Marco Perfetti, alias “Silere non possum”: il Grillo colto e la Zanzara che si crede un’aquila reale
MARCO PERFETTI, ALIAS SILERE NON POSSUM: IL GRILLO COLTO E LA ZANZARA CHE SI CREDE UN’AQUILA REALE
Rendo pubblica una memoria difensiva necessaria contro un ronzio digitale che pretenderebbe di colpirne uno per spaventarne cento.
— attualità ecclesiale —
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Autore
Ariel S. Levi di Gualdo
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Nel variegato zoo digitale abita una creatura singolare: Marco Perfetti, noto come Mr. Silere non possum. Un personaggio che si autoproclama esperto di cose vaticane e paladino della verità, mentre passa le giornate a insultare i membri del Dicastero per le Comunicazioni, accusati di ogni peggiore nefandezza; a pubblicare documenti riservati sottratti illecitamente da non si sa quali scrivanie del Vicariato di Roma, senza potersi avvalere né del diritto di cronaca né della tutela delle fonti; a insultare giornaliste professioniste di lungo corso, sino ad arrivare a irridere pubblicamente la loro forma fisica; a prendere di mira il Presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, pubblicando sui social una fotografia manipolata facendola apparire come una servetta domestica; a conferire titolo di «megere» a vescovi e cardinali e via dicendo…
Di recente se l’è presa di petto con il teologo Andrea Grillo (vedere video QUI), con il quale si potrebbe essere persino in disaccordo totale, rispetto a certe sue posizioni assunte, per esempio nella materia dei sacri ordini da conferire alle donne, ma che merita il rispetto dovuto a una persona preparata e di indubbia cultura, oltre a essere un docente veramente dotato per la didattica.
Perfetti ama vantarsi del fatto che “nessuno lo ha mai querelato”, ergo ciò che dico è giusto. Certo: difficilmente ci si mette a perdere tempo e danaro in spese legali con chi anzitutto non ha nulla da perdere a livello patrimoniale e che, per profondità intellettuale e maturità emotiva, ricorda un bambino che gioca con i fiammiferi nella sala giochi dell’asilo. È bene sorvegliarlo per sicurezza, indubbiamente, ma non certo mettersi a disputare sul serio con lui.
Alcuni mesi fa Mr. Silere ebbe la brillante idea di chiedere alla Questura di Roma la mia ammonizione per aver risposto alle sue solite aggressioni camuffate da moralismo digitale. Sono stato convocato e informato della richiesta avanzata, alla quale ho replicato depositando una memoria difensiva che ricostruisce con precisione fatti, circostanze e metodo del personaggio.
Ora, considerando che Mr. Silere non ha esitato a pubblicare atti riservati sottratti illegalmente dagli uffici di curia da qualche suo sodale, trovo legittimo pubblicare la mia memoria, che non contiene documenti rubati, ma solo fatti verificabili, assieme a un atto pubblico reperibile in rete: la sentenza della Corte di Cassazione che nel 2022 ha respinto per la terza volta un ricorso dello stesso Perfetti contro i suoi genitori, da lui citati in giudizio e trascinati nei tribunali, dove Mr. Silere ha perduto in tutti e tre i gradi di giudizio.
Questo è il profilo del moralizzatore digitale che rivendica libera licenza all’insulto pretendendo però di ammonire chiunque osi smentirlo.
Se dopo la lettura qualcuno si domandasse perché mai un sacerdote e un teologo debba perdere tempo a rispondere a un tale personaggio, la risposta è semplice: per lo stesso motivo per cui si mette la zanzariera d’estate. Non perché la zanzara sia importante, ma perché il suo ronzio diventa molesto.
dall’Isola di Patmos, 10 dicembre 2025
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RIFERIMENTO

ALLA QUESTURA DI ROMA
PREMESSA
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Il giorno 17 settembre 2025 la Polizia Giudiziaria della Questura di Roma notificava al sottoscritto Stefano Ariel Levi di Gualdo, sacerdote cattolico, residente a Roma in via XXXXXXXXXXXXXXXXX, una richiesta di ammonizione su istanza del Sig. Marco Perfetti, alla quale si replica con la presente:
MEMORIA DIFENSIVA
Il Sig. Perfetti, attraverso il suo blog Silere non possum, ha ripetutamente insultato alti prelati, prefetti di dicasteri della Santa Sede, laici in servizio presso la Curia romana, vescovi diocesani e vari sacerdoti che, come il sottoscritto, lo hanno più volte pubblicamente smentito o redarguito. I miei interventi di risposta sono stati sempre formulati senza ricorrere all’insulto personale, ma esercitando il legittimo diritto di critica, a volte con repliche decise, altre volte ironiche, ma sempre entro i limiti del consentito e del rispetto della persona o dell’avversario.
Il Sig. Perfetti, anche alla luce della richiesta di ammonizione avanzata nei miei confronti, sembra invece convinto di possedere una sorta di licenza all’insulto — talora anche violento e reiterato — sentendosi forse immune da qualunque critica e giungendo a presentarsi come vittima ogni volta che qualcuno osa contraddirlo.
SULLE ACCUSE DI OFFESE VERBALI
Il Sig. Perfetti lamenta di essere stato da me definito «viscido velenoso», «soggetto molesto», «velenosa macchietta».
Chiariamo: non si possono estrapolare singole parole o frasi da contesti polemici articolati, nati a seguito di suoi attacchi rivolti a persone e istituzioni della Chiesa e non certo per mia provocazione. È infatti all’interno di questi contesti che sono maturate alcune mie repliche di tono comprensibilmente critico.
L’ESTRAPOLAZIONE DI PAROLE
Estrapolare parole dai loro contesti può comportare grandi problematicità e, volendo, in certi casi, anche grande disonestà intellettuale.
Esempio esaustivo: nell’Antico Testamento il Salmo n. 52 recita: «Lo stolto pensa: “Dio non esiste”». È una frase breve ma densa di significato che si articola all’interno di un preciso e complesso testo storico-narrativo. Se procediamo però con una estrapolazione “selvaggia” si potrebbe affermare che la Bibbia è un testo che promuove l’ateismo, dato che in essa si afferma: «Dio non esiste».
La totale alterazione del testo, falsato e snaturato, è quindi evidente. Esempio questo col quale si è inteso chiarire che quanto il Sig. Perfetti lamenta è frutto di palesi estrapolazioni.
I CONTINUI ATTACCHI AL CARDINALE MAURO GAMBETTI

il Cardinale Mauro Gambetti, Arciprete della Papale Basilica di San Pietro, è uno dei diversi personaggi eminenti messi alla pubblica berlina dagli articoli di Silere non possum. Gli articoli pubblicati contro di lui nel corso degli ultimi due anni ammontano a 67, tutti raccolti sotto il suo nome, come da riferimento che sotto segue:
In questi 67 articoli il Cardinale è indicato come «bugiardo», «incompetente e incapace», colpevole — a suo dire — di avere assunto nella Basilica Papale «amici senza arte né parte», di averla trasformata «in una macchina per fare soldi» a beneficio delle sue consorterie. L’intera raccolta degli articoli è reperibile a questo link:
👉 https://www.silerenonpossum.com/it/tag/mauro-gambetti/
Gli articoli visionabili che costituiscono chiara prova del modo di esprimersi del Sig. Perfetti sono decine, per questo mi limito a citarne uno come campione, dove il Cardinale è accusato pubblicamente di essere «un bugiardo» che «commette abusi spirituali e di coscienza»:
👉https://www.silerenonpossum.com/it/lebugiedimaurogambetti-odcastefalsenarrazioni/
Chiarimento necessario: quanti non hanno dimestichezza con i nostri ambienti ecclesiastici potrebbero ignorare che quella di abusare delle coscienze è una delle peggiori accuse che si possa rivolgere a un ecclesiastico, perché tra i delictis gravioribus (i delitti gravi racchiusi nel Codice di Diritto Canonico) peggiore dell’abuso di coscienza vi sono solo la pubblica apostasia dalla fede e il crimine immane della pedofilia.
I CONTINUI E VIOLENTI ATTACCHI AL DICASTERO PER LE COMUNICAZIONI
Un’altra istituzione della Santa Sede presa di mira dal Sig. Perfetti è il Dicastero per le Comunicazioni, diretto dal Dott. Paolo Ruffini (Prefetto), dal Dott. Andrea Tornielli (Direttore dei Media Vaticani), dal Dott. Matteo Bruni (Direttore della Sala Stampa Vaticana e portavoce ufficiale del Sommo Pontefice), tutti indicati, da due anni a questa parte, dal Sig. Perfetti, come «analfabeti», «incapaci», «ignoranti», «incompetenti», «lautamente pagati per fare danni». In una cartella a parte allego una raccolta di 25 articoli, particolarmente aggressivi, pubblicati su Silere non possum al fine di chiarire e fornire prova alla competente Autorità preposta degli oggettivi livelli di violenza verbale con la quale il Sig. Perfetti ha aggredito, insultato e pubblicamente irriso queste persone preposte a dirigere il Dicastero per le Comunicazioni, sino a giungere ad abbinare i loro nomi con richiami ad associazioni mafiose, corruzione e favoritismi illeciti.
LA MILLANTATA DOMICILIAZIONE IN VATICANO
Nei propri canali social il Sig. Perfetti indica come domiciliazione lo Stato della Città del Vaticano.

Considerate le ottime relazioni istituzionali tra le Forze dell’Ordine italiane e quelle dello Stato della Città del Vaticano, suppongo che a cotesta Questura basterebbe una semplice telefonata al Comando della Gendarmeria Vaticana per appurare che il Sig. Perfetti, lungi dall’essere domiciliato in Vaticano con il proprio blog e i propri social, non può entrare neppure all’interno del suo territorio, perché dichiarato persona non gradita in seguito agli insulti che da anni pubblica a getto continuo nei riguardi di persone e istituzioni della Santa Sede.
Dalle stilettate del Sig. Perfetti pochi si sono salvati, tra i vari presi di mira non sono mancati neppure i militi della Gendarmeria Vaticana, accusati anch’essi di essere professionalmente incapaci e incompetenti, come si evince da questo articolo:
👉https://silerenonpossum.com/it/shock-in-vaticano-chi-e-entrato-nello-stato-senza-autorizzazione/
A ciò si aggiunga che in numerosi suoi video diffusi in rete il Sig. Perfetti — che, come spiegato, non può neppure avvicinarsi al territorio vaticano — esordisce affermando: «perché qua in Vaticano… noi in Vaticano…», millantando così presso persone semplici e disinformate di avere frequentazioni interne e conoscenze istituzionali ai più alti livelli.
I video qui richiamati sono visionabili a questo link:
👉 https://www.youtube.com/channel/UCvZuSj27wROODKZajlMUSvA
LA FALSA ACCUSA DI AVERE RESO PUBBLICO IL SUO DOMICILIO DI RESIDENZA
All’accusa a me rivolta di avere pubblicato sulla piattaforma Facebook l’indirizzo di domicilio e di residenza del Sig. Perfetti, replico e smentisco con fermezza: non so dove egli risieda, né mai mi è interessato saperlo.
Sono invece a conoscenza che diversi avvocati si sono trovati in difficoltà a reperirlo, avendo ricevuto incarico per procedere con querele a suo carico, inclusi diversi giornalisti, tra i quali cito XXXXXXXXXXXXXX, vaticanista de XXXXXXXXXXX, seguita da vari altri colleghi.
Sempre in via confidenziale mi è stato anche riferito da alcuni diretti interessati che di recente, lo studio dell’Avv. XXXXXXXXXXXXXXXXXX ha ricevuto mandato per procedere con querela a suo carico. Come però già accaduto ad altri studi legali in precedenza, anche questo ha avuto difficoltà a fargli notificare gli atti perché il Sig. Perfetti non risulta reperibile.
Questo ha indotto diversi avvocati a rivolgersi ai competenti uffici con richiesta motivata per reperire un suo indirizzo, presso il quale — sempre a quanto riferito dai diretti interessati — non è risultata neppure un’abitazione privata, ma una serie di magazzini-deposito e la sede di un Centro di Assistenza Fiscale (CAF).

Sono a conoscenza del tutto perché due avvocati, avendo letto alcuni miei articoli di smentita su notizie false e tendenziose diffuse dal Sig. Perfetti, mi contattarono per chiedermi se sapessi dove risiedeva. Risposi che non avevo idea in quale luogo d’Italia vivesse e tanto meno a quale indirizzo.
Quanto il Sig. Perfetti lamenta circa la diffusione del suo indirizzo da parte mia è dunque una falsità alla quale si accompagna poi l’accusa vittimistica secondo cui, per mia causa, egli avrebbe dovuto persino «modificare le proprie abitudini di vita» (!).
Alla sua comprovata irreperibilità per la notifica degli atti giudiziari si aggiunga che, nel blog Silere non possum, è indicata via Scalia 10/B (Roma) come “sede” della “redazione”. Anche in questo caso non si trova però alcun ufficio redazionale o sede del blog presso quell’indirizzo.
LA FALSA ACCUSA DI APPARTENENZA A UNA “LOBBY OMOSESSUALISTA”
Il Sig. Perfetti lamenta che lo avrei accusato di «appartenere a una lobby omosessualista».
Una premessa chiara e doverosa: le tendenze, le abitudini e le preferenze sessuali del Sig. Perfetti (o di chiunque altro) rientrano nel pieno e legittimo esercizio delle libertà personali, all’occorrenza anche tutelate dalla Legge.
Ciò non toglie, tuttavia, che — come sacerdote e teologo — possa esprimere, con piena legittimità, delle profonde riserve circa la totale inopportunità di ammettere al sacerdozio persone con radicate tendenze omosessuali. Non si tratta di opinioni personali, ma di un principio sancito dalla dottrina cattolica e ribadito nei documenti ufficiali della Chiesa.
La ragione è chiara: l’ambiente ecclesiastico è un contesto interamente maschile e per chi liberamente si vota al celibato e alla castità, l’ammissione di soggetti con inclinazioni omosessuali rappresenta una situazione non idonea né allo stato sacerdotale né a chi ne condivide la vita comunitaria. In altre parole: escludere l’omosessuale dal sacerdozio vuol dire tutelare anzitutto l’omosessuale stesso per primo.
Non ho mai attaccato singoli omosessuali né discriminato le cosiddette comunità LGBT. Semmai ho rivolto critiche politiche, legittime e motivate, a certe associazioni che intendono imporre la loro agenda culturale e legislativa.
A tale riguardo ricordo che sono autore di un libro scritto “a quattro mani” con il teologo cappuccino Padre Ivano Liguori, nel quale contestammo il disegno di legge proposto dall’On. Alessandro Zan in materia di omotransfobia. In quel testo, rilevammo il grave rischio di trasformare in reato il diritto di opinione e di critica; un rischio che fu denunciato con forza anche da autorevoli personalità dichiaratamente omosessuali, come il Senatore Tommaso Cerno, già presidente nazionale dell’Arcigay e oggi giornalista e direttore responsabile de Il Tempo.
Quanto alla questione della “vita privata”, ho più volte smentito il Sig. Perfetti, che nei suoi articoli e video ha affermato che eventuali tendenze omosessuali dei candidati al sacerdozio o di sacerdoti già ordinati riguarderebbero soltanto la loro sfera privata e non sarebbero sindacabili.
Per confutare questa tesi fuorviante, ricorro a un esempio chiaro: anche un magistrato ha una vita privata e ha diritto ad averla, ma non potrebbe certo condannare un pericoloso mafioso al carcere di massima sicurezza la mattina e la sera, nella sua “vita privata”, andare a cena con capi clan della Camorra. Lo stesso principio si applica al sacerdote: egli non cessa mai di essere tale, né nel pubblico né nel privato, né può vivere in contraddizione con il proprio stato clericale, sia nel pubblico sia nel privato.
Ogni volta che ho richiamato questo elementare principio ecclesiale e morale, il Sig. Perfetti ha cercato di ribaltare la questione, insinuando accuse di “discriminazione di genere” nei miei confronti.
IL PROBLEMA DELL’OMOSESSUALITÀ E IL CASO DI PADRE AMEDEO CENCINI
Il Sig. Perfetti non è nuovo a imbastire vicende artificiose, finalizzate a colpire persone a lui non gradite. Per farlo, spesso, ricorre a temi oggi particolarmente sensibili e delicati, come la questione dell’omosessualità o della diversità di genere.
Un caso emblematico è quello del Padre Amedeo Cencini, sacerdote della Congregazione Canossiana e stimato specialista in psicologia, formatore e autore di numerosi saggi di rilevanza teologica e pastorale. Il 23 marzo 2021 il Sig. Perfetti inoltrò una segnalazione formale all’Ordine degli Psicologi del Veneto, contestando alcuni articoli e conferenze del sacerdote giudicati da lui «offensivi per gli omosessuali».
La Commissione di vigilanza dell’Ordine regionale, attenendosi alle procedure previste, aprì il fascicolo, ascoltò le parti e convocò sia l’accusante (Perfetti) sia l’accusato (Cencini). Al termine dell’istruttoria, in data 18 luglio 2021, pronunciò questa sentenza: «Non si sono ravvisate ipotesi di violazione del Codice Deontologico». Il procedimento venne quindi archiviato definitivamente il 22 novembre 2021.
L’episodio ricevette eco sulla stampa e un noto settimanale cattolico diede conto della vicenda, sottolineando come l’accusa fosse stata giudicata inconsistente e infondata. Nello stesso articolo fu riportata anche la reazione del Sig. Perfetti, che, vedendosi dare torto, arrivò ad affermare:
«L’Italia è una Repubblica che non conosce cosa sia la giustizia […] un Paese che fa sostanzialmente ridere».
Link alla fonte:
👉 https://www.settimananews.it/vita-consacrata/fra-critica-insulto-silere-non-possum/
Questa dichiarazione, di per sé eloquente, conferma ancora una volta il suo atteggiamento costante: quando non ottiene ragione, ricorre a toni scomposti e delegittimanti verso le singole persone, le istituzioni, la magistratura, gli organi professionali, gli enti ecclesiastici e via dicendo.
Ecco, dunque, il modello ricorrente: accuse temerarie e pretestuose, spese in gran parte su temi sensibili (omosessualità, abusi di coscienza, ecc.), che poi si risolvono in archiviazioni, ma dopo avere causato stress, danni d’immagine e perdite di tempo alle persone prese di mira.
UNA PERSONALITÀ PROBLEMATICA CHE CITA IN GIUDIZIO I PROPRI GENITORI
Le evidenti problematicità comportamentali e caratteriali del Sig. Perfetti risultano confermate in modo plastico da una sentenza della Suprema Corte di cassazione, la n. 23132/2022 del 28 giugno 2022.
Dalla lettura integrale della motivazione emerge infatti un quadro chiaro e inequivocabile della sua indole fortemente litigiosa. Il Sig. Perfetti arrivò infatti a citare in giudizio i suoi stessi genitori, trascinandoli in un processo civile nel quale ottenne esito sfavorevole già in primo grado. Non pago, propose appello: anche in secondo grado i giudici confermarono l’infondatezza della sua pretesa. A quel punto, nonostante due pronunce contrarie, ricorse in Cassazione, dove fu ribadito e integralmente confermato nel giudizio di legittimità quanto già stabilito nei due giudizi di merito.
Il risultato finale è che il Sig. Perfetti perse in tutti e tre i gradi di giudizio, rivelando così la temerarietà della causa intentata contro i propri stessi genitori.
Questa sentenza non è un documento riservato, al contrario è un atto pubblico reperibile liberamente in rete. È sufficiente digitare «Marco Perfetti denunce» sul motore di ricerca Google, dove appare tra le varie voci questo link:

Cliccando sul collegamento si apre il documento PDF contenente la motivazione completa della sentenza, con nome e cognome del ricorrente chiaramente leggibili sul motore di ricerca, come nell’immagine fotografica della pagine di Google qui riprodotta.
Qualora il Sig. Perfetti dovesse ritenere leso il proprio diritto alla riservatezza o altro, potrà sempre rivolgersi direttamente a Google e chiedere la rimozione o l’oscuramento del documento. Non può invece attribuire al sottoscritto la responsabilità di fare richiamo tra queste righe a ciò che è di pubblico dominio e reperibile da chiunque in rete.
Questa vicenda processuale, che vede un figlio portare i genitori fino all’ultimo grado di giudizio per poi uscire sempre sconfitto, è indicativa del livello di conflittualità personale che caratterizza il Sig. Perfetti e che trova riflesso anche nei suoi rapporti con altri individui e istituzioni.
IL BLOG «SILERE NON POSSUM»: IL TRIONFO DELL’ANONIMATO E IL CASO DELLA DIOCESI DI ASCOLI PICENO
Alla luce di quanto sin qui documentato, appare evidente come il blog Silere non possum, gestito dal Sig. Perfetti, rappresenti un luogo comunicativo avvelenato e avvelenante. Ciò che lo contraddistingue non è solo il tono violento, offensivo e diffamatorio, ma anche un’aggravante particolarmente significativa: la sistematica pubblicazione di articoli anonimi.
Su tale blog, infatti, scrivono soggetti che non hanno il coraggio di esporsi con il proprio nome e cognome, sottraendosi così alla responsabilità personale di ciò che dichiarano e diffondono. Questo modus operandi è tanto più grave in quanto le accuse e gli attacchi anonimi sono spesso diretti a persone e istituzioni ecclesiastiche, con il chiaro intento di delegittimarle senza che l’accusatore assuma alcuna responsabilità pubblica.
Non si tratta di una mia semplice opinione: anche la Curia Vescovile della Diocesi di Ascoli Piceno ha ritenuto necessario intervenire di recente a tutela del proprio Vescovo, S.E. Mons. Giampiero Palmieri, ripetutamente bersaglio di attacchi sul blog Silere non possum, riguardo al quale la Curia lamenta con parole inequivocabili in una nota ufficiale:
«[…] un blog di notizie nemmeno registrato come testata giornalistica che fa principalmente gossip, anche ecclesiastico, per alimentare la sua bolla di lettori. Ricordiamo che in questo blog molti articoli non riportano il nome di chi scrive i pezzi… e che quindi, oggettivamente, non viene allo scoperto».
L’intero testo della nota è consultabile al seguente indirizzo:
👉https://www.diocesiascoli.it/la-posizione-della-diocesi-sulla-questione-di-cronache-picene/
Questa presa di posizione ufficiale conferma che non solo singole persone, ma persino intere istituzioni ecclesiastiche sono state costrette a denunciare pubblicamente l’inattendibilità e l’irresponsabilità del blog diretto dal Sig. Perfetti, sottolineando come esso si nutra di gossip e accuse anonime, lontanissime dai criteri di una corretta e seria informazione.
IL GESTORE DI UN BLOG DI ANONIMI CHIEDE DI AMMONIRE UN DIRETTORE RESPONSABILE DI UNA RIVISTA REGOLARMENTE REGISTRATA
Contrariamente al Sig. Perfetti, gestore di un blog di gossip in salsa clericale fondato su articoli anonimi e privo di qualsiasi riconoscimento giuridico, il sottoscritto può qualificarsi come direttore responsabile di una rivista a tutti gli effetti di legge, essendo iscritto come tale all’Ordine dei Giornalisti del Lazio e versando allo stesso i tributi annuali previsti.
La rivista L’Isola di Patmos, da me fondata nel 2014 insieme ai teologi e sacerdoti Antonio Livi e Giovanni Cavalcoli, è oggi composta da una redazione di otto sacerdoti, tutti pienamente identificabili, i quali firmano i propri articoli con nome e cognome. Ciascun redattore è inoltre presentato pubblicamente nella pagina ufficiale della rivista, dove sono disponibili schede biografiche e curricoli.
La rivista è regolarmente iscritta sia al Registro Stampa del Tribunale di Roma sia al Registro delle Riviste specializzate dell’Ordine dei Giornalisti. Questo comporta che, oltre a esercitare l’attività pubblicistica a norma di legge, in qualità di direttore responsabile posso appellarmi al diritto di cronaca, alla protezione della fonte e a tutte quelle garanzie previste dall’ordinamento giuridico per una testata giornalistica ufficialmente riconosciuta.
Nulla di tutto ciò può essere invece attribuito a un blog come Silere non possum, che non è né una testata registrata né dispone di un direttore responsabile. Nonostante ciò, sotto la voce “chi siamo”, il Sig. Perfetti lo presenta in questi termini:

👉 https://silerenonpossum.com/it/chi-siamo/
Queste dichiarazioni autocelebrative contrastano con l’evidenza: un blog gestito da un singolo, popolato da autori anonimi e privo di riconoscimento giuridico non può in alcun modo vantare la credibilità e le tutele che appartengono alle testate giornalistiche registrate.
In tal senso, il paradosso è evidente: un direttore responsabile iscritto all’Ordine dei Giornalisti viene sottoposto a una richiesta di ammonizione da parte del Sig. Perfetti, responsabile di un blog che lancia insulti a raffica su chicchessia mediante la diffusione di scritti pubblicati da anonimi e che attraverso questi stessi continua a diffondere contenuti diffamatori senza che i responsabili se ne assumano la minima responsabilità pubblica né legale, pur affermando «in un contesto in cui il giornalismo rischia di perdere di credibilità».
CONCLUSIONI
Concludo questa memoria richiamando un dato storico-politico. Durante il ventennio fascista era adottata una tecnica socio-pedagogica riassunta dalla nota frase: «Colpirne uno per educarne cento», talvolta parafrasata in maniera ancor più dura: «Spaventarne uno per ridurne al silenzio cento».
Temo che questo sia il probabile vero movente dell’ennesima azione intrapresa dal Sig. Perfetti: tentare di colpire una persona pubblicamente esposta — un sacerdote e un direttore responsabile di una testata — per intimorire e scoraggiare altri dall’opporsi al suo stile polemico e aggressivo.
Ma oggi, grazie ai nostri grandi Padri Costituenti, noi siamo cittadini e consociati della Repubblica Italiana, uno Stato di diritto fondato su principi democratici, dove simili logiche non hanno e non possono avere cittadinanza.
Per tale motivo respingo fermamente le accuse infondate che mi sono state rivolte, dimostrando — con i documenti e le prove allegate — la sistematicità dell’azione diffamatoria condotta dal Sig. Perfetti. Ciò che viene qui chiesto non è un privilegio personale, ma la tutela del principio di verità e giustizia che deve guidare l’operato di chiunque eserciti la libertà di espressione, specialmente se tale libertà si intreccia con il dovere di corretta informazione.
Resto pertanto a disposizione dell’Autorità competente, confidando che le valutazioni vengano compiute non alla luce di accuse false, o estrapolate e distorte, ma dei fatti oggettivi e documentati qui esposti.
Roma, lì 6 ottobre 2025
Ariel S. Levi di Gualdo, presbitero
Direttore responsabile della rivista L’Isola di Patmos
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