Domenica delle Palme: quell’obbedienza tanto difficile da far comprendere a molti laici cattolici

L’angolo dell’omiletica dei Padri de L’Isola di Patmos

DOMENICA DELLE PALME: QUELL’OBBEDIENZA TANTO DIFFICILE DA FAR COMPRENDERE A MOLTI LAICI CATTOLICI

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Proprio in questo tempo di emergenza sanitaria abbiamo bisogno di essere salvati da Lui; proprio in questo tempo di paura è necessario consegnare la nostra vita al Signore affinché ci custodisca al sicuro; proprio in questo momento di crisi e instabilità dobbiamo seguire i Pastori della Chiesa, gravati di indubbi limiti, difetti e peccati, per riscoprire l’umiltà della mansuetudine e per evitare di usare Dio per i nostri scopi e scoprirci disobbedienti.

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Autore
Ivano Liguori, Ofm. Capp.

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ubi charitas et amor, Deus ibi est

Con la Domenica delle Palme iniziamo la grande settimana, la settimana che è chiamata santa perché ciascuno di noi verrà messo davanti al Santo di Dio, al Vivente, a colui che toglie il peccato del mondo. Per questo motivo, in questa settimana di grazia, desidero vivamente invitare ciascuno di voi a compiere due gesti: il primo è chiamato a rafforzare la fede e il secondo l’umiltà.

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Il primo gesto lo impariamo dalla folla dei fedeli di Gerusalemme che alla vista di Gesù esclamano «Osanna» per poi stendere i loro mantelli al suo passaggio. Osanna, è il grido della fede che riconosce nel Signore Gesù il Salvatore potente, l’atteso dalle genti. Il gesto di stendere il mantello, invece, significa donare al Signore tutto quello che di più caro abbiamo, significa donare interamente la vita a Lui nel bene e nel male.

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Proclamare «Osanna» e stendere il mantello, mi ricorda che solo attraverso il dono totale della mia esistenza al Signore posso incontrare la salvezza. Non basta chiedere al Signore la liberazione dal male e dal peccato se trattengo la mia vita per me in modo egoistico, se non lascio il Signore libero di agire dentro le pieghe della mia vita, anche in quelle più oscure e imbarazzanti.  Gesù è il Salvatore totale della vita, non solo di alcune parti marginali di essa.

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Il secondo atteggiamento lo apprendiamo da Gesù stesso, che sceglie di entrare nella città santa a dorso di un’asina. L’ingresso di Gesù a Gerusalemme avviene non nello stile dei conquistatori del mondo antico ma nello stile dell’umile servo obbediente, di colui che è venuto a fare la volontà del Padre e non per imporre la propria. È attraverso questa umiltà e piccolezza che Cristo potrà mettersi a servizio degli apostoli nella lavanda dei piedi che culminerà nel dono della vita sulla croce. Gesù con questo gesto diventa maestro di mansuetudine, ci mostra come la salvezza di Dio non si impone con la forza ma con la determinazione della mitezza.

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Se è nostro desiderio vivere bene la Settimana Santa e giungere alla Pasqua rinnovati, cantiamo con gioia l’Osanna della vittoria e consegniamo la vita a Gesù, e in questa consegna impariamo l’umiltà.

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Proprio in questo tempo di emergenza sanitaria abbiamo bisogno di essere salvati da Lui; proprio in questo tempo di paura è necessario consegnare la nostra vita al Signore affinché ci custodisca al sicuro; proprio in questo momento di crisi e instabilità dobbiamo seguire i Pastori della Chiesa, gravati di indubbi limiti, difetti e peccati, per riscoprire l’umiltà della mansuetudine e per evitare di usare Dio per i nostri scopi e scoprirci disobbedienti.

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Laconi, 5 aprile 2020

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Per stare quanto più possibile vicini ai fedeli in questo momento di grave crisi ed emergenza, la redazione de L’Isola di Patmos informa i Lettori che il nostro autore Padre IVANO LIGUORI, dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, cura su Facebook la rubrica «LA PAROLA IN RETE», offrendo delle meditazioni tre volte a settimana. Potete accedere alla pagina curata dal nostro Padre cliccando sul logo sotto:

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7 thoughts on “Domenica delle Palme: quell’obbedienza tanto difficile da far comprendere a molti laici cattolici

  1. Noi seguiamo i pastori , ma i pastori a loro volta devono davvero seguire Nostro Signore Gesu’. Invece oggi noi fedeli abbiamo uno spettacolo desolante dalla gerarchia cattolica:ci sembra che i pastori seguano piu’le loro paure e il loro desiderio di vivere a qualsiasi visto piuttosto che Gesu’. Non d’un bello spettacolo.
    Noi fedeli obbediamo, na quando questa emergenza ci ricorderemo di come si sono comportati i pastori.

  2. Non tutti per fortuna. Io sto cominciando ad apprezzare Francesco Moraglia, attuale patriarca di Venezia . Giunto in Diocesi dopo Angelo Scola, personalità impositiva e di grande energia, sembrava la tipica persona modesta e di scarsa rilevanza. Ora che sto seguendo, sulla rete locale che le trasmette in diretta, le Messe da lui celebrate da quando è iniziata l’epidemia, apprezzo grandemente la pienezza della sua celebrazione. Uno “stile” asciutto e impeccabile, nessun spazio alla creatività e omelie intense, che colpiscono il segno e il senso della parola evangelica . In questi tempi difficili ha parole di grande forza e speranza, anzi, di Speranza, quella con la S maiuscola, che si fonda sulla Fede e si manifesta nella Carità. Quelle parole che vorremmo sentire pronunciate in una piazza diversa da quella di San Marco. Ma tant’è, è nella tempesta che si riconosce il buon capitano. E il fatto che Moraglia, da Roma, non abbia ricevuto, finora , nessun grande riconoscimento, forse è parecchio significativo. Ora attendo con ansia la sera di Giovedi Santo, per la celebrazione della Missa in Cena Domini.
    Sursum corda!

  3. Se obbedire significa rimettersi alla guida dei pastori, i quali noi crediamo conoscano la volontà di Dio e ad essa si conformino, allora dobbiamo accettare tutti che sia volontà di Dio quella di privare, in questo momento epocale, il suo popolo della partecipazione alla Santa Messa e del conforto del Sacramento dell’Eucaristia.
    È corretto desumere questo?
    La ringrazio in anticipo per il tempo che eventualmente vorrà gentilmente dedicarmi, rispondendo a questa mia domanda.

      1. Sia fatta la volontà di Dio, allora!
        E preghiamo che i pastori sappiano custodire il gregge in questo misterioso tempo che il Signore chiede di trascorrere all’addiaccio.

  4. Non vedo assalti alle chiese in disobbedienza ai divieti; certamente personalmente sono deluso. D’altra parte da gente che comunica i concubini nonostante il divieto formale del Catechismo tuttora in vigore e non modificato da nessuno, non ci si può aspettare molto. Liberi di non celebrare per i fedeli a Pasqua, liberi altri di tagliare le offerte e di non considerarli.

    1. Come disse Nostro Signore: “Se l’amministrazione dei sacramenti esercitata dal clero da me istituito vi delude, votate col portafogli.”

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