutti quanti noi nati col peccato originale e soggetti alle insidie del male, ma potenziali e straordinari strumenti di grazia e di salvezza.

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61 thoughts on “Siamo al cambio di un’epoca, sul Santo Padre Francesco è necessario sospendere il giudizio e procedere sulle ali della fede

  1. Rev. P. Ariel,
    Cui prodest codesta levata di scudi verso i tradizionalisti? Sono veri nemici della Chiesa?
    Suvvia, sono all’antica, nostalgici, legati alla religione appresa in famiglia,nati e cresciuti col Catechismo, con Comandamenti, Sacramenti, Precetti, Virtù, Doni dello Spirito Santo, Opere di misericordia, etc. sono figli del loro tempo, mal sopportano le novità. Sono buoni cristiani, devoti, frequentano chiese e sacramenti, recitano rosari, promuovono riparazioni, etc sono brontoloni “demodè”, altezzosi più che pericolosi. Non sono un esercito, piuttosto “un’armata Brancaleone” compagnie di ventura rabberciate, distinte per armi di specialità. scarse affinità, molti alterchi, rare alleanze, aventi come capitani o portabandiera una delle persone da Lei, con tanto onore, fraternamente ammonite con metaforici pugni o pedate come da nuova “pedagogia” morale. “Folclore elitario” più che minaccia! Che dire dei loro referenti ecclesiastici: papi defunti e cardinali, vescovi e preti viventi? Siamo al cambio di un’epoca! Cattolico è chi procede sulle ali della fede in virtù della grazia che Dio gli ha donato e prega per la Chiesa di Cristo e per il Papa.

    1. Caro Ettore.

      Lei ha perfettamente ragione: prendersela con una Armata Brancaleone, non serve a niente, anzi, se così fosse meriterei di essere rimproverato di sprecare inutilmente il mio tempo con chi, a monte ed a valle, comunque non ragiona.
      Il problema mio, come pastore in cura d’anime, è quello che cerco di spiegare in alcuni passi dell’articolo: molti fedeli disorientati, in questo nostro clima ecclesiale di notevole confusione ed instabilità, per cercare risposte o conforto vanno in buona fede ad abbeverarsi a quelle fonti, ignorando totalmente che sono delle fonti d’acqua avvelenate.
      Solo per questo ho fatto la mia “rampogna”, per dire e per spiegare che i libri di certi autori e che certe riviste telematiche, siti e blog non sono attendibili; che certi presunti ecclesiologi, teologi, canonisti … non sono tali, tutt’altro sono persone che alla prova dei fatti conoscono male il Catechismo della Chiesa Cattolica, pur presumendo di sapere e di indicare agli altri la vera via.
      E’ stato dunque per molti nostri buoni fedeli che ho scritto certe cose, proprio allo scopo di evitare che scambino quell’allegro cialtrone di Brancaleone da Norcia per Alessandro Magno.
      La ringrazio per i suoi puntuali commenti sempre così pertinenti.

  2. Che cose strane che riserva la vita: gli Angeli del Signore, dinanzi anche al più indegno dei sacerdoti, si fanno da parte, perché essi, non partecipando come noi al sacerdozio ministeriale di Cristo, pur essendo creature angeliche sono inferiori a noi in dignità; mentre i buoni “tradizionalisti”, ai preti, li insultano.

    Or bene, caro “Defensors Fidei” tanto per cominciare a questo sostantivo maschile della III declinazione della buona lingua latina togliamo quella “s” finale che ci sta come un dito infilato nel … occhio.
    Non me ne voglia, mio caro, ma sa com’è: i padri dell’Isola di Patmos sono dei cultori della lingua latina; ma del latino letterario colto di Marco Tullio Cicerone, di Tito Lucrezio Caro, di Sant’Agostino, di Sant’Anselmo d’Aosta, di San Tommaso d’Aquino … non del latinetto ecclesiastico di fine Ottocento o del latinorum liturgico d’inizi Novecento che fa sciogliere i “cuori” negli ambienti di cui scrivo, evidentemente pungendola nel vivo.

    Dal latino colto passiamo adesso alla dogmatica sacramentaria, quella che un defensor fidei – e non “defensors” – dovrebbe un po’ conoscere: il sacerdozio non è mio, è un Sacramento di grazia che mi è stato dato in comodato d’uso per servire la Chiesa e il Popolo di Dio e che nessuno mi può togliere, a partire dal Romano Pontefice in persona. Potrei essere sospeso a divinis, potrei essere scomunicato e bandito dalla Chiesa in casi di estrema gravità e di pericolo di grave scandalo per il Popolo di Dio, ma anche se ciò avvenisse, per quanto sospeso o scomunicato, rimarrei sempre un presbitero validamente consacrato nel Sacro Ordine Sacerdotale. Come nessuno potrebbe togliere a lei il Sacramento del Battesimo, posto che i Sacramenti ci segnano con un sigillo indelebile e ci conferiscono, come nel caso del Sacro Ordine Sacerdotale, un carattere.
    E sacerdoti non lo si è neppure e solo per questo mondo, ma in eterno.

    Ve lo insegnano proprio bene il catechismo in certi ambienti della “Tradizione” popolati da siffatti defensores fidei, complimenti!

    1. Se non ricordo male mia madre lavorava nel marciapiede di fronte a quello dove lavorava la sua, però con una differenza sostanziale e formale non propriamente irrilevante: mia madre, essendo per sua natura ed indole una donna onesta, ai clienti dava sempre il resto.

      Solo una curiosità circa il nome “vivamaria” col quale si firma: con esso intende dire “Viva la Beata Vergine Maria”, oppure viva la “Maria” (presumo pure tagliata male) che forse si fuma prima di scrivere certe cose?

    1. Per un discorso di comprensibile pudore, che cosa nascondo sotto la tonaca preferisco non dirglierlo, è infatti cosa buona e giusta che in pubblico un presbitero non cada mai di stile, consapevole della sacralità che lo ha segnato e dei sacri misteri ai quali è stato preposto come fedele strumento di grazia.

  3. Condivido molte delle cose che ha scritto in questo articolo. Mi chiedo solo dove lei veda tutti questi pluridivorziati. Io vedo, accanto a tante brave persone, feticisti, checche, inquisiti e fascisti. Divorziati neanche uno…sono tutti scappati dai sedevacantisti?

    1. Carissimo.

      La ringrazio per avere nominato “feticisti, checche, inquisiti e fascisti“. Non che io non li abbia voluti nominare nell’articolo, ma semplicemente ho preferito evitare di allargare troppo il penoso raggio. Anche perché, come avrà notato, quando io scrivo certe cose chiamo per nome istituzioni e persone evitando sempre di usare quelle formule molto in auge nel mondo clericale del tipo: “Si dice che …” perchè quelli che partono col “Si dice che …” finiscono poi con l’ipotizzare anche le cose peggiori sulla base di niente; e questo io non lo faccio per mio costume.
      Ho quindi preferito sorvolare per non dover fare nomi di persone e di istituzioni nelle quali al tripudio di trine, di pizzi e merletti e del “magico” latinorum avvvolto da nubi d’incenso, si accompagnano eserciti di uomini-donnetta, mentre i loro popolosi seminari sono centri di raccolta di omosessuali più o meno repressi dinanzi ai quali mi domando in tono molto serio e preoccupato: quelli della Pontificia Commissione Ecclesia Dei presieduta da S.E. Mons. Guido Pozzo, che ad alcune di queste istituzioni hanno dato riconoscimento canonico, di fronte a certi tripudi di “checche” dinanzi ai quali molti nostri fedeli ridono divertiti mentre altri invece piangono dal dispiacere, che cosa fanno, oltre a fingere di non vedere e di non sapere?
      Ho dunque preferito non aprire neppure questo capitolo doloroso e umiliante al quale lei ha fatto cenno con una battuta lapidaria contenente purtroppo null’altro che il vero.

      Per quanto riguarda i pluridivorziati: in alcuni di questi ambienti personalmente ne ho conosciuti in considerevole numero. Ricordo per esempio anni fa una “estetica” Messa in “rito antico” celebrata al Pantheon da una squadra di chierici che parevano usciti da un quadretto dei primi anni dell’Ottocento, alla quale partecipò un nugolo di nobili più o meno in auge o più o meno decaduti, oltre ad un esercito di aspiranti aristocratici; erano presenti anche un paio di esponenti della ex casa reale italiana, che erano i primi avanti a tutti ad avere una seconda moglie sposata civilmente, per non parlare di numerosi tra i vari presenti.

  4. Dati i precedenti commenti, voglio subito chiarire che concordo con tutto quello che dici e ti ringrazio per la luce che mi dai in questo tempo così pieno di confusione. Grazie don Ariel.

    Però. Cosa diciamo ai fedeli divorziati che restano fedeli al loro matrimonio? Ed ai fedeli omosessuali che pensano che la loro omosessualità sia un grosso problema e che, se praticata, sia un gravissimo peccato? Cosa dire a tutti i cattolici che , da sempre, sono abituati a guardare al romano pontefice che, da due anni, è stato sostituito dal vescovo di Roma? E la chiesa fondata da Cristo… è quella cattolica oppure…? Ed ai milioni di cattolici oppressi, messi in fuga, incarcerati, uccisi, violentati in ogni modo, dati alle fiamme, impiccati, scannati in piazza, crocifissi… non solo dai fanatici dell’isis o di boko aram, ma anche dalle folle inferocite dei musulmani di tutto il mondo… ebbene, a tutti questi nostri fratelli cosa diciamo quando papa Francesco “dimentica” di accusare apertamente le frange violente dell’islam? Ad Asia Bibi, che ha invocato apertamente il conforto del santo padre, il quale ha ritenuto di non dover pronunciare una sola parola in suo favore, cosa diciamo? Cosa…

    1. Caro Giancarlo.

      Ti ringrazio per la serie di precisazioni sotto forma di interrogativi che, come ben capirai, richiederebbero tutti una risposta, tema per tema, ed anche parecchio articolata.
      Forse io, ma forse meglio ancora il Padre Giovanni Cavalcoli che ha lavorato per 9 lunghi anni in Vaticano come consulente teologico presso la Segreteria di Stato, metteremo quanto prima a disposizione dei nostri lettori un adeguato articolo per spiegare cosa di terribile inevitabilmente accadrebbe ai nostri fratelli nella fede sottoposti a persecuzioni e mattanze in giro per il mondo, se il Santo Padre si esprimesse in toni duri contro certi regimi e sanguinari assassini.
      Credimi, se accusasse certe frange dell’Islam come alcuni vorrebbero che facesse, metterebbe davvero a serio rischio molti suoi figli in giro per il mondo. Pensa solo a quel che accadde sotto il pontificato di Benedetto XVI quando in modo tanto pacato quanto pertinente, il Sommo Pontefice fece un cenno di carattere puramente storico-teologico sull’Islam nel famoso discorso di Ratisbona.
      Cercheremo di trattare quanto prima possibile anche questo argomento.

    1. … la prego! Non mi sbugiardi davanti a tutti, desideravo rimanesse un segreto il fatto che io, quando mi paro per la Santa Messa, attorno al collo, al posto dell’amitto, mi metto il grembiulino della loggia massonica del Grande Oriente d’Italia alla quale appartengo al grado 666.

  5. Se ho ben compreso la valutazione di don Ariel sulla diocesi di Albenga e sui F.I. è simile. Due realtà con a capo due ecclesiastici modesti, pii e dottrinalmente fuori da ogni sospetto. Tuttavia, e mi pare che don Ariel sia stato giustamente delicato sul punto, carenti nell’ars gubernandi. Da qui buona parte dei problemi emersi.
    Una domanda “con timore e tremore”: fatti tutti i doverosi (e notevolissimi) distinguo del caso, non è che gli storici futuri dubiteranno che un problema simile l’ha vissuto Benedetto XVI? Che cioe’ a fronte di un magistero dottrinale e liturgico che sono un prezioso e abbagliante tesoro della Chiesa si è avuta una mano un po’ incerta nel guidare il timone di Pietro?

    1. Caro Andrea.

      Lei ha centrato il problema in tutto e per tutto.
      Che Benedetto XVI fosse un uomo straordinario nella dottrina e nella sensibilità mirata anche ad un recupero della buona liturgia, che ormai non è più una necessità ma una vera e propria emergenza ecclesiale, è fuori dubbio; ma è un fatto ormai provato che Benedetto XVI non fosse al tempo stesso un uomo con un polso di governo come Pio IX, Leone XIII, Pio X, Pio XI e Pio XII, ma anche come lo stesso Benedetto XV, grande figura purtroppo quasi dimenticata che dette straordinaria prova di se durante la Prima Guerra Mondiale.
      Forte nel magistero ma debole nel governo in una situazione nella quale nessuno, forse, sarebbe riuscito a fare meglio di ciò che ha fatto lui al meglio di tutte le sue umane forze e possibilità.

  6. Caro Don Ariel il problema che mi sembra di intravedere è che il Cattolicesimo è composto da molti, tanti “accidenti esterni”, ma se questi fossero eliminabili o rimpiazzabili, seguendo i mutamenti del mondo e degli uomini, allora avrebbero ragione i modernisti che vorrebbero malignamente spianare secoli e secoli di Tradizione, opera e impronta indelebile dello S.S., per tornare alle scarne origini…ma come potrebbe essere Volontà di Dio rinnegare in toto anche gli elementi accidentali se questi sono il ricco contorno del Suo insegnamento? Propendo che siano sempre e solo gli uomini a voler pasticciare i dettami di Dio e che sia sempre Dio a permettere certi sconci, non a volerli…e che anche gli accidenti siano così integralmente voluti e che quindi non possano essere così serenamente buttati dalla finestra…cosa ne pensa?

    1. Caro Giorgio.

      Nel corso dei secoli, a partire dall’epoca apostolica ad oggi, la sacra liturgia si è evoluta ed ha subìto nel corso del tempo moltissime modifiche, rimanendo sempre inalterata la sostanza del mistero rivelato e dato: l’Eucaristia.
      Le faccio un esempio: certe forme preziose ed edificanti di adorazione eucaristica, nascono solo nel secondo millennio.
      La benedizione che oggi noi sacerdoti impartiamo alle assemblee od ai singoli fedeli, tramite il grande segno di croce tracciato con la mano destra, nasce anch’esso tra la fine e gli inizi del X/XI secolo, prima si benediceva o per imposizione delle mani o tracciando col pollice una croce sulla fronte; altrettanto facevano i fedeli per segnarsi.
      Questo per dire che gli elementi accidentali nascono, si evolvono e spesso mutano.
      Ciò che importa è di non gettare mai via – come dice il celebre proverbio – il bambino con l’acqua sporca.
      Nell’immediato post concilio, dopo la riforma liturgica, sono successe cose molto gravi, a volte davvero aberranti, che nulla hanno a che fare con la riforma liturgica e con i suoi chiari e dettagliati documenti.
      Le faccio solo un paio di esempi e poi chiudo, perché certi argomenti non avrebbero veramente mai fine: quando dopo la Comunione dei fedeli io purifico il calice, la patena, a volte anche la pisside, dopo essere venuto a contatto col Corpo e Sangue di Cristo, mi detergo le mani con l’acqua dentro il calice e poi me la bevo. Una volta, in tutte le chiese, c’era il cosiddetto sacrario, una vasca di scolo il cui scarico era collegato alle fondamenta della chiesa, posto sotto l’altare maggiore. Questa vasca di scarico indipendente e isolata da tutte le altre condutture era destinata a raccogliere l’acqua usata per le purificazioni dei vasi e dei lini sacri, oppure i resti di oggetti benedetti ridotti prima in cenere; ed in quell’apposito canale di scarico veniva versata l’acqua che oggi io bevo, non avendo proprio alcuna intenzione di gettare chissà dove l’acqua usata per la detersione delle dita venute a contatto col preziosissimo Corpo di Cristo.
      In nessun documento della riforma liturgica è scritto che i “sacrari” andavano murati, o che le borse usate per contenere all’interno il corporale da distendere sull’altare sotto il Corpo e il Sangue di Cristo fossero impiegati come buste di raccolta per le elemosine, come contenitori di foglietti per gli appunti o come basi d’arredo porta-oggetti nella casa del parroco, ecc …
      Non so se mi spiego, perché come ripeto, l’argomento sarebbe molto lungo e molto complesso.

  7. Curioso, don Ariel, il paragone con la Ferrari era venuto anche a me di recente discutendo con un amico, ma in un contesto lievemente diverso: il tradizionalista che incontra la tradizione, se ne innamora ma non trova una Chiesa che gliene metta in mano le istruzioni per l’uso, e quindi è esposto al rischio dell’autoreferenzialismo, del fai da te, di tutto quello che lei mette in luce in questo articolo, mi pareva simile proprio al pilota inesperto che trova una Ferrari, se ne pone alla guida e si schianta alla prima curva. Va bene, ha le sue colpe anche il pilota, ma non ne ha anche una Chiesa che ha in teoria sdoganato la messa antica nel 2007, ha invitato per bocca del sommo pontefice a riscoprire il tesoro della tradizione, il che ha di certo incrementato l’interesse verso quest’ultima, ma poi si è completamente disinteressata della faccenda, o l’ha addirittura avversata, e ha lasciato il mondo tradizionale nella totale deregulation? Mi pare evidente che in questo modo si siano incoscientemente favoriti i fanatici, le derive, le autoassunzioni di competenze non possedute eccetera.

    1. Caro Jacopo.

      Tra non molto tempo scriverò un articolo sul discorso del Motu Proprio facendo una analisi di tutte le migliori intenzioni che lo hanno animato, ma al contempo, purtroppo, di molti infelici risultati che ne sono conseguiti.
      In questo mio prossimo scritto troverà quindi tutte le rispose ai suoi quesiti.

  8. Don Ariel, lei scrive sempre begli articoli, ma stavolta ha scritto un articolo più bello del solito.
    Ecco perché stavolta, pur sapendo che lei non ama i salamelecchi, le farò un complimento più bello del solito: don Ariel, per me lei è Rosmini del XXI secolo. Ed i vari defensorS fidei che la chiamano “modernista”, sono i degni figli spirituali di coloro che nel XIX secolo chiamavano “eretico” il beato Rosmini.

  9. Poichè la liturgia è stata istituita da Dio e non è suscettibile di cambiamenti da parte dell’uomo (poichè ciò che stabilisce Dio è immutabile sia nel tempo che nello spazio) è logica conseguenza che parlare di “accidenti esterni” in riferimento ad alcuni elementi liturgici presi in considerazione da Don Ariel è errato. In Dio e nei suoi “decreti” non esistono accidenti.

    1. Mio caro,

      lei sta confondendo la metafisica con i video games, pertanto seguiti a giocare con questi secondi e lasci stare la prima.
      Comunque: le comunico che i Santi Pietro e Paolo non celebravano la Santa Messa in modo valido, primo perchè non avevano il messale “immutabile” della “Messa di sempre” di San Pio V, secondo perchè non avevano diaconi e suddiaconi in dalmatica, presbiteri assistenti in piviale e via dicendo …
      Per cortesia, vuole dirci quale “Preghiera Eucaristica” usavano durante le loro celebrazioni i Santi Pietro e Paolo?
      E la liturgia eucaristica da loro celebrata, come era strutturata? Recitavano i Santi Apostoli: introibo ad altare Dei ad Deum qui laetíficat iuventútem meam ?
      Grazie, attendiamo risposta.

      1. E’ l’opposto, e’ il Messale di San Pio V che riprende ed è uguale a come celebravano i Santi Pietro e Paolo, quindi il Messale di San Pio V è valido proprio perchè riprende esattamente a come celebravano i S Pietro e Paolo. Capisco che per lei non esiste la Tradizione quale fonte della Rivelazione ma suvvia se ne faccia una ragione e ritorni a leggere Playboy, anzi continui ad approfondire il Talmud.

        1. Carissimo,

          prendiamo atto, come lei scrive, che “e’ il Messale di San Pio V che riprende ed è uguale a come celebravano i Santi Pietro e Paolo“, quindi i Santi Apostoli celebravano in pratica col Messale di San Pio V.
          Bene.
          Ma la domanda che io le ho rivolto e che le ripeto perchè lei non ha risposto, è questa: quale Preghiera Eucaristica usavano i Santi Pietro e Paolo?
          Quindi le ho domandato, ed ancora le ripeto la domanda visto che non ha risposto: recitavano i Santi Apostoli introibo ad altare Dei ad Deum qui laetíficat iuventútem meam ?
          Io posso anche studiare il Talmud, ma lei vada a studiare il Catechismo di San Pio X là dove si spiegano gli elementi basilari della Santa Messa.
          Ci faccia sapere.

          1. La preghiera eucaristica che usavano i Santi Pietro e Paolo è la medesima del messale di San Pio V ed i Santi Apostoli recitavano introibo ad altare Dei ad Deum qui laetíficat iuventútem meam. Il Vetus Ordo risaliva ad almeno 1000 anni prima riprendendo a sua volta essenzialmente il medesimo rito di San Gregorio Magno. Il rito di quest’ultimo risale ai tempi apostolici.

          2. Senta, secondo me lei ha visto un film di paura alla radio a colori in 3D.
            lei non può uscire dalle curve degli ultras ed entrare a fare teologia su internet con urla da stadio.
            Dinanzi ad una tale ignoranza avvolta da incontenibile arroganza, io non risponderò più.
            Il tempo che ho a disposizione non appartiene a me, è a servizio della Chiesa di Cristo e del Suo Popolo e come tale non posso e non devo sprecarlo con soggetti come lei.
            La ringrazio per avere dato la prova, assieme a quelli che mi hanno dato del “figlio di mignotta” e decine di altri insulti peggiori che non ho pubblicato – non per me, ma per il decoro della rivista – che tutto ciò che ho scritto nel mio articolo corrisponde a vero.
            Lei è uno spaccato del mondo della “Tradizione”, fatto di chiusure, urla da stadio e insulti verso “l’Infedele”, esattamente come quel poverello di Pucci Cipriani che proprio oggi, su Riscossa Cristiana, si è preso beffa del Santo Padre Francesco peggio di quanto abbiano fatto i redattori di Charlie Hebdo con Benedetto XVI.

            http://www.riscossacristiana.it/resuscitata-lovra-opera-volontaria-repressione-antibergoglio-la-gaystapo-contro-lomofobia-di-pucci-cipriani/

          3. dubito fortemente che quel pescatore galileo che era il Principe degli Apostoli parlasse latino; di sicuro non parlava il latino del Messale di san Pio V. Eh sì, perché il latino del Messale di san Pio V è in realtà un latino medievale, che non è proprio identico al latino del I secolo d.C. Anche perché, udite udite, nei primi secoli dopo Cristo la lingua della liturgia cristiana non era il latino, bensì il greco.

            Qui nessuno nega che il Messale di san Pio V abbia radici che affondano indietro, molto indietro nei secoli. Ma da qui ad immaginare un san Pietro, rivestito di dalmatica pianeta e fanone, celebrare l’Eucaristia su un altare in marmi policromi pregando “Te igitur” etc etc, ce ne passa…

  10. Capisco che non posso scrivere qui la storia della mia vita, provo a sintetizzare al massimo. Ho 34 anni e grazie al Padre Ariel sono tornato alla fede nel 2010 dopo 10 anni che non entravo in una chiesa.
    Novembre 2010, Roma, ero con una amica, una sera, che prima di rientrare a casa mi chiese se potevo accompagnarla alla chiesa di santa Anastasia al Palatino. Io dissi si e le chiesi come mai a quell’ora tarda, erano le 22 passate. Lei mi disse che in quella chiesa c’era l’dorazione perpetua e che doveva andare a confessarsi da un prete. Quel prete era Padre Ariel che faceva il confessore lì. Dissi “ti accompagno ma ti aspetto fuori”. Un’ora dopo lei uscì fuori dalla chiesa insieme a questo prete che a pelle mi fece una impressione molto positiva, un bell’uomo giovanile, alto e robusto, un fisico più da sportivo che da prete, con una voce profonda. Io stavo fumando una sigaretta, lui mi saluta e dice: “è dalle 6 di questa sera che sono a confessare e non sono riuscito a fumare una sigaretta”. Io tolgo di tasca il pacchetto e gli offro le mie sigarette slim leggere. Lui le guarda poi guarda me e mi dice “che roba è? Sigarettine sottili, roba da suore orsoline o da culattoni. Figliolo, quando ci si ammazza bisogna farlo per bene”. E tira fuori dalla tasca della tonaca un pacchetto di marlboro.
    Capii che avevo un prete davanti che era anzitutto un uomo, un maschio, di quelli con cui è bene non mettersi a litigare, niente sorrisi languidi, niente vocette cosparse di miele, niente occhietti stravolti al cielo … e questo uomo era un prete tutto diverso dai preti ai quali ero stato abituato.
    Mia madre e il mio fù papà erano miscredenti, quando io avevo 10 anni si convertirono (si fa per dire) e entrarono dai lefevriani, la comunità di Albano. E ho conosciuto così tutti i giri italiani dal Lazio al Piemonte passando per la Toscana, poi la comunità … estetica di Gricignano ecc… ecc… ho passato i peggiori anni della mia vita, troppe ne avrei da raccontare, troppe. Durante le messe era tutto uno stare attenti a gesti, inchino, mani giunte … ho assistito a discussioni da pazzi di fedeli che mettevano in discussione la validità della messa se il prete sgarrava una scemenza. E le confessioni … le confessioni erano una tortura, e le ricordo sempre con orrore e schifo.
    Come diversi altri obbligati dalle famiglie abbiamo avuto il classico rigetto diventati grandi, e molti obbligati dalle famiglie a crescere in questi ambienti chiusi, ossessivi, oppressivi … oggi sono in buona parte mignotte, froci, alcolizzati … quanti ne conosco usciti da quell’ambiente oggi in fascia 25/35 anni che se gli si nomina la parola chiesa diventano delle bestie!
    Quella sera tardi davanti alla chiesa di santa Anastasia mi sentii attratto da quel prete, io che se vedevo una tonaca provavo un senso di schifo dentro, perchè per me quella tonaca nera erano ricordi da dimenticare.
    Fumata la sigaretta il Padre ci salutò dicendo a me “io faccio lo spiritoso ma so che il fumo fa male. Purtroppo riesco sempre a farmi qualche chilometro di corsa, non smetto perché ancora non mi fa male, ma se non mollo prima o poi farà male anche a me”. Salutò la mia amica (solo una amica) e dice a me “trattamela bene perché altrimenti ti faccio nuovo dalla testa ai piedi”.
    Non so cosa mi successe, accompagno la mia amica a casa sua al Testaccio e anziché tornare a casa mia tornai a santa Anastasia. Aspettai fino a dopo l’1 di notte prima che il Padre uscisse dal confessionale e quando mi vide lì in piedi mi disse “ah, sei venuto a fumare un’altra sigaretta?”. Parlai con il Padre fino alle 4 di mattina, e poi mi fermai alla messa, perchè prima delle 5 lui celebrò la messa dell’aurora, mi misi in fondo alla chiesa e vidi un prete che con fede, ma con fede vera, celebrava la messa, e ne rimasi colpito. Un prete che la notte tra venerdì e sabato passava tutta la notte nel confessionale, e penso, anche con persone che avevano problemi seri. E così che trovai quella fede che capii di non avere mai avuto, e così tornai a quella chiesa dove non ero mai entrato, perché i miei genitori mi avevano fatto crescere in una pantomima di chiesa, con i risultati che ho cercato di sintetizzare, se ci sono riuscito …
    Il Padre Ariel in questo suo articolo è stato delicatissimo, e vi posso dire che io, e tanti altri come me, potrebbero raccontare cose da far accapponare la pelle.
    Padre Ariel, ti voglio tanto bene, lo sai, e non farmi torto, perché se non pubblichi questa mia testimonianza, mi farai proprio torto.

    1. Caro Giammarco.

      Non ti faccio torto, ma se potevo evitare avrei evitato di inserire questa tua testimonianza.
      Solo una precisazione, più volte te l’ho detto e ancora te lo ripeto: tu non sei tornato alla fede grazie a me ma solo grazie al mistero della grazia di Dio che opera ed agisce attraverso strumenti persino inadeguati.
      Lungi a me cospargermi di cenere il capo: ” … io non sono degno, non sono degno“. So bene che qualche “cartuccia” nel “fucile” ce l’ho, a livello umano, pastorale, teologico, comunicativo, anche perchè, purtroppo, oggi è fin troppo facile finire per apparire delle aquile reali in questo nostro povero clero che sembra a volte sempre più ridotto ad un pollaio di polli che raspano nei cortili dietro le sacrestie. Ma la fede resta un dono di Dio che procede dalla sua grazia capace a trasportare a sé i propri figli sia servendosi dei purosangue di razza sia servendosi degli asini, che sono animali comunque nobilissimi.
      Ti confermo tutto il mio bene.

      Ai lettori in generale dico invece questo:

      riguardo ai “maestri” del “non fare di tutta l’erba un fascio“, cosa che io non faccio; del “non generalizzare“, cosa che io non faccio, vorrei dire solo poche parole: avete idea di quante situazioni analoghe a quella dell’autore di questo messaggio ho raccolto nel corso del mio ministero sacerdotale?
      Capisco però che quando si tocca tutto ciò che riguarda un certo mondo della “Tradizione”, ci scontriamo anzitutto con eserciti di laici che sulla base delle loro presunzioni – inteso come presumere -, presumono appunto di saperne molto più di noi che stiamo dentro i confessionali, che facciamo direzione spirituale e che raccogliamo anche non pochi casi di questo genere.
      E come avrete capito, questi laici “pretizzati” e “clericalizzati” che vengono poi a smentire noi pastori in cura d’anime dicendo: “No, non è così”. Personalmente – che Dio mi perdoni – li sopporto sempre di meno.
      E questo genere di laici “pretizzati” e “clericalizzati” che pullulano nel mondo della cosiddetta “Tradizione” non abbondano invece in quello che molti “tradizionalisti” chiamano il mondo dei cosiddetti progressisti, dove ci sono altri problemi, non meno gravi.

      Amen!

  11. Se la signora Guarini oggi pontifica circa la validità della Messa celebrata così o cosà, lo deve al Concilio Vaticano II.
    Infatti, dubito assai fortemente che cento anni fa sarebbe stato permesso ad una donna, per giunta laica, di discettare di teologia e liturgia.

  12. … lasciamo perdere me che sono un povero meschino e prendiamo a prestito un mio confratello sacerdote “anziano” che anzitutto e soprattutto è sacerdote, quindi ministro in sacris, poi un teologo insigne con un curriculum di altissimo livello, nominato infine membro ordinario della Pontificia Accademia di Teologia. Mi riferisco a Giovanni Cavalcoli.
    Ebbene, caro Lettore, lei riesce a immaginare cosa sarebbe accaduto un secolo fa, ma forse anche soltanto 50 anni fa, se questo sacerdote e teologo fosse stato censurato su tematiche di sua stretta pertinenza e come tali strettamente legate al suo ministero di teologo, perché qualche rivista era infastidita da discorsi non in linea con i lefebvriani?
    Se lei vorrà leggere il primo editoriale che io scrissi per l’Isola di Patmos, le sarà chiaro cosa è accaduto sia a Giovanni Cavalcoli, sia al filosofo metafisico e teologo Antonio Livi, decano emerito di filosofia della Pontificia Università Lateranense, sia a me, ultima ruota del carro, ma pur sempre sacerdote e come tale istituito dalla Chiesa maestro di dottrina.
    E questi laici si presentano e si vantano pure in pubblico di essere difensori della “unica” e “vera” Traditio catholica.
    Vadano dai lefebvriani, a censurare un loro prete di 24 anni appena ordinato la settimana prima, per vedere che aria tira …

    http://isoladipatmos.com/per-conoscere-la-verita-che-vi-fara-liberi-siate-perfetti-nellunita/

  13. Caro padre Ariel, grazie di questo confortante articolo, ormai la totalità dei media dipingono il Papa (non senza una sua preoccupante complicitá…) come un leader comunista, chi lodandolo e chi criticandolo. É bene lasciar perdere e confidare nella Divina Provvidenza! Detto questo non condivido le critiche al rito antico, quando io (giovane ed ex progressista) é proprio imbattendomi nel rito antico che pochi anni fa ho riscoperto la profondità e la bellezza della Fede cattolica, con tutta quella sacralità e silenziosa preghiera in cui si incontra Gesù! E non é formalismo vuoto! É come una basilica antica affrescata: non é necessaria ma aiuta ad immergersi nel mistero della Messa molto più che 4 muri di cemento armato…. Non so nulla dei problemi da lei incontrati nel mondo tradizionale, forse riguardano solo la ffspx, ma da qui a incolpare il rito antico che ha alimentato la Chiesa per secoli si esagera! Sono personalmente convinto che in futuro un ritorno alla tradizione sarà inevitabile in tutto: Messa, architettura, ortodossia, ecc. Solo così la Chiesa può continuare a vivere e operare, a che fine aggiornarsi di continuo a mode passeggere? Grazie1000 Benedetto XVI.

  14. Carissimo.

    Io non ho incolpato il “rito antico”, perché considero venerabile il Messale di San Pio V con il quale celebro sempre una volta alla settimana. Ritengo peraltro che questo messale e questo rito contenga un patrimonio di fede che non deve andare in alcun modo perduto e che quindi va preservato.
    Quindi io sono uno di quei sacerdoti che contribuisce concretamente alla tutela e alla salvaguardia anche di questo patrimonio.
    Sollevo invece questioni, ed in modo anche allarmato, su gruppi e persone che di fatto stanno da alcuni anni brandendo quel messale e la loro supposta e presunta pura Traditio contro la Chiesa, il tutto in modo aggressivo, scomposto e ideologico.

    1. Bene, ma capirà padre, che il ‘mondo della tradizione’ non sono solo i lefevriani. Ci sono molti suoi colleghi sacerdoti della fssp, icrss, ibp, ecc. che hanno scelto il solo rito antico col consenso della Chiesa. Senza fare precise distinzioni potrebbe essere offensivo buttarli nel calderone dei farisei, reazionari, checche, fascisti, quando questi sono una minoranza anche fra i lefevriani. Che poi sono gli stessi termini offensivi che usano gli anticlericali nei confronti di tutti i cattolici, non li capisco… Gli stessi giornalisti dei blog tradizionalisti, a mio parere, non sono dei farisei superbi, ma fedeli in buona fede giustamente preoccupati della Chiesa che amano: organizzano gruppi di preghiera e invitano alla preghiera. Sbagliano, certo, quando si avvicinano a teorie sedevacantiste lefevriane, e la tradizione ne é la prima vittima, quando viene identificata con loro. Bisogna dire chiaramente che l’equazione tradizione=lefevriani é sbagliata.

      1. Carissimo Giovanni.

        Lungi da me generalizzare, cosa che le chiarisco con un esempio di vita vissuta: nel 2010, di ritorno dal Nord dell’Europa e dalla Germania dopo vari mesi di permanenza in quelle zone, mi fermai in Svizzera dove dovevo visitare degli anziani amici. Giunsi nella tarda mattina di sabato, il giorno precedente avevo celebrato la Santa Messa in Austria. Nel primo pomeriggio mi misi in cerca di una chiesa nella quale poter celebrare il sabato e la seguente domenica.
        Questa la scena che mi si presentò entrando in tre diverse chiese del centro di quella città: in una, c’era in corso una strana celebrazione eucaristica nella quale le persone stavano sedute a terra in circolo attorno all’altare per fare una specie di meditazione guidata buddista. In un’altra chiesa, era in corso la liturgia della parola e terminata la seconda lettura vidi quello che già avevo visto in varie chiese tedesche: un laico proclamò il Vangelo e subito dopo, una donna, una teologa femminista, salì all’ambone a fare l’omelia, mentre ovviamente il prete era seduto. Nella terza chiesa dentro la quale entrai, era in corso la distribuzione della Comunione, era probabilmente la Messa del fanciullo, ed erano proprio i fanciulli che si passavano di mano in mano la pisside servendosi del Corpo di Cristo e intingendolo come un biscottino dentro il calice del Prezioso Sangue; scene peraltro già viste, anch’esse in Germania, Olanda e Belgio …
        Terminata la Messa domandai al parroco se poteva concedermi anche una cappella per poter celebrare privatamente. Lui mi rispose che le “messe privata non erano gradite” e che potevo concelebrare alla Messa della tarda sera. Cosa questa che equivaleva a dire, come già mi era accaduto in Germania, stare a tutte le loro stramberie liturgiche, che io non potevo tollerare, soprattutto perché è la Chiesa che le proibisce e che quindi me le vieta.
        C’era, in quella città svizzera, una comunità della Fraternità di San Pio X. Mi rivolsi a loro chiedendo la possibilità di celebrare. Mi accolsero con estrema cortesia e fraternità sacerdotale e mi dissero anche se volevo avrebbero cercato di vedere se nella loro libreria avevano un Messale di Paolo VI. Risposi: “potete darmi tranquillamente il Messale di San Pio V perché posso celebrare tranquillamente con quello, una volta alla settimana lo uso sempre”. Mi misero a disposizione anche due assistenti.
        Questo per dirle che bisogna sempre distinguere i rapporti privati, i rapporti interpersonali, i rapporti con le singole comunità, da quelli che sono invece i rapporti diversi con le istituzioni caratterizzate da precise e spesso dure posizioni.
        Per quanto riguarda la sua affermazione: “Gli stessi giornalisti dei blog tradizionalisti, a mio parere, non sono dei farisei superbi, ma fedeli in buona fede giustamente preoccupati della Chiesa che amano“, provi a leggere questo articolo …

        http://www.riscossacristiana.it/resuscitata-lovra-opera-volontaria-repressione-antibergoglio-la-gaystapo-contro-lomofobia-di-pucci-cipriani/

        … poi mi dica se è pensabile essere o dichiararsi preoccupati “della Chiesa che amano” tirando fango a questo modo addosso al Sommo Pontefice.
        Perché se questo è amore per la Chiesa, non oso neppure pensare che cosa siano eventualmente l’odio ed il disprezzo verso il Sommo Pontefice che la regge, la guida e la governa.

        1. Satana é astuto nel confondere le menti… Ma dal male ne sarà tratto un maggior bene; le confesso che se è stato BXVI a fare favorire la tradizione, é stato FrancescoI che mi ha inizialmente entusiasmato facendomi riavvicinare alla religione e poi dopo avermi profondamente deluso (o ero io illuso) fattomi avvicinare al rito antico, incuriosito proprio dopo aver letto tradizionalisti che lo criticavano. Quindi ringrazio tutti: Bergoglio, laRepubblica e i tradizionalisti; tutti agite male, ma da questo male (che non giustifico) ne ho tratto del bene. Grazie anche a lei padre Ariel, se sarò capace trarrò del bene anche da lei 😉

  15. Caro padre Ariel, la seguo da tempo e la ringrazio anche per questo prezioso articolo.
    Due solo appunti, se me lo consente: 1) piuttosto che scrivere “nuove dottrine del Vaticano II” non sarebbe meglio scrivere “le dottrine riformate del Vaticano II che sono ovviamente in continuita’ con la tradizione” ? 2) Sono d’accordo che la lingua latina sia un “accidente” e come tale non indispensabile, pero’ che Nostro Signore abbia una particolare predilezione per la lingua della Sua Chiesa sembra confermato da tante ragioni. Un esempio tra tanti: molti esorcisti hanno fatto esperienza che il rito di esorcismo e’ piu, efficace se recitato in latino. Lei che ne pensa? Grazie e saluti

  16. L’articolo è molto chiaro e scritto con verità. In alcuni punti le parole di Don Ariel possono fare un po’ male ma sono occasione di crescita nella fede, almeno per me. La situazione attuale e’ difficile ma non si può dubitare che il Signore guidi la Chiesa. Io sono un pover’uomo, non ho titoli se non quello di cristiano per grazia di Dio. Soffro molto per causa di papa Francesco che spesso mi disorienta. Offro la mia sofferenza per la Chiesa, non prego per le intenzioni del papa perché non ho capito bene quali siano, però prego per lui tutti i giorni. Sono nato dopo il C.V. II e sono cresciuto con la S.Messa postconciliare. Ho scoperto da poco il rito tridentino e ogni domenica adesso vado con gioia alla “Messa antica”, mentre durante la settimana partecipo a quella con il messale di Paolo VI e non vivo male questo “bi-ritualismo” (non so se è il termine corretto). Non sono esperto di liturgia ma, partecipando alla “Messa antica” viene spontaneo chiedersi come mai la riforma liturgica, pur necessaria a mio modesto parere, abbia lasciato tanta bellezza e sacralità. Grazie Don Ariel le chiedo di pregare per me. Una curiosità, chi sarebbe il “Brancaleone da Norcia” ?

  17. Caro don Ariel,
    nell’attesa di passare per Roma per conoscerla di persona, le pongo una domanda pacata, composta e teologica:
    possono esistere due Papi contemporaneamente appartenenti alla Chiesa militante?

    Grazie in anticipo per la sua risposta e per la sua benedizione sacerdotale.

    +Christus Vincit+

    Maranathà

    1. Caro Amico.

      Abbia la bontà di attendere un po’ di giorni, perché è un argomento, questo, sul quale stiamo preparando un apposito scritto per l’Isola di Patmos.
      La ringrazio per averci … letto nel pensiero!

  18. La ringrazio don Ariel del bell’articolo col quale fa il punto della situazione in un contesto difficilissimo di crisi nel quale è facile farsi ingoiare dalle fauci di lupi travestiti da agnelli, o meglio da “difensori della chiesa cattolica”. Il variegato ed esteso mondo del web offre tantissime buone opportunità, ma espone anche ai rischi cui lei fa riferimento. Che le sue parole colgano nella verità lo dimostra la reazione presente nei commenti e nella quale non mancano insulti alla sua persona; poco probabilmente le importa, ma questo è segno che si dice il vero perchè sempre la verità opera una divisione. Se decidiamo di vivere da cattolici professando di credere in unam, sanctam, catholicam et apostolicam Ecclesiam, non possiamo perseverare su una linea sedevacantista e filolefebvriana. Spiace solo che molte persone che, come il sottoscritto, hanno scoperto i tesori bellissimi della vecchia liturgia, si faccian poi deviare da scrittori, giornalisti, storici, etc. La incoraggio perciò in questo lavoro meritorio di chiarificazione del quale abbiamo in molti bisogno, me per primo. Assicuro a Lei e ai suoi collaboratori la mia povera preghiera.

  19. Ho letto con pena l’articolo del levita don Ariel Levi di Gualdo, levita nel senso sacerdotale e non della parola, che attacca a man salva tutti i tradizionalisti, gettando così la maschera di falsa apprensione per le sorti della Chiesa, uccisa (umanamente parlando) dai folli novatori che la occupano da 50 anni e più. Ovvero, tanto per essere chiari, dal 1789 della Chiesa, che fu il concilio vaticano II.
    Articolo disgustoso e indegno, anche per le incredibili volgarità che esso contiene, persino del nome di cattolico, per non dire della veste sacerdotale che il Levi indossa, tanto è mosso da passioni disordinate.

    Tutti i vizi capitali (ma principalmente la superbia e l’invidia) sono ben rappresentati in questo scritto, a riprova che i conservatori sono infinitamente peggiori dei progressisti e costituiscono l’arma di riserva della sovversione operante nella Chiesa e nella società, quando i primi non ce la fanno più. Il soccorso grigio della falsa destra, della palude, ammantato di apparentemente nobili ragioni, è sempre stato fondamentale, infatti, per la Rivoluzione, per intimidire gli allocchi e per seminare sconcerto fra i buoni. Caratteristica dei conservatori, infatti, è quella di essere progressisti di marcia lenta, che approveranno domani ciò che i progressisti realizzano oggi; pur criticando farisaicamente e a parole, quello che i primi fanno.

    Dal testo del Levi emerge infatti:

    AVARIZIA – La preoccupazione del proprio posto, per la vita comoda, per gli onori mondani o per la rispettabilità borghese, che viene compromessa da quei turbolenti tradizionalisti, i quali lanciano allarmi, non si rassegnano all’orrore presente nella Chiesa e nel mondo (che non è poi tanto male, vero Levi?). E chi ce lo fa fare? I tradizionalisti vorrebbero far prendere le armi contro il demonio, il mondo, la Rivoluzione, le false dottrine e superstizioni, i vaticanosecondisti, la falsa gerarchia che promuove eresie, da Roncalli in avanti, e così via. Insomma darci una vita di fastidi, degna della Croce di Cristo, ma non di chi vuole la pace dei sensi e col mondo.

    SUPERBIA – Noi siamo color che sanno, fa capire l’autore; ve la diciamo noi la dottrina, quella giusta. Gli altri, tutti stupidi o dilettanti. Cultori non della Tradizione, ma di un’ideologia. Peccato che il nostro levita non affronti una, una sola delle sesquipedali fesserie bergogliste (dal Dio che non è cattolico al chi sono io per giudicare un sodomita, ai genitori conigli) ma si limiti solo a esaminare le pagliacciate esteriori del nostro, pur rilevantissime nella desacralizzazione della figura del Romano Pontefice, ove Bergoglio lo fosse: naso da clown, pollice alzato, gesto delle corna ecc. Per non dire dell’odio miserabilista e tipicamente conciliare del Levi per trine, merletti, pizzi, ovvero per il fasto e il decoro trionfalista (ma che bella parola!) della tradizionale liturgia romana. Addirittura Levi teorizza che sarebbe sorta una nuova forma di Chiesa, che Jorge Mario incarnerebbe (quasi che non fosse Cristo ad averla fondata la Chiesa, ma i conciliari!) pur di non obbedire a quanto il perenne Magistero insegna su falso ecumenismo, indifferentismo religioso, unicità salvifica della Chiesa, Stato cattolico, cosiddetta libertà religiosa e di coscienza ecc.

    IRA – Scagliarsi con tanta ferocia contro gl’integristi o integralisti che, con tutti i loro limiti, difendono la fede integra, si oppongono alla distruzione in atto nella Chiesa, mentre lui incrocia le braccia dinnanzi ai traditori o addirittura si apparenta ai distruttori giovannipaoloduisti e bergoglisti, non è un’iniquità?

    LUSSURIA – Un prete, un conciliare che, senza pudore, propone la copertina di play-boy, che si lancia a parlare con tanta licenza e in pubblico di autoerotismo, di sodomia, di argomenti scabrosi che i manuali di teologia morale trattavano un tempo e a bella posta in latino, per non sollecitare turpi passioni; che trancia giudizi su divorziati presenti alle Messe dei tradizionalisti, senza distinguere fra chi coltiva relazioni con terzi e chi no, fra chi si comunica e chi no, come se poi alle messe riformate non si vedesse ogni giorno una sozzura nuova, un abuso o una turpitudine inusitata; che ricicla le dicerie più infamanti, allusivamente scagliate contro questo o quell’Istituto e raccattate dall’eterna fornace del pettegolezzo pretesco; che parla dalla cattedra di seguace di quel Bergoglio o di quello pseudosinodo, dove si è trattato della comunione ai divorziati risposati, del plauso ai pubblici peccatori che coltivano relazioni illegittime e concubinarie o che sono alle seconde, terze nozze e più o elogiativo persino del nefando vizio dell’omofilia: costui, quale credibilità può avere? Quale vita spirituale e di grazia, se non sa frenare lingua e penna? Quali pensieri di purezza?

    INVIDIA – Quale rimorso della coscienza agita il Levi per animarlo così contro i tradizionalisti, i veri amici del popolo, a differenza dei novatori, come tuonava San Pio X? Forse la consapevolezza di aver tradito il suo mandato, nel senso che, anziché difendere la Santa Chiesa dai traditori che oggi stanno innanzitutto a Santa Marta, ha preferito adeguarsi? Invidioso della loro fortezza, della loro grazia (con tutti gli umani difetti) perché hanno preferito Dio al mondo o a se stessi, cosa che lui per primo, prete, avrebbe dovuto fare?

    ACCIDIA – Una vita trascorsa nei peccati, particolarmente di sensualità, induce all’accidia, ossia alla pigrizia spirituale. Se Don Levi pregasse o pregasse davvero o di più, se dicesse ogni dì il Santo Rosario e ricorresse ai mezzi di santificazione che la Santa Chiesa mette a disposizione dei suoi fedeli e, particolarmente, dei suoi ministri, direbbe fanfaluche del genere? Userebbe un linguaggio tanto imprudente? Evidentemente, no. Né farebbe affermazioni scandalose, anche sul terreno della morale sessuale come quelle di cui sopra sulle riviste erotiche e affini.

    GOLA – Non conosciamo se il nostro sia un ghiottone o no; ma questo vizio di sensualità non può che seguire agli altri.
    Che il Levi poi non sia in buona fede, lo dimostra un articolo di forte critica a Bergoglio, da lui firmato solo pochi mesi fa e che qui sotto alleghiamo, avendolo conservato, nell’ingenua presunzione che il nostro fosse un alleato nella lotta comune al modernismo e non invece come quell’agente del nemico che, in trincea, spara alle spalle del commilitone che gli sta a fianco.
    Leggendo quell’articolo, di solo pochi mesi fa, ci si fa il concetto che Levi sapeva, che si rendeva ben conto del disastro in atto; ma poi ha voluto lo stesso passare di campo, per così dire; meglio: schierarsi con la potente casta progressista, contro i difensori della verità. Con indulgenze persino verso i carnefici dei Frati dell’Immacolata, che tradizionalisti nemmeno sono. Rallegramenti!
    In una cosa sola Don Levi ha ragione: quando dichiara che il vaticano II non fu un concilio pastorale e che dire questo è proclamare una solenne sciocchezza, avendo esso e per di più definito nuove dottrine. Infatti il vaticano II fu un assise dottrinale, che proclamò errori contrari alle verità sempre insegnate dalla Santa Chiesa e perciò fu conciliabolo.
    Io non credo che il nostro fosse ipocrita, allorché (era l’11 ottobre 2013) investiva di critiche l’argentino venuto dalla fine del mondo; penso invece che fosse sincero. Ma penso anche ch’egli ha preferito adeguarsi e che ora non sa più come tacitarsi la coscienza, né come darsi pace.
    Il che spiega il rimorso di coscienza e la sua ferocia nell’attaccare i buoni, ch’è un modo per giustificare se stesso e quello che ha fatto. Magari avesse avuto tanto ardire contro i neoterici, gli eretici e gli scismatici che col vaticano II e la sua nuova religione si sono separati dalla Chiesa Cattolica per inseguire il sogno di una nuova chiesa conciliare! Egli avrebbe dovuto ricordare e trarre le conseguenze dalla bolla di Papa Paolo IV, di santa memoria, Cum ex apostolatus officio (1554) che proclama infallibilmente che nessun eretico può validamente acquisire o mantenere un qualsiasi ufficio nella Chiesa, figuriamoci un Papa! Invece …
    Comunque, leggendo il suo pezzo, l’irritazione iniziale ha lasciato il posto all’esultanza: sì, all’esultanza, perché in vista del compiersi del messaggio di Fatima, a cui manca ormai solo la Restaurazione, è necessario che i due campi, quello di chi difende la Chiesa di sempre, e la sua immutabile dottrina, che si riflette bene e spesso anche negli accidenti; e quello invece di chi si accoda alla Rivoluzione e tradisce l’insegnamento perenne di verità, per inseguire una nuova forma di Chiesa … che non c’è, devono divenire sempre più chiari, netti, separati.
    Bergoglio, grande ciaparatt di conservatori, in questo è davvero impagabile. Rende chiarissimo ogni giorno di più il confine: chi di qua, chi di là. E vedremo che progressisti in buona fede avranno la grazia di convertirsi e di entrare nei penetrali della Tradizione e di difenderla, anche a costo della vita; mentre falsi tradizionalisti e i mediocri conservatori non faranno che ammassarsi alle porte della Rivoluzione morente, del mondo e … ai propilei dell’Inferno, è da temere. O dell’Inquisizione, per i più fortunati: i Levi, i Cavalcoli e altri hanno già staccato il biglietto di sola andata, pare; o, in alternativa, quello di comparizione innanzi al Tribunale della Fede. In compagnia cantante dei progressisti, che li ospitano sull’ultimo vagone, in terza o quarta classe, dello stesso treno rivoluzionario del quale i primi detengono saldamente i comandi e la direzione di marcia. Né mancheranno gli avventati che saliranno su questo treno dei folli fin’anche alla penultima stazione. È, del resto, il mistero del cuore umano.
    E tuttavia questi due campi opposti, queste trasmigrazioni bidirezionali, chi verso la verità, chi verso l’errore, sono la premessa per l’intervento divino che restaurerà in tutto il suo splendore la Santa Chiesa e l’ordine temporale cristiano. Gaudeamus igitur!

    1. Caro Figliolo.

      La ringrazio, perché lei conferma ciò che ho scritto in questo mio articolo.

      In ogni caso: siccome il mio scritto è pubblico e quindi leggibile, chiunque legga questo suo atto di accusa e poi il mio scritto, o viceversa, dovrà ammettere una evidenza: lei mi imputa cose che non ho scritto, altera quello che ho scritto, travisa ciò che ho scritto e poi fa più e più processi alle intenzioni. Insomma: lei giudica la mia coscienza, quella che Dio solo può leggere e quindi giudicare.

      Le ricordo solo una cosa: io sono sacerdos in aeternum devoto servitore della Gerusalemme terrena in attesa di giungere alla Gerusalemme celeste, lei è invece un clericale imprigionato su questa terra in un passato che non deve passare, senza prospettiva futura e soprattutto senza alcuna visione escatologica. Insomma lei è un fariseo di quelli che ieri accusavano il Signore di avere compiuto un miracolo di Sabato – profanando in tal modo la sacralità dello Shabbath – e che oggi, come lei dimostra, con lo stesso sentimento di fondo sarebbero capaci a rimproverarlo di non avere celebrato una Eucaristia valida perché la celebrazione dell’Ultima Cena è stata fatta senza il Messale di San Pio V.

      Rivolgersi ad un sacerdote di Cristo nel modo in cui ha fatto lei, indicandolo pubblicamente come un ricettacolo di tutti i peccati capitali; fosse anche il più indegno e peccatore dei preti di questo mondo – cosa che io indubbiamente sono – vuol dire negare il mistero e quindi essere privi di quella fede in base alla quale lei, in me, dovrebbe vedere e rispettare comunque un alter Christus, per sacramento e per mistero di grazia; proprio come io venero e rispetto, malgrado non poche perplessità, il Sommo Pontefice, nel quale non cesserò mai di vedere il mistero della pietra sulla quale Cristo ha fondato la sua Chiesa, al di là di tutti i suoi limiti e di tutte le sue umane inadeguatezze, che poi sono quelle di tutti noi;e per fede nutrirò sempre verso di lui devozione ed a lui presterò sempre obbedienza.

      Capisco però che quelli come lei, un alter Christus lo riconoscono come tale solo se indossa il manipolo, se bisbiglia le secrete e se usa il “divino” e “sacro” latinorum.

      Mi creda, l’eresiarca Pelagio – in pratica il suo “santo protettore” – dinanzi a ciò che lei ha espresso e per l’odio palese col quale l’ha espresso, tanto più verso un ministro in sacris aggredito a questo modo da parte di uno che come lei si proclama cattolico, ne rimarrebbe scandalizzato, anzi, ne rimarrebbe proprio scioccato.

      Dunque non mi resta che augurarle: felice e proficua difesa della pura, sola e vera Traditio Catholica.

      La benedico di cuore con paternità sacerdotale.

      P.S.

      Le cose che lei mi imputa sono davvero molte, pertanto ne prendo due sole tra le tante. Vuole indicare a me ed ai lettori dove avrei affermato nel mio scritto alcune cose che lei mi attribuisce, vale a dire che:

      1. il vaticano II non fu un concilio pastorale
      2. Levi teorizza che sarebbe sorta una nuova forma di Chiesa, che Jorge Mario incarnerebbe

  20. Carissimo Padre, il sig. Toffali le attribuisce cose che lei non ha scritto e affermato e per questo sono rimasta colpita che la redazione abbia pubblicato questa aggressione nei suoi riguardi. Certo è che questo scritto qualifica e palesa quello che circola in questo mondo. La risposta che lei ha dato la qualifica per il sacerdote che lei veramente è, ma purtroppo, per questa gente, i preti ordinati dopo Giovanni XXIII … sono veramente preti?
    E’ veramente un mondo di pelagiani cupi più cristiani di Cristo (che non era cristiano, era Cristo e basta!) più papisti del papa … ma soprattutto più cattolici dei cattolici.
    Ripeto, la redazione potevano evitare di pubblicarle questo concentrato d’insulti velenosi.

    1. Cara Claudia.

      Sono stato io a chiedere alla redazione di pubblicare questo lungo commento, semmai non fosse chiaro, a certi cosiddetti “tradizionalisti”, che io non censuro chi mi insulta, come invece loro censurano chi, pur senza insultare nessuno, non fa dottrina e teologia secondo i loro schemi molto opinabili, se non a volte malsani.

      1. Vetus … spiritoso! Non conosco di persona il padre Ariel, spero di conoscerlo un giorno perché ho letto tutti i suoi libri e leggo sempre i suoi articoli. A parte questo mi limito a dirle che ho 78 anni e sicuramente, il padre, se volesse “sgarrare” … dubito che lo farebbe con me.

  21. Troppo buono caro Toffali, troppo! Il “reverendo levita” è stato un donnaiolo patentato, la cosa è risaputa e molti (e … molte!) lo potrebbero confermare ed è diventato prete da adulto, forse una volta raggiunta la pace dei sensi?

  22. Caro Lupo Solitario.

    Il Signore ha perdonato i miei peccati come prima di me li ha perdonati ad Aurelio di Tagaste divenuto poi Agostino vescovo d’Ippona; come li ha perdonati a molti altri “ex colleghi” di Sant’Agostino e miei.
    Per quanto riguarda la raggiunta “pace dei sensi” dubito che il mio urologo le darebbe ragione, mentre io, davanti a Dio e davanti agli uomini, posso invece dire che con la sua grazia sono sempre stato, come sacerdote, felicemente fedele alle solenni promesse fatte nelle mani del Vescovo nel giorno della sacra ordinazione; e con la grazia di Dio e le preghiere delle membra vive del suo Popolo Santo sono certo che seguiterò ad essere fedele alle mie sacre promesse, pur giungendo alla pace dei sensi in età molto tardiva.

    In ogni caso non occorre dire che “la cosa è risaputa e molti (e … molte!) lo potrebbero confermare“, perché sono io il primo a non negare il mio passato, basterebbe leggere alcune mie righe, ad esempio queste, nelle quali narro che in altri tempi, il mio stile di vita pre-sacerdotale, non era propriamente quello di San Luigi Gonzaga:

    http://isoladipatmos.com/in-ricordo-di-vincenzo-maria-calvo/

  23. ALTRO COMMENTO PER LEI … Ariel Levi … un nome un programma … e qualcuno si meraviglia del livore verso la tradizione … Se un demonio si è nascosto nell’abito pontificale … quanti giudei si sono confusi tra i Chierici della Cristianità per crocifiggere nuovamente Gesù …

    1. Caro Toffali.

      I farisei accusavano Gesù di non essere fedele alla Tradizione dei Padri, di essere un bestemmiatore.
      A parte questo, per quanto riguarda “un nome un programma“, lei che è un esperto teologo, liturgista, biblista, ecc … ci vuole spiegare come mai, la Beata Vergine Maria ed il suo Beato Sposo Giuseppe, portarono Gesù al Tempio per essere circonciso? E perché, Maria, dopo il parto andò a purificarsi?
      Ah, dimenticavo: Cristo non si era ancora convertito al cristianesimo, cosa questa che avvenne dopo, vero?
      Comunque: Cristo in croce ce lo hanno messo quelli come lei che scansavano il moscerino e s’ingoiavano il cammello, ieri come oggi.

  24. Caro Padre, so che Lei è una roccia e non ne avrebbe bisogno (tanto meno da parte di un povero ignorante quale sono) tuttavia è da qualche giorno che sento il bisogno di rinnovarLe tutta la mia stima e il mio affetto a seguito dell’indegna gazzarra scatenata contro di Lei. Non starò a ricordarLe il perché ha ragionissima su tutto quello che ha scritto.
    Caro Padre, glielo chiedo come farebbe un figlio nei confronti del proprio padre, continui a scrivere, a dire la verità. Non sa quanto le sue parole facciano bene a quelli come me che hanno bisogno di una guida sicura. Glielo confesso: quando la leggo nel mio cuore rinasce ogni volta la speranza. Con grande, grande stima.

  25. Caro don Ariel,

    vorrei farti una domanda. C’è chi esalta eccessivamente il Vetus Ordo, cone gianlub1, secondo cui i santi Pietro e Paolo usavano la stessa preghiera eucaristica—e spero intendesse in senso sostanziale, non proprio la stessa.
    Per rispondere a queste posizioni mi sembra basterebbe citare il fatto che la Chiesa ha e ha sempre avuto una pluralità di riti, anche molto diversi dal nostro. Si potrebbe dir loro che, se vogliono fare i tradizionalisti cattolici e non quelli che promuovono le proprie idee e il proprio sentire, dovrebbero guardare a quella che è la tradizione cattolica integrale, occidente e oriente.

    Il mio ragionamento è sensato?
    Come mai nessuno risponde mai in questo modo ai fautori del solo Vetus Ordo?

  26. “…Come possono esistere e trovare seguito menti a tal punto meschine da affermare che Cristo, attraverso Pietro sul quale ha edificato la sua Chiesa, ha deciso di punire … se stesso ?”

    Rev. don Ariel,

    In questo senso voleva leggere un commento suo alle parole di Paolo VI nel discorso al “Seminario Lombardo”, dove dice:

    “Passando alla seconda considerazione, l’Augusto Pontefice ripete la domanda: «Che cosa vedete nel Papa?». E risponde: Signum contradictionis: un segno di contestazione. La Chiesa attraversa, oggi, un momento di inquietudine. Taluni si esercitano nell’autocritica, si direbbe perfino nell’autodemolizione…”

    Come Cristo può se autodemolire?

    Come se può vedere nel Papa un signo di conttradizione?

    Don Ariel, con tutto rispetto, i tradizionalisti di che lei ha parlato nel articolo sono peccore, perché lei non ha attacato i loro pastori? Il P. Cavalcoli una volta ha polemizato con il peridioco Sisi Nono, ha ricevuto una confutazione e la questione è finita. Quindi, perché lei non polemiza con un don Curzio Nitoglia o con il Sisi Nono? Questo dibattito è dell’interesse di tutti, può rispondere ai pastori invece di attacare le peccore?

    Un…

    1. Sia lodato Gesù Cristo,
      sia lodata Maria Santissima, La Perfetta.

      Caro Gederson, l’espressione “segno di contraddizione” è riferita anzitutto alla Persona di Gesù.
      E fu a Lui attribuita allorché, parlando su ispirazione del Suo Spirito, Simeone benedisse Lui e Sua Madre, assieme al di Lei sposo e al di Lui padre putativo, ed a Lei disse le Parole seguenti:
      «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a Te una spada trafiggerà l’Anima».

      Gesù è segno di contraddizione.
      La Chiesa fondata DA e SU di Lui, avente per Capo visibile il Papa: è segno di contraddizione.
      La persona stessa del Papa è segno di contraddizione.
      Ogni Santo è segno di contraddizione.
      Ogni sapiente, profeta e scriba, mandato da Gesù alla Sua Gerusalemme terrena che è la Chiesa: è segno di contraddizione.
      Ed infine, Colui che è mandato dal Padre e dal Figlio: è segno di contraddizione.

      Ed a te, Gederson Falcometa, faccio la domanda seguente:
      cos’è la Vigna, di cui si parla nella Sacra Scrittura?

      Grazie in anticipo per la tua risposta.

      Dio ti benedica.

      Maranathà

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