Dotiamo le parrocchie di un “pezzotto” per vedere le partite gratis
DOTIAMO LE PARROCCHIE DI UN “PEZZOTTO” PER VEDERE LE PARTITE GRATIS
Presto doteremo ogni nostra parrocchia, convento o monastero di un «pezzotto», vale a dire un particolare decoder taroccato utilizzato per accedere illegalmente ai contenuti dei canali televisivi italiani ed esteri a pagamento.

Autore
Monaco Eremita
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Se prendo in prestito il titolo di una nota autobiografia del grande Vittorio Gassman, posso anche io affermare di avere ormai «un grande avvenire dietro le spalle».

Ricordo con che forza intervenne il Cardinal Pietro Palazzini, allora Prefetto della Congregazione per le cause dei Santi, contro lo storico Giordano Bruno Guerri quando nel 1985 uscì il suo libro su Santa Maria Goretti: Povera santa, povero assassino. Testo al quale la Congregazione, oggi Dicastero, rispose con repliche agli stessi atti che l’autore pretendeva di aver reinterpretato. Un esempio tra i tanti: alla tesi che la fanciulla sarebbe stata figura di comodo per la propaganda del regime fascista, gli storici del Dicastero replicarono che la raccolta delle testimonianze oculari, voluta direttamente dal Sommo Pontefice Pio X (1903-1914) e affidata ai Padri Passionisti, iniziò già nel 1904, quindici anni prima della formazione dei Fasci Italiani di Combattimento nel 1919, diciassette anni prima della costituzione del Partito Nazionale Fascista nel 1921, diciotto anni prima che Benito Mussolini organizzasse la Marcia su Roma nel 1922. Dopo accurati studi e ricerche durate un trentennio, si aprì formalmente nel 1935 la prima fase diocesana del processo di beatificazione. Maria fu beatificata nel 1947 e canonizzata nel 1950.
Ricordo altresì quando la messa in onda televisiva di Mistero buffo di Dario Fo su Rai 2 il 22 aprile 1977 scatenò una dura condanna da parte del Vaticano e naturalmente della Democrazia Cristiana.
Nonostante, ma questa è una mia opinione, alcune parti dell’opera fossero notevoli anche per chi è abituato a veder trattare in modo diverso argomenti della fede cristiana. Penso al Lamento della Madonna sotto la croce, intensa rappresentazione di Franca Rame di ogni dolore terreno, discutibile? Forse sì, ma indubbiamente magistrale. Rammento che ci fu qualche superiore religioso che si prese la briga di inviare a tutti i suoi confratelli una lettera di divieto assoluto della visione televisiva.
E che dire, ahimè — ricordo anche questo — di quando nel 1973, il Vaticano accusò di blasfemia la celebre e provocatoria campagna pubblicitaria dei Jesus Jeans creata da Oliviero Toscani. Perfino Pasolini ne parlò in un celebre ed acuto articolo:
«Coloro che hanno prodotto questi jeans e li hanno lanciati sul mercato usando, per lo slogan di pragmatica, uno dei dieci comandamenti, dimostrano — probabilmente con una certa mancanza di senso di colpa, cioè con l’incoscienza di chi non si pone più certi problemi — di essere già oltre la soglia entro cui si dispone la nostra forma di vita e il nostro orizzonte mentale».
Altri tempi si dirà, allora alle reprimende del Vaticano seguivano a ruota le azioni della magistratura e della polizia. E non esistevano certo i cellulari, figuriamoci i social. Ma ora, cosa è capitato? Forse ciò che lo stesso Pasolini prevedeva nell’articolo:
«C’è, nel cinismo di questo slogan, un’intensità e una innocenza di tipo assolutamente nuovo, benché probabilmente maturato a lungo in questi ultimi decenni (per un periodo più breve in Italia). Esso dice appunto, nella sua laconicità di fenomeno rivelatosi di colpo alla nostra coscienza, e già così completo e definitivo, che i nuovi industriali e i nuovi tecnici sono completamente laici, ma di una laicità che non si misura più con la religione» (Corriere della Sera, 17.05.1973).
Oggi nessuno più nella Chiesa sembra scandalizzarsi per certe uscite della pubblicità. Non si levano più scudi come un tempo, anzi certe risposte vengono demandate ai responsabili locali. Se accade qualcosa sarà il vescovo del luogo che prenderà la parola per stigmatizzare un fatto e ricordare certi principi di rispetto. Prendiamo il caso delle chiese violate nei recenti atti di vandalismo, con gli arredi sacri distrutti e atti di profanazione in diverse zone italiane. Non c’è stata una risposta alta e comunitaria, nessuno che si sia fatto sentire. Figuriamoci, dunque, per bazzecole come una pubblicità. Evidentemente ci sono cose più importanti a cui pensare e parlarne porterebbe forse a una maggiore pubblicizzazione della cosa, quel che in fondo vogliono i creatori di certe propagande.
Così né un presule né la C.E.I. sono intervenuti, se non appunto a livello di singoli sui social, contro una pubblicità di una conosciuta piattaforma di contenuti sportivi che ha utilizzato come slogan parole della liturgia, il confessionale dove portiamo i nostri peccati, la Chiesa e i preti (qui).
Il tutto per pubblicizzare la prossima edizione delle coppe europee di pallone, non a caso trasmesse sulla suddetta piattaforma che arriva a definirsi: «la cattedrale del calcio». Si dirà che son piccolezze, quisquiglie avrebbe detto Totò. Che Bergomi vestito col clergyman ha una discreta faccia da prete e che lo slogan «andate e guardatele tutte», le partite si intende, altrimenti è peccato, fa sorridere per quanto è patetico.
Eppure nessuno dice niente contro questo uso commerciale del sacerdozio e dei luoghi ecclesiali. Pochi giorni fa è morto Enzo Bianchi. Di tutto si può dire di lui, ma una cosa va riconosciuta: è stato l’unico che negli anni ha più volte sottolineato l’importanza della differenza cristiana. Certo non si evince dalla risposta ad uno spot pubblicitario, è di tutt’altra natura e valore poiché proviene dal cuore della nostra fede, ma questa in qualche modo si palesa e si rende manifesta. Allora perché lasciare che venga banalizzata, senza dire niente? Siamo ormai così omologati ed integrati, tanto per parafrasare un vecchio libro di Umberto Eco del 1964, dove il semiologo italiano analizzava il tema della cultura e dei mezzi di comunicazione di massa? (Apocalittici e integrati, La Nave di Teseo, 2025).
Visto che a qualche prelato non difetta la battuta, si poteva almeno rispondere. Banalizzate contenuti e fatti della nostra fede? E allora noi, presto doteremo ogni nostra parrocchia, convento o monastero di un «pezzotto», vale a dire un particolare decoder taroccato utilizzato per accedere illegalmente ai contenuti dei canali televisivi italiani ed esteri a pagamento. Vedete che i diffusori del calcio in televisione sarebbero subito corsi dalla magistratura, gridando allo scandalo. Lo so, è illegale, non si fa. Ma mica abbiamo iniziato noi.
Dall’Eremo, 7 settembre 2026
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