Da “imago Dei” ad “imago net”. La prossima volta il Santo Padre acquisterà zucchine in Campo dei Fiori?

DA IMAGO DEI  AD IMAGO NET.  LA PROSSIMA VOLTA IL SANTO PADRE ACQUISTERÀ ZUCCHINE IN CAMPO DEI FIORI?

 

L’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio ha voluto ribellarsi a Lui facendosi egli stesso dio, ed oggi, invece di inginocchiarsi davanti al proprio Creatore, si inginocchia non più neppure davanti agli idoli, ma si prostra direttamente a terra davanti alle fotocamere digitali, rinunciando totalmente a vivere il presente ed a proiettarsi in una prospettiva futura, come se dal linguaggio filosofico e teologico del nostro agonizzante mondo fosse sparita la parola escatologia, per lasciare spazio a tutt’altri quesiti e scopi: … e domani, che cosa m’invento, per stupire ancora? Oppure: oggi ho dato la dose quotidiana ai mass-media andando dall’ottico, ma domani sarò costretto ad umentare la dose. Se quindi facessi un salto al mercato della frutta in Campo dei Fiori a comprare due zucchine sotto la statua di quel “sant’uomo” di Giordano Bruno?

 

Autore Jorge A. Facio Lince
Autore
Jorge A. Facio Lince
imago dei
… mai come oggi l’uomo è stato impegnato a deturpare il proprio essere creatura creata a immagine somiglianza di Dio

L’espressione di Sant’Agostino imago Dei o imaginem Dei [II sent. d.16 a.1, q.1], oggi dovrebbe essere oggetto di riflessioni approfondite, visto il sovvertimento sociale in corso che sembra averla mutata ormai in imago net. Per questo mi risuona nelle orecchie una celebre espressione di San Tommaso d’Aquino: agere sequitur esse [l’agire segue l’essere], principio che sta a fondamento dell’etica tomista. Per San Tommaso, dall’essere discende di necessità il dover-essere. Ciò che infatti esiste ha una propria natura ontologica che condizionerà l’agire dello stesso ente, nel caso dell’uomo l’agire morale. L’uomo, in quanto creatura creata da Dio e quindi creatura di Dio non si limiterà a possedere la caratteristica ontologica di semplice creatura, perché sarà tenuto ad avere anche un comportamento morale consono e a suo modo conseguente al dover-essere che lo porterà ad aspirare alla perfezione ultra terrena. Per San Tommaso l’essere vuol dire atto di essere [esse ab actu essendi] ossia azione, attualità. Nell’ottica tomista ogni cosa esiste per mettere in atto azioni, ed in questo modo l’essere coincide con l’azione nel suo compimento finale.

Valeria Lukyanova barbie
Il futuro che ci attende? la modella Valeria Lukyanova fotografata con la bambola Barbie, alla quale è giunta a somigliare …

In questi giorni si compiono circa dieci anni da quando la modella ucraina Valeria Lukyanova è divenuta famosa in tutto il mondo per la sua somiglianza naturale o creata artificialmente con la celebre bambola Barbie. Per molti di coloro che come me sono cresciuti guardando la pubblicità di questo giocattolo e vedendo le bambine giocare con questa famosa bambola, è sempre stato vivo il quesito di come sarebbe questa bambola se fosse una persona reale.

La prima impressione che abbiamo vedendo le immagini di questa donna è: «Ma è vera?». E ancòra: «Come ha fatto … è tutto frutto della magia del computer?». Poi, dopo la prima impressione, comincia a prendere campo un giudizio negativo dato dal fatto che si tratta di una persona totalmente falsificata, o come si è oggi soliti dire: tutta rifatta. In altri potrebbe invece sorgere un senso di compiacimento nel vedere realizzato in carne e ossa un giocattolo col quale si è cresciuti. Nell’uno e nell’altro caso la curiosità spinge quasi morbosamente a cercare più immagini e dati della modella che suscita tutta una serie di emozioni e reazioni a catena nel mondo del cyberspazio che l’ha resa famosa.

Valeria Lukyanova in costume
Il futuro che ci attende? La modella Valeria Lukyanova posa in costume da bagno al mare con il suo corpo  trasformato nella bambola Barbie

Se la fama di questa modella fosse frutto di una campagna pubblicitaria della stessa Compagnia Mattel avrebbe un senso, soprattutto considerando che oggi più che mai nel mondo della pubblicità come in quello della moda gli slogan si reggono anche sulle componenti della aggressività, della trasgressività, dello sconvolgimento o del totale capovolgimento del dato reale. Perché questo è il pianeta nel quale è nata e si è accresciuta la fama di questa modella attraverso scatti fotografici e video filmati che hanno fatto il giro del mondo attraverso le reti sociali [vedere QUI, QUI, QUI]. E oggi i social network sono diventati molto più di una parte fondamentale della comunicazione dell’uomo, in particolare delle nuove generazioni; per molti sono infatti l’unica forma di espressione.

Mai come prima, chi è in possesso di un computer, di un Table o smartphone ha la possibilità di trovare tutto quanto gli serve in materia di informazione; ed ha pure la possibilità di esprimere i propri giudizi verso qualsiasi cosa. Il progresso tecnologico è talmente elevato che ormai non abbiamo bisogno di argomentare le nostre scelte, perché con un semplice “mi piace” su Facebook ed un tweet su Twitter tutto è fatto. Possiamo quindi trascorrere il tempo a commentare tutto e il suo esatto contrario con un pollice in giù o in su, con un cuoricino o una emoticon.

I mezzi telematici — che potrebbero essere un mezzo straordinario di comunicazione e di diffusione della conoscenza e della cultura, ma anche della pastorale — sono divenuti invece degli strumenti di autentico annichilimento, a volte delle ghigliottine, dei mondi paralleli che si antepongono in modo distruttivo al reale; un “reale” ormai ridotto all’immediato, come se non ci fosse mai stato un “prima” e non ci fosse un “dopo”. Mondi retti interamente su delle istantanee che richiedono un aggiornamento continuo sia da parte di chi vuole essere al centro dell’attenzione sia da parte di chi vuole essere al corrente in ogni istante della sua giornata. Dopodiché comincia una nuova giornata, nella quale non si ha neppure ricordo della giornata precedente e non si tiene in alcuna considerazione la giornata futura che a breve seguirà e nella quale sarà necessario “alzare il tiro” della sorpresa e quindi dello stupore. In uno dei nostri quotidiani colloqui privati il Padre Ariel S. Levi di Gualdo mi disse tempo fa che «la storia procede così velocemente attraverso i suoi criteri sempre più anti-storici che a volte si ha quasi l’impressione di non averla mia vissuta, non avendo ormai più il tempo materiale per elaborarla, ma quel che è peggio: di viverla».

jorge affogamento
il nuovo popolo …

Questo aggiornamento immediato è diventato un archetipo di condotta in tutti i sensi, non solo nel mondo virtuale, perché esso si sta sempre più imponendo nelle sfere più disparate: nel politico come nel religioso e nel pastorale. Lo scopo pare essere quello di diventare “famoso” o di avere un ruolo e un gruppo di persone che ti seguono, trovando in tal modo la ragione stessa del proprio essere, lo scopo del proprio vivere ed esistere.

Le reti sociali non sono solo le platee di auto-esposizione, ma anche le corti di assise che formulano giudizi seguendo la “legge” dettata dalle statistiche del successo o dell’insuccesso personale; una trappola nella quale cadono anche i nostri Pastori che paiono a volte più preoccupati di piacere al mondo che a Gesù Cristo, il tutto con un aggravante: il mondo al quale desiderano piacere non ha corpo e non ha anima, è un mondo reso tale e quale è proprio perché privo di Gesù Cristo.

Il mondo virtuale produce inevitabilmente una realtà virtuale

Ogni soggetto che entra in questo circolo virtuale è costretto prima o poi ad assumere precise e variabili forme di comportamento e di espressione che tendono di per sé a mutare, perché la permanenza nel successo si regge sul principio dell’aggiornamento continuo; è quindi necessario offrire elementi di “stupore” sempre più alti ed a dosi sempre più massicce. Proprio come la modella ucraina che si è sottoposta ad un processo di continua mutazione e che a questo punto potrebbe essere chiamata la “nuova Eva”, o il prototipo del nuovo mondo futuro che non sta affatto arrivando, ma che si è già impossessato del reale tramite la forma virtuale.

Questo aggiornamento istantaneo non solo coinvolge il mondo dello spettacolo – che ormai non è solo il cinema, il mondo del costume o dalla televisione –, perché, come dicevo prima, esso condiziona tutti gli ambiti sociali, politici, scientifici e religiosi. Inutile dire quali pericoli questo può comportare: non solo la perdita dei valori e delle leggi che per l’intero corso della storia hanno retto le civiltà; non solo per la perdita di una concezione della vita, del tempo e delle stesse relazioni con gli altri, perché questa via porta ad un conseguente e totale svuotamento dell’uomo nel suo agire, nel suo essere e nel suo stesso ruolo umano di creatura creata a immagine e somiglianza del Dio vivente [cf. Gen. 1, 26-27].

jorge mi piace
la nuova schiavitù del «like», mi piace …

L’aggiornamento istantaneo ― che è la negazione della teologia del corpo di San Paolo Apostolo [Cf. Col. 1,18] e del cristiano che diventa immagine viva di Cristo [Cf. Rm 8,28; I Cor. 15,49; ] ― impone di accontentare sempre un mondo lontano che di rigore è senza corpo e senza capo, reso anonimo e nascosto dietro a una schermata sulla quale vengono proclamati simboli di piacimento o di non gradimento destinati a fare numero. Infine sarà indicato con un clik che cosa fare per meglio piacere, generando in tal modo il pericolo che siano presto imposte idee sbagliate a tutto campo, ma soprattutto che finisca con l’essere imposto uno stile che porterà gli uomini del vicino futuro ― in qualsiasi ruolo sociale, politico o religioso essi si trovino ― ad una drammatica scelta obbligata: essere simili ai loro predecessori, oppure superare quel limite imposto grazie al quale oggi non si è più neppure in grado di distinguere il ridicolo dall’inverosimile?

gesù o barabba
ieri, oggi e … purtroppo domani?

Questo il vero e ultimo capovolgimento di Dio, della sostanza reale e dell’uomo; un capovolgimento che blocca tutto in una istantanea temporale che non dura più tempo di quello dello scatto del flash delle fotocamere. Oggi, un Pilato fantasma senza corpo e anima, parlando da un luogo imprecisato della rete telematica a una massa senza capo e senza coda avrebbe finito col porre lo stesso quesito: «Chi volete che vi liberi, Barabba o Gesù detto Cristo?» [cf. Mt. 27,16-26]. Lascio ai lettori valutare la risposta che in tale caso finirebbe con l’essere urlata “democraticamente” dal cyberspazio ...

3 settembre 2015, il Santo Padre Francesco fa un’improvvisata in un negozio di ottica per cambiare le lenti agli occhiali

L’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio ha voluto ribellarsi a Lui facendosi egli stesso dio, ed oggi, invece di inginocchiarsi davanti al proprio Creatore, si inginocchia non più neppure davanti agli idoli, ma si prostra direttamente a terra davanti alle fotocamere digitali, rinunciando totalmente a vivere il presente ed a proiettarsi in una prospettiva futura, come se dal linguaggio filosofico e teologico del nostro agonizzante mondo fosse sparita la parola escatologia, per lasciare spazio a tutt’altri quesiti e scopi: … e domani che cosa m’invento per stupire ancora? Oppure: oggi ho dato la quotidiana dose di stupore ai mass-media andando dall’ottico a cambiare le lenti, ma domani sarò costretto ad aumentare la dose; se quindi facessi un salto al mercato della frutta in Campo dei Fiori a comprare due zucchine sotto la statua di quel “sant’uomo” di Giordano Bruno?

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TV2000 sta forse già tastando il terreno al mercato della frutta in Campo dei Fiori?

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26 thoughts on “Da “imago Dei” ad “imago net”. La prossima volta il Santo Padre acquisterà zucchine in Campo dei Fiori?

  1. Trovo interessante (e vero) l’articolo sino a quando si arriva al punto dell’ottico. Poi, incredibilmente, mi viene alla mente spontanea e potente una frase di manzoniano ricordo; Omnia munda mundi. Mi sorprende molto non il fatto che il pontefice possa andare a rifarsi le lenti degli occhiali, ma semmai il contrario; ovvero che non possa.

    1. lei ha ragione Stefano, ma l’autore di questo articolo ha ragione da vendere e bisognerebbe riflettere con attenzione su questa analisi pertinente, quando parla dei media che hanno bisogno di dosi sempre più alte di stupore, e di esse hanno bisogno nella misura che sono disinteressati allo stupore della rivelazione di Gesù Cristo. E’ questo che ci dice l’autore, e ce lo dice anche bene: stiamo andando verso una fede senza Dio e verso un cristianesimo senza Cristo, allarme già lanciato (purtroppo inutilmente) da Benedetto XVI.

      1. Verissimo, però questo non contraddice il mio commento. Infatti i giornalisti non ne vogliono sapere della rivelazione, a loro interessa vendere, ed hanno un atteggiamento morboso nei confronti del pontefice. Se potessero, ci direbbero quale marca di fazzoletti utilizza per soffiarsi il naso. E questo è dato dal fatto che la gente vuole questo, ed è qui il problema. Anche la gente sembra infischiarsene della Rivelazione (ahi noi) e vuole la foto del papa che si cambia gli occhiali. Mi stupisce però che l’autore dell’articolo praticamente sentenzi che il papa non debba cambiarsi gli occhiali nell’ottico al lato di piazza San Pietro per colpa dei giornalisti, e che insinui che lo faccia apposta a mettersi in mostra. Da li la frase di fra’ Cristoforo. Il papa per me può anche andare al mercato, se gli aggrada, ciò non deve intaccare il fatto che sia il sommo pontefice, e che è capo della Chiesa. Sembra quasi che se il papa va al mercato non sia più il vicario di Cristo.

        1. Sono d’accordo con lei Stefano. La chiusura dell’articolo è bizzarra e forse rivela un certo astio nei confronti del Papa. Non credo che avessero programmato la presenza dei media che ormai sono tutti i cittadini muniti di cellulare. È bello invece vedere il Papa che cammina in mezzo alla gente, come faceva Gesù, fa la spesa come facevano gli Apostoli, parla a chiunque lo voglia ascoltare come con la Samaritana. Gli Apostoli andavano verso le persone, noi oggi dobbiamo cercare un sacerdote che sia disponibile a parlare con noi. Si, li troviamo alla Messa e poi via sono sempre impegnati altrove…Questo Papa è aria fresca. L’autore dell’articolo è tutta testa e poco cuore.

          1. Cara Maria.

            Ma lei si rende conto di quello che sta dicendo e di come lo sta dicendo?
            Lei ha mai letto veramente il Vangelo di Giovanni che narra l’incontro di Gesù con la Samaritana al pozzo?
            Lei si rende conto che quel brano evangelico non è uno spot nazional-popolare … è una vera e propria catechesi fatta dal Divino Maestro ad una donna che aveva avuto una vita alquanto movimentata e che sulle parole del Maestro comincia a ragionare ed a capire, sino ad accogliere ed accettare la verità del Verbo di Dio fatto uomo?

            L’ultima sua frase, poi, rivela quanto poco presente sia in lei lo spirito cristiano, visto che si permette di sindacare e di giudicare il cuore di un uomo.

            Come persona molto dedita al ministero di confessore posso dirle che, pure dinanzi ai peccati più turpi confessati da persone che non si confessavano anche da cinquant’anni, mai mi sono permesso di giudicare il cuore di un uomo, che solo Dio può penetrare, leggere e giudicare.

            Le consiglio pertanto di riprendere in mano il Catechismo della Chiesa Cattolica e di ripartire da lì, non certo dal rotocalco intitolato “Il mio Papa“.

          2. Gentile Maria,

            lei mi ha fatto un bellissimo complimento con la sua frase «tutto testa e poco cuore». Le spiego: io provengo da una cultura che è quella sudamericana, che viene comunemente qualificata come una cultura piena e ricolma di sentimenti. Basti solo pensare che uno dei maggiori prodotti di esportazione sono le cosiddette soap o telenovelas. Il fatto che lei mi abbia definito «tutto testa» vuol dire che dopo tanti anni di formazione accademica sono riuscito a mettere la testa a posto, a reggere i miei sentimenti con la mia testa, e soprattutto ad argomentarne le motivazioni. Mi rincresce dover leggere la battuta sul Papa indicato come «aria fresca», perché per me tutti i Romani Pontefici sono “aria fresca”, essendo abituato a vedere al di là dell’uomo il mistero di fede Petrino.
            Io cerco di conoscere un po’ la mia Chiesa ed evito di credere o di immaginare che le cose siano andate come a me piacerebbe. Mi dispiace che lei riesca solo oggi a vedere il Papa che cammina in mezzo alla gente e non tenga in considerazione invece la storia di tanti altri Papi che come il Santo Padre Francesco hanno camminato in mezzo alla gente; ed in mezzo alla gente hanno camminato tra le bombe, le macerie ed i feriti in situazioni di gravissimo pericolo, basta solo che lei apra i filmati qua sotto per rendersene conto …

            https://www.youtube.com/watch?v=N84V5wBT5WM

  2. I padroni del mondo vorrebbero realizzare il totale annichilimento della nostra intelligenza ed annullare le peculiarità del nostro “essere” e la nostra capacità speculativa, vorrebbero cancellare i principi etici e spirituali della civiltà cristiana, gli insegnamenti dei filosofi greci, di S.Agostino (Si fallor sum), di S.Tommaso e per altri versi anche di Cartesio (Cogito ergo sum), etc… Vorrebbero sottrarci la libertà individuale e il tempo privato, impedirci di pensare e riflettere, di ponderare la decisione, di distinguere il vero dal falso, il bene dal male, di scegliere, e agire secondo coscienza, di essere cristiani …
    I manipolatori ci chiedono solo risposte binarie,immediate, omologate, sono convinti di fiaccare la nostra resistenza, di vincere la nostra opposizione, di renderci malleabili, acquiescenti ai loro desiderata.
    Gesù ci ha detto di perseverare perché Dio, Padre e Spirito, ha certamente altri progetti …
    Certo che Papa Francesco è imprevedibile,rifugge la prudenza,.. nel mio piccolo preferirei sentirlo concludere ogni suo intervento con “Sia lodato Gesù Cristo” piuttosto che augurare buon appetito.

  3. Caro don andrea, in continuazione del suo commento, e del mio di poco fa (con il rischio di sembrare logorroico) sempre più noto l’allontanamento della gente non solo da Cristo, ma da tutta la sfera spirituale, come se fosse qualcosa di inutile, se non dannoso. Sicuramente lei avrà notato, in quanto pastore, come sia più facile confrontarsi con gente di altre religioni (addirittura con persone dedite alla magia o allo spiritismo) che con persone “atee” (le virgolette poste perché non voglio intendere i militanti atei, ma le persone disinteressate alla componente spirituale), in quanto queste ultime non sanno nemmeno di cosa stiamo parlando, non hanno nessuna esperienza del proprio spirito, o se ce l’hanno, non sanno decifrarla. Questo molte volte mi sconforta molto, in quanto sembriamo persone di due pianeti diversi. Spesso poi, addirittura tra i sacerdoti si può vedere questo “appiattimento” al materiale, con perdita conseguente di amministrazione di sacramenti (confessione in primis) riti (adorazione eucaristica) e sacramentali, per cui nemmeno i fedeli possono “vivere” la parte spirituale della via cristiana. Se i sacerdoti non ci credono, perché ci devono credere gli…

  4. Ottimo articolo e parto dal basso: ma lo sapevate voi che Papa Lambertini (Benedetto XIV) usciva in “borghese” per andarsi a comprare la frutta a Trastevere? :-) (non poteva mancare l’emoticon) all’epoca non faceva notizia perchè Roma era der Papa nostro…. altre volte usciva di mattina presto, vestito da papa ma con il mantello nero, e andava a bussare a qualche chiesa di Roma e chiedeva di poter celebrare Messa, chi c’era c’era, chi non c’era, non c’era…. la differenza era notevole (Stefano), alla fine tutti lo sapevano, ma non era uno scoop.
    Sul resto ci sarebbe molto da dire, l’articolo offre davvero un profondo esame della coscienza. Per altro dall’ottico non è stata una sorpresa era tutto preparato e non è da escludere che il tutto abbia avuto luogo dopo i dati al ribasso dell’affluenza alle udienze papali. La coincidenza è troppo netta per non pensarci su. La donna Barbie è davvero inquietante e perversamente diabolica….

  5. Oggi ho conosciuto più da vicino la mia vicina di casa e mi ha invitata a casa sua. Nel chiacchierare, e avendola conosciuta alla Messa, siamo entrati nel vivo del parlare fra cristiani e dice esultando: questo Papa mi fa impazzire!!! poi pian piano è uscito fuori che lei non riesce a pregare, non va sempre alla Messa, non si confessa da anni, insomma una cattolica “non praticante”. Ho cercato di farle capire che in questo modo non fa onore al Pontefice e che anzi lo offende perchè lui sta lavorando perchè noi ci convertiamo, lei di rimando mi spiega che “ama molto” questo papa perchè “è uno di noi”, E’ UMANO, è alla mano, fa tutto quello che facciamo noi, lei ci vede IL VERO CRISTO che perdona la prostituta e CHI FA L’ABORTO E CHI DIVORZIA! tutto preso dai Media, ovvio! Dopo aver spento un pò i suoi entusiasmi parlando di Vangelo vero e del vero Cristo col vangelo alla mano le ho consigliato di LICENZIARE la sua fonte che sono i MEDIA e visto che ogni tanto usa internet, di andarsi a leggere i testi originali del Papa.

  6. Gentile e giovane Jorge, dalla sua data di nascita noto che lei ha appena 31 anni. Le faccio molti complimenti. Ho due nipoti maggiori di lei per età che però ragionano e vivono come io vivevo e ragionavo quando avevo 15 anni (e 15 anni ce li avevo 60 anni fa).
    Sono andato in pensione 11 anni fa da un liceo dove ho insegnato per quasi 40 anni lettere e filosofia. Se negli ultimi tempi d’insegnamento avessi trovato solo due studenti come lei, sarei andato in pensione molto meno amareggiato di come invece, purtroppo, ci sono andato.
    Mi permetta, però, di fare anche i complimenti ai padri dell’Isola, perché leggendola, si capisci subito chi l’ha coltivata e chi tanto bene la coltiva.

    Calogero Maria Geraci (Roma)

    1. Noi siamo cattolici, non siamo filosofi, siamo seguaci di Cristo che parlava con parabole per farsi capire da gente come me. Non citava nè Platone, nè Aristotele. Capisco che questa rivista telematica sia rivolta a studiosi, ma non si può attaccare il Papa perchè si abbassa al livello della donna che va al mercato. Anche Gesù lo faceva. Parlava agli scribi e ai farisei, ai dottori di allora, che guarda la coincidenza, non lo volevano capire. Chi lo ha seguito sono stati pochi di loro, mi risulta e tanti come il resto degli analfabeti di allora che “sentivano” la verità in quello che diceva non dovendosi confrontarsi con tante sovrastrutture mentali. Un caro saluto.

      1. Cara Maria.

        Molti elementi della filosofia di Aristotele sono stati usati dai grandi Santi Padri e Dottori della Chiesa per costruire anzitutto un “vocabolario” cristiano in grado di definire i principali misteri della fede, perché dinanzi al mistero cristologico noi non avevamo all’epoca neppure delle parole, neppure dei vocaboli idonei per definirlo, fu necessario prenderli a prestito dalla filosofia greca e modularli in chiave cristiana.

        Il Vangelo non è un elastico da tirare come fa lei.

        E’ vero che Gesù parlava a scribi, farisei e dottori vari, ma lo faceva tentando di volta in volta di aprire i loro cuori chiusi alla grazia di Dio, per questo di tanto in tanto guariva i cieci sotto i loro occhi, o gli storpi, anche per ricordare a costoro che i veri ciechi chiusi alla grazia di Dio ed i veri storpi incapaci di camminare sulle vie della grazia di Dio, erano loro.
        Insomma, il Signore Gesù voleva la loro conversione ed a tal fine operava in tutti i modi per la loro conversione.
        O per caso le risulta che qualche Eugenio Scalfari dell’epoca sia uscito da un incontro con Gesù proclamando a tutti: “Non ha cercato di convertirmi!” della serie … perchè io sono ateo, tale voglio rimanere e di essere tale mi vanto?

        Il cristianesimo “semplice” e senza “sovrastrutture” che lei invoca, o il cosiddetto tanto decantato “cristianesimo delle origini”, può trovarlo realizzato a meraviglia nella sètta pentecostale, ma si tratta appunto di un’eresia ammantata dietro alla falsa rassicurazione del “cristianesimo delle origini“.

        Quando poi Gesù “si abbassa al livello della donna che va al mercato“, a tale livello “si abbassa” per uno scopo ben preciso, per dire alla donna: “ti sono perdonati i tuoi peccati”, ed aggiungendo anche “vai e non peccare più”, non certo per darle l’opportunità di farsi un paio di foto col telefonino abbracciata al Sommo Pontefice, o per meglio dire ar papa de noartri, che di fatto, al momento, riempie le piazze ma svuota le chiese …

        1. Molti elementi della filosofia di Aristotele

          Aristotele entra a pieno titolo nel pensiero cristiano relativamente tardi. La filosofia greca che per secoli fornì al Cristianesimo l’intero apparato categoriale e il “vocabolario” cristiano è quella (neo)platonica.

          Ciò precisato, la riduzione della Rivelazione cristiana alla speculazione filosofico-teologica (ed eminentemente la reductio ad Thomam) non è molto meno insufficiente della sua riduzione alla banalità desacralizzata del quotidiano.

      2. Gentile Maria,

        per lei è così difficile conciliare la ragione con i sentimenti? Perché è necessario opporre la filosofia al cattolicesimo?
        Sant’Anselmo d’Aosta affermava «fides quaerens intellectum» (la fede richiede l’intelletto).
        Peccato altresì sia stato necessario usare la filosofia per capire la complessità del nome di Cristo che lei tanto usa….
        forse sarebbe opportuno per lei fermarsi al solo termine di Gesù e cercare quindi qualche associazione o gruppo ebreo ma non di certo la Chiesa Cattolica.
        Purtroppo devo dirle che anche il Romano Pontefice ha fatto studi filosofici con il sacerdote gesuita Juan Carlos Scannone fondatore della Filosofia de la Religion y de la Teologia del Pueblo (filosofia della religione e teologia del popolo), quindi anche Lui si é macchiato di cotanta sapienza “filosofica” della quale non c’è forma di liberarsene.
        Stia accorta col giudicare anacronisticamente il nostro analfabetismo con la società nella quale parlò e visse Gesù, nella quale le persone erano capaci di ascoltarlo sia perché parlava della pesca e dell’agricoltura che forse oggi noi non riusciamo a conoscere così bene; così come parlava della legge ebraica altrettanto conosciuta da tutti coloro che cercavano di essere fedeli ebrei.

  7. Apprezzo molto questo articolo, tuttavia anche io, come altri lettori, sono perplesso sul finale.
    Vero è che questo Papa è spesso e volentieri mosso da un certo desiderio di stupire, ma al di là di questo, ha davvero senso stupirsi di un Papa che va dall’ottico a cambiarsi gli occhiali?
    Voglio dire, la Beata Madre di Dio, concepita senza peccato originale e assunta in cielo in anima e corpo, si occupava comunque delle normali faccende domestiche come qualsiasi altra donna. Non mi risulta che nella santa casa di Nazareth ci fossero schiere di angeli intente a fare il bucato, lavare il pavimento e preparare la cena, mentre la Vergine Beata se ne stava assisa in trono impegnata in sacre conversazioni con Padri e Dottori della Chiesa.
    Tutti i santi hanno vissuto la quotidianità, per cui non vedo perchè scandalizzarsi di un Papa che va di persona dall’ottico a cambiarsi gli occhiali.
    Forse, il fatto che ce ne stupiamo, il fatto che consideriamo straordinario quello che in realtà e ordinario (e viceversa consideriamo ordinario quello che in realtà è straordinario), è anch’esso una forma di quel clericalismo tanto spesso (giustamente) esecrato dal reverendo don Ariel.

  8. E a proposito della sua frase: “Se quindi facessi un salto al mercato della frutta in Campo dei Fiori a comprare due zucchine sotto la statua di quel “sant’uomo” di Giordano Bruno?”, vedrà, fra non molto Papa Francesco andrà in Campo dei Fiori, non per comperare due zucchine, ma per chiedere perdono per il “martirio” di Giordano Bruno…

    1. Chiedere perdono per la condanna di Giordano Bruno non avrebbe senso: come giustamente ha fatto notare un pastore valdese cui in tempi recenti si è avuta la pessima idea di chiedere perdono per vicende vagamente analoghe, i carnefici, anche quando agiscono in nome della più nobile istituzione, sono singole persone, e in quanto tali latrici di responsabilità personali; così come singole persone sono le vittime, cui sole tocca il diritto di concedere l’eventuale perdono personale ai carnefici. Così tra uomini. Poi c’è il perdono di Dio, ma qui bisogna lasciare il piano terra e salire al piano nobile.

      Ciò detto, l’uccisione di Giordano Bruno non fu una bella pagina, anche se all’epoca simili supplizi non erano esiti insoliti. Bruno era, a quanto se ne sa, tutt’altro che un sant’uomo. Fu un buon pensatore, con qualche vena d’oro persa in una congerie di carbone.

      Se poi a Roma il mercato ortofrutticolo si fa sotto la statua di Giordano Bruno, gli eventuali acquisti di zucchini potranno essere fatti anche lì.

  9. Ho l’impressione che si erri enormemente nella valutazione dei comportamenti di papa Francesco. Egli stesso disse che, divenuto papa, si chiese se dovesse cambiare. Ritenne che fosse stato ridicolo il farlo. Si comporta come sempre ha fatto nella sua vita da studente, da gesuita, da cardinale ed ora da papa. Non gli piace farsi servire e gli piace interessarsi personalmente alle incombenze pratiche, come pagare di persona la retta di S.Maria per l’uso da cardinale, portarsi la borsa, andare a misurarsi le diotrie ecc, come fanno tutte le persone normali. Vuole essere ed è persona normale e pensa che questo sia apprezzato dalla gente. E’ anche un modo per non sentirsi prigioniero nei Sacri Palazzi. Vedervi un comportamento studiato per compiacere lo trovo fuori luogo e addirittura offensivo. E’ fatto così, anche se ci fa meraviglia. Per piacere ai mass-media? Credo che neppure ci pensi. Perchè perdiamo tempo in queste cose? Boh!

    1. Caro Vincenzo.

      Rispondo io al suo quesito in quanto presbitero.
      Diventando prete io ho cambiato radicalmente la mia vita ed il mio stile di vita, per un fatto molto “semplice”: non mi sono “diplomato prete” e non sono entrato in servizio in una “azienda“, ma tramite il Sacramento dell’Ordine ho acquisito un nuovo carattere, peraltro indelebile ed eterno, attraverso i doni di grazia dello Spirito Santo; un carattere peraltro trasformante.
      Mi permetta quindi di dirle che un prete, il quale rimane tale e quale a prima, a me, sinceramente, mi inquieta parecchio.

      Questo per dilre in che misura oggi si è perduta la percezione del Sacramento dell’Ordine e soprattutto del Sacramento dell’Ordine inteso come nuovo carattere, un carattere che forma e trasforma e che non può lasciarci tali e quali a prima.
      E non vado oltre nello spiegare i motivi della mia inquietudine …

  10. Mi rende molto triste il modo in cui si conclude l’articolo. Esprimo qui le ragioni del mio disaccordo e della mia tristezza. Si può essere “imago.net” e, attraverso ciò, “imago Dei”. Le due cose non si escludono. Credo che uno dei carismi particolari di questo papa sia quello di essere una figura mediatica, anzi, molto più: un “papa mediatico”. E il termine “mediatico”, di per sé, non ha una connotazione negativa, ma neutra. I media, come dice il termine stesso, sono dei mezzi, e un mezzo può essere usato in maniera positiva o negativa, e questo non dipende solo dalle intenzioni di chi lo usa, ma da tante circostanze. Inoltre non dobbiamo confondere le difficoltà connesse con l’uso di certi mezzi di comunicazione con alcune interpretazioni errate e fuorvianti date da alcune testate giornalistiche, che accrescono queste difficoltà . Credo che con questo gesto il Papa voglia mostrarci la necessità che il messaggio evangelico sia presente nelle situazioni più quotidiane. Insomma, si può iniziare ad evangelizzare anche con il gesto più semplice e ordinario, perché dietro questo gesto c’è la fedeltà a una Persona e al Suo Progetto. Il gesto non esclude la catechesi, ma la prepara.

  11. Navigare necesse est: “…. i carnefici, anche quando agiscono in nome della più nobile istituzione, sono singole persone, e in quanto tali latrici di responsabilità personali …”

    Sì, però noi il Bellarmino l’abbiamo fatto santo! le “nobili istituzioni” non sono responsabili di ciò che fanno i singoli suoi membri, ma se li fanno santi un po’ responsabili lo sono…

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