L’eresia lefebvriana e lo stato di peccato mortale

L’ERESIA LEFEBVRIANA E LO STATO DI PECCATO MORTALE

[…] chi partecipa alle liturgie celebrate da questi vescovi e sacerdoti sprezzanti l’autorità della Chiesa ed il suo magistero e per questo sempre sottoposti a regime di sospensione; chi da loro riceve i Sacramenti; chi attraverso libri, attività pubblicistiche, conferenze e varie forme di propaganda appoggia all’interno del mondo cattolico la causa dei lefebvriani o promuove come valide le loro interpretazioni ereticali e quelle del loro fondatore; chi semina gravi errori tra il Popolo di Dio affermando che il Sommo Pontefice Francesco è «espressione dell’eresia modernista» e che il Vescovo Marcel Lefebvre avrebbe agito in «legittimo stato di necessità contro il Concilio Vaticano II e contro i Sommi Pontefici Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, come a suo tempo agì Sant’Atanasio di Alessandria contro l’eresia ariana»; non deve considerarsi affatto un difensore della vera Tradizione cattolica bensì un’anima in stato di peccato mortale.

 

Gentile Padre Ariel.

Non partecipo da anni alla Messa secondo il novus ordo. Non intendo polemizzare, anche se non sono d’accordo con molte cose che lei, in modo duro, il Padre Giovanni Cavalcoli, con stile più soft ma anch’esso duro, avete scritto sui tradizionalisti. Vi seguo lo stesso volentieri, essendo voi persone di profonda preparazione. Le domando: perché negli ultimi tempi lei se l’è presa così duramente con i Lefebvriani e la Fraternità di San Pio X? Sono un cattolico che da anni partecipa ogni domenica alle loro celebrazioni ad Albano, perché mi sento a mio agio con il rito antico e non con le pagliacciate che dobbiamo subire in molte chiese conciliariste. Ne sono contento e esco in pace con la mia coscienza dalla Messa. Dov’è il problema? E poi, Benedetto XVI, non gli ha forse ritirato anche la scomunica?  Andrea B. (Castel Gandolfo)

 

Autore Padre Ariel
Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

Rispondo mettendola anzitutto sull’avviso che non deve sentirsi in pace con la sua coscienza e per replicare ai suoi quesiti userò parte di un testo che il teologo domenicano Giovanni Cavalcoli ed io abbiamo scritto di recente, traendo da esso i necessari elementi utili per illuminarla.

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L’arcivescovo scismatico Marcel Lefebvre [1905-1991]

La Fraternità San Pio X costituisce un grave problema sia dottrinale che canonico. È vero che il Romano Pontefice ha liberato i quattro vescovi illecitamente consacrati da Marcel Lefebvre dal peso della scomunica, al fine di istaurare un dialogo per una loro piena riammissione nella comunione della Chiesa, ma non va dimenticato che allo stato attuale, i Vescovi ed i sacerdoti da loro ordinati, rimangono di fatto validi ma illeciti, vale a dire sospesi ipso facto dall’ordine che hanno ricevuto validamente ma illecitamente [Cf. Codice di Diritto Canonico, cann. 1382, 1383, 1015], il tutto in virtù della sussistenza di gravi problemi dottrinali irrisolti, come ha precisato nel marzo del 2009 il Sommo Pontefice Benedetto XVI affermando che costoro «Non esercitano in modo legittimo alcun ministero nella Chiesa» [testo QUI].

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Marcello Semeraro, vescovo della Diocesi di Albano

È vero, la Chiesa ha tolto la scomunica, ma lo ha fatto per sollecitare questi scismatici al rientro nella piena comunione con Roma; non ha però mai annullata la sospensione basata non su questioni disciplinari ma su gravi problemi dottrinari. Pertanto è nostro obbligo ricordare ai fedeli che non è a loro lecito ricevere i Sacramenti da questi sacerdoti, come di recente ha ribadito il Vescovo di Albano Laziale S.E. Mons. Marcello Semeraro, sul cui territorio canonico ha sede il distretto italiano dei lefebvriani, presso i quali lei partecipa illecitamente a liturgie celebrate in totale disobbedienza alla Chiesa ed alle disposizioni date dall’Ordinario Diocesano che in un suo decreto ha precisato e chiarito:

«Qualunque fedele cattolico che richiede e riceve Sacramenti nella Fraternità San Pio X si porrà di fatto nella condizione di non essere in comunione con la Chiesa Cattolica. Una riammissione nella Chiesa Cattolica dovrà essere preceduta da un adeguato percorso personale di riconciliazione, secondo la disciplina ecclesiastica stabilita dal vescovo» [vedere QUI in fondo integrale riproduzione del documento].

Solo nel caso in cui un fedele cattolico fosse in pericolo di morte può essere validamente assolto da un sacerdote della Fraternità San Pio X, perché la Chiesa, sollecita della salvezza eterna di tutte le anime, in quel caso autorizza qualunque sacerdote, incluso un chierico sospeso a divinis, o persino scomunicato e ridotto allo stato laicale, a dare validamente l’assoluzione sacramentale [Codice di Diritto Canonico, can. 1335].

L’errore fondamentale del Vescovo Marcel Lefebvre, dal quale seguono tutti quelli dei suoi seguaci e simpatizzanti, è l’ostinata accusa rivolta al Concilio Vaticano II di «aver falsificato la Sacra Tradizione» [vedere QUI]. Una simile accusa è implicitamente ed esplicitamente di per sé eresia, giacché suppone che col Concilio la Chiesa sia uscita dal sentiero della verità rivelata, cosa che a sua volta implica la sfiducia che il Concilio, nello stabilire le sue dottrine, sia stato assistito dallo Spirito Santo, contro la promessa fatta dal Signore alla sua Chiesa di condurla alla pienezza della verità.

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il vescovo scismatico Bernard Fellay, illecitamente consacrato da Marcel Lefebvre nel 1988 ed attuale superiore generale della Fraternità San Pio X

La mia risposta è pertanto oggettiva poiché basata sugli atti dei Pontefici, sulle direttive emanate nel tempo dai competenti dicasteri della Santa Sede, sui criteri della solida dottrina cattolica e del diritto canonico, non certo su umori o valutazioni meramente soggettive. E la risposta che un sacerdote ed un teologo deve dare per imperativo di coscienza è la seguente: chi semina gravi errori tra il Popolo di Dio affermando che il Sommo Pontefice Francesco è un eretico modernista [vedere QUI, QUI] e che il Vescovo Marcel Lefebvre avrebbe agito in legittimo stato di necessità contro il Concilio Vaticano II come a suo tempo agì Sant’Atanasio di Alessandria contro l’eresia ariana; chi da loro riceve i Sacramenti, fatto salvo il disposto del canone 1335; chi all’interno del mondo cattolico semina tra il Popolo di Dio il veleno dell’errore attraverso libri, attività pubblicistiche, conferenze e varie forme di propaganda a favore della causa dei lefebvriani o promuove come valide le loro interpretazioni ereticali e quelle del loro fondatore; non può considerarsi affatto un difensore della vera Tradizione cattolica ma un’anima in stato di peccato mortale.

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Il Santo Padre Francesco mentre amministra una confessione

La invito pertanto a rivolgersi quanto prima ad un confessore per chiedere l’assoluzione previo suo pentimento e fermo proposito di non frequentare più le istituzioni e le liturgie celebrate da vescovi e sacerdoti non in comunione col Romano Pontefice; a non frequentare e a non prestare più ascolto a tutti coloro che diffondono gli errori dottrinali e le palesi eresie di questi scismatici dietro pretesti di una presunta purezza cattolica che non è affatto opera di Dio ma tutta quanta opera di Satana, il cui peccato preferito è da sempre la superbia, regina ed auriga di tutti gli altri peccati capitali.

Nelle diocesi italiane vi sono sacerdoti che nell’obbedienza ai loro vescovi in piena comunione col Vescovo di Roma celebrano come la Chiesa consente col vetus ordo missae, che racchiude in sé un patrimonio straordinario di fede e di pietà che non deve andare perduto. Esiste poi la Fraternità San Pietro che opera in piena legittimità col riconoscimento della Santa Sede ed anch’essa conserva ed offre ai fedeli la Santa Messa celebrata col venerabile messale di San Pio V [vedere QUI]. In questi casi può ricevere lecitamente i Sacramenti in piena comunione con la Chiesa universale ed il Vescovo di Roma e dirsi quindi davvero in pace con la sua coscienza, traendo da tutto ciò benefici spirituali per la edificazione della sua anima nella vita presente e per la vita eterna.

colomba della pace con giubbotto
Un murales a Betlemme, nei pressi del muro divisorio tra territorio israeliano e palestinese, in cui è raffigurata al centro di un mirino la colomba della pace che indossa un giubbotto antiproiettile. Facciamo in modo che questo non accada anche in certe diatribe intra ed extra ecclesiali

L’Isola di Patmos non conduce battaglie contro nessuno ed è nostra cristiana cura distinguere sempre bene le erronee deviazioni dal magistero della Chiesa e dalla dottrina cattolica — che come tali vanno combattute con tutte le armi della carità cristiana — dai singoli erranti che vanno invece corretti e accolti, posto che è lo stesso Signore Gesù ad affermare: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori» [Cf Mc 2, 17]. Non abbiamo quindi alcun astio verso i lefebvriani ed i loro singoli aderenti, che dobbiamo però considerare in grave errore senza ricorso ad alcun giustificante sofisma filosofico; e come pastori in cura d’anime e teologi non possiamo all’occorrenza esimerci dal ricordare ai buoni fedeli cattolici cosa è giusto e cosa è sbagliato, perché a Dio, che ci ha dato in custodia il suo Popolo, noi dovremo rispondere molto seriamente della salute delle anime a noi affidate.

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ATTI E DOCUMENTI DELLA SANTA SEDE SUL CASO LEFEBVRE E LA SUA FRATERNITÀ SCISMATICA

– «Lettre de S.S. Paul VI à Mgr Marcel Lefebvre», 29 juin 1975 [testo QUI]

– Lettera Apostolica di S.S. Paolo VI, «Nuova ammonizione a S.E. Mons. Marcel Lefebvre», 8 settembre 1975 [testo, QUI]

– S.S. Paolo VI, «Lettera a Mons. Marcel Lefebvre», 15 agosto 1976 [testo QUI]

– Discorso di S.S. Paolo VI «Sulla dolorosa vicenda di Mons. Marcello Lefebvre», 1° settembre 1976 [testo QUI]

– «Lettera Apostolica Ecclesia Dei» del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II in forma di motu proprio, 2 luglio 1988 [testo QUI].

– Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, nota esplicativa «Sulla scomunica per scisma in cui incorrono gli aderenti al movimento del Vescovo Marcel Lefebvre», 24 agosto 1996 [testo QUI].

– Congregazione per i Vescovi: «Decreto di remissione della scomunica latae sententiae ai Vescovi della Fraternità di San Pio X», 21 gennaio 2009 [testo QUI]

– «Nota della Segreteria di Stato circa i quattro Vescovi della Fraternità di San Pio X», 4 febbraio 2009 [testo QUI]

Lettera del Santo Padre Benedetto XVI ai Vescovi della Chiesa Cattolica riguardo alla remissione della scomunica ai 4 Vescovi consacrati dall’ Arcivescovo Lefebvre [testo, 10 marzo 2009 QUI].

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Copia del testo diramato ai presbiteri della propria Diocesi dal Vescovo di Albano sul cui territorio canonico ha sede il distretto italiano della Fraternità San Pio X

NOTIFICAZIONE AI PARROCI SULLA FRATERNITA

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27 thoughts on “L’eresia lefebvriana e lo stato di peccato mortale

  1. Pur non condividendo che la FSSPX non cerchi il riconoscimento canonico – come ha fatto la FSSP che dice le stesse cose – devo essere sincero, trovo che questo Suo accanimento in una sola direzione sia quanto meno curioso. Personalmente sono più preoccupato delle anime sotto il potere della cosiddetta Conferenza Episcopale Tedesca – stante le dichiarazioni di oggi del suo Presidente, ex cardinale cattolico Marx, essa è a tutti gli effetti diventata un organismo scismatico – che di quelle che camminano con la FSSPX. Se io vivessi in Germania, e non in Croazia, senza il benché minimo rimorso di coscienza seguirei la FSSPX piuttosto che gli scismatici diretti dal signor Marx. Del resto, non ho mai sentito dire dalla FSSPX che la Chiesa cattolica deve pentirsi e fare penitenza per avere spaventato per secoli i fedeli parlando dell’inferno e del purgatorio, come ha invece affermato il signor Marx.

    1. Caro Guido.

      Non pretendo che nessuno legga i miei libri, ma chi li ha letti sa che io non sono né dei modernisti né dei lefebvriani, ma sono con Pietro, sulla barca di Pietro, nel mare spesso in tempesta, ossia: con la Chiesa, nella Chiesa e per la Chiesa.
      Nel 2011, in un mio libro (E Satana si fece Trino) parlai della situazione tedesca come di uno “scisma di fatto“. Oggi posso dire che nel 2012 fui chiamato da un certo organismo della Santa Sede che mi chiese informazioni ancora più dettagliate, riguardo a ciò che avevo scritto in quel libro, intuendo che molte cose, forse peggiori, non le avevo scritte per non creare disorientamento nel Popolo di Dio.

      Noi non sappiamo, al momento, che cosa ha detto realmente il Card. Reinhard Marx, la invito quindi a non fare i processi a nessuno – incluso un vescovo al momento e fino a non facile prova contraria in piena comunione col Vescovo di Roma – sulla base di un lancio di agenzia e di articoli giornalistici che possono estrapolare cose complesse da chissà quali discorsi parecchio articolati.

      Definire uno stretto collaboratore del Santo Padre come “ex cardinale cattolico” è cosa offensiva, perché è il Sommo Pontefice che può eventualmente ritirare la dignità cardinalizia concessa e non certo lei.

      In un discorso molto articolato e pertinente, il Card. Marx disse che sul piano pastorale e catechistico, spesso, in passato, si è fatto uso delle immagini del Purgatorio e dell’Inferno per terrorizzare i fedeli. Ciò che poi i giornalisti gli hanno “fatto dire” e “messo in bocca” è altra cosa.
      Il tutto allo stesso modo in cui io, senza incorrere in alcuna censura canonica, anzi procacciandomi l’approvazione di più vescovi e sacerdoti, scrissi che “per troppo tempo abbiamo trasformato il sesso e la sessualità nel peccato dei peccati, come se l’intero mistero del male risiedesse solo nel VI comandamento”.
      La mia era una analisi pastorale e teologica, poi, se qualcuno vuole accusarmi di avere “sdoganato” la lussuria, faccia pure, ma io non l’ho mai detto né affermato.

      Se lei vuole seguire i vescovi ed i sacerdoti lefebvriani che hanno posto in essere una rottura della comunione e che di fatto non appartengono alla Chiesa Cattolica, faccia pure; è mio dovere dirle però che lei è in grave errore e pure in stato di peccato, molto più di quanto invece non lo è il Card. Marx per le sue analisi pastorali.

    1. Caro Blas.

      La prossima volta che mi capiterà di confessare una adultera, seguirò la sua logica e le risponderò: “Vai in pace con la tua coscienza, figliola cara, in fondo ci sono le escort che commettono peccati peggiori dei tuoi“.
      Che dice, se facessi a questo modo – secondo la sua logica “ma l’altro è peggiore” – sarei un buon confessore?

      1. Caro Don Ariel, mai, e non era la mia intenzione, criticherei cosa dice lei alle adultere. Piuttosto la domanda che le ho fatta era percapire cosa dicono i suoi colleghi delle escort. Acetto quello che lei dice sui lefebvriani ma cosa dovrei capire di cardinali che consigliano leggere Lutero, di Francesco che entra a pregare con tutti in ogni tempio non cattolico al suo pasaggio é che ci dice che la diversitá religiosa é un bene. Solo i lefevbriani non hanno semi di veritá? olo loro sono un male? Si puó pensareche il Ramadan porterá buoni frutti e andare a messa dai lefevbriani ci porta al inferno?

        1. Carissimo,

          io non ho “colleghi” ma “confratelli in Cristo” ai quali sono unito per grazia sacramentale dal sangue redentore di Cristo.
          Un Cardinale che è un vescovo in comunione col Vescovo di Roma e che consiglia di leggere Lutero – cosa che io personalmente non consiglierei mai, se non per motivi di studio ed a persone che abbiano capacità di giudizio critico-storico-teologico – mi scandalizza in ogni caso molto di meno del Vescovo Lefebvre che, invocando uno stato di necessità che non c’era ed eleggendosi all’Atanasio di Alessandria che non era, ha sconfessato il Sommo Pontefice ed un intero Concilio Ecumenico accettato da tutti i Padri della Chiesa.
          Comunque, se vuole togliere la pagliuzza del Cardinale Marx e tenersi nell’occhio la trave del Vescovo Lefebvre come se essa fosse cosa buona e giusta, faccia pure, io sto con Pietro.

  2. … e io sono ben lieto di rispondere e di rinfrescare la memoria a loro.

    Che cosa intendono dirmi, forse che sono incoerente?
    E se gli apostoli, quando “e tutti abbandonatolo fuggirono“, coerentemente non fossero ritornati mai più, oggi ci sarebbe stata la Chiesa?
    Se San Paolo Apostolo fosse stato “coerente”, non sarebbe forse rimasto coerentemente un fariseo duro e puro ed un indomito persecutore dei cristiani?
    Evidentemente gli Apostoli stessi hanno cambiato opinione, toccati dalla grazia dello Spirito Santo.
    Talvolta, cambiare opinione, è una azione di grazia, o di accoglimento della grazia di Dio, che non di rado irrompe nella vita dei suoi figli sotto forma di vera e propria folgorazione.
    Vada a informarsi come mai, Santa Margherita da Cortona, fu eletta patrona delle prostitute pentite, ci sarà un motivo, le pare?
    Se però, Margherita, avesse invece scelto di vivere in “coerenza” con il genere di vita che aveva scelto di condurre, le garantisco che tutto sommato non sarebbe stata né coerente né tanto meno santa.

    Solitamente sono le persone chiuse alla grazia che non cambiano mai opinione e che vivono fossilizzate nelle loro verità soggettive che non sono però le verità custodite e annunciate dalla Chiesa. Proprio come quei signori che alla stregua di dischi rotti seguitano da cinquant’anni a parlare di “papi apostaticoncilaboli ereticimesse protestantiche …” ecc … ecc… ed una volta che se ne è ascoltato parlare uno, si sono sentiti parlare tutti.

    A questo modo certi soggetti vivono – lo ripeto – in stato di peccato mortale, inducendo anche gli altri a scegliere la dimensione del peccato, con buona pace della loro presunta “difesa dei valori non negoziabili“.

    Mi si smentisca pertanto nel merito teologico, morale e canonico.
    Grazie!

    1. Caro P. Ariel,
      Vorrei capire una cosa. Quindi lei ritiene di aver sbagliato ad aver fatto quelle critiche al Papa? Ma non erano solo critiche di stile, del tutto lecite? Forse ritiene che averlo criticato sia stato inopportuno?
      Le chiedo questo perché non avevo affatto notato che ci fosse stato un cambiamento nelle sue posizioni e vorrei sapere in cosa consiste. Mi sembrava di capire che avesse solo cambiato stile e argomenti trattati, ma che le sue posizioni fossero rimaste le stesse.

      1. Carissimo.

        Ci sono miei articoli nei quali sollevo perplessità su certi “stili” pastorali del Sommo Pontefice, su certi suoi discorsi a braccio, ed in specie di quelli fatti con i giornalisti. Non mi piace che il Sommo Pontefice si faccia intervistare da un senzadio conclamato come Eugenio Scalfari, non mi piace che sfili tra la folla salutando col pollicione alzato, mi fa sorridere vederlo in viaggio portandosi dietro la sua vecchia valigetta nera, più volte ho trovato certi suoi discorsi non chiari e per questo passibili di ambiguità ecc.. ecc … insomma: ho sollevato perplessità, del tutto legittime, sul “dottore privato” e su certi suoi approcci pastorali molto “campesino” (campagnoli).
        E questa è una cosa, tutto sommato marginale.

        Adesso passiamo invece alla cosa fondamentale e affatto marginale, che è questa: non esiste un mio scritto, libro o articolo che sia, nel quale pongo in dubbio e in discussione l’autorità, il magistero e le dottrine enunciate dai Sommi Pontefici, incluso anzitutto e soprattutto il Pontefice Regnante; e questo perché sono un uomo di fede, un prete ed un teologo con le idee molto chiare sul concetto di autorità, consapevole che Pietro, come i Vescovi in comunione con lui, hanno una autorità e sono chiamati all’esercizio di una autorità che perviene a loro direttamente da Cristo Dio.

        Come vede la mia posizione è la stessa da sempre: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa“. E con buona pace di certi catastrofisti, apocalittici, ribelli ai concili ecumenici, al magistero della Chiesa, alle riforme liturgiche ed ai Pontefici degli ultimi cinquant’anni, a questa posizione, che è per me una certezza di fede, si aggiunge la sicurezza del prosieguo della frase pronunciata dal Signore Gesù: “… e le porte degli inferi non prevarranno su di essa“.

        Come vede, fermi su queste basi, che poi sono dogmi di fede, si può cambiare idea senza essere incoerenti.

  3. Resto stupefatto da chi volendo essere il detentore della sana dottrina invero la infrange quotidianamente. Ma non sanno i Sacerdoti FSSPX che a causa della sospensione a divinis, amministrano illecitamente i Sacramenti e non ricevono nessun frutto spirituale e che le loro preghiere, come dice San Tommaso, non hanno efficacia? Non sanno che le loro confessioni sono invalide anche supponendo il cosidetto “errore comune a titolo colorato”? Non sanno che appellarsi maldestramente, per commettere tali gravi abusi, ad uno stato di necessità, oggettivamente inesistente, peggiora ancora di più il loro stato innanzi alla Chiesa Cattolica? E non sanno che chi disobbedisce alla Chiesa verrà trattato da Gesù come malvagio e pagano? Lo sanno.
    E allora cosa aspettano, come di dovere, non a correre ma a precipitarsi per mettersi in piena comunione con la Chiesa? E’ un obbligo. Spero che un giorno si rendano conto che “ll vero colpo da maestro di satana è stato quello di riuscire a farli disobbedire alla Chiesa in nome dell’”obbedienza”..e siccome loro non risparmiano critiche a nessuno, si ricordino che Extra Ecclesiam nulla Salus..e che loro Chiesa, da soli, non lo sono e non lo saranno…

  4. Caro confratello Ariel, conosco la situazione di Albano non tanto, e non solo, perché sono un sacerdote, ma perché sono proprio presbitero della Chiesa particolare di Albano laziale, parroco da ormai 30 lunghi anni.
    Tu sai quanto me, e forse meglio di me, quanto restii sono i nostri vescovi a prendere certi provvedimenti. E devo dire che, il nostro vescovo, nell’affrontare questo annoso problema, è stato veramente … asettico, quasi volesse rendere il tutto meno doloroso possibile.
    Come parroco, posso dirti che, la presenza di questa “comunità”, per noi è divenuta, in continuo crescendo, sempre più dolorosa e anche … fastidiosa.
    Avere in casa, per di più alle porte di Roma, persone e sacerdoti scismatici che catechizzano contro il Concilio Vaticano II, contro il Papa e i Vescovi, contro il magistero ecc.. non è cosa semplice, anche perché poi, i nostri fedeli delusi da tante nostre inadeguatezze sacerdotali e liturgiche, che vanno a cercare “buona adeguatezza” e “buona liturgia” dai lefevriani, e che poi, fatta esperienza di ciò che per davvero sono, tornano da noi più delusi che mai, siamo noi preti, che dobbiamo riaccoglierli e tirarli su da tante non piacevoli esperienze di chiusura anzitutto mentale, poi ecclesiale e spirituale.

    E che il Signore Gesù e la Santa Vergine ci assistano.

    1. Caro don Elio, non sarebbe corretto presentare prove inconfutabili su “..ciò che per davvero sono -i lefebvriani-” prima di parlare,
      per seminare dubbi che il Divino Giudice potrà considerare come calunnie?

      Lo dica, presentando: fatti che dimostrano cosa veramente sono i lefebvriani alle porte di Roma!
      Altrimenti si può dire che il suo è solo un parlare senza prove.

      Perché mons. Semeraro, non ha preso provvedimenti ai tempi di Benedetto XVI?

      1. Senta, prima di rispondere, lei legge quello che gli altri scrivono? Ho spiegato che “da ormai 30 lunghi anni” sono parroco nella diocesi di Albano Laziale. Capisco che ciò, per lei, forse conta niente, quindi aspetto che sia lei, gentile signor Laico, a spiegare a me, parroco da 30, cosa sono i lefebvriani nella mia diocesi, dove da 42 anni sono prete, perchè mi creda, persino all’arroganza, che a volte pare essere incontenibile in alcuni, c’è un limite.
        il nostro Vescovo, quello che aveva da dire, lo ha detto nel suo documento, se vuole sapere perché non lo ha fatto ai tempi di Benedetto XVI, prenda appuntamento all’orario di ricevimento, vada da lui, e se lo faccia spiegare.

      2. Gentile Timorato,

        la redazione, inclusa la filosofa gatta Ipazia, avrebbe da porle un quesito: sono i modernisti, che con le loro ben note eresie hanno laicizzato i sacerdoti e clericalizzato i laici, oppure – stando ai toni con i quali lei si rivolge ad un presbitero che è parroco da tre decenni e sacerdote da 42 anni – sono certi lefebvriani, che non riconoscono la dignità dovuta anche al più peccatore dei sacerdoti?

        1. Caro don Ariel, guardi che sono stati personaggi come il prof. Amerio che hanno definito Mons,Lefebvure come novello Atanasio e non lui!

          E poi, come puo lei o anche un divinissimo papa, certificare il caso di necessita di un vescovo, quando tale realtà riguarda solo chi ne è colpito -per ovvie ragioni, visto CHE NESSUNO puo indagare in foro interno(cfr san Tommaso)- ?;

          e come se uno che sta morendo di fame, puo mangiare solo se il papa decide che veramente ha lo stomaco vuoto dopo essersi accertato ad occhio nudo!…non le pare?

          1. … e chi ha dato simile stolta definizione ha sbagliato, incluso Romano Amerio. O forse le risulta che le opere di Romano Amerio siano inserite tra i libri della Rivelazione, o che l’opera Iota Unum sia il Quinto vangelo canonico?
            Inoltre, se a me il Papa dice di non mangiare io muoio di fame, anzi: sono certo che non morirò proprio, perché in cambio della mia devota obbedienza al Suo Vicario, Cristo Signore manderà i suoi angeli in persona a nutrirmi.
            E se qualcuno non capisce l’iperbole, mi dispiace per lui.

    1. Ebbene si, lo confesso: mi hanno offerto una sede, però non una diocesi ma una sede titolare. Mi stanno nominando arcivescovo titolare di Las Vegas con incarico di visitatore apostolico plenipotenziario nel Seminario di Ecône.
      Sono stato anche chiamato dal Vescovo di Albano per risolvere una volta per tutte la questione della “Fraternità” il cui distretto italiano si trova appunto ad Albano Laziale.
      Spero di poter contare sulle sue preghiere e su quelle di tutti i suoi amici, affinché possa portare a compimento questa grande opera pia.

    1. Caro Luca.

      Sinceramente no, non avevo visto quel sito, sa com’è, faccio il prete ed oggi si è concluso un venerdì di Quaresima. Questa mattina ho fatto una meditazione quaresimale ad un gruppo di religiose, poi nel pomeriggio ho amministrato le confessioni, poi ho guidato la Via Crucis con le meditazioni preparate, appresso ho celebrato la Santa Messa, dopo la quale mi sono intrattenuto con un sacerdote anziano costretto da anni sulla sedia a rotelle, infine sono tornato a casa e per rilassarmi un attimo mi sono messo a guardare “Il pianeta delle scimmie”. Sappia comunque che ho mollato immediatamente la visione del film appena ricevuto questo suo messaggio, perché la lettura degli sproloqui che lei mi ha segnalato è di gran lunga superiore in quantità e qualità a quel film di fantascienza.

    1. Io non rimprovero, io sto a quello che la Chiesa afferma, stabilisce ed ordina in modo esplicito o misericordiosamente implicito senza dover necessariamente ricorrere al grido di “anathema sit“.
      Se quanto il Santo Padre Benedetto XVI ha detto e scritto non le è chiaro – benché sia in sé chiarissimo -, mi dispiace, ma non posso farci niente.
      Qui non si tratta di rimproverare, si tratta di porsi quesiti che lei, come fedele cattolico, è tenuto a porsi, ossia: che cosa vuol dire per lei “… non esercitano alcun ministero legittimo nella Chiesa?”.
      Glielo spiego io di nuovo cosa significa: se il vescovo avente giurisdizione canonica su di me firmasse un decreto motivato affermando che io “non esercito alcun ministero legittimo nella Chiesa“, vorrebbe dire che sono sospeso a divinis e che non posso celebrare la Santa Messa, predicare, amministrare confessioni, amministrare i Sacramenti.
      Abbia quindi la bontà e la compiacenza di non scambiare “atti” e “fatti” per rimproveri.

  5. Per Don Ariel

    come mai non ha ancora pubblicato tutti i miei post, su don Enzo e su i Suoi interventi?

    Credo che sia bene per il trionfo della Verità confutare gli argomenti e gli argomenti al completo, al di la della mia indegna persona
    che cio nonostante non merita di essere zittita, mi perdoni se sbaglio, ma il mio amore per Gesù Verità e Vittima e per i Suoi Sacerdoti a Questo conformati, mi concede di parlarLe cosi poiché anche lei: un Sacerdote!

    1. Abbiamo ricevuto questo suo unico commento e come vede lo pubblichiamo.
      Quelli ai quali fa riferimento in questo messaggio, non li abbiamo ricevuti.
      E’ sicuro di avere fatto “invio” dopo averli scritti?

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