L’Arcivescovo di Palermo perseguitato dalle Iene? Ha voluto la bicicletta, adesso deve pedalare

— attualità ecclesiale —

L’ARCIVESCOVO DI PALERMO PERSEGUITATO DALLE IENE? VOLEVA LA BICICLETTA, ADESSO DEVE PEDALARE

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[…] ho provato però una certa tristezza nel vedere nel filmato l’Arcivescovo di Palermo fuggire via di corsa più volte, perché in quel momento mi sono tornati alla mente diversi santi vescovi, alcuni dei quali martiri della fede, che con una dignità mirabile, si sono fatti trovare seduti sulla loro cattedra episcopale, direttamente sulla quale furono sgozzati dai musulmani

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Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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S.E. Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo Metropolita di Palermo, inseguito dalle Iene delle reti televisive Mediaset [cliccare sull’immagine per aprire il video]

Le Iene dell’omonimo programma televisivo vanno sempre prese con le pinze. Pertanto, sulla vicenda circa il presunto mal trattamento dei dipendenti di una fondazione dell’Arcidiocesi di Palermo, non possiamo esprimere giudizi che spettano alla magistratura, nello specifico al giudice del lavoro. Se le Iene sollevano un caso, ciò non autorizza nessuno a emetter giudizi di sentenza. Sappiamo che certe questioni sono di prassi sempre complesse.

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Corrado Lorefice, opera dedicata alle figure di Giuseppe Dossetti e Giacomo Lercaro: La Chiesa povera e dei poveri nella prospettiva del Concilio Vaticano II

Può essere però che S.E. Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo Metropolita di Palermo e Primate di Sicilia, si stia accingendo a prendere una salutare lezione di vita che lo renderà sicuramente un pastore in cura d’anime molto migliore, giungendo forse alla sua vecchiaia come un vero e proprio santo vescovo. E la lezione è la seguente: fare il Vescovo nel 2018 è difficilissimo. Parlando poi come coetaneo dell’Arcivescovo panormitano, dal quale mi differenziano appena dieci mesi d’età, posso dire che se a me, presbìtero senza alcuna pregressa esperienza di ministero episcopale, a cinquantadue anni avessero prospettata la nomina ad Arcivescovo Metropolita di Palermo, mi sarei rifiutato in modo categorico di accettare, perché conosco anzitutto i miei limiti e perché non occorre particolare scienza per capire che stiamo parlando di una tra le più grandi e soprattutto difficili sedi episcopali d’Italia; e Palermo, una così detta sede difficile, lo è storicamente, da sempre. In tempi recenti dovrebbe essere fin troppo emblematica la storia del Cardinale Francesco Carpino [Palazzolo Acreide 1905 – Roma 1993], eletto alla cattedra arcivescovile di Palermo nel 1967 ed alla quale fece atto di rinuncia tre anni dopo nel 1970, dando come motivazione ufficiale che l’Arcidiocesi aveva problemi pastorali molto difficili per i quali era necessario un arcivescovo più giovane che potesse abbozzare dei programmi a lungo termine …

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… nel rifiutare la nomina a quella sede, mi sarei anche premurato di dare all’Autorità Ecclesiastica un consiglio non richiesto: inviare a Palermo un vescovo che avesse già acquisita e maturata una certa esperienza nel sacro ministero episcopale, dando buona prova di sé nel governo pastorale. Come però ripeto, io ho il senso dei miei limiti e soprattutto il senso delle proporzioni.

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il 29 aprile 2016 fu celebrato nella Cattedrale panormitana il Giubileo degli Sportivi, in occasione del quale fu donata all’Arcivescovo Metropolita un pallone ed una bicicletta con la quale fece un giro sul presbitèrio

Chi avesse accettato senza far simili valutazioni, oggi dovrebbe applicare il saggio detto popolare: «Hai voluto la bicicletta? Adesso pedala!». Oppure chiarire che la nomina alla complessa e delicata sede arcivescovile di Palermo non gli è stata offerta, ma imposta per obbedienza. Cosa più impossibile che rara, perché se uno risponde che non se la sente o che non si reputa all’altezza del gravoso compito, nessuna Autorità Ecclesiastica imporrà mai l’obbedienza.

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S.E. Mons. Corrado Lorefice è autore di diversi libri nei quali si parla dei poveri e si anela una Chiesa povera per i poveri. Cosa questa che mi induce ad una grande fiducia nei suoi confronti e soprattutto a stimolare i lavoratori che pare abbiano aperto un contenzioso con la diocesi, ad avere profonda fiducia nel loro Arcivescovo, che per sensibilità e per formazione è molto sensibile ai poveri ed alla povertà, come provano i suoi libri; e questa profonda sensibilità gli impedirà sicuramente, in coscienza pastorale, di lasciar finire in stato di disagio e povertà dei lavoratori con le loro rispettive famiglie.

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uno dei testi dedicati alla povertà ed alla Chiesa povera per i poveri di S.E. Mons. Corrado Lorefice

Ripeto: nessuno può entrare nel merito di una questione che dovrà essere valutata e giudicata nelle appropriate sedi, non certo dalle Iene, che hanno anzitutto mancato gravemente di rispetto e di educazione andando a cercare l’Arcivescovo nella sua chiesa cattedrale durante un pubblico incontro, o peggio disturbandolo durante una processione religiosa. Ciò che solo posso dire è di avere provato una certa tristezza nel vedere nel filmato l’Arcivescovo di Palermo fuggire via di corsa più volte, perché in quel momento mi sono tornati alla mente diversi santi vescovi, alcuni dei quali martiri della fede, che con una dignità mirabile si sono fatti trovare seduti sulla loro cattedra episcopale, direttamente sulla quale furono sgozzati da quei musulmani appartenenti a quella religione di pace e amore di cui tempo fa narrava l’Augusto Pontefice, quantunque delicatamente e prontamente smentito dall’islamologo gesuita Samir Khalil Samir [cf. QUI]. Tra i diversi vescovi martiri ricordiamo la bella figura dell’Arcivescovo di Otranto, martirizzato dai musulmani nel 1480 [cf. QUI], del quale la cronaca narra:

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il volto di una Chiesa povera

«l’arcivescovo Stefano, dopo che per tutto il giorno precedente aveva rincuorato la popolazione col Sacramento dell’Eucaristia, salì dalla cripta della cattedrale nel coro e lì, martire della fede in Cristo ed insignito dai paramenti sacerdotali, fu sgozzato sulla sua cattedra episcopale dai turchi, quando vi fecero irruzione» [cf. Antonio de Ferrari, in De situ Japigiae].

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Ciò equivale a dire: una volta avuta la bicicletta, hanno pedalato fino al Paradiso molto meglio di come avrebbero fatto due ciclisti professionisti come Gino Bartali e Fausto Coppi. Ma come sappiamo, erano altri tempi. All’epoca, sulla bicicletta, ci venivano messi solo gli agonisti professionisti, mentre oggi, una bicicletta, è una cortesia clericale che non si nega a nessuno …

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«Signore, non si inorgoglisce il mio cuore
e non si leva con superbia il mio sguardo;
non vado in cerca di cose grandi,
superiori alle mie forze» [Salmo 131].

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dall’Isola di Patmos, 20 ottobre 2018

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12 thoughts on “L’Arcivescovo di Palermo perseguitato dalle Iene? Ha voluto la bicicletta, adesso deve pedalare

  1. Caro don Ariel,
    deve sapere che l’ultima versione degli storici di regime è che i martiri di Otranto in realtà non furono martirizzati per motivi religiosi, dato che i Turchi nei posti da loro conquistati permettevano “tranquillamente” l’esistenza di altre religioni… Peccato che le cose non stessero proprio così. Poveri Martiri Otrantini, adesso devono subire anche l’oltraggio postumo degli scribacchini politicamente corretti. Per inciso: quando due anni fa era il sesto centenario della nascita di san Francesco di Paola – che preannunciò la strage di Otranto e incitò alla crociata contro i Turchi – in Vaticano è stato detto ai frati Minimi che non era il caso di solennizzare l’avvenimento perché si trattava di una figura troppo ostile all’Islam. Così va il mondo…

    1. … no, le cose non stavano proprio così.

      Quando gli islamici provenienti dal bacino mediterraneo sbarcarono in Sicilia nell’anno 827 nei pressi di Mazzara del Vallo, le cronache narrano che fecero delle inutili stragi sulle popolazioni di quelle zone che erano costituite da civili inermi e privi di difese.

      Nell’anno 878 riuscirono infine a conquistare Siracusa, che aveva delle difese che la rendevano molto difficile da espugnare, molte delle quali progettate dal grande Archimede. Appena irruppero nella antica capitale della Magna Grecia, tradussero i soldati nello spazio dell’antico Tempio di Apollo e li castrarono tutti, mentre i giovinetti e le donne furono catturati e venduti come schiavi, gli anziani, le anziane e gli ammalati uccisi brutalmente.

      Questo fu l’inizio della dominazione islamica di quei territori e queste furono le modalità della conquista.

      Comunque può essere che i cronisti ed i testimoni dell’epoca abbiano mentito e che per secoli e secoli ci siano state trasmesse delle menzogne, mentre in verità, i musulmani, portarono solo arte, cultura e tante nuove e interessanti ricette culinarie.

  2. mi sa che ti rode proprio tanto che un tuo coetaneo di appena “dieci mesi di differenza d’età” sia arcivescovo, prossimo cardinale e stimatissimo da papa Francesco, mentre tu sei sempre attaccato al palo a fare il coglione su questa isoletta di Patmos …

    Salvo da Palermo

    1. Caro Salvo da Palermo,

      le confesso che mi rode così tanto, che ormai sono purtroppo in fase terminale. Infatti, un mese dopo l’elezione del vostro Ecc.mo Arcivescovo alla sede metropolitana di Palermo, mi fu diagnosticato un cancro al fegato. E le metastasi che mi rodevano erano talmente forti, che la chemioterapia mi ha fatto l’effetto curativo che può fare uno sciacquo col tantum rosa ad una povera ammalata di AIDS.

      Mi hanno dato appena tre mesi di vita, prima di distaccarmi dal «palo» al quale sono «sempre attaccato», per finire così inesorabilmente all’Inferno nel girone degli invidiosi.

      Non so quali siano i modi popolari di dire nell’antica e nobile Palermo, però posso dirle che a Roma si è soliti dire: «Meglio stare attaccati a un palo che finire con un palo nel …».

      Il Signore la ricolmi di ogni grazia e benedizione.

      1. … ah, la conosco talmente bene, la ricetta, che se l’avessi cucinata oggi sarei sicuramente membro del Collegio Cardinalizio.
        Il “problema” è che io nutro da sempre grande devozione per quel tosco-romano di San Filippo Neri, che quando il Sommo Pontefice Clemente VIII [Fano 1536 -Roma 1605] gli offrì il cappello cardinalizio, come narrano le cronache rispose … «No, Santo Padre, preferisco il Paradiso!».

        Detto questo merita ricordare che al Padre Filippo Neri, il cappello cardinalizio, fu offerto perché ieri come oggi, per gli uomini in autorità di Santa Madre Chiesa, costa meno concedere la dignità cardinalizia e lavarsi con essa la coscienza, anziché dire, come nel caso di questo Santo: “Ammettiamo di avere sbagliato nei tuoi riguardi”.

        E quanto sbagliarono!

        Al Padre Filippo Neri, l’allora Cardenal Vecario di Roma, tolse persino la facoltà di amministrare confessioni e di celebrare la Santa Messa in pubblico, et cetera et cetera

        Altro che, se sbagliarono!

        Però, come ripeto, costa meno dare un cappello cardinalizio che ammettere gli errori, posto che il perdono, gli uomini in autorità della Santa Chiesa, lo hanno chiesto solo ad ebrei, musulmani, indiani delle americhe, indigeni e via dicendo.
        Mai, a quanto mi risulta, hanno chiesto scusa ai suoi fedeli ed obbedienti servitori trattati per tutta la vita a misericordiose bastonate.

        Conosco la ricetta così bene da dire … «Preferisco il Paradiso!».

        1. Pensi che nel Dizionario Biografico degli Italiani scrivono pudicamente che il cardinal Virgilio Rosari “avversò persino le pratiche dell’Oratorio di Filippo Neri”, senza spiegare i gravi divieti a cui sottopose il futuro santo. Ignoranza o reticenza? Vero è che san Filippo Neri presumo non smuovesse mari e monti per ribellarsi all’ingiustizia, ma sopportasse cristianamente il dispiacere. Forse anche perché quel cardinal vicario era sì eccessivamente rigoroso, ma almeno lo era per un malinteso zelo sacerdotale, non per mostrarsi “amico del mondo”.

  3. Carissimo Padre Ariel,

    se certi nostri preti palermitani, anziché sorridere al vescovo davanti e poi scaricargli veleno dietro nelle chiuse sacrestie, usassero la lucidità e l’autentico affetto che traspare da queste tue righe, non avremo i grossi problemi che abbiamo e che già mezzo secolo fa, il da te citato card. Carpino, aveva già individuato così bene da tirarsi indietro dinanzi a una situazione assolutamente ingestibile.
    Un fraterno saluto da Palermo, tuo don Carmelo

  4. Caro padre Ariel,

    se davvero sta male, purtroppo non posso pregare per Lei, perché non ho la fede cristiana, ma Le auguro ogni bene; ho grande stima di Lei e non perdo un Suo scritto.

    Quanto alla bicicletta di mons. Lorefice, mica poteva rifiutare come se l’avesse avuta da un papa qualsiasi: i donatori sono Alberto Melloni e soprattutto Enzo Bianchi (su consiglio di don Giuseppe Ruggeri, che tra tutti questi semi-dei credono di stare tra Dio e il papa. E’ comunista dichiarato, ma un buon uomo che non ha coltivato denaro, potere e ambizione).

    Insomma la bottega di Bose con succursale a Bologna che ora lavora pure in tandem con la bottega di Sant’Egidio (quanto Melloni invidia il ministero di non ricordo cosa avuto da Riccardi!).

    Un siculo-bolognese in Sicilia e un romano-egidiano a Bologna: bello scambio. Dunque ben altra autorità rispetto al papa, che peraltro è destinato (lo saprà?) a essere degradato dai due a patriarca occidentale per realizzare l’unione visibile con gli ortodossi!

    Un saluto
    A.

  5. La Diocesi di Palermo animata dai suoi solerti sacerdoti è la quinta essenza dell’ipocrisia insita nella Chiesa.
    Al primo cambiamento di vento ritorneranno in talare, non come adesso che appena diventati Diaconi si chiudono nel bagno della Cattedrale per togliersela immediatamente. Cattedrale, diciamo bazar visto che è diventata un mercatino.
    Noto che ogni tanto rilasciano qualche cane per abbaiare, questi cani dovrebbero abbaiare tra le macerie del Seminario di Palermo.
    Carpino? Quelle erano altezze teologiche non certo come taluni Vescovi che fino ieri in Santa Maria delle Grazie a Palermo, mangiavano pane bagnato con i neocatumenali.

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