Il Sinodo ed i “cattofascisti” all’arrembaggio
— I peccati capitali: la superbia della non-ragione —
IL SINODO ED I “CATTOFASCISTI ” ALL’ARREMBAGGIO
… vi sono anche alcuni storici della Chiesa, la cui malafede nasce da dati di fatto ch’essi non dovrebbero ignorare per dovere scientifico, per esempio: durante i primi grandi Concili dogmatici, tra il IV e il IX secolo, i Padri della Chiesa non discussero forse in modo libero su tutto e poi del suo esatto contrario, prima di giungere a delle definizioni che oggi sono dogmi sui quali la fede si fonda e si regge? Se gli esponenti di una certa cosiddetta “destra” cattolica avessero abitato nel IV secolo a Nicea durante la celebrazione di quel Concilio e se in quegli anni fossero già esistiti Il Foglio dell’ateo devoto Giuliano Ferrara e l’agenzia stampa Corrispondenza Romana, tramite i quali diffondere come sensazionale scoop ciò che qualche Padre gola profonda aveva deciso di far uscire dall’aula circa il modo in cui l’assise stava discutendo sulla Natura di Cristo, in che modo costoro si sarebbero comportati? Avrebbero fatto azioni di boicottaggio … avrebbero invitato alla ribellione … avrebbero invitato a “resistere” contro il Vescovo di Roma e il Patriarca di Costantinopoli attraverso campagne fatte tramite minacce vergate sui papiri fatti portare nelle città d’Oriente e d’Occidente dai piccioni viaggiatori?

Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

celebrazione eucaristica in San Pietro dei Padri sinodali al termine della prima parte del Sinodo sulla famiglia
Prima di parlare del Sinodo della famiglia e dei temi che in esso saranno discussi ― posto che qualsiasi decisione è di là da venire e che nessuno dovrebbe mettere in piedi processi alle intenzioni e meno che mai guerre preventive basate sul nulla ― è necessario chiarire quello che nei concreti fatti è lo stato della Chiesa europea e del clero, perché fare buona pastorale, ed in specie pastorale della famiglia, con le chiese sempre più vuote e con un clero e un episcopato che pare rimembrare l’armata brancaleone, potrebbe risultare difficile anche allo Spirito Santo, che ha il divino potere di mutare persino gli asini in cavalli di razza; purché negli asini, animali utili e nobili, sussista un presupposto basilare: accettare d’esser trasformati in cavalli di razza, perché se non eserciteranno la libertà dei figli di Dio aprendosi alle azioni di grazia, asini sono e asini rimarranno in saecula saeculorum.
L’Italia, non è forse un paese malato all’interno del quale un cattolicesimo roso da metastasi tumorali è
ormai avviato verso il proprio naturale stato di agonia? Affermazione che potrebbe apparire disfattista, se vergata dalla penna di chi s’è profuso a descrivere in articoli, omelie e conferenze, l’importanza della “teologia della speranza” [vedere QUI]. Forse la domanda andrebbe posta in altri termini e volendo anche peggiori: l’Italia è mai stata un paese veramente cattolico? Ho cercato di spiegarlo tempo fa su queste nostre colonne dell’Isola di Patmos:
«… per rispondere a questo quesito credo che dovremmo analizzare il motivo per il quale in Italia il Protestantesimo non si è espanso come in Germania, Svizzera, Paesi Scandinavi, ed in seguito negli Stati Uniti d’America, a partire dal XVI secolo. Ciò non è accaduto perché la nobiltà e la borghesia divisa in tanti principati e signorie, nel XVI secolo cercò subito i compromessi più vantaggiosi con la Chiesa Cattolica. In Italia la nobiltà e la borghesia, quantunque dedita di prassi all’agnosticismo e al deismo, in materia religiosa nutriva interessi meno radicali rispetto al resto dell’Europa. Questo ha fatto sì che regnanti, politici, nobili, mercanti, banchieri e mercenari fossero più protestanti dei protestanti tedeschi nella prassi, ma cattolici nella politica e nelle forme esteriori. Ecco perché in Italia si è sempre contrapposta allo Stato borghese una Chiesa Cattolica forte e compatta, spesso formata da eserciti di “devoti” fedeli miscredenti, ma tutti ordinati e compiti in processione con la lacrima all’occhio e il cero in mano» [articolo sul luteranesimo, QUI].

immagine illustrativa della presa di Roma il 20 settembre 1870
Un’altra risposta a questi quesiti, oltre alla storia potrebbero darcela anche altri dati statistici. Dopo il 20 settembre 1870, data che segnò la caduta di Roma, ultimo brandello dello Stato Pontificio, assorbito progressivamente nei dieci anni precedenti dal nascente Regno d’Italia, quali sono i territori in cui l’affluenza alle chiese risultata in percentuale più bassa? Quali le diocesi che registrano il più basso numero di vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa? Sono gli ex territori del vecchio Stato Pontificio con in testa la regione Lazio, per secoli cuore del governo della Chiesa, ad avere penuria di preti e di affluenza di fedeli alle chiese. Le diocesi di questa regione, in particolare le diocesi suburbicarie di Roma, hanno un clero formato da presbiteri provenienti principalmente dai Paesi in via di sviluppo, che in alcune di esse supera in proporzione anche il 50% del numero totale dei presbiteri; ad essi vanno aggiunti anche diversi ex religiosi usciti dalle rispettive congregazioni, i quali hanno trovato pronta accoglienza nel clero secolare, in particolare nelle Diocesi di Albano Laziale, Palestrina e Tivoli. Tra questi preti “transfughi” sono emersi nel tempo anche un buon numero di soggetti problematici di cui i vescovi d’origine sono stati ben lieti di liberarsi, nella sicura certezza che qualche vescovo italiano bisognoso di “manodopera” avrebbe finito per accoglierli, data la sua necessità derivante dalla carenza di clero. Ciò con tutte le conseguenze che da queste scelte scellerate possono derivare, quando una diocesi comincia a essere composta da un considerevole numero di presbiteri il cui scopo principale è perlopiù di racimolare più soldi possibile per sostenere le proprie famiglie nei rispettivi paesi d’origine, od i bambini poveri che “muoiono di fame”. Salvo scoprire appresso, come a volte accaduto, che i bimbi da sfamare erano i figli che quel prete aveva disseminati per i villaggi; questo il vero motivo per il quale il vescovo, dopo averlo spostato da un posto all’altro, appurato che in ogni dove il prete lasciava ragazze gravide, s’è infine liberato del problema mandandolo a Roma a studiare a spese della Congregazione de propaganda fide, nell’attesa che se lo prendesse qualche vescovo italiano “affamato” di clero e per questo disposto a raccattare anche oves et boves et columbas et nummularios sedentes. Di tutto questo non occorre chiedere conto ai vari vescovi italiani, né a quelli del Lazio usati come paradigma, perché la lamentela che nelle diocesi erette nei dintorni di Roma c’erano troppi sacerdoti stranieri fu sollevata dal Venerabile Pontefice Benedetto XVI, chi si sentisse pertanto punto da simili affermazioni non se la prenda con me, ma col Sommo Predecessore del Pontefice oggi felicemente regnante.

tristezza e realtà …
Con questa premessa non s’intende aprire un tema nel tema, ma solo chiarire ― prima di addentrarci nei discorsi legati al Sinodo sulla famiglia ― che bisogna fare i conti con la realtà di un’Europa scristianizzata dove brulicano eserciti di ex fedeli, o nell’ipotesi migliore di fedeli smarriti che ignorano sempre più i fondamenti del Catechismo della Chiesa Cattolica, cosa questa imputabile non tanto a loro quanto alla sempre più scarsa formazione del clero. Un clero formato da un numero sempre più elevato di sacerdoti che suscitano a volte serio imbarazzo ― quantunque spesso forniti di tutte le “santissime” carte accademiche tirate ormai dietro a chiunque dalle odierne università pontificie ― e tra i quali, a breve, saranno scelti i nuovi vescovi, selezionati di rigore tra i soggetti più insignificanti, affinché alcune personalità di valore, che con grande fatica possiamo comunque trovare sempre in qualche angolo di Chiesa, non finiscano con l’intaccare la mediocrità, la calma piatta è la situazione di stallo generata dai vescovi di quella regione, perché le mezze figure devono di necessità riprodurre delle figure ancora più mezze di loro. D’altronde sappiamo bene che mettere un leone dentro una gabbia di conigli o un’aquila dentro un cortile in mezzo ai polli che raspano, per molti sarebbe forse auspicabile, ma per altri impossibile. Meglio allora tutelare clericalmente certi “equilibri” concedendo a “conigli” e “polli” il pieno “diritto” a operare al “meglio” delle loro incapacità, incuranti del fatto ch’essi stiano affossando la Cristianità. D’altronde, gli “arcani” equilibri clericali, valgono bene la distruzione della Chiesa, che in fondo è solo la Sposa di Cristo; ed in nome degli “arcani” equilibri clericali la Sposa di Cristo può essere tranquillamente sacrificata, anzi gettata direttamente sul marciapiede sotto un lampione, coi vescovi ed i cardinali che l’accostano rasente a bordo degli scooters tentando pure di scipparle la borsetta, ma … solo per dare poi i soldi ai poveri, s’intende!

macerie …
Questi i motivi per i quali nella mia ultima conferenza ho concluso auspicando il «grande botto», ossia la inevitabile implosione alla quale siamo ormai vicini, per poi ricominciare da capo a costruire sopra le macerie, perché nei processi di decadenza, una volta superato il cosiddetto limite di non ritorno, non è più possibile tornare indietro. O per meglio esprimere il tutto con un esempio pertinente: un’automobile che finisce sul ciglio d’una scarpata può essere salvata con tutte le persone che porta a bordo, se prontamente si fa retromarcia rimettendola sulla sicura carreggiata. Se invece viene lanciata lungo il precipizio, a quel punto è inutile, anzi è più dannoso tentare di ingranare la retromarcia durante la caduta; il risultato sarà quello di spaccare il cambio, dato che indietro non si può più tornare.
Questa la situazione reale nella quale i Padri sinodali si ritroveranno a lavorare e dalla quale non possiamo prescindere, perché facendolo usciremo dal reale per andare a spaziare nel surreale. I padri dovranno quindi muoversi a bordo di un’automobile che sta per schiantarsi in fondo al precipizio, mentre il conducente mostra a tutti loro il cambio spezzato domandando: «E adesso, come possiamo fare per tornare indietro?». Ora, siccome ad agitare il cambio spezzato dell’automobile in caduta è il conducente, vale a dire il Santo Padre Francesco, con lungimiranza egli ha indetto un Giubileo straordinario della misericordia; e mai giubileo fu più appropriato! Cosa che affermo con quelle cognizioni sacerdotali e pastorali che non hanno toccato certi commentatori, specie quei gruppi di cattolici tristi che contesterebbero il Santo Padre anche per avere affermato che lo «Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio e con il Padre e il figlio è adorato e glorificato e ha parlato per mezzo dei profeti» [Cf. Simbolo di fede].

logo del Giubileo della Misericordia
Per capire il senso del Giubileo della Misericordia è necessario essere un po’ preti con le mani dentro la pasta della pastorale, un po’ meccanici con le mani sporche d’olio. Tempo fa, il Santo Padre, usò l’espressione pittoresca «Siate pastori con addosso l’odore delle pecore» [vedere QUI]; cosa che sul momento mi fece sorridere, per esempio immaginando il suo Vicario Generale per la Diocesi di Roma che, udite quelle parole, cercava di uniformarsi commissionando sùbito alla fabbrica di profumi di Chanel il nuovo parfume des moutons [profumo delle pecore], da distribuire tra i presbiteri dell’Urbe. Intesi però perfettamente ciò che di molto giusto il Santo Padre intendesse dire e di quanto ben poco vi fosse da scherzare su quelle parole e su quell’invito tanto serio quanto profondo.
Ma ricorriamo ancora a un esempio: giorni fa, a un malato in stato terminale ho portato la grazia e la misericordia di Dio, concedendogli — come prevede il rito del Sacramento dell’unzione degli infermi ― l’assoluzione da tutti i peccati, inclusi quelli riservati alla Santa Sede, secondo i poteri a me conferiti dalla Sede Apostolica, come recita la formula: «Ego, facultate mihi ab Apostolica Sede tributa indulgentiam plenariam et remissionem omnium peccatorum tibi concedo …». Or bene, il Santo Padre, nella bolla Misericordiae vultus con la quale ha indetto questo Giubileo [vedere QUI], non ha forse fatto capire ― a coloro che hanno cuore, anima e vero sentimento cattolico ― che siamo di fatto allo stato terminale? Presto detto da dove possiamo capirlo: non solo il Romano Pontefice ha deciso di mandare in giro dei “missionari della misericordia”, ciò che dovrebbe indurre a riflettere è che ha conferito loro piena e stabile facoltà di assolvere per tutto l’anno giubilare, a partire dalla Quaresima, anche i peccati riservati dal Codice di diritto canonico alla Sede Apostolica [cf n. 18 vedere QUI]. E come noi confessori sappiamo, l’assoluzione dai peccati riservati alla Sede Apostolica possiamo appunto concederla solo a un morente o a una persona in reale pericolo di vita, mai in altre occasioni; perché in assenza di reale pericolo di vita l’assoluzione di un peccato riservato alla Sede Apostolica costituirebbe un abuso gravissimo da parte del confessore, ed il prete che l’ha impartita sarebbe soggetto a severe pene canoniche [cf. sui peccati riservati vedere QUI].

Sinodo sulla famiglia 2014-2015
L’intreccio tra Sinodo sulla famiglia e Giubileo della Misericordia non è una sovrapposizione di “attività”, ma un necessario percorso logico, se consideriamo che l’Europa, sulla famiglia ormai in agonia, rischia di celebrare a breve un solenne funerale con l’orchestra al gran completo dei massoni, dei membri del liberalismo senza valori, dai burattinai dell’economia senza etica e degli ideologi della cultura omosessualista, che tutti assieme suonano la marcia funebre a trombe spiegate. E noi, che in questa situazione siamo già stati istituiti in un certo senso becchini, non possiamo giocare a fare gli ostetrici con i cadaveri, li possiamo solo benedire e seppellire, se prima i cadaveri non avranno già sepolto noi.

il Cardinale Raymond Leonard Burke, eletto quale “resistente” dai circoli della cosiddetta tradizione, posa in cappamagna presso uno dei vari “centri estetici” di pizzettari&merlettari. E di sicuro sono queste le cose che fanno particolarmente gioire un soggetto come il Santo Padre Francesco.
Tutte queste cose in parte ovvie in parte fondamentali, stanno sfuggendo da quasi due anni a tutti quegli ideologi pseudo-cattolici che dovendo dare sfogo al peggio di se stessi, hanno mutato il Sinodo in un terreno di scontro politico. E dinanzi ad un agonizzante si sono messi a discutere sulle strategie da adottare per vincere le prossime elezioni politiche, prima delle quali è a loro parere utile sconfiggere il “teorema Kasper” [vedere QUI, QUI], la “relazione ereticale Erdö” [vedere QUI], la cordata dei “falsi profeti” dell’episcopato tedesco [vedere QUI], dando nel mentre notizie meticolose persino su quante volte si reca al bagno colui che da essi è stato eletto qual grande antagonista e sopravvissuto “paladino” dei “valori non negoziabili” della vera “traditio catholica”, il Cardinale Raymond L. Burke, al quale è stata conferita da costoro la Palma della Resistenza … ma a chi, forse a Pietro? [vedere QUI]. Quindi informando giorno dietro giorno tramite il bollettino dell’ormai mitico e comico sito Chiesa & Postconcilio, di quanto il funzionamento della sua eminentissima prostata sia perfetto, ma soprattutto conforme al Rito romano usus antiquior, come prova la prima minzione mattutina, seguita poi dalle laudi in rito tridentino, prima delle quali è emersa una orina salubre di colore giallo paglierino da fare invidia agli angeli, che non avendo sesso non possono orinare, per questo sono invidiosi.

l’Arcivescovo Metropolita di Bologna Carlo Caffarra con il nostro teologo domenicano Giovanni Cavalcoli nel Patriarcale convento domenicano bolognese
Facendo tutto questo, che equivale a mostrare di non voler capire che cos’è la delicata azione pastorale della Chiesa in tempi come quelli che stiamo vivendo, questi soggetti presumono pure di avere o possedere la vera fede nella Chiesa una, santa, cattolica e apostolica, ignari di professare invece nei concreti fatti un altro battesimo, in particolare attraverso i loro moti d’astio verso Pietro [esempio, QUI].
Più volte, come pastore in cura d’anime — e non certo come taluni liberi cittadini che giocano ai sociologi o ai politologi e che come tali devono avere sempre un nemico sul quale sfogare i propri disagi interiori ― ho ricordato che la lussuria non è il primo dei peccati capitali; il primo è la superbia seguita da avarizia, invidia, ira … Su sette peccati capitali la lussuria è collocata al quinto posto. Ci sarà pure un motivo, se in ordine di graduatoria, prima dei “famigerati” peccati di sesso, ne vengono in fila altri quattro? Ma i giornalisti laicisti per un verso, certi ideologi cattolici per altro verso hanno puntato sùbito sull’antica ossessione di sempre, il sesso, per mutare questo Sinodo in una assise chiamata a discutere su problemi legati alla sessualità umana ed ai suoi vari risvolti. Cosa invero falsa, anche se al Sinodo è presente pure un eminente esperto di bioetica e di etica sessuale come il Cardinale Carlo Caffarra, che nel corso del proprio ministero apostolico si è però occupato anche di molte altre cose, dalla dogmatica cristologica all’etica dell’economia, basti leggere le sue omelie, alcune delle quali — senza eccedere in lusinghe, dato che ai cardinali strigo di solito la crina con la spazzola ferrata e difficilmente faccio carezze — degne davvero di un dottore della Chiesa, specie in questo panorama omiletico episcopale sempre più desolante [si rimanda a tal proposito alle sceneggiate del Vescovo di Noto, QUI].
Nonostante ciò, il messaggio che riguardo questo Sinodo è stato fatto passare dagli esponenti della “tesi” e da quelli della “antitesi” è invece la solita pruriginosa caccia alle mutande ed alle perquisizioni delle camere da letto.

da queste colonne Giovanni Cavalcoli ha spiegato in che modo, il Santo Padre, avesse chiarito certe sue posizioni nel discorso conclusivo alla prima parte del Sinodo, fugando paure che non avevano motivo alcuno di sussistere
Per creare scontri ideologici e guerre è stato preso il problema della eventuale ammissione alla Eucaristia dei divorziati risposati, affinché ancora una volta, quel sacro mistero che è motore, vita e centro di unità della Chiesa, fosse diabolicamente usato come mezzo di divisione e scontro ideologico; il tutto, cosa grave, sulla base di nulla. E ribadisco sulla base di nulla, anche se qualche gola profonda episcopale o cardinalizia ha fatto uscire dall’aula sinodale discorsi o relazioni private, ed a quel punto, sui giornali di tutto il mondo e sulle agguerrite riviste telematiche dei soliti noti, si è principiato a tuonare contro “colpi di mano”, potenziali “golpe” … sino a giungere al peggio: che attraverso la prassi pastorale i pericolosi modernisti ― sulla cui pericolosità non si discute ― avrebbero finito col mutare la sostanza dei Sacramenti, lanciando in tal senso degli allarmi molto gravi, ignorando, o fingendo di ignorare, che la Chiesa non può alterare la sostanza dei Sacramenti, mai, tanto meno con la prassi pastorale [vedere QUI, QUI, ecc..]. Insomma, come ha spiegato lo storico Roberto de Mattei: «La Chiesa è alla vigilia di uno scisma» [vedere QUI, QUI]. A nulla è servito che il mio insigne confratello anziano Giovanni Cavalcoli, dalle colonne di questa nostra rivista, spiegasse con la dovizia teologica che lo contraddistingue in che modo, il Santo Padre, avesse già chiarito certe sue posizioni nel discorso conclusivo alla prima parte del Sinodo, fugando in tal senso dubbi e paure che non avevano motivo alcuno di sussistere [vedere QUI].

Piccioni viaggiatori usati al Concilio di Nicea nel IV secolo, quando ancora non esistevano Il Foglio e l’Agenzia Corrispondenza Romana, per la diffusione delle discussioni private dei Padri conciliari
Tra queste persone vi sono anche alcuni storici della Chiesa, la cui malafede nasce da dati di fatto ch’essi non dovrebbero ignorare, per esempio: durante i primi grandi Concili dogmatici, tra il IV e il IX secolo, i Padri della Chiesa, non discussero forse in modo libero su tutto e poi ancora del suo esatto contrario, prima di giungere a delle definizioni che oggi sono dogmi sui quali la fede si fonda e si regge? Se gli esponenti della odierna e cosiddetta “destra” cattolica avessero abitato nel IV secolo a Nicea durante la celebrazione di quel concilio e se in quegli anni fossero già esistiti Il Foglio dell’ateo devoto Giuliano Ferrara e l’agenzia stampa Corrispondenza Romana, tramite i quali diffondere come sensazionale scoop ciò che qualche Padre gola profonda aveva deciso di far uscire dall’aula circa il modo in cui l’assise stava discutendo sulla Natura di Cristo, in che modo costoro si sarebbero comportati? Avrebbero fatto azioni di boicottaggio … avrebbero incitato alla ribellione … avrebbero invitato alla resistenza contro il Vescovo di Roma e il Patriarca di Costantinopoli attraverso campagne fatte tramite minacce vergate sui papiri fatti portare nelle città d’Oriente e d’Occidente dai piccioni viaggiatori? E in tal caso, quali polemiche avrebbero imbastito, ammesso e non concesso che tra scuole avverse e soprattutto tra pericolose eresie serpeggianti nell’orbe catholica di quei tempi ― basti solo pensare all’eresia ariana ―, si stava discutendo, non della Comunione ai divorziati risposati, bensì del fondamento stesso della Chiesa: l’incarnazione del Verbo e il mistero della Persona di Cristo?

mercato della frutta in Campo dei Fiori sotto la statua di Giordano Bruno
La zia Pasqualina che vende frutta in Campo dei Fiori sotto la statua di quel ragazzaccio di Giordano Bruno, queste cose non le sa, io che però le conosco uso non a caso l’espressione di disonestà intellettuale e di carente criterio scientifico da parte di queste persone che da quasi due anni costruiscono interi teoremi su discorsi perlopiù privati fatti dai Padri sinodali i quali devono sempre, di prassi e rigore, discutere in totale libertà di tutto e poi del suo esatto contrario, prima che Pietro, assistito dalla grazia dello Spirito Santo, dica l’ultima parola, come sempre accade e come sempre è accaduto. E facendolo, sino a oggi, Pietro non ha mai sbagliato, incluso nel Vaticano II, che della Chiesa è stato l’ultimo grande concilio celebrato, sebbene per taluni di questi belligeranti contro improbabili Eucaristie concesse ai divorziati rispostati con colpi di mano dei modernisti e dei progressisti, sia stato invece non un concilio ecumenico ma un grande sbaglio, o nella migliore delle ipotesi solo un concilio pastorale di terzo, massimo di secondo grado, stando almeno alla fanta-ecclesiologia del duo teologico Gherardini&Lanzetta.

locandina del Gay Village
Dalla Eucaristia ai divorziati i soliti noti spostano poi il tiro sui gay, paventando rischi di riconoscimenti delle unioni omosessuali e via a seguire; e con uno spirito penoso, oltre che aggressivo e pure cattivo, dobbiamo sorbirci gli immancabili Paolo Deotto e Pietro Vassallo, supportati da un gineceo di donne appassionate che anziché col cervello scrivono con lo stomaco articoli da lavanderia, attraverso i quali parlano in toni aggressivi e non di rado sprezzanti di “invertiti, pervertiti, pederasti, sodomiti …” [vedere QUI, QUI, QUI, QUI, QUI, QUI, ecc..]. Articoli nei quali manca solo la chiosa finale: «boia chi molla!», semmai invitando i lettori ad un pellegrinaggio commemorativo a Predappio sulla tomba di Benito Mussolini guidato personalmente da Pietro Vassallo, visti gli ultimi articoli davvero indecenti che sono stati scritti su Riscossa Cristiana in occasione della festa della Repubblica Italiana che si celebra il 2 giugno, giorno nel quale io, come prete che al tempo stesso è pure cittadino italiano a pieni diritti e pieni doveri, celebravo invece una Santa Messa per il bene e la prosperità della nostra amata Patria e dei suoi abitanti [vedere QUI, QUI, QUI].

il martire Rolando Rivi, assassinato dai partigiani rossi. Una immagine della cerimonia di beatificazione, di spalle il prefetto della Congregazione per le cause dei Santi, Cardinale Angelo Amato
Visto che siamo caduti su questo tema che non intendo lasciare né vago né sospeso, si aggiunga anche l’uso strumentale fatto in precedenza da questi palesi nostalgici nel giorno della festa della Liberazione, che cade il 25 aprile, in occasione della quale si è abusata la venerabile memoria dei sacerdoti uccisi nel cosiddetto “triangolo rosso” dell’Emilia Romagna dai partigiani comunisti [vedere QUI, QUI], inclusa quella beata anima del seminarista Rolando Rivi [vedere QUI], pensando al quale è raro che mi tolga la talare di dosso, se non per sostituirla, in caso di reale necessità, con un decoroso clergyman. Gente a tal punto ideologizzata, questi articolisti incattiviti da strani sentimenti “autenticamente cattolici”, da non capire neppure le parole da loro stessi scritte, visto che prima di morire, rifiutandosi di togliersi la talare di dosso, il giovane disse: «Io studio da prete e la veste è il segno che io sono di Gesù». Hai capito, Paolo Deotto? Lo hai scritto tu stesso tentando di mettere in piedi l’ennesimo teatrino ideologico: il Beato martire Rolando Rivi non disse «Io sono dei fascisti contro i comunisti», né disse «io sono dei comunisti contro i fascisti», ma disse esattamente quello che tu stesso riporti, «io sono di Gesù» [vedere QUI]. Affermazione che in sé sottintende: sono di Colui che come agnello immolato è morto per la nostra redenzione e che non invita all’odio partigiano verso nessuno, invita a odiare solo il peccato che ci separa dalla comunione con Lui e dalla sua Santa Chiesa erette sulla roccia di Pietro.
È vero che sono stati assassinati circa 80 sacerdoti da delle “bestie” in quel caso rosse, che alzarono il tiro assassino persino su un adolescente “colpevole” di portare la talare da seminarista, ma agli ideologi falsari di Riscossa Cristiana non dovrebbero sfuggire neppure le “benemerite” bestie nere, quantunque di fatto siano capaci a strumentalizzare e alterare per i loro discutibili fini ideologici persino il celestiale manto della Beata Vergine Maria, ingaggiando di buon grado delle comari incattivite al lavatoio [esempio, QUI] per tirare fango a iosa sul Sommo Pontefice ed il Collegio episcopale, ed il tutto — va da sé — in nome della vera e autentica fede cattolica di cui questi soggetti incarogniti da superbia luciferina si sentono persino detentori.

Don Giovanni Minzoni, Arciprete di Argenta (Ferrara) ucciso a bastonate dai fascisti il 23 agosto 1923, martire di Cristo e della Patria
Domando pertanto a tutti loro, con fatti e atti storici alla mano: perché, il 25 aprile e il 2 giugno, non celebrare anche la memoria di tutti quei preti italiani ― peraltro pure superiori in numero ― che nel corso del “glorioso” ventennio fascista sono stati tramortiti a bastonate e più volte assaliti dalle camicie nere, alcuni persino mentre erano in chiesa all’altare a celebrare la Santa Messa? Se Paolo Deotto, anziché giocare con la storia assieme all’aspirante contessina Cristina Siccardi, che nel giorno della festa della Repubblica ha tirato di nuovo fuori la trita bufala dei brogli elettorali per i quali la monarchia avrebbe perso il referendum nel 1946 e tessendo al contempo il “cattolico” elogio della massonica Casa Savoia attraverso la figura di un suo notorio donnaiolo [vedere QUI] ― ignara di cosa questa dinastia di pirati all’arrembaggio abbia comportato per il nostro Paese e per la Chiesa italiana dal 1850 a seguire ―, si premurasse invece di documentarsi a dovere, scoprirebbe quante volte gli agenti della “benemerita” Ovra fascista hanno persino inscenato dei suicidi di preti. Uno dei quali fu sepolto all’epoca in terra non benedetta e senza funerale, perché fu creduto per davvero che s’era suicidato impiccandosi sotto l’altare della chiesa dinanzi al tabernacolo della Sacra riserva eucaristica; quindi suicidio e al contempo sacrilegio. Solo verso metà anni Cinquanta, mettendo assieme quella e altre morti parecchio sospette, si cominciò a nutrire seri dubbi che quel prete privo di simpatie verso il regime fascista si fosse davvero suicidato, si preferì però non approfondire oltre e in quell’angolo di Meridione d’Italia fu fatto calare il silenzio su quello e altri tristi decessi, ma la bara fu discretamente riesumata e sepolta nell’angolo di cimitero riservato ai sacerdoti; e con ciò fu chiarito tutto senza dover spendere neppure una parola. E per la gioia di Deotto, di Vassallo e di tutto il club nostalgico di Riscossa Cristiana, potremmo seguitare coi giovani dell’Azione Cattolica e dei gruppi degli Scouts presi a bastonate, alcuni dei quali rimasti invalidi o semi-invalidi permanenti per tutta la vita, visto che rompersi le ossa negli anni Trenta non era uno scherzo e rimettere a posto un femore fratturato in quattro o cinque punti non era agevole neppure per i migliori chirurghi; per seguire con le tipografie cattoliche incendiate, compresa quella della Civiltà Cattolica e via a seguire. Va quindi ricordato con rigore storico che il cosiddetto famigerato “triangolo rosso”, prima di essere rosso, fu un “triangolo nero”, incubatrice e culla del nascente fascismo, il cui fondatore era un romagnolo in trasferta a Milano ed i suoi primi fedeli compagni erano per gran parte emiliano-romagnoli. E in quella fascistissima regione diventata poi appresso comunistissima, ad ogni sospiro reputato sbagliato dalle “sante” camicie nere i preti venivano tonificati a bastonate, come accadde a Don Giovanni Minzoni, ad Argenta di Ferrara, al quale sfondarono il cranio a bastonate. Reputo pertanto doveroso ricordare agli articolisti di Riscossa Cristiana che invitano allo sdegno il pubblico attraverso le immagini del cadavere del duce e della sua povera amante [vedere QUI, QUI, QUI], che i sacerdoti morti prima dell’8 settembre 1943 ammontano a 422, tra questi 158 furono trucidati dai nazi-fascisti e 33 dai militi fascisti della Repubblica di Salò. I parroci italiani morti violentemente prima della Liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo furono 238, ai quali vanno aggiunti 41 vice-parroci e 129 tra seminaristi e novizi. Dati statistici, nomi e descrizioni delle morti sono reperibili nella sezione di storia italiana dell’Archivio vaticano.

il cadavere di Don Umberto Pessina assassinato dai comunisti in odio alla fede il 18 giugno 1946 a Correggio (Reggio Emilia)
A conclusione di questo penoso tema affermo — e non certo a cuor leggero — che “benedire” in modo più o meno subliminale il “cattofascismo” ed i “devoti” Savoia “cattolici” nel giorno in cui l’Italia festeggia la Liberazione del patrio suolo dal nazi-fascismo e ancora nel giorno in cui si festeggia la festa della Repubblica, fa di questi soggetti delle autentiche vergogne sia come italiani sia come “cattolici”. Il tutto espresso in tono rammaricato e severo dal discendente di una famiglia i cui membri hanno avuto il “privilegio” di prendersi prima le manganellate dei fascisti e poi quelle dei comunisti, con la differenza che per me costituiscono il male sia gli uni sia gli altri. È pertanto mio dovere — anche per qualche discreta sollecitazione ricevuta da alcune autorità ecclesiastiche che hanno lasciato il tutto alla mia libera decisione — di rendere noto per il tramite della mia penna, ai non credenti ed a tutte le persone distanti dalla Chiesa Cattolica le quali, equivocando, potrebbero scambiare questi soggetti ed i loro scritti molto livorosi come espressione del mondo cattolico, o peggio del pensare e del sentire della Chiesa italiana, che questi personaggi sono solo dei “cani sciolti” senza padrone che come tali rappresentano solo se stessi, non rappresentano ad alcun titolo il mondo cattolico e tanto meno il Collegio sacerdotale italiano, che ha sempre pianto e pregato sia per le vittime del fascismo sia per le vittime del comunismo, senza mai esaltare quelle uccise da una parte e ignorando con ideologica malafede quelle uccise dalla parte avversa. La Chiesa ha sempre onorata la memoria dei suoi sacerdoti uccisi in odio alla fede sia dai fascisti sia dai comunisti, compreso un beato martire di appena 14 anni.

… non tutti i gay sono affatto dei patetici ragazzacci travestiti da cagne in calore che si esibiscono senza dignità e pudore nelle Sodoma e Gomorra dei gay pride o nei festini orgiastici del gay village
Ecco dipinta la vera pasta di cui è fatta questa gente cupa e incattivita alla quale domando: avete mai avuto a che fare — pastoralmente parlando — con degli omosessuali? Avete mai accolto dentro un confessionale questi ”invertiti, pederasti, sodomiti”, tali siete soliti definire “caritatevolmente” questi esseri umani con spirito e frasari da Repubblica Sociale di Salò e con metodi ideologici da gulag sovietico? Vi siete mai fermati ad ascoltare questi soggetti, per apprendere che cosa hanno vissuto e spesso sofferto nel corso della loro esistenza, posto che non tutti i gay sono dei patetici ragazzacci travestiti da cagne in calore che si esibiscono senza dignità e pudore nelle Sodoma e Gomorra dei gay pride o nei festini orgiastici del gay village? A quanto pare non li avete mai incontrati e ascoltati, stando almeno a ciò che da mesi state scrivendo e affermando nella “vostra” pseudo “chiesa” intrisa di politica, di ideologia, di nostalgie passate, nella quale la carità non alberga manco di straforo, presi come siete a rifiutare in modo ostinato il presente e quel divenire futuro che caratterizza invece la Chiesa di Cristo pellegrina sulla terra. Avete mai accolto, ascoltato e appreso le vite e le esperienze quasi sempre sconvolgenti di travestiti e transessuali? Io si, li ho ascoltati per ore, quando per un anno ho prestato servizio in un’antica basilica romana; e ricordo pure con affetto questo gruppo di ragazzi che tutti i sabato sera venivano alla Messa vespertina, si mettevano in fondo alla basilica e ascoltavano devotamente, ovviamente non si avvicinavano a fare la Comunione, come invece fece a suo tempo per sacrilega provocazione politica il genderista Vladimiro Guadagno, detto Luxuria, al funerale del prete eretico Andrea Gallo; ed alla fine della Santa Messa, questi ragazzi, mi attendevano per chiedermi la benedizione e preghiere per i propri defunti o per i propri familiari che vivevano nei loro paesi d’origine.

… se nel giorno del giudizio il Signore dovesse spedire questi gaudenti e ricchi vecchietti all’Inferno, in tal caso potrebbe provvedere il capo-fariseo nonché vescovo scismatico Bernard Fellay ad andare a sollevare quaestioni “canoniche” con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, protestando energicamente per il fatto che questi “ottimi clienti” avevano regolarmente “pagato” Messe di suffragio sino alla parusia.
Ma tutte queste sono appunto azioni pastorali alle quali un prete non deve sottrarsi. Azioni che non vengono fatte dalla Fondazione Lepanto, troppo impegnata a contemplare lo stagno d’acqua rafferma dei lefebvriani, che danno semmai manforte a promuovere conferenze contro “invertititi“, “pederasti” e “sodomiti“, spiegando con disumana “morale” farisaica in che modo un adolescente, casomai morisse senza confessione, finirebbe indubitabilmente ad abbrustolire tra le fiamme dell’inferno per essersi masturbato. Luogo dal quale sarebbero invece immuni tutti i ricchi imprenditori dell’estrema destra americana o quelli arricchitisi in Brasile in modi e forme tutte da chiarire, che pur sollazzandosi all’ombra dei loro settant’anni nelle piscine delle proprie ville con delle ventenni statuarie — non si pensi male, si tratta di nipotine che recitano pure lodi e vespri col breviario tridentino — voleranno invece diritti in Paradiso per tutti i soldi mollati a favore delle opere della scismatica ed ereticale Fraternità di San Pio X e per le Messe perpetue che la stessa si è offerta di celebrare previa cospicua donazione. Ovviamente, se nel giorno del giudizio il Signore dovesse spedire questi gaudenti e ricchi vecchietti all’Inferno, in tal caso potrebbe provvedere il capo-fariseo nonché vescovo scismatico Bernard Fellay ad andare a sollevare questioni “canoniche” con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, protestando energicamente per il fatto che questi “ottimi clienti” avevano regolarmente “pagato” Messe di suffragio sino alla parusia; e non è da escludere che inviti pure alla “resistenza” contro il Supremo Giudice, che a dire suo e dei suoi, avrebbe organizzato male il Giudizio Universale, semmai con de Mattei che mette in piedi una raccolta firme per protestare contro il provvedimento preso e il giudizio dato dall’Onnipotente.

… non possiamo chiuderci all’interno di un fortilizio dal quale urlare “boia chi molla!”, dopo avere tirato su il ponte levatoio e avere riempito il fossato di caimani tenuti a digiuno.
Dai “cattofascisti”, che sono peggiori dei “cattocomunisti”, passiamo dunque alla concreta dimensione pastorale; e perdonatemi se ancora una volta mi rifaccio alla mia ultima conferenza nella quale, in tutta la prima parte, parlo di quel progresso sociale e scientifico col quale la Chiesa del Novecento è stata chiamata a fare seriamente i conti, sino ad equipaggiarsi pastoralmente attraverso il Concilio Vaticano II [vedere QUI] Noi viviamo oggi in una società soggetta a dei mutamente radicali, di fronte alla quale non possiamo chiuderci all’interno di un fortilizio dal quale urlare “boia chi molla!”, dopo avere tirato su il ponte levatoio e avere riempito il fossato di caimani tenuti a digiuno. Dinanzi a questi mutamenti radicali che toccano anzitutto la famiglia e la percezione sempre più deteriorata e deteriorante dell’idea di sessualità, di rapporto tra persone, di vita sentimentale o di coppia, noi pastori in cura d’anime dobbiamo essere muniti dalla Chiesa di adeguati strumenti pastorali; perché a fronte di situazioni del genere la Chiesa non può lasciare i vescovi preposti al governo delle Chiese particolari e tutti i loro presbiteri ad agire in solitudine o singolarmente secondo coscienza personale, se non peggio secondo libero arbitrio. Ancora una volta procediamo con quegli esempi concreti di cui non troverete traccia alcuna negli articolo del club dei “Boia chi molla!” che lanciano fuochi e fulmini su “concubini“, “pederasti” e “invertiti”, tuonando con urla da bettola contro i “patti sodomitici” [vedere QUI]. Premesso che la sodomia, ieri come oggi rimane sempre un grave peccato ma premesso altresì che si condanna il peccato, sempre, mentre invece il peccatore lo si assolve ogni volta che è pentito, il nostro problema odierno non è certo l’essere contrari a quella pericolosa carnevalata che è il matrimonio tra soggetti dello stesso sesso, perché dobbiamo prendere atto del fatto che ormai siamo al di là di questo e che l’Europa — e non solo — ha ormai ceduto a questa triste realtà che per noi, cristianamente parlando, è una autentica aberrazione, che può solo condurre prima verso la follia, poi dalla follia all’auto-distruzione, perché alla cultura della vita che nella vita nascente e nel nucleo familare ha il proprio centro, stanno sostituendo un cultura della negazione della vita, imponendo in tal modo un’autentica cultura della morte.

… se una coppia di due “lui” o una coppia di due “lei” mi si presentano a chiedere il battesimo del “bimbo giocattolo” preso in adozione a coronamento della finzione di coppia e di famiglia messa in piedi, io prete, come mi devo comportare?
Bisogna però capire e accettare — e qui la parola accettare va letta come accettazione di un fallimento colossale — che in diversi Paesi europei il matrimonio tra coppie dello stesso sesso e la possibilità ad esse data di adottare i bambini è un fatto sancito da leggi a nostro parere inique e mostruose. Ora, dinanzi a leggi che hanno sancito un fatto, il problema non è più la lotta contro il matrimonio gay, che è appunto un fatto in quanto legge dello Stato in vari paesi; il problema ormai è divenuto un altro, ossia ciò verso il quale a breve dovremo agire e reagire, per esempio: se una coppia di due “lui” o una di due “lei” mi si presentano a chiedere il battesimo del “bimbo giocattolo” preso in adozione a coronamento della finzione di coppia e di famiglia messa in piedi, io prete abituato a prendere ordini dalla Chiesa — e non certo da Il Foglio e dalla Fonfazione Lepanto — come mi devo comportare? Ho sicuramente il dovere di battezzare una creatura e forse anche l’obbligo di farlo. Come posso però, a due lesbiche o a due gay che giocano alla famiglia e ai genitori e che hanno creato una vera e propria parodia satanica di famiglia, far recitare la professione di fede? Come faccio a chiedere a soggetti del genere, secondo il Sacro rito del battesimo: «Rinunci a Satana … a tutte le sue opere … a tutte le sue seduzioni?», se nei concreti fatti l’opera di Satana incarnata sono loro attraverso ciò che hanno fatto e messo in piedi tramite uteri in affitto, madri-surrogato e manipolazioni genetiche? È presto detto che in tal caso agirei secondo coscienza, posto che la mia priorità sarebbe quella di battezzare la creatura, quindi prenderei i due, premetterei che non intendo sindacare sulla loro vita privata e sulle loro pubbliche scelte che assolutamente non approvo e, se proprio vogliono battezzare la creatura, che me la facciano presentare da un padrino e da una madrina, maschio e femmina, animati da autentici sentimenti cristiani, perché in caso contrario, presentata da loro, io non amministro il Sacramento del battesimo, che da molti di questi soggetti verrebbe chiesto solo a titolo puramente provocatorio al fermo scopo di tentare per l’ennesima volta di obbligare la Chiesa a chinare il capo dinanzi alla loro volontà e quindi accettare quell’inaccettabile che noi non possiamo e non dobbiamo accettare.

… se una coppia di conviventi desidera ricevere il Sacramento del matrimonio, dopo avere avuto anche più figli, come mi devo comportare, posto che per la Chiesa sono di fatto due pubblici concubini?
Non sono parroco ma collaboro da sempre con le parrocchie per le loro varie necessità non solo liturgiche ma soprattutto pastorali, quindi posso mettermi facilmente nei panni dei miei confratelli parroci. Per esempio: se una coppia di conviventi desidera ricevere il Sacramento del matrimonio, dopo avere avuto anche più figli, come mi devo comportare, posto che per la Chiesa sono di fatto due pubblici concubini? Devo forse, come molti parroci, far finta di non sapere che i due convivono da anni e che seguitano imperterriti la loro convivenza mentre si stanno preparando al matrimonio? Devo invitarli a separarsi e andare a vivere assieme solo dopo il matrimonio, oppure, con una famiglia di fatto messa in piedi e con dei figli che stanno già crescendo, devo rispondere imponendo loro di vivere come fratello e sorella fino a dopo il matrimonio? Insomma, cosa devo rispondere e, soprattutto, come mi devo comportare nell’esercizio del sacro ministero, che non esercito certo a mio nome ma a nome della Chiesa di Cristo, invocando per ogni Sacramento e Sacramentale celebrato, impartito o amministrato la grazia del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo?

… a due giovani che hanno trovato impiego a distanza dai loro luoghi di origine e che lavorano duramente per pagarsi il mutuo della casa e sposarsi quanto prima, che vivono in un monolocale condividendo gli spazi e soprattutto risparmiando sulle spese, che cosa devo dire, di andare a vivere in case separate?
E ancora: a due giovani fidanzati ventenni che con sacrificio vanno fuori sede a studiare all’università ― cosa che possono fare solo perché in due condividono una camera e quindi le spese sono dimezzate, altrimenti le rispettive famiglie non potrebbero sostenerli a singole spese piene perché prive di mezzi ― cosa devo dire? Come devo considerare questi giovani che con sacrificio, riuscendoci o non riuscendoci, provano a vivere sotto lo stesso tetto come due fidanzati cristiani? devo imporgli d’obbligo di “fuggire dalle tentazioni”? Li devo trattare da concubini conviventi ed escluderli dai Sacramenti solo perché in simile situazione vivono sotto lo stesso tetto? A due giovani che hanno trovato impiego a distanza dai loro luoghi di origine e che lavorano duramente per potersi pagare il mutuo della casa e sposarsi quanto prima, che vivono in un monolocale condividendo gli spazi e soprattutto risparmiando sulle spese, che cosa devo dire, di andare a vivere in case separate e bruciare buona parte dei loro profitti per pagare l’affitto di due singoli alloggi, altrimenti non li ammetto ai Sacramenti? Certo, sono circostanze che impongono sempre di valutare caso per caso, potrei quindi agire rispondendo in coscienza, ma, per quanto pura, la coscienza dell’uomo può essere molto defettibile, per ciò è opportuno che la mia coscienza di prete sia adeguatamente supportata da precise indicazioni date dalla Chiesa, che dinanzi a queste realtà non può né scappare né nascondere la testa sotto la sabbia come lo struzzo, lasciando in tal modo allo scoperto ed esposta ai peggiori attacchi la parte del corpo più vulnerabile e più meritevole di dignitosa tutela.

quando alcuni dirvorziati risposati si sono presentati a me dicendomi appresso che erano divorziati ma che “l’amico prete” gli aveva detto che “potevano ricevere la Comunione”, io ho sempre risposto dicendo: «Il prete che vi ha detto questo – se ve l’ha detto – ha sbagliato, pertanto vi invito a non ricevere la Comunione»
Più complesso il discorso dei divorziati risposati ai quali io non amministro l’Eucaristia. E quando alcuni si sono presentati a me dicendo che erano divorziati ma che «l’amico prete» gli aveva detto che «potevano ricevere la Comunione», ho sempre risposto: «Il prete che vi ha detto questo – se ve l’ha detto – ha sbagliato gravemente, pertanto vi invito a non ricevere la Comunione, pur invitandovi a partecipare con devozione alla Messa». Gli esempi sarebbero tanti, inclusi preti che si sono anche sostituiti al giudizio dell’autorità della Chiesa, incaricando persino come catechisti e catechiste uomini e donne divorziati risposati, permettendo loro di ricevere la Comunione senza che ancora i tribunali ecclesiastici interpellati per il caso si fossero espressi sulla validità o meno del vincolo sacramentale precedente, attraverso il quale si erano uniti in matrimonio e per il quale seguitavano ad essere vincolati per la Chiesa da Sacramento indissolubile.

… il Sinodo sulla famiglia, che poi dovrà darci delle chiare risposte e soprattutto precise direttive pastorali alle quali attenerci con zelo, affinché noi pastori in cura d’anime si possa subito procedere a spiegarle e trasmetterle al Popolo di Dio e all’occorrenza imponendone la scrupolosa osservanza.
Può la Chiesa consentire a parroci o singoli preti di legiferare a titolo personale su materie così delicate, o lasciarli liberi di agire in coscienza, considerando che spesso la coscienza, ed in specie quella del prete malformato, può essere — come poco prima ho spiegato — anche parecchio viziata? Ecco perché ho cominciato questo articolo proprio parlando del triste livello odierno e della formazione sempre più scarsa dei preti, non certo per tirare le solite meritate stoccate ai vescovi ed ai responsabili dei seminari, a mirare sui quali, oggi come oggi, equivale neppure più a sparare sulla croce rossa, ma su un carro funebre che porta la bara del morto al cimitero.
Questi sono alcuni dei problemi reali e molto delicati che dovranno essere discussi al Sinodo sulla famiglia, che poi dovrà darci delle chiare risposte e soprattutto precise direttive pastorali alle quali attenerci con zelo, affinché noi pastori in cura d’anime si possa subito procedere a spiegarle e trasmetterle al Popolo di Dio e all’occorrenza imponendone la scrupolosa osservanza. Usare e abusare di tutto questo per scontri politici e idologici, spesso giocati sul Sacro Mistero Eucaristico usato come terreno di scontro, è cosa nociva e disonesta; è la disonestà tipica dei politici mancati, o dei politici trombati, che hanno scelto la Chiesa come loro campo di sfogo e di scontro; è la disonestà tipica di chi, al mistero della Misericordia di Dio, sostituisce l’ululato del «Boia chi molla!». E chi opera a questo modo può anche proclamarsi cattolico dalla mattina alla sera, giocare all’ecclesiologo e scrivere articoli tinti di toni apocalittici sul Sinodo della famiglia che segnerà ― a loro dire ― la totale caduta nella grande apostasia dalla fede. Mentre triste e drammatico resta il fatto che quanti agiscono così non sono in comunione con la Chiesa, perché come il giovane ricco [cf. Mc 10, 17-22] non si sono mai svuotati delle peggiori “ricchezze” di se stessi per riempirsi di Cristo e seguirlo, il quale attraverso l’Apostolo Paolo ci indica come più importante tra le virtù la carità [cf. I Cor 13, 12-13] , che non si regge né sul sentimentalismo né sul buonismo, né sul misericordismo mondano, ma neppure sul feroce giustizialismo e meno che mai sulla spietata e disumana morale farisaica; si regge sulla giustizia e sulla verità, amalgamate ad essa dalla fede e dalla speranza. E chi scrive e semina certe cose così tristi e cattive, peraltro in nome della propria presunta e unica vera “tradizione”, non ha fede, non ha speranza e non ha carità; insomma non è cristiano, è altro, ma non vuole rendersi conto della sua triste alterità, perché se il Demonio riesce a prenderci nella superbia, prima ci acceca, poi farà di noi tutto ciò che vuole.
Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo:
«Questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore
è lontano da me. Invano essi mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini».
[Mt 15, 7-9]
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negativo, legato alla disobbedienza a Dio, opponendola all’umiltà e distinguendola dalla giusta aspirazione dell’uomo a superare le proprie limitatezze, alla grandezza e all’ascesa a Dio. 



























