Scrive il Cardinale Walter Brandmüller: «L’instrumentum laboris del sinodo panamazzonico è eretico ed è un atto di apostasia dalla fede cattolica»

SCRIVE IL CARDINALE WALTER BRANDMÜLLER: «L’INTRUMENTUM LABORIS DEL SINODO PANAMAZZONICO È ERETICO ED È UN ATTO DI APOSTASIA DALLA FEDE CATTOLICA» 

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[…] si deve dire oggi con forza che l’Instrumentum laboris contraddice l’insegnamento vincolante della Chiesa in punti decisivi e quindi deve essere qualificato come eretico. Dato poi che anche il fatto della divina rivelazione viene qui messo in discussione, o frainteso, si deve anche parlare, in aggiunta, di apostasia.

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Autore:
Cardinale Walter Brandmüller

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PDF  Testo del Cardinale Walter Brandmüller formato stampa

 

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Introduzione

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il Cardinale Carlo Caffarra [1938-2017], colui al quale la misericordia di Dio ha risparmiato su questa terra l’abominio della desolazione …

Può davvero causare stupore che, all’opposto delle precedenti assemblee, questa volta il sinodo dei vescovi si occupi esclusivamente di una regione della terra la cui popolazione è solo la metà di quella di Città del Messico, vale a dire 4 milioni. Ciò è anche causa di sospetti riguardo alle vere intenzioni che si vorrebbero attuare in modo surrettizio. Ma bisogna soprattutto chiedersi quali siano i concetti di religione, di cristianesimo e di Chiesa che sono alla base dell’Instrumentum laboris recentemente pubblicato. Tutto ciò sarà esaminato con l’appoggio di singoli elementi del testo.

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Perché un sinodo in questa regione?

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Per cominciare, occorre chiedersi perché un sinodo dei vescovi dovrebbe trattare argomenti, che – come è il caso dei tre quarti dell’Instrumentum laboris – hanno solo marginalmente qualcosa a che fare con i Vangeli e la Chiesa. Ovviamente, da parte di questo sinodo dei vescovi viene compiuta anche un’aggressiva intrusione negli affari puramente mondani dello Stato e della società del Brasile. C’è da chiedersi: che cosa hanno a che fare l’ecologia, l’economia e la politica con il mandato e la missione della Chiesa? E soprattutto: quale competenza professionale autorizza un sinodo ecclesiale dei vescovi a emettere dichiarazioni in questi campi? Se il sinodo dei vescovi davvero lo facesse, ciò costituirebbe uno sconfinamento e una presunzione clericale, che le autorità statali avrebbero motivo di respingere.

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Sulle religioni naturali e l’inculturazione

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il Cardinale Carlo Caffarra [1938-2017], colui al quale la misericordia di Dio ha risparmiato su questa terra l’abominio della desolazione …

C’è un altro elemento da tenere presente, che si trova in tutto l’Instrumentum laboris: vale a dire la valutazione molto positiva delle religioni naturali, includendo pratiche di guarigione indigene e simili, come anche pratiche e forme di culto mitico-religiose. Nel contesto del richiamo all’armonia con la natura, si parla addirittura del dialogo con gli spiriti (n. 75).

Non è solo l’ideale del “buon selvaggio” tratteggiato da Rousseau e dall’Illuminismo che qui viene messo a confronto con il decadente uomo europeo. Questa linea di pensiero si spinge oltre, fino al XX secolo, quando culmina in un’idolatria panteistica della natura. Hermann Claudius (1913) creò l’inno del movimento operaio socialista “Quando camminiamo fianco a fianco…”, in una strofa del quale si legge: ”Verde delle betulle e verde dei semi, che la vecchia Madre Terra semina a piene mani, con un gesto di supplica affinché l’uomo diventi suo… “. Va notato che questo testo è stato successivamente copiato nel libro dei canti della Gioventù hitleriana, probabilmente perché corrispondeva al mito del “sangue e suolo” nazionalsocialista. Questa prossimità ideologica è da rimarcare. Questo rigetto anti-razionale della cultura “occidentale” che sottolinea l’importanza della ragione è tipico dell’Instrumentum laboris, che parla rispettivamente di “Madre Terra” nel n. 44 e del “grido della terra e dei poveri” nel n.101.

Di conseguenza, il territorio – vale a dire le foreste della regione amazzonica – viene addirittura dichiarato essere un locus theologicus, una fonte speciale della divina rivelazione. In esso vi sarebbero i luoghi di un’epifania in cui si manifestano le riserve di vita e di saggezza del pianeta, e che parlano di Dio (n. 19). Inoltre, la conseguente regressione dal Logos al Mythos viene innalzata a criterio di ciò che l’Instrumentum laboris chiama l’inculturazione della Chiesa. Il risultato è una religione naturale con una maschera cristiana.

La nozione di inculturazione è qui virtualmente snaturata, dal momento che in realtà significa l’opposto di ciò che la commissione teologica internazionale aveva presentato nel 1988 e di quanto aveva precedentemente insegnato il decreto Ad gentes del Concilio Vaticano II sull’attività missionaria della Chiesa.

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Sull’abolizione del celibato e l’introduzione di un sacerdozio femminile

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il Cardinale Carlo Caffarra [1938-2017], colui al quale la misericordia di Dio ha risparmiato su questa terra l’abominio della desolazione …

È impossibile nascondere che questo “sinodo” è particolarmente adatto per attuare due progetti tra i più cari che finora non sono mai stati attuati: vale a dire l’abolizione del celibato e l’introduzione di un sacerdozio femminile, a cominciare dalle donne diacono. In ogni caso si tratta di “tener conto del ruolo centrale che le donne svolgono oggi nella Chiesa amazzonica” (n. 129 a3). E allo stesso modo, si tratta di “aprire nuovi spazi per ricreare ministeri adeguati a questo momento storico. È il momento di ascoltare la voce dell’Amazzonia… “ (n. 43).

Ma qui si omette il fatto che, da ultimo, anche Giovanni Paolo II ha affermato con la massima autorità magisteriale che non è nel potere della Chiesa amministrare il sacramento dell’ordine alle donne. In effetti, in duemila anni, la Chiesa non ha mai amministrato il sacramento dell’ordine a una donna. La richiesta che si colloca in diretta opposizione a questo fatto mostra che la parola “Chiesa” viene ora utilizzata esclusivamente come termine sociologico da parte degli autori dell’Instrumentum laboris, negando implicitamente il carattere sacramentale-gerarchico della Chiesa.

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Sulla negazione del carattere sacramentale-gerarchico della Chiesa

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il Cardinale Carlo Caffarra [1938-1917], colui al quale la misericordia di Dio ha risparmiato su questa terra l’abominio della desolazione: la bara contenente il feretro durante i funerali nella cattedrale metropolitana di Bologna il 9 settembre 2017.

In modo simile – sebbene con espressioni piuttosto di passaggio – il n. 127 contiene un attacco diretto alla costituzione gerarchico-sacramentale della Chiesa, quando vi si chiede se non sarebbe opportuno “riconsiderare l’idea che l’esercizio della giurisdizione (potere di governo) deve essere collegato in tutti gli ambiti (sacramentale, giudiziario, amministrativo) e in modo permanente al sacramento dell’ordine”. È da una visione così errata che deriva poi nel n. 129 la richiesta di creare nuovi uffici che corrispondano ai bisogni dei popoli amazzonici.

Tuttavia è il campo della liturgia, del culto, quello in cui l’ideologia di un’inculturazione falsamente intesa trova la sua espressione in modo particolarmente spettacolare. Qui, alcune forme delle religioni naturali sono assunte positivamente. L’Instrumentum laboris (n. 126 e) non si trattiene dal chiedere che i “popoli poveri e semplici” possano esprimere “la loro (!) fede attraverso immagini, simboli, tradizioni, riti e altri sacramenti (!!)”.

Questo sicuramente non corrisponde ai precetti della costituzione Sacrosanctum Concilium, né a quelli del decreto Ad gentes sull’attività missionaria della Chiesa, e mostra una comprensione puramente orizzontale della liturgia.

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Conclusione

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il Cardinale Carlo Caffarra [1938-2017], colui al quale la misericordia di Dio ha risparmiato su questa terra l’abominio della desolazione: la bara contenente il feretro durante i funerali nella cattedrale metropolitana di Bologna il 9 settembre 2017: l’ultimo saluto dei sacerdoti.

Summa summarum: l’Instrumentum laboris carica il sinodo dei vescovi e in definitiva il papa di una grave violazione del depositum fidei, che significa come conseguenza la autodistruzione della Chiesa o il cambiamento del Corpus Christi mysticum in una ONG secolare con un compito ecologico sociale psicologico.

Dopo queste osservazioni, naturalmente, si aprono delle domande: si può qui rinvenire, specialmente riguardo alla struttura sacramentale-gerarchica della Chiesa, una rottura decisiva con la Tradizione apostolica in quanto costitutiva per la Chiesa, o piuttosto gli autori hanno una nozione dello sviluppo della dottrina che viene sostenuta teologicamente al fine di giustificare le rotture sopra menzionate?

Questo sembra essere davvero il caso. Stiamo assistendo a una nuova forma del Modernismo classico dell’inizio del XX secolo. All’epoca, si è cominciato con un approccio decisamente evolutivo e poi si è sostenuta l’idea che, nel corso del continuo sviluppo dell’uomo a gradi più alti, devono essere trovati di conseguenza anche livelli più elevati di coscienza e di cultura, per cui può risultare che quello che era falso ieri può essere vero oggi. Questa dinamica evolutiva è applicata anche alla religione, cioè alla coscienza religiosa con le sue manifestazioni nella dottrina, nel culto e naturalmente anche nella morale.

Ma qui, allora, si presuppone una comprensione dello sviluppo del dogma che è nettamente opposta alla genuina comprensione cattolica. Quest’ultima comprende lo sviluppo del dogma e della Chiesa non come un cambiamento, ma, piuttosto, come uno sviluppo organico di un soggetto che rimane fedele alla propria identità.

Questo è ciò che i Concili Vaticani I e II ci insegnano nelle loro costituzioni Dei Filius, Lumen Gentium e Dei Verbum.

Dunque si deve dire oggi con forza che l’Instrumentum laboris contraddice l’insegnamento vincolante della Chiesa in punti decisivi e quindi deve essere qualificato come eretico. Dato poi che anche il fatto della divina rivelazione viene qui messo in discussione, o frainteso, si deve anche parlare, in aggiunta, di apostasia.

Ciò è ancor più giustificato alla luce del fatto che l’Instrumentum laboris usa una nozione puramente immanentista della religione e considera la religione come il risultato e la forma di espressione dell’esperienza spirituale personale dell’uomo. L’uso di parole e nozioni cristiane non può nascondere che esse sono semplicemente usate come parole vuote, a prescindere dal loro significato originale.

l’Instrumentum laboris per il sinodo dell’Amazzonia costituisce un attacco ai fondamenti della fede, in un modo che non è stato finora ritenuto possibile. E quindi deve essere rigettato col massimo della fermezza.

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Roma, 27 giugno 2019

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21 thoughts on “Scrive il Cardinale Walter Brandmüller: «L’instrumentum laboris del sinodo panamazzonico è eretico ed è un atto di apostasia dalla fede cattolica»

  1. caro padre Ariel
    vorrei domandarle
    il codice di diritto canonico riporta

    “Can. 1364 – §1. L’apostata, l’eretico e lo scismatico incorrono nella scomunica latae sententiae, fermo restando il disposto del can. 194, §1, n. 2; il chierico inoltre può essere punito con le pene di cui nel can. 1336, §1, nn. 1, 2 e 3.
    §2. Se lo richieda la prolungata contumacia o la gravità dello scandalo, possono essere aggiunte altre pene, non esclusa la dimissione dallo stato clericale.”

    ma per questi signori che hanno proposto questo “instrumentum laboris” è valido oppure no? Ci vuole sempre un processo canonico, ma poi i fedeli quando i pastori fanno apostasia devono sempre ubbidienza? Quale fiducia possono riporre in chi distrugge la fede cattolica, vi ringrazio

    1. Caro Fabio,

      in numerosi miei scritti, da due anni a questa parte, lamento, spiego e dimostro che non solo tutte le fondamentali leggi canoniche sono disattese, ma se dinanzi a gravi illeciti o ingiustizie uno ne chiede l’applicazione, il risultato è che colui che le vìola viene protetto, chi ne reclama l’applicazione finisce punito.
      Pertanto, rivolgersi in questo momento al Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, od alla Congregazione per la dottrina della fede competente per i delitti contro la fede, sarebbe come rivolgersi a un tribunale sovietico dell’epoca stalinista per denunciare le deportazioni nei gulag dei dissidenti politici, chiedendo la condanna di chi li ha deportati e la loro immediata liberazione.

      Non è che tutto stia crollando bensì peggio: tutto è ormai crollato.
      Forse tra non molto scopriremo quali erano, dietro tutto questo, i progetti di Dio.

      1. caro padre Ariel

        non mi ha risposto, il fedele quando nota che come dice lei “tutto è ormai crollato” cosa deve fare, deve obbedienza? Deve resistere? In che comodo? E quando un papa chiaramente devia dal suo ufficio, che è quello di custodire il deposito della fede e della tradizione? Deve considerarlo papa? L’eresia non fa perdere l’ufficio in senso automatico? La confusione, l’ambiguità non viene dal maligno?

        1. … vede, la cosa è molto semplice: il Romano Pontefice non è giudicabile da alcuna autorità umana, né ecclesiastica né laica, perché non può essere sottoposto ad alcun giudizio umano in quanto non esiste autorità superiore alla sua che possa giudicarlo.
          Tant’è che verso le sentenze o le decisioni date personalmente o approvate dal Romano Pontefice, non può essere presentato alcun appello [can. 333 § 3].
          Quella del cosiddetto “papa apostata” è solo una pura ipotesi, una speculazione accademica, perché mai nella storia della Chiesa si è verificato il caso di un pontefice caduto in apostasia.

          L’eresia implica che qualcuno la giudichi e la riconosca come tale e che poi condanni l’eretico, ma se l’eretico – sempre per ipotesi accademica – fosse un Romano Pontefice, lì subentrerebbe un non lieve problema: primo, nessuno lo può giudicare; secondo, nessuno lo può deporre.

          Invece, se un giorno la Chiesa fosse trasformata in una repubblica parlamentare, a quel punto, verso il Presidente elettivo della Chiesa Cattolica il cui mandato è dato e tolto dagli elettori attraverso il meccanismo delle libere elezioni, si potrebbe avviare la procedura di impeachment per poterlo così destituire, processare e condannare.

          Cosa non possibile però da farsi col Romano Pontefice, detentore di una potestas che a lui perviene direttamente da Dio e che per tanto può essere giudicato solo da Dio.

          Non è poi così difficile da comprendere.

          1. Invece è difficilissimo da comprendere. Infatti, se io non posso essere in comunione col papa, perché questi mi insegna l’errore in materia di fede e di morale, non implica questo fatto la fine della Chiesa e, conseguentemente, della stessa fede cattolica che si fonda sulla continuità del magistero? Dov’è la Chiesa una volta che il papa non è più obbedibile? Dov’è la sua indeffetibilità? Ho scritto una correzione al mio commento che non è stata pubblicata nella quale dicevo che il fatto che la Chiesa “cambi” il suo annuncio è il punctum stantis aut cadentis Ecclesiae. Occorre aggiungere Catholicae. Infatti, resterebbe la possibilità di andare avanti senza gerarchia, diventando protestanti oppure di costituire Chiese autocefale, come gli ortodossi. Queste cose te le scrivo da prete, perché ti assicuro che il desiderio di prendere la porta e andarmene, ancorché alla soglia dei cinquant’anni, è molto forte. Era già difficile prima, ora sta diventando impossibile.

  2. Grandissimo. Ce n’era di più, di uomini con gli attributi come lui, e gli altri tre, e la Chiesa non sarebbe ridotta in questo stato miserando. Ma, evidentemente, c’è un disegno provvidenziale, in questi avvenimenti apparentemente indecifrabili…

  3. A mio umile parere, mi sembra che qui il problema sia di prospettiva. Che la natura assurga ad uno dei luoghi privilegiati di manifestazione di Dio, lo insegna S. Paolo nella Lettera ai Romani, laddove mette in evidenza che i pagani sono inescusabili per la loro ignoranza di Dio, in quanto “… ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. [20]Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da lui compiute …” (Rm 1. 19-20); senza contare l’importanza che il mondo naturale ha in grandi santi come S. Francesco o S. Ildegarda di Bingen. Anche sull’integrazione di simboli non cristiani nel cristianesimo, ciò è sempre avvenuto (pensiamo all’albero di natale, per es.). Ovvio che il discorso cambia se si usa l’esaltazione della natura o di religioni indigene per opporle alla cultura occidentale cristiana, nel solco di quella distruzione della nostra identità, appunto culturale, oggi in atto. In quel caso bene ha fatto il Card. Müller ad esprimere la sua critica, che però, a mio parere, sarebbe stata più efficace se avesse distinto i due piani.

    1. Grazie per la pubblicazione di questo coraggioso intervento. Devo confessare che il giorno che ho letto dell’instrumentum laboris non ho dormito. Ha ragione don Ariel: tutto è oramai crollato. È di qualche giorno fa la notizia della riunione carbonara tra Kasper, Baldisseri, Hummes e altri prelati e teologi di area tedesca per decidere come meglio farci ingoiare la loro idea di neochiesa. Non ci resta che pregare tanto e testimoniare il nostro dissenso a questo sfacelo. Mi permetto di girare una petizione in favore del Cardinale Brandmuller. Fose non servirà a molto, perché il film lo abbiamo già visto con il sinodo sulla famiglia, ma almeno non stiamo zitti. https://lifepetitions.com/petition/support-cardinal-who-is-condemning-amazon-synod-working-doc-as-apostasy?utm_source=LifeSiteNews.com&utm_campaign=852d4ae9e5-SUPPORT_BRANDMULLER_06_27_19&utm_medium=email&utm_term=0_12387f0e3e-852d4ae9e5-402186749

  4. Come è possibile partorire qualcosa come lo “Instrumentum laboris” di cui sopra?
    Semplicemente usando la stessa tecnica utilizzata in AL:
    – Si tratta la Rivelazione, la legge divina e la legge naturale come se fossero la stessa cosa;
    – Si ribadisce quanto afferma San Tommaso riguardo alla legge naturale;
    – Si conclude che la rivelazione non è immutabile ma che è mutevole in quanto deve essere subordinata ai casi concreti.
    In pratica si definisce ora la “misericordia” come la ricerca di una mediazione tra la legge divina ed i comportamenti umani ad essa non conformi, e più non l’abbraccio del Padre a chi si ripropone, col cuore sincero, di ritornare concretamente a Lui.

  5. Cosa intende il cardinale con l’espressione “in un modo che non è stato finora ritenuto possibile”? Che non si riteneva possibile che un simile attacco arrivasse dall’interno della Chiesa visibile?

  6. Caro don Ariel,
    ricordo la tua polemica a distanza con padre Cavalcoli sulla chiusura del papa alle ispirazioni dello Spirito Santo.
    Cavalcoli sosteneva una sorta di inerranza del pontefice, che faceva anche un po’ sorridere, perché concepita in maniera, a mio avviso, un po’ meccanica: una volta divenuto papa, il cardinale eletto non può insegnare l’errore, pena il venir meno della promessa di Cristo a Pietro.

    Ora, al di là del modo di spiegarla, la tesi di padre Cavalcoli è perfettamente in linea con quanto i fedeli cattolici hanno creduto fino a ieri: ossia l’importante è essere in comunione con il Romano Pontefice.

    Cavalcoli se la cavava dicendo che le parole del papa dovevano essere opportunamente interpretate, che è come dire che il quattro, quando occorre, lo facciamo diventare cinque.

    In realtà, il problema teologico insoluto è questo: come è possibile essere in comunione con un pontefice che insegna l’errore in testi ufficiali? Certo, non è magistero solenne, ma è magistero. Come è possibile che Dio permetta questo?

    Qui non è in questione la vita morale del papa o le sue idee personali, ma l’insegnamento della dottrina. Se il garante non garantisce, chi ci garantisce?

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    aggiunta successiva:

    Mi sono espresso in modo poco chiaro. In realtà la penso come padre Cavalcoli, ossia ritengo che la dottrina cattolica impedisca di pensare che il papa possa insegnare l’errore anche nel magistero ordinario, nel senso che Dio, nella sua onnipotenza e nella sua provvidenza, può impedire che ciò accada, al limite intervenendo anche dall’esterno (impedimenti, malattie, morte ecc.). Ciò che mi sembra semplicistico nel ragionamento di Cavalcoli è che non tiene conto dell’adagio latino, ossia che “contra factum non datur argumentum”. Se il papa insegna l’errore (ad esempio su aspetti morali) o se un domani lo insegnerà su questioni sacramentali non ci sarà da aggiustare un bel niente, ma da prendere atto, con sgomento, che forse qualcosa nella fede cattolica. Se, infatti, la continuità nel proporre la fede non è più il carattere distintivo della Chiesa cattolica e del suo Magistero, da chi andremo? Anche perché qui non stiamo parlando di questioni ancora aperte, ma di dottrine definite che vengono messe in discussione.
    Credo che questo sia il punctum stantis aut cadentis Ecclesiae e con essa anche fidei.

    1. Chiedo scusa se mi permetto di esprimermi in merito:
      Ci garantisce, nello Spirito, la preghiera, la Scrittura e la Tradizione: la “Pietra” non insegna alcuna nuova dottrina ma, se ravveduta, conferma e chiarisce l’unica dottrina rivelata da Cristo.

      1. La Rivelazione è consegnata alla Chiesa e alla sua mediazione. Se crolla la Chiesa, crolla anche tutto il resto. Non può esistere una Rivelazione senza Chiesa, pena cadere nel protestantesimo, che riduce la Chiesa a comunità in cui ciascuno riceve ed interpreta a modo suo e neppure può esistere una Chiesa senza Pietro a meno di non diventare ortodossi: tante Chiese autocefale. La credibilità della Chiesa fino a Benedetto XVI si è fondata sulla continuità nel Magistero. Se questa continuità si spezza, in che senso si potrà parlare ancora di Chiesa cattolica e soprattutto in che senso potremo dire che la Chiesa cattolica è la vera Chiesa di Cristo?

        1. La Rivelazione, vedi Dei Verbum, fu completata da Cristo (DV 4) e venne affidata alla Chiesa affinché “rimanesse per sempre integra e venisse trasmesso a tutte le generazioni” (DV 7).

          Tuttavia, “per ricavare con esattezza il senso dei sacri testi, si deve badare con non minore diligenza al contenuto e all’unità di tutta la Scrittura, tenuto debito conto della viva tradizione di tutta la Chiesa e dell’analogia della fede” (DV 12).

          Di questo, purtroppo, l’attuale Sommo Pontefice non ne tiene alcun conto e quindi, quello che esprime, sono solo le sue personali e non il Magistero autentico.

          Un solo esempio tratto dalla recente Cristus Vivit: alla fine di CV 12 si afferma che “Gesù elogia il giovane peccatore che riprende la buona strada più di colui che crede di essere fedele ma non vive lo spirito dell’amore e della misericordia.”

          Se si va però a leggere la parabola evangelica, il “giovane peccatore” non viene affatto elogiato in alcun modo, ed al fratello che “aveva già un cuore vecchio e si lasciò possedere dall’avidità, dall’egoismo e dall’invidia”, viene ricordato che tutta l’eredità paterna è esclusivamente sua e non del fratello minore.

  7. Mi sono espresso in modo poco chiaro. In realtà la penso come padre Cavalcoli, ossia ritengo che la dottrina cattolica impedisca di pensare che il papa possa insegnare l’errore anche nel magistero ordinario, nel senso che Dio, nella sua onnipotenza e nella sua provvidenza, può impedire che ciò accada, al limite intervenendo anche dall’esterno (impedimenti, malattie, morte ecc.). Ciò che mi sembra semplicistico nel ragionamento di Cavalcoli è che non tiene conto dell’adagio latino, ossia che “contra factum non datur argumentum”. Se il papa insegna l’errore (ad esempio su aspetti morali) o se un domani lo insegnerà su questioni sacramentali non ci sarà da aggiustare un bel niente, ma da prendere atto, con sgomento, che forse qualcosa nella fede cattolica. Se, infatti, la continuità nel proporre la fede non è più il carattere distintivo della Chiesa cattolica e del suo Magistero, da chi andremo? Anche perché qui non stiamo parlando di questioni ancora aperte, ma di dottrine definite che vengono messe in discussione.
    Credo che questo sia il punctum stantis aut cadentis Ecclesiae e con essa anche fidei.

  8. Caro Padre Ariel, fin quando ci saranno sacerdoti come lei (e tanti altri) la Chiesa non crollerà mai!
    Per il resto provo profondo dolore per quanto sta accadendo ma non posso non confidare nella Provvidenza Divina.
    Una volta mi fu detto che “il mondo è fondamentalmente buono” perché fatto di una bontà perfetta che nessuna azione umana avrebbe mai potuto minare.
    Grazie per il suo articolo.

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