Giacomo Biffi ha perduto il treno?

GIACOMO BIFFI HA PERDUTO IL TRENO?

 

Con il Cardinale Giacomo Biffi torna alla Casa del Padre uno dei tanti Vescovi degli ultimi cinquant’anni di storia ecclesiale che sembrano avere perduto il treno, pur avendo trascorso la vita a parlare con grande dovizia e competenza delle stazioni ferroviarie, sempre e di rigore pontificando dalla prima classe della sala di attesa della stazione centrale, mentre in tutte le altre stazioni della rete ferroviaria non erano neppure attivi i sistemi per abbassare le sbarre ai passaggi a livello quando transitavano i treni merce.

 

Autore Padre Ariel
Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

 

 

salma  biffi
il feretro del Cardinale Giacomo Biffi trasportato all’interno del palazzo arcivescovile di Bologna

Non intendo fare il cosiddetto bastian contrario, perché fosse per me vorrei non farlo e meno che mai esserlo. Non intendo però condividere questa italica mania di beatificare il morto a tutti i costi.

Il Cardinale Giacomo Biffi, Arcivescovo Metropolita di Bologna dal 1984 al 2003, è uno dei diversi vescovi italiani che ho rispettato e per più aspetti apprezzato, ma che non ho stimato. Nulla di male, perché come sacerdote devo devoto rispetto a qualsiasi Vescovo in quanto tale, perché il rispetto è loro dovuto — mentre nel caso specifico del Vescovo avente giurisdizione su di me, da parte mia gli è dovuta anche filiale obbedienza — ma la stima no, quella non è dovuta a nessun Vescovo; e se il Vescovo la vuole se la deve meritare e guadagnare. Questo scrissi in modo molto garbato al Cardinale Giacomo Biffi nel 2011, quando gli inviai una copia del mio libro E Satana si fece Trino, nel quale avevo a lui dedicato un garbato paragrafo critico, quello che di seguito vi ripropongo alla fine, ed attraverso il quale lasciavo capire al diretto interessato perché lo venerassi come vescovo ma non lo stimassi.

Carlo Caffarra camera ardente Biffi
L’Arcivescovo metropolita di Bologna, Cardinale Carlo Caffarra, in preghiera dinanzi alla salma del suo precedessore

Dinanzi alla situazione ecclesiale attuale in cui la barca di Pietro è sbattuta dalle onde in tempesta, le responsabilità di uomini come il Cardinale Giacomo Biffi sono enormi; e di queste responsabilità dovranno rispondere a faccia a faccia con Dio, a prescindere dal fatto che con lo stile tutto quanto italico di cui dicevo poc’anzi, certi personaggi finiscano poi beatificati nel corso del breve tragitto che li conduce dalla camera ardente fino al sepolcro, persino dai giornali ultra laicisti  specializzati da sempre a ridurre la Chiesa Cattolica in vera e propria poltiglia.

Carlo Caffarra camera ardente Biffi 2
il Cardinale Carlo Caffarra benedice la salma del Cardinale Giacomo Biffi

La mia modesta e sofferta esperienza di presbitero e di pastore in cura d’anime mi ha insegnato a misurare certi uomini di Chiesa non sulla base di ciò che dicono, ma di ciò che fanno, o spesso di ciò che non fanno, perché il peccato di omissione, assieme al peccato capitale di accidia, sono i due peccati più praticati di questi tempi dagli ecclesiastici. Il tutto al di là del fatto che io sia disposto, come esorta il Vangelo, a fare quel che di giusto e saggio dicono ma non a fare quel che di sbagliato fanno: «Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito» [cf Mt 23, 3-4]. Purtroppo, i problemi davvero seri subentrano quando invece ci ritroviamo nella gravosa condizione di non poter fare quel che fanno ma neppure ciò che di sbagliato dicono.

Il Vescovo, depositario della pienezza del Sacerdozio apostolico e legittimo erede degli apostoli, è un Padre che governa la Chiesa particolare a lui affidata. E un Vescovo non si misura né si giudica storicamente dalle battute sagaci che ci ha donato o dai libri che ha scritto, ma da ciò che ha fatto, dal modo in cui ha governato la sua Chiesa e curato la porzione del Popolo di Dio a lui affidata. Se quindi da una parte giudico il Cardinale Giacomo Biffi una penna brillante, un oratore acuto, un uomo di raffinata intelligenza ed un uomo di fede, dall’altra ho molte riserve sul suo lungo governo pastorale, che si misura su tutt’altri elementi, ne cito solo alcuni tra i tanti:

1. Mentre una gran fetta di clero bolognese scivolava nella più profonda secolarizzazione ed i teologi modernisti avevano portato brillantemente a compimento un vero e proprio golpe nella diocesi felsinea, dove era e che cosa faceva, il Cardinale Giacomo Biffi, che di quella Chiesa particolare non era un semplice acuto e ironico osservatore “esterno”, bensì la suprema guida?

2. Mentre per scarsa vigilanza e deficitaria formazione offerta, nel corso degli anni uscivano dal Seminario Arcivescovile di Bologna anche preti non idonei al sacerdozio, formati spesso in modo pessimo grazie ai “buoni” uffici di diversi cattivi maestri, con tutti i problemi anche gravi che da ciò ne conseguono di prassi nel clero, dove era e che cosa faceva il Cardinale Giacomo Biffi, visto che li ha consacrati sacerdoti lui? Sbaglio, o la parola “vescovo” deriva dal greco επίσκοπος, che alla lettera significa “controllore”, “vigiliante”?

3. Quando diversi presbiteri anziani e parroci di lungo corso lo supplicarono più volte di non ordinare sacerdoti certi soggetti, il Cardinale Giacomo Biffi, con l’ironia — o forse col cinismo? — che lo ha sempre contraddistinto, lasciando basiti questi anziani rispose che «nella Chiesa c’era anche bisogno di manovalanza» (!?). Rispondendo a questo modo, fu mai sfiorato dal drammatico dilemma riguardo a che cosa sarebbe accaduto alla Chiesa, quando molti di questi “manovali”, bravi come pochi a strappare i buoni tralci nella vigna del Signore, sarebbero divenuti formatori, docenti di teologia, o addirittura vescovi?

4. Mentre l’ambito teologico e formativo di Bologna era un potente e inespugnabile feudo dei dossettiani, mentre veniva riconosciuta e lasciata la licenza per l’insegnamento a soggetti che si dilettavano a firmare manifesti contro la Conferenza Episcopale Italiana e di fatto contro il magistero pontificio [vedere QUI]; mentre un numero elevato di docenti preposti alla formazione dei futuri presbiteri criticavano apertamente il magistero di Giovanni Paolo II negli studi teologici bolognesi, dove era e che cosa faceva in concreto il sagace e ironico Cardinale Giacomo Biffi?

5. In una pubblicazione delle Edizioni Cantagalli il Cardinale Giacomo Biffi ha tessuto le lodi di Giuseppe Barzaghi, sui cui clamorosi errori dottrinari non intendo soffermarmi, preferisco lasciare la spiacevole incombenza a Giovanni Cavalcoli, se ne avrà tempo e voglia, visto che fu lui — in seguito anche il nostro caro e stimato Antonio Livi — a confutare questo suo confratello domenicano, pagando un carissimo prezzo, consapevole di quanto gliela avrebbero fatta ingiustamente pagare per attentato di … “lesa maestà”  [vedere QUI, QUI].

6. Quante volte è accaduto che il Cardinale Giacomo Biffi, affatto esente da quella umoralità che poco si addice a un uomo di governo, in sua qualità di Presidente della Conferenza Episcopale dell’Emilia Romagna favorì la nomina di soggetti non idonei all’episcopato e quante, quando poi certi candidati da lui stesso proposti difettarono, anziché ammettere di avere sbagliato a valutarli, li protesse dinanzi alla Santa Sede, anziché invocare per loro tutti i dovuti e severi richiami?

7. Perché il Cardinale Giacomo Biffi, Arcivescovo Metropolita di Bologna, Presidente della Conferenza Episcopale dell’Emilia Romagna, membro del Collegio Cardinalizio, membro di tre importanti dicasteri romani, con la possibilità di contatto e di accesso diretto ai Sommi Pontefici Giovanni Paolo II e Benedetto XVI dei quali ha sempre goduto la profonda stima, si è invece limitato a ironizzare a destra e a manca, attraverso discorsi e libri, anziché esercitare tutte le prerogative proprie del suo alto ufficio epurando per esempio dagli studi teologici certi cattivi maestri preposti ad allattare i futuri preti col latte avvelenato delle peggiori eresie moderniste ed i pensieri ambigui ed equivoci di Hegel e di certi teologi della Nouvelle Théologie?

omaggio del sindaco di Bologna a Giacomo Biffi
l’omaggio del Sindaco di Bologna alla salma del Cardinale Giacomo Biffi

La Chiesa universale e le Chiese particolari non si salvano con due sagaci battute ironiche, né con battute molto pertinenti e intelligenti né con decine di pubblicazioni; perché quando si è avuto da Dio il dono profetico di leggere in anticipo l’evolvere di certi problemi nel corso dei tempi, si è tenuti più che mai ad agire, pagando di rigore sempre cari prezzi, come ci insegna la storia della Salvezza, come ci insegna la fine riservata ai Profeti d’Israele, come nel loro piccolo hanno pagato senza esitare i padri dell’Isola di Patmos, senza mai mercanteggiare sulla verità e sul mistero della Salvezza.

camera ardente Biffi
l’omaggio dei fedeli alla camera ardente del Cardinale Giacomo Biffi

È vero, come hanno scritto in questi giorni i beatificatori, che il Cardinale Giacomo Biffi aveva parlato in anticipo sul pericolo della nuova “invasione islamica”, come di recente ho ricordato anch’io a suo indubbio merito [vedere QUI], ma mentre lui parlava di questo problema che da lì a breve avrebbe creato situazioni di emergenza non più arginabili, molti suoi presbiteri erano attivi più che mai ad accogliere in gloria i musulmani, a sistemarli al meglio dentro casa nostra; molti suoi parroci erano operosi nel favorire i matrimoni misti tra donne italiane cattoliche e uomini musulmani, come lo erano nel portare avanti quel falso e male inteso ecumenismo — che non alberga peraltro in alcun documento del Concilio Vaticano II — da egli sempre e giustamente criticato. Purtroppo, mentre il Cardinale Giacomo Biffi faceva battute sagaci, nel corso degli anni Ottanta molti suoi presbiteri organizzavano incontri inter-confessionali da far accapponare la pelle agli ecumenismi più spinti delle regioni del Nord dell’Europa, nel totale silenzio e nella completa non-azione e non-reazione del loro vescovo.

salma Biffi Ernesto De Vecchi
il Vescovo ausiliare emerito di Bologna, S.E. Mons. Ernesto Vecchi, benedice la salma del Cardinale GIacomo Biffi

Credo che il Cardinale Giacomo Biffi, per dono e grazia particolare dello Spirito Santo, abbia saputo leggere e descrivere la realtà del presente e quella del futuro che ci attendeva, limitandosi però a giocare di ironico fioretto dinanzi alla casa avvolta dalle fiamme. O per dirla in altri termini: al Cardinale Giacomo Biffi non era stata data solo la luce della consapevolezza, perché assieme ad essa gli era stato dato un compito preciso e con esso pure tutti i più adeguati strumenti di azione, ma con quel cinismo tipico dei clericali ammantati dietro ad altrettante ragioni clericali “sempre superiori”, ha fatto un lavoro a metà. Ritornando infine alla Casa del Padre con una percezione ed una consapevolezza oggettiva molto drammatica di quella realtà della quale egli ha parlato e scritto, ma che di fatto non ha affrontato e dinanzi alla quale non ha agito facendo uso di tutti i poteri apostolici di cui era stato rivestito dai doni di grazia dello Spirito Santo.

Giacomo Biffi Giovanni Paolo II
un’immagina del Cardinale Giacomo Biffi con Giovanni Paolo II

Non solo il Cardinale Giacomo Biffi era stato munito di tutti gli strumenti pastorali di governo, ma anche dei migliori sostegni, inclusa la stima di due Sommi Pontefici e quella di molti cattolici che lo avrebbero protetto e seguito anche dinanzi a sue decisioni molto impopolari. È tornato pertanto alla Casa del Padre uno dei tanti Vescovi degli ultimi cinquant’anni di storia ecclesiale che hanno perduto il treno, pur avendo trascorso la vita a parlare con grande dovizia e competenza delle stazioni ferroviarie, sempre e di rigore pontificando dalla prima classe della sala di attesa della stazione centrale, mentre in tutte le altre stazioni della rete ferroviaria non erano neppure attivi i sistemi per abbassare le sbarre ai passaggi a livello quando transitavano i treni merce.

E che il Signore possa avere misericordia di lui, perché chi come noi sacerdoti ha tanto avuto in doni di grazia, per il tanto avuto dovrà rispondere molto seriamente a Dio, che userà verso di noi una severità del tutto proporzionata, avendoci affidato la sua Chiesa, il suo Popolo ed il suo messaggio di Salvezza.

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Dall’opera E Satana si fece Trino

cliccare sotto per aprile il file di testo:

IL FIORETTO GRAZIOSO DI GIACOMO BIFFI

 

 

 

 

In memoria di Giacomo Biffi, vescovo

About isoladipatmos

17 thoughts on “Giacomo Biffi ha perduto il treno?

  1. Caro Padre.
    Sono passati da allora 18 lunghi anni ma il ricordo è sempre vivo, anche se oggi ho una moglie, due splendidi figli, un lavoro che mi dà soddisfazioni e anche guadagni.
    Ero nel seminario arcivescovile di Bologna, dal quale fui dimesso otto mesi prima di diventare diacono.
    Cosa combinai? Niente!
    Tentai in tutti i modi di parlare con il card. Biffi, perché nel nostro seminario c’era una situazione morale a fine anni ’80 sulla quale non entro neppure, e diversi professori, come lei ha accennato, in pubblico, per non dire in privato, su Giovanni Paolo II ne dicevano di tutti i colori.
    Non fui mai ricevuto dal cardinale. Quando una volta venne in visita al seminario, presi coraggio e lo avvicinai dicendogli che volevo parlargli in privato. Sorridendo ma infastidito mi disse di chiedere appuntamento al segretario. Dopo tre mesi fui ricevuto dal vescovo ausiliare al quale dissi quello che era giusto dire.
    Il rettore mi fece dopo un mese la lettera di dimissione dal seminario motivando in modo ambiguo che ero carente di carità cristiana. Tenne invece nel seminario (suppongo per carità cristiana?) diversi altri personaggi, due dei quali finirono anni dopo rispettivamente condannati uno per molestie sessuali e uno per pedofilia, non intendo invece parlare di tutti gli altri divenuti preti che oggi strizzano l’occhio all’arcigay di Bologna e rincuorando molti dei loro adepti dicono che a sbagliare non solo loro ma è la chiesa con il suo spirito retrivo.
    Possa il card. Biffi riposare in pace, o almeno acquistare quella pace eterna che su questa terra io ho acquistato come marito e come padre di famiglia.

    (Lettera firmata)

  2. A proposito di quanto esserisce l’autore della “lettera firmata” riguardo la sua esperienza nel nostro seminario …
    … quando nel 1991 un gruppo di 5 sacerdoti parlò a porte chiuse al cardinale al termine di una visita pastorale in una parrocchia sollevando la questione che il nostro seminario aveva sfornato negli ultimi anni diversi preti … “strani”, rispose ironico ma anche infastidito: “se tolgo di mezzo i preti con difetti di fabbrica, rischio di svuotare mezza diocesi!”, e cambiò discorso non permettendo di proseguire su quel tema. Il parroco di quella parrocchia ero io, e io e il mio vicario parrocchiale avevamo pregato in precedenza i superiori del seminario di non ammettere in seminario un nostro giovane parrocchiano per il quale mi rifiutai, in mia qualità di parroco, di fare la lettera di presentazione. Lui cambiò parrocchia e un altro parroco gli fece la lettera, fu ammesso e si aggiunse a quelli con … “difetto di fabbrica”. A questo punto dovrei parlare dei risultati e delle conseguenze, ma non intendo farlo e chiudo qui il discorso.

    Riposi in pace!

    don Luca

  3. Rev. Padre, trovo un poco angosciante titolo e sottotitolo e ancor più struttura e metodo di elaborazione dell’articolo: rigido, selettivo e punto “caritatevole”. Poveri noi, al confronto!
    Cotanta severità di valutazione – nel bilancio di una vita – non appartiene solo al giudizio misericordioso di Dio? Che conosce ogni uomo nell’intimo, dal primo all’ultimo istante, e con giustizia gli chiederà conto dei “frutti” dei talenti che gli ha affidato?
    Come la Chiesa insegna, è proprio della natura umana, in particolare di ogni cristiano, fare qualche buona azione e commettere peccati in “pensieri, parole, opere ed omissioni” tante volte, ogni giorno. Ogni credente – previo esame di coscienza, nella confessione osa chiedere a Dio il Perdono e la Grazia per non ricadere.
    Anche il cardinale, uomo con limiti, pregi e difetti, come ognuno di noi, avrà vissuto tante volte questa esperienza… e consapevole delle proprie miserie e debolezze, avrà chiesto umilmente perdono per tutti i propri peccati.
    La via per la Santità è costellata di tentazioni, peccati e perdoni.
    Santa Maria, intercede pro eo
    Santa Maria, ora pro nobis

  4. Ma lei ha la più pallida idea dei problemi che oggi deve vivere la Chiesa? Lei crede che tutto sia solo o nero o bianco? Glielo dico come laico impegnato che conosce abbastanza bene le situazioni da dentro.

    1. Caro Laico Impegnato.

      Io invece non conosco la situazione da dentro, perché vivo sul pianeta Plutone, ed in verità non faccio il prete, a essere sincero faccio l’odontoiatra. E proprio oggi, nel mio “studio dentistico” , mentre attendevo che l’anestetico facesse effetto per devitalizzare un dente a un paziente, ho letto il Vangelo del giorno nel quale Cristo Dio afferma: «Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada» [Mt, 10,34].
      Non penso assolutamente che tutto sia nero o bianco, è che, un’altra volta, sempre nel mio studio dentistico, dallo stesso Vangelo di San Matteo lessi: «Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno». Ma se tra il “si” e il “no” vogliamo mettere tutte le più numerose gradazioni di colore, penso che tutto sommato sia possibile, ma questo andrebbe chiesto ad un chimico, perché io faccio il dentista.

  5. Sia Lodato Gesù Cristo!

    Ho avuto un sobbalzo quando ho letto il titolo. Poi nel proseguo del suo articolo ho avuto la certezza che Lei intendeva ciò che ha detto!
    Ora Lei Padre o ha tanto coraggio o ha un pizzico di pazzia. O forse tutti e due. Mi spiego.
    E’ chiaro che la memoria dei morti è da rispettare e la preghiera è la miglior cosa da fare. Che il Signore accolga S.E. Card. Biffi nella Sua misericordia!
    Detto ciò la sua è l’unica voce discordante in un panorama di lode unisona. Ora mentre il suo articolo pone domande su fatti che non conosco ma sono plausibili e lecite, i commenti di cordoglio sui siti che conosce anche Lei sono di una banalità sconcertante: è l’epoca di facebook, bellezza!
    Simile storia per l’articolo su S.E. Mons. Sigalini ad Announo.
    Solo Lei ha tirato fuori l’argomento e ha detto ciò che occorreva dire.
    Le volevo esprimere il mio apprezzamento già quella volta. Lo faccio oggi: Finalmente un uomo, un prete che davanti alle domande e realtà scomode non si tira indietro!
    Se non siamo sale a cosa serviremo se non ad essere gettati via e calpestati dagli uomini?

    1. Sempre sia lodato!

      Caro Cristiano.

      Preghi per me, affinché non debba ritrovarmi a cadere in errore facendo certe analisi anche dure, scopo delle quali deve essere sempre l’ossequio alla verità e il bene della Chiesa; e per fare questo occorre sempre prudenza e autentico spirito di carità. Se questi due elementi fondamentali e imprescindibili alla sana critica venissero meno, si potrebbe creare scandalo e sconcerto nel Popolo di Dio, accencando gli occhi dei fedeli anziché aprirli. E in tal caso mi aprirei le porte dell’Inferno con le mie stesse mani.

    1. Caro Ettore.

      Grazie per la segnalazione dell’articolo a cui riguardo rispondo che certi Vescovi facenti capo ad una precisa area e ad altrettanto preciso movimento laicale che imbeccano Marcello Pera, dovrebbero avere gli episcopali attributi virili per dirle loro certe cose apertamente nella loro veste di membri della Conferenza Episcopale Italiana, senza mandare avanti un loro illustre amico che “non ha nulla da perdere”, pensando che noi tutti siamo dei poveri stolti che non riescono a capire chi è il ventriloquo che fa parlare il pappagallo.

      Io ho disapprovato più volte certe uscite di S.E. Mons. Nunzio Galantino, cosa che ho scritto e spiegato altrettante volte, ma l’ho fatto appunto mettendoci la mia faccia e il mio nome, non certo mandandando in avanscoperta Marcello Pera.
      Nel mio linguaggio, questi personaggi, si chiamano semplicemente pavidi.
      E chi deve capire, capisca, perché è questo, il vero abisso che separa la vera Chiesa di Cristo da una Chiesa ridotta a un chacchiericcio prelatizio di comari al lavatoio che mandano avanti altre comari …

  6. Se ai vescovi al momento della consacrazione viene consegnato il bastone pastorale, non è certo per dar loro un bastone da passeggio, ma per ricordare sempre loro il dovere di pascere la porzione di popolo di Dio che è stata loro affidata. Diceva infatti san Pio X che le spine, i pericoli e le responsabilità di un vescovo non sono per nulla compensate dalla “gloriuzza meschina di un pastorale”.

    E’ chiaro che oggi uno dei più grossi problemi sta nell’esercizio dell’autorità. Ad esempio, tanti chierici vestono da laici. Perchè lo fanno? Perchè evidentemente il loro vescovo ha abdicato all’esercizio della sua autorità, permettendo ai suoi presbiteri di vestire come vogliono, in palese violazione delle norme canoniche (per tacere violazioni ancora più gravi).

    Rimasi molto colpito quando lessi che l’allora vescovo Albino Luciani, di cui è universalmente nota l’umiltà e la mitezza d’animo, arrivò al punto di lanciare l’interdetto su un’intera parrocchia, in seguito a fatti molto gravi che colà erano avvenuti. Oggi quanti vescovi hanno il coraggio di fare quanto è necessario fare, senza lavarsene le mani? Pochi, molto pochi.
    Forse perchè non ci meritiamo più vescovi del calibro di un Albino Luciani.

    1. Caro Ettore.

      Accetto volentieri la provocazione e le rispondo che il Padre Giovanni Cavalcoli per un verso e per più volte, io per altro verso e per più volte, abbiamo ripetutamente confutato sul piano teologico il Cardinale Gianfranco Ravasi; e lo abbiamo fatto in articoli di taglio scientifico, in libri pubblicati e in conferenze.

      In un mio libro, io contestai anche punto per punto la inopportuna prefazione scritta dal Card. Ravasi ad un libro del Santo Padre Benedetto XVI, facendo peraltro presente che, da quando mondo è mondo, un Sommo Pontefice non ha bisogno di essere presentato e le sue opere tanto meno.

      E tutti questi sono fatti e pubblicazioni esistenti e non passibili come tali di smentita.

      Così come resta un fatto non passibile di smentita che il Card. Ravasi, le cui tesi peregrine ci sono note da sempre, non è stato né eletto vescovo, né consacrato vescovo né creato cardinale dal Santo Padre Francesco, ma da quel Venerabile Pontefice che indossava i paramenti del Beato Pio IX, che aveva tirato di nuovo fuori il fanone e che, se le cose non fossero andate come sono andate, a breve gli avrebbero fatto indossare anche la tiara sopra la sedia gestatoria, circondato da un codazzo di cerimonieri più simili a delle cocorite che a degli uomini.

      Vada dunque a vedere chi ha consacrato vescovo e promosso Ravasi alla dignità cardinalizia e protesti semmai con l’artefice della sua consacrazione episcopale e della sua nomina cardinalizia, dato che è sempre vivo.

      Se infatti analizza bene la cosa, forse, dinanzi ad un Ravasi cardinale, arriverà a dire come me: meno male che il Santo Padre Francesco ha creato cardinale il Vescovo dell’Isola di Tonga e quel bravo uomo dell’Arcivescovo di Agrigento, che pure non è un grande intellettuale.

      Indubbiamente, sotto il pontificato del Santo Padre Francesco, il Card. Ravasi ha perduto il protagonismo che aveva sotto il precedente pontificato ed ha cessato di girare per le reti televisive con i capelli tinti di un colore improbabile e con mezzo chilo di fondotinta sulla faccia.

      E di questo, come di altro, dobbiamo essere sinceramente grati al Sommo Pontefice Francesco.

      Amen!

  7. Rev. Padre,
    ringrazio per avermi chiarito alcune perplessità: non sempre gli uomini hanno stili e comportamenti consoni al rango o ai titoli di cui sono insigniti, al di là del merito. Il nostro ha più volte palesato di essere vanesio e sussiegoso, affabulatore forbito che non disdegna d’apparire; mai avrei immaginato di vederlo in una situazione così poco “in sintonia” con fede, ruolo e funzione. Non ci dovrebbe essere d’esempio?
    Mi sovviene: “dispersit superbos mente cordis sui”.
    Non capisco invece i rilievi verso il designatore, come se le decisioni papali nella scelta dei collaboratori (e prima ancora del dicastero che ha proposto la rosa dei candidati con virtù, curricula, titoli, esperienze, competenze) debbano sempre essere “centrate”, uomo giusto al posto giusto e per sempre garantite (attesto che in azienda, società e politica le delusioni “da qualità umane tradite” sono ricorrenti, anche con selezioni minuziose).
    E ancor meno capisco la contrapposizione fra cifre e stili papali e le loro proprie “umane” qualità: leggevo la performance come effetto di opportuno riposizionamento.
    Credo che, qualunque sia la formazione in campo, alla fine, vinca sempre…

  8. Rev. Padre,
    vedo ora e mi premuro di segnalarLe anche questo articolo di Sandro Magister, che approfondisce la teoria “attitudinale” da me più sopra accennata:

    Cacciatori di teste per i futuri vescovi Con dodici criteri per la loro selezione. Li propone dall’Australia Paul A. McGavin, teologo ed economista

    http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351098
    Si dirà che sulla carta già viene fatto così, con scarso successo.
    Naturalmente la griglia dei criteri potrebbe (dovrebbe) essere ancora più ampia e affinata, riguardare non solo il vescovo ma anche i suoi più stretti collaboratori impegnati nei diversi ruoli della struttura diocesana per costruire un team coordinato e completo per ruoli, funzioni, professionalità e competenze. E’ importante tanto il carisma del vescovo, guida spirituale (timoniere) quanto la migliore organizzazione della barca e l’affiatamento dei vogatori.
    Missione precisa, comune: remare con sincronia, efficacemente tutti insieme, testimoniando il vangelo, per perseguire la salvezza del popolo di Dio.

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