La pena di morte e quel sant’uomo di Mastro Titta, er misercordioso boia der Papa

— un tocco de leggerezza estiva: er graffietto romano de Gatta Ipazia —

LA PENA DI MORTE E QUEL SANT’UOMO DI MASTRO TITTA, ER MISERICORDIOSO BOIA DER PAPA

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Giovanni Battista Bugatti, detto Mastro Titta, er misericordioso boia der Papa in carica fino al 1869, era un autentico uomo di Dio, oltre che un gran professionista. Con un colpo deciso e preciso te mozzava la capoccia senza fatte pe’ gnente soffrì. Invece, gli odierni e misericordiosi boia di Sua Santità, da una parte ti inneggiano peace and love con le bandierine arcobaleno, dall’altra ti fanno pentire di non essere morto. Li mortacci loro: quanto so’ misericordiosi !

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Autore
Ipazia Gatta Romana

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Cari gattolici e gattoliche:

laudetur Jesus Christus!

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strumenti de lavoro der boia Mastro Titta

Da un po’ di tempo non mi faccio viva sulle colonne de L’Isola di Patmos per il moltiplicarsi dei miei impegni, poi come sapete lavoro dietro le quinte, non ultimo per tenere viva anche una fitta rete di relazioni con i gatti dei preti disseminati per le canoniche di tutta Italia. D’ogni modo, in questi giorni … è sortita de’ novo fòra tutta la mi’ romanità, se volete mettemoce puro ‘n tocco de ‘ncazzatura!

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Poi le mie attività caritative: la sera porto sempre il caffè caldo ai gatti barboni, però io nun so’ mica come er Cardenale polacco de la carità, io so’ prudente, infatti jie porto er caffè de quello decaffeinato, senno’ me se eccitano e poi se mettono a sturbà in Borgo Pio le sorche der Tamigi in viaggio turistico a Roma co li’ sorci de Sua Maestà Britannica.

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Io che da sempre sono impegnata nel fare catechesi nelle periferie esistenziali ai gatti di strada … che porelli ormai nun conoscheno più manco ‘li rudimenti der Catechismo, ho dovuto spiegar loro l’ultima novità: il no deciso, sempre ed in tutti i casi, alla pena di morte, col quale è stato riformato il n. 2267 del Catechismo della Chiesa Cattolica. Un gatto persiano, rifugiato politico in Italia sin dalla caduta dello Scia di Persia dopo il colpo di stato fatto a Teheran dall’Ayatollah Komeini coi soldi dei Francesi, è rimasto commosso, ma soprattutto lo è rimasta sua moglie Samira, una gatta dell’Arabia Saudita che non può rientrare più nella sua patria perché convertita al Cattolicesimo.

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Ho svolto le mie catechesi con soddisfazione, perché per la prima volta sono stata ascoltata persino da gatto Samantha [vedere foto, QUI], un gatto transessuale ideologo della teoria del gender che bazzica tutti ‘li localini pe’ froci ar Testaccio, dove anni addietro ce conobbe puro diversi preti che ve s’erano ‘nboscati pe’ cercasse ‘n po’ de bomboloni freschi [cf. QUI, QUI]. Peccato che quando il gatto trans Samantha lo disse a me, che lo riferii immediatamente al mio Reverendo Padrone, questi raccolse le prove e andò di corsa a mettere in guardia quelli del Vicariato e … pe’ tutta risposta se becco anni ‘de purghe da fa’ ‘mpallidì quell’animella caruccia de’ Stalin. E mentre lui se pijava li castighi p’ave’ detto quer che nun doveva propri da di’, li preti froci a caccia de bomboloni freschi veniveno promossi uno appresso all’artro. E ciò nun pe’ male, intennemose bbene, ma solo pe’ questioni de misericordia. Ma lassamo perde, ormai so’ puzzonate d’artri tempi, ascritte nelle glorie indelebbili de le valli e de li Vallini …

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strumenti de lavoro der boia Mastro Titta

Preso atto della novità catechizzerò in tal senso tutti i gatti di strada, compresi i gatti appartenenti al movimento LGBT, molti dei quali vanno trattati con molta prudenza … diversi de loro viveno nelli appartamenti de Vescovi e Cardenali paraculi, ma soprattutto perché, co ‘na parola, sti’ gay friendly te ponno davvero rovinà pe’ tutta la vita. E poi, la bonanima de mi’ nonno diceva: meijo er culo gelato che ‘n gelato ar culo!

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Proprio di questo vorrei parlare con umile interrogativo felino: nel Catechismo, riguardo la pena di morte, si faceva chiaro riferimento a «quando questa fosse l’unica via praticabile» ed appresso si precisava «i casi di assoluta necessità di soppressione del reo “sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti”».

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Io sono solo una povera gatta romana nata nei pressi delle Catacombe di Priscilla sulla Salaria e salvata dalla strada dal buon cuore di un prete e del suo collaboratore, dunque chi sono io per giudicare? E infatti non giudico, però pongo una domanda: quale è l’idea di pena di morte del nostro Augusto Romano Pontefice? Egli è al corrente di quante vittime innocenti, tra i suoi più devoti servitori, sono state condannate alla morte più crudele dai peggiori pervertiti che trionfano tutt’oggi nei Sacri Palazzi? O pensa forse, er Papa più misericordioso de Cristo stesso, de rènne a tutti loro giustizia toglienno ‘na berretta rossa da la capoccia a ‘n vecchio cardenale frocio de quasi novant’anni? [cf. QUI]. Il nostro Augusto Romano Pontefice, è al corrente della terribile morte civile ed ecclesiale alla quale sono stati condannati diversi suoi sacerdoti che hanno osato segnalare e denunciare con molti anni di anticipo quegli scandali di omosessualità nel clero, o peggio di pedofilia, che hanno poi portato a gesti tanto eclatanti quanto ridicoli, come il ritiro della porpora ad un gaio Cardinale con un piede già nella tomba, la cui gaiezza era peraltro nota da sempre anche a oves et boves et columbas et nummularios sedentes? [a pecore, buoi e cambiavalute seduti nel Tempio di Gerusalemme – cf. Gv 2, 14].

strumenti de lavoro der boia Mastro Titta

Questi pochi e devoti servitori della Chiesa, l’ossequio alla verità e il tentativo di difendere la Chiesa dallo scandalo, non solo lo hanno pagato, ma seguitano a pagarlo tutt’oggi; e pagheranno per tutta la vita, perché quando i lobbisti gay clericali che oggi sono allo stra-potere nella Chiesa, non ti possono far più niente perché sei passato a miglior vita, a quel punto, se potessero, si accanirebbero facendo persino del vilipendio sul tuo cadavere.

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A questi pochi e buoni preti che tanto hanno pagato per avere avvisato e denunciato per tempo ciò che stava accadendo e che doveva essere impedito anziché favorito, appresso, dinanzi all’evidenza degli scandali scoppiati, qualcuno li ha forse chiamati per dir loro: «Avevate ragione, se anni fa vi avessimo ascoltato non saremmo giunti a siffatti scandali pubblici»? Ma no! Come può il Pontefice e la Chiesa della misericordia chiedere perdono a dei preti che si sono giocati tutto per difendere l’onore della Santa Sposa di Cristo? In fondo sono solo preti, non sono mica vescovesse luterane lesbiche dichiarate da abbracciare in occasione dei cinquecento anni della “riforma” dell’eresiarca Lutero? [cf. QUI, QUI]. Non sono mica giovani “profughi” musulmani sbarcati a Lampedusa, con una salute fisica da atleti e non certo distrutti da carestie e fame, foraggiati dagli Emirati Arabi per invadere “pacificamente” l’Europa con una religione di pace e di amore, tale notoriamente, storicamente e politicamente è l’Islam? E così questi preti che hanno avvisato per anticipo e puntato il dito sul marcio, sotto er pontificato der Papa da ‘a misericordia stanno sempre a pagà, perché poi sia chiaro: a condannare i preti gay o pedofili, quando proprio la Santissima Autorità Ecclesiastica non ne può fare a meno, sono gli stessi Alti Prelati che oltre ad essere loro stessi gay, i pedofili conclamati ed i gay in brillante carriera ecclesiastica li hanno sempre difesi a spada tratta sino al giorno prima, ricostruendo loro la verginità per le terne dei candidati all’episcopato o facendo sparire fascicoli informativi interi dagli archivi. Insomma … se volemo o no rènne conto che li amichetti preti froci d’artrettanti vescovi e cardenali froci, oggi so’ deventati essi pure vescovi, fatta eccezione per quer gran coijone che s’è fatto beccà direttamente dentro er Palazzo der Sant’Uffizio da ‘a Gendarmeria Vaticana durante n’orgia frocia a base de’ marchettari e droga? [cf. QUI, QUI].

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Tolga pure l’Augusto Pontefice Regnante ogni possibilità anche remota di applicazione della pena di morte, sappia però che molti suoi figli leali e devoti, la vita, l’hanno già felicemente perduta pagando nel peggiore dei modi, senza mai avere commesso crimini, ma soprattutto senza mai avere subìto processi e senza mai essere stati condannati, perché quando non si può condannare nessuno per avere detto solo e null’altro che la verità, a quel punto, nella Chiesa della Misericordia, della Bontà e della Tenerezza [cf. QUI], si applica l’arroganza del libero arbitrio selvaggio, roba da far inorridire qualsiasi Alta Corte Internazionale di Giustizia, alla quale prima o poi, qualche prete, finirà col rivolgersi. E ‘sti c ….! Quanto ce fa paura ‘sto ggenere de Misericordia, de Bontà e de Tenerezza de st’Auggusto Pontificato! Perlomeno er Papa Alessandro VI, ar secolo Rodrigo er Borgia, se jie rompevi li papali coijoni, prima de gastigatte te faceva processà, dannote la possibbilità de difennete e de presentà le tue raggioni. Oggi che ‘nvece se scherza tanto sugli “idolatri della legge” e sui “legalisti der diritto”, basta solo un monsignorino frocetto che nun te po’ véde e che te ggiura antipatia, chè pe’ tutta la vita sei rovinato! E poi vajielo a dì tu alli rovinati a vita, Francesco bbello, de nun fasse spaventà dalla bontà e dalla tenerezza der tu splennido pontificato!

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strumenti de lavoro der boia Mastro Titta

Giovanni Battista Bugatti, detto Mastro Titta, er mitico boia der Papa in carica fino al 1869, era un autentico uomo di Dio, oltre che un gran professionista. Con un colpo deciso e preciso … te mozzava la capoccia senza fatte pe’ gnente soffrì. Invece, gli odierni e misericordiosi boia di Sua Santità, da una parte ti inneggiano peace and love con le bandierine arcobaleno, dall’altra ti fanno pentir di non esser morto. Li mortacci loro: quanto so’ misericordiosi!

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Allora sapete che ve’ dico: ridatece Mastro Titta! Lui sì che era misericordioso, non come i novelli Kaifa che si stracciano le vesti sulla pena di morte, però poi legittimano la tortura per tutta la vita su dei loro figli innocenti. E lasciamo perdere la stampa ed i giornalisti che si occupano di cose vaticane, perché certi dolorosi casi di sacerdoti condannati a morte in vita e torturati per tutta la vita, questi giornalisti li conoscono tutti, ed anche parecchio bene. Però tacciono, o meglio: sono troppo impegnati a scrivere ed a spiegare quale epocale svolta è stata togliere dal Catechismo ogni riferimento alla pena di morte. Per il resto, dinanzi all’immane ingiustizia ed alla condanna alla morte in vita ed alla tortura senza fine degli innocenti …. Ah, nun ve confonnete, perché a questo ‘sti campioni der giornalismo so’ der tutto ‘ndifferenti, proprio come er contadino più incarognito de l’Agro Pontino de l’Ottocento poteva èsse ‘ndifferente alle urla strazianti de ‘n pòro agnellino sgozzato no pe’ fame, ma solo pel gusto de fajie male e de fallo soffrì. Evviva li ggiornalisti vaticanologi e i loro annunci de “svòrte epocali”. Ah, quanto svòrtano, ma quanto svòrtano, pur de non narrà la traggica verità … ma se l’annassero a svortà ‘nderculo farebbero mejio!

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Possa la Beata Vergine Maria Gattara accompagnarci alla buona morte, ed il Santo Gatto Pio intercedere per tutti noi, ma soprattutto che sia posta quanto prima fine con la grazia di Dio a questa penosa commedia che piace alla gente che piace, ma che non piace alla gente che piace a Dio.

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dall’Isola di Patmos, 5 agosto 2018

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La madonna dei Gatti, attribuita a Leonardo da Vinci, ma opera in realtà del pittore torinese Cesare Tubino

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GIOACCHINO BELLI: RICORDANDO MASTRO TITTA E L’IMPICCATO

Er ricordo

Er giorno che impiccòrno Gammardella
io m’èro propio allora accresimato.
Me pare mó, ch’er zàntolo a mmercato
me pagò un zartapicchio e ‘na sciammèlla.

Mi’ padre pijjò ppòi la carrettèlla,
ma pprima vòrze gòde l’impiccato:
e mme teneva in arto inarberato
discènno: «Va’ la forca quant’è bbèlla!».

Tutt’a un tèmpo ar paziènte Mastro Titta
j’appoggiò un carcio in culo, e Ttata a mmene
un schiaffone a la guancia de mandritta.

«Pijja», me disse, «e aricòrdete bbène
che sta fine medema sce stà scritta
pe mmill’antri che ssò mmèjjo de tene». »

Il ricordo

Il giorno che impiccarono il Camardella
io mi ero appena cresimato.
Mi sembra adesso, che il padrino al mercato
mi comprò un “saltapicchio” e una ciambella.

Mio padre prese poi la carozzella,
ma prima volle “godersi” l’impiccato:
e mi teneva in alto sollevato,
dicendo: «Guarda la forca quant’è bella!».

Tutt’a un tratto, al “paziente”, Mastro Titta
appioppò un calcio in culo, e il papà a me
uno schiaffone sulla guancia con la destra.

«Tieni!», mi disse, «e ricordati bene
che questa stessa fine sta già scritta
per mille altri che sono meglio di te». »

 

 

 

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A perenne memoria de Mastro Titta, er boia misericordioso der Papa

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2 thoughts on “La pena di morte e quel sant’uomo di Mastro Titta, er misercordioso boia der Papa

  1. Cara gatta Ipazia,
    data la tua gattesca rete di abili informatori, mi sapresti spiegare perché, mentre nel CCC il lingua italiana si legge, al numero 2358: ” Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. QUESTA INCLINAZIONE, OGGETTIVAMENTE DISORDINATA, costituisce per la maggior parte di loro una prova… “,

    a questo link in lingua inglese
    http://www.vatican.va/archive/ENG0015/_P85.HTM
    si legge, sempre al numero 2358: ” The number of men and women who have deep-seated homosexual tendencies is not negligible. They do not choose their homosexual condition; for most of them it is a trial…” (Il numero di uomini e donne che hanno tendenze omosessuali profondamente radicate non è trascurabile. NON SCELGONO LA LORO CONDIZIONE OMOSESSUALE; per la maggior parte di loro è una prova.)

    E’ un errore di stampa o, per caso, è stato cambiato il numero 2358 del CCC e non me ne sono accorto?

  2. Miaaaaooo.
    Sei unica!
    Grazie pe’ ste due risate de core sopra tanto nobile sterco e marciume storico che saria piuttosto da piaggnece sopra.
    Davide Maria Caprano

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