Può un Chihuahua con il complesso del Mastino abbaiare al Padre Ariel, che è un Leone di Dio?

PUÒ UN CHIHUAHUA CON IL COMPLESSO DEL MASTINO ABBAIARE AL PADRE ARIEL, CHE È UN LEONE DI DIO?

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Non avrei mai immaginato che un atto di evangelica correzione fraterna mi facesse pervenire, per la prima volta in vita mia, una lettera mal scritta nella quale mi si intima di togliere un articolo, salvo essere querelato per diffamazione. Ovviamente, oltre a non togliere l’articolo, non essendoci i risvolti penali per simile reato, metto i Lettori dell’Isola di Patmos a conoscenza di quanto mi è pervenuto e al tempo stesso rispondo anche al diretto interessato.

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Autore Padre Ariel

Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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PDF articolo formato stampa

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Per capire questa bagattella è necessario leggere il mio precedente articolo QUI

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Egr. Don Ariel Levi di Gualdo,

scrivo il presente messaggio in nome e per conto del Dott. Antonio Margheriti, soggetto protagonista del suo articolo pubblicato sull’Isola di Patmos [Ndr. QUI]. La informo che il contenuto del testo è altamente diffamatorio ed offensivo e pertanto la invito formalmente a volerlo eliminare dalla rete immediatamente e senza ulteriori solleciti. La informo che comunque, il mio cliente, si riserva la possibilità di agire nelle competenti sedi, al fine di tutelare l’onorabilità e la reputazione da Lei gravemente offesa.

Tanto le dovevo per mandato conferitomi.

Distinti saluti.

Avv. Riccardo Rodelli

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Egregio Avvocato.

La sua professionalità mi lascia basito. Capisco che forse non sa di rivolgersi a un ex studioso di scienze penali; e ciò detto non vado oltre, certe cose riguardano la mia vita precedente, morta e sepolta. Questo per dirle che il diritto penale e l’etica forense, forse le conosco meglio di lei, che s’è permesso d’inviarmi per Facebook il messaggio sopra riprodotto, senza indicare indirizzo, recapiti del suo studio e luogo dal quale invia il tutto. Ciò è disdicevole per un avvocato che dovrebbe inviarmi una raccomandata, o una posta elettronica certificata, o chiedermi con un messaggio a quale indirizzo recapitarmi una missiva. In ogni caso ho individuato io i suoi estremi, affinché possa segnalare il suo comportamento deontologico al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Lecce [cf. QUI]. Se infatti, come pare, lei ha fatto gli studi giuridici a Firenze, forse conoscerà il detto popolare che da quelle parti recita: «Dio li fa e Cristo li accoppia». O come dicevano una volta gli avvocati di vecchia scuola e di grande esperienza: «Ogni avvocato ha i clienti che si merita». 

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Inoltre, cosa ulteriormente grave, ella mi si rivolge in tono alquanto minaccioso definendo in modo a dir poco audace il mio scritto come «altamente diffamatorio ed offensivo». Ciò mi induce a domandarle: figliolo caro, ma quale è il suo rapporto giurisprudenziale con le discipline circa la oggettiva materia e sostanza del reato? Nelle facoltà giuridiche, la studiate sempre la filosofia del diritto, le istituzioni del diritto romano e la storia del diritto italiano, per avere appunto, anzitutto, una idea chiara circa la materia, la sostanza e la forma del reato? 

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Mi permetto di ricordarle che a mio attivo ho 7 libri specialistici pubblicati e catalogati in diverse tra le più accreditate università del mondo – incluse le università pontificie – e diverse centinaia di articoli editi su riviste specializzate italiane e straniere e che mai, in 52 anni di vita, avevo ricevuto un messaggio come il suo, anche perché, avvezzo ad offendere, ed in modo pure grave, non sono io ma il suo Cliente, il quale inaugurò a suo tempo il vecchio blog Papale Papale con un tentativo di scoop sull’Opus Dei. E lui sì che dovette togliere immediatamente quello scritto, perché essendoci veramente, in forma e sostanza, la fattispecie del reato di diffamazione ex art. 595 C.P, fu minacciato dal più serio consulente legale dell’Opus Dei di una querela dai non piacevoli risvolti. Inoltre pare che se qualcuno, giovincello, abbia già avuto a che fare con la diffamazione, questi non sono stato io, ma il suo Cliente che si diletta a narrare nei suoi scritti che quando un pubblico amministratore pugliese chiese le sue scuse, egli si rifiutò di presentarle e preferì pagare una pena pecuniaria di 2.000 euro, da lui ritenuta più onorevole di quelle scuse che, il cosiddetto “Mastino”, forse non presenterebbe mai neppure a Nostro Signore Gesù Cristo. Il tutto stando sempre fedelmente a quanto il suo Cliente ha più volte narrato e scritto in pubblico.

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Essendo poi il suo Cliente un personaggio che come suol dirsi «perde il pelo ma non il vizio», nel 2014 tentò un altro dei suoi scoop sul suo blog Papale Papale. E da adolescente giocoso qual è, questa volta andò pesantemente a colpire Sua Eminenza il Cardinale Beniamino Stella, nostro Prefetto della Congregazione per il Clero [vedere QUI]. E posso assicurarle che i toni sarcastici e aggressivi, resi insultanti dalla totale falsità dei contenuti e dal becero linguaggio da osteria usato nei riguardi di un Principe della Chiesa, rammaricarono molte persone. Quell’articolo fu poi cancellato dopo pochi giorni come uso e costume dei codardi che lanciano il sasso e ritirano la mano, pur di non chiedere scusa alla persona offesa dopo avere ammesso il proprio errore. Il danno però ci fu, n’è prova il fatto che quell’articolo è stato ripreso, tradotto e pubblicato da diversi blog in giro per il mondo, nei quali è reperibile tutt’oggi, per esempio è possibile leggerlo nella traduzione in lingua portoghese su un blog brasiliano [cf. QUI, QUI], in lingua spagnola su un blog del Latino America [cf. QUI, QUI], in traduzione inglese e via dicendo … E detto ciò la informo che all’epoca, dopo averlo redarguito in privato, appresso lo redarguii in pubblico [cf. QUI, QUI], pregandolo anzitutto di lasciare quell’articolo sul suo blog, aggiungendo ad esso una nota di profonde scuse e dichiarandosi “superficiale vittima” di informazioni false e velenose a lui date da un giovane prete pieno di livore, dimesso in precedenza dalla Pontificia Accademia Ecclesiastica – istituzione che forma i sacerdoti selezionati per il servizio diplomatico della Santa Sede –, per volontà dell’Arcivescovo Beniamino Stella, che all’epoca ne era presidente e che, licenziando il soggetto in questione, agì in modo altamente meritorio. Voglia poi il suo Cliente avere la coerenza di ammettere, almeno a lei, di quanto inutilmente io lo abbia pregato – quando seppi di quella frequentazione –, di non prendere per buone le parole di quel giovane prete di mia triste conoscenza, perché era una persona ferita, falsa e velenosa dalla quale avrebbe raccolto solo guai. E così è stato, alla prova dei fatti non passibili di smentita, proprio come dimostra la vicenda di questo ennesimo e “glorioso” scoop.

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Dalla capacità di dire “scusa”, “ho sbagliato”, si differenzia un uomo maturo da un bambino capriccioso e arrogante, vale a dire: da questo si differenzia un Mastino da un Chihuahua spocchioso privo del senso delle proporzioni. E una volta chiarito il tutto, adesso risponda lei a questa mia domanda: a quale titolo, la diffamazione oggettiva e di fatto praticata come un vero e proprio sport in molti scritti della sua – detto in senso jus-romanisticovergine vilipesa, dovrebbe essere invece una sorta di sacrosanta prerogativa del Chihuahua camuffato da Mastino, pronto però a strillare alle spalle di qualsiasi uomo adulto – leggasi “con gli attributi virili” – che a un certo punto lo prende e gli elargisce due pedagogiche sberle nel modo in cui ho fatto io?

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Il suo Cliente, che tramite il proprio legale si palesa adesso come una vergine vilipesa, alcuni anni fa, facendosi improprio e improvvido esponente del mondo cattolico, insultò pubblicamente una giovane donna in toni pornografici a tal punto osceni che persino il celebre porno-attore Rocco Siffredi ne sarebbe rimasto allibito. La giovane donna reagì rispondendo attraverso un suo video-messaggio pubblicato su You Tube. Il danno recato al vero mondo cattolico – che non è certo quello becero-insultante del suo Cliente – fu davvero grave, perché questa giovane donna, che non è una cattolica ed una credente, ha ritenuto di avere in tal modo conferma di quanto «non affidabili e soprattutto aggressivi siano i cattolici», come ella esprime di propria voce in quel pubblico video. 

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Nel mio testo [cf. QUI] ho usato i toni rammaricati e severi che alla pedagogica occorrenza sono propri di quei buoni direttori spirituali e confessori che il suo Cliente, notorio “finto cattolico”, non ha mai avuto, essendo egli la autoreferenzialità incarnata nella più gretta chiusura mentale e spirituale. È forse quindi insultante e diffamante definire il suo Cliente come un «superbo»? Mio buon avvocato, ma se adottassimo un simile metro onirico di misura giuridica, lei capisce che si finirebbe col mandare in galera più della metà dei predicatori e dei confessori? Ma forse è bene che io la illumini anche a tal proposito sulla sua vergine vilipesa. Nel corso di questi ultimi tre anni, al suo Cliente è stata data la possibilità di collaborare in prova con varie riviste e giornali cattolici: La Nuova Bussola Quotidiana, Il Timone, La Croce … e da tutti è stato puntualmente sbattuto fuori con la seguente motivazione: «… è uno spocchioso insopportabile pieno di sé». Eventualmente, se non le basta la mia parola, può chiedere lumi a Riccardo Cascioli, direttore de La Bussola, a Giampaolo Barra, direttore del Timone, a Mario Adinolfi, direttore de La Croce ... e qualora qualcuno pensasse che le riviste cattoliche sono fatte e gestite da soggetti cattivi e crudeli che vilipendono le vergini illibate, allora la illumino che è stato altrettanto sbattuto fuori anche da alcune testate laiche, come Qelsi e Libero, senza mai essere riuscito a fare qualche cosa di serio, a partire dalla iscrizione all’albo dei giornalisti professionisti, o perlomeno dei pubblicisti. O le risulta forse, alla prova dei fatti, il contrario?

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Se un pastore in cura d’anime, rivolgendosi ad un cattolico reso come tale “presunto” dalla sua palese chiusura alla grazia di Dio e ad ogni genere di ascolto, lo redarguisce e gli ricorda che nei concreti fatti egli è un nullafacente mantenuto da papà a fare il non meglio precisato “intellettuale” a Roma, dedito a scorrazzare per la rete telematica … lei, in giuridica scienza e coscienza, il tutto, anziché triste dato di fatto reale, me lo chiama «testo altamente diffamatorio ed offensivo»? Ed è forse «altamente diffamatorio» ricordare a questo Peter Pan che l’Italia è piena di persone che alla sua età mantengono da anni mogli e figli con duri sacrifici, che lavorano per rendere al meglio nelle loro professioni e mestieri? È forse «altamente diffamatorio» ricordare a questo soggetto psicologicamente ripiegato nel proprio iocentrismo, che egli ha avuto dei talenti naturali, uniti a tutte le necessarie possibilità economiche, grazie alle quali, se avesse avuta l’umana umiltà di farsi guidare e formare da bravi maestri e professionisti, al presente avrebbe potuto essere una autorevole firma del Corriere della Sera, anziché il perditempo internetico senza arte né parte che alla prova dei fatti è? O le risulta forse il contrario, sempre alla prova dei fatti?

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Qualora ella trovasse però – cosa davvero improbabile – un giudice che accogliesse e non archiviasse la sua eventuale querela, si prepari, in sede di giudizio, ad udire le testimonianze di alcuni tra i più noti giornalisti italiani, incluso un autorevole giornalista di fama internazionale che, dopo i beceri insulti da osteria rivolti dal suo Cliente al Cardinale Beniamino Stella, comunicò alla direzione del mensile cattolico Il Timone – sul quale all’epoca il suo Cliente pubblicava in prova qualche articoletto –, che se dopo quell’articolo falso e insultante diretto al Prefetto della Congregazione per il Clero edito sul blog Papale Papale [cf. QUI], gli avessero permesso di seguitare a scrivere sulle colonne di quella testata cattolica, egli avrebbe ritirata la propria firma tra i nomi dei soci fondatori. Intende forse querelare anche questo giornalista, reo di avere minacciato di ritirare il proprio nome di socio fondatore da un mensile cattolico sul quale in prova aveva cominciato a scrivere qualche cosa il suo Cliente?

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Temo poi che il suo Cliente le abbia taciuto il modo evangelico, pedagogico e paterno col quale ho agito nei suoi riguardi, cosa peraltro facilmente dimostrabile, ossia: prima ho scritto a lui, lo scorso anno e poi di nuovo pochi giorni fa, per redarguirlo riguardo certi scritti, inclusi gli ultimi, rimproverandolo in privato che l’articolo-intervista allo Spirito Santo era blasfemo [cf. QUI e QUI]. Poi ho provveduto a ripetergli il tutto davanti ad un saggio e autorevole anziano, chiedendo anche l’aiuto di quest’ultimo, casomai fosse stato in grado di aiutarmi a convincere il suo Cliente dei propri errori. Non avendo ricevuto da parte sua alcuna risposta, tanto egli è abituato a non confrontarsi con il reale ma solo col virtuale, solo a quel punto l’ho corretto riprendendolo sulla pubblica piazza, anche perché io, come sacerdote e teologo, devo tutelare il dogma trinitario dalle stoltezze scritte dal suo Cliente, perché la Divina Persona che in modo blasfemo ed empio il suo goliardico Cliente ha fatto finta di intervistare riducendo la dogmatica a burletta, è il mio prezioso “Datore di Lavoro”, nonché Datore di Grazie [per inciso: stoltezza, blasfemiaempietà … sono tutti termini tecnici del lessico teologico, casomai volesse configurarli erroneamente come espressioni diffamatorie].

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Far giungere a una persona che come me si è comportata a questo modo, ed alla quale il suo pavido Cliente non ha mai risposto, un messaggio in toni perentori inviato per Facebook da un consulente legale – sempre per la serie «Dio li fa e Cristo li accoppia» – rischia di qualificare lui e di qualificare anche chi lo dovrebbe assistere, posto che alla base del migliore esercizio dell’arte forense c’è quella prudenza – come insegnavano i vecchi e saggi penalisti – che dovrebbe sempre indurre a non prendere mai per oro colato quel che dice il cliente condizionato dai propri umori, o in questo specifico caso dalle sue dissociazioni dal reale e dalla incapacità di reggere un paterno rimprovero che forse, per sua somma disgrazia, non gli è mai stato rivolto in vita sua, ecco perché oggi è quello che è.

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La invito quindi a studiarsi bene la disciplina dell’art. 595 C.P. sul reato di diffamazione, perché esprimere la verità, con rammarico e garbo, assieme a un tocco di non insultante ironia – perché all’insulto è avvezzo il suo Cliente, vieppiù in toni da osteria, non certo io −, non solo non è reato, ma è un diritto tutelato dalla legge fondamentale dello Stato: la Costituzione della Repubblica Italiana. A meno che non sia il suo Cliente a voler cadere, nel caso di un molto improbabile accoglimento della querela da parte del giudice, nel reato di diffamazione a danno mio.

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Ciò detto, siccome un avvocato della Magna Grecia che si rivolge a me in questi toni e in queste forme non merita di essere preso sul serio, bensì preso garbatamente in giro assieme al suo Cliente, la prego di informare quest’ultimo che la Santa Sede – essendo nel caso di specie lo Spirito Santo di Dio la vera Persona diffamata − sta seriamente meditando di depositare ella, a carico del suo Cliente, una querela per diffamazione a tutela della divina onorabilità della Terza Persona della Santissima Trinità. In tal caso, noi Padri dell’Isola di Patmos, ci costituiremmo parte civile in sede processuale, avendo lo Spirito Santo, a noi molto caro, ispirato il Beato Apostolo Giovanni, che proprio sull’Isola di Patmos scrisse l’Apocalisse, testo di recente barbaramente ed empiamente bistrattato nel blog del suo Cliente da uno dei suoi articolisti, il quale, assieme al suo Cliente, ha messo su con quello scritto un vero e proprio “concorso associativo in ignoranza” [cf. QUI]. Inoltre le anticipo che io, essendo in particolari relazioni con lo Spirito Santo, avendone ricevuti e soprattutto messi a frutto tutti i doni di grazia, dimostrerò in sede giudiziale che la Terza Persona della Santissima Trinità si è dissociata da quella intervista, dichiarandola falsa. Sarà quindi messo agli atti e diverrà materia per la formulazione di un giudizio in sede processuale, il fatto che lo Spirito Santo, in verità, non è mai stato intervistato dal suo Cliente, che incorrerà in tal modo in varie figure di reato, dal falso al millantato credito giornalistico. A lei quindi, per primo avanti a tutti, toccherà l’onere in sede giudiziale di interrogare una Colomba Bianca resa oggetto di questo giudizio, visto che solitamente lo Spirito Santo si presenta a questo modo.

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Se lei ritiene che un qualsiasi giudice della Repubblica Italiana sia disposto a disquisire di dogmatica trinitaria – visto che il vero diffamato è per l’appunto lo Spirito Santo di Dio – in tal caso si accomodi e faccia pure il suo lavoro, ma cerchi però di farlo molto bene, perché la materia giuridica in questione è alquanto spinosa, ed eviti soprattutto di far dire al giudice che … «Dio li fa e Cristo li accoppia».

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Lei è consapevole del fatto che solo per avere definito «altamente diffamatorio e offensivo» il mio scritto e per avermi intimato di toglierlo senza che esso nulla contenga fuorché la sacrosanta verità, sotto le forche caudine dell’art. 595 C.P. potrebbe finirci un Chihuahua arrabbiato con il complesso del Mastino e non certo un Leone di Dio come me? [1] Lei è consapevole, Avvocato, che cosa vorrebbe dire, ritrovarsi in una sede di giudizio, a dover interrogare e ascoltare un soggetto come me? Quanti suoi colleghi, molto più adulti e soprattutto molto più esperti di lei, cercherebbero di scongiurare in ogni modo una simile eventualità, specie poi se io chiedessi al giudice di potermi avvalere della riconosciuta facoltà a difendermi da solo? O forse pensa che io, la mia vita, l’abbia trascorsa a perdere tempo su internet, nell’attesa di capire che cosa fare da grande? O forse lei, come il suo Cliente, è a sua volta privo del comune senso delle proporzioni? Perché vede: se dal virtuale si passa poi a quel reale che da sempre costituisce il mio pane quotidiano … «‘so c…i amari », direbbe quel simpatico sant’uomo del Marchese del Grillo.

I miei ossequi.

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Ariel S. Levi di Gualdo

presbitero

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[1] Arièl dall’ebraico אריאל, significa Leone di Dio, nome scelto per il sacerdozio da Ariel S. Levi di Gualdo, il cui nome di battesimo dato dai genitori è Stefano.

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