Il Disegno di legge Zan e l’importanza di mediare senza compromessi, quello che certi cattolici “integrali”, peggiori degli omosessualisti radicali, non intendono capire, perché non conoscono la sapienza del Vangelo

—  Attualità ecclesiale —

IL DISEGNO DI LEGGE ZAN E L’IMPORTANZA DI MEDIARE SENZA COMPROMESSI, QUELLO CHE CERTI CATTOLICI “INTEGRALI”, PEGGIORI DEGLI OMOSESSUALISTI RADICALI, NON INTENDONO CAPIRE, PERCHÉ NON CONOSCONO LA SAPIENZA DEL VANGELO

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Ridotti come siamo a un’armata Brancaleone, Christi fideles per un verso e chierici per altro verso, contro quale agguerrito nemico si pensa di poter combattere? Volete sapere chi sono in realtà quei veri cattolici “integrali” che imperversano per i social media brandendo corone del rosario e Madonne parlanti con grave danno per l’immagine della Chiesa intera, che paventano fantascientifiche battaglie mistiche annunciando l’imminente trionfo del Cuore Immacolato di Maria? Presto detto: sono delle povere crocerossine ignave che se dalla stanza dei leoni da tastiera fossero portati per davvero in una trincea di guerra, morirebbero soffocati tra la loro urina e i loro escrementi, perché la paura, dinanzi alle armi del nemico e al sangue dei morti ammazzati sul campo di battaglia, sarebbe tanta e tale che non riuscirebbero a trattenere neppure per cinque minuti i loro orifizi.

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Ricordi di vita e di rapporti umani – Padre Ariel con l’amica trans Vlady Guadagno nella sala trucco degli studi Mediaset di Cologno Monzese (maggio 2021)

Con quella divertita leggerezza estiva che non guasta, confido che dopo gli ultimi miei interventi televisivi al programma Zona Bianca condotto da Giuseppe Brindisi, il 19 maggio, ed a Dritto e Rovescio condotto da Paolo Del Debbio, il 24 giugno, mi sono dovuto sorbire critiche in sé sempre legittime, seguite però da insulti che in sé non sono invece legittimi. Ne prendo uno tra i tanti e neppure il peggiore. Un tale, convinto di essere un autentico cattolico “integrale”, così commenta il mio colloquio con l’amico Alessandro Cecchi Paone e l’amica trans Vlady Guadagno al programma del 19 maggio:

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«Eri così remissivo che potevi dare il culo a Cecchi Paone direttamente negli studi di Mediaset» (!?).

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Sorvoliamo sullo stile per concentrarci su altro: l’imbecille metafisico, presunto cattolico “integrale” o meno che sia, ha la capacità di farsi riconoscere all’istante con una epigrafe sintetica, senza bisogno di cimentarsi in un’articolata e complessa lectio magistralis. Sicché, in tono ilare, risposi in privata sede al “cattolico integrale”:

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«Credo che l’amico Alessandro Cecchi Paone abbia possibilità di scelta molto migliori, rispetto al culo di un prete».

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Anche perché, se devo dirla apertis verbis, solo l’amabile e delicato Dottor Rocco Lapenta, mio colonoscopista di fiducia, ha il privilegio unico e irripetibile di entrarmici dentro col sondino una tantum, presso la Clinica Villa del Rosario di Roma, dove mi sottopongo a questa pratica affatto erotico-giocosa. Mio padre morì cinquantenne per un tumore al colon-retto, che in alcuni casi può essere ereditario, per ciò meglio controllarsi periodicamente e nel caso prevenire. E qui — sempre nell’ambito della leggerezza estiva — va detto che la mia colonoscopia è sempre un avvenimento in quella clinica, più delle partite in cui gioca la Roma, di cui le suore anziane sono tifose. Forse persino più atteso della stessa festa in cui si fa memoria liturgica di San Vincenzo Maria Pallotti, fondatore di quella Congregazione di suore, dette appunto Suore Pallottine, per gli amici Suore Pallottoline. Presto detto il motivo: vi sembro forse un soggetto da euforizzare, essendolo già fin troppo per natura? Immaginate per ciò cosa accade se sono sedato con anestetici che mi gasano. Questi i risultati: la suora assistente di sala operatoria, scuotendo la testa dinanzi agli sproloqui che uscivano dalla mia bocca mentre ero in stato di euforica incoscienza, sbotta:

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«ma che bocca de fogna c’ha questo! Ma c’avete portato ‘n sala operatoria pe ‘a colonoscopia ‘n prete, o er carbonaro ‘mbriaco der Marchese der Grillo?».

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A chi non fosse chiaro ribadisco per l’ennesima volta: leggerezze estive. Comprensibili e forse anche opportune, considerando che tutti siamo reduci da mesi di lavoro e da vari lockdown che in tante persone hanno lasciato il segno. Dio volesse che avessero lasciato anche una indelebile lezione di vita, come noi Padri de L’Isola di Patmos spiegammo tra le righe del nostro libro La Chiesa e il coronavirus, in cui narriamo la nostra esperienza pastorale tutt’altro che facile in quei momenti di emergenza. Per questo ritengo che sorridere faccia tutt’altro che male. Nella vita bisogna essere seri e non seriosi, morali e non moralisti.

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E mentre l’Italia si dibatteva in preda a una emergenza inaspettata senza precedenti, con rischi di collasso della nostra sanità ― che alla prova dei fatti ha retto però molto meglio rispetto ad altri Paesi europei specializzati a guardare l’Italia e gli italiani con la puzza sotto il naso ― con l’aggiunta di una crisi economica che a detta degli esperti non si vedeva dal dopoguerra, tra le priorità in agenda del nostro legislatore c’era il Disegno di legge Zan contro la omotransfobia.

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Per poco possa valere il mio parere di persona con una pregressa formazione giuridica, debbo dire che ho faticato a trovare un vuoto normativo da colmare con una apposita legge, soprattutto con una legge che crea di fatto delle nuove categorie protette. Volutamente non mi lancio nel diritto penale e nel diritto costituzionale, che pure credo di conoscere e ricordare a sufficienza, né intendo disputare sui difetti di questo disegno per come al momento è formulato in bozza, cosa peraltro pressoché normale per tutti i Disegni di legge. Oppure spiegare ai sensi di diritto in che modo possa confliggere con alcune libertà fondamentali garantite dalla Costituzione, dalla libertà di pensiero e di opinione alla libertà d’insegnamento. Senza dimenticare il Concordato tra Stato e Chiesa, ricordato di recente dalla Santa Sede tra i gridi all’ingerenza clericale di giuristi e costituzionalisti che si sono improvvisati tali sulle piazze, attraverso le idiozie sparate da qualche influencer tutto tatuaggi e poco cervello, per seguire con alcune parate del Gay Pride dove l’eccesso grottesco è di casa. Il Concordato, revisionato nel 1984 da un Governo presieduto da un laicissimo Primo ministro socialista, garantisce alla Chiesa una libertà di pensiero, espressione e insegnamento che questo Disegno, se convertito in legge tal quale è stato scritto, finirebbe per limitare. Lo dissi direttamente a suo tempo anche all’Onorevole Alessandro Zan nel corso di una puntata di Dritto e Rovescio, quella del 9 ottobre 2020, citando un passo tratto dall’epistolario del Beato Apostolo Paolo, per poi domandare:

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«Posto che alla fine della lettura di questa epistola nella quale si stigmatizza la sodomia, noi non diciamo parola dei Vescovi o parola del Padre Ariel, ma Parola di Dio, domani, leggendo e commentando questo testo, rischio per caso di trovarmi con i Carabinieri che mi attendono in sacrestia alla fine della Santa Messa?».

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E qui va chiarito che si stigmatizza la sodomia, non il sodomita. Passaggio non chiaro a coloro che agiscono mossi da passioni emotive irrazionali, contestando a priori e per partito preso una Chiesa di cui non conoscono la dottrina, il magistero e una condotta di vita morale che noi offriamo e proponiamo, ma che non imponiamo né mai imporremmo a nessuno. Per questo colsi l’occasione per spiegare in seguito in un altro programma, quello del 24 giugno 2021:

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«Non è facile far capire alle persone la differenza che corre tra peccato e peccatore. La Chiesa condanna il peccato ma accoglie sempre il peccatore, se non lo facesse, tradirebbe la missione che Cristo le ha affidato».

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Per non parlare della non discriminazione, che la Chiesa ha fissato tre decenni prima del Disegno di legge Zan nel Catechismo che recita:

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«Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione» [n. 2358].

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Dinanzi alla parola «disordine», non pochi esponenti dell’omosessualismo ideologico radicale, maestri insuperabili della estrapolazione selvaggia e della parolina presa e isolata dal suo contesto, se potessero impugnare una legge mal fatta e ambigua non esiterebbero a chiedere la condanna della Chiesa e la cancellazione ― va da sé con tanto di procedimenti penali o di scuse ― di questa espressione da loro reputata altamente offensiva, o per meglio dire omofoba. Talmente incapaci sono a leggere che sulle righe si condanna con chiarezza non passibile di equivoci la pratica dell’omosessualità, non l’omosessuale, che troverà invece sempre accoglienza, comprensione e ascolto. In caso contrario, se lo rigettassimo o peggio discriminassimo, come dicevo poc’anzi tradiremmo il messaggio stesso di Cristo Dio e la missione che Egli ci ha affidato. I ciechi omosessualisti radicali ignorano con spirito di chiusura e cecità ideologica che la Chiesa, nella edizione del Catechismo del 1992, scrive:

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«[…] A loro riguardo [Ndr degli omosessuali] si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione».

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Il tutto fu scritto quando l’Onorevole Alessandro Zan aveva appena 18 anni e sedeva sui banchi delle scuole medie superiori, non certo su quelli del Parlamento della Repubblica.

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Sempre nella puntata del 19 maggio di Zona Bianca, entro i brevi tempi concessi a tutti gli opinionisti ospiti nei salotti televisivi ― dove certo non si possono fare conferenze né scendere troppo su complesse tematiche specialistiche ―, andando all’essenziale spiegai la differenza sostanziale che corre tra “compromesso” e “mediazione”. E lo feci portando come esempio uno dei miei formatori, diplomatico di lungo corso a servizio della Santa Sede, uomo di fede e santo vescovo, che mi trasmise l’importanza della mediazione scevra da compromessi.

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In questi ultimi tempi ho subito vari attacchi più o meno … colonoscopici da parte di cattolici che dinanzi a certe mie parole hanno urlato al tradimento e alla resa, dopo che in più occasioni pubbliche ho affermato: né la Conferenza Episcopale Italiana né la Santa Sede hanno espressa e mostrata contrarietà alcuna verso questo Disegno di legge. Io sono membro del Corpo Mistico che è la Chiesa, di cui Cristo è capo e noi membra vive [cfr. Col 1, 18], se pertanto mi presento come presbitero e teologo in qualsiasi contesto pubblico, esprimo e diffondo il pensiero oggettivo della Chiesa, della Santa Sede e dei nostri Vescovi italiani, non certo il pensiero soggettivo mio, che non avrebbe né mai potrebbe avere alcuna rilevanza. Pertanto, se da pochi o molti è ritenuto necessario, che questo Disegno sia pure convertito in legge, nulla da dire e nulla da obiettare in tal senso da parte cattolica, come hanno espresso la Conferenza Episcopale Italiana prima e poi la Santa Sede a seguire. Però dopo averlo rivisto, garantendo una doppia tutela: l’azione penale e la condanna contro eventuali omofobi violenti ma al tempo stesso la libertà di pensiero, parola ed espressione, quindi il libero esercizio del ministero della Chiesa che ha il diritto di trasmettere la propria morale, previa tutela della libertà d’insegnamento nelle scuole, senza che in esse sia imposto ― in quelle statali come in quelle paritarie cattoliche ― l’indottrinamento al gender. Ma soprattutto senza che nessuno, dal giorno dopo il varo di quella legge a seguire, ci subissi di querele, chiedendo ai tribunali di obbligarci a cancellare intere pagine della dottrina e della morale cattolica, che ripeto è offerta e proposta agli uomini di buona volontà, mai imposta a chiunque abbia la liberà volontà di rigettarla. Su questo bisogna mediare e trovare un accordo, non un compromesso. Proprio come fecero i nostri Padri Costituenti, dando all’Italia appena uscita dalla guerra una Carta Costituzionale che sintetizza quelle che furono le istanze di tutte le correnti: comunisti, socialisti, liberali, repubblicani, cattolici popolari …

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In serena coscienza penso di poter dire che non c’è differenza tra certi omosessualisti appartenenti alle correnti più radicali e certi cattolici cosiddetti “integrali”, tenendo conto che i primi recano grandi disagi e imbarazzi alla comunità omosessuale, i secondi grandi disagi e imbarazzi alla Chiesa e alla comunità cattolica, perché gli uni come gli altri ragionano e lottano su basi puramente emotivo-ideologiche. Esattamente ciò che nel dibattito televisivo del 20 ottobre 2020 rimproverai all’Onorevole Alessandro Zan affermando:

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«[…] il legislatore dovrebbe ripartire dalla antica sapienza di Aristotele: la legge è ragione priva di passione. Mentre invece questo Disegno di legge pare giocato sulle passioni emotive».

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Detto questo aggiungo per onestà intellettuale che i secondi soggetti ― i cattolici “integrali” ― hanno un’altra caratteristica che li rende particolarmente venefici e forse persino peggiori degli omosessualisti radicali: confondere la fede con il cieco e bieco fideismo, che della fede non è neppure cugino di terzo grado.

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Per tutta una complessa serie di ragioni che analizzai ed esposi undici anni fa nel mio libro E Satana si fece trino, oggi la Chiesa Cattolica sta vivendo un momento di grande debolezza e profonda decadenza che ha generato una crisi morale nel nostro clero senza precedenti storici. Il principio di autorità non è semplicemente entrato in crisi, è stato proprio distrutto. Quei certi preti che ogni tanto, come verginelle vilipese, si stracciano le vesti per una mia parola colorita ― detta rigorosamente in modo del tutto voluto proprio per irritarli, come ho fatto nella parte introduttiva di questo articolo tra culi e colonoscopie ―, sono gli stessi che poi disattendono i comandi dei loro vescovi diocesani o dei loro superiori maggiori religiosi, o che di loro sparlano male in giro per tutta la diocesi, solo perché il Sommo Sacerdote si è permesso di dargli un paterno e pacato suggerimento, offendendo e oltraggiando in tal modo il loro narcisismo clericale ipertrofico. Di tutt’altra pasta sono fatto io, rispetto a queste suscettibili vergini clericali, perché il mio Vescovo l’ho sempre venerato come immagine apostolica del Cristo che regge e tiene unite tutte le membra del corpo e quindi l’ho di rigore sempre ubbidito, o miei cari e implacabili critici clericali! Critici tra i quali spiccano, tra le vergini più vergini ― oltre che tra le più litigiose e velenose ―, i presbiteri appartenenti agli Ordini religiosi storici, che sempre di meno sanno dove alberga quella obbedienza da loro suggellata con un particolare voto solenne.

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Ridotti come siamo a un’armata Brancaleone, Christi fideles per un verso e chierici per altro verso, contro quale agguerrito nemico si pensa di poter combattere? Volete sapere chi sono in realtà quei veri cattolici “integrali” che imperversano per i social media brandendo corone del rosario e Madonne parlanti con grave danno per l’immagine della Chiesa intera, che paventano fantascientifiche battaglie mistiche annunciando l’imminente trionfo del Cuore Immacolato di Maria? Presto detto: sono delle povere crocerossine ignave che se dalla stanza dei leoni da tastiera fossero portati per davvero in una trincea di guerra, morirebbero soffocati tra la loro urina e i loro escrementi, perché la paura, dinanzi alle armi del nemico e al sangue dei morti ammazzati sul campo di battaglia, sarebbe tanta e tale che non riuscirebbero a trattenere neppure per cinque minuti i loro orifizi.

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A tutti quei sedicenti cattolici “integrali” che non sanno cosa sia veramente il Vangelo e quanto eterna e senza tempo sia la parola santissima e sempre attuale in esso contenuta, per capire cosa sia la mediazione da perseguire, quando non si possono fare battaglie e tanto meno vincerle ― con buona pace dell’imminente e magico trionfo del Cuore Immacolato di Maria ridotta da certi tristi figuri a una via di mezzo tra la dea Athena e la fata Turchina ― basterebbe leggere questo passo:

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«[…] quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda un’ambasceria per la pace» [Lc 14, 31-32].

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Questa è la sapienza della mediazione, con buona pace di certi cattolici “integrali” che impazzano sui social media tra immagini di cristi androgini photoshoppati e madonnine languide da cartone animato, più o meno leoni da tastiera che, alla resa dei conti, la sanno più lunga di Gesù Cristo, ma soprattutto sono parecchio più sapienti di Lui. Avere creato infatti una cattolicità emotivo-narcisistica che non tiene conto della parola e del messaggio del Verbo di Dio incarnato, è moralmente cosa molto peggiore della pratica dell’omosessualità, lo dice con chiarezza Cristo tra le righe affermando:

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«”In verità vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli”» [Mt 21, 31-32].

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Proprio così: «Non vi siete nemmeno pentiti per credergli», come invece hanno fatto, nel corso del tempo, numerosi omosessuali racchiusi da Cristo, assieme a tanti altri peccatori di vario genere, nelle figure dei «pubblicani» e delle «prostitute», che sono una metafora e un paradigma che racchiude al proprio interno le miserie e le debolezze dell’intera umanità composta sia da eterosessuali sia da omosessuali.

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dall’Isola di Patmos, 8 luglio 2021

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Cari Lettori,

a proposito di “omosessualisti radicali”, vi prego di prendere visione dell’articolo scritto dal presidente delle nostre Edizioni [vedere QUI], nel quale chiediamo un sostegno per il fondo delle mie spese processuali. Sono stato reso oggetto di una querela che, per quanto infondata, mi impone però di procedere alla mia difesa in sede di giudizio e quindi mi obbliga a spendere soldi per le spese legali. La logica è palese: colpirne uno per spaventarne e metterne a cuccia mille. Per questo confido tanto sul vostro prezioso aiuto.

Ringrazio coloro che sino a oggi hanno inviato un contributo per il fondo spese processuali, ed ai quali ho inviato in privato un messaggio di ringraziamento. Purtroppo, ad alcuni, non ho potuto invece rispondere, perché assieme alla loro donazione non hanno inviato un messaggio con la loro email. Li ringrazio tanto in queste righe, dispiaciuto per non avergli potuto inviare un messaggio di ringraziamento.

 

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