EDIZIONI L'ISOLA DI PATMOS
  • Home
  • Accedi
    • Iscriviti
    • Profilo
    • Profilo Premium
    • Esci
  • Negozio
    • Libri in vendita
    • Come pubblicare con le nostre edizioni
  • Categorie articoli
    • Attualità
    • Theologica
    • Pastorale Sanitaria
    • Pastorale Liturgica
    • Omiletica
    • Catechesi
    • Teologia e diritto canonico
    • Le brevi dei Padri
  • Video
  • Chi siamo
  • Redazione
  • Contattaci
  • Edizioni e rivista
  • Fare clic per aprire il campo di ricerca Fare clic per aprire il campo di ricerca Cerca
  • Menu Menu

I tumori più terribili e difficili da guarire sono le malattie che ci impediscono di essere testimoni di Cristo [IIIª riflessione: «La mancanza di perdono»]

10 Marzo 2019/2 Commenti/in Attualità, Pastorale Sanitaria/da Padre Ivano

visita il blog personale di Padre Ivano

— Pastorale sanitaria —

I TUMORI PIÙ TERRIBILI E DIFFICILI DA GUARIRE SONO LE MALATTIE CHE CI IMPEDISCONO DI ESSERE TESTIMONI DI CRISTO 

[ IIIª RIFLESSIONE: La mancanza di perdono ]

.

Partiamo da una constatazione banale: perché proviamo il rancore e non riusciamo a perdonare? Semplicemente perché riviviamo interiormente il male che ci è stato fatto, rimuginandolo nel nostro cuore. La memoria dell’offesa arrecata — in questo caso — non lavora più affinché si giunga a una risoluzione ma lavora per reiterare l’offesa, che nel tempo cronicizza e resta calcificata come ossessione nel nostro animo.

.

Autore
Ivano Liguori, Ofm. Capp.

.

.

PDF  articolo formato stampa

 

.

.

le vignette di Gioba [Giovanni Berti, presbìtero veronese] originale in gioba.it  QUI

La terza patologia spirituale che tratterò è legata alla tendenza a non concedere il perdono facilmente, ed è assai diffusa. Essa non risparmia i fedeli laici come i consacrati. Così, da sacerdote dedito al ministero di confessore,spesso mi trovo a sondare questo aspetto all’interno della vita dei penitenti che s’accostano al prezioso Sacramento della riconciliazione.

.

Assisto così il più delle volte ad una sorta di schizofrenia spirituale, infatti, se da un lato si vuole ottenere il perdono di Dio a qualunque costo — dato il proliferare delle tendenze misericordiste — questo desiderio non corrisponde però ad una concessione di perdono altrettanto voluta verso gli altri. La ricerca del perdono e la rigidità nel concederlo costituisce certamente un paradosso nella vita di molti uomini e donne che vivono la fede.

.

Da confessore, devo ammettere che la realtà più dolorosa consiste nel prendere atto di come la mancanza di perdono difficilmente viene percepita come peccato da confessare, e a volte non viene neanche recepita come conditio sine qua non che rende conformi all’immagine di Cristo [cf. 1Pt 2,23]. Ogni giorno recitando la preghiera del Padre Nostro, siamo messi davanti a una clausola di perfezione ascetica che chiede a Dio di rimettere le nostre mancanze, nella misura in cui noi ci facciamo portatori di perdono verso coloro che ci hanno offeso. Dunque cerchiamo di stare attenti a ciò che chiediamo in preghiera, difatti Dio prende sul serio queste parole che non sono dell’uomo ma di Cristo, cosa questa che c’insegna la versione del Padre Nostro nel Vangelo di San Matteo che dice così: «Rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori» [cf. Mt 6,12], quella del Vangelo di San Luca invece: «Perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore» [cf Lc 11,4]. Le differenze sono minime, ma la sostanza non cambia: il cristiano si riconosce da come perdona, cioè dal modo in cui esercita la propria giustizia non secondo la logica del mondo ma secondo la logica del Vangelo [cf. Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2838; Compendio n. 594].

.

Il Padre Nostro è da sempre una preghiera problematica — è stato così per Sant’Agostino — ma tale problematicità non è sinonimo di impossibilità a realizzare ciò che chiede, semmai di resistenza alla grazia, ovvero indice di un cuore umano ammalato.

.      

Ci sono tante persone che dicono: «Io non perdono» oppure «Io perdono ma non dimentico». Sono frasi estrapolate dal loro contesto e dalla carica emozionale con cui vengono pronunciate, ma che racchiudono realmente una profonda verità. E con questa mia riflessione voglio cercare di rispondere proprio a queste due obiezioni.

.

I. DIO PERDONA, IO NO: UN TRAGUARDO CHE SUPERA L’UOMO.

.       

Che l’uomo fosse un disastro nel perdonare lo aveva ben capito il Beato apostolo Pietro [cf. Mt 18,21-22], quando rivolgendosi a Gesù domanda fino a quante volte è lecito perdonare il proprio offensore. Pietro interroga Gesù sulla liceità di un atto morale previsto dalla legge, ma il maestro risponde capovolgendo in positivo la cifra della vendetta di Lamec [cf. Gn 4,23-24]: «Non ti dico fino a sette volte, ma a settanta volte sette». Con questa risposta spiazzante Gesù — tenendo presente tutta la valenza simbolica dei numeri sette e settanta — vuol far capire a Pietro che il perdono non è un atto morale che tocca l’obbligatorietà giuridica ma la grazia. La parabola successiva del servo spietato, illustra molto bene la vexata quaestio e la corretta ermeneutica del pensiero di Gesù espresso a Pietro [cf. Mt 18,23-35].

.

Il perdono insegnato da Cristo ai discepoli raggiunge il suo vertice sul Calvario e vive della mistica dell’incontro col Padre autore della grazia e quindi del per-dono [cf. Lc 23,34]. Perdonare significa ritornare a Dio, permettere che lui ci renda nuovi. Il santo re Davide, consapevole di questa necessità di conversione e di rinnovamento nello spirito che indirizza verso il perdono, nel Miserere si fa portatore di una richiesta precisa «Crea in me, o Dio, un cuore puro rinnova in me uno spirito saldo» [cf. Sal 51,12].

.

Il ricorso alla conversione, necessario per essere docili alla grazia e ammorbidire il cuore, ci permette di essere perdonati e di perdonare a nostra volta. Colui che perdona, infatti, è un graziato ed è consapevole di dover vivere in un perenne desiderio di conversione. Non basta una generosa volontà di sapore pelagiano per attuare pienamente il perdono. L’esperienza quotidiana insegna che, nella maggioranza dei casi, posso tentare di isolare l’offesa e l’offensore, forse anche tentare di dimenticare, ma questo non significa ancora perdonare.

.

Sono solito dire ai penitenti che perdonare vuol dire avere, verso coloro che ci hanno offeso, il medesimo sguardo che Dio Padre ha verso di noi quando ci inginocchiamo davanti al sacerdote confessore. Significa fare l’esperienza autentica del Padre Misericordioso di Luca [cf. Lc 15,11-32], che concede il perdono, visto quasi come impossibile dal figlio minore, senza indugiare sulle motivazioni del ritorno e senza la costrizione di un ritorno stabile nella casa paterna. È proprio questo il modo corretto di esercitare il perdono cristiano, tanto da rafforzare la credibilità della nostra fede e della proposta che Gesù fa ad ogni discepolo [cf. C. Theobald, Il cristianesimo come stile. Un modo di fare teologia nella postmodernità, I-II, Bologna, EDB, 2009]. Non posso che condividere, a questo punto, l’ottimo pensiero di Alessio  Rocchi, quando afferma che:

.

«Avere viscere di misericordia non significa essere smidollati, ma piuttosto disporre di un supplemento di forza (o di grazia, ndr). In questo senso il perdono è redenzione, non negazione o riduzione del male ma sua revisione. Non è miracolo non azione priva di fatica compiuta da un potente mago o da un onnipotente dio, ma dura prova di esistenza terrena, attraverso sguardi che (re)inseriscono in una relazione, mediante parole che (re)integrano in una storia» [cf. A. Rocchi, Il tempo del perdono, Aporie del perdonare tra filosofia e teologia, p. 97, IUSTO – Studi e ricerche, 2015].

.

Proprio perché il perdono è un momento redentivo che riconduce a una relazione intima e nuova, esso si colloca come luogo teologico in cui è possibile vivere la novità promessa da Dio per bocca del profeta Isaia [cf. Is 43,19]; cioè vedere nascere una strada nel deserto in cui è possibile percorrere nuove situazioni, e in cui l’uomo può muoversi in piena comunione con il Padre senza la paura di sentirsi vulnerabile o nudo [cf. Gn 3,11].

.

Perdonare significa costruire vie nuove, perciò il rapporto che si crea tra offeso e offensore non ha nulla a che fare con la relazione precedente il torto, ma è un rapporto trasfigurato in cui Dio si rivela. Studiando la dinamica del perdono a cui Dio invita l’uomo, siamo così ricondotti alla riflessione sulla dinamica escatologica della vita oltre la vita.

.

Nel mio ministero di cappellano ospedaliero è prassi comune assistere i morenti e le loro famiglie. Il nodo più doloroso che il malato morente deve recidere prima del congedo definitivo è quello di concedere il perdono o di accettare il perdono. Una prova simile deve essere affrontata anche dalla famiglia del malato. Tralasciando in questa sede, le motivazioni e le cause scatenanti i debiti da condonare prima della morte, è necessario soffermarsi sul bisogno che il morente ha di morire riconciliato. Riconciliato con Dio e quindi riconciliato con i fratelli che ha offeso o che sono stati per lui motivo di sofferenza.

.

L’episodio del Buon Ladrone detta il nostro approfondimento. I vangeli testimoniano come Gesù sia stato crocifisso tra due ladroni [cf. Mc 15,27]: sappiamo come il termine greco λήστοι [lèstoi] individui un criminale politico — oggi diremo un terrorista — piuttosto che un ladro o un delinquente generico. La situazione che si presenta sul Calvario agli occhi dei romani è chiara: l’esecuzione di due prigionieri politici insieme a Gesù visto come un sobillatore e un sovvertitore del popolo d’Israele. Ma ecco che nel pieno dell’agonia, uno di questi nemici di Roma, ormai prossimo alla fine, si rivolge a Gesù e — riconoscendo in lui il Signore e insieme bisognoso di conversione e rappacificazione per una vita di delitti, odi e rancori — esclama: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno» [cf. Lc 23,42].

.

Queste parole che ci permettono di capire come

.

«Il perdono venga – ancora una volta – insieme richiesto e offerto. A leggerle e rileggerle suonano come tre grazie. Grazie, ti chiedo grazie, ti chiedo perdono perché la mia vita non è stata un granché. Grazie, ti faccio grazie, ti perdono per la tua impotenza, per il tuo non scendere dalla croce, per il tuo non farmi scendere insieme a te. Ti grazio e ti accetto per quello che sei, mettendo da parte la mia delusione nei tuoi confronti. Ti faccio la grazia di non chiederti un miracolo, di non imprecare – e ne avrei molti motivi – sulla mia e sulla tua sorte. Questo malfattore crocifisso chiede di essere perdonato attraverso la domanda di un ricordo, sembra perdonarsi attraverso il riconoscimento della propria pena, decide di perdonare tacendo le proprie legittime maledizioni e zittendo le rivendicazioni miracolistiche del compagno condannato» [cf. A. Rocchi, Il tempo del perdono, Aporie del perdonare tra filosofia e teologia, p. 95, IUSTO – Studi e ricerche, 2015].

. 

Il dialogo del ladrone pentito con Gesù si colloca nell’orizzonte della vita che non tramonta, di una speranza escatologica molto netta, di cui tutti abbiamo bisogno. È evidentissimo il desiderio che questo condannato ha di vivere, ed è altrettanto evidente in lui la consapevolezza che il morire senza chiedere e concedere il perdono, pregiudica la vita futura con l’aggravante della conclusione di una vita terrena dentro una tragicità non necessaria. L’unica speranza per non morire eternamente — nell’oblio, tra i fantasmi di una storia personale che dice violenza, distruzione e odio — è la benedizione che giunge con il perdono. Sebbene la morte si atteggi a signora — così come ricorda il cantautore Branduardi in una sua famosa ballata [cf. video QUI] — il perdono prima dell’addio vince sulla morte, e può essere già caparra di eternità, riscatto di un’esistenza rovinata, garanzia di guarigione verso se stessi e verso il prossimo. Del resto sarebbe paradossale che il cristiano iniziasse la nuova vita in Paradiso con diverse pendenze a suo seguito. Una vita piena [cf. Gv 10,10] è il sinonimo di una vita pienamente riconciliata, una vita a metà è al contrario l’espressione di un rallentamento che ci priva della comunione con Dio e con i fratelli, una frizione che dovrà essere ricomposta o espiata in altro modo.

.        

II.  BUONA MEMORIA PER PERDONARE

.

Siamo sinceri, dopo aver ricevuto un’offesa è difficile metterci una pietra sopra. Molti desidererebbero mettere una pietra sopra l’offensore, ma questo non è civilmente e cristianamente accettabile. Esistono poi le persone che ci invitano a dimenticare e a far finta di niente. Costoro finiscono per essere consolatori inopportuni come i tre amici del saggio Giobbe [cf. Gb 3,ss], e non ci arrecano nessun buon servizio. Per questo motivo — come detto in precedenza — abbiamo bisogno della grazia di Dio insieme a una richiesta di preghiera costante ed esplicita, affinché il Signore guarisca la nostra ferita e ci doni il tempo necessario per giungere convertiti al perdono. Ma il raggiungimento del perdono include la capacità di una buona memoria, infatti dimenticare completamente l’offesa — opzione improbabile — ci priverebbe della possibilità di concedere il perdono e quindi di raggiungere la pace e quella benedizione che è garanzia per un nuovo inizio di vita.

.

Partiamo da una constatazione banale: perché proviamo il rancore e non riusciamo a perdonare? Semplicemente perché riviviamo interiormente il male che ci è stato fatto, rimuginandolo nel nostro cuore. La memoria dell’offesa arrecata — in questo caso — non lavora più affinché si giunga a una risoluzione ma lavora per reiterare l’offesa, che nel tempo cronicizza e resta calcificata come ossessione nel nostro animo.

.

Uno dei sintomi di coloro che non vivono il perdono è la sensazione di avere un peso nel cuore, e tale sensazione spesso viene trascinata per anni. Il filosofo Paul Ricoeur diceva:

.

«l’autentico perdono non implica l’oblio degli eventi stessi, ma un modo diverso di significare un debito […] che paralizza la memoria e di conseguenza la capacità di ricreare noi stessi in un nuovo futuro» [cf. R. Kearney M. Dooley, Questioni di etica: dibattiti contemporanei in filosofi, Armando Editori, 2005, p. 40;  a completamento del pensiero cf. anche P. Ricœur, Ricordare, dimenticare, perdonare. L’enigma del passato, Il Mulino, Bologna 2004].

.

Questa fissazione della memoria sull’offesa è deleteria, quando la memoria deve concentrasi sull’offesa è solo per avviare un processo di liberazione che condoni, pezzo per pezzo, il torto subito.

.

Alcune volte, per vincere l’ossessione insieme all’ansia del perdono non concesso, si ha la tendenza a sostituire il rancore con l’indifferenza, ma ciò è un falso rimedio. La medicina de «l’occhio non vede, cuore non duole», non solo non è cristiana ma diventa una modalità sottile e tremenda per condurre a morte il fratello esiliandolo dalla propria esistenza.

.

L’insieme dei processi appena descritti ci aiutano a capire nell’insieme la frase: «non riesco a perdonare!». Realmente la persona è impossibilitata a perdonare, perché tale offesa si è indurita, sclerotizzata, non bastano più le medicine tradizionali ma urge l’intervento chirurgico. L’intervento d’urgenza consiste nell’associare la memoria alla presenza di Dio. Una parola che ricorre molto nell’Antico Testamento è «ricorda», il verbo che si collega direttamente alla memoria delle persone, delle cose e degli eventi. Ma per l’agiografo biblico, il ricordare si traduce in memoriale. Detto semplicemente il memoriale è il ricordare insieme a Dio.

.

Fare memoria di quelle situazioni e di quegli eventi in cui Dio si è rivelato — e ancora si rivela — nella sua potenza, tanto da operare meraviglie a beneficio dell’uomo. Il memoriale perciò è più che far memoria, è ricordare attraverso la fede, ripristinare una ben definita identità teologica, che vede in Dio il riscattatore e nell’uomo una creatura da riscattare e redimere.

.

Per perdonare da cristiano devo fare memoriale, cioè ricordare insieme a Dio, vedere con nitidezza le offese e le ferite, affinché si formi uno sguardo provvidenziale all’interno del quale lo Spirito di Dio — memoria viva della Chiesa [cf. Gv 15,26] — lavori affinché ogni offesa e ferita si traduca in occasione di lode. Facendo memoriale vedo nella persona che mi ha ferito, i lati positivi, le buone intenzioni realizzate, i propositi di bene naufragati, le immancabili contraddizioni e incoerenze. Riesco a vedere nell’offensore non più un nemico da combattere ma una persona bisognosa di aiuto perché anch’essa ferita e assetata di redenzione. Nel memoriale percepisco bene anche le mie responsabilità, mi assumo la consapevolezza di aver forse agevolato determinati comportamenti nell’altro e ridimensiono la tendenza a vedermi come capro espiatorio.

.

Il memoriale è l’esame di coscienza con cui, come per Abramo, Dio mi permette di diventare intercessore verso chi si è reso ostile [cf. Gn 18,20-32], senza chiudere gli occhi davanti al male inferto e ricevuto e con la tendenza a far trionfare la giustizia misericordiosa di Dio.

.

[fine della IIIª meditazione]

.

Cagliari, 10 marzo 2019

.

.

.

.

«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
ma portare, diffondere e difendere la verità non solo ha dei
rischi ma anche dei costi. Aiutateci sostenendo questa Isola
con le vostre offerte attraverso il sicuro sistema Paypal:



oppure potete usare il conto corrente bancario:
IBAN IT 08 J 02008 32974 001436620930 
in questo caso, inviateci una email di avviso, perché la banca
non fornisce la vostra email e noi non potremmo inviarvi un
ringraziamento [ isoladipatmos@gmail.com ]

.

 

.

.

.

https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2019/01/Padre-Ivano-piccola.jpg?fit=150%2C150&ssl=1 150 150 Padre Ivano https://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.png Padre Ivano2019-03-10 21:05:092021-04-20 18:30:05I tumori più terribili e difficili da guarire sono le malattie che ci impediscono di essere testimoni di Cristo [IIIª riflessione: «La mancanza di perdono»]

Se il Demonio che osò tentare persino Cristo Signore riesce a prenderci nell’ambizione, può fare di noi ciò che vuole

10 Marzo 2019/3 Commenti/in Omiletica/da Padre Ariel

L’Angolo di Girolamo Savonarola: omiletica cattolica in tempi di vacche magre

SE IL DEMONIO CHE OSÒ TENTARE PERSINO CRISTO SIGNORE RIESCE A PRENDERCI NELL’AMBIZIONE E NELLA VANITÀ, PUÒ FARE DI NOI CIÒ CHE VUOLE 

.

Se il Demonio riesce a prenderci nel punto debole dell’ambizione e della vanità può fare di noi ciò che vuole e ottenere quel che brama sin dalla notte dei tempi: che ci prostriamo dinanzi a lui e che adorandolo lo chiamiamo Signore, semmai dopo avere detto, dinanzi al male che a volte pare quasi soffocare la Chiesa stessa: «… ma chi me lo fa fare di mettermi contro i potenti e prepotenti accoliti del Demonio? A che serve farsi la vita amara, quando per vivere tranquilli, dentro la Chiesa di oggi, basta solo non vedere, non parlare e soprattutto farsi sempre e di rigore gli affari propri?».

.

.

Autore
Ariel S. Levi di Gualdo.

.

.

PDF  articolo formato stampa

 

.

.

Laudetur Jesus Christus !

.

.

Gerico, il Monte della Quarantena o Monte della Tentazione di Gesù Cristo

Nella pagina del Vangelo di questa Iª Domenica di Quaresima [vedere testo della Liturgia della Parola, QUI] siamo di fronte a un paradosso: è veramente accaduto che il Demonio abbia tentato Dio Incarnato, il Verbum caro factum est? Può essere che il Demonio ha tentato di colpire Dio nella sua umanità, fingendosi ignaro di quanto Gesù fosse divino nella sua umanità e umano nella sua divinità?

.

Gli accecati dalla superbia e dal delirio di onnipotenza partono sempre sopravvalutando al massimo se stessi e sottovalutando gli altri, per questo sono destinati alla sconfitta. Può essere che non cadano nell’immediato, ma cadranno inevitabilmente al primo cambio di stagione, con l’appassire dei fiori di campo.

.

Nel Vangelo delle tentazioni, verrebbe da pensare che il Demonio sopravvaluti se stesso e sottovaluti Dio. Nei primi secoli della Chiesa, con la ragione siamo riusciti a cogliere e definire il mistero rivelato della Persona di Cristo: due nature in una persona, quella umana e quella divina. Grazie alle menti e alla sapientia cordis dei grandi Padri della Chiesa nei primo otto secoli di storia del Cristianesimo si giunse a definire il mistero della Persona di Cristo, che anzitutto richiedeva la creazione di appropriate terminologie, assunte attraverso lemmi attinti dalla filosofia e dal lessico greco, modulate e applicate alla nostra prima grande speculazione teologica: riuscire prima a percepire e poi a definire cosa anzitutto s’intendeva, con le parole «In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio … » [Gv 1,1]. Introdotti per mezzo dell’intelletto al mistero del Cristo vero Dio e vero Uomo, la ragione deve cedere il passo alla fede [Cf. S.S. Giovanni Paolo II, Enciclica Fides et Ratio], perché il problema non è più né lessicale né filosofico. Quando si apre il portale della fede che va oltre l’umana logica, la ragione deve cedere il passo ad altre categorie, per esempio al dono della percezione deposto in ogni uomo dai doni di grazia dello Spirito Santo. Con la ragione umana dobbiamo leggere le righe di questo Vangelo, con la fede, frutto della nostra libertà benedetta dalla grazia di Dio, dobbiamo penetrarle, perché parola dietro parola siamo prima introdotti e poi portati ad avvertire quanto reale e perfetta fosse la natura umana di Gesù.

.

Parte di questo ineffabile mistero è racchiuso anche in un’altra realtà: quanto in Gesù — vero Dio e vero Uomo — la perfezione divina potesse coesistere con la fragilità umana; perché è del tutto evidente che il Demonio non tenta il Cristo-Dio, ma il Gesù-Uomo, cercando di colpire le fragilità della sua umanità perfetta. Il Demonio tenta di corrompere la perfezione divina di questa umanità come in passato corruppe la nostra umanità originariamente creata come perfetta da Dio.

.

Dunque il Demonio punta a quelle tenere e umane fragilità che lo stesso Gesù mostrerà a una a una nel corso della sua intera esistenza, durante la quale piange [cf. Gv 11, 35] e si commuove profondamente [cf. Gv 11, 33], è emotivamente turbato [cf. Gv11, 33], soffre e avverte paura per la morte: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice. Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà» [Lc 22, 41-42]. Gesù sceglie di non rispondere all’autorità quando è interrogato [cf. Mt 27, 12] e mentre è accusato, anziché replicare si mette a scrivere con un dito per terra [cf. Gv 8,6], in modo a dir poco provocatorio. Si ribella ripetutamente all’ingiustizia perpetrata in nome di Dio dai potentati religiosi del tempo e lo fa anche con parole dure, a tratti volutamente offensive, per esempio chiamando «razza di vipere» degli zelanti religiosi osservanti [cf. Mt 12, 34], devoti più alla tradizione che al Verbo di Dio; e li apostrofa ripetutamente «ipocriti» [Mt 23, 13-29]. Non págo di questo, posto che nella lingua di Gesù chiamare ”razza” o “stirpe” di vipere era offensivo non solo per l’interessato ma anche per il suo intero albero genealogico, reputa opportuno rincarare la dose chiamandoli anche «serpenti» [Mt 23, 33], ben sapendo che nella cultura ebraica dell’epoca — e non solo in quella ebraica — il serpente era il simbolo del male. Si infiamma di passione e in tono grave afferma e accusa che sulla cattedra di Mosè sono seduti ipocriti che non fanno quel che predicano [Mt 23, 1-3], equipara molti zelanti ecclesiastici dell’epoca ai «Sepolcri imbiancati», premurandosi di precisare quanto queste tombe siano belle fuori ma piene di putrido marciume dentro [cf. Mt 23, 27]. Non esita ad arrabbiarsi e a menare le mani, o per l’esattezza le funi [cf. Mt 21, 12-13. Mc: 11, 11-15. Lc 19, 45-46]. Gesù è pervaso di dolore e forse di intima delusione quando si volge a un suo apostolo con un drammatico quesito: «Giuda, con un bacio tradisci il figlio dell’uomo?» [Lc 22, 48]. Riguardo a quest’ultima frase due sarebbero le cose alle quali dovremmo prestare attenzione, anzitutto la domanda posta in forma interrogativa che troviamo anche nella versione greca originale, tanto per dire quanto non sia una formulazione né una traduzione casuale: Gesù rivolge una domanda al traditore rimanendo in attesa di una risposta, che però non giungerà mai, perché di prassi i traditori non rispondono, perché sono per loro diabolica natura codardi; perché la forza procede da Dio, la debolezza dal Demonio. Ecco perché l’uomo di Dio è intelligente, mentre l’uomo del Demonio è solo furbo. E mentre oggi seguitiamo a commentare l’episodio e la figura di Giuda, non sempre ci poniamo il vero quesito drammatico: quanto ha sofferto l’uomo Gesù dinanzi al tradimento di Giuda? O forse, più ancora che per il tradimento, per la mancata risposta da parte sua? Ecco, proviamo solo a pensare quanti oggi, anche nelle più alte gerarchie della Santa Chiesa, si rifiutano di rispondere a Cristo Signore che seguita a interpellarli attraverso la voce, spesso di profondo dolore, dei devoti Christi fideles e dei fedeli Sacerdoti.

.

In queste gesta, azioni e parole è racchiusa e manifesta l’umanità di Gesù, che prosegue all’occorrenza a chiamare tutti noi, suoi moderni sacerdoti, dottori della legge e zelanti religiosi ripiegati nell’idolatria delle forme e delle tradizioni umane, coi titoli di nostra legittima spettanza: razza di vipere … ipocriti … serpenti … sepolcri imbiancati … Parole attuali ieri, ma forse ancóra di più oggi. Per questo, quando la Liturgia della Parola ci obbliga a predicare alcuni di questi brani evangelici, lo facciamo sempre parlando al passato, come se la razza di vipere, gli ipocriti, i serpenti e i sepolcri imbiancati non fossimo noi, ma solo i membri di alcune correnti religiose del Giudaismo dell’epoca gesuana, ormai morte e sepolte nella storia.

.

Queste parole accese di passione, talvolta anche pedagogicamente aggressive, riassumono il mistero storico della concreta umanità e del virile πατος gesuano, che se non raccolto e penetrato renderà impossibile giungere alla perfetta comunione col Cristo della fede: il Dio incarnato, morto e risorto.

.

L’uomo Gesù non può essere mutato in un ibrido santino de-virilizzato coi piedi sollevati da terra e gli occhi stravolti al cielo, perché ciò reca offesa, anzi: ciò è una bestemmia contro la sua umanità e la sua divinità. Per leggere questo brano sulle tentazioni bisogno quindi partire dal dato di fede che il tutto è realmente accaduto, che non si tratta di una parabola o di una allegoria; quindi concentrarsi sulla concreta umanità storica, fisica e palpabile del Verbo Divino: l’uomo Gesù. 

.

La prima tentazione che il Demonio rivolge è l’invito a mutare le pietre in pane, alla quale Gesù risponde con una frase tratta dal libro del Deuteronomio: «Non di solo pane vivrà l’uomo» la cui prosecuzione è «… ma da ogni parola che esce dalla bocca di Dio» [Dt 8,3]. Siamo dinanzi alla tentazione dell’immediato, del tutto e subito in modo concreto e superficiale, mentre invece la nostra concretezza è ciò che esce dalla bocca di Dio, perché quello solo è un pane di vita che porta frutto e nutrimento eterno, costasse anche soffrire una vita intera, posto che dinanzi alla beatitudine eterna la vita umana è soltanto un soffio, ed in questo soffio merita vivere anche il dolore salvifico [cf. S.S. Giovanni Paolo II, Salvifici doloris], per pagare così il prezzo della nostra redenzione.

.

La seconda tentazione è forse la più terribile: «Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni». È la tentazione che racchiude in se l’ambizione e il desiderio di dominio sugli altri. È la brama del comando, del governo inteso non come servizio ai fratelli e alle membra del Popolo di Dio, ma come potere per il potere che conduce al perfetto capovolgimento diabolico: servirsi della Chiesa per scopi malvagi nella brama di essere qualcuno, o di «diventare un personaggio importante attraverso il sacerdozio» [Omelia del Sommo Pontefice Benedetto XVI per l’ordinazione di 15 diaconi, Basilica Vaticana IV Domenica di Pasqua, 7 maggio 2006], meglio attraverso l’episcopato, meglio ancóra attraverso il cardinalato; anziché servire la Chiesa con amore e vedendo sempre in essa il Corpo palpitante di Cristo, la nostra sposa mistica verso la quale noi corriamo incontro con la passione degli sposi innamorati nel giorno delle nozze, come raffigura l’Evangelista Giovanni attraverso la poetica delle sue pagine.

.

Se il Demonio riesce a prenderci nel punto debole dell’ambizione e della vanità può fare di noi ciò che vuole e ottenere quel che brama sin dalla notte dei tempi: che ci prostriamo dinanzi a lui e che adorandolo lo chiamiamo Signore, semmai dopo avere detto, dinanzi al male che a volte pare quasi soffocare la Chiesa stessa: «… ma chi me lo fa fare di mettermi contro i potenti e prepotenti accoliti del Demonio? A che serve farsi la vita amara, quando per vivere tranquilli, dentro la Chiesa di oggi, basta solo non vedere, non parlare e soprattutto farsi sempre e di rigore gli affari propri?».

.

Per rivolgere all’uomo Gesù l’ultima disperata tentazione Satana si fa teologo, forse anche ecumenista, forse anche progressista politicamente corretto, semmai parlando in tedesco e in olandese anziché in aramaico. Satana principia a parlare con padronanza biblica come se fosse appena uscito dottorato in sacra teologia dalle nostre università pontificie: «Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordine per te, perché essi ti custodiscano”» [Lc 4, 9-10].Il Demonio, come diceva San Girolamo: «Scimmiotta Dio e vuole creare un’altra realtà» [L’esatta locuzione poi ripresa anche da Sant’Agostino è: Diabolus est simia Dei, il Demonio è la scimmia di Dio], perché egli è il maestro del capovolgimento; anche del capovolgimento della Parola di Dio usata in modo deviante per compiere azioni malvagie. L’uomo Gesù, che grazie a Dio non aveva mai studiato nelle nostre università pontificie e che per indole era politicamente scorretto, la Torah la conosceva meglio del Demonio, quindi replica senza esitare con un’altra citazione biblica: «Non metterai alla prova il Signore Dio tuo» [Dt 6,16]. E da questa frase emerge in modo chiaro un monito: l’uomo Gesù ricorda al Demonio che egli è sì vero uomo, ma anche vero Dio.

.

Infine «Il diavolo si allontanò da lui …» leggiamo sul finire di questa pagina del Vangelo, che si conclude con la frase: «… per ritornare al tempo fissato», ossia per tornare da noi e tra di noi.

.

Satana esiste oggi più di ieri. Non è un’immagine simbolica, non è — come lo definirono alcuni teologi degli anni Settanta, le cui teorie sono purtroppo tutt’oggi usate per formare i nostri futuri preti — «una raffigurazione mitica e allegorica delle antiche paure ancestrali dell’uomo». Satana esiste, è reale e vuole rubarci più che mai la nostra immagine e somiglianza con Dio; vuole rubarci il nostro stupore e il nostro amore di fronte a Dio incarnato morto e risorto, che nella sua unica persona racchiude la perfetta natura umana e la perfetta natura divina, insegnandoci a essere veri uomini per essere veri figli di Dio nel modo in cui Dio ci ha pensati, creati e amati prima ancora dell’inizio dei tempi.

.

Dall’Isola di Patmos, 10 marzo 2019

.

.

.

.
.

E disponibile il Libro delle Sante Messe per i defunti de L’Isola di Patmos [vedere QUI]

.
«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» [Gv 8,32],
ma portare, diffondere e difendere la verità non solo ha dei
rischi ma anche dei costi. Aiutateci sostenendo questa Isola
con le vostre offerte attraverso il sicuro sistema Paypal:



oppure potete usare il conto corrente bancario:
IBAN IT 08 J 02008 32974 001436620930 
in questo caso, inviateci una email di avviso, perché la banca
non fornisce la vostra email e noi non potremmo inviarvi un
ringraziamento [ isoladipatmos@gmail.com ]

.

.

.

.

.

.

.

https://i0.wp.com/isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2019/01/padre-Aiel-piccola.jpg?fit=150%2C150&ssl=1 150 150 Padre Ariel https://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2022/01/logo724c.png Padre Ariel2019-03-10 17:26:482019-03-15 13:16:01Se il Demonio che osò tentare persino Cristo Signore riesce a prenderci nell’ambizione, può fare di noi ciò che vuole

TACCUINI E QUADERNI

COMPRA SUBITO

€22,00

COMPRA SUBITO

IL CAMMINO DELLE TRE CHIAVI

SECONDA EDIZIONE

€25,00

COMPRA SUBITO

LIBERTA' NEGATA

€25,00

COMPRA SUBITO

CREDO PER CAPIRE

€28,00

COMPRA SUBITO

DIGRESSIONI DI UN PRETE LIBERALE

€18,00

COMPRA SUBITO

GATTOLOQUI SATIRICI

€22,00

COMPRA SUBITO

AMORIS TRISTITIA

€18,00

COMPRA SUBITO

GUERRA E PROPAGANDA IDEOLOGICA

€28,00

E SATANA SI FECE TRINO

COMPRA SUBITO

€30,00

ERBE AMARE

COMPRA SUBITO

€18,00

ARIANESIMO

COMPRA SUBITO

€22,00

L'ASPIRINA DELL'ISLAM MODERATO

COMPRA SUBITO

€22,00

LA CHIESA E IL CORONAVIRUS

COMPRA SUBITO

€24,00

NADA TE TURBE

COMPRA SUBITO

€18,00

PIO XII E LA SHOAH

COMPRA SUBITO

€25,00

LA SETTA NEOCATECUMENALE

COMPRA SUBITO

€18,50

IL SEGNO DI CAINO

COMPRA SUBITO

€20,00

DAL PROZAN AL PROZAC

COMPRA SUBITO

€24,00

IL GOLPE DEL POLITICAMENTE CORRETTO

COMPRA SUBITO

ARCHIVIO DEGLI ARTICOLI DELLA RIVISTA 2014 – 2024

Cliccando sull’immagine dei Padri Redattori potrete accedere alla raccolta completa di tutti i loro articoli

Blog di Padre Ivano Liguori Blog di Padre Gabriele Scardocci Blog di Padre Giovanni Cavalcoli  Blog di Padre Ariel Blog di Padre Ariel  

seguiteci su Twitter

Social dell’Isola di Patmos

Facebook Edizioni Isola di PatmosFacebook Padre Ariel Levi di Gualdo Facebook Padre Ivano LiguoriFacebook Padre Gabriele ScardocciFacebook Padre SimoneCanale YouTube Isola Di Patmos 

Traduttore/Translate

ItalianoItaliano
PortuguêsPortuguês
EnglishEnglish
EspañolEspañol
DeutschDeutsch
FrançaisFrançais
by Transposh - plugin di traduzione per wordpress

Motore di Ricerca

Search Search
Popolare
  • Marco Perfetti, alias “Silere non possum”: il...10 Dicembre 2025 - 16:07
  • «Noi in Vaticano, qua in Vaticano…». Gli asini sileriani...11 Maggio 2025 - 10:59
  • Il Sacramento del Matrimonio di Padre Gabriele Giordano...13 Maggio 2023 - 12:26
  • È in distribuzione “Amoris Tristitia”, ultima...30 Agosto 2022 - 15:24
  • I vaccini anti-covid19. Quella morale e quella carità cristiana...29 Luglio 2021 - 22:08
  • NOVITÀ! «La setta neocatecumenale. L’eresia si fece...15 Settembre 2019 - 20:09
  • Dalla grande “Sabrina” interpretata da Audrey...15 Ottobre 2019 - 19:16
  • C’erano una volta l’Eucaristia ed il Sacerdozio...28 Marzo 2019 - 0:54
  • I Neocatecumenali, alla conquista dell’Asia grazie...31 Luglio 2019 - 22:31
  • Sia abolito il Motu Proprio di Benedetto XVI sulla Messa...7 Maggio 2020 - 19:27
  • Alla fine è stato scoperto. Il ghost-writer del Sommo Pontefice...16 Luglio 2021 - 15:28
  • «Il fideismo idiota al potere» … Dio ci salvi dal...30 Marzo 2020 - 14:53
Recente
  • Marco Perfetti, alias “Silere non possum”: il...10 Dicembre 2025 - 16:07
  • «Noi in Vaticano, qua in Vaticano…». Gli asini sileriani...11 Maggio 2025 - 10:59
  • Il Sacramento del Matrimonio di Padre Gabriele Giordano...13 Maggio 2023 - 12:26
  • È in distribuzione “Amoris Tristitia”, ultima...30 Agosto 2022 - 15:24
  • La disperazione del non credere in Dio: un parallelo tra...6 Maggio 2026 - 14:24
  • Estonia, una terra promessa, un mondo diverso … e...5 Maggio 2026 - 14:35
  • L’amore, inteso come sentimento, non ha una connotazione...3 Maggio 2026 - 22:37
  • Fuori da Cristo non c’è accesso al Padre –...3 Maggio 2026 - 0:30
  • Silere non possum: il giorno in cui il diritto penale scoprì...30 Aprile 2026 - 18:27
  • Cur in hoc casu “silere possum”?27 Aprile 2026 - 18:33
  • Karl Rahner e la Pasqua come tempo di riscoperta della gloria...27 Aprile 2026 - 13:45
  • Il Buon Pastore e la porta delle pecore – The Good...26 Aprile 2026 - 0:12
Commenti
  • Padre ArielNon conosco questo episodio ma prendendolo per vero posso...7 Dicembre 2025 - 10:27 da Padre Ariel
  • Alessandro L.Quello della secolarizzazione della dottrina cristiana è...20 Novembre 2025 - 13:14 da Alessandro L.
  • mariacTempo fa ho letto che un vescovo siciliano ha minacciato...16 Novembre 2025 - 21:47 da mariac
  • GionataBellissimo e completo articolo, che, secondo il mio modesto...16 Novembre 2025 - 11:26 da Gionata
  • AntonelloQuanto sta emergendo sui soliti noti siti e blog riguardo...7 Novembre 2025 - 10:10 da Antonello
  • OKarolosIl riferimento alle Litanie Lauretane mi spinge a far notare...6 Novembre 2025 - 10:30 da OKarolos
  • lydia2005Arguta e caustica la nostra Ipazia, Gatta Roma Molto brava!...17 Ottobre 2025 - 18:49 da lydia2005
  • lydia2005Meravigliosa omelia per le esequie del confratello. Mi ha...16 Settembre 2025 - 8:52 da lydia2005

Categorie

Archivi

Donazioni

Cari Lettori.

Questa rivista richiede costi di gestione che affrontiamo da sempre unicamente con le vostre libere offerte. Chi desidera sostenere la nostra opera apostolica può farci pervenire il proprio contributo mediante il comodo e sicuro Paypal cliccando sotto:

O se preferite potete usare il nostro
Conto corrente bancario intestato a:
Edizioni L’Isola di Patmos

Agenzia n. 59 di Roma - Vaticano
Codice IBAN:
IT74R0503403259000000301118
Per i bonifici internazionali:
Codice SWIFT:
BAPPIT21D21

Se fate un bonifico inviate una email di avviso alla redazione, la banca non fornisce la vostra email e noi non potremmo inviarvi un messaggio di ringraziamento: 
isoladipatmos@gmail.com

Vi ringraziamo per il sostegno che vorrete offrire al nostro servizio apostolico.

I Padri dell’Isola di Patmos

 



Marzo 2019
L M M G V S D
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031
« Feb   Apr »

Siti Amici

Il sito di questa Rivista e le Edizioni prendono nome dall’isola dell’Egeo nella quale il Beato Apostolo Giovanni scrisse il Libro dell’Apocalisse, isola anche nota come  «il luogo dell’ultima rivelazione»

«ALTIUS CÆTERIS DEI PATEFECIT ARCANA»

(in modo più alto degli altri, Giovanni ha trasmesso alla Chiesa, gli arcani misteri di Dio)

La lunetta usata come copertina della nostra home-page è un affresco del Correggio del XVI sec. conservato nella Chiesa di San Giovanni Evangelista a Parma

ratrice del sito di questa rivista:

MANUELA LUZZARDI 

 

Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto
Questo sito Web usa i cookie . Cliccando su “Accetta tutto” acconsenti all'uso di tutti i cookie.
Cookie SettingsAccetta tutto











Babamın ikinci evliliğini yapmasıyla birlikte üvey kız kardeşe sahip oldum porno indir Yeni kız kardeşim tembelin teki porno izle ne okula gidiyor ne ders çalışıyor seks hikaye Bulduğu her fırsatta okulu ekiyor bedava porno aile bireyleri bu yüzden ona çok kızıyor brazzers porno Bugün evde kimsecikler yokken bahçede biraz spor yapayım dedim sex hikayeleri Şans eseri kız kardeşimi gördüm okula gitmemiş odasında saklanıyor rokettube Ona bağırdım ve zorla okula gitmesini sağladım türk porno Evden çıktığı vakit bahçede sporuma başladım porno Kısa bir süre sonra telefonuma evdeki alarmın devre dışı kaldığına dair bildirim geldi ensest hikayeler Karşımda çıplak durması ve tahrik edici konuşmalarıyla beni sekse ikna etti.
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. These cookies ensure basic functionalities and security features of the website, anonymously.
CookieDurataDescrizione
cookielawinfo-checkbox-analytics11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics".
cookielawinfo-checkbox-functional11 monthsThe cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional".
cookielawinfo-checkbox-necessary11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary".
cookielawinfo-checkbox-others11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other.
cookielawinfo-checkbox-performance11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance".
viewed_cookie_policy11 monthsThe cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data.
Functional
Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
Performance
Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
Analytics
Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
Advertisement
Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.
Others
Other uncategorized cookies are those that are being analyzed and have not been classified into a category as yet.
ACCETTA E SALVA