«Non è Francesco»? Antonio Socci svela al mondo che il Regnante Pontefice è un “papocchio”. Ariel S. Levi di Gualdo replica con un breve saggio sul papato contemporaneo

– Theologica –

«NON È FRANCESCO»? ANTONIO SOCCI SVELA AL MONDO: IL REGNANTE PONTEFICE È UN “PAPOCCHIO”.  ARIEL S. LEVI di GUALDO REPLICA CON UN BREVE SAGGIO SUL PAPATO CONTEMPORANEO

.

Dinanzi alle acclarate limitatezze e debolezze del Beato Apostolo Pietro, il Santo Padre Francesco vola alto nel cielo come un’aquila reale. Non altro per il fatto che non si è dato mai alla fuga, dopo avere fatto in precedenza lo spocchioso, salvo poi fuggire dinanzi al pericolo e rinnegare il Redentore per tre volte. Ecco, a onore del vero, a me non risulta che il Regnante Pontefice abbia mai fatto sino a oggi nulla del genere. Pertanto: La “elezione” di Pietro, rinnegatore e fuggitivo, è davvero valida?

.

.

Autore Padre Ariel
Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

.

.

PDF  formato stampa del saggio breve

.

.

Per i tipi di Theologica dell’Isola di Patmos, Ariel S. Levi di Gualdo offre ai Lettori un breve saggio a confutazione delle informazioni prive dei basilari criteri storici, teologici e giuridici contenute nel fuorviante libro di Antonio Socci «Non è Francesco», destinato ad avvelenare quei semplici che è nostro dovere pastorale e dottrinale istruire e difendere dalle false dottrine e dalle surreali storie del papato contemporaneo.

.

.

Nelle pagine 137-138 del suo libro «Non è Francesco» Antonio Socci  scrive :

.

socci-non-e-francesco
il pamphlet di Antonio Socci Non è Francesco [ed Mondadori, 2014]

La scelta di Jorge Mario Bergoglio come candidato per il Papato resta un vero mistero. Inspiegabile per tutti i canoni ecclesiastici, ma anche semplicemente per quella che nel mondo chiamano «la selezione della classe dirigente». Il problema è la sua carenza di requisiti che – nella dilagante «francescomania» dei media – è passata finora del tutto sotto silenzio. Eppure basta confrontare il suo curriculum con quello dei suoi predecessori degli ultimi quarant’anni (prima dei loro pontificati) per verificarlo. Quello di Ratzinger farebbe impallidire chiunque. È un vero dottore della Chiesa, un uomo che dalla preziosa partecipazione al Concilio alla sua brillantissima attività accademica e alla sua produzione teologica, dal suo episcopato a Monaco alla memorabile missione come custode della fede accanto a Wojtyła, suo vero pilastro, ha giganteggiato negli ultimi cinquant’ anni (anche nel dibattito con la cultura laica). E tutto questo associato a doti di umanità, semplicità, coraggio morale, umiltà davvero straordinarie. Karol Wojtyła è una vera e propria leggenda. La sua vita epica di operaio, studente, poeta e mistico sotto l’occupazione nazista, la sua partecipazione alla resistenza per mettere in salvo gli ebrei, il seminario clandestino, poi la resistenza come prete sotto lo stalinismo, il dottorato all’Angelicum, quindi vescovo indomito sotto il regime comunista, con la tempra del condottiero, i viaggi, la partecipazione al Concilio, la docenza universitaria e l’originale profondità teologica, sui temi della morale e del personalismo, che ne fece l’aiuto prezioso di Paolo VI nella battaglia della Humanae Vitae. E anche nel suo caso, il tutto unito a straordinarie doti umane che lo hanno reso un vero ciclone per il mondo. E poi, per entrambi, la conoscenza diretta e approfondita del mondo, delle diverse culture e della Chiesa in tutto il pianeta, la familiarità con le lingue straniere, che non è cosa secondaria … Si potrebbe proseguire con Montini, tre lauree, prezioso collaboratore di Pio XII alla Segreteria di Stato, quindi al governo della Chiesa universale, in anni cruciali; grande preparazione teologica, amico di pensatori importanti per la cristianità come Jacques Maritain, poi vescovo di Milano capace di imprimere una vigorosa spinta missionaria alla metropoli, quindi protagonista del Concilio. Ognuno dei tre con un curriculum che lo candidava naturalmente al Papato. Purtroppo il curriculum di padre Bergoglio è imparagonabile. Perito chimico, entra in seminario a 22 anni, compie gli studi filosofici e teologici previsti dalla formazione della Compagnia di Gesù. Non parla le lingue (oltre al suo spagnolo, solo l’italiano), non conosce granché il mondo perché non ha viaggiato fuori dall’America Latina, non riesce a conseguire il dottorato in teologia in Germania.

.

.

Per aprire il testo cliccare sotto:

08.09.2016.  Ariel S. Levi  di Gualdo  —  CIRCA «NON E FRANCESCO» DI ANTONIO SOCCI, REPLICA ARIEL S. LEVI di GUALDO CON UN SAGGIO BREVE

.

.

.

_____________________________________

Cari Lettori.

Ogni tanto vi ricordiamo che la gestione dell’Isola di Patmos si sostiene interamente con le vostre donazioni, che potete inviarci tramite il comodo e sicuro servizio Paypal che trovate nella colonna di destra della home-page.

Grazie!

.

.

.

.

.

.

About isoladipatmos

23 thoughts on “«Non è Francesco»? Antonio Socci svela al mondo che il Regnante Pontefice è un “papocchio”. Ariel S. Levi di Gualdo replica con un breve saggio sul papato contemporaneo

    1. Sempre sia lodato e … mai bistrattato!

      Visto che lei replica ad un testo di taglio scientifico portando come “suprema fonte” alla sua grave affermazione il blog di un noto circolino di eretici, tale appunto è Chiesa&Post Concilio, la informo – qualora lei fosse cattolico – che da un punto di vista morale è molto meno grave e meno peccaminoso leggere le riviste erotiche Playboy e Penthouse anziché abbeverarsi a certi blog eretici come quello da lei citato ed affini.
      La vista di una bella donna nuda non ha mai danneggiato le anime come invece le hanno sempre danneggiate le eresie, unite al supremo odio verso il Successore di Pietro, che stilla in ogni dove da articoli e commenti in quel penoso blog portato avanti da soggetti in bilico tra il fissismo e la psicopatologia, convinti che l’intero mistero della salvezza sia fondato e si regga sul Messale di San Pio V trasformato in una via di mezzo tra un feticcio e un idolo.

      1. Grazie per il consiglio. Non seguo il cosiddetto blog, ma quando posso leggo tutto. Il blog comunque riprende il libro del Cardinale Godfried Danneels (le riunioni di segrete di San Gallo), mai smentite.
        Per fortuna mia, io non odio nessuno. Sia lodato Gesù Cristo!

  1. Grazie Padre per l’ottimo lavoro e per il tempo speso per dipanare questi scoop mediatici.
    Socci è un uomo di grande intelligenza e valore ma quel suo voler affermare con “caparbia inamovibilità” le sue stesse opinioni è un modus operandi tutto appreso dal fenomeno Medjugorie a cui lui è totalmente prostrato senza un minimo di discernimento: le facesse le scarpe a Medjugorie come le fa al Papa! E allora si che verrebbero fuori vere mostruosità, ma lì, guarda caso, non le fa mai. Anzi… E’ proprio da quei lidi che infatti emana l’ideologia “del piace a me, quindi è tutto vero e la Chiesa – chi è (?!) – dica quel che vuole tanto ho ragione io”, insieme al motto diventato ormai un tormentone dei vari seguaci, il “provare per credere” con il quale si viene invitati a visitare il luogo e a superare le indicazioni della Chiesa per testare di persona e scegliere soggettivamente, in base al proprio “personal sentire”, la veridicità del fenomeno, cioè il suggestionarsi in una sorta di ipnosi collettiva … cosa da non credersi e vorrebbero chiamarsi “cattolici”!
    La ringrazio ancora Padre.
    Un caro saluto in Cristo

  2. Caro padre, si capisce bene, da quello che lei scrive in questo breve saggio, che la gravissima crisi dottrinale e pastorale che oggi vive la Chiesa non è da attribuire solo al regnante Pontefice (come erroneamente fa intendere il buon Socci), ma piuttosto è da ricercare nel Concilio Ecumenico Vaticano II e in tutti i Pontefici del concilio e del post-concilio. Lei dovrebbe, invece di rispondere alle spesso deliranti accuse che vengono oggi rivolte a papa Francesco, spiegare dove sbaglierebbero quegli ottimi teologi (non solo lefebvriani) che ormai da diversi anni, con rigore scientifico e teologico, mettono in evidenza la rottura tra l’ultimo concilio vaticano e la Chiesa dei 20 concili precedenti. Perché, finché tali teologi non saranno smentiti, sarà difficile non vedere come il cancro modernista che lei con tanto zelo denuncia abbia infettato i testi stessi del Concilio. Non mi risulta infatti che qualcuno oltre a dichiarare a parole la continuità del CVII con la Tradizione della Chiesa l’abbia anche mai dimostrata tale continuità. Mi chiedo come sarebbero stati giudicati dai Papi e dai teologi preconciliari documenti come Nostra aetate, unitatis redintegrazio, dignitatis humanae, e lumen gentium.

  3. Lei è una persona seria e preparata, non c’è dubbio, tuttavia nel complesso questa aspra critica a quanto sostenuto da Socci, non mi convince. Anche se, lo ammetto, non mi convince del tutto nemmeno la tesi centrale di “Non è Francesco”. E anche se, e qui sono d’accordo con lei, considero eccessiva l’enfasi data da Socci a elementi di giudizio incongrui e/o secondari.

    D’altra parte Socci sfodera quella tipica vis polemica del giornalista-cattolico che, addolorato per la strutturale crisi dottrinale -e forse anche di fede- in cui troppi uomini di chiesa trascinano la comunità dei credenti, vede in Papa Bergoglio un pericolo drammaticamente serio, e cerca di darsi e di darci una qualche risposta. Più o meno adeguata e ragionevole.

    In questo senso però da voce a quanti tra i cattolici, a diversi livelli di cultura e di conoscenze teologico-canonistiche, sono rimasti sconvolti in breve volgere di tempo da almeno quattro (mis)-fatti:

    1 – lo scatenarsi dello scandalo pedofilia, e successivo assalto mediatico a Ratzinger
    2 – lo scandalo Vatileaks, e il successivo abbandono del Papa
    3 – l’agghiacciante “buonasera” del Papa neoeletto
    4 – le interviste a Scalfari, col loro increscioso contenuto divulgato previo benestare papale.

    Poi è successo anche di peggio, ma non ci si sconvolge più! Si cerca di pregare.

    1. Gent. Toni.

      Premetto che la mia non è una risposta alla sua domanda rivolta a padre Ariel, ma solo un commento al suo commento tutto quanto pertinente.
      Io non conosco il dott. Socci, nel senso che non lo conosco personalmente. Mi sembra di avere capito che padre Ariel sia stato molto restio a scrivere questo testo, e che lo abbia fatto solo quando la coscienza sacerdotale glielo ha imposto. Si capisce infatti che nei riguardi del dott. Socci nutre affetto e stima.
      Io penso di avere capito (ma questo deve precisarlo l’interessato, anche se penso sia molto chiaro) che padre Ariel sia rimasto toccato dalle domande dei fedeli, dentro e fuori del confessionale.
      Posso anch’io confermarlo, giacché mi sono sentito (e mi sento rivolgere), e devo dire sempre più spesso, domande sul libro di Antonio Socci, oggi più di quando uscì.
      Credo sia questo che ha spinto padre Ariel a scrivere a distanza di tempo questo articolo che, a parere mio, e senza indugiare in sperticati complimenti, è una analisi lucidissima sul papato contemporaneo che denota una cultura enciclopedica, e che è stata scritta al di fuori di ogni politico-corretta “leggenda aurea”. Il tutto fondato su un dato teologico che nessuno può smentire: “ai santi non è richiesta la perfezione”, essendo stati persone che, come tutti, nelle loro vita, hanno sbagliato, a volte anche gravemente.
      Geniale, a mio parere, la parte finale, quella dedicata al curriculum del “Pescatore galileo”.

  4. Come sempre anche in questo lunghissimo testo (secondo me anche troppo) di don Ariel, c’è della verità su cui riflettere, ma ciò non toglie, come ben dice don Ariel, che si può essere pietro e “cannare” molto. Errare humanum est, ma perseverare autem diabolicum. Preghiamo che smetta!

  5. ho letto con molta attenzione, infatti personalmente, per ovvia onestà intelettuale, non mi sono mai permesso di mettere in dubbio l’elezione, da semplice cattolico con i piedi per terra e che conosce la dottrina, mi limito ad applicare un detto di Gesu: “dai frutti riconoscerete l’albero”, infatti mi limito a vedere cosa fa e dice, possibilmente alle fonti e se dice idiozie, in forza della dottrina, non posso che contestarlo e non seguirlo, e invece, seguirlo e appoggiarlo se fedele a Cristo e alla Chiesa. tutto qua.

  6. Caro padre Ariel, credo proprio che in questo tuo scritto dotto, anzi dottissimo, hai dimostrato di quanto i santi siano umani e di quanto gli umani possano essere santi.
    Il problema è quello che tu hai detto e spiegato … le leggende mutate in storia.
    Grazie per questi chiarimenti che faranno parecchio bene a molti nostri cattolici sempre più smarriti e confusi.

  7. Buona sera Padre Ariel,

    ho una domanda: lei tempo fa in questo articolo http://isoladipatmos.com/amoris-laetitia-la-teologia-dellassegno-in-bianco-il-potere-delle-chiavi-non-e-sindacabile-salvo-cadere-in-eresia/ diceva che il Papa potrebbe cambiare la norma ecclesiastica relativa ai divorziati risposati, e il punto è che lo ha fatto (presumo che lei abbia sentito le notizie degli ultimi giorni, dove il Papa indica l’interpretazione corretta di Amoris Laetitia, al tempo in cui lei scrisse quell’articolo la questione non era ancora chiara).

    Il punto è che c’è chi, in forza di questo testo succitato, dice che nemmeno il Papa possa cambiare questa legge ecclesiastica, che assurgerebbe quindi al rango di dogma o quasi.

    Lei cosa ne dice? È così oppure no?

    “La proibizione fatta nel citato canone [il 915 del Codice di diritto canonico, cioè il divieto ai divorziati risposati perseveranti nel convivere more uxorio di ricdevere l’Eucaristia], PER SUA NATURA, deriva dalla LEGGE DIVINA e TRASCENDE L’AMBITO DELLE LEGGI ECCLESIASTICHE positive: queste NON possono indurre cambiamenti legislativi CHE SI OPPONGANO ALLA DOTTRINA della Chiesa.”

    http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/intrptxt/documents/rc_pc_intrptxt_doc_20000706_declaration_it.html

    1. Caro Vincent.

      M’intenda bene, non è che io non voglio rispondere a questa sua domanda, è che a certi quesiti, il Padre Giovanni Cavalcoli ed io, abbiamo già risposto più volte e con articoli di taglio teologico molto dettagliati.
      Per questo mi limito a rimandarla a tutte le risposte già date in dettaglio a tal proposito e che può trovare nell’archivio dell’Isola di Patmos andando soprattutto al mese di ottobre del 2015.

  8. Caro P. Ariel, rinnovo il mio grazie ed il mio apprezzamento anche per l’ultimo articolo di risposta al libro di Socci. Leggendo il suo saggio – ed è per questo che le scrivo – mi sono ricordato che Ratzinger, nel suo commento fatto da Prefetto della CDF all’Istruzione “Donum Veritatis” (1990), aveva citato come esempio di “fatto dogmatico” anche la validità dell’elezione del Romano Pontefice. Ho cercato di ritrovare quel commento in rete, ma senza successo. Ricordo molto bene però che era stato pubblicato su “Il Regno”. Lo ricorda per caso anche lei? Potrebbe forse essere utile… Un caro saluto, Manuel

    1. Caro Manuel.

      Non conosco e non ricordo questo commento, anche perché per rispondere bisognerebbe leggere in quali precisi termini è stato fatto e soprattutto articolato, anche perché nulla, più della teologia dogmatica, richiede chiarezza e precisione nelle espressioni e nei commenti.

      Resta comunque dato di fede certo che il ministero petrino, quindi la figura del Romano Pontefice, alla propria base ha un dogma strutturato sul mistero della Chiesa e racchiuso nel mandato conferito dal Verbo di Dio a Pietro [cf. Mt 16, 13-20] al quale affida la precisa funzione vicaria di pascere il gregge dopo avergli chiesto per tre volte “mi ami tu?”, una domanda che sottintende l’amore della totale e fedele dedizione [Gv 21, 15-16].

      Appena il chiamato al sacro soglio, alla domanda a lui rivolta se accetta l’elezione a Romano Pontefice, risponde “si”, egli assume all’istante questa funzione vicaria. Non la assume alla “intronizzazione”, né all’imposizione dell’anello piscatorio o del pallio … né tanto meno viene “consacrato” Sommo Pontefice attraverso Sacramento di grazia, etc … questa funzione vicaria la assume col suo “si” alla chiamata, dando continuità al ministero affidato da Cristo Dio a Pietro.

      In tal senso si potrebbe dire che quel “si” è racchiuso nel dogma di fede legato al mistero della Chiesa ed alla funzione vicaria alla quale Cristo Dio ha chiamato Pietro.

  9. Fermo restando che la tesi di Socci è meno credibile di quella di cassiciacum, guardando la storia della Chiesa mi sorge una domanda: non si ha l’impressione che più Pietro in qualche modo “abusi” del suo potere, più si creino divisioni?
    Cerco di spiegarmi meglio perché mi rendo conto di non essere in grado di usare una terminologia corretta: più Pietro assolutizza il Papato, quello che è il suo ruolo, più l’unità della Chiesa viene meno (scismi, eresie)?

    1. Caro Paolo.

      Lei capisce quanto il discorso sarebbe lungo e complesso riguardo il quesito molto pertinente da lei sollevato.
      Proverò a risponderle in breve, ovviamente non con una “verità”, ma con una mia modesta ipotesi basata su quello che il teologo Antonio Livi chiamerebbe “la filosofia del senso comune” [cf. QUI].

      Da mezzo secolo circa a questa parte sono entrate nel nostro lessico termini che sino a poco prima erano del tutto impensabile, per esempio: “Paolo VI ha dato al papato una impronta di tipo …”, “Giovanni Paolo II ha caratterizzato il papato con la sua personalità estroversa …”, “Benedetto XVI ha dato al papato la sua impronta teologica …”.

      Sono tutti termini non solo usati, ma ahimé accettati persino all’interno della Chiesa e usati dalle cattedre teologiche come dai pulpiti delle chiese.

      Ricordo per esempio quando nell’aprile 2014 attaccai uno “sventurato” Padre Paolino, lasciato ovviamente a far danni nel suo delicato ruolo di editorialista del mensile “cattolico” Jesus, il quale affermò, con uso di un linguaggio davvero giacobino, che il Santo Padre Francesco aveva «de-sacralizzato il papato» [cf. QUI].

      A mio parere – semplicemente soggettivo o ecclesiologico? – sono termini sbagliati, a modo loro perniciosi.

      Quando io sono stato consacrato per Sacramento di grazia nel Sacro ordine sacerdotale, non è che ho dato al sacerdozio “la mia impronta” o “il mio carattere“, tutt’altro! E’ stato il sacerdozio, che ha dato a me un carattere, peraltro indelebile ed eterno. Pertanto, io non posso “personalizzare” il sacerdozio, che è lo strumento di grazia per agire in persona Christi, non certo in persona mia, perché è il sacerdozio a “personalizzare” e “caratterizzare” me.

      Al tempo stesso, però, lei deve capire che a me, in un seminario a fare una meditazione o una conferenza ai seminaristi, non mi ci chiamerebbero manco morto. Primo, perchè i rettori dei seminari in combutta coi loro vescovi sono troppo impegnati a invitare come una star l’eretico Enzo Bianchi affinché possa imbenzinarli di pensieri gnoseologici; secondo, perché ai futuri sacerdoti io insegnerei proprio queste cose, che in quanto cattoliche e legate ai fondamenti del deposito della fede, sono per questo pensieri “obsoleti”, inaccettabili, quindi da respingere e con essi coloro che osano diffonderli e trasmetterli.

      La stessa cosa vale anche per il papato – che come sappiamo non è un Sacramento – ma nel quale risiede per mistero di fede la suprema grazia del primato dato da Cristo Dio a Pietro, il quale beneficia tra l’altro della infallibilità quando si esprime in materia di dottrina e di fede.

      A me piacerebbe – ma il piacere è soggettivo – che il Sommo Pontefice parlasse sempre e anzitutto con prudente cautela, usando il “Noi” e non l’ “Io“, mettendo in risalto il mistero della Chiesa che si fonda sulla roccia di Pietro, non se stesso.

      Quando infatti si personalizza Simone, chiunque esso sia, si finisce con lo spersonalizzare Pietro, chiunque esso sia.

  10. E’ la prima volta che scrivo su questo sito e mi scuso in anticipo se mi esprimerò male.
    Concordo quanto ha scritto padre Ariel ma e vorrei un parere sul centro della questione che Socci ha sollevato e che nel commento forse mi è sfuggita:
    Ammesso che sia vera la ricostruzione di Socci in merito alle modalità con cui è stato eletto il papa alla quinta votazione e ammesso anche che sia corretta la sua interpretazione della nullità delle votazioni secondo quanto stabilito da papa GPII mi domando: il cardinal Bergoglio anche se eletto con votazione nulla è comunque papa perché “dichiarato” dalla chiesa oppure no? E quindi il sostegno particolare dello Spirito Santo in quanto papa (anche se non eletto correttamenete) ci sarebbe ancora?
    Non so se mi sono spiegato bene…..
    Ne approfitto per ringraziare i padri dello splendido lavoro che fanno ogni giorno.
    In questi tempi così difficili e confusi i vostri articoli sono come manna dal cielo….

    1. Caro Lettore.

      La irregolarità ci sarebbe stata se i Padri Cardinali avessero proceduto allo spoglio delle schede e poi avessero annullata la votazione per farne un’altra.

      Di fatto non c’è stata né irregolarità grave né tanto meno invalidante, perché si sono solo limitati a contare le schede, ed una volta appurato che ce n’era una in più, le hanno bruciate e hanno proceduto con un’altra votazione. Per intendersi: non è che alla fine dello spoglio – che non c’è stato – hanno scoperto una scheda in più.

      Tenga poi conto di un’altra cosa: nella assisa del conclave c’erano anche fior di canonisti, con pregresso passato di docenti, di prefetti di vari dicasteri, di addetti alla stesura dei testi legislativi, ecc … erano presenti anche il presidente in carica ed i due precedenti presidenti del Supremo tribunale della segnatura apostolica.
      Lei crede che una grave irregolarità sarebbe mai passata con l’unanime consenso di tutti, a partire appunto da esperti canonisti membri del Sacro collegio cardinalizio e votanti di diritto dentro la Cappella Sistina?

      Il Romano Pontefice è stato regolarmente eletto ed accettato dai Cardinali quali rappresentanti anche del Collegio dei vescovi, accolto e acclamato all’elezione dal Popolo di Dio, con tutta la necessaria grazia di stato ricevuta dallo Spirito Santo al momento della sua accettazione.

Lascia una risposta